mercoledì 9 novembre 2011

Tra proibizionismo e leggi antidroga; l’ipocrisia del governo

Caduto Berlusconi è tempo di bilanci, che sono particolarmente tristi, per il governo come per il paese che ha preteso di guidare senza averne le capacità.

Non poteva farcela, la banda d'arroganti turisti della democrazia che ha occupato le istituzioni al seguito di Berlusconi, tanto arrogante da credersi immune e rinunciare quindi ad ogni prudenza, ad ogni tentativo di mantenersi entro i limiti della decenza e del codice penale.

E tra i numerosi sconfinamenti nell'illegalità, insieme a vastissimi giri di prostituzione assume una particolare rilevanza il sistematico coinvolgimento di uomini di governo e dei loro entourage nel consumo e nel traffico di stupefacenti, in particolare di cocaina.

Dai tempi di Cosimo Mele, firmatario di leggi antidroga finito nei guai per il malore causato dalla cocaina di una delle due prostitue con le quali s'intratteneva in un albergo della capitale, si era capito che il violento atteggiamento antidroga di certi politici era solo una facciata. Feroci con tossici e consumatori per far contenti gli elettori di destra, tolleranti con amici e amiche che sniffano come aspirapolvere.

Così nel breve volgere di una mezza legislatura abbiamo saputo ad esempio che il clan Tarantini comprava e distribuiva cocaina a etti o che attorno alle olgettine girava cocaina a chili. Scandali che hanno avuto poca risonanza e modeste conseguenze giudiziarie, persino Tarantini che ha confessato ha ricevuto una condanna molto mite ed è a piede libero, a differenza di migliaia di italiani comuni che in galera ci finiscono per qualche grammo di marijuana.

Droga anche nelle storie di altri parlamentari finiti in prigione, con quelli che non la consumano associati a chi ha fatto fortuna spacciandola, dai clan meridionali fino alla criminalità capitolina. Adesso, con la caduta del governo cadono gli ultimi veli anche sull'abuso di cocaina.

Oggi ad esempio in un articolo de La Repubblica della dedicato agli scandali in Finmeccanica escono altre indicazioni, che confermano allargano il numero degli appassionati della polvere bianca ben oltre i casi conosciuti e confermati. In questo casi ad essere tirati in ballo sono il fratello del Presidente del Consiglio, Paolo Berlusconi, e il ministro La Russa, che secondo gli informatissimi dirigenti di Finmeccanica in guerra con la "banda Tremonti": "Quello è matto (Paolo Berlusconi ndr). Con La Russa, si sono messi in testa, tra una sniffata e l'altra, che vogliono portare Cattaneo lì".

Non si tratta probabilmente di calunnie, gli intercettati mostrano di essere perfettamente a conoscenza di altri reati, come le case e le barche pagate all'insaputa di certi privilegiati o indiscrezioni sul ministro dell'Economia e sul suo entourage: "l'uomo più vicino a Guarguaglini si abbandona a grevi riferimenti sulle asserite inclinazioni sessuali del ministro. Sulle sue compagnie, che Borgogni dice di "conoscere" e dunque di sapere "dove andare a trovare". Fa di più e di peggio. Annuncia a Martini che "la cosa comincia a dirsi in giro".

Il quadro che ne esce è desolante: la cocaina scorre a fiumi nonostante l'ipocrita antiproibizionismo esibito dal governo, mentre i ragazzini finiscono in galera per la maggior gloria di Giovanardi, ministri e deputati nuotano tra cosce mercenarie in una nuvola di polvere bianca, fidando sull'impunità e la discrezione garantita ai potenti.

I test antidroga ai quali si sono sottoposti volontariamente alcuni deputati altro non sono che la ciliegina sulla torta, la comica finale degli amici dei tossici, tutti sanno, ma nessuno parla fino a che non è utile a ricavarne vantaggi attraverso il ricatto o il dossieraggio dell'avversario. Poiché è ovvio che un consumo talmente diffuso e abbondante non possa passare inosservato alla stampa amica e ai colleghi parlamentari (e non è passata inosservata) e di partito, si può ben dire che a cadere sia stata la maggioranza più drogata della storia della repubblica.

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L’Italia è oltre il punto di non ritorno

Crisi del debito: in un documento riservato della Barclays Capital del 7 novembre, reso pubblico sul sito Zerohedge.com, difficilmente ne usciremo vivi. Con o senza Berlusconi

L'Italia è già oltre il punto di non ritorno. Anche se fossero messe in moto le riforme chieste dall'Europa, giudicate una condizione necessaria ma non sufficiente per portare il Paese fuori dal baratro. È quanto argomenta un'analisi della banca d'affari Barclays Capital datata 7 novembre. Poche ma dense pagine che sotto il titolo Can Italy save itself?(L'Italia può salvarsi?) dipingono uno scenario drammatico.

«Al cuore del problema italiano c'è la fiducia», scrivono gli analisti di Barclays. E se «dal punto di vista teoretico è impossibile escludere» che le riforme da sole generino uno scossone sufficiente a riportare l'Italia al riparo dal rischio di default, l'eventualità è considerata «molto improbabile». Del resto, «gli investitori hanno visto troppi programmi di consolidamento fiscale e di riforma fallire». Per questo servirà «molto tempo», scrive Barclays, prima che le attuali promesse li convincano a cambiare idea. E prima che si producano gli effetti benefici degli interventi. Ma è proprio il tempo che i mercati non hanno intenzione di concedere, come testimoniato dai livelli record raggiunti dallo spread Btp-Bund in queste ore, e dai ripetuti crolli borsistici.
A dire che le riforme, anche se messe in cantiere subito, non basteranno sono anche e soprattutto i numeri. Innanzitutto, quelli ricavati da situazioni analoghe verificatesi in passato, afferma lo studio. Inoltre, «le dinamiche del debito italiano non tornano a meno che i tassi di interesse siano inferiori al 5,5% circa». A tassi più elevati, infatti, «il debito cresce più del Pil, finendo per richiedere una ristrutturazione del debito». Ancora, l'Italia è giunta a un livello per cui rendimenti più alti non rende i suoi titoli di Stato più attraenti per gli investitori. E questo perché «incompatibili con la sostenibilità del debito», il che aumenta il rischio di default. Il timore, scrivono gli analisti di Barclays, è che si instauri un circolo vizioso tra aumento dei tassi di interesse, dubbi sulla sostenibilità del debito e ulteriore aumento dei tassi che finisca per generare una «profezia che si autoavvera» sul fallimento del Paese. A complicare il tutto, la consapevolezza che un crollo dell'Italia avrebbe riflessi sull'intero sistema finanziario globale.
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Mediaset nuovo crollo a Piazza Affari Pesano l'addio di Silvo e i conti

Sospesa in Borsa e chiusura in forte calo. Le difficoltà politiche e gli spot in dicesa del 2,9% sulle tre reti di Cologno affossano il titolo del Biscione, che prevede per l'intero esercizio un risultato peggiore rispetto al 2010

di ETTORE LIVINI
MILANO - Le dimissioni di Silvio Berlusconi, annunciate ma non ancora rassegnate, insieme con i conti del gruppo non proprio brillanti penalizzano Mediaset in Borsa, che dopo aver perso ieri quasi il 3%, oggi ha chiuso in ribasso del 12% con sospensioni durante la seduta. Gli analisti spiegano le recenti performance sia con i risultanti deludenti sul fronte degli utili sia con la prospettiva di un possibile riflesso negativo sul gruppo a seguito della sconfitta politica di Berlusconi. La frenata della raccolta pubblicitaria (-2,9% nei primi nove mesi dell'anno su Canale 5, Italia 1 e Rete 4) ha rallentato i profitti di Mediaset. Le tv del presidente del Consiglio hanno chiuso il periodo gennaio-settembre 2011 con un fatturato di 3,01 miliardi in linea con lo stesso periodo dell'anno precedente, un utile operativo in calo del 32% e profitti netti per 166,6 milioni contro i 192 dell'anno precedente. Sui bilanci dell'anno scorso pesava la svalutazione di 75 milioni di Endemol. "I risultati - sottolinea una nota del gruppo - risentono del difficile quadro economico nazionale". E la società prevede di chiudere il bilancio 2011 "con un risultato netto inferiore a quello del 2010".
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Avanspettacolo: Brunetta accusa Tremonti di sabotaggio

Il ministro della PA scrive a Berlusconi: “L’economia non ha mandato i documenti”

Il ministro della pubblica amministrazione Renato Brunetta denuncia, parlando di ‘situazione estremamente grave’, i ritardi con cui il Ministero dell’economia ha fornito a Palazzo Vidoni le informazioni sull’incontro di oggi con la delegazione Ue-Bce. E lo fa in una lettera inviata al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, cui chiede un ‘chiarimento’.

LA LETTERA - ‘Caro Presidente, sono reduce dall’importante incontro, tenutosi questa mattina, con la delegazione della Commissione europea e della Banca Centrale europea, relativo ai quesiti formulati a seguito della lettera sull’Agenda Europa, cosi’ come richiesto dall’ultimo Consiglio europeo. La riunione e’ andata molto bene e forniremo comunque tempestivamente tutte le risposte’, scrive Brunetta, che aggiunge: ‘Devo pero’, con molto rammarico, rappresentarti la situazione estremamente grave nella quale sono stato posto dal Ministero dell’Economia e Finanze in relazione al predetto incontro, alla preparazione della riunione odierna e agli adempimenti richiesti’.

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Gli Indignati occupano Trafalgar Square

I manifestanti piantano le tende nella storica piazza Migliaia di studenti stanno sfilando lungo le strade di Londra per protestare contro i tagli all’universita’, mentre gli attivisti del movimento ‘Occupy London Stock Exchange’ hanno presopossesso della storica Trafalgar Square. Decine di tende sono state piantate attorno alle gigantesche statue dei leoni ai piedi della colonna di Nelson. La marcia degli studenti dovrebbe passare anche davanti alla Cattedrale di Saint Paul, dove i manifestanti si sono accampati dallo scorso 15 ottobre.

L’ALLEANZA - I manifestanti arrivati a Trafalgar Square dichiarano di essere alleati con il movimento “Occupy London Stock Exchange”, accampati al di fuori della cattedrale di St Paul, dislocata nel quartiere finanziario della capitale, sin dal mese scorso. Un manifestante anonimo, facente parte del movimento Occupy London, ha spiegato alla BBC: “Siamo qui per protestare contro il governo corrotto che abbiamo di fronte, che è alimentato dal denaro dei corrotti e dei banchieri”. Le riprese aeree hanno mostrato dozzine di tende installate intorno alle statue col leone gigante ai piedi della Colonna di Nelson, che onora l’ammiraglio inglese che sconfisse le flotte francesi e spagnoli nella battaglia di Trafalgar nel 1805. La conferma ufficiale della novità arriva da Twitter: l’account legato ad Occupy London ha scritto “Stiamo occupando Trafalgar Square * danza della vittoria! *”, invitando tutti i sostenitori ad unirsi portando tende e provviste per rifornire l’accampamento.

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http://www.giornalettismo.com/archives/166545/gli-indignati-occupano-trafalgar-square/

Napolitano mente a sé stesso e al paese?

Il presidente della Repubblica parla di soluzione rapida della crisi. Si profila il contrario?

Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha fatto battere all’ufficio stampa la seguente dichiarazione:

Di fronte alla pressione dei mercati finanziari sui titoli del debito pubblico italiano, che ha oggi toccato livelli allarmanti, nella mia qualità di Capo dello Stato tengo a chiarire quanto segue, al fine di fugare ogni equivoco o incomprensione:

1) non esiste alcuna incertezza sulla scelta del Presidente del Consiglio on. Silvio Berlusconi di rassegnare le dimissioni del governo da lui presieduto. Tale decisione diverrà operativa con l’approvazione in Parlamento della legge di stabilità per il 2012;

2) sulla base di accordi tra i Presidenti del Senato e della Camera e i gruppi parlamentari sia di maggioranza sia di opposizione, la legge sarà approvata nel giro di alcuni giorni;

3) si svolgeranno quindi immediatamente e con la massima rapidità le consultazioni da parte del Presidente della Repubblica per dare soluzione alla crisi di governo conseguente alle dimissioni dell’on. Berlusconi;

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http://www.giornalettismo.com/archives/166565/napolitano-mente-a-se-stesso-e-al-paese/

Le donne del PdL non mollano Silvio

“Berlusconi non mollerà mai, è il nostro faro”

“Berlusconi non è finito, anzi, chi pensava di essersi liberato di lui, non ha capito nulla”. “Resta il faro per tutti noi, il Pdl e il governo non può farne a meno”. Le donne del PdL non considerano le dimissioni dopo il varo delle misure anticrisi “una resa” e assicurano: “Silvio non mollerà mai”. In Transatlantico, a Montecitorio, è un coro unanime: “Il Cavaliere ‘lotta insieme a noi, continuerà a dettare l’agenda della maggioranza, resta il ‘padre nobile’ del centrodestra”.

DONNE CON PASSIONE - Isabella Bertolini, ‘pasionaria’ azzurra e fimataria della lettera dell’Hassler, spiega: “Berlusconi non è mica andato via, è ancora qui, potrà sempre svolgere un ruolo di padre nobile del centrodestra. Con l’annuncio delle sue dimissioni inizia un’epoca nuova. E non è escluso che il centrodestra possa trovare una nuova fisionomia con altre personalità. Anzi, io scommetto che si possano essere altri leader e Berlusconi, lo ripeto, continuerà a fare il padre nobile”. Più netta Alessandra Mussolini: “Chi pensa che Berlusconi sia finito, se lo levi dalla testa. Dopo le dimissioni abbiamo un Cavaliere diverso, ma non è affatto morto. Berlusconi è una garanzia per tutti noi, a cominciare dal progetto politico del Pdl”. L’imprenditrice azzurra Paola Pelino, difende a spada tratta il premier: “Non credo proprio che sia finito il berlusconismo, ormai è diventato una realtà troppo importante per il paese. Berlusconi non è affatto finito, è stato costretto a presentare le dimissioni per il bene del paese. Il presidente si è sempre assunto tutte le sue responsabilità e i fatti hanno dimostrato che quanto gli hanno imputato non corrisponde al vero”.

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http://www.giornalettismo.com/archives/166577/le-donne-del-pdl-non-mollano-silvio/

Dimissioni? L'ennesima buffonata di Berlusconi

Dimissioni? L'ennesima buffonata di Berlusconi
Evviva, Berlusconi si dimette. Anzi no, resta almeno per un mese... Questa la doccia scozzese che si è avuta ieri dalle agenzie che seguivano la situazione politica italiana. Ma ne siamo sicuri? Certo, che se Berlusconi avesse voluto dimettersi, a che scopo aspettare l'approvazione della legge di stabilità (quella che una volta era la Legge Finanziaria)? Anche con un governo dimissionario, il Parlamento può funzionare, almeno nella prima fase, quando il Presidente della Repubblica fa le consultazioni e non ci sono i comizi elettorali. In realtà, appare evidente che il premier non ha nessuna intenzione di lasciare il posto. Ma il progetto è fin troppo manifesto: prendere tempo per agire su due fronti. Il primo sarà il tentativo di comprare altri parlamentari, altri Scilipoti disposti ad entrare nel governo in cambio del voto favorevole, per raggiungere nuovamente i 316-320 voti favorevoli. Il secondo invece è più tattico, in vista delle elezioni. Cioè presentare una legge di stabilità con dentro manovre "scomode" (eliminazione dell'articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori per facilòitare i licenziamenti, per esempio) oppure leggi ad personam (come la legge sulle intercettazioni), sostenendo che ci sono imposte dall'Europa. E quindi, chi voterà contro, vota contro l'Italia e contro l'Europa. La cosa metterebbe gravemente in difficoltà, dal punto di vista mediatico, il Pd al cui interno ci sono molte anime, alcune delle quali apertamente schierate in appoggio a Berlusconi (come la coppia Veltroni-D'Alema e come lo stesso Napolitano). Una volta portati avanti i due progetti e rallentata l'approvazione della legge di stabilità (c'è tempo fino al 31 dicembre, per farlo), approvata questa legge Berlusconi presenterebbe le proprie dimissioni, salvo chiedere immediatamente il reincarico: se gli va bene, crea un altro governo raccogliticcio per andare avanti fino al 2013; se gli va male, si è procurato molti elementi per la campagna elettorale. Elementi che debitamente pubblicizzati su 7 Tv nazionali (completamente ai suoi ordini) e su gran parte dei quotidiani (da lui controllati direttamente o indirettamente), possono consentirgli il recupero rispetto al centrosinistra. E naturalmente il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano non oppone obiezioni. Come fece in occasione della sfiducia nel novembre dell'anno scorso, e come ha fatto in decine di altre occasioni, si sta muovendo per consentire a Berlusconi di guidare ancora il governo, nonostante i disastri compiuti. Intanto i mercati non hanno gradito questa buffonata del premier. Crollo della Borsa, spread alle stelle, titoli di Stato tutti al di sopra del 7%, considerato un livello di guardia da non superare. Una incertezza che ci costa miliardi di euro al giorno.

Slitta il maxiemendamento, l'opposizione vuole fare in fretta

Slitta il maxiemendamento, l'opposizione vuole fare in fretta
ROMA - Ancora una volta il governo mostra tutte le sue crepe: il maxiemendamento alla legge di stabilità (quella che una volta era la legge finanziaria), che dovrebbe servire a rispettare le richieste che l'Unione europea ci ha fatto ancora non è pronto. Inizialmente doveva essere presentato alle 16 e doveva essere seguito da una riunione dei capigruppo per stabilire il calendario. Un calendario che l'opposizione ha chiesto sia velocissimo: approvazione entro venerdì al Senato e poi entro lunedì alla Camera. Ma non è ancora arrivato. Ora pare che verrà presentato alle 18.30, ma il fatto che i Ministri siano stati messi in allarme per un possibile Consiglio dei Ministri, fa pensare che questo maxiemendamento potrebbe slittare ancora, magari a domani. Il problema è che, al di là di alcune indiscrezioni (smentite, modificate e poi smentite ancora), nessuno ne conosce il contenuto, nè si sa se un contenuto ci sia. Una incertezza che deve essere cancellata, dato che da oggi sono arrivati gli ispettori della Ue per monitorare l'attività economica del governo. Intanto si moltiplicano le prese di posizione sul dopo: la Lega Nord e la maggior parte del Pdl vogliono le elezioni subito; l'Udc, il Pd e i radicali, insieme agli "scajolani", a Pisanu e ad una piccola minoranza del Pdl vogliono un governo tecnico. A favore delle elezioni anche l'Idv. Con questi numeri, appare difficile la creazione di un governo tecnico, a meno che non si parli di una maggioranza sui 320 voti, cioè di misura.

Londra, polizia arresta studenti

(ANSA) - LONDRA - La polizia britannica sta arrestando alcuni studenti che oggi hanno preso parte alla marcia contro l'aumento delle rette universitarie a Londra e che separatisi dal corteo hanno eretto alcune tende a Trafalgar Square. Non si sono verificati scontri. Il corteo degli studenti vorrebbe raggiungere la City e la cattedrale di St Paul's dove si trova l'accampamento degli attivisti di OccupyLSX. Quattromila poliziotti armati con proiettili di gomma sono pronti a fermare il corteo.

Diventa gay dopo un ictus. Lo strano caso del rugbista che ora fa il parrucchiere

Chris Birch (Foto Iberpress)
Roma, 9 nov. (Adnkronos/Adnkronos Salute) - Si doveva sposare con la sua fidanzata, lavorava in banca e giocava a rugby. Ed è stato proprio durante un allenamento che il 26enne Chris Birch ha subito un ictus. Sopravvissuto e ritrovata la piena salute, il ragazzo ha realizzato di essere cambiato, e tanto: assicura di non essere più attratto dalle donne. In una parola, dopo la malattia è diventato gay.

Per la sua eccezionalità, la storia di Chris, originario di Ystrad Mynach, nel Galles del Sud (Gb), è rimbalzata sulla stampa britannica. Il giovaneassicura di non voler sapere nulla della sua vita 'precedente', quando faceva l'impiegato e lo sportivo e passava il tempo libero con i suoi compagni di squadra a bere birra.

Oggi è diventato un parrucchiere e vive con il suo compagno Jack a pochi metri dal salone di bellezza dove lavora. Un caso simile al suo accadde sempre nel Regno Unito due anni fa, quando Alan Brown di Malvern, nel Worcestershire, si svegliò da un ictus e scoprì di essere in grado di disegnare meravigliosamente bene. Mentre prima non aveva mai preso una matita in mano. Secondo i neurologi, durante la guarigione il cervello crea nuove connessioni neurali che possono innescare processi come cambiamento dell'accento o addirittura della lingua parlata, come anche del comportamento sessuale.

Scandalo Air Force: alla base di Dover persi i resti dei soldati caduti in guerra

(Xinhua)
Washington, 9 nov. - (Adnkronos) - Un ufficiale e due civili a capo delle operazioni di accoglienza dei resti dei militari americani caduti in battaglia sono stati sottoposti a provvedimenti disciplinari per aver perduto parti dei corpi di due soldati uccisi in Afghanistan e per la cattiva gestione delle attività dell'obitorio della Base aerea di Dover, nel Deleware.

L'inchiesta dell'Air Force, scaturita dalle segnalazioni di tre dipendenti civili della base, è stata avviata lo scorso anno e ha portato alla scoperta di 14 casi di "fallimento" nelle procedure che regolano l'attività dell'obitorio. Tra questi, il caso di un marine ucciso in Afghanistan al quale gli addetti all'obitorio segarono arbitrariamento un braccio dal resto del corpo, senza avvertire preventivamente i familiari. L'annuncio da parte dell'Aeronautica militare, riferisce il New York Times, ha suscitato un'ondata di emozione negli Stati Uniti e l'indignazione di quanti avrebbero invece voluto il licenziamento del colonnello Robert H. Edmondson, ex comandante dell'obitorio della base, del suo vice, Trevor Dean, e dell'ex direttore dell'obitorio, Quinton R. Keel.

I tre, nel corso degli ultimi mesi, sono stati semplicemente rimossi dai loro incarichi. Tra i casi di negligenza accertati, anche lo smarrimento di parti dei corpi di un soldato e di un pilota caduti in Afghanistan nel 2009.

La Base di Dover è considerata dai militari e dalle loro famiglie un luogo sacro e negli ultimi dieci anni è stata teatro di migliaia di cerimonie nelle quali le bare dei caduti nelle guerre in Afghanistan e in Iraq, avvolte nella bandiera a stelle e strisce e portate a spalla dai commilitoni, salutate dai picchetti d'onore, hanno sfilato davanti a presidenti, rappresentanti del governo e familiari in lacrime. Le immagini di questi momenti solenni hanno fatto il loro ingresso nella case degli americani a partire dal 2009, quando il Pentagono consentì l'accesso ai fotografi, fino ad allora negato. Il capo di Stato Maggiore dell'Aeronautica, il generale Norton A. Schwartz, ha definito "sistemiche" le negligenze nella gestione dell'obitorio, dove i resti dei caduti vengono preparati per la sepoltura. Un compito per il quale Schwartz ha usato termini come "solennità, deferenza, dignità, rispetto". I problemi, ha aggiunto, dopo la loro scoperta sono stati corretti, ma non è possibile escludere con certezza che altre negligenze si siano verificate nel passato.

Dario Fo: "Le dimissioni di Berlusconi? Un gran trappolone"

Roma, 9 nov. (Adnkronos) - Le paventate dimissioni di Berlusconi? "Un gran trappolone". Parola di Dario Fo, che commenta cosi' all'Adnkronos l'annuncio di ieri del premier di lasciare dopo la firma della legge di stabilita'. L'obiettivo e' "mettere in imbarazzo tutta la sinistra con una firma che li costringe a lanciarsi un gruppo politico contro l'altro".

Secondo il Premio Nobel, l'annuncio "serve a prendere tempo, riuscire a dire 'vedete che non ce la fanno?'. Ma dentro quel programma ci sono delle cose che non si possono evidentemente accettare ne' firmare, perche' sono il frutto suo, realizzato senza la presenza di alcuna opposizione, e per di piu' corredato da tutta l'Europa in una situazione di imposizione mai dialogata".

Dario Fo ha detto pero' di avere fiducia "nel ruolo straordinario di Napolitano", che, pur essendosi trovato "una bella gatta da pelare", ha senz'altro la possibilita' di "portare avanti questa questione senza farsi mettere nell'angolo. Ma la situazione - ha concluso l'attore- e' comunque pericolosa". Ecco il video integrale 'Una domanda a...', contenente l'intervista a Dario Fo.

Colle: presto nuovo governo o voto Certe le dimissioni di Berlusconi

Roma, 9 nov. (Adnkronos) - "Non esiste alcuna incertezza sulla scelta del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi di rassegnare le dimissioni del governo da lui presieduto". Il capo dello Stato Giorgio Napolitano lo ribadisce in una dichiarazione che ha voluto rilasciare "al fine di fugare ogni equivoco o incomprensione", di fronte "alla pressione dei mercati finanziari sui titoli del debito pubblico italiano, che oggi ha toccato livelli allarmanti".

O "entro breve tempo si formerà un nuovo governo", oppure si andrà ad elezioni anticipate, chiarisce il Presidente della Repubblica sottolineando come dopo l'approvazione del Ddl stabilità "si svolgeranno immediatamente e con la massima rapidità le consultazioni per dare soluzione" alla crisi di governo conseguente alle dimissioni di Berlusconi. O si formerà, quindi, un nuovo esecutivo "che possa con la fiducia del Parlamento prendere ogni ulteriore necessaria decisione", o "si scioglierà il Parlamento per dare subito inizio ad una campagna elettorale da svolgere entro i tempi più ristretti".

Sono dunque "del tutto infondati - insiste Napolitano - i timori che possa determinarsi in Italia un prolungato periodo di inattività governativa e parlamentare, essendo comunque possibile in ogni momento adottare, se necessario, provvedimenti di urgenza".

In mattinata, consegnando i premi Vittorio de Sica 2011 al Quirinale, il capo dello Stato, non nascondendo le "ore difficili" che il Paese si trova a vivere, aveva fatto appello a una ''rinnovata responsabilità e coesione nazionale". L'Italia - aveva scandito - deve "riguadagnare credibilità e fiducia come Paese" per uscire "da una stretta molto pericolosa sui titoli del nostro debito pubblico".

"Abbiamo bisogno di decisioni presto e via via nei prossimi anni che diano il senso di una rinnovata responsabilità e coesione nazionale. E' il messaggio che abbiamo, non certo io solo, ma in molti, lanciato con le celebrazioni del 150° anniversario dell'Unità d'Italia. Ed è lo sforzo che mi guiderà anche nell'arbitrare la crisi di governo che sta per aprirsi".

Secondo il Presidente occorrono ora "scelte severe nell'uso delle risorse" e riforme, "spesso annunciate e sempre mancate" per uscire dalla crisi.

Il capo dello Stato ha sottolineato la necessità di un "impegno immediato e di lunga lena, da parte nostra, nella gestione della finanza pubblica e più in generale nella visione e nella guida dello sviluppo economico e sociale del Paese". Così come, oltre a "scelte severe" nell'utilizzo delle risorse, sono necessari "diversi e meditati ordini di priorità".

Occorrono "nuovi comportamenti anche nelle istituzioni e da parte delle forze politiche" per uscire dalla "condizione critica e allarmante" del Paese.

All'Italia "tocca dare un apporto maggiore che non negli ultimi tempi al necessario rinnovamento e balzo in avanti nel sistema di integrazione europea", riguadagnandosi credibilità e fiducia come Paese. "Nessuno può mettere in questione -ha aggiunto Napolitano- che l'Europa abbia in se l'Italia come parte integrante e incancellabile della sua civiltà e non solo della sua storia ma del suo futuro". Tuttavia, l'Unione europea "come espressione di un già lungo processo di integrazione, segnato da straordinari progressi comuni, sta vivendo il suo momento piu' critico in un mondo ormai radicalmente cambiato e investito, nel nostro continente come negli Stati Uniti d'America, da squilibri e sussulti profondi sul piano finanziario ed economico".