Trecentomila euro consegnati in Svizzera, in contanti. Tanto il direttore del Tg4 avrebbe ricevuto da Lele Mora, oltre ai 200 mila euro transitati attraverso un conto svizzero (lo scrive Tmnews). Una circostanza che emergerebbe da quanto dichiarato, nel corso di una sorta di incidente probatorio avvenuto l’8 agosto scorso, dal funzionario di un istituto elvetico e negata dal direttore del tg4 Emilio Fede, indagato nell’ambito dell’inchiesta che il 20 giugno scorso ha portato in carcere Mora con l’accusa di bancarotta fraudolenta. Secondo quanto si apprende, il bancario ha fatto riferimento ad un incontro avvenuto nell’aprile del 2010. In quell’occasione Mora avrebbe chiesto un prelievo di 500mila euro, negato dalla banca.Divulgo quello che ... non tutti dicono ... / Perchè il male trionfi è sufficiente che i buoni rinuncino all'azione. (Edmund Burke)
mercoledì 7 settembre 2011
“A Emilio Fede 300mila euro in Svizzera”
Trecentomila euro consegnati in Svizzera, in contanti. Tanto il direttore del Tg4 avrebbe ricevuto da Lele Mora, oltre ai 200 mila euro transitati attraverso un conto svizzero (lo scrive Tmnews). Una circostanza che emergerebbe da quanto dichiarato, nel corso di una sorta di incidente probatorio avvenuto l’8 agosto scorso, dal funzionario di un istituto elvetico e negata dal direttore del tg4 Emilio Fede, indagato nell’ambito dell’inchiesta che il 20 giugno scorso ha portato in carcere Mora con l’accusa di bancarotta fraudolenta. Secondo quanto si apprende, il bancario ha fatto riferimento ad un incontro avvenuto nell’aprile del 2010. In quell’occasione Mora avrebbe chiesto un prelievo di 500mila euro, negato dalla banca.«Tu c'eri?». I timori delle signore di Bari Nell'inchiesta nomi di mogli di professionisti con quelli delle escort. Laterza: sembra Sodoma
| Patrizia D'Addario |
Inchiesta trans: il 10/1 prima udienza
(ANSA) - ROMA - Udienza preliminare, il 10 gennaio, per le otto persone coinvolte nel presunto ricatto all'ex presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo, e in altri episodi connessi, tra cui l'omicidio del pusher Gianguarino Cafasso. Si tratta di quattro carabinieri - Nicola Testini, Carlo Tagliente, Luciano Simeone e Antonio Tamburrino - della trans Natali', sorpresa con Marrazzo il 3 luglio 2009 nel suo appartamento di via Gradoli, e di tre pusher, Emiliano Mercuri, Massimo Salustri e Bruno Semprebene.
Manovra: tagli piu' leggeri su indennita' parlamentari
Legge elettorale: Prodi, ben venga referendum per cambiarla
Lele Mora lascia il tribunale in lacrime: "Chiesi altri 3 milioni di euro a Berlusconi"
Russia, aereo colpisce antenna radio e si schianta poco dopo il decollo: 43 le vittime
Caso Tarantini, martedì i pm ascolteranno Berlusconi a Palazzo Chigi
Al Senato la fiducia sulla manovra
martedì 6 settembre 2011
Manovra, Cdm chiede la fiducia Rialzo dell'Iva al 21%. Pensioni, aumento età per donne dal 2014
Afghanistan: WikiLeaks, Italia pagò talebani per proteggere proprie truppe
Massimo De Santi all'IRNA: il governo della Francia e` un pericolo per la pace mondiale
ROMA- Il professor Massimo De Santi, direttore del Comitato Internazionale di Educazione per la Pace ha dichiarato che le ambizioni del governo francese di far rinascere il colonialismo ed il potere nucleare, sono pericolose per la pace mondiale. Il professore De Santi, parlando all'agenzia IRNA, ha aggiunto che Nikolas Sarkozy, ha intenzione di prendere il posto degli Stati Uniti nel medioriente. Le ultime vicende in Africa rivelano l’intervento di Parigi nella rivoluzione in Tunisia e in Libia e la provocazione dei gruppi armati. Egli ricordando l’interferenza francese nella questione libica, ha ribadito che la Francia cerca di raggiungere il petrolio che ha perso dal 1969 in segiuto alla nazionalizzazione del petrolio del paese. Lo studioso italiano ha aggiunto che la Francia prima di minacciare l’Iran-un paese che ha annunciato tante volte di approffittare dell’energia atomica per scopi pacifici- dovrebbe distruggere tutte le proprie armi nucleari. Egli ha dichiarato: “La Francia deve rivedere le sue politiche internazionali. Io spero che la nazione francese, si risvegli e reagisca contro i deliri di Sarkozy".
DOSSIER - Cablegate 2: non è colpa di WikiLeaks
Il 2 settembre WikiLeaks ha pubblicato integralmente i 251 mila cablo della diplomazia statunitense in suo possesso senza interventi editoriali ("unredacted"), cioè non omettendo i nomi di collaboratori e attivisti la cui esistenza ora, accusano in molti, sarebbe a repentaglio. Diversi commentatori, anche molto autorevoli, hanno parlato di una decisione scellerata da parte dell’organizzazione di Julian Assange. Micah Sifry, per esempio, ha paragonato quest’ultimo a Icaro, volato talmente in alto da finire bruciato. Tom Watson, ma non solo, ha parlato di "fine di WikiLeaks". Gli ex media partner, Guardian, New York Times, Der Spiegel, El Pais e Le Monde hanno addirittura emanato un duro comunicato congiunto che, dopo aver condannato l’"innecessaria" pubblicazione dei dati integrali, ha scaricato interamente la colpa su Assange: la decisione sarebbe stata "sua e solamente sua".
Ma le cose non stanno a questo modo. E se WikiLeaks non può del tutto dirsi estranea a quanto accaduto, le vere colpe stanno altrove. E, più precisamente, nella decisione del giornalista delGuardian David Leigh di pubblicare nell’intestazione del capitolo 11 del suo libro WikiLeaks: Inside Julian Assange’s War on Secrecy (Febbraio 2011) e di nuovo alle pagine 138 e 139 la passwordconsegnatagli da Assange a luglio 2010. Una password che secondo Leigh gli sarebbe stata presentata come "temporanea" dallo stesso Assange e che avrebbe aperto un file crittografato con il sistema PGP (Pretty Good Privacy) che Assange aveva precedentemente creato (il 9 giugno) e caricato sul server di WikiLeaks.
La pubblicazione il 25 agosto da parte di Der Freitag, confermata da Der Spiegel il 29 dello stesso mese, di un articolo in cui si rivela che quella password, a sette mesi di distanza, apra ancora un file, z.gpg, contenente una versione completamente "unredacted" dell’intero set dei cablo (cables.csv) circolante in rete dopo essere stata diffusa, insieme con tutti gli altri file posseduti da WikiLeaks, su BitTorrent dai sostenitori dell’organizzazione in seguito all’attacco al suo sito di fine novembre – inizio dicembre 2010.
Cioè quando i primi 220 cablo sono stati pubblicati proprio dai suoi mediapartner. Non si capisce ancora chi abbia rivelato a Der Freitag che era possibile mettere insieme password e file criptato, e come farlo. Molti (WikiLeaks, ma non solo – Der Spiegel, per esempio) hanno immediatamente pensato a Daniel Domscheit-Berg, ex numero due dell’organizzazione e ora suo acerrimo rivale. Non sarebbe infatti un caso che Der Freitag sia un media partner della sua piattaforma di leaking digitale OpenLeaks (rivale di quella di Assange) né che il caso sia scoppiato a pochi giorni di distanza dalla sua espulsione dal Chaos Computer Club e dalla conseguente feroce polemica per la distruzione da parte del tedesco di 3.500 file appartenenti a WikiLeaks.
Continua ...
http://www.agoravox.it/DOSSIER-Cablegate-2-non-e-colpa-di.html
Forze speciali USA in Europa pronte per Sigonella. Cablo segreto di WikiLeaks
Il Pentagono chiede di trasferire nella base siciliana di Sigonella il Comando per le operazioni speciali USA in Europa (SOCEUR) e alcuni dei suoi reparti d’élite con più di 6.000 uomini ospitati sino ad oggi in Germania e Gran Bretagna. Un piano strategico descritto in uno dei cablogrammi dell’ambasciata USA in Italia appena rilasciati da Wikileaks. Finalizzato a ridisegnare gli assetti delle forze armate statunitensi in Europa in vista di una maggiore proiezione in Africa e Medio oriente.
Inviato a Washington il 5 gennaio 2005, il cablogramma classificato “secret” riferisce di un meeting del gruppo di lavoro italo-statunitense per la “revisione della postura globale in tema di difesa”, tenutosi a Roma il 7 dicembre 2004. A comporre la delegazione USA, i direttori generali del dipartimento di Stato e della difesa, Kara Bue e Barry Pavel, il comandante di SOCEUR Alan Bridges, il rappresentante del Comando delle forze statunitensi in Europa (EUCOM), Brian Bruckbauer, il comandante della stazione aeronavale di Sigonella, Chris Kinsley, e alcuni funzionari dell’ambasciata USA a Roma. La parte italiana è rappresentata invece dall’ambasciatore Claudio Bisogniero, vicedirettore generale per gli Affari politici multilaterali del Ministero degli affari esteri (dal 2007 Segretario generale della Nato a Bruxelles), Giovanni Brauzzi (responsabile dell’ufficio Nato del Mae), Felice Soldano del CESIS e dall’ammiraglio Giovanni Gumiero, futuro comandante della forza marittima “Atalanta” dell’Unione Europea impegnata nelle operazioni anti-pirateria in Corno d’Africa. “Nel corso dell’incontro si è discusso sui cambiamenti della visione strategica globale USA e più dettagliatamente sul lavoro per rivedere la nostra presenza militare in Italia”, scrive l’Ambasciata. “I direttori Bue e Pavel, in particolare, hanno fornito ulteriori elementi su quanto è proposto per Sigonella, inclusa l’estensione dei livelli delle forze, delle attività di addestramento e della tipologia delle missioni.
Tbc, il Codacons accusa il Gemelli: contagio nato nell'ospedale nel 2005
La procura indaga per epidemia colposa e omissione di atti di ufficio. Renata Polverini: i magistrati faranno chiarezza.
ROMA - Mentre la procura di Roma indaga per i reati di epidemia colposa e omissione di atti d'ufficio nei confronti dei vertici del Policlinico Gemelli, il Codacons annuncia che è stato lo stesso ospedale, nel 2005, all'origine del contagio. Secondo il Codacons un bambino nato il 2 gennaio scorso sarebbe risultato positivo ai test sulla tubercolosi. Circostanza che secondo l'associazione impone di ampliare i controlli anche ai bimbi nati nel mese di dicembre 2010. Se la contagiosità, infatti, rientra nelle 48 ore, al 31 dicembre 2010 il reparto neonatale poteva risultare già contaminato. La Regione Lazio deve assolutamente estendere i test, al fine di escludere con certezza matematica la possibilità di contagi in periodi antecedenti il mese di gennaio - dice il Codacons. Secondo l'associazione non sarebbe stato il marito dell'infermiera in servizio al reparto neonatale del Gemelli a scatenare l'emergenza Tbc e i successivi contagi, ma lo stesso ospedale nel 2005. Già decine di famiglie hanno dato incarico al Codacons di agire legalmente, mentre l'associazione attende ancora una risposta ufficiale dal Pontefice, cui ha inviato sabato una lettera. Epidemia colposa e omissione di atti d'ufficio sono le ipotesi di reato per le quali la Procura procede. L'omissione di atti d'ufficio è riferita alla possibilità che nel reparto di neonatologia non siano stati svolti i periodici controlli sanitari obbligatori al fine di scongiurare ogni possibile insorgere di infezioni. Oggi il procuratore aggiunto Leonardo Frisani ha disposto una maxi consulenza che dovrà chiarire in primo luogo se c'è un nesso tra la malattia della donna e l'unico bambino nato nel reparto ammalatosi di tbc, dimesso oggi dal Bambino Gesù. I periti dovranno accertare, inoltre, se «la positività alla tbc equivalga alla malattia» e «se c'è un nesso di causalità tra la malattia della donna e quella dell'unica bambina risultata ammalata». Gli esperti dovranno, inoltre, chiarire se sono «state adottate idonee terapie a scongiurare il contagio», «se sono stati effettuati controlli idonei» e «se la signora si è ammalata per il contatto con il marito (anche egli affetto da tbc) o con altri soggetti». Per la perizia gli inquirenti hanno dato un margine di sessanta giorni ma in tempi brevi dovrebbe giungere a piazzale Clodio una relazione preliminare dei periti. Al momento sono 122 i bambini risultati positivi ai test effettuati.
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http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=162048&sez=HOME_ROMA
Expo, Pisapia: «Un muro contro la mafia»
Il sindaco rilancia la commissione: «Misure speciali»
| Giuliano Pisapia alla festa del Pd di Milano (Fotogramma) |
LE MISURE - «Abbiamo preso misure - ha detto il sindaco - in previsione dell'assalto che tenterà la mafia sull'Expo 2015. Avremo una commissione antimafia in consiglio comunale, abbiamo definito accordi con la direzione distrettuale antimafia, abbiamo una task force contro l'evasione fiscale e predisporremo una serie di controlli sui cantieri contro il lavoro nero e il riciclaggio». Il primo cittadino ha parlato chiaramente di una cortina di protezione: «Entro l'anno - ha concluso - avremo realizzato una cortina che potrà garantire che infiltrazioni mafiose e di corruzione sull'Expo 2015 non ci saranno».
Berlusconi sarà sentito a Palazzo Chigi
Nuove intercettazioni, Nicla a Lavitola: «Con questa storia delle escort succederà un altro putiferio»
| Silvio Berlusconi (Epa) |
L'INCHIESTA - Secondo i magistrati napoletani - il procuratore aggiunto Francesco Greco e i pm Francesco Curcio, Vincenzo Piscitelli e Henry John Woodcock - Tarantini, Devenuto e Lavitola hanno estorto ingenti somme di denaro al premier, ricattandolo per la vicenda delle escort che l'imprenditore avrebbe procurato per le serate a Villa Certosa e Palazzo Grazioli. Berlusconi, però, smentisce, sostenendo che il denaro dato a Tarantini (e finito invece in massima parte nella disponibilità di Lavitola) era solo il segno della sua generosità, in quanto aveva deciso di aiutare un amico in difficoltà. L'inchiesta è ancora in corso. I pm intendono ascoltare di nuovo Tarantini. Lavitola, invece, che si trova da alcuni mesi in Centro America, dichiara sul quotidiano Libero: «Presto rientrerò a casa e mi farò arrestare». Il direttore dell'Avanti aggiunge che le accuse nei suoi confronti sono «infondate». E sul motivo per cui non sia ancora rientrato in Italia, spiega: «Avevo lavori da sbrigare in Brasile. Dovevo vendere due barche». Quindi aggiunge di trovarsi ora «a Panama».
GHEDINI - Sulla vicenda interviene, inoltre, in prima persona Niccolò Ghedini, dichiarando in una nota la sua assoluta estraneità a «pagamenti, movimentazione di denaro o incontri». La comunicazione arriva in risposta a un articolo apparso martedì sul quotidiano La Repubblica in cui si sostiene che il parlamentare e avvocato del premier «sapeva dei pagamenti illeciti».
IL CASO ESCORT - Dagli atti dell'inchiesta emergono nuovi retroscena sulle modalità con cui fu portato avanti, secondo gli inquirenti, il progetto di estorcere denaro al premier. «Stammi a sentire a me, tu devi andare là solo ed esclusivamente se ti chiama lui, punto; e se loro vogliono fare il patteggiamento ti deve chiamare lui, se lui vuole che dici qualcosa in particolare, ti deve chiamare lui, stop!». Così Lavitola suggerisce a Tarantini di comportarsi con il premier a proposito del processo di Bari sulle escort e sulla scelta dell'imprenditore di patteggiare, in modo da non diffondere altre intercettazioni ritenute «catastrofiche» per Berlusconi. La telefonata è del 5 luglio scorso. Sempre secondo i pm, Tarantini avrebbe fatto pesare il suo consenso in modo da ottenere denaro e in questo si configurerebbe il reato di estorsione. «Il criterio è - consiglia Lavitola - : tu a lui non gli vuoi rompere i coglioni, punto. Ora "sono una persona leale, perbene, onesta, punto...Non voglio fare il patteggiamento, tant'è che non lo mettiamo proprio in discussione a questo punto il patteggiamento, punto...". Non lo devi neanche dire "se lo devo fare me lo deve dire lui" tu non devi menzionare. Se quelli ti dicono, tu dici no, se quelli ti dicono, tu dici no, se insistono tu dici no, poi dici: "vabbè, insistete proprio tanto tanto?"».
Continua ...