mercoledì 11 dicembre 2013

La Nigella Sativa, la pianta che guarisce tutto. Tanto che la Nestlé sta cercando di brevettarla e appropriarsene ovviamente a scopo di lucro !!

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Le proprietà della Nigella Sativa sono note da sempre: in grado di curare numerose patologie, era chiamata la pianta che “guarisce tutto, fuorché la morte”. Ora la Nestlè vuole brevettarla.
Secondo la tradizione, Maometto la chiamava la pianta che “guarisce tutto, fuorché la morte”. E, dati alla mano, potrebbe aver avuto ragione. Si parla della Nigella sativa - o sesamo nero- che, a quanto pare possiede proprietà terapeutiche incredibili. Tanto più che nella principale banca dati medico-scientifica, la MedLinedegli Usa, si contano oltre cinquecento studi al riguardo.
Tra le tante malattie che la Nigella sativa sarebbe in grado di guarire, per esempio, vi è il diabete di tipo 2. Questa pianta, infatti, riuscirebbe a ridurre la glicemia a digiuno e diminuirebbe l’insulino-resistenza. Al contempo, sarebbe capace di aumentare la funzione beta-cellulare e ridurre l’emoglobina glicosilata. Di conseguenza, diminuirebbe anche i rischi renali legati al diabete e i danni cardiovascolari, attraverso una regolazione della pressione arteriosa. Anche l’epilessia troverebbe cura attraverso l’assunzione di sesamo nero, grazie alle sue proprietà anticonvulsivanti, così come l’asma. Ancor più importante, la Nigella è capace di uccidere cellule tumorali, specialmente quelle del cancro al colon, e combatte i sintomi da esposizione diarmi chimiche e i danni da radioazioni. Infine (si fa per dire), ha proprietà antipsoriasiche, previene le patologie legate al morbo di Parkinson e aiuta a sconfiggere la dipendenza da oppioidi.
Una sorta di elisir, dunque, che ovviamente ha attirato l’attenzione dei potenti. Per esempio, della multinazionale Nestlè che, tramite il proprio centro di ricerca Nestec, ha presentato, già nel 2010 la richiesta di brevetto internazionale per utilizzare la pianta e i suoi estratti nella prevenzione delle allergie alimentari. Si tratta dunque in un tentativo, da parte di un’azienda già finita nella bufera in passato, di appropriarsi di una risorsa naturale che potrebbe risultare di sua esclusiva proprietà. Attualmente, la richiesta è stata respinta: il Third World Network, d’altra parte, ha ricordato come le proprietà della Nigella fossero ben note prima ancora che la Nestlé se ne accorgesse. Non per questo si può tirare un sospiro di sollievo: la multinazionale è ancora pronta all’azione, e non si esclude che, prima o poi, riuscirà nell’intento.

Attenzione all’imposta nascosta inviata con la Tares

 Attenzione all’imposta nascosta inviata con la Tares
Aumenta la Tares, ma insieme ad essa viene recapitata a casa dei contribuenti la richiesta di pagamento di un nuovo e nascosto tributo, che i Comuni stanno già provvedendo ad elevare sino alla soglia massima.

In questi giorni, i Comuni stanno inviando, a casa dei cittadini, i bollettini per il pagamento del saldo della Tares, l’imposta sulla spazzatura che sostituisce le vecchie Tarsu e Tia. Ma la richiesta contiene una maggiorazione per finanziare i cosiddetti servizi indivisibili comunali (per es. la polizia locale, l’anagrafe, l’illuminazione e la manutenzione delle strade, l’istruzione, ecc.).
Tale maggiorazione sta ingenerando notevoli confusioni tra i contribuenti, specie per i non addetti ai lavori, i quali sono portati a credere che si tratti di un semplice aumento dell’imposta sui rifiuti. E invece è proprio una nuova imposta, fatta passare di nascosto insieme alla Tares. Ma con la quale non ha nulla in comune, sin anche le scadenze [2].

Questa maggiorazione (o meglio, “nuova imposta”), istituita per sopperire all’abolizione parziale dell’Imu (e quindi far fronte al minor gettito) è così determinata:
0,30 euro a metro quadro.
Tale importo viene poi girato dai Comuni allo Stato. Ma è facoltà dei Comuni innalzare la tassa, portandola sino a 0,60 (di cui 0,30 devono comunque essere girate all’Erario pubblico e la restante parte può essere trattenuta dall’Ente). Cosa che molti Comuni stanno già facendo: quale amministrazione locale, potendo riscuotere di più, non lo farà? E difatti…

Come se ciò non bastasse, si aggiunge anche la “tangente” per le Province, alle quali è consentito effettuare altrettanti aumenti: ad esse, infatti, spetta una percentuale aggiuntiva tra l’1 e il 5% sull’importo Tares da pagare. Insomma: il gabelliere si chiama prima Stato, poi Comune, poi Provincia. Al cittadino, al termine di questi tre passaggi, poco rimane.

Oggi, infatti, l’ennesimo “tributo nascosto” viene recapitato a casa dei contribuenti: importi non di poco conto se si considera che arriva insieme alla Tares che, a sua volta, già molti Comuni hanno aumentato. Maggiorazioni su maggiorazioni, il tutto in un’ottica di poca trasparenza nei confronti del cittadino. Il quale, anziché essere rispettato, specie in un periodo di così grossi sacrifici, viene piuttosto “preso in giro”.

Insomma: se all’eliminazione di una tassa (nel caso di specie, l’Imu) deve sempre corrispondere un aumento delle altre per sopperire al calo delle entrate, preferiamo tenerci le imposte che abbiamo e decliniamo ogni “regalo” del Governo.


[1] In base all’art. 14 comma 13 del D.L. 201/2011; servizi indivisibili, ad esempio,
[2] 16 dicembre per la maggiorazione, 31 dicembre per l’imposta rifiuti (Tares)

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martedì 10 dicembre 2013

Dichiarazione del Segretario Generale Felice Romano


Movimento dei Forconi, quando arrivano a Roma? 11 o 13 dicembre

ROMA – Lo sciopero indetto dal Movimento dei Forconi prosegue creando disagi in tante città italiane. Sul Corriere della Sera, inoltre, vengono riportate le parole dei leader improvvisati del Movimento che promettono: “Scendiamo in piazza e blocchiamo tutto finché i politici non se ne vanno a casa. E venerdì 13 dicembre tutti a Roma”.
Ma sul web circola un volantino che, oltre a criticare aspramente i mass media italiani, annuncia più di un milione di manifestanti a Roma previsti per mercoledì 11 dicembre.
“La Tv come sempre cerca di deviare l’attenzione dal Popolo. Ma una cosa il Tg5 l’ha specificata: “Abbiamo paura per il giorno 11 dicembre a Roma perché gli italiani minacciano l’invasione per proibire la fiducia al Governo Letta (si prevedono un milione di cittadini a Roma giorno 11 dicembre)”.
forconi urgente

Sicilia, stretta ai giornali online: schedare i commentatori per avere i contributi

La Regione di Crocetta approva una legge che condiziona i fondi pubblici a una sorta di bavaglio sui commenti: per essere autorizzati si dovrà fisicamente andare in redazione per consegnare i propri documenti, farsi identificare e quindi registrarsi

Rosario Crocetta
olete commentare un articolo apparso su un quotidiano on line? In Sicilia, tra poco, non si potrà più fare: per essere autorizzati si dovrà fisicamente andare in redazione per consegnare i propri documenti, farsi identificare e quindi registrarsi ed avere la possibilità di commentare on line. Sembra roba da Repubblica Popolare Cinese e invece è solo la Regione Siciliana, dove da qualche tempo i governanti si sentono esageratamente esposti ai commenti del popolo della rete.  Colpa di un minuscolo comma, contenuto da una leggina che il Parlamento siciliano ha approvato nei giorni scorsi. L’idea è farina del sacco di Michele Cimino, per una vita braccio destro di Gianfranco Micciché e ora fedele sostenitore della rivoluzione targata Rosario Crocetta: porta la sua firma il comma E dell’articolo 4 della nuova legge per l’editoria siciliana.
Con la scusa di distribuire in po’ di soldi pubblici ad alcuni giornali privati i cosiddetti onorevoli dell’Assemblea Regionale Siciliana si sono tolti un’altro sfizio: chi vuole accedere ai finanziamenti dovrà vietare sul proprio sito i commenti anonimi. E tanti saluti alla libertà di critica. Ai deputati siciliani iniziava a dare fastidio l’essere esposti al giudizio del pubblico telematico, che a volte – sempre più spesso – sconfina nell’insulto. Una situazione annosa, già argomento di una sentenza della corte di Strasburgo, che individua nei giornali on  line gli unici responsabili per i commenti anonimi:  in caso di diffamazione si può in ogni caso segnalare il caso alla polizia postale e tramite ip individuare la fonte delle offese.
A Palazzo dei Normanni, però, hanno preferito tagliare le testa al toro: o i giornali schedano i lettori oppure niente contributi. Un bel problema, dato che le generose casse di Palazzo dei Normanni hanno messo sul piatto ben 15 milioni di euro per quotidiani e televisioni. Soldi che dovrebbero arrivare da fondi europei per aiutare gli editori isolani. Fino ad oggi, sulla carta, di quei 15 milioni sarebbero disponibili meno di quattrocento mila euro: il resto sarà forse sbloccato in seguito. Nel frattempo però l’editoria siciliana è al bivio: mettere il bavaglio ai lettori e coltivare la speranza di accedere ai contributi? O rifiutare a priori qualsiasi aiuto, mantenendo però la schiena dritta?  “Questa qui è una legge folle” ha sbottato Giancarlo Cancelleri, capogruppo del
Movimento Cinque  Stelle che non ha votato la norma bavaglio per i lettori online. I quattordici deputati del movimento di Beppe Grillo però in Sicilia sono ormai minoranza mentre i colleghi degli altri schieramenti hanno condiviso diffusamente l’emendamento bavaglio di Cimino. Una norma che anche il governatore Crocetta ha appoggiato in prima persona: da domani potrà anche lui navigare tranquillamente senza il rischio di vedersi sbeffeggiato da anonimi commentatori. La rivoluzione procede a gonfie vele.

Questa è la protesta della gente onesta!


Non ascoltarli!


APPELLO A TUTTI I POLIZIOTTI E FORZE DELL'ORDINE.

APPELLO A TUTTI I POLIZIOTTI E FORZE DELL'ORDINE

MERCOLEDI' SAREMO TUTTI A ROMA... VI CHIEDIAMO DI POSARE I CASCHI, I MANGANELLI, GLI SCUDI E DI UNIRVI A NOI ALL'ASSEDIO DEL PARLAMENTO

IL POPOLO ITALIANO
 — con EugenioMaria Santovito,Nanni BrunoGiovanna La CavaFranca MinuMilu RaudDaniele Della Famiglia Guidazzi
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lunedì 9 dicembre 2013

"Le persone danneggiate sono pericolose. Sanno di poter sopravvivere." - Josephine Hart.


Papa Francesco:

Sciopero Forconi 9 dicembre Torino: poliziotti tolgono casco, applauditi (video)

TORINO - ”Bravi, siete come noi”, “Viva la Polizia”. Queste alcune delle frasi che i manifestanti durante lo sciopero indetto dal Movimento dei Forconi, hanno rivolto agli agenti di Polizia che davanti a loro, in corso a Torino, hanno tolto il casco.

Sciopero movimento forconi: la mappa dei blocchi stradali

ROMA  -  Sciopero dei forconi: come annunciato, sono iniziati domenica 8 dicembre alle 22 i presidi degli autotrasportatori, affiancati da Cobas del latte e del mais, alcuni imprenditori, taxisti e commercianti antitasse. Da Siracusa a Udine, agli svincoli di Napoli e Parma, sono molti i luoghi a rischio caos.
Alza la voce il ministro dei trasporti Maurizio Lupi, che avverte gli autotrasportatori sul piede di guerra “che non hanno tra le loro ragioni nessuna richiesta presentata al governo che sia rimasta inevasa e che li giustifichi”, e che “il governo si opporrà con fermezza a ogni forma di violenza per garantire sicurezza ai cittadini e tutela dei loro diritti”. L’agitazione, che ha avuto un tiepido appoggio dal neosegretario della Lega Matteo Salvini, dovrebbe protrarsi fino al13 dicembre.
PIEMONTE - Blocchi stradali, per i soli mezzi pesanti, agli svincoli autostradali di Carisio (Novara), sulla Torino-Milano. Un volantinaggio con alcune decine di manifestanti è invece in corso in piazza Pitagora, nella zona sud di Torino. I manifestanti occupano la sede stradale simbolicamente ogni cinque minuti per distribuire i volantini e poi lasciano libera la strada. Presidi senza alcun blocco si sono costituiti anche in piazza Derna, sempre a Torino, all’autoporto Pescarito di San Mauro Torinese e all’Interporto di Orbassano.
VENETO - Almeno quattro i raggruppamenti di attivisti, che stanno dispensando volantini con i motivi della protesta: uno formato da una decina di persone sta attuando un sit in all’uscita del casello di Soave (Verona) sulla A4, mentre sono una trentina gli attivisti presenti sullastatale 13 Pontebbana a Ponte della Priula (Treviso). Un altro presidio è segnalato sullaA27 all’uscita di Conegliano (Treviso), mentre un gruppo di una cinquantina di persone sta volantinando nella zona industriale di Cittadella (Padova).
SICILIA - E’ stata confermata la linea dei Forconi a Catania: sciopero confermato con presidi, ma nessun blocco del traffico.
ROMA – Presidio fisso alla Stazione Ostiense, in piazzale dei Partigiani, ma potrebbe trasformarsi già tra martedì e mercoledì in un “invasione pacifica” della Capitale, con manifestanti da tutta Italia, nel caso in cui il governo Letta ottenesse la fiducia. A prospettare questo scenario è stato oggi uno dei leader della protesta, Danilo Calvani, capo del “Coordinamento nazionale per le manifestazioni del 9 dicembre”.  Ma Calvani, leader storico dei sindacati autonomi degli agricoltori di Latina, e già protagonista della protesta dei Forconi nel gennaio 2012, promette che non ci saranno blocchi stradali, né a Roma né nell’hinterland romano o nel Lazio.
Sciopero movimento forconi: la mappa dei blocchi stradali
La mappa dei presidi, dal Corriere della Sera

IL POPOLO ITALIANO:


La Lega ha fatto le primarie ...


RIVOLUZIONE

I MASS MEDIA TACCIONO: MA L'AMBASCIATA USA IN ITALIA IN VISTA DEL #9DICEMBRE HA DIRAMATO UN COMUNICATO DI ALLERTA...

http://italy.usembassy.gov/acs/messages/archive.html

POLITICI E MEDIA FANNO FINTA DI NIENTE, MA HANNO PAURA CHE IL POPOLO SI UNISCA RECLAMANDO LA DEMOCRAZIA E LA COSTITUZIONE!!! ECCOME SE HANNO PAURA... IL FATTO CHE NON PARLINO DI UNA GRANDE MOBILITAZIONE COME QUESTA NE è LA PIU'GRANDE DIMOSTRAZIONE!

ADERITE ALLA MOBILITAZIONE E PASSATE PAROLA!!!

Per informazioni circa il coordinamento della tua zona, se avete domande e quant'altro, fate riferimento al gruppo ufficiale:
https://www.facebook.com/groups/241362126026766/

Oppure all'evento Facebook:
https://www.facebook.com/events/176967699172312/?ref_dashboard_filter=calendar
 — con Carlo Lillini,Luciana ZanchiniPierluigi Cammarota e altri 12

ATTENZIONE !!!


domenica 8 dicembre 2013

Il movimento dei forconi : «Se fiducia al governo pronti a invasione pacifica di Roma» Uno dei leader: «Agiremo comunque nel rispetto delle regole, vogliono farci passare come eversivi»

«Se sarà votata la fiducia al governo ed i politici non andranno via, tutti convergeranno su Roma per un’invasione pacifica». Lo ha detto Danilo Calvani, uno dei leader dei Forconi, in vista del voto di fiducia di mercoledì. «Se i politici non andranno via - aggiunge - annunceremo nuove nostre decisioni. Agiremo comunque nel rispetto delle regole, vogliono farci passare come eversivi. Forse disorganizzati ma siamo una forza massiccia».
LUPI - Pronta la replica del ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture Maurizio Lupi: «Sia chiaro, gli autotrasportatori che domani intenderanno scioperare non hanno tra le loro ragioni nessuna richiesta presentata al governo al ministero dei Trasporti che sia rimasta inevasa e che li giustifichi».
(Ansa)
IL GARANTE - La minaccia del movimento dei Forconi arriva poco dopo l’avvertimento al movimento lanciato dall’Autorità garante degli scioperi. Il Garante spiega: «Non verranno tollerate illegalità». Qualora si dovessero verificare violazioni della legge nel fermo dell’autotrasporto confermato da alcune sigle del settore, l’Autorità garante degli scioperi «non esiterà ad applicare le sanzioni» scrive in una nota la stessa Authorithy.
SANZIONI - L’astensione «dovrà partire» dalla mezzanotte e dalle 22 di oggi. Inoltre dovrà essere «senza l’effettuazione di blocchi stradali o di iniziative sanzionabili ai sensi del codice della strada» sottolinea ancora il Garante.
Scrive l’Authority: «L’Autorità di garanzia per gli scioperi ricorda che l’astensione dovrà partire dalla mezzanotte del 9 dicembre e non, come riportato da alcune notizie di stampa, dalle ore 22 di oggi. Inoltre, l’Autorità, nella seduta del 18 novembre scorso, ha ricordato alle organizzazioni l’esercizio del “potere-dovere” di influenza sui propri iscritti, al fine di persuaderli all’assunzione di condotte responsabili, così che l’attuazione del fermo dei servizi di autotrasporto merce avvenga nel pieno rispetto delle norme della disciplina di settore, senza l’effettuazione di blocchi stradali o di iniziative sanzionabili ai sensi del codice della strada. Qualora si dovessero verificare violazioni della legge, l’Autorità non esiterà ad applicare le sanzioni, così come già avvenuto - da ultimo - lo scorso 29 marzo 2012, in riferimento ai blocchi dell’autotrasporto dal 16 al 20 gennaio 2012».
SICILIA - Intanto però la protesta potrebbe anche prendere una forma diversa dal previsto a seconda delle regioni. In Sicilia infatti i Forconi non attueranno presidi stabili, ma terranno incontri pubblici e volantinaggi nelle piazze e per le strade. Lo annuncia all’Ansa uno dei leader del movimento, Mariano Ferro, spiegando che la prima manifestazione si terrà a Siracusa.
SALVINI - Sulla protesta dei forconi è intervenuto anche il neosegretario della Lega Nord Matteo Salvini: «Se devo scegliere se stare con chi blocca le strade o con chi blocca il lavoro scelgo chi lotta per il lavoro perché è peggio chi blocca il lavoro piuttosto di chi blocca le strade per protesta perché non ce la fa più».

Sciopero dei "forconi", la mappa dei presidi lungo l’Italia

Scatta alle 22 di domenica 8 dicembre la protesta organizzata dal movimento nato in Sicilia. Previste manifestazioni da Nord a Sud. Il leader Mariano Ferro assicura che non ci saranno blocchi stradali. Ma il Viminale teme infiltrazioni

Parte nella serata di domenica 8 dicembre "Fermiamo l'Italia", la protesta dei Forconi con volantinaggi e presidi che, almeno in Sicilia, secondo le assicurazioni del leader locale Mariano Ferro, non dovrebbero sfociare in blocchi stradali per i quali, comunque, il Garante degli scioperi ha promesso sanzioni e il Viminale tolleranza zero. La giornata clou sarà in ogni caso quella di lunedì 9 dicembre. 

Secondo le informazioni raccolte sul web dai siti dei promotori dell'agitazione che potrebbe paralizzare l'Italia - ci saranno manifestazioni a Udine a Piazzale Osoppo, a Pordenone sulla Statale inferiore, a Zoppola Orcenico, a Parma nei pressi  dello svincolo dell’autostrada A1, a Napoli (sempre al casello autostradale) e poi a Caserta, Mazara del Vallo, Santa Ninfa, Castelvetrano, a Ragusa, a Genova e a Milano. 

Le altre manifestazioni annunciate per la giornata di lunedì 9 dicembre  saranno a Orbassano all'interporto, ad Asti in Piazza Alfieri, Piazza Primo Maggio e Corso Savona, a Torino presidi e cortei da Porta Palazzo a Piazza Castello. Saranno organizzati presidi anche a Vercelli, Lodi, Piacenza, Ferrara, Imperia, Bordighera, Reggio Emilia, Viareggio, Grosseto, Pesaro, Macerata, Teramo, Roma, Bari, Cerignola, Andria, Cosenza, Milazzo, Palermo, Alcamo, Castellamare del Golfo, Agrigento e Campobello di Licata, dove sono comparse scritte mafiose di supporto. 

Disagi potrebbero esserci anche agli snodi ferroviari, portuali e autostradali di Reggio Calabria e Messina. Fuori dalla protesta è la Sardegna, dove il movimento dei pastori sardi prevede iniziative autonome. In tutto sono circa un centinaio i punti caldi attorno ai quali si dovrebbero radunare i forconi e le piccole galassie di malcontento anti-governo e anti-europa che li affiancano, come quella di parte degli allevatori contrari alle quote latte e degli imprenditori del Life. 

sabato 7 dicembre 2013

"Fate provviste: bloccheremo l'Italia". Pronta la rivoluzione del 9 dicembre

"Quando un governo non fa ciò che vuole il popolo, va cacciato con mazze e pietre". E commercianti, impiegati, artigiani, agricoltori, padri e madri di famiglia sono pronti. Almeno stando a sentire gli organizzatori della rivoluzione del 9 dicembre, quella che, a partire dalla mezzanotte del giorno dell'Immacolata, promette di bloccare ad oltranza l'intero Paese, da Bolzano a Reggio Calabria isole comprese.
Una specie di movimento dei Forconi, resuscitati per l'occasione e più vitali che mai, che nel gennaio 2012 paralizzarono per nove giorni strade e raffinerie in Sicilia. Solo che stavolta, complice internet, la protesta è più grande. Sul piede di guerra ci sono anche il Movimento autonomo autotrasportatori, Aitras Trasportunito, Assiotrat, Assotrasport e Azione nel trasporto italiano. E poi altre associazioni, (Comitati Agricoli Riuniti, Associazione Rurale Veneto, Life, Cospa) e tanti cittadini comuni.
manifesto 9 dicembre
 
"Frontiere, porti, strade e autostrade saranno bloccati da cittadini semplici affiancati da autotrasportatori, agricoltori e allevatori, tutti uniti nella lotta", spiegano gli organizzatori per nulla ridimensionati dal passo indietro di Unatras, l'Unione nazionale delle associazioni dell'autotrasporto merci, e Anita, dopo un incontro positivo al ministero dei Trasporti.
"Non ci possono essere revoche di sciopero, perché questo non è uno sciopero di categoria ma una protesta di tutti i cittadini", spiega ad Affaritaliani.it uno dei protagonisti e ideatori dell'iniziativa, Danilo Calvani di Comitati Agricoli Riuniti. Che non ha dubbi: "L'Italia si bloccherà".
Come non li hanno gli altri sostenitori. "Fate tutti rifornimento di carburanti, alimentari e di ogni cosa" perché i negozi resteranno vuoti, avverte un'aderente particolarmente battagliera sulla pagina Facebook dell'iniziativa 9 dicembre 2013, dalla quale si evince che i motivi della rivoluzione sono tanti e svariati.
italia 9 dicembreCalvani (Comitati Agricoli Riuniti): "Si prepara una vera rivoluzione"

 
9 dicembre inizioChiavegato (Life): "E' l'inizio di una fine"
 "Ci hanno accompagnati alla fame, hanno distrutto l’identità di un paese, hanno annientato il futuro di intere generazioni", spiega il manifesto, e ora l'Italia "si ribella e scende nelle strade e nelle piazze contro il far-west della globalizzazione che ha sterminato il lavoro degli italiani, contro questo modello di Europa, per riprenderci la sovranità popolare e monetaria, per riappropriarci della democrazia, per il rispetto della costituzione contro un governo di nominati, per difendere la nostra dignità".
Ma nel mirino ci sono soprattutto i politici. "La sentenza della Corte Costituzionale (sull'incostituzionalità dell'attuale legge elettorale, ndr) ha avallato quanto andiamo dicendo: questo Parlamento è illeggittimo perché ha violentato la Costituzione e noi non lo riconosciamo. Non escludo che mercoledì convergeremo tutti su Roma quando si voterà la fiducia", annuncia Calvani.
Insomma, come da grillina memoria:  casta, euro, banche, tasse, lavoro. Quanto basta per portare in strada centinaia di cittadini stanchi e arrabbiati che rifiutano qualsiasi tipo di appartenenza politica. Compresa stavolta quella stellata: "Dopo la nostra protesta nel Lazio di due anni fa, Grillo ha copiato per intero quanto da noi denunciato e rivendicato", spiega ancora Calvani  ad Affari. E conclude: "Se con noi in strada ci saranno anche cittadini che votano Grillo che partecipano in quanto italiani, ben vengano. Così come tutti gli altri. Ma nessuno si azzardi a mettere il cappello a questa manifestazione".

venerdì 6 dicembre 2013

E’ morto Nelson Mandela!

mandela

Nelson Mandela è morto a 95 anni. Non ce la faceva più, era stanco, debilitato da un infezione polmonare e dagli anni. Nonostante tutto Mandela non rinunciava mai a rappresentare il suo popolo, il Sud Africa, nelle cerimonie a cui veniva invitato. E’ stato un uomo immenso, in grado di sopportare il peso di 28 anni di ingiusta carcerazione prima e un presidente giusto poi.
E’ stato il primo presidente ad essere stato eletto dopo la fine dell’ apartheid nel suo Paese, e proprio per la lotta contro la segregazione dei neri, ha ricevuto il Premio Nobel per la pace nel 1993. A dare la notizia della sua morte è stato il Presidente sudafricano Jacob Zuma: “Adesso riposa, adesso è in pace! La nostra nazione ha perso un grande figlio”, Mandela avrà venerdì i funerali di Stato.

L'Europa vista da un italiano.


Siamo il governo del fare !!!


Disabilità e Disabilità ...


mercoledì 4 dicembre 2013

Allarme della London School of Economics: “Non rimarrà nulla dell'Italia”

Nel giro di 10 anni del nostro Paese non rimarrà più nulla. O quasi. E' la conclusione catastrofica cui giunge nella sua analisi il professore Roberto Orsi della London School of Economics and Political Science (LSE). Che cosa ci sta portando alla dissoluzione e all'irrilevanza economica? Una classe politica miope che non sa fare altro che aumentare le tasse in nome della stabilità. Monti ha fatto così. E Letta sta seguendo l'esempio. Il tutto unito a una "terribile gestione finanziaria, infrastrutture inadeguate, corruzione onnipresente, burocrazia inefficiente, il sistema di giustizia più lento e inaffidabile d’Europa".
L'ANALISI DI ORSI
“Gli storici del futuro probabilmente guarderanno all’Italia come un caso perfetto di un Paese che è riuscito a passare da una condizione di nazione prospera e leader industriale in soli vent’anni in una condizione di desertificazione economica, di incapacità di gestione demografica, di rampate terzomondializzazione, di caduta verticale della produzione culturale e di un completo caos politico istituzionale. Lo scenario di un serio crollo delle finanze dello Stato italiano sta crescendo, con i ricavi dalla tassazione diretta diminuiti del 7% in luglio, un rapporto deficit/Pil maggiore del 3% e un debito pubblico ben al di sopra del 130%. Peggiorerà.
Il governo sa perfettamente che la situazione è insostenibile, ma per il momento è in grado soltanto di ricorrere ad un aumento estremamente miope dell’IVA (un incredibile 22%!), che deprime ulteriormente i consumi, e a vacui proclami circa la necessità di spostare il carico fiscale dal lavoro e dalle imprese alle rendite finanziarie. Le probabilità che questo accada sono essenzialmente trascurabili. Per tutta l’estate, i leader politici italiani e la stampa mainstream hanno martellato la popolazione con messaggi di una ripresa imminente. In effetti, non è impossibile per un’economia che ha perso circa l’8 % del suo PIL avere uno o più trimestri in territorio positivo. Chiamare un (forse) +0,3% di aumento annuo “ripresa” è una distorsione semantica, considerando il disastro economico degli ultimi cinque anni. Più corretto sarebbe parlare di una transizione da una grave recessione a una sorta di stagnazione.
Il 15% del settore manifatturiero in Italia, prima della crisi il più grande in Europa dopo la Germania, è stato distrutto e circa 32.000 aziende sono scomparse. Questo dato da solo dimostra l’immensa quantità di danni irreparabili che il Paese subisce. Questa situazione ha le sue radici nella cultura politica enormemente degradata dell’élite del Paese, che, negli ultimi decenni, ha negoziato e firmato numerosi accordi e trattati internazionali, senza mai considerare il reale interesse economico del Paese e senza alcuna pianificazione significativa del futuro della nazione. L’Italia non avrebbe potuto affrontare l’ultima ondata di globalizzazione in condizioni peggiori.
La leadership del Paese non ha mai riconosciuto che l’apertura indiscriminata di prodotti industriali a basso costo dell’Asia avrebbe distrutto industrie una volta leader in Italia negli stessi settori. Ha firmato i trattati sull’Euro promettendo ai partner europei riforme mai attuate, ma impegnandosi in politiche di austerità. Ha firmato il regolamento di Dublino sui confini dell’UE sapendo perfettamente che l’Italia non è neanche lontanamente in grado (come dimostra il continuo afflusso di immigrati clandestini a Lampedusa e gli inevitabili incidenti mortali) di pattugliare e proteggere i suoi confini. Di conseguenza , l’Italia si è rinchiusa in una rete di strutture giuridiche che rendono la scomparsa completa della nazione certa.
L’Italia ha attualmente il livello di tassazione sulle imprese più alto dell’UE e uno dei più alti al mondo. Questo insieme a un mix fatale di terribile gestione finanziaria, infrastrutture inadeguate, corruzione onnipresente, burocrazia inefficiente, il sistema di giustizia più lento e inaffidabile d’Europa, sta spingendo tutti gli imprenditori fuori dal Paese. Non solo verso destinazioni che offrono lavoratori a basso costo, come in Oriente o in Asia meridionale: un grande flusso di aziende italiane si riversa nella vicina Svizzera e in Austria dove, nonostante i costi relativamente elevati di lavoro, le aziende troveranno un vero e proprio Stato a collaborare con loro, anziché a sabotarli. A un recente evento organizzato dalla città svizzera di Chiasso per illustrare le opportunità di investimento nel Canton Ticino hanno partecipato ben 250 imprenditori italiani.


La scomparsa dell’Italia in quanto nazione industriale si riflette anche nel livello senza precedenti di fuga di cervelli con decine di migliaia di giovani ricercatori, scienziati, tecnici che emigrano in Germania, Francia, Gran Bretagna, Scandinavia, così come in Nord America e Asia orientale. Coloro che producono valore, insieme alla maggior parte delle persone istruite è in partenza, pensa di andar via, o vorrebbe emigrare. L’Italia è diventato un luogo di saccheggio demografico per gli altri Paesi più organizzati che hanno l’opportunità di attrarre facilmente lavoratori altamente, addestrati a spese dello Stato italiano, offrendo loro prospettive economiche ragionevoli che non potranno mai avere in Italia.
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L'ETÀ PER LA PENSIONE: UNA NUOVA STANGATA!


La notizia potrebbe non destare scalpore su televisioni e giornali, intenti a seguire le vicende personali degli esponenti del Governo. Siamo sicuri però che farà discutere (e non poco) i lavoratori, soprattutto se vicini alla tanto agognata pensione!

Dal primo gennaio 2014 infatti scatta l'aumento dell'età per la pensione per le diverse categorie, come previsto dalla tanto criticata riforma del lavoro targata Elsa Fornero. Vediamo ora nel dettaglio chi  e come sarà colpito dai nuovi provvedimenti.

Le donne occupate nel settore privato dovranno maturare 63 anni e nove mesi di età per ottenere la pensione di vecchiaia, con un aumento di un anno e mezzo rispetto alle norme in vigore ad oggi. Se non faranno in tempo ad andare in pensione entro il 2015 le donne dipendenti dovranno raggiungere addirittura 65 anni e tre mesi. Per quanto riguarda le lavoratrici autonome o che aderiscono alla gestione separata Inps invece l'attesa per la pensione aumenterà di un anno, con 64 anni e nove mesi di anzianità richiesta. Anche per queste lavoratrici dal 2016 scatterà un ulteriore aumento che porterà l'età per la pensione di vecchiaia a 65 anni e nove mesi.



Buone notizie (si fa per dire) invece per gli uomini: non cambiano i requisiti per il pensionamento nel 2014, anche se un nuovo scalino è previsto per il 2016, quando ci sarà un nuovo adeguamento in linea con la speranza di vita. Aumenta la speranza di vita ma diminuisce quella per la pensione anche per i dipendenti del settore pubblico: non cambiano i requisiti per la pensione rispetto alle norme in vigore per quest'anno. I cosiddetti "statali" andranno in pensione fino al 2105 con 66 anni  e tre mesi di età, ma nel 2016 scatterà anche per questa categoria un ulteriore aumento dell'età.

Per il 2014 la pensione anticipata per il raggiungimento degli anni di contribuzione aumenta di un mese per gli uomini (si passa da  42 anni e cinque mesi a 42 anni e mezzo per gli uomini), mentre per le donne sarà necessario aver lavorato per almeno 41 anni e mezzo, quindi per un mese in più rispetto a quanto ad oggi in vigore.

Ulteriori aumenti dell'età della pensione sono previsti per il 2016, anche siamo sicuri che nessuno potrà dormire sonni tranquilli, in quanto quello delle pensioni si conferma il settore più tartassato da tasse e nuove norme (ovviamente peggiorative).