sabato 26 febbraio 2011

Berlusconi: "No alla scuola pubblica, mai coppie gay"

"Nel 1994 sono sceso in politica contro i comunisti"

Berlusconi: 'No alla scuola pubblica, mai coppie gay'

ROMA - Giornata di interventi pubblici per SIlvio Berlusconi: due interventi nelle sale dell'Hotel Ergife di Roma (prima nella riunione del Partito Repubblicano e poi nel summit dei cristiano-riformisti) e un messaggio inviato alla riunione dei giovani del Pdl, che si tiene a Sorrento fino a domani. I temi toccati sono stati diversi.

Il primo intervento l'ha fatto dai repubblicani, dove ha avuto una accoglienza incerta: parte della platea applaudiva e parte lo fischiava. Quando poi ha cominciato a parlare, uno dei primi punti toccati è stata la Libia: il premier ha annunciato che Gheddafi non controlla più la situazione, ma poi ha incolpato l'Europa di inerzia. Ha inoltre sottolineato come non si sa quale sarà l'evoluzione della rivolta libica, se ci sarà uno stato democratico o uno stato estremista islamico. Non sono mancate le frecciate all'opposizione: "Sono desolanti le polemiche provinciali delle opposizioni in Italia sulla Libia e i piccoli tentativi di attaccare il governo su politiche che sono state sempre fatte da molto decenni. Ma oggi l'opposizione con cui ci troviamo a doverci confrontare non ha mai rinunciato all'idea della spallata e alle trame di palazzo per ottenere i risultati che per altre strade non riescono ad ottenere". Poi si è spostato di qualche decina di metri per andare a fare il bis presso i Cristiano-Riformatori. Naturalmente qui ha toccato argomenti diversi, adatti a sollecitare l'estremismo cattolico della platea. E quindi ha rivendicato la sua discesa in politica nel 1994, "per sventare il pericolo del dominio comunista". Poi ha specificato che durante il suo governo "non ci sarà mai una equiparazione tra matrimoni tradizionali e unioni gay, così come non ci saranno adozioni per i genitori single". Poi il premier ha asserito che è ingiusto privare i genitori della possibilità di mandare i propri figli a scuola privata, costringendoli così a mandarli ad una scuola pubblica dove non imparano nulla, perchè gli insegnanti non sono in grado di educare. Poi ha concluso l'intervento dicendo: "E adesso vi invito tutti al bunga bunga".
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Milleproroghe, sì del Senato: è legge

Roma, 26 feb. (Adnkronos) - Via libera del Senato al decreto legge Milleproroghe. Con 159 voti favorevoli, 126 voti contrari e 2 astenuti palazzo Madama ha licenziato il provvedimento, che diventa così legge.

Il Senato ha approvato in zona Cesarini il decreto legge. Il terzo passaggio, che non ha modificato il provvedimento, ha impegnato il governo con alcuni ordini nel giorno. In particolare l'esecutivo ha accolto un odg del Pd che lo impegna a prorogare fino al 2012 il divieto di incroci tra Tv e stampa.

Accolto anche un altro ordine del giorno, presentato dalla maggioranza, sull'anatocismo e recepito un secondo come raccomandazione. Gli impegni dell'esecutivo, tuttavia, non sono stati ritenuti sufficienti dalle opposizioni, che avevano presentato altri odg sullo stesso argomento, e hanno votato contro le proposte della maggioranza. L'ordine del giorno accolto, a firma di Antonio Battaglia (Pdl), impegna l'esecutivo ''a valutare l'opportunità di intervenire in tempi rapidi, anche attraverso eventuali interventi normativi a tutela degli interessi legittimi dei cittadini, nel pieno rispetto dei principi costituzionali, negli eventuali contenziosi bancari'' affinché l'interpretazione della misura contenuta nel milleproroghe ''non si configuri come danno nei loro confronti e, in particolare, a tutela di quanti vantano crediti nei confronti della pubblica amministrazione''. Il secondo odg, che il governo ha accolto come raccomandazione, impegna invece il governo a ''riesaminare l'interpretazione fornita dall'articolo'' contenuto nel milleproroghe, ''riportandola negli ambiti interpretativi finora fatti propri dalla giurisprudenza legittima'' e ribaditi dalla sentenza della Corte di Cassazione.

Via libera, infine, all'odg su Poste italiane, in cui si precisa che dovrà essere il soggetto deputato all'attuazione della banca del Mezzogiorno.

Già nel pomeriggio il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha promulgato il provvedimento. ''Si è preso atto - si legge in un comunicato del Quirinale - che governo e Parlamento hanno provveduto ad espungere dal testo molte delle aggiunte sulle quali erano stati formulati rilievi da parte del Capo dello Stato. Restano comunque disposizioni in ordine alle quali potranno essere successivamente adottati gli opportuni correttivi, alcuni dei quali sono del resto indicati in appositi ordini del giorno approvati dalle Camere o accolti dal governo''. ''Il Presidente Napolitano ha altresì preso atto dell'impegno assunto dal governo e dai presidenti dei gruppi parlamentari di attenersi d'ora in avanti al criterio di una sostanziale inemendabilità dei decreti-legge'', si legge ancora nella nota del Quirinale.

Libia, passa con i rivoltosi la base aerea militare di Tobruk

Tripoli, 26 feb. (Adnkronos/Aki) - Gli ufficiali della base aerea militare libica Gamal Abdel Nasser, che si trova 16 chilometri a sud di Tobruk, nel nord-est del paese, sono passati dalla parte dei rivoltosi. Lo ha annunciato un ufficiale della base militare intervistato dalla tv satellitare 'al-Arabiya'. La base aerea ospita 60 caccia Mirage F1 dell'aviazione libica.

L'ex ministro dell'Interno libico, Abdel Fattah Yunis, da Bengasi, in un'intervista ha affermato: "Tutto l'esercito libico deve unirsi alla rivolta, non c'è nulla da aspettare".

Intanto, la città di Tripoli si è svegliata questa mattina in una situazione di calma relativa. Non si registrano nuove proteste e scontri dopo quelle avvenute ieri in diversi quartieri della città. Mentre oggi sarebbero scesi in piazza nel quartiere Tajura i sostenitori di Gheddafi.

Secondo quanto riferisce il giornalista residente nella capitale libica, Muahhadm al-Hayazi, alla tv araba 'al-Jazeera', un gruppo di attivisti e intellettuali che hanno preso parte alle proteste di ieri sta creando un coordinamento dei gruppi di opposizione in città per cercare di operare in stretto contatto con i gruppi di insorti che controllano Bengasi e la Cirenaica, in modo da portare avanti un tipo di lotta organizzata contro il regime di Muammar Gheddafi.

Nuovi scontri a fuoco si sono registrati nella notte invece nei dintorni dell'aeroporto di Misurata, caduto nei giorni scorsi nelle mani dei rivoltosi libici. Secondo quanto riferisce un testimone alla tv satellitare 'al-Arabiya', le milizie fedeli a Gheddafi hanno tentato più volte di riconquistare l'aeroporto, ma sono stati sempre respinti dai ribelli. I siti dell'opposizione libica hanno pubblicato un videomessaggio del maggiore dell'esercito libico Abu Bakr Ali, responsabile dello scalo, che sarebbe tenuto in ostaggio dagli insorti. Nel video, della durata di 40 secondi, l'ufficiale si rivolge alla sua tribù, alla quale chiede "di evitare ulteriori spargimenti di sangue e di fare gli interessi del popolo".

Secondo l'ong Human Right Watch (Hrw) le forze di sicurezza libiche, supportate da sostenitori di Gheddafi, hanno inoltre attaccato nelle scorse ore gli insorti che cercano di mantenere il controllo di al-Zawiyah, 30 chilometri circa a ovest di Tripoli. Secondo la tv di stato, ancora in mano al Colonnello, la situazione nella città sarebbe ritornata quasi alla normalità e ''non resta che un piccolo gruppo ribelle''.

Uno dei figli del leader libico Muammar Gheddafi, Seif al Islam, ha offerto negoziati ai ribelli che si oppongono al regime del padre, ma il suo linguaggio non è apparso conciliante. "Abbiamo a che fare con dei terroristi - ha detto nella tarda serata di ieri - l'esercito ha deciso di non attaccarli e di dar loro l'opportunità di negoziare. Speriamo di poterlo fare in modo pacifico e lo faremo a partire da domani". Il giovane Gheddafi ha poi negato la presenza di mercenari africani e assicurato che "lo stato riprenderà il controllo delle città nella parte orientale del Paese".
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Caso Yara: cadavere in stato decomposizione trovato da un passante

Roma, 26 feb. (Adnkronos) - Il corpo di Yara Gambirasio e' stato trovato in localita' Madone. In stato di decomposizione, il cadavere giaceva nelle vicinanze di un corso d'acqua, con addosso gli stessi vestiti che aveva Yara la sera della scomparsa. Il ritrovamento e' stato effettuato da un passante che ha avvertito le forze dell'ordine. Saranno ora i rilievi medico-legali a dare la certezza definitiva sul fatto che il corpo ritrovato e' quello di Yara.

"Stop alle baby pensioni di reversibilità"

La Lega: assegno alle vedove giovani solo quando raggiungono i 60 anni. E attacca i matrimoni misti.

ROBERTO GIOVANNINI

È il classico fenomeno che come numeri pesa poco, ma che solleva un «allarme sociale» sproporzionato. Parliamo dei matrimoni in cui un cittadino italiano anziano convola in legittime nozze con una donna straniera molto più giovane. «È la badante extracomunitaria che si fa sposare dal vecchio un po’ bollito per i suoi soldi e per la pensione», dicono in tanti. A volte, invece, è il «vecchio» che decide di premiare la sua fida collaboratrice impalmandola. Fatto sta che alla vedova resterà una pensione di reversibilità, l’assegno (ridotto rispetto a quello di vecchiaia, al 60% se non ci sono figli) che spetta al coniuge superstite. E giù dibattiti e polemiche per capire se è giusto, se è sbagliato, se è un furto, se è un premio. Per combattere questo scempio è arrivato un disegno di legge presentato da un deputato della Lega Nord, Matteo Bragantini. Una proposta che punta a sospendere la pensione di reversibilità al coniuge superstite con meno di quarant’anni. Presumibilmente una donna, non di stirpe italica, intenzionata a usare l’assegno per decenni alla faccia del contribuente.

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http://www3.lastampa.it/economia/sezioni/articolo/lstp/390728/

"Così il denaro finiva dal conto di Berlusconi a quelli di Mora e Fede"

Ecco le nuove carte dei pm: Il percorso tortuoso di tre versamenti da 100mila euro

PAOLO COLONNELLO

MILANO
Nuovi conti, nuovi regali, nuove prove insomma a carico di Silvio Berlusconi. E poi la solita valanga d’intercettazioni e sms tra le ragazze di via Olgettina e Nicole Minetti, tra Lele Mora ed Emilio Fede, i prossimi candidati alla richiesta di rinvio a giudizio per favoreggiamento e induzione della prostituzione, prevista per mercoledì.
Al di là del folklore e del solito florilegio tra le giovani invitate ad Arcore, pronte anche al ricatto quando vedono comparire sui giornali le prime indiscrezioni e nel panico dopo che hanno subito le perquisizioni, la vera sostanza dei quindici faldoni depositati la settimana scorsa a sostegno del giudizio immediato di Berlusconi sta forse nelle decine di ricevute bancarie rintracciate dalla Guardia di Finanza per pagare auto e comodità, nonché assegni circolari a Lele Mora in fallimento. In particolare, gli inquirenti individuano tre versamenti di 100 mila euro ciascuno, tra fine agosto e ottobre scorso, che dai conti della Popolare di Sondrio e del Monte dei Paschi di Siena del Cavaliere finiscono, attraverso le operazioni del fido ragionier Giuseppe Spinelli, all’impresario di spettacolo. E da questi a Emilio Fede in due assegni circolari di 50 mila euro ciascuno.
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Armi chimiche, la grande paura Alla frontiera: "Ci prepariamo"

«Abbiamo tute e maschere» Trentamila persone in fuga sono già passate oltreconfine.

DOMENICO QUIRICO

INVIATO A RAS AL JEDIR (confine libico-tunisino)
C’ è, nell’alambicco di Gheddafi, anchilosato dalla sua irriducibile fuga per le tenebre, verso le tenebre, un’ultima sorpresa?
Non ci sbarazzeremo facilmente di questo Frankenstein. Il potere si esercita ormai solo nella capacità di far colare il sangue del suo popolo, nell’imporgli lo spietato lenocinio della sventura. Ma, come Saddam, vuole infiggere come un chiodo la sua fine nel corpo vivo dell’Occidente che lo ha abbandonato. Crescono i segnali, le voci, gli allarmi che scivolano dall’ultima Libia di Gheddafi: per le armi chimiche che questo templare dell’annientamento avrebbe nascosto. Le aveva scenograficamente distrutte nel 2003, giurava, l’atto fondatore del ravvedimento che aveva spinto l’America e il mondo a trasformarlo in affidabile compagno d’affari.
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Soltanieh: ultimo rapporto Aiea conferma natura pacifica nucleare iraniano

Soltanieh: ultimo rapporto Aiea conferma natura pacifica nucleare iraniano
TEHERAN - L'Agenzia internazionale dell'energia atomica (Aiea) ha confermato ancora una volta la natura pacifica del programma nucleare iraniano. Ad affermarlo e' stato Ali Asghar Soltanieh, ambasciatore iraniano peresso l'Aiea riferendosi all'ultimo rapporto pubblicato ieri dalla stessa agenzia Onu nel quale e' stato ribadito che la Repubblica islamica ha continuato a rispettare i criteri previsti dal Trattato di non proliferazione. Lo riferisce la Press TV precisando che il rapporto però chiede ancora a Teheran di interrompere il suo arricchimento dell'uranio, anche se l'agenzia ha voluto precisare che tale richiesta non è "motivata politicamente", in quanto tutte le attività nucleari iraniane sono monitorate e vengono effettuate sotto il rigido controllo della stessa agenzia. Ha aggiunto Soltanieh.

Le rivolte nella regione una minaccia per le basi militari Usa

Le rivolte nella regione una minaccia per le basi militari Usa

Le recenti rivolte nei paesi arabi del Medioriente hanno destato serie preoccupazioni tra le autorità americane dato che alcune di queste rivolte potrebbero portare allo “sfratto” dei militari americani dalle loro basi nella regione. La regione che ha l’importanza strategica maggiore è quella del Golfo Persico. In questa la Casabianca ha piazzato la bellezza di 27 mila militari, divisi nelle basi in Qatar, Emirati Arabi Uniti, Kuwait, Bahrain e Arabia Saudita.
Per ora il grosso guaio è quello del Bahrain. La repressione brutale degli oppositori, per lo più sciiti, della dinastia degli Al-Khalifa sembra aver reso più decisi i rivoltosi che vogliono un vero cambiamento. Nel piccolo regno si trova il quartier generale della quinta flotta della marina usa con 4 mila soldati.
Secondo indiscrezioni, gli altri paesi nominati sono nella lista d’attesa e presto anche in questi si potrebbero vedere scene simili al Bahrain.
Secondo le dichiarazioni ufficiali del Pentagono ‘i moti popolari’ non minacciano le basi americane ma avendo un paese in preda alla rivoluzione, come minimo si può dire che gli Usa non saranno più in grado di usare al meglio tali basi.
L’ex diplomatico americano David Aaron spiega che gli Usa non hanno talloni d’Achille e che persino la chiusura di una singola base non influenza il suo potere in linea di massima ma che riduce per le forze dispiegate nella regione la possibilità di agire in forma di rete.
Ciò significa che gli americani d’ora in poi saranno più deboli nel Golfo Persico e quindi non potranno più svolgere due funzioni principali:
1) Controllare e condizionare a piacimento le rotte di esportazione del petrolio.
2) Monitorare le attività e le mosse della marina militare iraniana.
Si tratta di un cambiamento che potrebbe influenzare in maniera non poco rilevante il potere degli Usa nell’interno mondo e dare vita a nuovi scenari anche a livello internazionale.

Armi italiane in Libia nel 2009 senza alcuna autorizzazione ufficiale

Armi italiane in Libia nel 2009 senza alcuna autorizzazione ufficiale

di redazione

gheddafi42 Armi italiane in Libia nel 2009 senza alcuna autorizzazione ufficiale

“Nel 2009 l’Italia ha triangolato attraverso Malta al regime del Colonnello Gheddafi oltre 79 milioni di euro di armi leggere ad uso militare della ditta Beretta. E’ anche con queste armi che l’esercito di Gheddafi sta sparando sulla popolazione”. Questa la denuncia documentata dalla Rete Italiana per il Disarmo e dalla Tavola della Paceche chiedono al governo Berlusconi di rispondere urgentemente in merito. Si tratta di armi che – come ha confermato direttamente a Rete Disarmo un funzionario del Ministero degli Esteri di Malta sono “di provenienza italiana, e non hanno mai toccato il suolo maltese”. Anche perché (conferma la stessa fonte) nel piccolo stato insulare non son presenti fabbriche di armi e munizioni.
Il Ministero degli Esteri maltese ha precisato poi che “come confermato dall’ambasciata italiana a Tripoli, il destinatario finale della consegna era il Governo libico” e siccome nel 2009 non erano attive forme di sanzione verso il regime di Gheddafi “l’autorizzazione al traffico – comprese quelle doganali – sono state rilasciate senza problemi”.
Ma dalle Relazioni della Presidenza del Consiglio italiano sull’export di armamenti non risulta alcuna autorizzazione all’esportazione di quelle armi né a Malta né alla Libia, creando quindi un buco impressionante in termini di controllo.
“La notizia è certa e documentata” – afferma Giorgio Beretta di Unimondo e analista della Rete Disarmo. Il Rapporto dell’Unione Europea sull’esportazione di armamenti pubblicato nel gennaio scorso riporta per l’anno 2009 autorizzazioni e consegne da Malta verso la Libia di 79.689.691 di euro.
Si tratta di armi della categoria ML 1 e cioè armi ad anima liscia di calibro inferiore a 20 mm, altre armi e armi automatiche di calibro 12,7 mm (calibro 0,50 pollici) e accessori e componenti appositamente progettati)”.
Da nessun rapporto ufficiale della Presidenza del Consiglio (quelli dovuti per la legge 185 sull’export di armamenti militare) si evince che ci sia stata una qualche autorizzazione in merito. Anche i dati dell’ISTAT (che riportano tutte le esportazioni di armi italiane ad uso civile) non segnalano per il 2009 alcuna esportazione di quel valore né a Malta né alla Libia; per quell’anno si parla solo di 390.584 di euro di Armi, munizioni e loro parti ed accessori per Malta e per la Libia solo 8.171.698 di euro di forniture. “E allora i casi sono due: o una ditta italiana ha esportato queste armi senza l’autorizzazione del Governo italiano (ma allora avrebbero dovuto essere bloccate dalle dogane maltesi) o – come è più probabile – vi è stata un’autorizzazione da parte di qualche ufficio del Governo italiano che però non è stata mai notificata né nelle Relazioni al Parlamento né all’Unione Europea” – conclude Beretta.
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LIBIA: CONSIGLIO SICUREZZA ONU VOTA SANZIONI ALLE 17

(AGI) New York. - Il Consiglio di sicurezza dell'Onu si riunira' oggi alle 17 ora italiana a Palazzo di Vetro per votare l'imposizione di sanzioni alla Libia. Il pacchetto, intorno a cui c'e' l'accordo, prevede embargo sulle armi, congelamento dei beni, limite ai viaggi dei dignitari e un riferimento a eventuali crimini contro l'umanita'. Il segretario generale dell'Onu, Ban Ki-moon, e' stato determinato: "perdere altro tempo significa perdere piu' vite", ha detto parlando davanti al Consiglio. Lunedi' Ban incontrera' il presidente americano Barack Obama .

Venti di guerra nel Mediterraneo. L’Italia in prima fila

L’Italia rischia, suo malgrado. Richiamata alla guerra contro il vicino Gheddafi

Difficile avere una panoramica totale o prevedere cosa succederà nelle prossime ora ma certo che qualche ipotesi si può fare.
Il colonnello Gheddafi, ieri, senza mezzi termini, ha espresso la volontà di schiacciare la rivolta con ogni mezzo. Nulla del suo discorso ha fatto presagire una qualsiasi possibilità di mediazione o di compromesso, ne con i manifestanti, ne con i paesi occidentali. Il governo italiano teme. La vantata “amicizia particolare” con il dittatore non ha funzionato.
È il costo da pagare quando si dà credibilità e eccessiva importanza ad un satrapo. Il bradipo continente Europa, ha dimostrato insicurezza e incapacità. Debilitata l'Italia, annaspa e panica incapace di comprendere cose più grandi di lei. La politica estera, è altra cosa; il mondo guarda e ascolta non si può condire con la solita fufa.
Le incompetenze del governo Italia emergono grossolane. I silenzi imbarazzano. Quando parlano e anche peggio. L'Europa sotto scacco matto. L'Italia e l'Europa ricattabili. Gas petrolio, e banche, la vulnerabilità. Dopo la riunione del Consiglio di sicurezza dell'ONU è sempre più possibile un piano di intervento in Libia. Se il colonnello libico non rinuncia al massacro e non avviene l'auspicato colpo di Stato, è inevitabile che Stati Uniti e alleati dovranno attivare un azione che in primis porterà mezzi navali poi portaerei nel mediterraneo, e per evitare raid aerei mercenaria, un no-fly in Libia, a tutela dei rivoltosi.
Qualcuno sta già fregando le mani. C'è la possibilità di spostare interessi economici da A a B. The president Obama si troverebbe a gestire la sua prima guerra e trascinare con se i soliti noti. Bisogna difendere la “democrazia”.
Non si può pensare che il terzo paese al mondo possessore di gas e petrolio sia lasciato in balia di giovani manifestanti inermi con il grande rischio di insediamento di gruppi terroristici al potere, in una nazione che affaccia sul mediterraneo. Impensabile!
Un report della Cia compilato da Antony Cordesman chiarisce che “il 95% delle esportazioni del Paese è rappresentato dal barile che costituisce il 25% del prodotto interno lordo e assicura il 60 per cento degli stipendi del settore pubblico. La Libia, grazie al petrolio e a una popolazione contenuta (circa 6 milioni e mezzo di abitanti) è lo Stato del Nord Africa con il più alto reddito pro-capite”. Però, la Libia è sotto dittatura e a governare sono i clan, perciò la ricchezza resta nelle mani di pochi.
Gli osservatori internazionali, registrano che l'esercito di Gheddafi, è poco qualificato e attrezzato; non raggiunge gli standard minimi. Le defezioni di questi giorni, i caccia a Malta, lo schianto del caccia-bombardiere Sukhoi-22 e le due navi da guerra al largo di Malta, dimostrano una sfaldatura dell'esercito, cosa che fa presagire un non possibile colpo di Stato che preordina un futuro governo di transizione.
Questo è quanto potrebbero maturare. L'occidente, dovrà tener conto e dovrà promuovere una missione militare con bandiera ONU.
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Ruby, ecco i bonifici del premier alle ragazze del bunga bunga

Le carte dei pm, la Minetti: "Ho amato il Cavaliere, ma non ricordo quando". La procura: "L'esame congiunto della documentazione bancaria e delle intercettazioni ha permesso di individuare tre periodi in cui sono avvenuti i passaggi di denaro", dalla fine di agosto 2010 al 25 ottobre

di PIERO COLAPRICO e EMILIO RANDACIO
MILANO - È una lettura molto preziosa, quella delle 782 pagine della richiesta del giudizio immediato per Silvio Berlusconi. Fanno impressione i bonifici del premier a tredici nomi di donne. Ci sono, in questo corposo fascicolo processuale, anche gli assegni che Lele Mora, agente in bancarotta, fa ad Emilio Fede, direttore del Tg 4, il quale li incassa. E c'è molto altro, ma queste pagine, scritte dai pm e accettate dal gip Cristina Di Censo, regalano, alla primissima impronta, una precisa chiave di lettura: la procura ha «investito» sulle informazioni di Ruby. Non ha preso per oro colato i suoi verbali «da vittima», pubblicati in esclusiva da Repubblica e più che sufficienti a comprendere il «contesto» di una minorenne, scappata di casa, che si ritrova a Villa San Martino, ricoperta di gioielli e denari, e circondata dai complimenti e dalle voglie di un uno di 74 anni, ricchissimo. I pubblici ministeri hanno in parte tralasciato alcune parole, si sono concentrati su quelle che portano ai reati. E, pagina dopo pagina, rendono chiaro come e perché intendono procedere per i due reati dell'accusa al premier: e cioè la sua concussione (l'aver fatto uscire Ruby-Karima dalla questura, la notte tra il 27 e il 28 maggio 2010) in modo da occultare la «vergogna» (che costa carcere da sei mesi a tre anni) di essere utilizzatore finale di una ragazzina immigrata, libera finché si vuole, ma non maggiorenne.
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Il figlio Seif: "Sono terroristi ma ancora possiamo trattare"

Dalle tv arabe solo bugie, il mondo venga a vedere"

dal nostro inviato VINCENZO NIGRO
TRIPOLI - Forse è troppo tardi, forse servirà solo a prolungare l'agonia di un regime in disfacimento. Ma ieri notte, nel salone delle conferenze del Rixos, il figlio del capo ha dimostrato che la Libia ha un'alternativa. Che un altro leader forse sarebbe stato possibile. Saif Gheddafi ha governato per un'ora e mezza una conferenza stampa disperata di fronte alla stampa di mezzo mondo mentre il suo Paese e la dinastia creata da suo padre danzano sull'orlo dell'abisso.
Signor Gheddafi, lei sa che Stati Uniti, l'Europa, anche Cina e Russia si preparano a varare sanzioni contro il governo libico, contro suo padre, contro di voi?
«Noi abbiamo trattato per anni con le grandi potenze, sappiamo bene come lavorare col Consiglio di sicurezza, con America e Francia. Anche questi Paesi sono sotto influenza di questa grande campagna mediatica costruita contro la Libia. Io dicono solo una cosa: dovranno verificare cosa è successo per davvero in Libia, dovranno mandare una missione che elenchi i fatti, ristabilisca la verità, che racconti per davvero cosa è successo in questi giorni. Gli americani hanno grandi mezzi di intelligence, hanno i satelliti che possono raccontare cosa è successo per davvero in Libia. Venite, scoprirete la verità, perché vogliamo far sapere tutto».
E qual è la verità, lei contesta che siano avvenuti degli attacchi contro il popolo libico che si ribellava al governo?
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Silvio si intasca tutti i soldi di Fininvest: come pagherà Mondadori la maxi multa?

Pubblicati i bilanci del biscione, cifre milionarie nelle tasche del premier: e la sanzione milionaria da pagare a De Benedetti?

Il Fatto Quotidiano ha notato una cosa interessante all’interno dei dati, invero già noti, dei dividendi che i vari rami della famiglia di Silvio Berlusconi incassano quando le cedole diMediaset vengono staccate: che nulla dei guadagni che le holding di famiglia procurano alla cerchia del presidente del Consiglio viene reinvestito nelle aziende. E dire che bisogno ce ne sarebbe.

DIVIDENDI – La foto di famiglia di Silvio Berlusconi è in primissima pagina sul Giornale, casomai causasse un po’ d’invidia in qualcuno.

Per il premier, che controlla quattro delle sette holding di famiglia (Prima,Seconda, Terza e Ottava) va l’assegno più ricco: 127,5 milioni, in lieve calo rispetto ai 135,8 milioni incassati per il 2009. Per calcolare quanto ha effettivamente incassato il Cavaliere bisogna tenere conto degli intrecci azionari tra le sue società: la holding Terza, in particolare, è partecipata al 33,5% da Prima e al 15,5% da Ottava. Ciòsignificache dei 127,5 milioni Berlusconi ne incasserà al netto circa 118.

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http://www.giornalettismo.com/archives/115456/silvio-si-intasca-tutti-i-soldi-di-fininvest-come-paghera-mondadori-la-maxi-multa/

venerdì 25 febbraio 2011

IRAQ: MIGLIAIA IN PIAZZA, 15 MORTI NEL 'GIORNO DELLA COLLERA'

(ASCA-AFP) - Baghdad, 25 feb - Giornata di scontri e proteste anche in Iraq, dove le manifestazioni del ''Giorno della collera'' hanno visto pesanti scontri con le forze di sicurezza e un pesante bilancio di 15morti. Circa 5.000 le persone che si sono radunate nella piazza Tahrir di Baghdad, con la folla che ha lanciato pietre e scarpe contro gli agenti e i soldati che presidiavano la Zona Verde, l'area fortificata dove si trovano l'ambasciata Usa e il Parlamento.
Ma le manifestazioni si sono svolte in molte altre citta' del paese per chiedere migliori servizi pubblici, meno corruzione e riforme politiche.

Libia: Nato, ci prepariamo ad ogni eventualita'

Bruxelles, 25 feb. - (Adnkronos) - La Nato si prepara "ad ogni eventualita'" in Libia. E' quanto ha detto il segretario generale dell'Alleanza Atlantica, Anders Fogh Rasmussen, al termine di una riunione del Consiglio nordatlantico nel quartier generale di Bruxelles. In una nota si legge che nell'incontro di questo pomeriggio e' stata discussa "la grave situazione in Libia, che riguarda la sicurezza di migliaia di cittadini, inclusi di Paesi della Nato". "Il Consiglio nordatlantico - ha affermato il numero uno dell'Alleanza - continuera' a monitorare la situazione in stretto coordinamento con le altre organizzazioni internazionali e continuera' a consultarsi per essere pronto per ogni eventualita'".

Nuovo record per benzina e diesel La crisi in Nord Africa spinge i prezzi

Il costo del petrolio non si ferma: in arrivo la stanagata alla pompa Obama: presto la stabilizzazione Schizzano anche i biglietti aerei.

ROMA
La crisi nel Nord Africa e in particolare la situazione in Libia si fa sentire sui prezzi dei carburanti: le quotazioni del petrolio continuano ad essere in rialzo. Il Brent ad esempio ha superato i 110 dollari al barile e le ultime due chiusure delle sessioni del Platt’s hanno fatto registrare ancora aumenti nell’ordine di 0,010 euro/litro per la benzina e di 0,020 per il gasolio, in parte già assorbite sul prezzo finale.
Inevitabili le ricadute sul prezzo finale della benzina: con l’intensificarsi dei disordini in Libia, il prezzo internazionale del petrolio salirà e considerato anche l’apprezzamento dell’Euro nei confronti del dollaro, la Figisc Confcommercio stima che nei prossimi giorni ci saranno ulteriori rincari tra 1,5 centesimi di euro al litro per il gasolio e di 2 centesimi per la benzina. La Figisc ricorda che sul mercato interno, i prezzi alla pompa della benzina hanno fatto registrare un aumento di +0,021 euro/ litro con Iva per la benzina e di +0,026 euro/litro per il gasolio. «Nel panorama europeo dei prezzi, l’Italia - in una classifica decrescente dal prezzo più caro a quello meno caro - è posizionata al nono posto per il prezzo della benzina ed al sesto posto per il prezzo del gasolio».

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http://www3.lastampa.it/economia/sezioni/articolo/lstp/390624/