sabato 10 dicembre 2011

Russia, 100mila manifestanti nella Piazza Rossa: "Vogliamo le dimissioni di Putin"

(Xinhua)
Mosca, 10 dic. (Adnkronos/Dpa) - Centomila persone, molte delle quali portavano fiori bianchi, si sono riunite a Mosca per protestare contro l'esito delle elezioni parlamentari del 4 dicembre. Sui cartelli dei manifestanti scritte in cui si chiedono le dimissioni del premier Vladimir Putin. Stando a quanto riferito dall'agenzia Itar-Tass, la manifestazione è cominciata in ritardo per l'enorme affluenza di persone.
"Oggi è un grande giorno", ha commentato l'oppositore dell'attuale regime ed ex premier Mikhail Kasyanov. "Se oggi ci sono 100mila persone, domani ce ne saranno un milione".
Per l'occasione, ha reso noto il ministro dell'Interno Rashid Nurgaliyev, sono stati mobilitati 50mila agenti e duemila uomini delle forze speciali. Secondo gli organizzatori circa 35mila persone hanno aderito sui social networks alla protesta. Le proteste non solo a Mosca, ma anche in altre città della Federazione Russa, dove sono state arrestate dieci persone.
Sul sito di Garry Kasparov, l'ex campione di scacchi diventato ora uno dei principali oppositori del governo russo, è stata pubblicata una risoluzione in cinque punti in cui si chiedono nuove elezioni. La mozione è stata letta durante la manifestazione a Mosca, e dal palco sono state date due settimane di tempo per rispondere alle richieste. I cinque punti della mozione sono: il rilascio di tutti i prigionieri politici, la dichiarazione che i risultati delle elezioni parlamentari non sono da considerarsi validi, le dimissioni dell'attuale presidente della commissione elettorale Vladimir Churov, un'inchiesta su tutte le denunce di brogli con l'assunzione di provvedimenti punitivi per i responsabili e, infine, la possibilità che tutti i partiti dell'opposizione possano partecipare a nuove elezioni, veramente democratiche.
Da Russia Unita, il partito di governo russo, arriva una risposta contenuta alle manifestazioni di protesta che vengono comunque definite delle "provocazioni". "Abbiamo preso nota di queste proteste" ha dichiarato in una nota il vice presidente del partito di Vladimir Putin, Alexander Khinshtein, che definisce le manifestazioni una provocazione dell'opposizione che non ha accettato i risultati delle elezioni ed ha incitato la gente a scendere in piazza. "L'espressione di queste richieste è molto importante - ha concluso - e sono state ascoltate dai media, dalla società e dallo Stato".

Il Financial Times boccia Cameron "Non protegge gli interessi della City"


Il più importante quotidiano economico europeo critica la decisione del premier britannico di restare fuori dalla nuova Europa nata a Bruxelles. "Non ha ottenuto niente in cambio"

dal nostro corrispondente ENRICO FRANCESCHINI
LONDRA - I giornali conservatori e anti-europei festeggiano: "Prendilo in quel posto, Europa", titola con un gioco di parole in prima pagina il tabloid Sun. E il commento del più austero Times non è molto diverso: una vignetta in prima pagina che mostra il premier britannico David Cameron mentre fa la pipì sulla testa del presidente francese Nicolas Sarkozy. Ma la stampa e il mondo politico progressista parlano di una "tragica scelta per gli interessi britannici" (Ed Miliband, leader laburista), che lascia "il Regno Unito fuori dalla stanza in cui si prenderanno le decisioni" (editoriale del Guardian) e "ci relega in una scialuppa vicino alla superpetroliera europea" (David Miliband, fratello di Ed ed ex-ministro degli Esteri). "Ormai il nostro modello è la Svizzera", ironizza amaramente un altro columnist dello stesso quotidiano. "Puntiamo a diventare come le isole Cayman (notorio paradiso fiscale ai Caraibi, ndr.) ma con un clima molto peggiore", scrive il l'Independent.

La reazione più significativa, e più preoccupante per Cameron, all'accordo raggiunto a Bruxelles senza la Gran Bretagna 1 è tuttavia quella del Financial Times. In un editoriale non firmato, che dunque esprime il parere del direttore, il più importante quotidiano finanziario d'Europa afferma che il premier britannico ha "scelto la sedia vuota" ovvero di andarsene dal tavolo dell'Unione Europea a cui rimangono gli altri 26 membri. Dal punto di vista politico, intimorito dalla rivolta della sempre più forte corrente anti-europea all'interno del proprio partito, il leader conservatore voleva evitare che un suo sì a un nuovo trattato europeo producesse un voto contrario del parlamento di Westminister e un referendum per uscire dalla Ue, osserva il Ft; dal punto di vista finanziario, egli ha affermato che voleva e doveva difendere gli interessi della City, polmone dell'economia britannica, dalle richieste di maggiore regulation e tassazione. 

Ma il Financial Times afferma che il prezzo politico pagato è alto: la creazione di una "Europa a due velocità" in cui la Gran Bretagna rimane sola, un risultato che "tutti i governi britannici degli ultimi trent'anni hanno cercato di evitare". E anche il prezzo finanziario rischia di essere alto, perché "costringere l'eurozona a creare un'unione parallela senza il Regno Unito non proteggerà gli interessi della City". Sebbene il Ft non creda che il premier dovesse pagare qualsiasi prezzo per "restare nella stanza della Ue", con il suo veto "non ha ottenuto niente in cambio" e ora dovrà rapidamente tentare di elaborare una strategia per mantenere una qualche influenza britannica nel mercato comune europeo.

Nella City c'è chi plaude a Cameron, come Bob Diamonds, presidente di Barclays, che lo loda per avere "difeso le istituzioni finanziarie del nostro paese". Ma circolano anche forti perplessità: "E' una svolta di grande incertezza, difficile valutarne le conseguenze per noi", riconosce Angela Knight, presidente della British Bankers Association. "C'è il timore che la Gran Bretagna venga isolata, Cameron si è fatto chiudere in un angolo dal proprio partito", nota Bob Penn, dello studio legale Alle & Overy. Altri analisti ammettono in privato che i 26 della Ue potrebbero imporre a Londra decisioni in grado di danneggiare la City, le sue banche e il suo primato di capitale finanziaria, senza che Londra possa contrastare in sede europea tali decisioni.

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http://www.repubblica.it/economia/2011/12/10/news/il_financial_times_boccia_cameron_non_proteggre_gli_interessi_della_city-26379399/?ref=HREC1-3

Capitali e famiglie in fuga Un pezzo d'Italia sceglie la Svizzera


Sono imprenditori e liberi professionisti e hanno tra i 40 e i 50 anni. Temono l'incertezza politica ed economica, una stretta fiscale e sono in cerca di un investimento immobiliare sicuro. Sono loro i protagonisti della nuova migrazione oltralpe

di FRANCO ZANTONELLI
MILANO 

Quando il sesso distrugge la vita


Facendo riferimento all’ultimo film di Steve McQueen, “Shame”, la psicologa Caroline Le Roux spiega il fenomeno della dipendenza
Nell’ultimo film di Steve McQueen, “Shame”, in uscita nelle sale cinematografiche, Brandon Sullivan è dipendente dal sesso. Caroline Le Roux, una psicologa clinica e sessuologa presso la clinica di Longjumeau Yvette (Essonne), spiega l’origine di questa dipendenza.
COSA CI RENDE DIPENDENTI? - Secondo La Roux, intervistata da Lexpress, esistono molti tipi di dipendenza da sesso. Si può essere dipendenti dalla masturbazione, dal sesso solo con il partner o con partner multipli. In quest’ultimo caso, la ricerca di un/una compagno/a è parte integrante della dipendenza. In questo caso l’istinto sessuale, quasi animale, pone grande enfasi sulla seduzione, come per provare nuovamente quel senso di “prima volta”. Secondo la psicologa, non esistono vere e proprie caratteristiche comuni tra dipendenti del sesso. Gli uomini sono più colpiti, ma esistono anche donne dipendenti da sesso. Alcuni pazienti lo sono diventati a causa di traumi, soprattutto durante l’infanzia, ma non tutti. In ogni caso, la psicologa sostiene di avere sempre più pazienti di questo tipo: Internet e i media attuali rendono più semplice la ricerca di questo tipo di emozioni.
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C'è crisi? E i parlamentari vogliono aumentarsi lo stipendio


C'è crisi? E i parlamentari vogliono aumentarsi lo stipendio
ROMA - Il Parlamento italiano non ci sta ai tagli e ai sacrifici che però impone senza farsi problemi ai cittadini italiani. E così Camera e Senato si oppongono ad una delle norme del decreto legge deciso dal governo Monti: quella che prevede un taglio ai loro emolumenti. La norma prevede il dimezzamento dei quasi 12 mila euro netti (senza la diaria e i molti altri benefit previsti) che i parlamentari incassano, portandoli allo stesso livello della media degli stipendi che ci sono nei Parlamenti europei (5.300 euro). Ma dal Parlamento rilanciano: no, meglio adeguare gli stipendi a quelli dell'Europarlamento. Ma, fatti due calcoli, si è visto che la cosa è antieconomica: vero che prendono 5900 euro mensili, ma i rimborsi spese e gli accessori arrivano vicini ai 20 mila euro al mese. Alla fine quindi i parlamentari costerebbero più di quanto costino adesso; quasi il doppio, per essere esatti.
E a giudicare dalle dichiarazioni, i parlamentari non intendono cedere: se un Lamberto Dini dice che già adesso i parlamentari italiani prendono meno della media Ue; se una Alessandra Mussolini dice che ridurre il vitalizio è una istigazione al suicidio (e tagliare una pensione da 1000 euro al mese no? ndr); se altri deputati dicono che lo stipendio da parlamentari non è sufficiente.

Otto condanne per la morte di Giacomo


La notte della vittoria dell'Italia ai Mondiali furono compiuti «atti sessuali» sul 21enne che poi si tolse la vita

Subì pesanti angherie, ritenute anche a sfondo sessuale, mentre si trovava con un gruppo di amici la notte della vittoria dell'Italia ai Mondiali di calcio, nel luglio 2006, e poco più di un mese dopo si uccise gettandosi dalla Pietra di Bismantova, nel Reggiano. Ora otto giovani di Castelnovo Monti - riferisce la stampa cittadina - sono stati condannati dal Tribunale di Reggio Emilia a pene fra i due anni e due mesi e i tre anni di reclusione per violenza sessuale e violenza privata; assolto per non aver commesso il fatto un nono imputato accusato di violenza privata.
L'inchiesta del pm Maria Rita Pantani aveva ipotizzato la morte del giovane Giacomo Li Pizzi, studente modello di 21 anni, come conseguenza di altro reato e la violenza sessuale e privata; caduta davanti al Gup nel 2009 la prima ipotesi di reato, si è andati in aula per le altre due ipotesi d'accusa. Il pubblico ministero aveva chiesto fino a sei anni e mezzo di reclusione; i difensori - che avevano chiesto per tutti l'assoluzione - hanno annunciato ricorso in appello perché, a loro avviso, «non ci fu alcuna interferenza con la sfera sessuale».
Lo studente, il 9 luglio 2006, partecipò con gli amici ai festeggiamenti per la vittoria dell'Italia; pare che, a notte inoltrata, si reggesse in piedi con difficoltà per l'alcol bevuto. I compagni in festa lo accompagnarono allora in una stanza del pub di Castelnovo Monti dove tutti avevano alzato il gomito. In quella stanza lo avrebbero sottoposto ad atti ritenuti dall'accusa di violenza sessuale. Quaranta giorni dopo la vittima degli abusi si uccise gettandosi dalle rocce della Pietra (Fonte Ansa)

Sono proprietari di un aeroplano ma non arrivano a 20mila euro l'anno


Superbollo, studio dell'anagrafe tributaria sui beni di lusso

Un aereo privato sulla pista di Linate (Afp)Un aereo privato sulla pista di Linate (Afp)
MILANO - I casi della vita. Guadagnano meno di ventimila euro all'anno, eppure sono proprietari di un aeroplano. È la strana situazione in cui si trovano 518 contribuenti italiani. Pur guadagnando all'incirca quanto un bidello o un operatore ecologico (si tratta naturalmente di stipendi lordi), possono decollare liberamente e in qualsiasi momento con il proprio velivolo personale. I fortunati amanti del volo sono stati individuati dall'anagrafe tributaria che ha svolto uno studio per valutare l'impatto delle nuove tasse di proprietà sui beni di lusso. La ricerca, svelata in anteprima da Marco Mobili sul Sole 24 Ore, segnala anche l'esistenza di 42mila contribuenti che con un reddito lordo mensile inferiore ai 1.600 euro risultano proprietari di una barca.
LE SUPERCAR - Il quotidiano economico li definisce «finti poveri», perché in effetti è difficile conciliare certi benefit con stipendi tanto magri. Pensiamo alle fuoriserie prese di mira dal superbollo, bolidi di potenza superiore ai 185 kw. Ben 188.171 tra suv e super-sportive appartengono a contribuenti che dichiarano uno stipendio inferiore a quello di un operaio metalmeccanico. Tra chi dichiara tra i 20 e i 50mila euro, una fetta della popolazione pari a 12 milioni di contribuenti, si celano invece i proprietari di altre 217.334 supercar. In questa fascia di reddito si situano anche altri 604 proprietari di aerei ed elicotteri. Chissà come faranno a far quadrare le spese, tra super-bollo, assicurazione e soprattutto carburante. Far decollare un aereo richiede anche un bel po' di kerosene.

Iran, azioni difensive fuori confini


(ANSA) - TEHERAN - ''L'amministrazione Usa deve chiedere subito scusa per aver violato illegalmente il suo spazio aereo in un'azione ostile'', mentre ''le azioni difensive della Republica Islamica dell'Iran non saranno limitate ai suoi confini geografici''. Lo ha detto il vice capo di stato maggiore della Difesa, Masoud Jazayeri, ribadendo la posizione di Teheran sul drone Usa catturato nei giorni scorsi in territorio iraniano.

Russia: bruciata bandiera partito Putin

(ANSA) - MOSCA - I nazionalisti, sempre piu' numerosi nella piazza Bolotnaia dove e' in corso la protesta contro i brogli elettorali, hanno iniziato a bruciare alcune bandiere di Russia Unita, il partito del premier di Putin. Pacifica finora la manifestazione. Nella folla c'e' un po' di tutto, giovani e vecchi, gente di sinistra e di destra, bandiere rosse e bandiere bianche nere e gialle dei nazionalisti.

Pacchi Bomba: e' caccia al terzo plico esplosivo annunciato da attentatori

Roma, 10 dic. (Adnkronos) - E' caccia al terzo pacco-bomba. Dopo il plico esplosivo destinato all'amministratore delegato di Deutsche Bank, Josef Ackermann e rivendicato dalla Federazione anarchica informale e l'esplosione di ieri dell'ordigno che ha ferito il direttore generale di Equitalia, Marco Cuccagna, gli uffici postali italiani sono stati allertati nell'eventualita' che la 'campagna natalizia' della Fai possa comprendere altri pericolosi pacchi esplosivi. Del resto erano stati gli stessi anarco-insurrezionalisti, nel rivendicare il primo attentato, a parlare dell'invio di tre ordigni, quindi ne mancherebbe uno all'appello.

venerdì 9 dicembre 2011

Processo Mori,citato ex ministro Scotti

(ANSA) - ROMA - Su richiesta della Procura i giudici della quarta sezione del tribunale di Palermo hanno citato l'ex ministro dell'Interno Vincenzo Scotti a deporre nel processo per favoreggiamento alla mafia in cui sono imputati l'ex generale dei carabinieri Mario Mori e il colonnello dell'arma Mauro Obinu. Scotti sara' sentito sull'allarme che lancio', pochi giorni dopo l'omicidio di Salvo Lima, su un piano di destabilizzazione ordito dai clan; allarme 'snobbato' da altri esponenti istituzionali.

I Coldplay a Torino il 24 maggio


Allo stadio Olimpico l'unica tappa italiana. I biglietti saranno in vendita dal 14 dicembre

EMANUELA MINUCCI
Niente San Siro a giugno ma Torino a maggio. Il tour 2012 dei Coldplay toccherà l’Italia il 24 maggio allo Stadio Olimpico come unica data prevista nel nostro paese. Ufficiali le date europee del gruppo di Chris Martin, un tour degli stadi Europei che toccherà diversi paesi tra giugno e luglio 2012.

La notizia del concerto, ufficiale, è riportata dal sito della band inglese (clicca qui per tutte le date) che ha annunciato tutte le date europee della prossima estate. I biglietti per il concerto dei Coldplay a Torino sono in vendita a partire dalle 10.00 del 14 dicembre.

Vertice Ue: unione fiscale a 26, Londra resta fuori


Vertice Ue: unione fiscale a 26, Londra resta fuori
BRUXELLES - E' l'inizio di una nuova Europa: c'è l'accordo tra 26 Paesi, su 27 membri dell'Unione Europea, per un'unione fiscale con regole più stringenti. Tre nuovi Paesi membri della Ue si sono aggiunti questa mattina ai 23 che avevano già manifestato l'intenzione di procedere con un nuovo accordo intergovernativo, da affiancare al trattato Ue, per un'unione di bilancio. I tre Paesi, Repubblica Ceca, Svezia ed Ungheria, devono però attendere il si dei propri parlamenti. Dall'accordo firmato, a questo punto, da 26 dei 27 paesi Ue resterebbe fuori solo la Gran Bretagna.Il "no" di Londra non è piaciuto al presidente francese Nicolas Sarkozy che, al termine dell'incontro, si è rifiutato di stringere la mano al Primo ministro britannico David Cameron. Il vertice europeo era infatti ripreso venerdì mattina a Bruxelles dopo una notte di discussioni in cui Cameron, per concedere il suo via libera alla riforma del Trattato Ue (per cui era necessaria l'unanimità) ha continuato a chiedere 'compensazioni' giudicate inaccettabili dai Paesi membri, in particolare riguardo alla legislazione sul mercato dei servizi finanziari. Cameron aveva presentato una lista di otto punti per i quali chiedeva degli opt-out o la possibilità di invocare gli 'interessi vitali nazionali' britannici per bloccare le decisioni, prese a maggioranza qualificata in Consiglio Ue. L'intesa si è raggiunta quindi tra 26 Paesi membri. In un comunicato ufficiale del vertice Ue viene sottolineato come "i capi di Stato e di governo della Bulgaria, della Danimarca, dell'Ungheria, della Repubblica Ceca, della Lettonia, della Lituania, della Polonia, della Romania e della Svezia (ovvero tutti i Paesi fuori dall'Eurozona, eccetto la Gran Bretagna, ndr) hanno indicato la possibilità di unirsi a questo processo (l'accordo intergovernativo per l'unione di bilancio, ndr), dopo consultazione, se necessario, del loro Parlamento". Venerdì mattina, in una versione precedente dello stesso comunicato, l'Ungheria non era citata (come la Gran Bretagna), e si faceva una differenza fra le posizioni dei leader di Repubblica Ceca e Svezia, che dichiaravano di dover consultare i propri parlamenti prima di decidere, e quella dei capi di Stato e di governo dei restanti paesi fuori dall'Eurozona, che dichiaravano l'intenzione di aderire all'accordo.

Usa: ex senatore, Congresso spende 200 milioni di dollari all’anno in azioni di sabotaggio in Iran


Usa: ex senatore, Congresso spende 200 milioni di dollari all’anno in azioni di sabotaggio in Iran
WASHINGTON – L’ex senatore repubblicano Micheal Gravel ha detto alla rete satellitare Press TV che il Congresso Usa spende 200 milioni di dollari all’anno in azioni di sabotaggio in Iran. L’ex senatore ha ricordato: “Se i candidati alle presidenziali Usa sosterranno la guerra contro l’Iran, dimostreranno semplicemente di essere corrotti eticamente e malsani sotto il profilo psicologico”. Secondo Gravel, Obama deve far capire a Netanyahu di rinunciare a qualsiasi opzione militare contro l’Iran. Gravel ha pure deplorato il linguaggio dei media americani che di fatto cercano di giustificare uno scontro con Teheran.

Iran: Pasdaran, nuovi dettagli su drone spia Usa+ video


Iran: Pasdaran, nuovi dettagli su drone spia Usa+ video
TEHERAN – Il comandante della forza aerospaziale dei Pasdaran iraniani ha rivelato nuovi dettagli sul drone spia Usa, aereo super-segreto sulla quale non si sapevano finora molte cose. Secondo l’IRIB, il generale Amir Alì Haji Zadè ha spiegato: “Recentemente grazie alle informazioni raccolte ed alla precisa sorveglianza, si è appreso che questo aereo ha l’intenzione di violare il nostro spazio aereo. Dopo il suo ingresso nel cielo dell’est del paese, questo aereo è caduto nella rete elettronica delle forze armate ed è stato fatto atterrare con il minimo danno”. Il generale ha poi fornito informazioni finora sconosciute sull’aereo: ha una apertura alare di 26 metri, ha una fusoliera lunga 4 metri e mezzo ed è alto 1,84 metri ed è provvisto di sistemi all’avanguardia per raccogliere informazioni. Il comandante Haji Zadè ha spiegato che il metodo di costruzione ed il materiale in esso usato lo rende invisibile e che la tecnologia stealth usata in esso è già stata usata in precedenza negli aerei B2 ed F35. Il comandante ha concluso: “Gli esperti militari sanno bene quali informazioni tecnologiche preziose ci potrà dare questo aereo”.
Guarda il video:
http://italian.irib.ir/notizie/iran-news/item/100297-iran-pasdaran-nuovi-dettagli-su-drone-spia-usa%20-video

Drone spia: Iran denuncia gli Usa all’Onu, portavoce Ban Ki Moon, ‘gli Usa rispondano delle loro azioni’


Drone spia: Iran denuncia gli Usa all’Onu, portavoce Ban Ki Moon, ‘gli Usa rispondano delle loro azioni’
NEW YORK – La Repubblica Islamica dell’Iran ha inviato al Segretario Generale dell’Onu, all’Assemblea Generale ed al Consiglio di Sicurezza una lettera di protesta formale per l’intrusione di 250 km di un aereo spia americano nel suo spazio aereo. Secondo l’agenzia ufficiale IRNA, la lettera consegnata dalla rappresentanza iraniana all’ONU invita le Nazioni Unite a condannare fermamente “simili azioni illegali e pericolose”. La lettera dell’Iran definisce “provocatoria” ed “ostile” la violazione dello spazio aereo da parte degli Usa invocando severi provvedimenti da parte della comunità internazionale. In una primissima reazione il portavoce di Ban Ki Moon ha detto all’agenzia IRNA che è chiaro che gli Usa devono rispondere delle loro azioni ed assumersi le proprie responsabilità.

Iran chiede all'Onu di condannare l'intrusione del drone americano


Iran chiede all'Onu di condannare l'intrusione del drone americano
TEHERAN - la RII ha chiesto all'Onu di condannare l'intrusione di un velivolo spia americano nello spazio aereo iraniano. La lettera indirizzata alle Nazioni Unite afferma che il drone catturato dalla difesa aerea iraniana il 4 dicembre scorso volava a 250 chilometri all'interno del territorio nazionale, quindi non è sostenibile che fosse penetrato casualmente nello spazio aereo iraniano. La Repubblica islamica ha lanciato un severo monito affinché "tali atti" di disprezzo della legalità internazionale non si ripetano.

Attento, è in arrivo Babbo Natale ...


Teste da cuoio


India, i pochi ricchi sempre più ricchi E 700 milioni con 1 dollaro al giorno


Il 42% della popolazione vive sotto la soglia della povertà: 1,25 dollari al giorno. Centinaia di milioni di persone non posseggono letteralmente nulla. Tutto questo in stridente contrasto con una crescita economica che galoppa al 9% annuo. Le cause: la corruzione, la cattiva amministrazione, lavoratori sotto pagati. Il governo minimizza

di VALERIA FRASCHETTI
ROMA - Che fosse un Paese dalle disuguaglianze a dimensione astronomica non è una novità. Ma la speranza era che, con un'economia in forte espansione che viaggia attorno al 9 per cento all'anno, le distanze diventassero man mano meno macroscopiche. Invece, nell'India del tanto decantato sviluppo economico la forbice tra ricchi e poveri negli ultimi vent'anni è drammaticamente cresciuta: fino a raddoppiare. E' quanto denuncia l'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico 1 (Ocse), che nel rapporto "Divided We Stand: Why Inequality Keeps Rising", ha analizzato le performance - perlopiù desolanti - dei Paesi in tema di riduzione del divario economico all'interno della popolazione. E, tra le nazioni emergenti, la più popolosa democrazia della Terra ne esce davvero malconcia.

700 milioni di nullatenenti. Il 42 per cento degli indiani vive sotto la soglia di povertà stabilita a livello internazionale, ovvero con meno di 1,25 dollari al giorno. Il che fa del Subcontinente asiatico il Paese con più poveri al mondo. Più di 700 milioni di nullatenenti o quasi, per i quali, per di più, i frutti dello sviluppo appaiono sempre più lontani. Secondo le stime dell'Ocse, infatti, lo stipendio medio del 10 per cento della popolazione più ricca è 12 volte superiore di quello del 10 per cento della popolazione più povera. Venti anni fa la differenza era "solo" di sei volte. Una crescita nel divario tra "paperoni" e indigenti allarmante, soprattutto perché avvenuta in corrispondenza delle liberalizzazioni economiche, avviate da Nuova Delhi a partire dall'inizio degli anni Novanta, che hanno permesso al Paese di avere spumeggianti tassi di crescita. 

"Shining", ma solo per pochi. In altre parole, la crescita economica non si è affatto tradotta in mobilità sociale. E l'"India shining" - com'è stata descritta dagli ottimisti - è davvero scintillante per pochissimi. Il rapporto dell'Ocse fa in parte eco a recenti dichiarazioni della Banca Mondiale, che a maggio scorso aveva sostenuto come gli sforzi del governo indiano per far fronte alla povertà non stavano funzionando. Le cause? La corruzione, la cattiva amministrazione, i lavoratori sottopagati. 

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http://www.repubblica.it/solidarieta/cooperazione/2011/12/09/news/india_i_ricchi_sono_sempre_pi_ricchi_e_poveri_in_drammatico_aumento-26352888/