lunedì 9 dicembre 2013

"Le persone danneggiate sono pericolose. Sanno di poter sopravvivere." - Josephine Hart.


Papa Francesco:

Sciopero Forconi 9 dicembre Torino: poliziotti tolgono casco, applauditi (video)

TORINO - ”Bravi, siete come noi”, “Viva la Polizia”. Queste alcune delle frasi che i manifestanti durante lo sciopero indetto dal Movimento dei Forconi, hanno rivolto agli agenti di Polizia che davanti a loro, in corso a Torino, hanno tolto il casco.

Sciopero movimento forconi: la mappa dei blocchi stradali

ROMA  -  Sciopero dei forconi: come annunciato, sono iniziati domenica 8 dicembre alle 22 i presidi degli autotrasportatori, affiancati da Cobas del latte e del mais, alcuni imprenditori, taxisti e commercianti antitasse. Da Siracusa a Udine, agli svincoli di Napoli e Parma, sono molti i luoghi a rischio caos.
Alza la voce il ministro dei trasporti Maurizio Lupi, che avverte gli autotrasportatori sul piede di guerra “che non hanno tra le loro ragioni nessuna richiesta presentata al governo che sia rimasta inevasa e che li giustifichi”, e che “il governo si opporrà con fermezza a ogni forma di violenza per garantire sicurezza ai cittadini e tutela dei loro diritti”. L’agitazione, che ha avuto un tiepido appoggio dal neosegretario della Lega Matteo Salvini, dovrebbe protrarsi fino al13 dicembre.
PIEMONTE - Blocchi stradali, per i soli mezzi pesanti, agli svincoli autostradali di Carisio (Novara), sulla Torino-Milano. Un volantinaggio con alcune decine di manifestanti è invece in corso in piazza Pitagora, nella zona sud di Torino. I manifestanti occupano la sede stradale simbolicamente ogni cinque minuti per distribuire i volantini e poi lasciano libera la strada. Presidi senza alcun blocco si sono costituiti anche in piazza Derna, sempre a Torino, all’autoporto Pescarito di San Mauro Torinese e all’Interporto di Orbassano.
VENETO - Almeno quattro i raggruppamenti di attivisti, che stanno dispensando volantini con i motivi della protesta: uno formato da una decina di persone sta attuando un sit in all’uscita del casello di Soave (Verona) sulla A4, mentre sono una trentina gli attivisti presenti sullastatale 13 Pontebbana a Ponte della Priula (Treviso). Un altro presidio è segnalato sullaA27 all’uscita di Conegliano (Treviso), mentre un gruppo di una cinquantina di persone sta volantinando nella zona industriale di Cittadella (Padova).
SICILIA - E’ stata confermata la linea dei Forconi a Catania: sciopero confermato con presidi, ma nessun blocco del traffico.
ROMA – Presidio fisso alla Stazione Ostiense, in piazzale dei Partigiani, ma potrebbe trasformarsi già tra martedì e mercoledì in un “invasione pacifica” della Capitale, con manifestanti da tutta Italia, nel caso in cui il governo Letta ottenesse la fiducia. A prospettare questo scenario è stato oggi uno dei leader della protesta, Danilo Calvani, capo del “Coordinamento nazionale per le manifestazioni del 9 dicembre”.  Ma Calvani, leader storico dei sindacati autonomi degli agricoltori di Latina, e già protagonista della protesta dei Forconi nel gennaio 2012, promette che non ci saranno blocchi stradali, né a Roma né nell’hinterland romano o nel Lazio.
Sciopero movimento forconi: la mappa dei blocchi stradali
La mappa dei presidi, dal Corriere della Sera

IL POPOLO ITALIANO:


La Lega ha fatto le primarie ...


RIVOLUZIONE

I MASS MEDIA TACCIONO: MA L'AMBASCIATA USA IN ITALIA IN VISTA DEL #9DICEMBRE HA DIRAMATO UN COMUNICATO DI ALLERTA...

http://italy.usembassy.gov/acs/messages/archive.html

POLITICI E MEDIA FANNO FINTA DI NIENTE, MA HANNO PAURA CHE IL POPOLO SI UNISCA RECLAMANDO LA DEMOCRAZIA E LA COSTITUZIONE!!! ECCOME SE HANNO PAURA... IL FATTO CHE NON PARLINO DI UNA GRANDE MOBILITAZIONE COME QUESTA NE è LA PIU'GRANDE DIMOSTRAZIONE!

ADERITE ALLA MOBILITAZIONE E PASSATE PAROLA!!!

Per informazioni circa il coordinamento della tua zona, se avete domande e quant'altro, fate riferimento al gruppo ufficiale:
https://www.facebook.com/groups/241362126026766/

Oppure all'evento Facebook:
https://www.facebook.com/events/176967699172312/?ref_dashboard_filter=calendar
 — con Carlo Lillini,Luciana ZanchiniPierluigi Cammarota e altri 12

ATTENZIONE !!!


domenica 8 dicembre 2013

Il movimento dei forconi : «Se fiducia al governo pronti a invasione pacifica di Roma» Uno dei leader: «Agiremo comunque nel rispetto delle regole, vogliono farci passare come eversivi»

«Se sarà votata la fiducia al governo ed i politici non andranno via, tutti convergeranno su Roma per un’invasione pacifica». Lo ha detto Danilo Calvani, uno dei leader dei Forconi, in vista del voto di fiducia di mercoledì. «Se i politici non andranno via - aggiunge - annunceremo nuove nostre decisioni. Agiremo comunque nel rispetto delle regole, vogliono farci passare come eversivi. Forse disorganizzati ma siamo una forza massiccia».
LUPI - Pronta la replica del ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture Maurizio Lupi: «Sia chiaro, gli autotrasportatori che domani intenderanno scioperare non hanno tra le loro ragioni nessuna richiesta presentata al governo al ministero dei Trasporti che sia rimasta inevasa e che li giustifichi».
(Ansa)
IL GARANTE - La minaccia del movimento dei Forconi arriva poco dopo l’avvertimento al movimento lanciato dall’Autorità garante degli scioperi. Il Garante spiega: «Non verranno tollerate illegalità». Qualora si dovessero verificare violazioni della legge nel fermo dell’autotrasporto confermato da alcune sigle del settore, l’Autorità garante degli scioperi «non esiterà ad applicare le sanzioni» scrive in una nota la stessa Authorithy.
SANZIONI - L’astensione «dovrà partire» dalla mezzanotte e dalle 22 di oggi. Inoltre dovrà essere «senza l’effettuazione di blocchi stradali o di iniziative sanzionabili ai sensi del codice della strada» sottolinea ancora il Garante.
Scrive l’Authority: «L’Autorità di garanzia per gli scioperi ricorda che l’astensione dovrà partire dalla mezzanotte del 9 dicembre e non, come riportato da alcune notizie di stampa, dalle ore 22 di oggi. Inoltre, l’Autorità, nella seduta del 18 novembre scorso, ha ricordato alle organizzazioni l’esercizio del “potere-dovere” di influenza sui propri iscritti, al fine di persuaderli all’assunzione di condotte responsabili, così che l’attuazione del fermo dei servizi di autotrasporto merce avvenga nel pieno rispetto delle norme della disciplina di settore, senza l’effettuazione di blocchi stradali o di iniziative sanzionabili ai sensi del codice della strada. Qualora si dovessero verificare violazioni della legge, l’Autorità non esiterà ad applicare le sanzioni, così come già avvenuto - da ultimo - lo scorso 29 marzo 2012, in riferimento ai blocchi dell’autotrasporto dal 16 al 20 gennaio 2012».
SICILIA - Intanto però la protesta potrebbe anche prendere una forma diversa dal previsto a seconda delle regioni. In Sicilia infatti i Forconi non attueranno presidi stabili, ma terranno incontri pubblici e volantinaggi nelle piazze e per le strade. Lo annuncia all’Ansa uno dei leader del movimento, Mariano Ferro, spiegando che la prima manifestazione si terrà a Siracusa.
SALVINI - Sulla protesta dei forconi è intervenuto anche il neosegretario della Lega Nord Matteo Salvini: «Se devo scegliere se stare con chi blocca le strade o con chi blocca il lavoro scelgo chi lotta per il lavoro perché è peggio chi blocca il lavoro piuttosto di chi blocca le strade per protesta perché non ce la fa più».

Sciopero dei "forconi", la mappa dei presidi lungo l’Italia

Scatta alle 22 di domenica 8 dicembre la protesta organizzata dal movimento nato in Sicilia. Previste manifestazioni da Nord a Sud. Il leader Mariano Ferro assicura che non ci saranno blocchi stradali. Ma il Viminale teme infiltrazioni

Parte nella serata di domenica 8 dicembre "Fermiamo l'Italia", la protesta dei Forconi con volantinaggi e presidi che, almeno in Sicilia, secondo le assicurazioni del leader locale Mariano Ferro, non dovrebbero sfociare in blocchi stradali per i quali, comunque, il Garante degli scioperi ha promesso sanzioni e il Viminale tolleranza zero. La giornata clou sarà in ogni caso quella di lunedì 9 dicembre. 

Secondo le informazioni raccolte sul web dai siti dei promotori dell'agitazione che potrebbe paralizzare l'Italia - ci saranno manifestazioni a Udine a Piazzale Osoppo, a Pordenone sulla Statale inferiore, a Zoppola Orcenico, a Parma nei pressi  dello svincolo dell’autostrada A1, a Napoli (sempre al casello autostradale) e poi a Caserta, Mazara del Vallo, Santa Ninfa, Castelvetrano, a Ragusa, a Genova e a Milano. 

Le altre manifestazioni annunciate per la giornata di lunedì 9 dicembre  saranno a Orbassano all'interporto, ad Asti in Piazza Alfieri, Piazza Primo Maggio e Corso Savona, a Torino presidi e cortei da Porta Palazzo a Piazza Castello. Saranno organizzati presidi anche a Vercelli, Lodi, Piacenza, Ferrara, Imperia, Bordighera, Reggio Emilia, Viareggio, Grosseto, Pesaro, Macerata, Teramo, Roma, Bari, Cerignola, Andria, Cosenza, Milazzo, Palermo, Alcamo, Castellamare del Golfo, Agrigento e Campobello di Licata, dove sono comparse scritte mafiose di supporto. 

Disagi potrebbero esserci anche agli snodi ferroviari, portuali e autostradali di Reggio Calabria e Messina. Fuori dalla protesta è la Sardegna, dove il movimento dei pastori sardi prevede iniziative autonome. In tutto sono circa un centinaio i punti caldi attorno ai quali si dovrebbero radunare i forconi e le piccole galassie di malcontento anti-governo e anti-europa che li affiancano, come quella di parte degli allevatori contrari alle quote latte e degli imprenditori del Life. 

sabato 7 dicembre 2013

"Fate provviste: bloccheremo l'Italia". Pronta la rivoluzione del 9 dicembre

"Quando un governo non fa ciò che vuole il popolo, va cacciato con mazze e pietre". E commercianti, impiegati, artigiani, agricoltori, padri e madri di famiglia sono pronti. Almeno stando a sentire gli organizzatori della rivoluzione del 9 dicembre, quella che, a partire dalla mezzanotte del giorno dell'Immacolata, promette di bloccare ad oltranza l'intero Paese, da Bolzano a Reggio Calabria isole comprese.
Una specie di movimento dei Forconi, resuscitati per l'occasione e più vitali che mai, che nel gennaio 2012 paralizzarono per nove giorni strade e raffinerie in Sicilia. Solo che stavolta, complice internet, la protesta è più grande. Sul piede di guerra ci sono anche il Movimento autonomo autotrasportatori, Aitras Trasportunito, Assiotrat, Assotrasport e Azione nel trasporto italiano. E poi altre associazioni, (Comitati Agricoli Riuniti, Associazione Rurale Veneto, Life, Cospa) e tanti cittadini comuni.
manifesto 9 dicembre
 
"Frontiere, porti, strade e autostrade saranno bloccati da cittadini semplici affiancati da autotrasportatori, agricoltori e allevatori, tutti uniti nella lotta", spiegano gli organizzatori per nulla ridimensionati dal passo indietro di Unatras, l'Unione nazionale delle associazioni dell'autotrasporto merci, e Anita, dopo un incontro positivo al ministero dei Trasporti.
"Non ci possono essere revoche di sciopero, perché questo non è uno sciopero di categoria ma una protesta di tutti i cittadini", spiega ad Affaritaliani.it uno dei protagonisti e ideatori dell'iniziativa, Danilo Calvani di Comitati Agricoli Riuniti. Che non ha dubbi: "L'Italia si bloccherà".
Come non li hanno gli altri sostenitori. "Fate tutti rifornimento di carburanti, alimentari e di ogni cosa" perché i negozi resteranno vuoti, avverte un'aderente particolarmente battagliera sulla pagina Facebook dell'iniziativa 9 dicembre 2013, dalla quale si evince che i motivi della rivoluzione sono tanti e svariati.
italia 9 dicembreCalvani (Comitati Agricoli Riuniti): "Si prepara una vera rivoluzione"

 
9 dicembre inizioChiavegato (Life): "E' l'inizio di una fine"
 "Ci hanno accompagnati alla fame, hanno distrutto l’identità di un paese, hanno annientato il futuro di intere generazioni", spiega il manifesto, e ora l'Italia "si ribella e scende nelle strade e nelle piazze contro il far-west della globalizzazione che ha sterminato il lavoro degli italiani, contro questo modello di Europa, per riprenderci la sovranità popolare e monetaria, per riappropriarci della democrazia, per il rispetto della costituzione contro un governo di nominati, per difendere la nostra dignità".
Ma nel mirino ci sono soprattutto i politici. "La sentenza della Corte Costituzionale (sull'incostituzionalità dell'attuale legge elettorale, ndr) ha avallato quanto andiamo dicendo: questo Parlamento è illeggittimo perché ha violentato la Costituzione e noi non lo riconosciamo. Non escludo che mercoledì convergeremo tutti su Roma quando si voterà la fiducia", annuncia Calvani.
Insomma, come da grillina memoria:  casta, euro, banche, tasse, lavoro. Quanto basta per portare in strada centinaia di cittadini stanchi e arrabbiati che rifiutano qualsiasi tipo di appartenenza politica. Compresa stavolta quella stellata: "Dopo la nostra protesta nel Lazio di due anni fa, Grillo ha copiato per intero quanto da noi denunciato e rivendicato", spiega ancora Calvani  ad Affari. E conclude: "Se con noi in strada ci saranno anche cittadini che votano Grillo che partecipano in quanto italiani, ben vengano. Così come tutti gli altri. Ma nessuno si azzardi a mettere il cappello a questa manifestazione".

venerdì 6 dicembre 2013

E’ morto Nelson Mandela!

mandela

Nelson Mandela è morto a 95 anni. Non ce la faceva più, era stanco, debilitato da un infezione polmonare e dagli anni. Nonostante tutto Mandela non rinunciava mai a rappresentare il suo popolo, il Sud Africa, nelle cerimonie a cui veniva invitato. E’ stato un uomo immenso, in grado di sopportare il peso di 28 anni di ingiusta carcerazione prima e un presidente giusto poi.
E’ stato il primo presidente ad essere stato eletto dopo la fine dell’ apartheid nel suo Paese, e proprio per la lotta contro la segregazione dei neri, ha ricevuto il Premio Nobel per la pace nel 1993. A dare la notizia della sua morte è stato il Presidente sudafricano Jacob Zuma: “Adesso riposa, adesso è in pace! La nostra nazione ha perso un grande figlio”, Mandela avrà venerdì i funerali di Stato.

L'Europa vista da un italiano.


Siamo il governo del fare !!!


Disabilità e Disabilità ...


mercoledì 4 dicembre 2013

Allarme della London School of Economics: “Non rimarrà nulla dell'Italia”

Nel giro di 10 anni del nostro Paese non rimarrà più nulla. O quasi. E' la conclusione catastrofica cui giunge nella sua analisi il professore Roberto Orsi della London School of Economics and Political Science (LSE). Che cosa ci sta portando alla dissoluzione e all'irrilevanza economica? Una classe politica miope che non sa fare altro che aumentare le tasse in nome della stabilità. Monti ha fatto così. E Letta sta seguendo l'esempio. Il tutto unito a una "terribile gestione finanziaria, infrastrutture inadeguate, corruzione onnipresente, burocrazia inefficiente, il sistema di giustizia più lento e inaffidabile d’Europa".
L'ANALISI DI ORSI
“Gli storici del futuro probabilmente guarderanno all’Italia come un caso perfetto di un Paese che è riuscito a passare da una condizione di nazione prospera e leader industriale in soli vent’anni in una condizione di desertificazione economica, di incapacità di gestione demografica, di rampate terzomondializzazione, di caduta verticale della produzione culturale e di un completo caos politico istituzionale. Lo scenario di un serio crollo delle finanze dello Stato italiano sta crescendo, con i ricavi dalla tassazione diretta diminuiti del 7% in luglio, un rapporto deficit/Pil maggiore del 3% e un debito pubblico ben al di sopra del 130%. Peggiorerà.
Il governo sa perfettamente che la situazione è insostenibile, ma per il momento è in grado soltanto di ricorrere ad un aumento estremamente miope dell’IVA (un incredibile 22%!), che deprime ulteriormente i consumi, e a vacui proclami circa la necessità di spostare il carico fiscale dal lavoro e dalle imprese alle rendite finanziarie. Le probabilità che questo accada sono essenzialmente trascurabili. Per tutta l’estate, i leader politici italiani e la stampa mainstream hanno martellato la popolazione con messaggi di una ripresa imminente. In effetti, non è impossibile per un’economia che ha perso circa l’8 % del suo PIL avere uno o più trimestri in territorio positivo. Chiamare un (forse) +0,3% di aumento annuo “ripresa” è una distorsione semantica, considerando il disastro economico degli ultimi cinque anni. Più corretto sarebbe parlare di una transizione da una grave recessione a una sorta di stagnazione.
Il 15% del settore manifatturiero in Italia, prima della crisi il più grande in Europa dopo la Germania, è stato distrutto e circa 32.000 aziende sono scomparse. Questo dato da solo dimostra l’immensa quantità di danni irreparabili che il Paese subisce. Questa situazione ha le sue radici nella cultura politica enormemente degradata dell’élite del Paese, che, negli ultimi decenni, ha negoziato e firmato numerosi accordi e trattati internazionali, senza mai considerare il reale interesse economico del Paese e senza alcuna pianificazione significativa del futuro della nazione. L’Italia non avrebbe potuto affrontare l’ultima ondata di globalizzazione in condizioni peggiori.
La leadership del Paese non ha mai riconosciuto che l’apertura indiscriminata di prodotti industriali a basso costo dell’Asia avrebbe distrutto industrie una volta leader in Italia negli stessi settori. Ha firmato i trattati sull’Euro promettendo ai partner europei riforme mai attuate, ma impegnandosi in politiche di austerità. Ha firmato il regolamento di Dublino sui confini dell’UE sapendo perfettamente che l’Italia non è neanche lontanamente in grado (come dimostra il continuo afflusso di immigrati clandestini a Lampedusa e gli inevitabili incidenti mortali) di pattugliare e proteggere i suoi confini. Di conseguenza , l’Italia si è rinchiusa in una rete di strutture giuridiche che rendono la scomparsa completa della nazione certa.
L’Italia ha attualmente il livello di tassazione sulle imprese più alto dell’UE e uno dei più alti al mondo. Questo insieme a un mix fatale di terribile gestione finanziaria, infrastrutture inadeguate, corruzione onnipresente, burocrazia inefficiente, il sistema di giustizia più lento e inaffidabile d’Europa, sta spingendo tutti gli imprenditori fuori dal Paese. Non solo verso destinazioni che offrono lavoratori a basso costo, come in Oriente o in Asia meridionale: un grande flusso di aziende italiane si riversa nella vicina Svizzera e in Austria dove, nonostante i costi relativamente elevati di lavoro, le aziende troveranno un vero e proprio Stato a collaborare con loro, anziché a sabotarli. A un recente evento organizzato dalla città svizzera di Chiasso per illustrare le opportunità di investimento nel Canton Ticino hanno partecipato ben 250 imprenditori italiani.


La scomparsa dell’Italia in quanto nazione industriale si riflette anche nel livello senza precedenti di fuga di cervelli con decine di migliaia di giovani ricercatori, scienziati, tecnici che emigrano in Germania, Francia, Gran Bretagna, Scandinavia, così come in Nord America e Asia orientale. Coloro che producono valore, insieme alla maggior parte delle persone istruite è in partenza, pensa di andar via, o vorrebbe emigrare. L’Italia è diventato un luogo di saccheggio demografico per gli altri Paesi più organizzati che hanno l’opportunità di attrarre facilmente lavoratori altamente, addestrati a spese dello Stato italiano, offrendo loro prospettive economiche ragionevoli che non potranno mai avere in Italia.
Continua ...

L'ETÀ PER LA PENSIONE: UNA NUOVA STANGATA!


La notizia potrebbe non destare scalpore su televisioni e giornali, intenti a seguire le vicende personali degli esponenti del Governo. Siamo sicuri però che farà discutere (e non poco) i lavoratori, soprattutto se vicini alla tanto agognata pensione!

Dal primo gennaio 2014 infatti scatta l'aumento dell'età per la pensione per le diverse categorie, come previsto dalla tanto criticata riforma del lavoro targata Elsa Fornero. Vediamo ora nel dettaglio chi  e come sarà colpito dai nuovi provvedimenti.

Le donne occupate nel settore privato dovranno maturare 63 anni e nove mesi di età per ottenere la pensione di vecchiaia, con un aumento di un anno e mezzo rispetto alle norme in vigore ad oggi. Se non faranno in tempo ad andare in pensione entro il 2015 le donne dipendenti dovranno raggiungere addirittura 65 anni e tre mesi. Per quanto riguarda le lavoratrici autonome o che aderiscono alla gestione separata Inps invece l'attesa per la pensione aumenterà di un anno, con 64 anni e nove mesi di anzianità richiesta. Anche per queste lavoratrici dal 2016 scatterà un ulteriore aumento che porterà l'età per la pensione di vecchiaia a 65 anni e nove mesi.



Buone notizie (si fa per dire) invece per gli uomini: non cambiano i requisiti per il pensionamento nel 2014, anche se un nuovo scalino è previsto per il 2016, quando ci sarà un nuovo adeguamento in linea con la speranza di vita. Aumenta la speranza di vita ma diminuisce quella per la pensione anche per i dipendenti del settore pubblico: non cambiano i requisiti per la pensione rispetto alle norme in vigore per quest'anno. I cosiddetti "statali" andranno in pensione fino al 2105 con 66 anni  e tre mesi di età, ma nel 2016 scatterà anche per questa categoria un ulteriore aumento dell'età.

Per il 2014 la pensione anticipata per il raggiungimento degli anni di contribuzione aumenta di un mese per gli uomini (si passa da  42 anni e cinque mesi a 42 anni e mezzo per gli uomini), mentre per le donne sarà necessario aver lavorato per almeno 41 anni e mezzo, quindi per un mese in più rispetto a quanto ad oggi in vigore.

Ulteriori aumenti dell'età della pensione sono previsti per il 2016, anche siamo sicuri che nessuno potrà dormire sonni tranquilli, in quanto quello delle pensioni si conferma il settore più tartassato da tasse e nuove norme (ovviamente peggiorative).


martedì 3 dicembre 2013

CONSIGLI UTILI !!!! DIFFONDETE !!!!!!!!!!!!!!!


E' finita l'epoca dei regali di Natale!


Le Iene chiudono, Mediaset ferma la Trasmissione - Stop al programma di inchieste più famoso di Italia Uno

na Stagione delle Iene ricca di colpi di scena, e non sono poche le notizie che hanno fatto parlar di loro.  Dalla bufera a causa degli spot pubblicitari  che hanno messo in dubbio la credibilità del programma al brutto colpo incassato a causa del non passaggio a Canale 5 voluto da Antonio Ricci, papà di Striscia la Notizia, che ha scatenato una guerra in casa Mediaset. L’ultima gaffe la battuta poco felice di Teo Mammuccari che ha scatenato l’ira del web, ma soprattutto dei fascisti.

Ebbene sì si fermano, stasera andrà in onda l’ultima puntata de ‘Le Iene Show’, il programma condotto da Ilary Blasi e Teo Mammucari. Ci gustiamo gli ultimi servizi questa sera, due interviste doppie, una a Rosalinda Celentano e Simona Borioni e l’altra ai due ex Luca Bizzarri e Paolo Kessisoglu.
Nonostante tutto tra alti e bassi è stata una stagione comunque ricca di successo per loro anche se alcune loro aspettative sono svanite ovvero il passaggio de Le Iene a Canale 5. Seguita da milioni di telespettatori, sono passati ben 16 anni dal loro debutto e chiudono con il pieno di ascolti questa trentaduesima edizione.

Bene Mediaset ferma il programma ma sembra comunque che la trasmissione dovrebbe tornare nel 2014.

Il governo impone la fiducia sulle missioni militari all'estero

Il governo impone la fiducia sulle missioni militari all'estero
Il Governo ha posto la questione di fiducia alla Camera sulla conversione in legge del decreto di rifinanziamento e proroga delle missioni militari italiane all'estero. "A nome del governo pongo la questione fiducia sul decreto legge sulla proroga delle missioni internazionali nel testo licenziato dalle commissioni senza modifiche", ha annunciato in aula a Montecitorio il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Dario Franceschini. "Da quando è in carica il governo Letta su 16 decreti è stata posta la fiducia in una sola votazione, e come sulla fiducia al Senato sulla legge di stabilità, abbiamo assunto l'impegno di porla solo se inevitabile per garantire la conversione del decreto nei tempi stabiliti" e perciò "questa volta diventa inesorabile perchè la conversione va garantita per le missioni internazionali".

Mps, Viola depone: a Baldassarri una buonuscita da 830mila euro

Per l'ex capo della finanza del Monte dei Paschi, pivot della "banda del 5 per cento", anche una lettera di encomio siglata da Mussari. Secondo l'attuale amministratore delegato il "grave danno d'immagine" si è riverberato sulla fuoriuscita della raccolta diretta. "C'erano dubbi su Alexandria, ma mancavano le prove".

Mps, Viola depone: a Baldassarri una buonuscita da 830mila euro
MILANO - L'ex capo della finanza del Monte dei Paschi,Gianluca Baldassarri, ha ricevuto una buonuscita di 830mila dalla banca e una lettera d'encomio firmata dall'ex presidente, Giuseppe Mussari. Lo ha dichiarato l'amministratore delegato della banca, Fabrizio Viola, nel corso del processo agli ex vertici dell'istituto imputati davanti al Tribunale di Siena per ostacolo all'autorità di vigilanza. Il manager ha risposto per tre ore alle domande dei difensori dei tre imputati, Mussari, Vigni e Baldassarri. Viola ha spiegato i motivi che già un mese dopo il suo arrivo in banca portarono alla risoluzione del rapporto di lavoro con l'ex manager. In particolare Viola ha citato una controparte della banca che lavorava con Baldassari, Enigma Sim, "che non era di elevato standing". La scelta di una controparte per le operazioni di finanza di una banca "è molto delicata". Da un'altra testimonianza è emerso che Baldassari ricevette, quando lasciò la banca (febbraio 2012), una lettera di encomio da parte dell'ex presidente Mussari. La lettera, scritta dallo stesso baldassarri, "fu edulcorata" nei contenuti da Mussari ha spiegato il teste, Valentino Fanti, dirigente a capo della segreteria della banca.
Continua ...

Psichiatria, in Europa le malattie mentali 'costano' 800 miliardi l'anno

L'allarme lanciato dall'Università di Milano, assieme all'European Brain Council, a poche settimane dall'inizio dell'Anno del cervello. Le spese maggiori per terapie, farmaci e riabilitazione. Un ciclo di appuntamenti punta a sollevare il velo sui disturbi psichiatrici per stimolare le possibili soluzioni.
Psichiatria, in Europa le malattie mentali 'costano' 800 miliardi l'anno

MILANO - Gli esperti ne parlano come della "Sfida del XXI secolo". Sono le malattie che colpiscono il cervello e che, stando ai dati diffusi dall'università di Milano e dallo European Brain Council, 'pesano' sulla società non solo in termini di morte e disabilità. Perché i disturbi mentali hanno un notevole costo per l'economia continentale: 798 miliardi di euro ogni anno. Dati allarmanti che giungono proprio alla vigilia del 2014, 'Anno del Cervello'.

Le malattie psichiatriche, riportano gli esperti, riguardano circa 17 milioni di italiani, mentre in Europa sono circa 164 milioni gli individui colpiti; oltre il 38,2% della popolazione. Di questi, però, solo un terzo riceve la terapia e i farmaci necessari. Varie forme e livelli di gravità che, però, di fatto interessano una larga fetta degli europei. Basti pensare all'Alzheimer, un male che affligge un numero sempre crescente di anziani.

"I disturbi mentali sono oggi diagnosticabili precocemente e tutti curabili, a volte guaribili, attraverso terapie farmacologiche, tecniche psicoterapeutiche o con una combinazione di uno o più farmaci e la psicoterapia", spiega Claudio Mencacci, presidente della Società italiana di psichiatria. Anche se, forse, il fenomeno spesso è affrontato come se ci sia poco da fare: "Sottovalutare le possibilità che ci sono - dissente Mencacci - sarebbe un grave errore poiché determina paura, sfiducia, percezioni distorte ed induce a pregiudizi e comportamenti stigmatizzanti che portano quale risultato immediato il ritardo nella diagnosi e nel trattamento e a seguire discriminazioni evidenti". Schizofrenia e psicosi, osserva l'esperto, "sono malattie curabili e lo saranno sempre di più in futuro, grazie soprattutto alla tempestività del trattamento, permettendo a molti malati di avere una buona qualità di vita e un buon inserimento sociale". 

Non ci sono solo gli aspetti medici, però: ci sono da valutare anche le implicazioni economiche che la cura e gestione dei pazienti psichiatrici hanno sui bilanci degli Stati europei. "Anche le patologie neurologiche - sottolinea Carlo Ferrarese, della Società italiana di neurologia - incidono profondamente non solo sulla qualità di vita del paziente ma anche sui costi diretti ed indiretti". Spese destinate a crescere perché, parallelamente all'invecchiamento della popolazione, aumenteranno anche i casi di disturbi mentali. Per questo, un adeguato studio e una puntuale prevenzione delle demenze, sono diventati gli imperativi categorici della società attuale, fondamentali per ridurre non solo i casi d'invalidità totale ma soprattutto per tamponare la 'spesa sociale'. 

Sempre per restare all'esempio dell'Alzheimer, che oggi è la forma più comune di demenza e colpisce circa 36 milioni di persone nel mondo, si stima che, entro il 2030, toccherà quota 66 milioni di casi accertati. I limiti attuali nell'approccio alla malattia sono legati ai tempi della diagnosi, che in genere avviene quando è ormai compromesso più del 70% del corredo neuronale, riducendo al minimo i margini di successo della terapia. Una tendenza che va assolutamente invertita.

Proprio con lo scopo di promuovere cambiamenti di mentalità tra le persone per evitare gli effetti sociali nefasti delle malattie mentali, l'Università di Milano (sotto il patrocinio dello European Brain Council) ha perciò sviluppato l'iniziativa 'ConcretaMente: i progressi della ricerca sfidano i disturbi del cervello', un ciclo di incontri per testimoniano l'impegno delle neuroscienze verso il progresso e l'innovazione, perché ci sono ancora tanti bisogni insoddisfatti a cui solo la ricerca può dare una risposta. Si tratta di un progetto di sensibilizzazione sulle malattie del cervello che si svilupperà attraverso incontri tematici aperti al pubblico, cui interverranno i principali esperti nazionali sulla materia. Il primo degli appuntamenti si focalizzerà sulla schizofrenia ed è previsto a Milano per il 13 marzo 2014.

Bancomat truccati: così avvengono le frodi

Bancomat truccati: così avvengono le frodi

Con tecniche volte a copiare la tessera del bancomat o a incastrarla nella fessura, individuando la digitazione del pin da parte della vittima, i truffatori riescono facilmente a prosciugare i conti correnti.

Per quanto sicuro possa apparire, anche il bancomat è uno strumento che si presta a facili alterazioni e truffe.

Lo Skimming
Una delle tecniche più utilizzate dai criminali è lo Skimming: consiste nell’applicare allo sportello del bancomat una finta fessura (detta appunto Skimmer), capace di leggere la banda magnetica della tessera del cliente e copiarne i dati. Così clonati, i codici della tessera vengono inviati tramite blutooth ai truffatori (di solito collocati nelle vicinanze) oppure memorizzati all’interno di una memoria interna.
Nel frattempo, una telecamera nascosta - solitamente posizionata sopra la tastiera oppure accanto alla luce che illumina il bancomat – riesce a filmare il codice Pin digitato dal correntista sul tastierino.
Con i dati acquisiti si può clonare facilmente il bancomat ed è possibile poi prelevare denaro all’insaputa del malcapitato.

Questa tecnica è tutt’ora la principale causa di clonazione delle tessere bancomat, nonostante queste ultime si siano evolute con la realizzazione di un microchip interno.

I consigli per difendersi dallo Skimming
Per scongiurare la truffa dello Skimming, è consigliabile coprire con una mano la digitazione del codice Pin, in modo da mettersi al sicuro da eventuali telecamere nascoste.

In secondo luogo, è utile controllare se la fessura dove si inserisce la tessera Bancomat è ben fissa. Se si stacca, oppure si muove, potrebbe voler dire che è stata coperta con uno Skimmer.

Un ulteriore controllo va effettuato anche alla tastiera: se non è ben fissata potrebbe essere fasulla. Infatti, quando i truffatori non utilizzano l’escamotage della telecamera nascosta, catturano il codice Pin sovrapponendo una loro tastiera a quella originale onde registrare i dati premuti.

Se la tastiera sembra fragile, per esempio si muove, oppure presenta degli errori evidenti, è molto probabile che sia stata manomessa.

Nel caso in cui ci si accorga di eventuali manomissioni o della presenza di telecamere nascoste solo dopo aver effettuato il prelievo, nulla è perduto. È sempre possibile telefonare alla propria banca e bloccare il Bancomat.


Il card trapping
Una seconda tecnica usata dai truffatori è il card trapping. In questo caso, la manomissione dello sportello è diretta a rubare l’originale  carta e il codice Pin.
I truffatori fanno in modo che la tessera del malcapitato resti incastrata nella fessura del bancomat Bancomat, grazie all’installazione di un apposito supporto montato all’interno. A questo punto, mentre la vittima sta tentando di risolvere da sola il problema, si fa avanti lo stesso truffatore, o uno dei complici, che si offre di aiutarla. Gli consiglia, quindi, di digitare di nuovo il Pin (in questo modo, spiandolo, entrerà in possesso del codice segreto).

Il correntista, nel tentativo di risolvere il problema, normalmente si allontana per recarsi all’interno della filiale (se la banca non è aperta lo farà il giorno seguente).
A quel punto il truffatore recupera facilmente la carta dalla fessura e, conoscendo il codice Pin memorizzato in precedenza, preleva il contante dal conto del malcapitato.

I consigli per difendersi dal card trapping
Innanzitutto, nel momento in cui la carta rimane incastrata all’interno della fessura è buona norma denunciare subito l’accaduto alla propria banca, senza allontanarsi dalla sportello e chiamando, dal cellulare, il servizio di assistenza.

È sempre preferibile utilizzare sportelli Bancomat situati all’interno delle banche oppure chiusi in apposti chioschi, così da essere al riparo da qualsiasi malintenzionato.

Nel caso in cui lo sportello sia su strada, è bene controllare la zona circostante, diffidando delle persone che tendono ad avvicinarsi troppo.

Bisogna sempre rifiutare l’aiuto offerto da terzi in caso di malfunzionamento dello sportello.

Anche in questo caso, la digitazione del Pin deve avvenire di nascosto, avendo cura di non farsi vedere o spiare da altri.



Green Italia guarda ai verdi europei, presentato il simbolo del movimento

Daniel Cohn-Bendit "battezza" la nascita della nuova formazione ambientalista fondata da delusi di Pd, Pdl e Sole che ride: "Renzi non capisce nulla di ecologia".
Green Italia guarda ai verdi europei, presentato il simbolo del movimento

MILANO - Sfondo blu, come la bandiera dell’Unione Europea, la corona di stelle dorate che rappresenta la solidarietà e l'armonia tra i popoli d'Europa e i petali gialli del girasole che richiamano quelli presenti nel simbolo del Partito Verde Europeo.
 
Sono queste le caratteristiche del simbolo di Green Italia, il nuovo movimento politico ecologista italiano, presentato oggi a Milano con la "benedizione" di Daniel Cohn-Bendit, presidente del Partito Verde Europeo e grande protagonista della politica comunitaria. "Matteo Renzi non capisce nulla di ecologia, l'Italia ha bisogno di politici che capiscano la connessione tra economia ed ecologia", ha detto il leader storico dell'ambientalismo franco-tedesco. 
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Legge elettorale, ancora un rinvio. La commissione in Senato slitta a dopo l'8 dicembre

Questa sera si sarebbe dovuto votare l'ordine del giorno presentato dal leghista Roberto Calderoli per ripristinare il Mattarellum. Ma si preferisce aspettare l'esito delle primarie del Pd. I renziani: "La riforma passi subito alla Camera". Zanda: "Sospensione necessaria". Boldrini: "Stallo non fa bene, disponibile a valutare ritorno a Montecitorio".
Legge elettorale, ancora un rinvio. La commissione in Senato slitta a dopo l'8 dicembre

ROMA - Doveva tenersi questa sera alle 20, ma la riunione della commissione Affari Costituzionali del Senato sulla legge elettorale è stata rinviata. Slitterà molto probabilmente a dopo l'8 dicembre, quando sarà già noto il nome del nuovo segretario del Pd. Intanto domani incombe l'udienza in seduta pubblica della Consulta, che dovrà decidere se accogliere o no il ricorso presentato dall'avvocato Aldo Bozzi, in qualità di privato cittadino, sull'incostituzionalità del Porcellum.

Gli odg di Lega e M5S. La riunione in Senato avrebbe dovuto chiudere il voto sui due ordini del giorno, di Lega e M5S, che propongono rispettivamente il Mattarellum e il sistema spagnolo, al posto dell'attuale Porcellum. In alternativa, il governo è pronto a intervenire con un disegno di legge ad hoc già prima della sentenza della Corte costituzionale. Non si discuterà di legge elettorale neanche nella seduta di mercoledì prossimo, 4 dicembre. Il calendario dei lavori della commissione, infatti, è stato modificato e il punto all'odg che prevedeva l'esame dei ddl in materia elettorale è stato tolto. 

Manca l'accordo. A determinare il nuovo, ennesimo rinvio, secondo fonti interne a Palazzo Madama, è la mancanza del benché minimo accordo sulla riforma. A chiedere lo slittamento sono stati i gruppi della maggioranza, Pd, Ncd e Scelta civica, quest'ultima rappresentata dalla componente di maggioranza popolare a palazzo Madama, mente, a quanto si è appreso, la minoranza montiana non sarebbe stata favorevole. 

Il Pd, dove si sono delineate posizioni varie, attende il congresso dell'8 dicembre per prendere una posizione in proposito. Il capogruppo dei senatori Pd Luigi Zanda ha infatti ammesso che "una breve sospensione della discussione sulla nuova legge elettorale era necessaria ed è stata condivisa dai presidenti dei gruppi Parlamentari di Scelta Civica, del Nuovo centro destra e del Partito democratico". 

Il nuovo centrodestra, avrebbe invece chiesto un po' di tempo per definire una propria linea, ma anche Forza Italia non vede di buon occhio la mozione Calderoli che prospetterebbe un ritorno 'all'acqua di rose', cioè con molte modifiche, al Mattarellum. 

"A questo punto punto riconvoco la commissione solo in presenza di un impegno dei gruppi". ha detto Anna Finocchiaro, presidente della commissione Affari costituzionale al Senato, parlando con i giornalisti. 

I renziani: la riforma passi alla Camera. Ma un gruppo di deputati renziani si è discostato dall'indirizzo del gruppo Pd al Senato. "E' ormai chiaro che il tentativo di avviare la riforma elettorale dal Senato, come ripetutamente preannunciato nei mesi scorsi, ha fatto flop. Siamo all'ennesimo rinvio. Ora passi subito alla Camera, non c'è più tempo da perdere", hanno detto Michele Anzaldi, Luigi Bobba, Lorenza Bonaccorsi, Federico Gelli ed Ernesto Magorno. "Mentre il vicepresidente della Camera, Roberto Giachetti - hanno spiegato i deputati - prosegue da quasi 60 giorni il suo sciopero della fame, purtroppo al Senato va avanti lo stallo totale. Si sono persi mesi, il preannunciato accordo non è mai arrivato, è continuata la solita melina che va avanti dal 2011. Alla Camera ci sono i numeri per approvare la riforma, dal 9 dicembre è opportuno che sia l'aula di Montecitorio ad essere messa in condizione di lavorare per archiviare il Porcellum, e speriamo che a quel punto Giachetti interrompa il suo sciopero che raccoglie ogni giorno sempre più adesioni".

Sel: non c'è volontà di superare Porcellum. Sulla stessa linea anche a senatrice Loredana De Petris, presidente del gruppo Misto-Sel: "E' evidente che al Senato non c'è alcuna possibilità di disincagliare la situazione. E' dunque opportuno e necessario che la discussione sulla legge elettorale passi alla Camera, dove peraltro è già stata votata la procedura d'urgenza". E ha aggiunto: "La sconvocazione della commissione Affari costituzionali del Senato, che stasera avrebbe dovuto votare gli odg sulla riforma della legge elettorale, in particolare sul ritorno al Mattarellum è un fatto gravissimo ma molto eloquente- In tutta evidenza i partiti maggiori vogliono tenersi il Porcellum e per questo impediscono ogni passo verso una nuova legge elettorale".  

Boldrini: disponibile a trasferimento alla Camera. Ad accogliere prontamente l'invito è Laura Boldrini, che si è resa disponibile a "veicolare" la richiesta di trasferimento dal Senato alla Camera del provvedimento di riforma della legge elettorale: "E' una questione cruciale, questo stallo non fa bene", ha sottolineato la presidente della Camera durante la conferenza dei capigruppo di Montecitorio e ha invitato tutti i gruppi a una riflessione.

Sacconi: no a spostamento alla Camera. Ma l'ipotesi di un trasferimento della riforma alla Camera ha scatenato la reazione contraria del centrodestra. Maurizio Sacconi, capogruppo al Senato di Ncd, si è scagliato contro questa eventualità: "E' evidente - ha affermato- che questo spostamento, oltre ad essere una inaccettabile forzatura istituzionale, corrisponderebbe solo alla volontà di qualcuno di scassare tutto, di non fare la riforma, di ritornare al voto con la legge attuale. Al contrario, la prosecuzione dell'esame al Sentato, che da tempo se ne occupa e che induce a ricercare un largo accordo a partire dalla maggioranza di governo, può condurre in tempi ragionevolmente brevi ad una soluzione innovativa. Non sarà certo l'attesa della settimana che ci separa dall'elezione del segretario del Partito democratico a determinare il fallimento della riforma".