giovedì 2 febbraio 2012

I 26 onorevoli che vogliono il vitalizio


Ben 15 sono ex parlamentari leghisti; poi due del PdL, ma c’è persino Rifondazione
Sono tre (Roberto Rosso e Giorgio Jannone del Pdl, Daniele Molgora della Lega) su un totale di 26 i deputati in carica che hanno presentato ricorso al Consiglio di giurisdizione della Camera contro la decisione dell’ufficio di presidenza di Montecitorio di modificare il sistema previdenziale dei deputati. I restanti 23 sono tutti ex parlamentari, specialmente della XII legislatura, la maggior parte della Lega nord (ben 15 in tutto). Lo ha reso noto il presidente del Consiglio di Giurisdizione, Giuseppe Consolo (Fli), dopo la riunione di oggi in cui è stata fissata per il 18 aprile prossimoalle 13.30 la prima udienza pubblica.
LA CONVOCAZIONE – La prima seduta del Consiglio per entrare nel vivo dei ricorsi e’ convocata per mercoledi’ 18 aprile alle 12.30. Oggi c’e’ stata solo una riunione preliminare tra i tre componenti dell’organismo. Per presentare ricorso contro i tagli ai vitalizi, i deputati (o ex) hanno comunque ancora tempo fino a sabato 4. Gli onorevoli che si ‘ribellano’ contro il passaggio al contributivo e l’innalzamento dell’eta’ potrebbero quindi ancora aumentare.

Chi stupra in branco non va in carcere


La Cassazione: possibili le misure alternative
Nei procedimenti per violenza sessuale di gruppo, il giudice non e’ piu’ obbligato a disporre o a mantenere la custodia in carcere dell’indagato, ma puo’ applicare misure cautelari alternative. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, dando un’ interprestazione estensiva ad una sentenza della Corte Costituzionale del 2010.
IL CASO DELLA RAGAZZA – In base a tale valutazione, la Cassazione ha pertanto annullato una ordinanza del Tribunale del riesame di Roma, che aveva confermato il carcere – ritenendo che fosse l’unica misura cautelare applicabile – per due giovani (difesi dagli avvocati Lucio Marziale, Nicola Ottaviani ed Eduardo Rotondi) accusati di violenza sessuale di gruppo nei confronti di una ragazza del frusinate ed ha rinviato il fascicolo allo stesso giudice perche’ faccia una nuova valutazione, tenendo conto dell’interpretazione estensiva data dalla Suprema Corte alla sentenza n. 265 del 2010 della Corte Costituzionale.
LA LEGGE DI CONTRASTO – A partire dal 2009, con l’approvazione da parte del Parlamento della legge di contrasto alla violenza sessuale – nata sulla base di un diffuso allarme sociale legato alla recrudescenza di episodi di aggressioni alle donne – non era consentito al giudice (salvo che non vi fossero esigenze cautelari) di applicare, per i delitti di violenza sessuale e di atti sessuali con minorenni, misure cautelari diverse e meno afflittive della custodia in carcere alla persona raggiunta da gravi indizi di colpevolezza. Investita della vicenda, la Corte Costituzionale, nell’estate del 2010, ha ritenuto la norma in contrasto con gli articoli 3 (uguaglianza davanti alla legge), 13 (liberta’ personale) e 27 (funzione della pena) della Costituzione e ha detto si’ alle alternative al carcere ‘nell’ipotesi in cui siano acquisiti elementi specifici, in relazione al caso concreto, dai quali risulti che le esigenze cautelari possono essere soddisfate con altre misure’.
PRINCIPI INTERPRETATIVI - Ora la terza sezione penale della Corte di Cassazione (sentenza n.4377/12) ha stabilito che i principi interpretativi che la Corte Costituzionale ha fissato per i reati di violenza sessuale e atti sessuali su minorenni sono ‘in toto’ applicabili anche alla ‘violenza sessuale di gruppo’ (art. 609 octies codice penale), dal momento che quest’ultimo reato ‘presenta caratteristiche essenziali non difformi’ da quelle che la Consulta ha individuato per le altre specie di reati sessuali sottoposti al suo giudizio. ‘Unica interpretazione compatibile’ con i principi fissati dalla sentenza della Corte Costituzionale – ha concluso la Cassazione – ‘e’ quella che estende la possibilita’ per il giudice di applicare misure diverse dalla custodia carceraria anche agli indagati sottoposti a misura cautelare’ per il reato di violenza sessuale di gruppo. (ANSA).

Crisi, firmato il trattato sul fondo salva-Stati

Bruxelles, 2 feb. (Adnkronos/Aki) - E' stato firmato dai rappresentanti permanenti presso la Ue dei 17 paesi dell'eurozona il trattato istitutivo del fondo salva stati permanente, l'Esm (European Stability Mechanism). Lo ha annunciato il presidente del Consiglio europeo Herman Van Rompuy.
Il fondo salvastati permanente, il cui obiettivo è che entri in vigore a luglio 2012, un anno prima rispetto a quanto era stato originariamente previsto, "contribuirà ad accrescere la fiducia e ad assicurare la stabilità finanziaria nell'eurozona", in quanto, sottolinea Van Rompuy, "crea una protezione antifuoco permanente con un ampia gamma di strumenti a disposizione e una forte base finanziaria per salva guardare la stabilità finanziaria".
L'Esm nasce con una potenza di fuoco disponibile di 500 miliardi di euro, che possono essere prestati ai paesi in difficoltà dell'eurozona. Il capitale è costituito da 700 miliardi di capitali sottoscritti di cui 80 in quote cash e 620 in quote 'callable'. La capacità totale sarà però rivista in occasione del prossimo vertice Ue che si terrà il primo marzo.
Come stabilito nel trattato sul Patto di bilancio siglato lunedì a Bruxelles, il ricorso all'assistenza finanziaria tramite l'Esm sarà condizionato, a partire dal primo marzo 2013, alla ratifica del "Fiscal compact" da parte dello stato membro dell'eurozona che richiede di farne uso. "I due nuovi trattati sono entrambi elementi della strategia per superare la crisi del debito pubblico nell'eurozona", ha concluso Van Rompuy.

Ritrovati vestiti di Domnica nella cabina di Schettino


La giovane moldava per sei ore in caserma: «Io affascinata dal comandante, si è comportato da eroe»

MILANO - Indumenti e vari capi di abbigliamento, oltre a un beauty-case. Sono questi gli oggetti appartenenti a Domnica Cemortan trovati dai sommozzatori nella cabina dell'ex comandante della Costa Concordia, Francesco Schettino. È quanto si apprende da fonti investigative.
AMICA DI SCHETTINO - La ragazza 25enne moldava mercoledì è stata interrogata per sei ore dai pm di Grosseto come persona informata sui fatti e il ritrovamento dei suoi effetti personali era emerso da alcuni giorni, ma tenuto riservato dagli inquirenti. Alla domanda sul perchè ci fossero suoi effetti personali nella cabina, la Cemortan avrebbe così risposto agli inquirenti: «sulla nave ero amica di tutti». Ai magistrati, secondo quanto appreso, avrebbe fornito risposte interessanti anche sugli attimi precedenti e successivi all'impatto della nave contro gli scogli, confermando di trovarsi in plancia già da prima del naufragio. La Cemortan ha riferito agli inquirenti di essere amica di Schettino e di altri ufficiali. Domnica Cemortan durante il lungo colloquio con i pm ha rimarcato, tra l'altro, la sua ammirazione nei confronti di Francesco Schettino.
«UN DEBOLE» - Un vero e proprio debole per il comandante della nave di cui la giovane moldava avrebbe anche parlato ai pm, sottolineando che per lei Schettino, comportandosi da eroe, ha salvato centinaia, se non migliaia di vite nel mare dell'Isola del Giglio, cosa che del resto lei stessa aveva già detto in un'intervista ad una tv del suo paese. Anche il fascino esercitato da Schettino su Domnica Cermotan sarebbe stato tra gli argomenti trattati nel colloquio.

Idv,ecco proposta riforma finanziamento

(ANSA) - ROMA - Nel giorno in cui in Parlamento ancora infuria la polemica sul caso del tesoriere Luigi Lusi che si sarebbe appropriato di 13 milioni de La Margherita, l'Idv annuncia in una conferenza stampa di aver presentato un disegno di legge per disciplinare il finanziamento ai partiti. ''Vogliamo evitare il ripetersi di quanto accaduto ora'', avverte il leader Antonio Di Pietro. Tra le misure proposte, la condanna fino a sei anni di carcere per i trasgressori.

Sì a responsabilità toghe, governo battuto. Severino: Senato corregga. Anm: ritorsione

(Adnkronos)
Roma, 2 feb. (Adnkronos/Ign) - A scrutinio segreto, con 264 voti a favore e 211 contari, con il parere contrario del governo, la Camera ha approvato l'emendamento alla legge comunitaria, presentato dal leghista Gianluca Pini, che prevede modifiche relative alla responsabilità civile dei magistrati.
La norma prevede che "chi ha subito un danno ingiusto per effetto di un comportamento, di un atto o di un provvedimento giudiziario posto in essere dal magistrato in violazione manifesta del diritto o con dolo o colpa grave nell'esercizio delle sue funzioni ovvero per diniego di giustizia può agire contro lo Stato e contro il soggetto riconosciuto colpevole per ottenere il risarcimento dei danni patrimoniali e anche di quelli non patrimoniali che derivino da privazione della libertà personale". La commissione a maggioranza aveva espresso parere contrario e lo stesso il governo.
Il voto di oggi ha spaccato la maggioranza che sostiene il governo Monti, attraversando trasversalmente tutti i partiti. L'emendamento non sarebbe infatti passato se solo l'ex centrodestra, i 6 Radicali eletti nel Pd e al limite tutti i 20 deputati del Misto avessero votato sì. Conseguentemente l'approvazione è arrivata grazie all'apporto di franchi tiratori, probabilmente da ricercare tra gli esponenti del Terzo polo e del centrosinistra in generale.
In merito all'approvazione dell'emendamento, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Antonio Catricalà sottolinea: "Non credo che porterà problemi alla maggioranza".
Il ministro della Giustizia, Paola Severino, commenta così l'esito del voto: "Prendo atto, come sempre, della volontà del Parlamento. Confido però che in seconda lettura si possa discutere di come migliorarlo- aggiunge - perché, interventi-spot su questa materia, possono rendere poco armonioso il quadro generale. Lo ripeto - conclude il ministro della Giustizia - un provvedimento compessivo sarebbe stato preferibile".
A reagire è anche l'Associazione nazionale magistrati secondo cui la norma sulla responsabilità civile è ''incostituzionale '', una ''ritorsione contro la magistratura'' e l'Anm ''valuterà ogni iniziativa per contrastare questa mostruosità giuridica'', avverte il segretario dell'Anm, Giuseppe Cascini.
Continua ...
http://www.adnkronos.com/IGN/News/Politica/Si-a-responsabilita-toghe-governo-battuto-Severino-Senato-corregga-Anm-ritorsione_312931167034.html

mercoledì 1 febbraio 2012

INVALIDI IN ITALIA


CHI AMA I LIBRI NON SARA' MAI SOLO


NON E' COMPITO MIO


Mediaset: Cassazione, reato prescritto per deputato Pdl Berruti

Annullata condanna a 2 anni e 10 mesi per riciclaggio Roma, 01 feb - E' prescritto il reato di riciclaggio per il quale il deputato del Pdl, Massimo Maria Berruti, era stato condannato a 2 anni e 10 mesi di reclusione (pena coperta da indulto) per riciclaggio il 24 febbraio dello scorso anno dalla Corte d'Appello di Milano. Lo ha stabilito la Sesta sezione penale della Cassazione, annullando senza rinvio per prescrizione la sentenza in questione. Il procedimento si riferisce a uno stralcio del processo sui diritti tv Mediaset, che vede tra gli imputati, per frode fiscale, anche il leader del Pdl, Silvio Berlusconi. La condanna di Berruti era arrivata al termine del processo di appello bis, dopo che la Cassazione aveva annullato la sentenza di secondo grado, con cui aveva in parte assolto nel merito e in parte dichiarato prescritte le accuse contro l'ex consulente della Fininvest. Il fatto di riciclaggio contestato a Berruti si riferiva a una operazione in uscita dal conto svizzero Jasran del 21 novembre 1995. Il processo principale riprendera' a marzo.

Giappone, pesanti nevicate, 53 morti

(ANSA) - TOKYO - Le eccezionali nevicate che si stanno abbattendo soprattutto sul Giappone settentrionale e occidentale hanno finora causato 53 morti, centinaia di feriti, ingenti danni al sistema produttivo e gravi disagi ai trasporti. Le precipitazioni nevose, ha messo in guardia la Japan Meteorological Agency, avranno avanti fino a venerdi' con particolare riferimento alle aree che si affacciano sul Mar del Giappone. Superati 4 metri di neve ad Aomori, 3 metri a Niigata e Yamagata.

Nucleare: positiva visita Aiea in Iran


Nucleare: positiva visita Aiea in Iran
VIENNA - La delegazione dell'Agenzia atomica internazionale ha effettuato una trasferta "positiva" in Iran. Lo ha detto il vice direttore generale Herman Nackaerts "e abbiamo in programma di effettuare un'altra visita in breve tempo per risolvere tutte le questioni in sospeso".

Iran: tagliamo le mani a chi tenti di toccare stretto Hormuz


Iran: tagliamo le mani a chi tenti di toccare stretto Hormuz
TEHERAN - L'Iran e' determinato a tagliare le mani a chi tenti iniziative avventuriste nel Golfo Persico, il Golfo di Oman e lo Stretto di Hormuz. Lo ha detto il presidente del Parlamento Ali Larijani, in una sessione aperta del Majlis. E' ''la paura della Rivoluzione'' - ha aggiunto Larijani, nel giorno in cui si aprono i dieci giorni di celebrazioni per l'anniversario della caduta dello scià - ad aver dato origine alle recenti prese di posizione degli Usa sullo Stretto".

Nicole Minetti paga fuori tempo, niente cariche Pdl nel 2012


minetti
Nicole Minetti (Lapresse)
ROMA – La consigliera regionale della Lombardia Nicole Minetti non ha pagato in tempo la quota e così niente nomine a cariche interne nel Pdl per il 2012.
La Minetti, nota alla cronache per lo scandalo delle feste a casa dell’ex premier Silvio Berlusconi, avrebbe dovuto rispettare la scadenza fissata al 31 ottobre 2012 e invece non lo ha fatto. Così, non si è iscritta al partito, se non dopo che il coordinamento nazionale di Roma l’ha chiamata.
Non potrà votare ai congressi provinciale e cittadino a febbraio. Secondo quanto spiega Libero, “la Minetti ha rischiato grosso perché l’articolo 6 dello statuto prevede la decadenza del profilo di aderente o associato in caso di mancato pagamento della quota associativa nei termini previsti. Strigliata e bonifico di mille euro in giornata”.

Sclerosi multipla, arriva in Italia la prima pillola contro la malattia


ROMA, 1 FEB – Sbarca anche in Italia, illuminando la speranza di tanti pazienti, la prima terapia orale contro la sclerosi multipla: e' fingolimod, un farmaco 'targato' Novartis che si prende per bocca al mattino, e che libera i malati dalla schiavitu' delle iniezioni. Presentato oggi a Roma in occasione del suo arrivo nel nostro Paese dopo il si' delle autorita' regolatorie, il medicinale non e' solo piu' facile da prendere (aumentando cosi' l'aderenza al trattamento), ma anche piu' efficace.
La pillola sta cambiando il volto della malattia, dichiara Giancarlo Comi, dell'Universita' Vita-Salute San Raffaele di Milano, ''perche' ha un'efficacia due volte maggiore rispetto alle terapie di prima linea usate finora''. Ha tanti punti di forza: in primis e' efficace su molti pazienti con forma recidivante-remittente che non rispondono all'interferone, la terapia oggi in uso. In piu' Fingolimod e' efficace su pazienti con SM recidivante-remittente grave a rapida evoluzione. In Italia e' rimborsato dal SSN nei suddetti pazienti. Il suo meccanismo d'azione e' innovativo e mirato: riconosce e si lega a una molecola, la sfingosina 1-fosfato, esposta sulla superficie dei linfociti impazziti che attaccano il cervello. Cosi' facendo li intrappola nei linfonodi impedendogli di andare a far danni. In piu' pare che Fingolimod si leghi anche alla sfingosina esposta su certe cellule nervose, esercitando in questo caso un'azione positiva, neuroprotettiva. Infatti si e' mostrato capace non solo di ridurre fin del 61% le recidive, rispetto a interferone, ma anche del 36% il danno cerebrale.

Parlamentari: vietato pagare i parenti. Perché, prima si poteva?


Senato
Il Senato (Lapresse)
riccardo-galli-opinioni
di Riccardo Galli

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ROMA – “Non saranno ammesse al rimborso le somme a qualunque titolo erogate al coniuge, al convivente e ai parenti ed affini del senatore entro il quarto grado”, recita una specifica della nuova normativa che regola il “contributo di supporto spettante ai senatori”. Cioè quei circa 4mila euro che ogni senatore della Repubblica ha a disposizione per collaboratori e simili spregiativamente e sbrigativamente chiamati “portaborse”. Senatori e deputati fino a ieri, e anche oggi, quei quattromila euro circa li ricevono brevi manu dalla rispettiva Camera e poi, se e quanto vogliono, ci pagano i collaboratori. Da domani solo una metà della cifra, dei 4.000, sarà messa in mano ai parlamentari, l’altra metà sarà loro pagata solo dopo “pezza” d’appoggio giustificativa, insomma la ricevuta, la documentazione di spesa effettuata.
E qui arriva la “specifica”: niente soldi ai parenti. D’ora in poi. Perché, prima si poteva? Dal sopravvenuto divieto si evince che sino a ieri gli eletti a palazzo Madama, e a Montecitorio per analogia, potevano assumere e stipendiare figli, mogli, conviventi e quant’altro. Stabilire poi che la norma vale sino al quarto grado di relazione, lascia presupporre che sinora siano stati assunti e sussunti negli staff parenti anche lontani, in fondo con 4mila euro si può rendere meno dura la vita alla famiglia, sia pure allargata.
Sembra incredibile eppure appare evidente che così deve essere: sinora i senatori hanno avuto la possibilità di retribuire, pagandoli con soldi pubblici, figli, mogli e cugini. E se poi si è sentita la necessità di inserire una norma che vietasse questa pratica, è evidente che la possibilità non deve essere rimasta solo teorica. A meno che chi ha scritto la “specifica” non sia stato particolarmente e malignamente diffidente, spinto a stendere il divieto da una sorta di “conoscenza dei suoi polli”. Che l’etica non mettesse un freno ad una simile, definiamola ineducata abitudine, non stupisce poi molto.
Stupisce però, e questo sì molto, che il regolamento del Senato permettesse che questo avvenisse. Chi lavora nel pubblico sa bene che, quando si firmano contratti, viene chiesto se per la stessa azienda/struttura lavorano dei parenti. E se questa fattispecie sussiste in alcuni casi viene preclusa la possibilità di essere assunti e stipendiati. In Senato invece era lecito e consentito retribuire direttamente il figlio, o almeno non era vietato. Al papà 5mila e passa euro di “stipendio base”, e al figlio 2/3 mila assegnati dal papà stesso, ma pagati da noi.
Le nuove disposizioni che riguardano il “contributo di supporto spettante ai senatori” stabiliscono ora che questo sia sostituito da un rimborso spese, che rimane dello stesso importo cioè 4180euro, che sarà però ora suddiviso in due parti di 2090 euro. Parti che saranno erogate l’una ai gruppi parlamentari di appartenenza e l’altra direttamente ai senatori.
A differenza che in passato da ora le spese dovranno tassativamente essere indicate e dovranno rientrare in una di queste quattro categorie: spese per collaboratori, consulenti, ricerche; spese per la gestione di un ufficio, quali affitto di locali e relative utenze, acquisto o locazione di beni strumentali; spese connesse all’uso di reti pubbliche di consultazione dati; spese per convegni e sostegno dell’attività politica. Dal che si desume ancora che prima si potessero spendere i suddetti 4mila euro senza bisogno di spiegar come. Più che di tagli ai costi della politica sembra che, forse comprensibilmente, si stia tentando prima di tutto di rendere presentabili le suddette spese.

Il caso Lusi non è isolato. Una valanga per sotterrare le macerie politiche del nostro Paese


C'è un senatore della Repubblica del PDLgià condannato per bancarotta, ora rinviato a giudizio per una truffa legata ai contributi pubblici sui giornali.
C'è un altro senatore della Repubblica del PDL, che in un solo giorno ha guadagnato 18 milioni di euro (pari a 18000 mensilità di un callcenterista da 1000 euro), grazie alla compravendita di un palazzo in centro Roma.

Nel passato ci sono stati i casi dell'ex ministroScajola (casa pagata a sua insaputa), di Patroni Griffi (casa acquistata dall'Inps a prezzo di favore), del sottosegretario Malinconico (vacanze pagate a sua insaptuta).

C'è ora un senatore della Repubblica del PD che ha rubato dal tesoro del suo ex partito (la Margheritache non c'è più, ma che prende i contributi elettorali), perché ne aveva bisogno, senza che nessuno se ne accorga. Senza che nessuno ne chieda le dimissioni. 

Ora ha chiesto di patteggiare la pena, offrendo la metà dei soldi fregati (e qui penso alle persone cui Equitalia chiede il pagamento delle tasse, con tanto di interessi...).

E nel passato c'era stato il caso dell'ex capo della segreteria di Bersani, sotto indagine per le mazzette del sistema Sesto. Senza che il segretario di quel partito ne sapesse nulla.
Sempre in Lombardia potremmo parlare degli altri arresti per corruzione bancarotta. Sempre all'insaputa del presidente della regione. Ma potremmo parlare anche dell'ex capo del governo, futuro prescritto per un reato di corruzione, sotto processo per altri reati (prostituzione minorile, diritti tv...).

Dello Ior difeso nel passato dall'attuale ministro della giustizia. Della Rai in cui governa ancora PDL e Lega (all'opposizione in parlamento) nonostante la presidenza di garanzia.

Di fronte a questi scenari di macerie politiche tornano a mente le parole di Sandro Pertini (esce in questi giorni il libro di Chiarelettere "La politica delle mani pulite"):
Amici miei, io non resto un minuto di più su questa sedia se la mia coscienza si ribella. Non accetterò mai di diventare il complice di coloro che stanno affossando la democrazia e la giustizia in una valanga di corruzione.
Ecco, poiché ci aspettiamo che nessuno si alzi in piedi per non sedere accanto a corrotti e pregiudicati, sarà inevitabile attendere che la valanga sotterri tutto.
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