Divulgo quello che ... non tutti dicono ... / Perchè il male trionfi è sufficiente che i buoni rinuncino all'azione. (Edmund Burke)
giovedì 24 febbraio 2011
Bavaglio e processo breve Nuova accelerazione del Pdl
Berlusconi potrà comprare il Corriere?
Il governo va verso il maxiemendamento al decreto Milleproroghe. Le opposizioni già denunciano: sarà soppresso il comma che impedisce le concentrazioni editoriali.
Nel maxi-emendamento che il governo sta preparando per andare incontro ai rilievi di Giorgio Napolitano sul decretone Milleproroghe – giudicato troppo omogeneo – sarà annullata la proroga del divieto, stabilito verso operatori dei media, di acquisire importanti partecipazioni in giornali cartacei. Dopo vari emendamenti delle opposizioni al testo del decreto, il Quirinale ha imposto la tagliola del riordino: e il governo, pronto e lesto a tali richiami, non ha esitato.
SILVIO, L’EDITORE – Così, sostanzialmente, a partire dal 1 di aprile la Mediaset del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi potrà entrare nel capitale del Corriere della Sera, o di altri giornali.
Salta, in extremis, il comma del maxiemendamento al decreto Milleproroghe che introduceva la data del 31 dicembre 2011 come scadenza del divieto di ‘incroci’ tv-giornali, che viene fissata al 31 marzo. Dal primo aprile sara’ dunque possibile, per le imprese che esercitano attivita’ televisiva in ambito nazionale, acquisire partecipazioni in societa’ editrici di giornali. Si torna cosi’ al testo originario, varato dall’esecutivo, che prevede comunque la possibilita’ per il presidente del Consiglio di emanare un decreto, di concerto con il ministro dell’Economia, di prorogare ulteriormente il termine a fine anno.
Continua ...
http://www.giornalettismo.com/archives/115230/berlusconi-potra-comprare-il-corriere/
Caso Ruby: tra i regali per le escort, auto per 280 mila euro
MILANO - Continuano gli accertamenti della Procura di Milano sul giro di escort che frequentavano la villa di Arcore del Presidente del Consiglio SIlvio Berlusconi. In particolare trova conferma, almeno come possibilità, la dichiarazione che a suo tempo fece Ruby Rubacuori, a proposito della promessa del premier di regalarle un'Audi R8. In effetti, si è verificato che diverse autovetture sono state comprate con soldi riferibili al premier alle ragazze in questione. Due Mini One sono state acquistate alle ragazze con bonifici intestati SIlvio Berlusconi; altre quattro Mini, cinque Mercedes Smart Fortwo e una cabriolet Volkswagen New Beetle, che sono intestate ad altrettante ragazze, sono pagate con assegni circolari ottenuti con i soldi provenienti dai conti correnti presso la Banca Popolare di Sondrio, gestiti dal ragionier Spinelli, commercialista di lunga data del premier, Stiamo parlando comunque di utilitarie o poco più. Ma ci sono delle eccezioni, come una Land Rover da 70 mila euro, comprata e poi intestata ad un'altra delle ragazze. Il totale accertato è di 280 mila euro.
Libia: Gheddafi bombarda Zawia e fa affluire altri mercenari
Il regime ordina ai capi della rivolta di deporre le armi
TRIPOLI (LIBIA) - Continuano a giungere dalla Libia notizie sempre più tragiche. Secondo quanto riferito da Al Arabiya, poi confermato dall'Ansa, aerei libici stanno bombardando la città di Zawia, 30 chilometri ad est di Tripoli. "Ci stanno massacrando", avrebbe detto un testimone al giornalista dell'Ansa. Intanto il leader libico Muhammar Gheddafi non intende cedere: lo dimostrerebbe il fatto che, secondo il New York Times, nella capitale libica stanno affluendo sia gli eserciti personali dei figli di Gheddafi, sia truppe di mercenari, addestrate e che hanno già combattutto in Sudan. Sono probabilmente le ultime carte che ha a disposizione il leader libico, per soffocare nel sangue la rivolta. E a Tripoli sono stati istituiti decine e decine di posti di blocco, che non si limitano a chiedere documenti, ma impongono di dimostrare di essere fedeli al leader libico.
Libia: Ue, 5-6mila cittadini europei ancora da evacuare
Wikileaks: tribunale londinese autorizza l'estradizione in Svezia di Assange
Libia, insorti sotto attacco: morti Tra breve discorso di Gheddafi
Fonti Ue: allo studio opzione intervento militare umanitario
Libia: anche l'India decide evacuazione propri cittadini
mercoledì 23 febbraio 2011
“Processate Gheddafi per crimini contro l’umanità”
Human Rights Watch lo chiede alla corte dell’Aja per aver ordinato di bombardare la popolazione
Il leader libico Muammar Gheddafi dovra’ essere processato da un tribunale internazionale, se possibile presso la Corte Penale (Cpi) dell’Aja, per aver ordinato di bombardare la popolazione civile del suo stesso paese, la Libia. Lo chiede l’organizzazione non governativa Human Rights Watch (Hrw), che ha illustrato all’ANSA quali sono le strade da percorrere, ma anche quali saranno gli ostacoli da superare per portare in tribunale il Colonnello.
LE AUTORITA’ LIBICHE – Philippe Bolopion, responsabile di Hrw per le questioni legate alle Nazioni Unite, spiega che Gheddafi e i suoi uomini dovranno essere processati ‘non solo per quello che hanno fatto negli ultimi giorni, ma per quanto commesso in tutti gli anni del regime’, un quarantina in tutto. Ma la strada verso il Cpi, ammonisce Bolopion, e’ irta di ostacoli perche’ non essendo la Libia tra le parti costituenti del tribunale, dovranno essere le autorita’ libiche – dopo la caduta di Gheddafi, se succedera’ – a chiedere espressamente l’intervento del procuratore del tribunale, Luis Moreno-Ocampo. ‘C’e’ un precedente ed e’ la Costa d’Avorio, che nel 2003 aveva chiesto l’intervento della Corte dell’Aja anche se non faceva parte dello Statuto di Roma’, l’atto che ha sancito la nascita del Cpi, ricorda il responsabile di Hrw, ‘per indagare, identificare e processare persone e complici responsabili degli atti commessi in territorio ivoriano dagli eventi del 19 settembre 2002′, quando scoppio’ cioe’ la guerra civile.
Continua ...
http://www.giornalettismo.com/archives/115147/processate-gheddafi-per-crimini-contro-lumanita/
Gli Ogm sempre piu' diffusi
Libia: Usa valutano sanzioni per fermare brutale repressione
Libia: attivista, Gheddafi potrebbe usare armi chimiche a Bengasi
Yemen: si dimettono sette senatori per protesta contro repressione
Iran/MezzaLuna Rossa pronta inviare aiuti umanitari in Libia
Libia, accordo tra stati Ue per preparare sanzioni
BRUXELLES - I governi dell'Unione Europea hanno raggiunto un accordo oggi per preparare possibili sanzioni contro la Libia in risposta alle violenti repressioni del regime di Muammar Gheddafi nei confronti dei contestatori. Lo hanno detto diplomatici Ue. "Hanno concordato in un comunicato di prendere ulteriori misure. In termini diplomatici, questo significa sanzioni", ha detto un diplomatico Ue dopo un meeting a Bruxelles. Esperti ora stileranno una lista di possibili misure, che potrebbero includere blocchi alle carte di credito, congelamento di asset, embargo sulle armi e altre restrizioni, prima che i governi europei raggiungano un accordo su quando imporle.
Libia, ultimi sviluppi
BENGASI - In Libia tentativi del regime di Muammar Gheddafi di schiacciare la rivolta contro i suoi oltre 40 anni di potere hanno provocato la morte di migliaia di persone e la secessione della parte orientale del paese. A Bengasi, nell'est della Libia, da dove è partita la rivolta contro il regime, la gente ha cominciato a riconsegnare le armi, facendo scoppiare petardi e suonando i corni per celebrare la fine della carneficina.Gran parte della Libia orientale sarebbe sotto il controllo degli oppositori. Un carcere vuoto è andato in fiamme a Bengasi e la tv britannica Sky News ha mostrato immagini di missili anti-aerei in una base militare abbandonata vicino a Tobruk.Mentre i paesi che hanno più strette relazioni con il terzo produttore africano di petrolio si danno da fare per evacuare i loro cittadini, e gli abitanti della capitale restano nascosti nel timore di bande armate fedeli a Gheddafi, la Francia, per prima, ha chiesto di adottare sanzioni."Vorrei la sospensione delle relazioni economiche, commerciali e finanziarie con la Libia fino a ulteriore avviso", ha detto il presidente Nicolas Sarkozy.Ma, in quello che è solo l'ultimo segnale di divisioni internazionali su come comportarsi con Gheddafi, il premier del Qatar ha detto invece di non voler isolare la Libia, dove numerosi esponenti istituzionali - tra cui il ministro dell'Interno e un consigliere dell'influente Saif, uno dei figli di Gheddafi - hanno dichiarato il proprio appoggio alle proteste iniziate una settimana fa.Gli oppositori hanno preso il controllo della regione orientale, quella dove si estrae il petrolio,Gheddafi ha schierato truppe all'ovest della capitale per cercare di bloccare l'estensione di una rivolta partita dall'est. A oriente intanto molti soldati hanno disertato.Le attività economiche sembrano bloccate, tra cui circa un quarto della produzione petrolifera, scatenando il timore che la crisi comprometta la ripresa economica globale.Gheddafi ha intanto chiesto oggi una manifestazione di massa per mostrargli sostegno, ma nella centrale Piazza Verde di Tripoli si sono riunite solo circa 150 persone.La maggior parte delle strade, di solito affollate, sono quasi deserte. Solo pochi caffé sono aperti, nonostante gli appelli del governo a tornare al lavoro inviati anche per sms agli utenti."Moltissima gente ha paura di lasciare casa a Tripoli e uomini armati fedeli a Gheddafi girano minacciando le persone che si raggruppano", ha raccontato un tunisino, mentre attraversava la frontiera per tornare nel paese natale.Secondo le stime sarebbero circa un milione e mezzo gli stranieri che vivono o viaggiano in Libia, e un terzo della popolazione è composta da immigrati provenienti dall'Africa sub-Sahariana.Testimoni descrivono scene di caos, mentre in molti cercano di partire. Nel frattempo il ministro degli Esteri italiano, Franco Frattini ha parlato di "esodo biblico", prevedendo che almeno 300mila migranti potrebbero giungere sulle coste meridionali dell'Europa.
Peter Gomez e Leo Sisti condannati a risarcire Dell’Utri
La condanna in appello dopo l’assoluzione in primo grado. I due giornalisti avevano raccontato le trattative politiche tra Dell’Utri e Cosa nostra, le indagini per droga a carico del senatore e i suoi contatti con i fratelli Graviano. Secondo la Corte gli articoli raccontano fatti veri, ma sono lo stesso diffamatori. Gomez: "Sentenza sconcertante".