sabato 23 luglio 2011

Parolisi in caserma, amori e bugie I colleghi: «Ci chiese di stare zitti»


Un'intercettazione con la sorella: vedrai, usciranno altre cose
Primi interrogatori: cercò di portare le indagini sulle soldatesse

Salvatore Parolisi, secondo da destra, con un gruppo di commilitoni
dal nostro inviato Nino CirilloASCOLI PICENO - Il Parolisi play boy è tutto nelle carte del Ros. Un play boy un po’ vigliacco e un po’ sgualcito da una vita sicuramente modesta, uno che subito dopo la scomparsa di Melania andò a raccomandarsi a ogni collega di non dir nulla ai carabinieri delle sue piroette d’amore. E invece tutto è venuto fuori, proprio tutto. Quando il 27 aprile, alle sei e cinque del pomeriggio, Nicola Caterino -comandante della terza squadra del terzo plotone della stessa compagnia di Parolisi- si siede davanti al capitano D’Ortona, nella caserma dei carabinieri di Ascoli, inizia la sua testimonianza ricordando «di aver notato abitualmente, durante l’orario di servizio, il Parolisi trattenersi al telefono per 30-40 minuti al giorno intuendo che l’interlocutore non fosse la moglie». Caterino mette subito sul piatto la storia di Ludovica, affermando «di essere a conoscenza che agli inizi del 2009 il Parolisi iniziò a provare un certo interesse, ricambiato, nei confronti di una volontaria di origine laziale, che al termine del corso fu destinata a un reparto di Roma». Aggiunge «di sapere che la relazione tra il Parolisi e Ludovica era continuata anche dopo il trasferimento di quest’ultima e che il Parolisi disponeva di una seconda scheda telefonica, intestata a lei...». E di essere a conoscenza «che il Parolisi aveva avuto una seconda relazione di breve durata con un’altra allieva, tale Rosa».

Questa testimonianza è una specie di svolta per le indagini, le fa virare tutte sul triangolo Salvatore-Melania-Ludovica. E così arrivano altre conferme. Sia il 3 sia il 4 maggio viene ascoltato Libero D’Agostino, anche lui collega di Parolisi, comandante della seconda squadra del terzo plotone della caserma Clementi. E neanche D’Agostino si fa pregare, anzi va oltre. Si dice sicuro del fatto «che il Parolisi abbia intrattenuto relazioni con allieve durante la sua permanenza, anche se lo stesso non si era mai confidato direttamente con lui», e racconta di aver notato, proprio come Caterino, che «il Parolisi effettuava e riceveva telefonate per due-tre ore al giorno utilizzando un cellulare dedicato e che sicuramente non parlava con la moglie». D’Agostino solleva anche il primo velo sulla vita nella caserma, non solo quella di Parolisi: «All’interno del reggimento capitava spesso che gli istruttori avessero relazioni con le allieve, generalmente con quelle della propria squadra o plotone con le quali vi sono più occasioni di contatto». E racconta -a proposito delle ore appena successive alla scomparsa di Melania- di essere rimasto «in compagnia di Salvatore, il 19 aprile dalle 13.30 alle 19 all’interno del reggimento, di aver appreso dallo stesso che i carabinieri gli avevano chiesto di sue eventuali relazioni extraconiugali..., di essere stato invitato da Salvatore a non riferire, nel caso in cui fosse stato invitato dai carabinieri, delle sue relazioni extraconiugali, aggiungendo che vi avrebbe provveduto lui stesso». Ma D’Agostino non si fa convincere e dice tutto quello che sa. Proprio come Raffaele Pagano, un terzo collega di Parolisi, uno che prestò servizio insieme a lui nel 2005 a Tolmezzo, nel corpo degli alpini. Pagano viene sentito il 19 maggio -le indagini intanto hanno fatto grossi passi avanti- e racconta non solo della relazione di Salvatore con Rosa, ma ricorda anche lui, come fosse un refrain, «di aver notato Parolisi trattenersi parecchio tempo al telefono, in caserma, appartandosi dietro lo stabile della compagnia». 
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Tav, assedio al cantiere in Val di Susa: scontri nella notte polizia-manifestanti


Chiusa l'A32 dopo l'incendio di numerose fascine di legno

Un'immagine degli incidenti (foto Alessandro Falzone - Lapresse)
ROMA - Incidenti questa sera tra forze dell'ordine e alcune centinaia di manifestanti intorno al cantiere per la costruzione della linea ferroviaria dell'alta velocità Torino Lione, a Chiomonte. Chiusa al traffico l'autostrada A32. L'area del cantiere è presidiata da centinaia di poliziotti, carabinieri, alpini, finanzieri, uomini del Corpo forestale e Vigili del fuoco.

Tutto è iniziato quando un gruppetto di manifestanti No tav si è avvicinato alla recinzione del cantiere scatenando una sassaiola contro le forze dell'ordine, che hanno lanciato lacrimogeni per disperderli. Alcuni manifestanti hanno rivolto verso gli uomini delle forze dell'ordine dei puntatori laser. Polizia e Carabinieri hanno risposto aprendo gli idranti.

Numerosi petardi sono stati lanciati contro le forze dell'ordine nella zona del viadotto Clarea dell'autostrada A32. I manifestanti battono con pietre e bastoni di legno contro la tettoia di un raccoglitore di acqua piovana. Le forze dell'ordine rispondono con gli idranti e i lacrimogeni. Manifestanti e forze dell'ordine finora non sono mai entrati in contatto diretto.

Dalla parte opposta della vallata, un centinaio di manifestanti No Tav si sono radunati all'altezza della Centrale elettrica di Chiomonte, dove c'è uno degli ingressi del cantiere. Molti si sono aggrappati alla recinzione davanti alle forze dell'ordine che controllano la situazione. In diversi hanno cominciato a battere con bastoni contro la cancellata. Un gruppetto di manifestanti, muniti di torce elettriche, si è staccato dal resto dei No Tav e ha cominciato a risalire la montagna seguendo alcuni sentieri nei boschi.

L'autostrada A32 Torino-Bardonecchia è stata chiusa al traffico per motivi di sicurezza dopo l'incendio di numerose fascine di legno e altri manufatti da parte dei manifestanti. Gli incendi hanno causato un fumo denso e i vigili del fuoco sono entrati in azione per spegnere le fiamme.

Tensione anche in altri punti della vasta zona intorno al cantiere, come l'area archeologica, dove un gruppo di manifestanti ha lanciato bulloni e pietre contro le forze dell'ordine dalla riva opposta a quella dove sono schierati Polizia e Carabinieri, all'altezza del ponte tibetano sul fiume Dora.

Armi alla Libia, il solito casino


Mentre a marzo Frattini ci metteva in imbarazzo ovunque, stretto tra l'esigenza di spiegare agli interlocutori internazionali il voltafaccia italiano nei confronti di Gheddafi e allo stesso tempo i bunga-bunga, l'Italia già operava per recuperare il terreno perso dopo che i partner atlantici avevano deciso l'attacco alla Libia, mentre Frattini e Berlusconi ancora sostenevano Gheddafi.
Tra le ideone messe sul tappeto e prontamente realizzate pare che ci sia stata anche una robusta fornitura d'armi ai ribelli libici. C'era un bastimento carico di armi che dovevano andare in Croazia e che invece dal 1994 giacevano sequestrate in un deposito sull'isola de La Maddalena e hanno usato quelle. Roba vecchia ma ancora buona e per di più a costo zero e disponibile pronta consegna. La fornitura d'armi ai libici è una chiara contravvenzione dell'embargo ONU che riguarda anche i ribelli ed è una ragione in più per non farlo sapere in giro. Ma siamo in Italia e allora il deposito sull'isola lo svuotano usando i traghetti civili e, soprattutto, il magistrato competente viene a sapere che quel carico, sotto sequestro giudiziario, non c'è più.
Le indagini non ci mettono molto ad avere prova che le armi sono state movimentate dall'esercito, ma a questo punto arriva il governo che oppone il segreto di stato alle domande del giudice. C'è un altro particolare aspetto della vicenda che sicuramente non piace alla Procura di Tempio Pausania e che non deve passare in cavalleria: quelle armi dovevano essere state distrutte parecchi anni fa, ma qualcuno nell'esercito ha stancheggiato fino ad oggi, quando sono tornate buone. Non è la prima volta che i nostri militari giocano con arsenali clandestini. Per di più, le scorrette modalità di smaltimento delle armi vanificano ogni possibilità di controllare l'inventario e sapere se tutte le armi siano finite in Libia o se parte sia stata trasferita ad altri o fatta sparire e messa da parte. Se non fossero finite in Libia la faccenda sarebbe ancora più inquietante.
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La verità sull’11 settembre: la vera chiave di volta c’è, ma nessuno ne parla


Era il 7 Maggio del 2004 quando giunse la notizia, non sorprendendo nessuno perché rapimenti e decapitazioni erano all'ordine del giorno, che un ragazzo americano di 26 anni era stato brutalmente decapitato in Irak da Abu-Mus'ab al- Zarqawi. 
Quest'ultimo come tutti saprete era considerato l'uomo di Bin Laden e di Al Qaida in Iraq; e qualche anno dopo, l'ipotetico omicida del ragazzo, morì in seguito ad un bombardamento americano. 
 
Cosa c'è di strano vi chiederete e cosa diavolo c'entra con l'infinito mistero dell'11 settembre
 
Il ragazzo americano si chiamava Nicholas Evan Berg ed era un giovane imprenditore esperto di telecomunicazioni, tanto è vero pare che si trovasse nella pericolosa Iraq proprio per motivi lavorativi. 
 
Ma facciamo ora un passo indietro. 
 
Qui non si discute sulle innumerevoli ipotesi dell'11 settembre, se sia vero, pilotato oppure no; qui espongo semplicemente un fatto che non è mai stato chiarito e nemmeno i siti dediti agli più sfrenati complottismi ne hanno dedicato una pagina.
 
Come tutti sappiamo, ci sarebbe stato un quinto aereo che avrebbe dovuto colpire la Casa Bianca, ma ilpilota dirottatore non riuscì nell'intento. Il pilota mancato sarebbe stato un certo Zacharias Moussawi e lo avrebbe confessato lui stesso nel tribunale di Virginia.
 
Ebbene lui confessò anche un'altra cosa interessante: aveva mandato, per realizzare il progetto Kamikaze, migliaia di mail utilizzando la password di un'altra persona.
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NORVEGIA: E' STRAGE A OSLO, ALMENO 87 MORTI

(AGI) - Oslo - E' stata una carneficina: man mano che passano le ore emerge la gravita' del duplice attacco scatenato ieri al cuore della Norvegia. Le vittime, tra l'attentato ad Oslo e la sparatoria nella vicina isola di Utoya dove erano riuniti i giovani socialdemocratici, sono almeno 87. Per il Paese scandinavo, e' la giornata piu' buia della storia, definita dal re Harald una "tragedia incommensurabile". Arrestato 32enne norvegese legato a estrema destra: avrebbe agito da solo .

Il Cavaliere sfida il Quirinale "Martedì la norma salva-Ruby"


Il premier vuole l'accelerazione sul cosiddetto processo lungo, in aula prima dell'estate. Ancora tensione con la Lega: salta la telefonata del chiarimento col Senatur. Nei sondaggi crolla al 25% la fiducia nel premier e al 26 quella del governo. Il Colle sale al 90% di FRANCESCO BEI e LIANA MILELLA

ROMA - Approvare la norma blocca-Ruby subito, prima della chiusura estiva delle Camere. Per lanciare un segnale preciso sulla giustizia, in controtendenza rispetto alla sconfitta su Alfonso Papa e alle voci insistenti di procure in movimento all'assalto del palazzo. Questo pretende Berlusconi prima delle vacanze. Questo sta chiedendo ai suoi ormai da giorni. "Dobbiamo opporre resistenza e far capire con nettezza che non piegheremo la testa di fronte a questa nuova ondata di giustizialismo dilagante".

Niente di meglio, per riuscirci, che un'altra delle sue leggi ad personam. Quella ribattezzata "processo lungo", che contiene già due zeppe per rallentare i dibattimenti, in particolare i suoi a Milano, Ruby, Mills, Mediaset, Mediatrade. Più poteri alle difese nell'imporre ai giudici la lista dei testi, divieto di usare le sentenze definitive già nei processi in corso. Ma soprattutto l'assist, quella piccola regola che impone, sempre ai giudici, di fermare le udienze in presenza di un conflitto di attribuzione. Giusto il caso di Ruby e di Mediaset.
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http://www.repubblica.it/politica/2011/07/23/news/legge_salva_ruby-19494840/

P4, terza inchiesta su Milanese "Corrotti i vertici della Sogei"


L'ex consigliere del ministro Tremonti sarebbe indagato, di nuovo, per corruzione, a Roma. I pm: appalti per i lavori nella casa abitata da Tremonti. La Edil Ars sarebbe destinataria di molte commesse affidate "senza presupposti"di CONCHITA SANNINO

NAPOLI - Il conto non è ancora chiuso, per Marco Milanese. E forse non sarà così semplice tirare una linea. La storia dei troppi appalti sospetti e dei lavori "truccati" concessi dalla società di Stato Sogei ora si addensa, con nuove ipotesi di reato, sul capo dell'ex consigliere del ministro Giulio Tremonti.

Un altro fronte si apre per il deputato Pdl Milanese, proprio mentre pende a suo carico la richiesta di arresto della Procura di Napoli alla Giunta per le autorizzazioni della Camera; e mentre lo stesso Milanese si appresta a depositare, a giorni, la sua articolata memoria. L'ex ufficiale della Guardia di Finanza risulta, da poche ore, coinvolto anche in un nuovo filone d'indagine scaturito dall'istruttoria del pm napoletano Vincenzo Piscitelli: Milanese sarebbe indagato, di nuovo, per corruzione, a Roma. Tutto nasce e riporta, ancora una volta, a quella casa di via Campo Marzio. Ma per andare molto oltre.

L'indagine sul "sistema Sogei" approda per competenza alla Procura capitolina. L'incontro, ieri a Napoli, tra il sostituto Piscitelli e il collega romano Paolo Ielo formalizza il trasferimento di un faldone con oltre mille pagine. Dentro, c'è la storia dei presunti scambi di favori intercorsi tra il plenipotenziario del ministro, Milanese, che curava anche i rapporti di rappresentanza tra Sogei e il ministero del Tesoro, e la società Edil Ars di Angelo Proietti.
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http://www.repubblica.it/politica/2011/07/23/news/terza_inchiesta_milanese-19495484/

Penati tradito da una email inviata all'amico-imprenditore


Il destinatario: dimostra che nel 2008 eravamo in affari. L'immobiliarista Pasini: "Lasciamo lavorare i magi-strati, parlerò quando sarà ora". Il messaggio è finito nel fascicolo dell'inchiesta per concussione e corruzione

di EMILIO RANDACIOMILANO - Ha fornito circostanze, cifre, ha indicato responsabilità precise. Ha scoperchiato il "sistema Sesto". Ma Piero Di Caterina, il numero uno di Caronte srl, società di trasporti di Sesto San Giovanni, è andato anche oltre. Per rendersi maggiormente credibile davanti ai magistrati, ha deciso di produrre documenti che aveva custodito segretamente per sé. Per svelare il sistema corrotto che, stando alla versione di più protagonisti di questo affaire, andava avanti addirittura dagli anni '90 nel comune alle porte di Milano, ha documentato il suo rapporto "privilegiato" con l'ex sindaco della città lombarda, poi diventato presidente della Provincia, Filippo Penati. Tra le carte che Di Caterina ha fatto allegare al fascicolo dell'inchiesta, c'è infatti anche una email ricevuta da Penati nel 2008, in cui, nero su bianco, emergono gli stretti rapporti che la Caronte aveva con Penati, gli affari societari esistenti tra i due, i rapporti societari.
"Ho deciso di svelare un sistema di cui ero vittima", giura Di Caterina da quando è scattato il blitz della procura di Monza, mercoledì scorso. Perquisiti sette indagati, compreso Penati, big del Pd in Lombardia, oramai ex vice presidente del consiglio regionale. Per lui le accuse sono concussione, corruzione e finanziamento illecito ai partiti. "Sono vittima di concussione", insiste oggi Di Caterina. In realtà fino al 2010, il fondatore della Caronte, l'amico di infanzia di Penati, emerge con responsabilità ben precise. Uomo-schermo, secondo il suo stesso racconto, dell'importante esponente politico di Sesto. L'email rafforzerebbe la tesi degli "affari" intrattenuti tra i due "a partire almeno dal '99", ma anche un ruolo di primo piano che l'imprenditore dei trasporti sestese avrebbe visto crescere negli ultimi anni, fino a sconfinare nel più ricco mercato immobiliare.
Ieri, intanto, si è fatto vivo anche il secondo imprenditore che ai magistrati ha raccontato il presunto giro di mazzette milionarie. Giuseppe Pasini, ex proprietario dell'ex area Falck (nelle ultime elezioni comunali anche candidato del centrodestra e sconfitto dall'esponente del Pd Giorgio Oldrini), si è presentato in Consiglio comunale che ieri era chiamato a discutere dello sviluppo futuro proprio dell'ex area industriale di Sesto San Giovanni. "Al momento opportuno saprete cosa è accaduto - ha garantito minaccioso Pasini - . Adesso c'è un magistrato che sta lavorando e lasciamolo lavorare". L'imprenditore-politico ha quindi detto di credere al lavoro della procura: "Io ho fiducia che per questa vicenda si vada avanti".
In una nota, intanto, il Pd respinge sul nascere le accuse sui presunti finanziamenti illeciti che avrebbe ricevuto. "Il Pd non ha mai preso finanziamenti illeciti", ha assicurato in una nota Antonio Misiani, tesoriere del partito. "I nostri bilanci sono pubblici e certificati da una società di revisione indipendente", ha ricordato. Dunque, "di fronte a informazioni di stampa ambigue e fuorvianti, abbiamo deciso di dare mandato ai nostri legali per tutelare il buon nome del Partito democratico".

"Subito 200 milioni o è fallimento" il documento che fa tremare il Vaticano


Memorandum riservato con la pioggia di richieste di banche e aziende. Giallo sui 28 milioni della Dec, azienda di costruzioni barese: "Partita di giro non chiara". Partner storici come Ibm, Roche, Esaote si sono rivolti al tribunale per i risarcimenti

di ETTORE LIVINIMILANO - Pochi spiccioli in cassa ("al primo luglio ci sono fidi disponibili per 2 milioni"). Quasi 55 milioni da trovare entro settembre per pagare stipendi e medicinali. E, soprattutto, i primi creditori alle porte: otto dei quali avrebbero già chiesto in tribunale, e in un caso ottenuto, il rimborso "forzato" dei loro soldi. L'ultima fotografia della Caporetto del San Raffaele è un riservatissimo documento di undici pagine finito sul tavolo del consiglio della Fondazione del Monte Tabor il 15 luglio.
Un memorandum drammatico stilato per valutare "le possibili modalità di intervento della Santa Sede". Tabelle e cifre da brividi. Corredate dalla cronaca in tempo reale dell'assalto giudiziario dei fornitori degli ultimi mesi: una pioggia di decreti ingiuntivi per un totale di 18 milioni arrivati persino da partner storici come Ibm, Roche ed Esaote e finita, dicono indiscrezioni attendibili, proprio sul tavolo di Mario Cal. Più il giallo dei 28 milioni chiesti in zona Cesarini per via giudiziaria il 29 giugno dalla Dec, la holding di costruzioni barese della famiglia De Gennaro, un'operazione che sarebbe già entrata nel mirino della Procura.
Le pagine del memorandum sono la sintesi ad oggi più attendibile della via crucis finanziaria vissuta nelle ultime settimane dalla Fondazione Monte Tabor. Il conto alla rovescia verso il baratro, scandito dal tic-tac dell'implacabile pioggia di richieste di rientro dei creditori. Il San Raffaele, ammette il documento, non è proprio un pagatore puntuale: "i debiti scaduti sono pari a 430 milioni, 150 da oltre un anno e 117 da almeno sei mesi". Così quando a marzo l'impero del sacerdote veronese ha iniziato a tremare, diversi fornitori si sono rivolti al tribunale per far valere le loro ragioni mentre qualche banca ("Unicredit", spiega la nota) smetteva di finanziarli con anticipi.
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http://www.repubblica.it/dal-quotidiano/retroscena/2011/07/23/news/subito_200_milioni_o_fallimento_il_documento_che_fa_tremare_il_vaticano-19496179/

Il leghista che andava in gita con l’auto blu



Edouard Ballaman condannato dalla Corte dei Conti. Dovrà restituire 10mila euro
L’ex presidente del Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia, Edouard Ballaman, e’ stato condannato dalla Corte dei Conti a risarcire la cifra di 10.064 euro per l’abuso delle ‘auto blu’.
LA SENTENZA - La sentenza e’ stata emessa in serata dai giudici contabili, che hanno calcolato il danno erariale causato all’amministrazione regionale dai viaggi non giustificati da esigenze di servizio. La vicenda era stata sollevata dalla pubblicazione di un dossier sul quotidiano Messaggero Veneto. In seguito alle polemiche e all’avvio delle indagini della magistratura,Ballaman si e’ autosospeso dalla Lega Nord e si e’ in seguito dimesso dalla presidenza dell’assemblea regionale.
CENA E FIDANZATA - All’ex esponente del Carroccio, ora consigliere del gruppo Misto, la Guardia di Finanza contestava 68 viaggi effettuati con l’auto di servizio senza effettivi impegni istituzionali da maggio 2008 a marzo 2010. Dei 68 viaggi contestati, la Procura contabile ne ha ritenuti illeciti 55, sollevando contemporaneamente da ogni responsabilita’ l’autista. Tra di essi, viaggi identificati con annotazioni quali ‘riprendere fidanzata’, ‘cena dai suoceri’. In base a quanto accertato dalla Corte dei Conti Ballaman si sarebbe servito dell’auto blu anche per recarsi in aeroporto in partenza e di ritorno dalle vacanze, per prendere e riaccompagnare parenti, per acquistare biglietti per manifestazioni sportive.
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Oslo, bomba in centro e sparatoria Gruppo jihadista rivendica attacco

Oslo, 22 lug. (Adnkronos) - Sono sette le persone rimaste uccise nell'esplosione avvenuta oggi nel centro di Oslo. Lo ha riferito la polizia norvegese specificando che a causare la deflagrazione è stata una bomba e che i feriti sono quindici. Le forze dell'ordine hanno invitato la popolazione a non recarsi nel centro della capitale e ad astenersi dall'usare i telefoni cellulari per non sovraccaricare la rete. La forte esplosione ha danneggiato una serie di edifici pubblici, compreso il palazzo di 17 piani dove ha sede l'ufficio del primo ministro Jens Stoltenberg.
Fonti ufficiali hanno confermato che il capo del governo sta bene ed è al lavoro. La polizia norvegese ha ordinato l'evacuazione della stazione ferroviaria di Oslo. E' stata evacuata anche la sede della rete televisiva Tv2 dopo il ritrovamento di uno zaino sospetto.
Dopo la bomba che ha sconvolto il centro della capitale, uno sconosciutotravestito da poliziotto ha aperto il fuoco in un campo estivo giovanile del partito laburista guidato da Stoltenberg uccidendo 20 persone. L'uomo è stato arrestato e la polizia sostiene che sia collegato alla bomba di Oslo. Nel campo, dove il primo ministro era atteso domani in visita, si trovano almeno 500 ragazzi. Molti di loro si sono buttati nel fiordo per sfuggire alle pallottole, e secondo alcune persone sul posto ci sono numerosi corpi senza vita sulla spiaggia.
Testimoni hanno riferito alla televisione norvegese che l'aggressore si è presentato all'ingresso del campo estivo laburista identificandosi come un ufficiale di polizia. L'uomo ha detto di dover fare un controllo di routine dopo l'esplosione a Oslo. Nel campo giovanile laburista sull'isola di Utoya si trovano ragazzi di età compresa fra i 15 e i 16 anni.
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http://www.adnkronos.com/IGN/News/Esteri/Oslo-bomba-in-centro-e-sparatoria-Gruppo-jihadista-rivendica-attacco_312271092098.html

venerdì 22 luglio 2011

La camera approva ieri tagli per 110 milioni alla casta? sono briciole che non intaccano i loro privilegi

1) L'ufficio di Presidenza della Camera dei Deputati, dopo aver divulgato nei giorni scorsi un comunicato patetico di balbettante smentita "in relazione a quanto fino ad oggi pubblicato sul social network Facebook in una pagina dal titolo "I segreti della casta di Montecitorio" e a firma dell'ex-collaboratore di un parlamentare che utilizza lo pseudonimo "spider truman", ieri ha cercato di fare qualcosa di più concreto per porre un argine all'indignazione popolare che dilaga in tutto il paese (di cui questa pagina è solo una piccola spia) approvando un piano di riduzione delle spese di 110 milioni di euro per il periodo 2011-2013, che potete leggere sommariamente qua:http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/politica/2011/07/21/visualizza_new.html_783241545.html
Sono briciole che non intaccano minimamente i loro privilegi, i loro stipendi, le loro indennità.


2) La cosa che personalmente più mi inviperisce è l'ipocrisia che trasuda dall'impegno condiviso al termine della riunione per ''definire parametri precisi per l'assegno dei collaboratori, all'interno dei quali regolare il contributo che il Parlamento da' al deputato''. Perche', conclude, ''non puo' accadere che ci siano collaboratori senza nemmeno il contratto: non sarebbe nemmeno precarieta', ma sfruttamento''. 
Davvero?????????????????????????????????????????????????????????????????????
E come mai allora più della metà dei collaboratori parlamentari non hanno un contratto?
non è che per caso, oltre ad essere privilegiati, siete anche una massa di fottutissimi sfruttatori?
Come mai per anni mi hanno promesso un contratto regolare, poi per tre anni l'altalena 6 mesi regolari
e 6 mesi in nero, poi di nuovo tutto in nero. e infine arrivederci e grazie !?
Non vi sembra degradante per voi stessi sgraffignare, oltre alla lauta indennità, anche altre migliaia di euro tenendovi per voi gli stipendi dei collaboratori e dando loro qualche centinaio di euro?
Basterebbe fare come avviene in tutt'Europa: i collaboratori parlamentari ricevono il loro stipendio dall'istituzione direttamente e non invece passando per il deputato.

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http://isegretidellacasta.blogspot.com/2011/07/la-camera-approva-ieri-tagli-per-110.html

Quando Parolisi sgridava Ludovica "Non devi mai dire nulla di noi"


Il rapporto fra il marito di Melania Rea, accusato dell'omicidio della moglie, e la ragazza con la quale aveva una relazione. I depistaggi e le richieste di omertà. "Non citare mai il divorzio"

dal nostro inviato MEO PONTE ASCOLI PICENO - Cancellare ogni traccia della relazione con Ludovica, ribadire sempre e ovunque che nel matrimonio con Melania non c'erano crepe, che la vita coniugale a Folignano scorreva serena. Il rapporto dei carabinieri del Ros ricostruisce l'affannoso tentativo di Salvatore Parolisi di allontanare da sé i sospetti di aver ucciso la moglie 1. Dopo tredici anni di silenzio telefona per la prima volta all'amica di Melania, Imma, soltanto per ricordarle quanto amava la moglie e come era uso celebrare con un regalo l'anniversario del matrimonio. Al fratello di Melania ricorda il "patto" di non parlare con nessuno, nemmeno con gli investigatori, della relazione scoperta da Melania e perdonata con il consenso della famiglia.

Ma è soprattutto con Ludovica che il caporal maggiore insiste affinché cancelli ogni traccia della loro relazioni. Ed è un'impresa difficile perché sa di essere intercettato. Non può usare il cellulare, ricorre alle cabine telefoniche (con una disperata ricerca di spiccioli), a schede di amici, a telefonini di conoscenti. I carabinieri lo ascoltano mentre in auto riepiloga a se stesso il discorso che intende fare a Ludovica: "Ascoltami bene. Lasciami in pace allora. Ormai io e te non abbiamo più un futuro, Non abbiamo nulla... Ho perso tutto...". E poco dopo eccolo al telefono con l'amante: "Devi uscire da questa storia. Eliminare tutte le tracce che portano a te. Ci sta la nostra foto (su Facebook, ndr), la mia foto mentre ci baciamo. Togli quella lì ok, cancellami proprio ...". E poi le da istruzione precise: "Io e te è da un anno che non ci sentiamo. Ed era solo per amicizia. Punto e basta. Questo ti voglio dire...".

Ludovica però non lo ascolta. Lei vuol parlare del loro rapporto. Si sente tradita. Lo ha ascoltato in tv giurare sull'amore per Melania e chiede spiegazioni: "Tu mi avevi detto che non mi avresti più mentito...". Piange e urla mentre Salvatore cerca di convincerla a collaborare al suo alibi. "Ho bisogno di parlare con te, non ce la faccio più, sto morendo tutti i giorni...". Lui cerca di spiegarle che non è il momento: "Non è il momento adesso, lo capisci? Ogni mossa che faccio... sono controllato in tutto e per tutto. Quel giorno che ti ho chiamato e ti ho detto di non raccontare niente, non mettere mai il divorzio in mezzo, tu hai detto addirittura che il giorno prima (della scomparsa di Melania ndr) ti ho chiamato...".
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http://www.repubblica.it/cronaca/2011/07/22/news/parolisi-19444512/

Tagli, donne senza assistenza Chiudono di centri anti-violenza


Le strutture di accoglienza e assistenza per le donne vittime di soprusi, costretti a ridurre o chiudere le proprie attività. Su 58 affiliati se ne contano oltre 40 in difficoltà. Quelle più a rischio sono le case rifugio, dove si nascondono le donne in pericolo di vita. Il ministero delle Pari Opportunità ha fatto piazza pulita
di GIULIA CERINO

ROMA - L'Italia è un Paese per donne? Pare proprio di no. La conferma arriva oggi dopo un anno di richieste, reclami e proteste: uno dopo l'altro chiudono i battenti i Centri Antiviolenza sparsi su tutto il territorio nazionale, soffocati dai debiti per i tagli e per l'assenza di finanziamenti già stanziati, senza alcun intervento da parte delle istituzioni per salvare le strutture esistenti, che da anni sostengono donne e minori in difficoltà.

Spariti diciotto milioni. Ma che fine hanno fatto i 18 milioni di euro previsti dalla precedente finanziaria e destinati al Piano Nazionale contro la violenza di genere? Risponde Alessandra Bagnara, presidente di D. i. Re, 1 Donne in rete contro la violenza Onlus, associazione che raccoglie in un unico progetto 58 associazione di donne che affrontano il tema della violenza maschile secondo l'ottica della differenza di genere. La presidente la domanda l'ha posta direttamente alla ministra Carfagna, con una lettera a lei indirizzata. "Il denaro - spiega - doveva essere redistribuito sul territorio nazionale e gestito dal ministero". Peccato che poi questi soldi si siano persi per strada.

Dove sono finiti quei soldi?
 Prova a rispondere Simona Lanzoni, Responsabile Progetti per laFondazione Pangea Onlus 2, che conferma: "I soldi erano stati stanziati dal governo Prodi. Poi, la Carfagna, su suggerimento di Tremonti, li ha spostati. Dove non si sa. L'unica cosa certa è che tre di quei 18 milioni sono finiti sull'edilizia, a favore della ricostruzione de l'Aquila".
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http://www.repubblica.it/solidarieta/volontariato/2011/07/22/news/tagli_donne_senza_assistenza_chiudono_di_centri_anti-violenza-19461349/

MAFIA: INGROIA, SU MANDANTI STRAGI '93 RETICENZA DA UOMINI STATO

(ASCA) - Firenze, 22 lug - Alcune ''reticenze'' di uomini dello Stato hanno impedito di arrivare a una verita' sui presunti mandanti esterni delle stragi mafiose del '93.

Lo afferma Antonio Ingroia, procuratore aggiunto di Palermo, parlando con i giornalisti a margine della festa nazionale di 'Libera' a Firenze.

Per quanto riguarda quelle stragi, ha sottolineato il magistrato, ''sul piano storico e giornalistico si puo' ritenere accertato che non furono solo stragi di mafia e lo dicono anche alcune sentenze''.

Pero' ''e' altrettanto vero che sono passati ormai quasi vent'anni e non si e' individuata nessuna verita' giudiziaria, nessuna responsabilita' processuale a carico dei mandanti esterni''. Dunque ''fino a oggi c'e' questo scollamento tra verita' storica e verita' giudiziaria che dipende da tanti fattori e anche da una certa reticenza da parte di uomini dello Stato che sono stati protagonisti in quella stagione, reticenza che si e' rotta soltanto in parte negli ultimi tempi e che ha impedito alla verita' di venire fuori tutta per intero''.

Quanto poi alle parole del ministro dell'Interno Roberto Maroni, che ieri ha parlato di ''colpo di spugna'' nel '93 su provvedimenti di 41-bis, Ingroia spiega che ''mi pare un eccesso: in realta' non fu un colpo di spugna. E' vero che ci fu un chiamiamolo calo di tensione, con alcuni 41 bis non prorogati. In alcuni casi per la verita' la mancata proroga era anche giustificata, in altri casi sembra meno giustificata ma e' oggetto di indagine da parte della Procura di Palermo''.

PEDOFILIA: VITTIME ABUSI VERONA CHIEDONO SCONSACRAZIONE CHIESE

(ASCA) - Roma, 22 lug - Le vittime di abusi sessuali commessi da sacerdoti e fratelli laici dell'istituto per sordomuti Antonio Provolo hanno scritto alle massime autorita' del Vaticano e della Cei per chiedere la sconsacrazione di tre chiese dove sarebbero state commesse le molestie. In una lettera inviata lo scorso 18 luglio, firmata da Dario Laiti, membro dell'Associazione delle vittime del Provolo, chiedono la sconsacrazione delle chiesa di Santa Maria del Pianto a Verona, situata all'interno dello stesso istituto, della chiesa della sede di Chievo dell'istituto Provolo e della chiesa della Tenuta dei cervi di San Zeno di Montagna.

SIRIA: MANIFESTAZIONI DI MASSA, POLIZIA UCCIDE OTTO PERSONE

(ASCA-AFP) - Damasco, 22 lug - Il regime siriano continua a reprimere nel sangue le manifestazioni di protesta. Oggi le forze di sicurezza hanno ucciso almeno 8 persone in diverse citta' del paese, dove oltre un milione di persone hanno partecipato alle dimostrazioni contro il presidente Bashar al-Assad dopo le consuete preghiere del venerdi'.

Da sabato scorso, oltre 50 civili sono stati uccisi nella sola citta' di Homs, dove le proteste si sono fatte sentire maggiormente.