venerdì 29 luglio 2011

Berlusconi nomina sottosegretario l’onorevole che vuole la mafiosità positiva


Si chiama Elio Belcastro, è appena stato nominato sottosegretario all'ambiente, e al Governo Berlusconi porterà in dote il suo famoso ingrediente segreto.
"Dobbiamo tutelare i nostri interessi, essere meno cedevoli e servili. E mostrarci con una punta di mafiosità positiva". 
In questa legislatura - dal 2008 ad oggi - è stato iscritto al gruppo parlamentare di "Alleati per il Sud", poi a "Lega Sud Ausonia", poi a "Noi Sud Libertà e Autonomia", poi a "Noi Sud Libertà e Autonomia, i Popolari di Italia Domani", ed infine nel "Gruppo di Iniziativa Responsabile/Noi Sud", oggi trasformato in "Popolo e Territorio".
  
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Chi poteva accedere alle caserme della Finanza per spiare Tremonti?


Le recenti dichiarazioni del Ministro Tremonti sulla sua permanenza nella casa di Milanese, contestualizzate con quanto è accaduto e con quanto è stato detto nelle ultime settimane, pongono alcune perplessità.
Tremonti, a giustificazione della sua permanenza nella casa di Milanese, ha sostenuto di sentirsispiato e pedinato e che per questioni di privacy non ha redatto un contratto scritto. 

Orbene: potrei capire in albergo, ma nelle caserme della Guardia di Finanza non è così facile accedere. 
 
Per capire meglio la situazione, però, ripercorriamo le ultime settimane del rapporto Tremonti-Berlusconi che sono sintomatiche dei dubbi che stiamo analizzando: 
 
- 31 maggio: Berlusconi dice che sulle tasse non è Tremonti che decide. Poi rettifica (come sempre).

- 09 giugno Franco Bechis, su Libero, riporta di un Tremonti stranamente furioso che accusa Berlusconi di avergli messo i servizi segreti alle calcagna.

- 17 giugno: Tremonti dichiara ai PM che indagano su Adinolfi, Generale della Guardia di Finanza, dell'esistenza di alcune cordate per la nomina di un nuovo Comandande Generale. Alcune di queste cordatesarebbero vicine al premier.

- 21 giugno: il generale Adinolfi dichiara di aver rivisto il Premier "quindici giorni fa (quindi il 06 giugno nda)poiché mi ha mandato a chiamare dicendomi che il ministro Tremonti gli aveva fatto una 'strana battuta' allusiva paventando il fatto che io tramassi ai danni del ministro. In tale occasione ha chiamato Tremonti davanti a me e l'ha rassicurato". 

- 05 luglio, tra gli altri, anche Tremonti non sa nulla della norma salva Fininvest. Ma Berlusconi dice che per Tremonti la norma era giusta.

- 07 luglio: Adalberto Signore, su Il Giornale, riporta le due ore di gelo tra Berlusconi e Tremonti al Quirinale. 

- 08 luglio: Tremonti dichiara a SkyTg 24: Con me niente metodo Boffo, mentre Berlusconi ritiene cheTremonti sia l'unico a non fare gioco di squadra. 

- 15 luglio: Berlusconi e Tremonti, al termine della votazione della Finanziaria, non si salutano.

 Le domande che mi pongo, allora, sono, sostanzialmente, due: 
 
1) Che elementi ha avuto il Ministro per sentirsi pedinato e spiato, e per temere che fosse usato nei suoi confronti il Metodo Boffo?

2) Alla luce di tutto quanto detto emergono tre soggetti che possono aver spiato Tremonti: (a) Berlusconi, direttamente o tramite i Servizi Segreti come temuto da Tremonti, a causa delle tensioni del Premier con quest'ultimo; (b) le cordate della Finanza che guerreggiavano tra loro per la successione ad Adinolfi; (c) lo stesso Adinolfi che stando ad una battuta allusiva dello stesso Ministro tramava ai suoi danni. Da chi di questi tre e perché Tremonti si sentiva spiato?
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Quando Chinnici diceva agli studenti "Il pericolo maggiore è la rassegnazione"


Un'intervista ritrovata fra i ricordi di università di Franca Imbergamo, oggi sostituto procuratore generale a Caltanissetta. La conversazione fra la studentessa e il magistrato, sui temi della legge La Torre, fu pubblicata sul giornale dei giovani della Fgci, "Mobydick", quattro mesi prima della strage di via Pipitone Federico. Insieme al giornale è stata ritrovata anche la registrazione dell'intervista. Oggi l'anniversario dell'eccidio del 29 luglio 1983

di SALVO PALAZZOLO
 
La voce di Rocco Chinnici riemerge da una vecchia cassetta audio: "La mafia ha sempre avuto rapporti con il potere. La mafia non è mai stata con chi è all’opposizione. I partiti del potere, in misura più o meno rilevante, sono purtroppo inquinati dalla mafia". Il consigliere istruttore ha un tono gentile, ma deciso. Risponde alle domande di una giovane studentessa universitaria. "Dal 1970 a oggi — dice — con la potenza economica raggiunta, la mafia condiziona la vita socioeconomica della Sicilia occidentale, evidentemente con riflessi anche nel campo politico".

Ascolta un brano dell'intervista

Per 28 anni quella cassetta è rimasta dentro una scatola, fra i ricordi di università di una giovane, allora ventunenne, che frequentava il terzo anno della facoltà di Giuri¬sprudenza di Palermo. Accanto alla cassetta è sempre rimasta una copia del giornale dove poi fu pubblicata l’intervista, “Mobydick”, periodico di battaglia dei giovani della Fgci siciliana. La giovane universitaria, Franca Imbergamo, quattro anni dopo entrò in magistratura. Oggi è sostituto procuratore generale a Caltanissetta e ricorda ancora con angoscia il giorno in cui vide in televisione l’auto di Chinnici e quella dei carabinieri Mario Trapassi ed Edoardo Bartolotta dilaniata dal tritolo di Cosa nostra. Poco distante, in via Pipitone Federico, c’era il corpo di Stefano Li Sacchi, il portiere dello stabile dove abitava il giudice. Era il 29 luglio 1983, quattro mesi dopo l’intervista.

"Guardando in televisione le immagini della strage — dice Franca Imbergamo — mi resi conto di quanto non avessi compreso la gravità delle cose dette da Chinnici quel pomeriggio, nel suo ufficio al palazzo di giustizia. Solo guardando quelle immagini strazianti capì quanta importanza avevano i fascicoli che Rocco Chinnici teneva con grande ordine sulla scrivania. E allora ripercorsi in un attimo tutti i momenti di quell’intervista, ma ripensai anche alle cose che Chinnici ci aveva detto all’università, durante un ciclo di incontri sulla legge La Torre, da poco introdotta dopo l’assassinio del segretario regionale del Pci. L’intervista doveva essere proprio una sintesi dei ragionamenti fatti in facoltà, perché quegli incontri erano stati un’occasione straordinaria: mai prima di allora un magistrato era stato invitato a Giurisprudenza per parlare di lotta alla mafia".

Nell’intervista ritrovata Chinnici ribadisce più volte la necessità dell’impegno dei giovani: "Il pericolo maggiore — dice — sta oggi nella rassegnazione, nella tendenza a considerare la mafia quasi come un male inevitabile della nostra epoca. Bisogna reagire, bisogna far comprendere ai giovani in particolare che la mafia, con la produzione e il commercio delle sostanze stupefacenti, ha superato se stessa nella potenza criminale che l’ha sempre contraddistinta". Sono parole che suonano come profetiche, perché oggi Cosa nostra è tornata a investire nel traffico di droga. Dice Franca Imbergamo: "All’epoca, il movimento studentesco viveva una stagione importante, stava acquisendo consapevolezza del proprio ruolo all’interno della società civile e della lotta alla mafia. Mi chiedo oggi, cosa accada, perché troppo spesso vedo sguardi annoiati fra i ragazzi che incontro a scuola. Non vorrei che gli incontri antimafia, con magistrati ed esperti, siano ormai diventati come l’ora di religione: una monotona routine, giusto un’occasione da non farsi sfuggire per evitare le materie importanti".
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La Regione Sicilia non taglia i privilegi Salvate auto blu e maxi-indennità


Privilegi mantenuti, in barba ai provvedimenti di regioni come Toscana e Marche o dei ministri che si sono ridotti lo stipendio. E' il risultato della decisione del governo Lombardo di spostare la manovra sui tagli a dopo l'estate. Il segretario della Cisl Bernava annuncia: "Scenderemo in piazza per protesta"

di ANTONIO FRASCHILLA
 
L´isola del tesoro rimarrà tale ancora una volta in barba a tutte le altre regioni che hanno ridotto le auto blu, come Toscana e le Marche, ai ministri che si sono ridotti lo stipendio già l´anno scorso, ma anche ai consiglieri comunali di Milano che continueranno a guadagnare 700 euro al mese in meno rispetto ai loro colleghi di Palermo. Ecco il risultato della decisione del governo Lombardo e della maggioranza che lo sostiene, Pd, Fli Udc e Mpa, di spostare la manovra sui tagli ai costi della politica in Sicilia a dopo l´estate.

Una scelta che scatena polemiche, nonostante le rassicurazioni di Lombardo: «Lunedì in giunta vareremo i tagli al nostro stipendio, alle consulenze e alle auto blu», dice. Il più duro è il segretario regionale della Cisl, Maurizio Bernava: «La politica quando c´è da tagliare sui suoi costi gira le spalle, lo ha fatto nella scorsa Finanziaria regionale e lo ha fatto adesso, ma questa volta scenderemo in piazza». E anche nel Pd si agita una fronda interna: «Non capisco perché l´Ars non può lavorare in agosto per varare questi tagli, i deputati rinuncino alle vacanze», dice Davide Faraone. «Alcune norme si potevano votare subito, sono contrario al rinvio a settembre», aggiunge il deputato democratico Bruno Marziano.

Polemiche a parte, di certo c´è che i tagli sono congelati. Così la Regione continuerà a spendere oltre 540 mila euro all´anno per tenere in circolazione ben 150 auto blu: poco importa se in Toscana il presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, ha venduto venti auto di rappresentanza o che il governatore delle Marche, Gian Mario Spacca, abbia tolto l´auto blu a tutti i suoi assessori. Nelle altre regioni si prova a risparmiare, in Sicilia se ne riparlerà prossimamente. Così gli assessori regionali, che oggi guadagnano circa 12.500 euro netti al mese, non si ridurranno lo stipendio a differenza dei ministri, che lo scorso anno si sono ridotti l´indennità del 10 per cento. E mentre i pensionati statali che ricevono più di 90 mila euro e gli ex deputati si vedranno ridotti a giorni i loro assegni, gli ex inquilini dell´Ars e i superburocrati regionali in quiescenza potranno dormire sonni tranquilli.

Grazie al rinvio dei tagli ai costi della politica, inoltre, hanno tirato un sospiro di sollievo anche i consiglieri comunali dell´Isola: a partire da quelli di Palermo che guadagnano 3.000 euro al mese, mentre a Milano, dove sono stati applicati i tagli varati nelle scorse Finanziarie nazionali, il gettone di un consigliere si ferma a 2.300 euro. E questi sono solo degli esempi di privilegi che in Sicilia rimarranno tali.
Ma questa volta si annunciano proteste di piazza e spaccature nella maggioranza: «La politica non può sempre voltare le spalle quando c´è da fare qualche piccolo sacrificio - attacca Bernava - Purtroppo è quello che hanno fatto incredibilmente i capigruppo della maggioranza rinviando la manovra correttiva con annessa riduzione di spese e sprechi che aveva meritoriamente scritto l´assessore Gaetano Armao. Scenderemo in piazza». Per placare le polemiche interviene lo stesso Lombardo: «Nessun no alla manovra, come leggiamo da più parti, semmai un´accelerazione in modo che la parte amministrativa venga adottata e lo faremo con una giunta prima di andare in vacanza».
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Il pentito: "Politici e manager, milioni di tangenti"


Proietti conferma: per l'affitto risolsi io. Caso-Capaldo al Csm. Il costruttore in affari con Enav quantifica in 3,5 milioni le mazzette di un decennio. Tra i nomi citati da Di Lernia, spuntano anche il ministro Matteoli e l'ex ministro Brancher

di CARLO BONINIROMA - È un fiume in piena Tommaso Di Lernia. Dall'interrogatorio dell'11 luglio, l'imprenditore oggi agli arresti domiciliari perché accusato di corruzione e finanziamento illecito dei partiti nell'inchiesta Enav, è tornato a rispondere alle domande del pm Paolo Ielo in almeno altre due occasioni. Ha raccontato che, nell'arco di dieci anni, le tangenti pagate alla politica e al management di Enav per "governare" il sistema di appalti e subappalti hanno raggiunto i 3 milioni e mezzo di euro. E di questi, 1 milione, attraverso triangolazioni tra l'estero e i suoi conti di san Marino, lo avrebbe pagato in contanti lui stesso ad almeno "due uomini politici". Uno dei quali, al momento, ha solo un'appartenenza (l'Udc), l'altro un nome e cognome: il parlamentare del Pdl (e ministro "dei cinque giorni") Aldo Brancher. Non è tutto. Di Lernia ha riferito anche di 3 orologi "Rolex" da oltre 20 mila euro a pezzo regalati a Guido Pugliesi, ad di Enav. Ha denunciato il ruolo di "corruttore" della politica di Lorenzo Cola, uomo del Presidente di Finmeccanica Guarguaglini. Ha evocato il nome del ministro delle infrastrutture Altero Matteoli, indicandolo come "referente" di una delle società che lavoravano in subappalto per Enav (la "Arctrade") e di Technosky, controllata Enav. Ha suggerito che il ricatto con cui Lorenzo Cola, uomo del presidente di Finmeccanica, ricondusse a più miti consigli Giulio Tremonti, "convincendolo" a confermare Guarguaglini alla presidenza della holding, avrebbe un testimone.
Il tempo e le indagini del pm Ielo consentiranno di capire dove nelle accuse mosse da Di Lernia finisca la verità e cominci il "sentito dire" o il "verosimile". Ieri, gli interessati (Marco Milanese, il legale di Enav Francesco Scacchi, Finmeccanica) hanno liquidato le sue parole come "non rispondenti al vero". Ma è un fatto che almeno una delle circostanze riferite da Di Lernia trovi ora una prima conferma. Quella che documenterebbe come per la casa di via di Campo Marzio abitata da Giulio Tremonti, a pagarne l'affitto (8.500 euro al mese) non fossero né il ministro che ne era inquilino, né il suo consigliere politico Marco Milanese, ma un signore di nome Angelo Proietti, imprenditore edile interessato ad aprire alla sua "Edil Ars" nuovi mercati negli appalti pubblici (a cominciare da quelli di Enav).
Sentito recentemente dai pm di Napoli, Proietti, ha infatti sostenuto che gli oneri di quella casa - dalla ristrutturazione all'affitto - furono tutti a suo carico. E che le cose sarebbero andate così. Nel 2009, l'imprenditore individua l'appartamento di proprietà dell'Opera Pia dei Piceni. Che ne fissa il canone in 96 mila euro l'anno. Un importo - concorda l'Opera - che sarebbe stato scalato da eventuali lavori di ristrutturazione che l'inquilino avesse sostenuto. Proietti propone "l'affare" a Milanese. Anche perché di "affare" si tratta. L'idea dell'imprenditore, infatti, è semplice. La sua "Edil Ars" dichiarerà infatti all'Opera pia, ingannandola, lavori di ristrutturazione per 250 mila euro, a fronte di opere effettive per 50 mila euro. Denaro che Proietti non pretenderà mai da Milanese, cui, in compenso consegnerà un ulteriore credito di 200 mila euro nei confronti dell'Opera.
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http://www.repubblica.it/dal-quotidiano/personaggi/2011/07/29/news/il_pentito_politici_e_manager_milioni_di_tangenti-19753334/

Usa "Primo rimborsare i bond" Obama si prepara al default


Accordo in alto mare. S&P conferma il rischio declassamento

dal nostro corrispondente FEDERICO RAMPININew York - "Si rischia il dubbio sullo status del dollaro, con conseguenti mondiali": lancia l'allarme Christine Lagarde, direttrice del Fondo monetario internazionale, tentando in extremis di indurre il Congresso di Washington alla ragione. "Priorità agli investitori che hanno titoli pubblici americani", è l'annuncio del Tesoro Usa. Saranno i proprietari dei Treasury Bond, dalla banca centrale cinese ai fondi pensione, gli ultimi a soffrire per l'esaurimento dei fondi. Prima cesseranno i pagamenti delle pensioni e degli stipendi pubblici: è questo il piano d'emergenza divulgato ieri sera a Washington, in pieno stallo legislativo sul debito federale, mentre l'Amministrazione Obama comincia a prepararsi fattivamente per lo scenario peggiore.
L'annuncio che gli ultimi fondi in cassa serviranno a pagare le cedole sui titoli sembra la risposta al pressing di Wall Street: proprio ieri infatti i chief executive delle 14 maggiori banche americane, da JP Morgan Chase a Goldman Sachs, hanno firmato un appello collettivo. I banchieri si rivolgono al presidente e al Congresso per chiedere un accordo che alzi il tetto del debito "in questa settimana" ed evitare un default tecnico che avrebbe "un impatto grave, peggiorando una situazione economica già difficile".
Che il Tesoro abbia raccolto quell'appello, dando la precedenza ai banchieri Jamie Dimon e Lloyd Blankfein sui milioni di pensionati che rischiano di perdere l'assegno mensile, non fa che aggiungere al disappunto dei progressisti: su Politico. com Glenn Thrush parla della "estate dello scontento" per la sinistra americana. Lo stallo sul debito infatti è già per molti aspetti una vittoria della destra: Obama e il partito democratico accettano il principio che il Welfare va ridimensionato, sono costretti a una battaglia in difesa per cercare di limitare la durezza dei tagli alle spese sociali rispetto alle richieste dei repubblicani. E ieri i sondaggi hanno confermato la debolezza di Obama, è scesa al 41% la quota degli elettori che lo confermerebbe alla Casa Bianca, se si votasse oggi. Pesa su di lui anche l'immagine d'impotenza a cui lo ha costretto la destra. Ieri la Casa Bianca è tornata a dire che "gli americani vogliono un compromesso bipartisan, questa diatriba sul debito ha già avuto un notevole impatto negativo sull'economia".
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http://www.repubblica.it/dal-quotidiano/retroscena/2011/07/29/news/primo_rimborsare_i_bond_obama_si_prepara_al_default-19754056/

Il Belgio denuncia il Vaticano



Decine di vittime dei preti pedofili presenteranno una denuncia contro la Santa Sede
Sarà depositata il 16 settembre prossimo davanti al tribunale di Gand, Belgio, la denuncia collettiva contro il Vaticano di un gruppo di vittime dei preti pedofili. Lo scrive oggi il quotidiano De Morgen, citando il legale delle vittime, Christiane Mussche. L’avvocato sottolinea come la Santa Sede non sia riuscita ad intervenire anche dopo che sono emersi i casi di pedofilia nella Chiesa belga. Sarebbero più di 500 le storie di molestie emerse negli anni passati. “Ci sono state indicazioni del Papa di tenere quelle cose segrete, di stare in silenzio”, ha aggiunto Mussche accusando la Chiesa di una negligenza che sarebbe in conflitto con il diritto belga.
LE VITTIME DENUNCIANO - Ma delle ottanta vittime che, all’inizio, erano pronte ad affrontare il processo civile, molte hanno già rinunciato, ha ammesso l’avvocato. Un effetto dissuasivo, ha spiegato Mussche, sarebbe stato provocato dalle affermazioni del senatore cristiano-democratico, Rik Torfs, esperto di diritto canonico, secondo il quale le vittime avrebbero poche possibilità di riuscita. “E’ uno scandalo – ha commentato l’avvocato – perché questo non è altro che ripetere l’intimidazione esercitata dalla Chiesa di cui le vittime hanno già sofferto”.
LE TESTIMONIANZE - Lunedì scorso la conferenza episcopale belga ha affermato di essere intenzionata ad istituire una commissione per risarcire le vittime molestate molto tempo fa. Molte persone accusate degli abusi infatti non possono essere più processate. “Tutta la sicurezza della quale potevo godere nel corso della mia vita era svanita perché il sacerdote che ha abusato di me e del quale mi fidavo mi ha scosso nel profondo”, racconta oggi Walter Franckaert, una delle vittime. Jeroen Vyncke, 41 anni, lacrime agli occhi, dice di volere “una risarcimento per le opportunità professionali e i rapporti sociali persi”.
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Tutte le frescacce del processo lungo



Il senatore IdV  Luigi Li Gotti fa le pulci al testo in aula
Luigi Li Gotti, senatore capogruppo dell’Italia dei Valori in commissione Giustizia, stavolta non la manda a dire. Il processo lungo secondo lui è uno scempio, e spiega anche il perché: ‘Il ddl sul processo lungo e’ solo un regalo a Berlusconi e ai grandi criminali. Per garantire l’impunita’ al presidente del Consiglio, maggioranza e governo hanno deciso di varare un provvedimento pieno di gravi errori giuridici e devastante per il sistema penale’.
TUTTI I TESTIMONI SONO BUONI – Il che, in effetti, non sarebbe una novità. Ma evidentemente l’ultimo provvedimento di Silvio e company è stato la goccia che ha fatto traboccare il vaso: ‘La norma che toglie filtri alle liste testi – spiega Li Gotti – se non quello scontato della non pertinenza, permettera’ alle difese di presentare qualsiasi numero di testimoni e dilatare di conseguenza i processi all’infinito’. Di questo, prosegue Li Gotti, ‘ne potrà approfittare ovviamente Berlusconi nei procedimenti Mills e Ruby, ma poiché la norma si applica pure ai processi di mafia ne potranno approfittare anche tutti i boss mafiosi’. Trascurabile effetto collaterale. ‘Per esempio, Totò Riina, rinviato a giudizio per omicidio aggravato dalla mafiosità, può presentare migliaia di testimoni anche perché a ciascuno di loro sia chiesto solo se sia o no a conoscenza dell’esistenza di Cosa nostra. Il giudice – assicura – non potra’ impedirlo, potendo valutare solo la loro eventuale non pertinenza ma non la superfluità, e tutti i testi dovranno essere ascoltati, perché se di mille proposti uno solo non viene sentito il processo sarà nullo. Questa vergogna va contro la giustizia, contro l’interesse dei cittadini e contro le vittime – conclude Li Gotti - è l’ultimo atto di arroganza espressione della paura di un regime inesorabilmente al tramonto’(ANSA).
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Tremonti: "La casa di Milanese? Ci andavo perchè spiato" Tra le righe, pesanti accuse a Silvio Berlusconi


Tremonti: 'La casa di Milanese? Ci andavo perchè spiato'
ROMA - Dopo un mese di chiacchiere ed indiscrezioni giornalistiche, il Ministro delle Finanze Giulio Tremonti dà la sua versione dei fatti che riguardano i rapporti tra lui e il deputato del Pdl Mario Milanese. E la spiegazione è semplice: afferma che ci è andato perchè si sentiva spiato, controllato e persino pedinato. E specifica che per tanti anni, lui ha dormito a Roma o in albergo oppure nella caserma della Guardia di Finanza, nelle tre sere a settimana in cui sta a Roma, mentre la sua unica abitazione è a Pavia. Ma negli ultimi tempi, si sentiva poco sicuro e quindi ha accettato di andare da Milanese a cui pagava 4000 euro al mese come contributo per l'affitto. Ma poi Tremonti lo ammette: "Ho fatto una stupidata. E di questo mi rammarico e mi assumo tutte le responsabilità. Ma in quella casa non ci sono andato per banale leggerezza".
Ma nega che ci sia stata evasione fiscale, per i pagamenti fatti in contanti: "Chi parla di evasione fiscale è in malafede. Questa accusa non la posso accettare. Sono in grado di dimostrare in modo tecnicamente e legalmente indiscutibile l'assoluta regolarità del mio comportamento, e del mio contributo alle spese di quell'affitto". E sulle dichiarazioni rese dall'imprenditore Tommaso Di Lernia, che ha detto che l'affitto di quell'appartamento lo pagava un altro imprenditore Angelo Proietti, in cambio di sub-appalti molto lucrosi, il Ministro nega: "È una storia di cui non so nulla  non conosco quell'imprenditore indagato, non so nulla del contesto nel quale ha raccontato quei fatti".
Ma la vera bomba è tra le righe: il MInistro si sentiva spiato, pedinato... ma da chi? Per capirlo, bisogna rileggere le dichiarazioni rilasciate al Pm Piscitelli della Procura di Napoli, che lo interrogò a giugno. In quella occasione, Tremonti disse che nella Guardia di Finanza si erano create cordate in vista della nomina del nuovo Comandante Generale, alcune delle quali erano vicine al Presidente del Consiglio. E quindi era una di queste cordate che lo spiavano? Passi per l'albergo, ma in una caserma della Guardia di Finanza non è che c'è libero accesso o libero passaggio. Chi poteva spiarlo e pedinarlo in quelle occasioni? C'è anche un'altra cosa da sottolineare. Ai primi di giugno, quando ci furono momenti di alta tensione tra Tremonti e Berlusconi, il primo disse che non avrebbe accettato di subire il "trattamento Boffo". Si riferiva solo a qualche articolo che poteva uscire sul Giornale o su Libero? Oppure alla paura di essere spiato da finanzieri infedeli?
Troppe domande senza risposta

Jarabedepalo, il 6/8 a San Vito Lo Capo

(ANSA) - ROMA - Jarabedepalo sara' il grande protagonista del Summer Music Festival, sabato 6 agosto sulla suggestiva spiaggia di San Vito Lo Capo (Trapani). La star spagnola riproporra' i successi che l'hanno reso celebre in tutto il mondo, da 'La Flaca' a 'Depende', da 'Bonito' a 'Agua' e i brani del nuovo lavoro tra cui il singolo 'La quiero a morir', contenuto nell'ultimo album di inediti 'Y ahora que hacemos?' cantato nella versione italiana con Francesco Renga.

Tangenti, accuse ad altri 5 politici C'è Brancher. Il nome di Matteoli


Il costruttore Proietti e l'appartamento di Tremonti: è vero, per due anni a quell'affitto ho provveduto io

Aldo Brancher
Aldo Brancher
ROMA - Non ci sono soltanto il ministro Giulio Tremonti e il suo ex consigliere politico Marco Milanese nei verbali dell'imprenditore Tommaso Di Lernia. Il costruttore tuttora agli arresti domiciliari per illecito finanziamento proprio per aver pagato la barca a Milanese in cambio di appalti, ha accusato altri tre politici di centrodestra e uno dell'Udc di aver preso tangenti per l'assegnazione delle «commesse» di Enav e Selex, azienda del gruppo Finmeccanica. Uno di loro è Aldo Brancher, per diciassette giorni ministro per il Federalismo dell'attuale governo e poi costretto a dimettersi perché condannato a Milano, per ricettazione nell'affare Antonveneta. Gli altri sono ancora segretati. In questo sistema di «mazzette» ha coinvolto anche il titolare dei Trasporti Altero Matteoli, definendolo «il politico di riferimento delle imprese che operano su Venezia». Rivelazioni ritenute attendibili dai magistrati che stanno adesso effettuando una serie di ulteriori riscontri. Ma una conferma alle sue dichiarazioni sul pagamento della casa al centro di Roma occupata dal responsabile dell'Economia da parte del titolare della «Edil Ars» Angelo Proietti, sia pur con diverse modalità, è già arrivata dal diretto interessato: «È vero - ha detto - per due anni all'affitto di quell'appartamento ho provveduto io».
La casa di Tremonti 
Racconta Di Lernia davanti al giudice e poi conferma al pubblico ministero Paolo Ielo: «Lorenzo Cola (consulente di Finmeccanica che lo aveva coinvolto nel giro degli appalti, anche lui ancora agli arresti domiciliari, ndr ) mi disse che Proietti era il soggetto che Milanese gli aveva descritto come "il tipo che mi dà 10.000 euro al mese per pagare l'affitto a Tremonti"». Il 7 luglio scorso il ministro ha lasciato intendere di essere stato ospite, ma poi è stato Milanese ad affermare - nella memoria consegnata al Giunta per le autorizzazioni di Montecitorio - che Tremonti gli dava 1.000 euro a settimana, così raggiungendo la metà dell'affitto fissato in 8.000 euro mensili. Ben diverso è il racconto di Proietti al pubblico ministero di Napoli Vincenzo Piscitelli: «Fui io a far avere a Milanese un appartamento del Pio sodalizio dei Piceni e poi lui prese anche quello di via di Campo Marzio. Poiché doveva essere ristrutturato fissai il costo dei lavori in 200 mila euro e quella cifra riuscii a fargliela scalare dal canone. In realtà la ristrutturazione mi costò circa 50 mila euro, la feci a titolo gratuito». Tenendo conto che il canone annuale è di complessivi 96 mila euro, se Proietti dice il vero per due anni quell'appartamento non è costato a Milanese e a Tremonti neanche un centesimo. Da verificare è anche il racconto di Di Lernia sul «ricatto» di Cola a Tremonti. «Gli disse che se non confermava Guarguaglini alla presidenza di Finmeccanica, avrebbe svelato le sue porcate e quelle dei suoi consiglieri», dichiara nel primo interrogatorio alla presenza del suo difensore Natale Perri. Successivamente aggiunge un dettaglio che può servire da riscontro: «So per certo che alla lite ha assistito un testimone. Cola può indicarvi il suo nome».
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