ROMA - Secondo Calderoli i neri non possono essere italiani. Il ministro per la Semplificazione non ha voluto accettare critiche rivoltogli da Jean Leonard Touadì, primo deputato nero nel Parlamento italiano, e gli ha intimato di tornare nel Congo sua vera patria. " Un nero non può certo essere un italiano, figuriamoci poi se può restare in Parlamento, tornatene nel Congo..." ha affermato Calderoli. Parole pesanti che alimentano quelle forme di odio e di xenofobia che stanno minando la convivenza civile. Se qualcuno è rimasto stupito da questo linguaggio rozzo, non lo è per migliaia di donne e uomini che faticano in Italia, pagano le tasse, muoiono nelle fabbriche e nei cantieri, ma ai quali si vorrebbe negare qualsiasi diritto, anzi si vorrebbe negare l’esistenza stessa. A questi inquinatori della società dovrebbe essere applicato il fermo preventivo, tipo quello proposto da Gasparri, prima che avvelenino ogni pozzo, seminando i germi dell’odio e dell’intolleranza.
Divulgo quello che ... non tutti dicono ... / Perchè il male trionfi è sufficiente che i buoni rinuncino all'azione. (Edmund Burke)
lunedì 24 gennaio 2011
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domenica 23 gennaio 2011
Cuffaro in carcere, in Sicilia nessuno più è intoccabile
La bocca del lupo del carcere di Rebibbia inghiotte Salvatore Cuffaro. Salvatore Cuffaro è in carcere, a Rebibbia per aver favorito i boss di Cosa Nostra. L'ex governatore della Sicilia prega a lungo in attesa della sentenza della Cassazione che lo condanna in via definitiva a sette anni per favoreggiamento di esponenti di Cosa Nostra nel processo per le talpe alla Direzione Distrettuale Antimafia palermitana. Salvatore Cuffaro, ex presidente della della regione siciliana, è costretto alle dimissioni per la condanna in primo grado a Palermo che esclude l'aggravante mafiosa.
Nel complesso, la sentenza del Tribunale di Palermo del 18 gennaio 2008, infligge agli undici coimputati condanne più lievi. Totò Vasa Vasa cade su una foto che lo ritrae con una guantiera di cannoli freschissimi per festeggiare la condanna a quattro anni per favoreggiamento "semplice".
In appello, la condanna riconosce l'aggravante mafiosa, gli anni di reclusione diventano sette. Cuffaro si dice fiducioso del ricorso in Cassazione. Il procuratore generale sembra volergli dare ragione, chiede ancora una volta l'esclusione dall'aggravante mafiosa. Per la pubblica accusa in Cassazione non appare sufficientemente provato che l'ex governatore sapesse che il manager della Sanità Aiello ricevesse le sue confindenze nell'interesse di Cosa Nostra sulla presenza delle cimici dei carabinieri nella casa del boss Guttadauro.
La sentenza della seconda sezione della Cassazione, cancella ogni dubbio, ogni beneficio. Per Salvatore Cuffaro i guai giudiziari non finiscono qui: il 3 febbraio ricomincia, davanti al gup di Palermo, il rito abbreviato a carico dell'ex governatore, per concorso esterno in associazione mafiosa. La pubblica accusa chiede la condanna a dieci anni.
Totò Cuffaro all'ora di pranzo lascia la casa romana. Ai giornalisti dice: "Vado a costituirmi a Rebibbia" In effetti i carabinieri lo portano alla caserma Farnese. Lì gli notificano l'ordine di carcerazione faxato da Palermo. Prima di sparire tra le braccia degli investigatori del Ros, Cuffaro aggiune: "Mi appresto a scontare la mia pena con grande fiducia nelle istituzioni".
Quelle istituzioni che Cuffaro ha tradito raccogliendo notizie sull'inchieste a palazzo di Giustizia a Palermo, inducendo al tradimento impiegati e investigatori come spiega la sentenza che lo inchioda. Tant'è, i carabinieri del Ros di Palermo portano in carcere altri due condannati: un collega, l'ex maresciallo dei carabinieri Giorgio Riolo, concorso esterno in associazione mafiosa, 7 anni, 5 mesi, uno sconto di sei mesi dalla Cassazione che invece conferma a l'ex manager della sanità Michele Aiello 15 anni e mezzo di carcere. Riolo stanotte dorme nel carcere militare di Santa Maria Capua Vetere, Aiello al Pagliarelli di Palermo. Totò Cuffaro stanotte riposa e medita in quel di Rebibbia a Roma. Ma l'attende il Pagliarelli nella natìa Sicilia, dove nessuno più è intoccabile.
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Ruby, Fede: nessuna trasgressione - D'Addario pronta per la politica
Roma, 23 gen. (Adnkronos/Ign) - "Nessuna delle ragazze invitate ad Arcore è stata invitata da me". E' quanto ha dichiarato il direttore del Tg4, Emilio Fede, nel corso del programma 'In mezz'ora' condotto da Lucia Annunziata su Raitre."Mai una ragazza - ha ribadito - a partire da Ruby. Io sono stato ben felice di esserci; mi fa piacere essere invitato a casa del presidente del Consiglio, per simpatia umana e condivisione politica nei confronti di Silvio Berlusconi. E quanto a simpatia umana e a intelligenza politica, il premier ne ha tanta".Le cene ad Arcore, assicura Fede, ''avevano uno svolgimento regolare, sicuro, mai trasgressivo e di questo io posso essere preciso testimone. Si cenava, si parlava molto di politica, Berlusconi amava raccontare aneddoti sui suoi viaggi all'estero e cantava, perché è stato ed è ancora un bravo cantante".''In casa propria ognuno fa quel che gli pare" sottolinea il giornalista. E in merito a quella che è stata definita come la sala del bunga-bunga, Fede dice che "è un locale sotterraneo, una sorta di discoteca dove chi vuole può scendere dopo aver cenato, per ascoltare musica, ballare ma anche vedere filmati sui viaggi all'estero del premier o partite di calcio"."Il suo problema - spiega il direttore del Tg4 - è la sua generosità; ha fatto anche costruire un ospedale in Thailandia, ha sempre il senso della solidarietà. Non so quale possa essere il compenso, l'elargizione per queste ragazze, la sua solidarietà. Berlusconi ha aiutato molta gente. Ma non gli ho mai visto passare dei soldi". Riguardo poi alle intercettazioni di telefonate in cui Fede con Mora parla di soldi, il giornalista risponde che se avesse ''davvero avuto bisogno di soldi Silvio, di cui sono molto amico, se glieli avessi chiesti me li avrebbe dati e anche molti di più".Fede dice di essere ''sereno sulla verità che è la mia verità: c'è un'indagine e ho rispetto per l'indagine; un po' meno per questa campagna mediatica che a memoria mia, tra prima e seconda Repubblica, non ricordo sia mai stata così aggressiva, così drammatica, così lontana dalla verità. Spero di poterla dimenticare ma non sarà facile. Il danno maggiore arriva da certa informazione".Il deputato Pdl Gaetano Pecorella, nella veste di avvocato che difende Emilio Fede nell'inchiesta sul caso Ruby, ha precisato all'Adnkronos che "la decisione di rilasciare l'intervista a Lucia Annunziata non fa parte di chissà quale controffensiva messa a punto in modo particolare. Gli avvocati decidono in materia di condotta processuale. Credo che Fede abbia deciso sul momento, come spesso accade nel caso delle interviste. Tutto lì". Pecorella non si 'sbottona' su quello che sarà l'asse portante della difesa: "Non lo dichiaro per il semplice motivo che lo farò nel momento e nella sede opportuna. Quale giocatore di poker - conclude - scoprirebbe le sue carte in anticipo?".Dopo il direttore del Tg4 a 'In mezz'ora' è stata la volta di Patrizia D'Addario che all'Annunziata è tornata a raccontare la sua verità a proposito delle sue relazioni con il presidente del Consiglio. ''Il risarcimento non c'è mai stato, sempre fango sulla mia persona ingiustamente. Io non ho mai percepito soldi dal presidente del Consiglio'', ha detto la D'Addario davanti alle telecamere di Raitre."Io non ho chiesto soldi, nulla. Lui era molto attento e sensibile a un problema che mi affliggeva, il suicidio di mio padre - ha ribadito - Io ero lì a palazzo Grazioli per motivi completamente diversi dalle ragazze che erano lì per fare carriera, per prendere quei soldi. Io non ho mai chiesto né preso soldi".La D'Addario ha poi rivelato: "Mi è stato proposto di scendere in politica, ma per il momento non posso dire nulla di più". ''Devo ancora incontrare alcune persone: sceglierò per il meglio. Quello che si fa in politica - ha concluso - non mi piace per niente".I berlusconiani all'attacco di Fini Cicchitto: "E' lui che deve dimettersi"
Maroni sollecita maggioranza e opposizione a "deporre le armi". Il presidente della Camera ribadisce: il Cavaliere faccia un passo indietro. Il Guardasigilli Alfano: "Il premier va dai giudici, non dai pm"
Ruby, spuntano foto e bonifici. Una modella: “Accompagnata a casa dalla scorta di B.”
La procura avrebbe trovato immagini delle ragazze a casa del premier. Barbara Guerra: “I poliziotti mi hanno dato uno strappo”
Le foto ci sono. Dopo le indiscrezioni di ieri, arriva la conferma da un articolo delFatto Quotidiano a firmaAntonella Mascali, dove però si ricorda una prova che potrebbe essere molto più interessante: i bonifici, effettuati da SilvioBerlusconi, a favore delle ragazze di Arcore:
Nell’avviso a comparire sono indicate solo 2 operazioni bancarie diBerlusconi a favore di Alessandra Sorcinelli, ma, come pubblicato dal nostro giornale, il premier di versamenti a beneficio della ragazza, tra le assidue frequentatrice dei party hard di Arcore, ne ha eseguiti ben 13. Dall’11 gennaio 2010 al 17 gennaio scorso, per un totale di 115 mila euro. Tutti i versamenti sono partiti dal Monte dei Paschi, filiale di Milano 2 e sono finiti al Banco di Sardegna, agenzia di via Solferino, a Milano. L’ultimo versamento, del 17 gennaio, è avvenuto tre giorni dopo la deposizione di Sorcinelli in questura, dove è stata ascoltata per diverse ore. Era anche il giorno delle perquisizioni a casa e nell’ufficio di Nicole Minetti (indagata per favoreggiamento della prostituzione insieme a Lele Mora ed Emilio Fede) e nel residence di via Olgettina, a Milano 2, dove abitano, ance se da tre giorni sotto sfratto, molte delle papi- girls. Non Alessandra, che ha una casa in centro a Milano, vicino all’ex appartamento di Fabrizio Corona.
Le foto potrebbe riuscire a legare senza ombra di dubbio la presenza di alcune ragazze a casa diBerlusconi. Poi, se fossero davvero, come si dice, più esplicite di quanto ci si aspetti, allora il più sarebbe fatto. Intanto Barbara Guerra, modella e simpatizzante di Silvio, ha ammesso di essere stata riportata a casa, in un’occasione, dalla scorta del premier.
In via Olgettina, la polizia ha sequestrato anche materiale fotografico ritenuto “ i n t e re s s a n t e ” . Sarebbero foto scattate con i cellulari da alcune delle ragazze durante le serate “ Bunga bunga” e ritrovate dalla polizia nei pc, oltre che nei telefonini. A diverse di queste feste ha partecipato anche la modella Barbara Guerra. Ieri al Tg3 ha dichiarato che una volta da Arcore è stata riportata casa “ dalla scorta del presidente”, usata come un taxi. Una affermazione che sarà oggetto di indagine, d’altronde gli inquirenti nei giorni scorsi hanno già sentito tre uomini della scorta di Emilio Fede. Anche Ruby – secondo quanto risulta al Fatto – al – meno agli assistenti sociali di Milano ha sostenuto di essere andata a villa San Martino con tanto di auto blu e scorta.
“Contro Nicole Minetti abbiamo raccolto migliaia di firme”
Sara Giudice, consigliera di zona del PdL, attacca la consigliera e Formigoni
‘Abbiamo gia’ raccolto migliaia di firme’, anche di ‘giovani che non ne possono piu’, vorrebbero lasciare l’Italia perche’ si sentono disgustati da cio’ che sta accadendo, si domandano che cosa studiano a fare se poi c’e’ posto solo per le Minetti’. A dirlo Sara Giudice, la consigliera di zona del Pdl che ha avviato una raccolta di firme per le dimissioni del consigliere regionale NicoleMinetti, una raccolta a cui da oggi si puo’ partecipare anche sul sito www.firmiano.it/dimissioninicoleminetti.
INTERVISTA A REPUBBLICA – ‘Se i veri giovani del Pdl sono come Minetti, la nostra presenza nel partito e’ incompatibile’, afferma la venticinquenne in un’intervista a Repubblica. ‘Mi sono iscritta a Forza Italia quando avevo 18 anni perche’ credo in certi valori – racconta -. Ho fatto la mia tesi su Berlusconi, gliel’ho anche regalata. Continuero’ a credere in questi valori indipendentemente da cio’ che fara’ il partito e dalle scelte che faranno le persone che lo guidano’. ‘I garantisti che mi accusano di giustizialismo si rifugiano nella scorciatoia che bisogna aspettare gli atti del processo’, dichira Giudice. ‘Ma la questione che io pongo non e’ di garantismo, e’ di etica politica. Un vero politico sa far crescere i giovani intorno a se’ per garantire un futuro al suo progetto’. Il presidente della Lombardia Roberto Formigoni ‘mi pare che una volta pretendesse di rispondere all’elettorato cattolico e di Comunione e Liberazione’, osserva. ‘Non ha nulla da dire sui fatti che stanno emergendo? Pensavo che anche lui credesse in certi valori. Evidentemente ha cambiato idea’.
