martedì 27 dicembre 2011

Gaza, terzo anniversario di Piombo Fuso


Gaza, terzo anniversario di Piombo Fuso
GAZA - I palestinesi di Gaza commemorano il terzo anniversario dell'invasione lanciata nel dicembre del 2008 da Israele nella Striscia assediata che ha causato un gran numero di vittime.
Durante i 22 giorni di aggressioni sono rimasti uccisi più di 1.400 palestinesi, di cui almeno 300 erano bambini. L'offensiva 'Piombo Fuso' ha causato la distruzione di 4000 abitazioni recando gravi anni alle infrastrutture di Gaza dove l'entita' sionista non ha risparmiato neanche le scuole ed i centri appartenenti alle Nazioni Unite. Più di 50.000 persone sono state sfollate a seguito delle tre settimane di guerra. Contro gli abitanti di Gaza, il regime di Tel Aviv ha usato anche le armi proibite a livello internazionale come le bombe al fosforo bianco. 

Egitto, israeliani arrestati per traffico armi


Egitto, israeliani arrestati per traffico armi
IL CAIRO - Le autorità egiziane hanno arrestato tre persone, due israeliani e uno di nazionalita' ucraina per il contrabbando di armi in Egitto. Lo riferisce la PressTv citando il procuratore genrale egiziano. I tre vengono processati da una corte di sicurezza che di solito si occupa di casi di terrorismo. Nel mese di giugno e durante la rivoluzione egiziana e' stato arrestato per lo spionaggio un israeliano, successivamente liberato grazie ad un accordo segreto con Tel Aviv.

Iran: esercitazioni nello stretto di Hormuz mandano un messaggio all'Occidente


Iran: esercitazioni nello stretto di Hormuz mandano un messaggio all'Occidente
TEHERAN - Le esercitazioni militari in corso nel Golfo Persico e nel Mare di Oman sono un chiaro avvertimento all'Occidente: lo stretto di Hormuz sara' chiuso se la sicurezza dell'Iran viene messa in pericolo. L'ha detto Zohreh Elahian, membro del Comitato per la sicurezza nazionale e la politica estera del Majlis (parlamento). "La manovra 'Velayat90' oltre a mostrare il potere e il dominio delle forze armate iraniane, manda un messaggio importante a tutto il mondo, in particolare alle potenze colonialiste per dire che nel caso in cui fosse attaccato, l’Iran ha la capacita' di chiudere lo stretto di Hormuz", ha precisato. La Marina militare dell'Iran e' impegnata in esercitazioni nello stretto di Hormuz, dove transita il 40% del petrolio mondiale e l’annunciata operazione. Le esercitazioni sono cominciate sabato e dureranno dieci giorni. Nella prima fase, le forze navali sono state dispiegate a est di Ormuz, nel mare di Oman e nel Golfo di Aden. In queste esercitazioni finora sono stati messi alla prova con successo vascelli e sommergibili di fabbricazione interna, come ad esempio i battelli classe 'Tarek' e 'Ghadir', nonché i più avanzati sistemi superfice-superfice ed i siluri di ultima generazione. 

Parlamento, esercito e moneta Torna il progetto separatista della Lega


 Parlamento, esercito e moneta Torna il progetto separatista della Lega

Bossi ne ha riparlato recentemente a Mantova. Con toni forse più soft. Ma i temi sono gli stessi del tentativo che mandò sotto inchiesta (con reati, allora, da ergastolo) 41 dirigenti del Carroccio. Poi, con un colpo di mano, il codice è stato cambiato e il Senatùr e gli altri leader sono usciti dal processo. Ma Borghezio ricorda che si faceva sul serio e parla di "un tintinnio di sciabole"

ROMA - Allarme siam leghisti. E secessionisti.  Fallita la secessione dei "fucili" degli anni Novanta ("... che gavremo tutti il mitragliatore in mano..." disse Bossi ad Alberto Mazzonetto, segretario della Lega veneta, in una famosa telefonata intercettata dalla Digos). Abortita quella "istituzionale" del federalismo durante il decennio di governo col Pdl, ora Bossi ci prova ancora. E per rilanciare l'attuale stagione di moti separatisti padani, utilizza una nuova formula di secessione. Questa volta la chiama "consensuale". Oppure "morbida", sul modello Cecoslovacchia . "Abbiamo Veneto e Piemonte  -  dice - parleremo con Formigoni per capire se ci sta. Poi tocca a Trentino Friuli Valle d'Aosta e Liguria per formare la Padania, una macroregione che incorpora Svizzera, lander tedeschi e porzioni dell'Austria". Questo è il suo slogan politico per lo scampolo di legislatura che resta da qui al 2013, quando ci saranno  -  se non cade prima il governo Monti - le elezioni politiche. E si terranno i giochi per l'elezione del prossimo capo dello Stato.

Ma l'inno alla Padania che s'è levato a metà dicembre a Vicenza (sede del parlamento del Nord presieduto dall'ex ministro Roberto Calderoli) da uno stato maggiore leghista schiacciato a Roma in una rumorosa opposizione, si riallaccia ideologicamente e politicamente, senza soluzione di continuità, a quello di 15 anni fa. Quando la Lega, mutuando il linguaggio resistenziale, fondò (sulla falsa riga del Cln che s'oppose a nazisti e fascisti), il Clp, il Comitato di Liberazione padano (liberazione da Roma ladrona, mutatis mutandis). Costituì quindi "una complessa e articolata struttura militare", le "camicie verdi" o "guardia nazionale padana" alle dipendenze di Roberto Maroni. Tentò anche "di ottenere il riconoscimento da parte della comunità internazionale" destando l'interesse (lo ha rivelato a Repubblica l'europarlamentare leghista Mario Borghezio), "di alcune cancellerie europee. E perfino della Cina". Convocò infine "apposite elezioni padane per eleggere i rappresentanti del governo e del parlamento della Padania". Con tanto di ministri e ministeri: Maroni presidente del consiglio con l'interim di poste e intelligence, vicepresidente Gnutti, Economia Pagliarini, Interno Borghezio, Difesa Bampo, Immigrazione Ramadam. E così via.
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http://inchieste.repubblica.it/it/repubblica/rep-it/2011/12/26/news/parlamento_esercito_e_moneta_torna_il_progetto_separatista_della_lega-27222265/?ref=HREC1-2

Lo spread vola oltre 510 punti base. Le Borse aspettano i dati americani


Il differenziale di rendimento tra i titoli decennali italiani e tedeschi si impenna in attesa delle aste di mercoledì e giovedì con il cui il governo dovrà rifinanziare 20 miliardi di euro

MILANO - Ancora tensione sul mercato dei titoli di stato. Lo spread Btp-Bund ha aperto ancora sopra la soglia dei 500. Prima della chiusura dei mercati, venerdì 23, il differenziale aveva chiuso a 502 punti con un rendimento del 6,98%. Oggi in partenza il decennale italiano è schizzato subito a 514 punti, con un rendimento al 7,07%, ed è salito fino a oltre 518 punti. Questa settimana l'Italia ha in programma aste per 20 miliardi di titoli di stato: domani Bot per 9 miliardi e Ctz per 1,5-2,5 miliardi, giovedì Btp per 9 miliardi.  In questo clima di costante incertezza i depositi overnight presso la Bce sono saliti al record storico di 411,8 miliardi.

E così le Piazze del Vecchio continente, dove Londra è ancora chiusa per festività, hanno avviato la seduta in sordina: Milano è ferma sulla parità, Francoforte recupera lo 0,3%, Parigi lo 0,4%. In rosso, invece, le Borse asiatiche: dopo la buona chiusura venerdì della Borsa americana (S&P +0,9%, Nasdaq +0,7%), stamattina Tokyo ha terminato la seduta con l'indice Nikkei in calo dello 0,4%, mentre Shanghai ha ceduto l'1,09%. Non è bastato quindi l'accordo raggiunto con Pechino sulle valute per spingere gli acquisti: il Giappone comprerà più debito e più yuan. In Cina, nel frattempo, i prezzi del settore alimentare sono cresciuti del 2,7% nella settimana finita domenica. Il dato reso noto dal ministero del commercio evidenzia il settimo rialzo settimanale consecutivo.
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http://www.repubblica.it/economia/2011/12/27/news/spread_sopra_500-27252525/

Sequestrata petroliera Enrico Ievoli A bordo ci sono sei italiani


La nave, dell'armatore Marnavi di Napoli, è stata catturata mentre navigava nel mare Arabico. Dei 18 membri dell'equipaggio, sei sarebbero nostri connazionali

ROMA - Un'altra nave italiana sequestrata dai pirati: si tratta, secondo quanto appreso, di una petroliera che è stata catturata al largo delle coste dell'Oman. La nave attaccata dai pirati, sempre secondo quanto si è appreso, è la 'Enrico Ievoli' dell'armatore Marnavi di Napoli. A bordo 18 persone, sei delle quali sarebbero italiene.

Le ultime informazioni sulla posizione della petroliera risalgono a ieri sera e la davano nel porto di Sikka. La 'Enrico Ievoli' aveva già avuto a che fare con i pirati, nel marzo del 2006. Il cargo era in navigazione al largo delle coste yemenite di Aden quando si sono avvicinati alcuni barchini con presunti pirati a bordo. Il comandante della motonave aveva dato l'allarme ed era intervenuta in soccorso una unità della Marina militare italiana, la fregata Euro, che si trovava in zona. In quel caso bastò il sorvolo dell'elicottero militare a far allontanare i due motoscafi.

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http://www.repubblica.it/esteri/2011/12/27/news/sequestrata_petroliera_italiana-27255029/

Il governo “dimentica” la trasparenza


Avevano promesso la pubblicazione di redditi e incarichi. Ma…
Lo ricorda giustamente Sergio Rizzo sul Corriere della Sera,visto che aveva sollevato lui il caso ottenendo dall’esecutivo una promessa mai mantenuta:
A quaranta giorni di distanza dall’insediamento del nuovo governo, sul sito internet di palazzo Chigi sono stati pubblicati i curricula di appena 14 dei 47 componenti dell’esecutivo. Carenza non trascurabile, considerando che si tratta di persone dall’elevato profilo tecnico, ma in gran parte sconosciute ai più. E dire che la trasparenza assoluta sarebbe per gli stessi ministri e sottosegretari il miglior riparo dai sospetti che l’opacità inevitabilmente finisce per alimentare. Al di là, ovviamente, del sacrosanto diritto dei cittadini di essere informati sull’esistenza di ogni incompatibilità in capo ai propri governanti. Un Paese nel quale, lo dimostra oggi l’articolo di Fiorenza Sarzanini, il doppio o triplo incarico è una pratica dilagante e il conflitto d’interessi corrode l’etica pubblica ammorbando l’intera società, il governo ha l’obbligo di dare il buon esempio.
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 http://www.giornalettismo.com/archives/182491/il-governo-dimentica-la-trasparenza/

Quegli otto miliardi buttati da un Ponte


…quello sullo Stretto di Messina
Otto miliardi e mezzo per un’opera che non interessa quasi più a nessuno. E’ il caso assurdo del ponte sullo stretto di Messina, che ancora è in piedi nonostante anche l’Ue non lo consideri più una priorità. Del caso si occupa Ferruccio Sansa sul Fatto:
Spendere 8,5 miliardi per un’opera che perfino l’Ue ha tolto dalle sue priorità. Oppure pagare oltre 400 milioni di penali (se il Cipe non rigetterà il progetto definitivo) per restare con un modellino di ponte in plastica. Il rischio per le esangui casse dello Stato è questo. La porta per dire semplicemente “no” al Ponte sullo Stretto si stringe (ammesso che la si voglia imboccare davvero). La partita si gioca in queste ore. Intanto i costi continuano a corre re . “Stiamo studiando la pratica del Ponte sullo Stretto proprio in questi giorni. Stiamo valutando tutti gli elementi, ogni dettaglio. E nelle prossime settimane prenderemo una decisione. A gennaio il governo darà una risposta”. Il ministro Corrado Passera pesa ogni virgola. Se per altri progetti contestati – leg – gi Tav e Terzo Valico – il governo Monti ha già dato il via libera, per il Ponte non è detto che si arrivi a un “sì”.
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 http://www.giornalettismo.com/archives/182533/quegli-otto-miliardi-buttati-da-un-ponte/

Quei mille suicidi tra le braccia dello Stato


Le storie dei morti di carcere sulla Stampa
La Stampa racconta in una pagina la storia di alcuni tra i mille suicidi in carcere negli ultimi dieci anni di detenuti ancora in attesa di giudizio. L’articolo di Niccolò Zancan riporta le storie più recenti di una follia eterna:
Jean Jaques Olivier Esposito, 39 anni, da Marsiglia, faceva il raccoglitore di coralli. Per questo passava molto tempo in fondo al mare. Per questo suo padre era preoccupato per lui. Mail 29 novembre 2010 è finito in carcere a Salerno per detenzione di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio. Panetti di hashish nascosti nelle portiere dell’auto su cui viaggiava. In cella stava malissimo. Avevagià collaborato con gli investigatori e tentato il suicidio due volte, quando è stato trasferito ad Avellino. L’avvocato Michele Sarno ha cercato di salvarlo. L’istanza con cui chiedeva una misura cautelare meno afflittiva è datata 18 febbraio 2011. Rigettata il 23 febbraio con cinque righe scritte a mano, compresa la firma: «Il gip, letti gli atti, rilevato che permangono le cautele a fondamento della restrizione iniziale e che la detenzione domiciliare è del tutto improbabile per la gravità dei fatti, rigetta la richiesta… ». Il 2 marzo Jean Jaques Olvier Esposito si è impiccato. Come aveva annunciato a suo padre: «Ad Avellino i dottori sono un po’ meglio – aveva scritto – ma io dormo di giorno per paura che mi facciano male di notte. Mi riempiono di antidepressivi, non ce la faccio più. Ho troppa sofferenza dentro… Conto su di te per aiutare Karine e i bambini».
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 http://www.giornalettismo.com/archives/182547/quei-mille-suicidi-tra-le-braccia-dello-stato/

L’Euro all’est non piace per niente


La moneta unica non ha più i fan di una volta: colpa della crisi?
Fino a non molto tempo fa l’appartenenza all’esclusivo club della moneta unica sembrava quasi tracciare una sorta di nuova cortina di ferro tra l’Europa occidentale dei fondatori e i nuovi stati membri, ancora impegnati nella modernizzazione delle loro economie.
L’ENIGMA DELL’EST – Oggi il quadro appare decisamente mutato: gli speculatori scommettono sulla dissoluzione di Eurolandia, testate come il ‘Wall Street Journal’ scrivono di banche pronte a riattivare un sistema di cambi basato su lira e dracma e nel corso dell’ultimo summit Ue la Gran Bretagna ha sancito una storica rottura con i partner comunitari, in una riedizione dello ‘splendido isolamento’ che e’ prima di tutto valutaria. In questo contesto i paesi dell’Est Europa non sembrano aver piu’ cosi’ tanta fretta di aderire a un’unione monetaria sempre piu’ vacillante e di seguire Slovenia, Slovacchia ed Estonia, gli unici paesi della ‘nuova Europa’ a fare gia’ parte dei ‘diciassette’.
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Evasione fiscale, caccia al tesoro da 150 miliardi


I risultati della lotta contro i furbi del fisco attualmente aumentano il peso delle tasse. Andrebbe impedito per legge. All'esecutivo si chiede una maggiore trasparenza: l'Istat indichi il livello del fenomeno, imposta per imposta

di ALESSANDRO PENATI
IL RISANAMENTO delle finanze pubbliche italiane è un problema non solo di numeri, di saldi tra entrate e uscite, ma anche di credibilità. Un Btp è una promessa di pagamento dello Stato fra 10, 15, perfino 30 anni: se la promessa non è credibile, gli investitori non comprano. Ed è credibile solo se lo Stato si dimostra capace di far rispettare le proprie regole. Per questo, oltre che per questioni di equità, indispensabile nel momento in cui si chiedono sacrifici al Paese, oggi, abbattere l'evasione fiscale è una priorità assoluta.

L'elevato tasso di evasione è l'indice di quanto in basso sia caduto il livello di legalità in Italia. Ancora più preoccupante che venga quasi percepito, soprattutto all'estero, come un tratto endemico della nostra società, con un senso di indignata rassegnazione per uno Stato incapace di far rispettare le regole che sforna a getto continuo. Abbattere l'evasione è quindi la strada per elevare il senso di legalità, perché è anche il modo più efficace di combattere criminalità organizzata, corruzione, reati finanziari, affarismo, abusi. E ricostruire quindi la credibilità dello Stato.

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http://www.repubblica.it/economia/2011/12/27/news/caccia_evasione_fiscale-27247119/

"La corruzione dilaga cambiamo subito le leggi"


Giampaolino, presidente della Corte dei Conti ritiene necessario "rinforzare" il falso in bilancio. "Non servono interventi episodici, soltanto repressivi, la lotta deve essere sistemica"

di LIANA MILELLA
ROMA - L'Italia, nella lotta alla corruzione, che "inquina e distrugge il mercato, non arriva alla sufficienza". È drastico il giudizio di Luigi Giampaolino, dal luglio 2010 presidente della Corte dei conti. Che non vede, innanzitutto, "un vero, reale, profondo, sostanziale rivolgimento morale" rispetto alla "mala amministrazione". 

La sua esperienza al vertice della Corte, ma prima ancora all'Authority dei Lavori pubblici, la rende un testimone prezioso sul fronte della corruzione. Se oggi dovesse dare un voto all'Italia sulla lotta al fenomeno quanto le darebbe?
"Meno della sufficienza, perché si è proseguito sostanzialmente con un'azione, peraltro episodica, soltanto repressiva. La lotta alla corruzione dev'essere invece di sistema. Essa deve iniziare dalla selezione qualitativa e di merito degli operatori, sia pubblici che privati. Proseguire con il controllo e la vigilanza sul loro operato. Concludersi valutando i risultati. Tutto ciò che fuoriesce da questo schema genera mal'amministrazione e corruzione: anzi, è esso stesso mal'amministrazione e corruzione".
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http://www.repubblica.it/politica/2011/12/27/news/corruzione_giampaolino-27247218/

I quaranta ladroni che vogliono lasciare Ali Babà


Diaspora nel PdL. Verso il Grande Centro?
Sono una quarantina, a quanto pare. E per questo il paragone “storico” con Ali Babà viene immediato. I parlamentari che hanno in animo di lasciare il Popolo delle Libertà per approdare nel Grande Centro sono tantissimi, e Francesco Bei su Repubblica ci racconta le loro vicissitudini:
Nel partito di Berlusconi, nonostante i proclami del Cavaliere, ormai è scattato il rompete le righe e ognuno pensa per sé. Se ne sta accorgendo in questi giorni Raffaele Bonanni, nella sua seconda veste, quella di demiurgo del nuovo centro moderato. Nei giorni della manovra sono stati infatti molti nel Pdl a chiamare il segretario della Cisl, garantendogli sostegno nell’ora X. Ci sono quelli interessati a una trasformazione del Pdl in chiave Ppe, come Andrea Ronchi e Adolfo Urso. Ma anche tutta l’area di Claudio Scajola egli amicidi Beppe Pisanu. Si parla di almeno una quarantina di parlamentari in sofferenza, pronti a mollare il Pdl per dare corpo a un nuovo partito dei moderati. «Berlusconi non è in grado di garantire più nessuno —spiega uno di loro — e pensa solo ai fatti suoi». La fibrillazione intorno a via dell’Umiltà è aumentata anche per le voci sempre più forti riguardo un nuovo progetto segreto del Cavaliere. Una sorta di lista personale per assicurare una scialuppa di salvataggio solo ai fedelissimi. Il nome scelto sarebbe «Italia e Libertà» e su questo l’ex premier avrebbe avviato anche dei sondaggi, mentre a Catia Poldori — in ascesa dopo il tradimento del 14 dicembre, quando mollò Fini per tornare in maggioranza — Berlusconi avrebbe affidato il compito di organizzare cene di “fund raising”
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Lo spettro fascista che terrorizza l’Europa


Omicidi razziali, stragi ispirate all’odio politico, violenze contro minoranze etniche e un governo sempre più autoritario. Nell’Europa della recessione la crisi diventa drammaticamente violenta
Stragi per odio razziale, terrorismo ispirato al nazifascismo, pogrom contro i rom, un governo che arresta esponenti politici avversari e mette sotto tutela i media, ispirandosi ai valori più reazionari del cattolicesimo e del nazionalismo. Tutto questo è avvenuto in Europa nel 2011, tanto nella problematica parte orientale del Vecchio Continente, quanto nelle zone occidentali, anche quelle non toccate dalla crisi. Se nel 1848 lo spettro del comunismo inquietava la borghesia mondiale, a 20 anni dalla caduta dell’Unione Sovietica il ritorno del fascismo sembra una realtà molto più concreta di quanto la fantasia potesse immaginare. Nell’epoche di crisi profonde, radicalizzazione politiche anche tragiche non sono certo novità.
LA DEPRESSIONE FASCISTA ? – Negli anni venti il fascismo, e il movimento gemello nazismo, furono una risposta autoritaria alle inquietudini della borghesia e ai drammi sociali generati dalla fine della prima guerra mondiale e dalla Grande Depressione. Disoccupazione di massa, inflazione alle stelle, ferite nazionali mai rimarginate, la paura, o il vero terrore, dell’ascesa al potere del socialismo rivoluzionario, concretizzatasi in Russia nel 1917. Un quadro così drammatico non è certo paragonabile alla realtà vissuta in questi anni di gravi difficoltà economiche, ma certo gli ultimi mesi sono sicuramente i momenti peggiori vissuti sul Vecchio Continente da molti decenni. Dalle fine delle dittature, prima quelle fasciste di Grecia, Portogallo e Spagna, e poi al crollo del regime comunista, l’Europa ha vissuto una sorta di periodo molto positivo, al netto di qualche contrazione economica significativa. L’euro e l’allargamento a Est della UE erano il coronamento di questo periodo positivo: stabilità economica, pace tra le Nazioni, istituzioni comuni per reggere la difficile sfida della globalizzazione. Da un po’ di anni però l’Unione europea ha smesso di attrarre quel consenso popolare che aveva caratterizzato la sua strutturazione nei decenni post bellici, e sia l’immigrazione di massa che la globalizzazione hanno messo in serio scacco le istituzioni comunitarie, difese da tutti i principali attori politici ma davvero apprezzate da pochi. Nasce da questo disagio l’affermazione delle destre populiste, emerse prima in Francia con l’affermazione del Fronte Nazionale di Le Pen, e poi trionfanti con il modello euroscettico e anti immigrazione introdotto da Blocher in Svizzera e poi diventato quasi egemone nei territori subalpini, dall’Austria di Haider all’Italia di Bossi, ed affermatosi persino nei templi scandinavi del progressismo socialdemocratico e nei tolleranti Paesi Bassi. Da alcuni anni però la crisi economica della Lesser Depression ha esacerbato le tensioni sociali, e si è palesata una torsione neofascista che stupisce per violenza, intensità e anche similitudini riscontrabili nei vari Stati.
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L'esercito dei finti disoccupati. I costi dei raggiri all'Inps. Rimborsi non dovuti, assegni e pensioni di parenti deceduti


(Emblema) (Emblema)
ROMA - Quello delle truffe all'Inps è certamente il settore che genera maggiore allarme visto che l'ammontare del deficit continua ad aumentare, nonostante l'intensificazione dei controlli. Perché è vero che il lavoro «nero» rappresenta una vera e propria piaga, ma anche gli illeciti compiuti grazie a false certificazioni o alla complicità di dipendenti dell'istituto di previdenza - soprattutto nelle sedi periferiche - provocano una vera e propria emorragia di fondi pubblici. In attesa dei dati consolidati per il 2011, sono le segnalazioni di infrazione già trasmesse al comando generale della Guardia di Finanza a dimostrare quale sia il livello degli illeciti compiuti. C'è chi ritira la pensione del parente morto e chi continua a percepire l'indennità di accompagnamento nonostante sia ricoverato in una struttura di lungodegenza a totale carico dello Stato. C'è chi ha ottenuto il rimborso per la sospensione della propria attività dopo il terremoto in Abruzzo e ci sono le migliaia e migliaia di falsi braccianti che causano ogni anno una perdita milionaria all'Erario.
I falsi braccianti agricoli
Il fenomeno è molto più esteso di quanto si creda: nel 2011 la Guardia di Finanza ha scoperto complessivamente più di 6.500 falsi braccianti agricoli che hanno provocato un danno alle casse dell'Inps di oltre 42 milioni di euro. L'indagine più capillare è stata certamente quella condotta dalla tenenza di Capo d'Orlando, in Sicilia, che ha esaminato circa 33.000 istanze di disoccupazione. I risultati sono stati sorprendenti. È stato infatti accertato come «1.759 individui avevano ottenuto circa 7,5 milioni di euro dalle casse dell'Inps, in quanto - pur essendo in realtà titolari di partita Iva e svolgendo attività professionali, commerciali o imprenditoriali - avevano presentato all'Istituto false autocertificazioni in cui dichiaravano di versare nella condizione di "disoccupato". Tutti i soggetti, che hanno percepito assegni che variavano tra i 1.500 e i 9.000 euro annui, sono stati denunciati all'autorità giudiziaria per falso e truffa ai danni dello Stato». Gli stessi reati sono stati naturalmente contestati ai datori di lavoro che, «al fine di dimostrare l'esistenza del rapporto facevano spesso ricorso a transazioni commerciali coperte da fatture false, utili da una parte a giustificare l'operatività di quei braccianti e, dall'altra, ad abbattere il reddito delle imprese». E questo ha fatto anche individuare «69 evasori totali e redditi non denunciati per circa 30 milioni di euro».
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Consulenze e incarichi privati Il doppio lavoro degli statali


Il rapporto della Guardia di Finanza: già scoperti 3.300 casi

Asl - Con o senza partita Iva alcuni dirigenti e funzionari svolgono altre attività (foto Newpress) Asl - Con o senza partita Iva alcuni dirigenti e funzionari svolgono altre attività (foto Newpress)
ROMA - C'è chi timbra il cartellino ed esce subito dopo, chi sbriga in ufficio le pratiche dei suoi clienti privati. Addirittura chi accetta consulenze su progetti che poi dovrà valutare per conto dell'Amministrazione. Sono i dipendenti pubblici che svolgono il doppio lavoro senza aver ottenuto l'autorizzazione. E in questo modo causano un grave danno all'erario. Sono i numeri a dimostrarlo. Negli ultimi tre anni sono circa 3.300 gli impiegati e i funzionari, anche di livello alto, scoperti dalla Guardia di Finanza e dagli ispettori della Funzione pubblica a svolgere attività esterne. Hanno guadagnato illecitamente oltre 20 milioni di euro, causando un danno alle casse dello Stato che sfiora i 55 milioni di euro. Il settore degli sprechi nella spesa pubblica si conferma, dunque, quello dove maggiormente bisogna intensificare controlli e verifiche per recuperare denaro e soprattutto evitare ulteriori perdite. La dimostrazione è nella relazione annuale delle Fiamme gialle sul fenomeno dei «doppi stipendi» che evidenzia i dati relativi al periodo che va dal 2009 al 2011 e soprattutto fa emergere i casi più eclatanti. E nella quale viene sottolineata «l'importanza di intervenire nel settore degli sprechi della spesa pubblica che da un punto di vista ragionieristico pesa quanto e forse più di quello delle entrate fiscali. Un'importanza che oggi traspare in maniera ancor più evidente in ragione del perdurante momento di crisi e degli impegni politici assunti dall'Italia nei confronti della comunità internazionale, i quali impongono che le risorse disponibili siano spese sino all'ultimo euro per sostenere l'economia e le classi più deboli, eliminando sprechi, inefficienze e - nei casi più gravi - distrazioni di fondi pubblici che rappresentano un ostacolo alla crescita del Paese».
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Uno di loro ha fatto voto di povertà

Ordigno contro Equitalia ad Olbia

(ANSA) - OLBIA - Un ordigno di basso potenziale, probabilmente costituito da gelatina, e' stato fatto esplodere ieri sera davanti all'agenzia Equitalia di Olbia. La deflagrazione ha fatto saltare in aria parte del portone d'ingresso. I danni sono limitati. Gli attentatori hanno agito a Colco', alla periferia di Olbia, una zona di solito poco frequentata e ieri sera totalmente deserta. L'ordigno ha danneggiato esclusivamente la vetrata esterna dell'agenzia, senza intaccare gli edifici adiacenti.