ROMA - Secondo Calderoli i neri non possono essere italiani. Il ministro per la Semplificazione non ha voluto accettare critiche rivoltogli da Jean Leonard Touadì, primo deputato nero nel Parlamento italiano, e gli ha intimato di tornare nel Congo sua vera patria. " Un nero non può certo essere un italiano, figuriamoci poi se può restare in Parlamento, tornatene nel Congo..." ha affermato Calderoli. Parole pesanti che alimentano quelle forme di odio e di xenofobia che stanno minando la convivenza civile. Se qualcuno è rimasto stupito da questo linguaggio rozzo, non lo è per migliaia di donne e uomini che faticano in Italia, pagano le tasse, muoiono nelle fabbriche e nei cantieri, ma ai quali si vorrebbe negare qualsiasi diritto, anzi si vorrebbe negare l’esistenza stessa. A questi inquinatori della società dovrebbe essere applicato il fermo preventivo, tipo quello proposto da Gasparri, prima che avvelenino ogni pozzo, seminando i germi dell’odio e dell’intolleranza.
Divulgo quello che ... non tutti dicono ... / Perchè il male trionfi è sufficiente che i buoni rinuncino all'azione. (Edmund Burke)
martedì 25 gennaio 2011
Terzo processo in arrivo per Cuffaro, accusato di corruzione
Facebook denunciato per offese a Gandhi
Cucchi: 12 rinvii a giudizio, 1 condanna
Saviano-Mondadori primo strappo? Monologhi 'Vieni via con me' con Feltrinelli
Lite con Lerner, le opposizioni insorgono
Rivolta in Egitto, 30mila in piazza Negli scontri morto un poliziotto
lunedì 24 gennaio 2011
“Basta Berlusconi, nonno sporcaccione che nessun nipote vorrebbe avere”
Nella bacheca dei partigiani Anpi di Nonantola compaiono messaggi contro il premier. E il PdL protesta
Il PdL di Modena solleva il caso della bacheca dei partigiani Anpi della vicina Nonantola, sulla quale sono comparsi nei giorni scorsi messaggi contro il governo e il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Il consigliere regionale Pdl Andrea Leoni e quello provinciale Matteo Malaguti hanno documentato con due foto gli slogan affissi alla bacheca.
IL NONNO SPORCACCIONE – Uno recita ‘Diciamo basta a Berlusconi, nonno sporcaccione che nessun nipote vorrebbe avere’, un altro invita a ‘sfrattare questa porcilaia, lui e i suoi servi’. ‘Sarebbe questo il nuovo manifesto dell’Anpi per il 2011?’, chiedono Leoni e Malaguti con una nota. ‘Se e’ questa la gente che si erge a paladino della Costituzione – proseguono i due esponenti Pdl – e che vorrebbe dare agli altri lezione di democrazia, di cultura, e che vorrebbe anche governare l’Italia, allora c’e’ molto di cui preoccuparsi. Sono queste le attivita’ che l’Anpi promuove con i contributi pubblici che ogni anno riceve? Il linciaggio verbale – incalzano Leoni e Malaguti – e l’offesa sistematica al presidente del Consiglio votato dalla maggioranza degli italiani? E’ questo l’esempio educativo che i nonni dell’Anpi vogliono dare ai loro, di nipoti? Questi comportamenti – concludono Leoni e Malaguti – offendono quegli stessi principi e valori che l’Anpi invoca e dice di difendere. Ci aspettiamo che qualche responsabile dell’associazione risponda, e magari rimuova questo scempio’.
Sondaggio: la meta' degli italiani vorrebbe le dimissioni di Berlusconi
ROMA - Un italiano su due vorrebbe che Silvio Berlusconi si dimettesse. Lo dice l’ultimo sondaggio apparso sul Corriere della Sera. È un dato nuovo questo calo della popolarità personale del Presidente del consiglio italiano, che non coinvolge però l’insieme del suo partito. I potenziali elettori del centro destra restano stabili, al 30% circa, secondo lo stesso sondaggio. Lo scandalo Ruby non sembra dunque intaccare la base del PDL. Nei suoi recenti videomessaggi, Berlusconi ha chiarito che non si dimetterà mai e che è pronto a quello che alcuni commentatori hanno definito lo scontro finale con la magistratura di Milano. I giudici di Milano preparano la richiesta di rinvio a giudizio per i reati cardine di questa inchiesta, ossia concussione e sfruttamento della prostituzione minorile. Si attende a giorni la decisione parlamentare sull’autorizzazione delle perquisizioni nelle ville del premier. Intanto è stato perquisito il residence dell’Olgettina, in cui venivano ospitate diverse ragazze. Sarebbero stati trovati soldi e foto ritenute utili all’indagine.
Palestina occupata/ documenti segreti, Hamas accusa Anp: traditori del popolo
GAZA - L'Anp e Israele hanno creato un sistema mirato a eliminare la questione palestinese. Lo ha dichiarato Sami Abu Zuhri, un portavoce del Movimento della resistenza islamica. Il duro attacco all'Autorita' nazionale palestinese di Abu Mazen segue la decisione della tv Al Jazeera e del quotidiano britannico The Guardian di mostrare documenti nei quali si sostiene che l'Anp offrì al regime sionista grandi concessioni su «Gerusalemme e i rifugiati» in cambio di un accordo di pace stabile e duraturo. "Questa e' una prova ulteriore che l'Anp e' composta da traditori, pronti a rinunciare ai diritti del popolo palestinese, compresi quelli relativi a Gerusalemme e al ritorno dei profughi", ha affermato il portavoce di Hamas a Gaza Sami Abu Zuhri. L'accusa e' stata respinta - come si aspettava - dal capo negoziatore, Saeb Erekat, che dalle registrazioni risulta aver detto a Israele di non aver mai fatto una proposta cosi' consistente, neanche a Camp David. Erekat ha liquidato le rivelazioni come "una montagna di bugie". "L'Anp e' disposta a pubblicare tutti gli archivi relativi ai negoziati con Israele per chiarire la posizione palestinese alla popolazione araba e palestinese", ha affermato.
Afgani infuriati per oltraggio degli Usa al sacro corano
Fini: indagata la escort 'Rachele'
MALTEMPO/ AERONAUTICA: OGGI ANCORA NEVE AL CENTRO-SUD
Ruby/ Pm Milano: Verificate attentamente dichiarazioni Macrì
Russia/Attentato kamikaze in aeroporto Mosca: 31 morti,130 feriti
Mafia: trattativa tra Stato e boss, pm Palermo risentono ex capo Dap Amato
Pdl: risarcimento per ''ingiusta intercettazione'' e sanzioni ai pm

Ruby, indagini difensive: le carte ai pm. Procura conferma: rito immediato
L'inghippo sugli stipendi dei prof
Pdl contro Emma Marcegaglia
Cgil: stop a caporalato, diventi reato
Muore in ospedale dopo 12 giorni di agonia,procura apre inchiesta
Caso Ruby, la Macrì torna davanti ai pm.
Tunisia: sciopero dei docenti di scuole e universita' contro il governo
Esauriti i farmaci necessari nella Striscia di Gaza
L’Italia, un impero moderno fondato da Berlusconi
domenica 23 gennaio 2011
Cuffaro in carcere, in Sicilia nessuno più è intoccabile
La bocca del lupo del carcere di Rebibbia inghiotte Salvatore Cuffaro. Salvatore Cuffaro è in carcere, a Rebibbia per aver favorito i boss di Cosa Nostra. L'ex governatore della Sicilia prega a lungo in attesa della sentenza della Cassazione che lo condanna in via definitiva a sette anni per favoreggiamento di esponenti di Cosa Nostra nel processo per le talpe alla Direzione Distrettuale Antimafia palermitana. Salvatore Cuffaro, ex presidente della della regione siciliana, è costretto alle dimissioni per la condanna in primo grado a Palermo che esclude l'aggravante mafiosa.
Nel complesso, la sentenza del Tribunale di Palermo del 18 gennaio 2008, infligge agli undici coimputati condanne più lievi. Totò Vasa Vasa cade su una foto che lo ritrae con una guantiera di cannoli freschissimi per festeggiare la condanna a quattro anni per favoreggiamento "semplice".
In appello, la condanna riconosce l'aggravante mafiosa, gli anni di reclusione diventano sette. Cuffaro si dice fiducioso del ricorso in Cassazione. Il procuratore generale sembra volergli dare ragione, chiede ancora una volta l'esclusione dall'aggravante mafiosa. Per la pubblica accusa in Cassazione non appare sufficientemente provato che l'ex governatore sapesse che il manager della Sanità Aiello ricevesse le sue confindenze nell'interesse di Cosa Nostra sulla presenza delle cimici dei carabinieri nella casa del boss Guttadauro.
La sentenza della seconda sezione della Cassazione, cancella ogni dubbio, ogni beneficio. Per Salvatore Cuffaro i guai giudiziari non finiscono qui: il 3 febbraio ricomincia, davanti al gup di Palermo, il rito abbreviato a carico dell'ex governatore, per concorso esterno in associazione mafiosa. La pubblica accusa chiede la condanna a dieci anni.
Totò Cuffaro all'ora di pranzo lascia la casa romana. Ai giornalisti dice: "Vado a costituirmi a Rebibbia" In effetti i carabinieri lo portano alla caserma Farnese. Lì gli notificano l'ordine di carcerazione faxato da Palermo. Prima di sparire tra le braccia degli investigatori del Ros, Cuffaro aggiune: "Mi appresto a scontare la mia pena con grande fiducia nelle istituzioni".
Quelle istituzioni che Cuffaro ha tradito raccogliendo notizie sull'inchieste a palazzo di Giustizia a Palermo, inducendo al tradimento impiegati e investigatori come spiega la sentenza che lo inchioda. Tant'è, i carabinieri del Ros di Palermo portano in carcere altri due condannati: un collega, l'ex maresciallo dei carabinieri Giorgio Riolo, concorso esterno in associazione mafiosa, 7 anni, 5 mesi, uno sconto di sei mesi dalla Cassazione che invece conferma a l'ex manager della sanità Michele Aiello 15 anni e mezzo di carcere. Riolo stanotte dorme nel carcere militare di Santa Maria Capua Vetere, Aiello al Pagliarelli di Palermo. Totò Cuffaro stanotte riposa e medita in quel di Rebibbia a Roma. Ma l'attende il Pagliarelli nella natìa Sicilia, dove nessuno più è intoccabile.
Israele: 127 prigionieri palestinesi in carcere da oltre 20 anni
Territori Occupati: 2 mila ettari di terra palestinese confiscata
Italia: vescovo, Afghanistan non è missione di pace e soldati morti non sono eroi
Ruby, Fede: nessuna trasgressione - D'Addario pronta per la politica
Roma, 23 gen. (Adnkronos/Ign) - "Nessuna delle ragazze invitate ad Arcore è stata invitata da me". E' quanto ha dichiarato il direttore del Tg4, Emilio Fede, nel corso del programma 'In mezz'ora' condotto da Lucia Annunziata su Raitre."Mai una ragazza - ha ribadito - a partire da Ruby. Io sono stato ben felice di esserci; mi fa piacere essere invitato a casa del presidente del Consiglio, per simpatia umana e condivisione politica nei confronti di Silvio Berlusconi. E quanto a simpatia umana e a intelligenza politica, il premier ne ha tanta".Le cene ad Arcore, assicura Fede, ''avevano uno svolgimento regolare, sicuro, mai trasgressivo e di questo io posso essere preciso testimone. Si cenava, si parlava molto di politica, Berlusconi amava raccontare aneddoti sui suoi viaggi all'estero e cantava, perché è stato ed è ancora un bravo cantante".''In casa propria ognuno fa quel che gli pare" sottolinea il giornalista. E in merito a quella che è stata definita come la sala del bunga-bunga, Fede dice che "è un locale sotterraneo, una sorta di discoteca dove chi vuole può scendere dopo aver cenato, per ascoltare musica, ballare ma anche vedere filmati sui viaggi all'estero del premier o partite di calcio"."Il suo problema - spiega il direttore del Tg4 - è la sua generosità; ha fatto anche costruire un ospedale in Thailandia, ha sempre il senso della solidarietà. Non so quale possa essere il compenso, l'elargizione per queste ragazze, la sua solidarietà. Berlusconi ha aiutato molta gente. Ma non gli ho mai visto passare dei soldi". Riguardo poi alle intercettazioni di telefonate in cui Fede con Mora parla di soldi, il giornalista risponde che se avesse ''davvero avuto bisogno di soldi Silvio, di cui sono molto amico, se glieli avessi chiesti me li avrebbe dati e anche molti di più".Fede dice di essere ''sereno sulla verità che è la mia verità: c'è un'indagine e ho rispetto per l'indagine; un po' meno per questa campagna mediatica che a memoria mia, tra prima e seconda Repubblica, non ricordo sia mai stata così aggressiva, così drammatica, così lontana dalla verità. Spero di poterla dimenticare ma non sarà facile. Il danno maggiore arriva da certa informazione".Il deputato Pdl Gaetano Pecorella, nella veste di avvocato che difende Emilio Fede nell'inchiesta sul caso Ruby, ha precisato all'Adnkronos che "la decisione di rilasciare l'intervista a Lucia Annunziata non fa parte di chissà quale controffensiva messa a punto in modo particolare. Gli avvocati decidono in materia di condotta processuale. Credo che Fede abbia deciso sul momento, come spesso accade nel caso delle interviste. Tutto lì". Pecorella non si 'sbottona' su quello che sarà l'asse portante della difesa: "Non lo dichiaro per il semplice motivo che lo farò nel momento e nella sede opportuna. Quale giocatore di poker - conclude - scoprirebbe le sue carte in anticipo?".Dopo il direttore del Tg4 a 'In mezz'ora' è stata la volta di Patrizia D'Addario che all'Annunziata è tornata a raccontare la sua verità a proposito delle sue relazioni con il presidente del Consiglio. ''Il risarcimento non c'è mai stato, sempre fango sulla mia persona ingiustamente. Io non ho mai percepito soldi dal presidente del Consiglio'', ha detto la D'Addario davanti alle telecamere di Raitre."Io non ho chiesto soldi, nulla. Lui era molto attento e sensibile a un problema che mi affliggeva, il suicidio di mio padre - ha ribadito - Io ero lì a palazzo Grazioli per motivi completamente diversi dalle ragazze che erano lì per fare carriera, per prendere quei soldi. Io non ho mai chiesto né preso soldi".La D'Addario ha poi rivelato: "Mi è stato proposto di scendere in politica, ma per il momento non posso dire nulla di più". ''Devo ancora incontrare alcune persone: sceglierò per il meglio. Quello che si fa in politica - ha concluso - non mi piace per niente".