venerdì 1 aprile 2011

I morti abbandonati di Fukushima "Sono radioattivi, lasciateli lì"

Mille corpi vicino alla centrale, nessuno vuole venirci a contatto. Contaminate acqua e carne

dal nostro inviato PIETRO DEL RE
TOKYO - Un migliaio di corpi di uomini e donne deceduti durante il doppio cataclisma dell'11 marzo scorso sta ancora marcendo nelle pozze di acqua ristagnante o tra gli ammassi di detriti attorno alla centrale nucleare di Fukushima. Nessuno li ha raccolti, e nessuno li ha cremati, perché troppo radioattivi. Coloro che avrebbero dovuto occuparsene, siano essi poliziotti, becchini o famigliari, hanno paura di venire contaminati a loro volta. Le autorità non sanno ancora cosa fare di chi da morto incute lo stesso terrore che nel Medioevo suscitavano gli appestati. Accade nella cosiddetta "no-go zone", la zona evacuata dalle autorità e che circonda l'impianto danneggiato in un raggio di 20 chilometri.
"Una volta deceduti, sono stati esposti a dosi enormi di radioattività", dice un agente di Okuma, nella prefettura di Fukushima, a circa 5 chilometri dalla centrale. Il quale spiega anche che in un primo momento s'era pensato di trasportarli al di là della zona a rischio, per poi esaminarli. Ma l'ipotesi è stata poi scartata, perché troppo pericolosa. "Stiamo adesso studiando il modo per poterli avvicinare senza mettere a repentaglio la vita dei medici, dei parenti ma anche di lavora alla morgue, perché potrebbero tutti venire pesantemente irradiati dai cadaveri".
Alcune di queste vittime sono state intanto identificate grazie al Dna tratto da campioni organici, i quali vanno anch'essi decontaminati. Attorno alla centrale sono stati soccorsi diversi feriti, tutti radioattivi. E anche per loro le cose si sono complicate, poiché numerosi ospedali si sono rifiutati di accettarli in corsia. E' in questo scenario che ieri il primo ministro giapponese, Naoto Kan, ha solennemente dichiarato che la centrale di Fukushima sarà presto smantellata. La situazione rimane infatti irrisolta, con il sistema di raffreddamento di uno dei reattori ancora fuori uso e una notevole dispersione di radioattività nell'ambiente. "Il Giappone farà la revisione delle sue politiche energetiche ma non ora, tra qualche tempo, quando l'emergenza sarà alle nostre spalle", ha aggiunto il premier.
Quanto ai livelli di radioattività, in un tunnel sotterraneo che ospita la turbina del reattore 2, l'acqua è risultata 10mila volte superiore ai limiti di contaminazione registrati nei reattori. Lo ha ammesso la Tepco, la società che gestisce l'impianto nucleare. E c'è grande preoccupazione anche per la presenza di cesio radioattivo oltre la norma in un campione di carne di manzo prelevato nella prefettura di Fukushima. In quel campione sono stati rinvenuti 510 becquerel di cesio radioattivo. Il livello massimo consentito è di 500 becquerel.
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"Un regalino e te ne mando tre" così funzionava il sistema-Mora

Le telefonate sul "selezionatore" delle escort di Arcore. Già in un processo a Verona a fine anni '80 la contestazione di fornire ragazze oltre che cocaina. Il linguaggio in codice rivelato dall'ex prefetto Ferrigno: "Meglio parlare di pacchi"
di PAOLO BERIZZI

MILANO - "Io faccio l'agente, non il magnaccio". Si difende così, Lele Mora, dall'accusa di fornire ragazze a pagamento. Chiusa l'inchiesta che lo vede indagato (induzione e favoreggiamento alla prostituzione) nell'ambito del Rubygate assieme al suo amico Emilio Fede, a tre collaboratori e a Nicole Minetti, le parole del manager dei vip - "non porto le tr... in giro" - rischiano però di squagliarsi di fronte alle carte giudiziarie. Dalle quali emerge un quadro un po' diverso.
INCONTRI E REGALINI
Mora contatta e mette in contatto; si sbatte per combinare incontri; promette e porta donne - molte fanno parte della sua scuderia, altre, tipo Ruby, sono "come una figlia" - a amici e conoscenti. "Te ne mando una due o tre, quante ne vuoi, te le scopi e poi gli fai il regalino". Istruisce ragazze ventenni ("vestiti da infermiera, con sotto niente", dice alla torinese Roberta Bonasia il 13 agosto 2010) inviate a fare compagnia - assieme a molte altre - a Silvio Berlusconi. Passa dal ruolo di anfitrione a quello di sensale: perché le donne - anche a pagamento - nel "sistema Mora" sono centrali. Dai tempi di Verona (era l'88-89, l'agente fu arrestato e condannato a 3 anni di carcere per traffico di cocaina; il giudice Michele Dusi nel motivare la condanna spiega che Mora cercò di difendersi sostenendo che di notte ai calciatori - del Verona, ndr - non portava droga ma solo "belle fanciulle") fino ai bunga bunga di Arcore.
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L'Aquila, tenta il suicidio Piscicelli l'imprenditore che rideva dopo il sisma

Era libero ed è fuori pericolo. In una telefonata con il cognato nella stessa notte del terremoto si scambiano battute pensando agli appalti per la ricostruzione. Alla base del gesto probabilmente le attuali difficoltà economiche
di GIUSEPPE CAPORALE

L'AQUILA - Ha tentato il suicidio, due giorni fa, Francesco Maria De Vito Piscicelli. L'imprenditore arrestato lo scorso anno per lo scandalo degli appalti "facili" legati alla Protezione Civile e noto alle cronache per l'intercettazione nella quale rivelava di aver riso al telefono di fronte alla notizia del sisma immaginando nuovi affari sulla ricostruzione ("io ridevo stammatina alle tre e mezza"), ha cercato la morte ingerendo un intero flacone di Tavor. La moglie lo ha ritrovato riverso sulla scrivania del suo ufficio, in via Margutta a Roma. A quel punto la donna ha dato l'allarme. I medici gli hanno salvato la vita con una lavanda gastrica e dopo una notte in osservazione Piscicelli è stato dimesso. Ora è a casa.
Ma non sarebbero stati tanto i guai giudiziari la causa scatenante del gesto. Il tutto sarebbe legato alle difficoltà economiche che l'azienda di Piscicelli sta attraversando dopo lo scandalo. Lavori al palo e pagamenti bloccati dopo lo scandalo. "Sono molto preoccupato - ammette il suo legale Marcello Melandri - e non tanto per l'aspetto penale in quanto ritengo che le nostre ragioni prevarranno in tribunale. Il processo procede spedito e sono davvero fiducioso". "Il mio cliente però ha subito un'esposizione mediatica eccessiva, specie con la vicenda della telefonata sul terremoto dove è stato evidentemente frainteso... e vive un grande disagio".
Quella intercettazione pesa come un macigno, più del procedimento penale. "Lui viene riconosciuto come quello della telefonata... Quello che rideva la notte del terremoto e questo lo mortifica e lo danneggia. Oltre a non rappresentare la verità". Nell'intervista rilasciata dall'imprenditore a "Repubblica" il 13 febbraio 2010, si era difeso così: "Gesù, quello non sono io", "Per carità, sono io che parlo. Ma non sono io che dico quella frase. La dice la persona che &eg rave; al telefono con me, mio cognato", "I carabinieri devono aver fatto confusione. Ci sarà il nastro no? Lo giuro. È mio cognato. Io ho detto solo "vabbuò", "vabbuò". Sa no, come si dice a Napoli quando si vuole tagliare corto. Guardi ero inorridito anche io quella mattina quando ho sentito quella frase. I-nor-ri-di-to". "Ho detto solo "Vabbuò". Rido di imbarazzo. Si ride anche di imbarazzo, no? E poi che ne so io che è la Ferratella."
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L'Aquila anno zero "Così ci hanno rubato la città"

A due anni dal terremoto viaggio nel cuore della città abruzzese ancora tutta da ricostruire. Sfumate rabbia e speranza, regnano la rassegnazione e la depressione. E il sindaco avverte: la comunità muore

di JENNER MELETTI
L'AQUILA - Mario Ianni, 75 anni, sta passeggiando con il suo Rocky. "È una fortuna, avere un cane. Almeno sei costretto ad uscire di casa. Gli altri anziani stanno tutto il giorno davanti alla tv. E che dovrebbero uscire a fare? Qui è tutta una desolazione". New town di Bazzano, quasi duemila abitanti. È vero, alla mattina - dopo la partenza di chi ha la fortuna di avere ancora un lavoro - in giro ci sono solo anziani che fanno fare la passeggiata al loro amico. "Io ho sempre vissuto in mezzo alla gente: per 37 anni ho avuto una bancarella in piazza Duomo. Abitavo in via Pastorelli. Ci sono tornato l'altro giorno: sulle scale e sui letti ci sono ancora i mattoni rotti, come il 6 aprile 2009. Dieci mesi in albergo a Pineto, poi un letto nella caserma Campomizzi. Da agosto sono qui, con mia moglie. In hotel e in caserma almeno stavi in compagnia. Qui devo prendere la macchina anche per andare a bere un caffè o a comprare il pane. La desolazione è grande perché non sai quando tutto questo finirà. Alla mia età, non credo che riuscirò a tornare a casa mia".
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Libia, nuovo strappo della Germania "La crisi non si risolve con mezzi militari"

Il ministro degli Esteri Westerwelle dalla Cina ribadisce la posizione controcorrente della Merkel sull'intervento internazionale. "Occorre soluzione politica tramite un cessate il fuoco"

dal nostro corrispondente ANDREA TARQUINI
BERLINO - Nuovo, duro strappo della Germania del centrodestra di Angela Merkel dalla linea Nato sul caso Libia. Il vicecancelliere e ministro degli Esteri, Guido Westerwelle, in visita in Cina, ha detto che "non è con i mezzi militari che si può risolvere la crisi libica". Westerwelle ha aggiunto che occorre una soluzione politica, la quale secondo lui deve passare da un cessate-il-fuoco, che "anche" Gheddafi dovrebbe rispettare.
Le dichiarazioni di Westerwelle, sicuramente accolte con molta soddisfazione a Pechino dove egli si trova, così come a Mosca (due potenze contrarie all'intervento lanciato dalla Nato per salvare i civili libici dai massacri ordinati dal dittatore e dal suo clan) minacciano di creare nuove spaccature e gravi tensioni tra la Germania e i suoi alleati, e difficoltà politiche al campo occidentale. La Germania come è noto si era clamorosamente astenuta al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite sulla risoluzione 1973, quella che autorizzava l'uso della forza e l'istituzione di una no-fly zone per proteggere i civili libici dalla violenza del regime. Berlino aveva votato insieme a Russia, Cina, India e Brasile rompendo il fronte Ue e Nato. All'Onu, hanno scritto i media tedeschi, il vicecancelliere avrebbe addirittura voluto votare contro la risoluzione, e solo la Merkel lo avrebbe in parte frenato, ma senza comunque rinunciare allo strappo con gli alleati.
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La costa d'Avorio è in fiamme "L'ultimo attacco a Laurent Gbagbo"

I racconti di un commerciante italiano e un sacerdote residenti ad Abidjan. "Sparano cannonate". I sostenitori di Ouattara conquistano la sede della Tv di stato. Assediata la casa del presidente uscente che denuncia di essere vittima di un complotto internazionale "guidato da Usa e Francia"

di CARLO CIAVONI
ABIDJAN - "Sparano come pazzi. Anche col cannone. Tremano le pareti. Lo hanno fatto per tutta la notte. Sono chiuso in casa, non ho coraggio di affacciarmi alla finestra. Anche adesso, non accennano a fermarsi un attimo. Hanno attaccato la sede della televisione e stanno facendo la stessa cosa al palazzo presidenziale di Gbabo. Ma io resto chiuso in casa..." E' la testimonianza di Salvatore Zarlengo, un operatore commerciale italiano, da anni ad Abidjan per lavoro, che ha contattato Repubblica.it per dare la sua testimonianza diretta su quanto sta accadendo in Costa d'Avorio.
Un'altra testimonianza. "Sono arrivati stanotte, verso l'una e mezza. Le cannonate hanno fatto vibrare i palazzi. Ci siamo svegliati di soprassalto. Poi hanno continuato con le mitraglie". E' invece il racconto di padre Dario Dozio, provinciale della società Missioni Africane, alla MISNA 1. "Lo avevano annunciato e ci sono riusciti - prosegue il religioso- Pare che l'attacco sia partito dai quartieri di Cocody e Plateau, dove c'è la residenza di Gbagbo e il palazzo presidenziale. Il nostro quartiere (Abobo Doumè - Yopougon) è ancora nelle mani dei patrioti e di miliziani non bene identificati", aggiunge il missionario. "Tutt'intorno - continua padre Dozio- si vedono miliziani armati, ma che non sembrano appartenere nè all'uno nè all'altro schieramento".
Compattimenti furiosi. Sono notizie che non fanno che confermare tutte le altre in arrivo da diverse fonti di informazione. Tutte parlano di "furiosi combattimenti", tra i gruppi armati che fanno capo al presidente uscente, Laurent Gbagbo - accusato dal suo antagonista, Alassane Ouattara e dalla comunità internazionale di aver manipolato a suo favore l'esito delle elezioni del novembre scorso - e la fazione fedele a quello che viene invece indicato come il reale vincitore della competizione elettorale. Ouattara, appunto.
Nel mirino dei "Cecos". Gli scontri attualmente sono in corso a Cocody, quartiere residenziale nella parte nord di Abidjan, dove si trova la residenza ufficiale di Laurent Gbagbo: le forze fedeli al suo avversario, dopo aver conquistato anche la sede della televisione di Stato hanno lanciato l'assalto alla roccaforte di Gbagbo, difesa dalle unità di élite della Guardia Repubblicana e dei commando chiamati 'Cecos'. "La residenza di Gbagbo è sotto attacco", ha confermato Patrick Achi, portavoce del governo 'parallelo', nominato da Ouattara". Testimoni oculari hanno poi riferito che intorno al complesso "c'è un'intensa sparatoria, i punti di fuoco provengono da quattro o cinque direzioni diverse, e continua ad arrivare di continuo tanta gente armata".
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Mastella all’attacco di De Magistris: “Chi ha indagato sui politici non può candidarsi”

Parla l’ex ministro accusato di truffa, appropriazione indebita e abuso d’ufficio: “Niente prescrizione, voglio uscirne immacolato”

Clemente Mastella ritorna all’assalto dell’ex pm, ed ora suo avversario politico nella corsa alla poltrona di primo cittadino diNapoli, Luigi De Magistris, candidato per l’Italia dei Valori. ”Chi ha indagato su politici non può poi candidarsi magari negli stessi luoghi in cui ha svolto le funzioni di pubblico ministero”, ha fatto sapere l’ex ministro della Difesa in riferimento al magistrato che fu titolare dell’inchiesta Why Not.

TRUFFA E APPROPRIAZIONE INDEBITA – “Non andrò alla ricerca di prescrizione, nè breve, nè lunga ma voglio uscire immacolato da questa vicenda”, ha spiegato l’europarlamentare eletto a Strasburgo tra le fila del Pdl nel corso di una conferenza stampa convocata all’indomani della decisione del gup che ha dichiarato il non luogo a procedere per l’accusa di associazione per delinquere formulata dalla Procura nei confronti del politico. Al termine dell’udienza preliminare, infatti, il giudice Eduardo De Gregorio, ha rinviato a giudizio Mastella solo per i reati di truffa, appropriazione indebita ed abuso d’ufficio.

L’ABUSO D’UFFICIO – Quest’ultimo reato si riferisce a un incarico concesso da parte dell’Agenzia regionale per l’ambiente a un conoscente dell’europarlamentare. “Si trattava – ha affermato Mastella – di un’unica segnalazione su 600″, raccomandazioni giunte all’Arpac da parte di numerosi politici. “Era un povero ragazzo che aveva bisogno di lavorare e che ha avuto un contratto di co.co.co per appena tre mesi”, ha aggiunto. Quanto all’accusa di truffa e appropriazione indebita relativa all’acquisto per i figli di un appartamento che era stato dell’Inail ed era sede dell’Udeur a Roma, Mastella ritiene che la competenza a giudicarlo sia del Tribunale di Roma. “I miei legali – ha annunciato – hanno già formulato la richiesta”. “Non ce l’ho con i giudici, del resto si avvicina Pasqua e per un cattolico il perdono è dote essenziale”, ha spiegato Mastella.

Grecia, scossa sismica avvertita anche in Italia

Grecia, scossa sismica avvertita anche in Italia

Il movimento tellurico è stato avvertito anche in Egitto.

A 60 km a nord dell'estremità orientale dell'isola di Creta è stata registrata una forte scossa di terremoto, di magnitudo 6.1. Il terremoto con epicentro in mare è avvenuto al largo della Grecia alle 15.29. Anche in alcuni comuni della Puglia, Basilicata e Sicilia è stata avvertita la scossa, non sono però stati segnalati danni. Il movimento tellurico è stato avvertito fino in Israele e nei territori palestinesi. Secondo alcuni testimoni oculari, soprattutto nell'area di Bersheeva (regione del Neghev) ed anche a Gerusalemme e a Tel Aviv. I media locali riportano che sia in località israeliana che in quella palestinese non sono state registrate gravi conseguenze. Anche in Egitto i sismografi dell'Istituto Nazionale di ricerche in Astronomia e Geofisica egiziano hanno registrato la scossa. Non ci sono stati danni sul territorio egiziano, anche se il sisma è stato avvertito ai piani alti degli edifici del Cairo, di Alessandria, di Ismailiya e di Suez.

Libia: attacco Gheddafi a Misurata

(ANSA) - BENGASI - Le forze fedeli al colonnello Gheddafi hanno sferrato un attacco contro la citta' di Misurata con carri armati, mortai e lanciarazzi. Lo afferma il portavoce degli insorti, precisando che gli uomini di Gheddafi sono nel centro di Misurata ed attaccano case e negozi.''Usano carri armati, lanciarazzi, mortai, ed vari tipi di proiettili per colpire la citta. Prendono per bersaglio chiunque, anche le case dei civili - ha aggiunto il portavoce - speriamo ci aiuti Allah''.

I 25 manager più pagati d'Italia

La maxiliquidazione di Profumo

Alessandro Profumo, ex amministratore delegato di Unicredit
Alessandro Profumo, ex amministratore delegato di Unicredit
MILANO - Alessandro Profumo, Luca Cordero di Montezemolo, Marco Tronchetti Provera, Cesare Geronzi e Paolo Scaroni. Sono loro i cinque top manager più pagati a Piazza Affari nel 2010, in base ai dati finora pubblicati dalle più importanti società quotate in Borsa. Alessandro Profumo, amministratore delegato di Unicredit fino allo scorso settembre, guida indisturbato la classifica con un compenso di 40,6 milioni, di cui 38 milioni come liquidazione: 36,5 alla voce incentivo all'esodo e 1,5 milioni per un patto di non concorrenza. In un accordo complessivo in cui - si legge in una relazione del gruppo - Unicredit si è impegnata a versare in beneficenza due milioni. Destinataria l'associazione di don Colmegna.
Al secondo posto, nella classifica di presidenti e amministratori delegati le cui società hanno già pubblicato i bilanci o le relazioni con tanto di tabella sui compensi, c'è l'ex presidente di Fiat, Luca Cordero di Montezemolo. I milioni in questo caso sono 8,7, dovuti in gran parte non alla buonuscita di Fiat (1,03 milioni) ma all'incarico, ancora ricoperto, di presidente della Ferrari (7,5 milioni). Medaglia di bronzo a Marco Tronchetti Provera, presidente di Pirelli, che arriva a sfiorare i 6 milioni, di cui 2,4 da percepire nel corso del 2011.
Segue in classifica Cesare Geronzi, che somma la presidenza di Mediobanca prima a quella delle Generali poi. L'assegno totale, per un anno e mezzo (il bilancio di Piazzetta Cuccia va da luglio a giugno), vale più di 5 milioni. Chiude la «top five» l'amministratore delegato di Eni Paolo Scaroni, con un «cedolino» annuale da 4,4 milioni. Il «ranking» prosegue con decine di milionari. Fino alla posizione 25, cui arriva la classifica qui sopra, ma anche oltre. E tra le società che ancora mancano all'appello delle pubblicazioni ci sono nomi molto grandi, da cui è presumibile attendersi nuovi super compensi.
Le retribuzioni, comunicate direttamente dalle società, possono contenere delle voci calcolate sulla base dei risultati degli anni passati, o inquadrarsi all'interno di complicati piani di incentivazioni a lungo termine, o ancora includere benefici non monetari come auto e polizze. E, naturalmente, possono essere arricchite da cospicui schemi di stock option: i milioni crescerebbero ancora. Non ci sono solo i numeri, però. La classifica dei paperoni di Piazza Affari, per esempio, a oggi è dominata dagli uomini: nessuna donna nella «top 25». La lista è provvisoria, certo, ma è probabile che non molto cambierà una volta che si conosceranno i dati di tutte le blue chip italiane.

Giovanni Stringa

Afghanistan: soldati rientrano con droga

(ANSA) - ROMA - Sostanze psicotrope, a quanto pare circa mezzo chilo di droghe leggere, sono state trovate in alcuni contenitori di militari italiani rientrati dall'Afghanistan. Lo stesso Esercito ha denunciato il fatto all'autorità giudiziaria. "La Forza armata -sottolineano allo Stato maggiore- confida che i responsabili vengano individuati e perseguiti con rigore poiché è inaccettabile che azioni tanto deplorevoli compiute da singoli, possano sminuire gli ottimi risultati raggiunti da migliaia di soldati".

Da Daraa a Latakia, manifestazioni anti-regime in tutta la Siria. Al Arabiya: almeno 10 morti

(Xinhua)
Damasco, 1 apr. - (Adnkronos/Aki) - Sarebbero almeno 10 le persone morte negli scontri avvenuti oggi tra manifestanti e polizia in diverse città della Siria. Lo riferisce la tv satellitare 'al-Arabiya'. Si tratta di notizie non confermate da fonti ufficiali a causa della censura imposta dal regime siriano sulle proteste in corso.

Manifestazioni contro il presidente Bashar al-Assad sono avvenute a Daraa, nella periferia di Damasco, a Latakia, ad al-Qamishli nel nord, nella città costiera di Baniyas, a Hassakeh nel nordest del paese e ad Amuda.

A Latakia, dove è stato scandito lo slogan "popolo ed esercito uniti in un'unica mano", si è tenuta la manifestazione più imponente, come documentano i filmati diffusi dai siti dell'opposizione libica. "A Damascoc'è un forte dispiegamento delle forze di sicurezza nei pressi dellemoschee principali, all'interno delle quali, secondo alcune notizie, vi sono bloccati gli oppositori", è la testimonianza del corrispondente della 'Bbc' in Siria. "In una di queste moschee - ha precisato il corrispondente - (gli oppositori, ndr) stanno lanciando slogan come 'chi uccide il suo popolo è un traditore' e 'siamo tutti siriani', per smentire gli annunci del governo secondo cui c'è il rischio di violenze settarie".

A Douma le forze di sicurezza siriane avrebbero arrestato oltre 150 manifestanti antigovernativi e per disperdere la folla sarebbero stati sparati lacrimogeni. Lo ha riferito sul social network 'Twitter' un attivista dell'opposizione siriana, chiamato Mohammad_Syria. La notizia è stata pubblicato sul sito d'informazione 'NowSyria', ma non è stata confermata da nessuna fonte ufficiale. Secondo un altro attivista, FreeSoria, le forze di sicurezza sarebbero dispiegate in modo massiccio nella zona di Moddamiyah a Damasco, mentre ci sarebbero proteste nel quartiere di Barzeh, sempre nella capitale siriana. Alcuni testimoni citati dalla Bbc hanno confermato la notizia degli arresti e hanno inoltre riferito che gli agenti hanno bloccato l'ingresso all'ospedale. In un video pubblicato dagli attivisti siriani su Facebook e YouTube, si vedono i manifestanti di Douma correre lungo una strada, mentre si sentono alcuni colpi di arma da fuoco. Nella didascalia del video si legge che tra i manifestanti si conterebbero tre ''martiri''.

Almeno 320 manifestanti sarebbero stati invece arrestati a Deir el-Zor, nella Siria orientale, mentre nella città domina il ''caos''. Lo riferisce l'agenzia di stampa 'Dpa', citando la pagina di Facebook del movimento Youth Syria for Freedom. Secondo notizie non confermate, riportate sulla pagina del gruppo sul social network, in città i manifestanti sarebbero stati attaccati da persone armate di coltelli.

Libia, Bbc: "vittime civili in raid aereo". Ribelli: "Pronti a rispettare cessate il fuoco"

(Xinhua)
Tripoli, 1 apr. - (Adnkronos/Ign) - I combattimenti in Libia fra le truppe di Gheddafi e gli insorti si concentrano in queste ore a Brega, importante sito petrolifero. I ribelli si trovano a combattere con un esercito, quello di Tripoli, meglio organizzato e con una potenza di fuoco superiore.

Continuano anche i raid della coalizione internazionale, che nelle ultime ore avrebbero fatte però vittime fra i civili. Secondo quanto riferisce la Bbc, citando fonti mediche, 7 civili sarebbero morti e altri 25 sarebbero rimasti feriti in seguito a un bombardamento contro un convoglio delle truppe di Gheddafi a Zawia el Argobe, 15 chilomentri da Brega. Le vittime avevano tutte un'età tra i 12 e 20 anni. La notizia non è stata ancora confermata mentre la Nato ha subito aperto un'inchiesta.

I ribelli dal canto loro si dichiarano disponibili a rispettare un cessate il fuoco se anche le brigate di Gheddafi faranno lo stesso. Secondo quanto riferisce l'inviato della tv araba 'al.-Jazeera', i ribelli libici che stanno difendendo la citta' di Ajdabiya, in Cirenaica stanno usando nuove armi ricevute da pochi giorni e grazie a queste sarebbero riusciti a respingere gli attacchi delle truppe del regime che avanzano verso est. Nei combattimenti in corso stanno usando nuove armi e razzi del tipo 'Katyusha' mai usati nei combattimenti precedenti. I ribelli hanno concentrato le proprie forze ad Ajdabiya dopo che le brigate del regime sono riuscite a prendere Brega.

Il leader del Consiglio nazionale dell'opposizione, l'ex ministro della Giustizia Mustafa Abdel Jalil oggi ha incontrato l'inviato dell'Onu per la Libia, Abdelilah al Khatib. Il leader dei ribelli libici ha accusato le brigate fedeli a Gheddafi "di continuare ad assediare la popolazione civile, come a Misurata, e di attaccare la popolazione libica". L'ex ministro della Giustizia ha spiegato che "noi vogliamo aderire al cessate il fuoco per aiutare le popolazioni assediate, ma nel caso in cui non fosse possibile arrivare a un accordo col regime su questo punto diciamo alla popolazione della Tripolitania che i ribelli stanno arrivando".

Ieri l'inviato speciale del segretario generale delle Nazioni Unite ha incontrato a Tripoli il primo ministro libico, Al-Baghdadi Ali al-Mahmudi. "Ho chiesto al regime libico di rispettare le risoluzioni dell'Onu in particolare per quanto concerne il cessate il fuoco" ha riferito al-Khatib.
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Caso Ruby: da nuovi atti Milano emergono 10 'nuove' ragazze ospiti ad Arcore

Milano, 1 apr. (Adnkronos) - Una decina di 'nuove' ragazze, rispetto al gruppo delle 32 'olgettine' come ormai vengono soprannominate, sarebbero state ospiti di Silvio Berlusconi ad Arcore durante le serate organizzate nella villa del Premier. E' quanto emerge dai nuovi atti depositati dai pm milanesi che indagano sul caso Ruby in vista del processo a carico del premier, che si aprira' mercoledi' prossimo a Milano.

Immigrati: Save the Children, a Lampedusa 100 minori mancano all'appello

Roma, 1 apr. (Adnkronos) - A Lampedusa "risultano essere circa 200 i minori ospitati nella Casa della Fraternita' e nella ex base militare di Lorain. Ma ne mancherebbero all'appello oltre 100, che presumibilmente sono in altri luoghi dell'isola e che potrebbero essere esposti al freddo viste le condizioni climatiche sull'isola. Inoltre, alcuni dei minori ospitati nella Casa della Fraternita' dormono all'aperto in tende di fortuna a causa delle precarie condizioni della struttura". Lo denuncia Save the Children, riferendo tra l'altro che "piu' della meta' di essi non e' ancora identificato".

Afghanistan: 6 militari Usa uccisi in offensiva provincia Konar

Washington, 1 apr. (Adnkronos) - Sei militari americani sono rimasti uccisi nel corso di violenti scontri con la guerriglia afgana e pachistana in una zona dell'Afghanistan al confine con le aree tribali pachistane. A scrivere e' oggi il Washington Post, precisando che gli scontri sono avvenuti nel corso di un'offensiva condotta dalle truppe americane nella provincia di Konar, una delle piu' violente dell'Afghanistan dal 2005. Con questa operazione - ha reso noto un militare americano citato dal quotidiano - le forze americane si sono spinte piu' avanti verso il confine con il Pakistan di quanto non facessero da anni uccidendo numerosi militanti e scoprendo molto depositi di armi.

Stop a trasferimento migranti a Lampedusa. A Manduria fughe e proteste

(Xinhua)
Lampedusa (Agrigento), 1 apr. - (Adnkronos/Ign) - Partenze bloccate oggi per gli immigrati tunisini a Lampedusa. Non ci saranno né ponti aerei né trasferimenti via nave per gli oltre 3.700 migranti presenti al momento sull'isola molti dei quali sbarcati ormai da circa 10-12 giorni. La nave 'Superba' non può attraccare al molo di Cala Pisana a causa del mare grosso e del forte vento di Maestrale che da due giorni soffia su tutta l'isola.

La 'Superba', arrivata questa mattina e che staziona in rada, ha una capienza di circa 2.800 passeggeri. Niente trasferimenti neanche sulla nave militare San Marco, da giorni in rada. Anche se potrebbe avviare le operazioni di trasbordo grazie alle 'scialuppe' speciali che sono state utilizzate la scorsa settimana per i primi trasferimenti. Slittano anche i ponti aerei. Ne erano previsti almeno due con voli noleggiati dal ministero dell'Interno. Non si conosce, però, il motivo dell'ulteriore ritardo. Neanche ieri sono partiti aerei con a bordo migranti.

I tunisini, che continuano a chiedere se la promessa fatta ieri che sarebbero partiti entro 48 ore sarà mantenuta, oggi sono tranquilli. Passeggiano lungo le strade dell'isola nei pressi del porto ma appena vedono un uomo in divisa chiedono immediatamente: "Quando partiamo?".

Per via del maltempo e del mare con 23 nodi anche la notte scorsa è trascorsa senza sbarchi a Lampedusa. Ieri erano riuscite a partire con le navi circa duemila persone.

Intanto da Save the Children arriva l'allarme minori. A Lampedusa "risultano essere circa 200 i minori ospitati nella Casa della Fraternità e nella ex base militare di Lorain. Ma ne mancherebbero all'appello oltre 100, che presumibilmente sono in altri luoghi dell'isola e che potrebbero essere esposti al freddo viste le condizioni climatiche sull'isola. Inoltre, alcuni dei minori ospitati nella Casa della Fraternità dormono all'aperto in tende di fortuna a causa delle precarie condizioni della struttura". Lo denuncia Save the Children, riferendo tra l'altro che "più della metà di essi non è ancora identificato".

Sono arrivate a Taranto le navi 'Excelsior' e 'Catania' con a bordo complessivamente 2.316 immigrati imbarcati a Lampedusa e destinati al campo allestito a Manduria.
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Sbarchi, alt delle Regioni alle tendopoli.

Roma, 1 apr. (Adnkronos/Ign) - Non è arrivato il via libera delle Regioni alle tendopoli nella prima riunione della cabina di regia tra governo e autonomie locali sull'emergenza immigrati. ''C'è stata una risposta positiva all'appello che il governo ha fatto alle Regioni per una collaborazione istituzionale sull'emergenza'', ha detto il premier Silvio Berlusconi parlando in conferenza stampa a Palazzo Chigi, al termine dell'incontro. ''Siamo d'accordo sul fatto che le tendopoli siano una soluzione provvisoria", ha poi assicurato.

Il "vento di libertà e democrazia" che sta spirando in Nord Africa "ha cominciato a provocare uno tsunami umano che può assumere delle dimensione importanti", ha continuato. "Per noi la prima soluzione è quella del rimpatrio", ha dichiarato il premier. Per questo "è importante che nell'incontro di lunedì ci sia l'impegno della Tunisia per l'accettazione dei rimpatri", ha spiegato Berlusconi, dicendosi ''ottimista'' sull'esito della visita.

Il premier ha annunciato che l'esecutivo ha già raggiunto un accordo "peruna serie di interventi di governo italiano a favore della Tunisia a fronte dell'impegno a fermare l'uscita illegale di loro cittadini dal loro Paese". "Noi ci siamo impegnati - ha proseguito - in linee di credito e equipaggiamenti a forze di polizia impegnate nel controllo per un valore vicino ai 100 milioni dalla metà del mese di aprile".

Il premier ha assicurato che ''non ci sono difficoltà nella maggioranza. Abbiamo chiarito - ha spiegato - che la eventuale divisione degli immigrati sarà proporzionale al numero degli abitanti di ogni singola regione". Infine ha annunciato: "Continuiamo le pressioni sulla Commissione europea, ho appuntamenti telefonici con i commissari e il presidente".
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Larijani: Obama in Libia come Bush in Iraq

TEHERAN - Ali LarijaniIran presidente del Parlamento iraniano(Majles) ha criticato l’offensiva dell'Occidente contro la Libia dicendo:” coinvolgimento del Presidente degli Stati Uniti Obama nella guerra in Libia lo rende molto simile all’ex presidente americano Bush per la sua invasione dell'Iraq. "Sembra che quello che accade in Libia sia molto simile a ciò che è successo al dittatore iracheno Saddam Hussein", ha detto Larijani citato da Mehr. "All’epoca di Saddam gli americani hanno devastato le infrastrutture, in primo luogo, hanno imposto le sanzioni per poi lanciare una guerra a tutto campo", ha affermato il capo del corpo legislativo iraniano denunciando l'Occidente per la sua politica di due pesi e due misure nei confronti della questione libica. Larijani ha chiesto la fine della violenta reppressione di alcuni governi arabi nei confronti delle loro popolazioni.Egli in fine ha criticato le Nazioni Unite per aver approvato l’intervento militare straniero in Libia, mentre ha deciso di mantenere un assurdo silenzio nei confronti della dura repressione del governo di Bahrein contro la sua gente senza fare obiezioni alle ingerenze straniere in questo Paese.

Libia: mercenari Gheddafi usano armi proibite “made in Israel” contro rivoluzionari

TRIPOLI - Le forze per la liberazione in Libia si sono impadronite di armi e munizioni che erano in possesso dei mercenari del regime Gheddafi, con la stella di Davide, di fabbricazione israeliana. Secondo l’agenzia Mehr News, citando al-Jazeera, un portavoce dei rivolzuionari ha precisato che le armi requisite durante gli ultimi scontri verificatesi a Misurata, ad est di Tripoli, sono state messe in vista della gente. “Le truppe del regime usano bombe a grappolo fabbricate da Israele che in base alla Convenzione di Ginevra non possono essere utilizzate contro la popolazione civile e zone densamente popolate”, ha aggiunto. Israele ha usato armi non convenzionali, bombe a grappolo al fosforo bianco, contro la popolazione palestionese durante l’invasione a Gaza nel 2009 proprio come ha fatto nella guerra del 2006 in Libano.

Siria, Usa: americani lascino il Paese

(ANSA) - NEW YORK - Il Dipartimento di Stato americano ha invitato oggi i cittadini americani a lasciare la Siria. Il ministero degli Esteri Usa riferendosi ai ''problemi politici e civili'' che attraversano il Paese, ''chiede ai cittadini americani di evitare di mettersi in viaggio'' verso la Siria e invita ''coloro che gia' si trovano in Siria ad adoperarsi per lasciare il Paese''.