giovedì 15 dicembre 2011

Trovata la "particella di Dio": ecco perché esistiamo!


Secondo successo del Cern di Ginevra: dopo i neutrini più veloci della luce è stata scovata la prima traccia del famoso “Bosone di Higgs” (ultimo elemento mancante per capire e spiegare questo universo), la misteriosa particella, senza la quale non staremo con i piedi piantati sulla terra. 
Per i non addetti ai lavori David Miller lo ha spiegato con un facile esempio (e così vinse una bottiglia di champagne nel concorso indetto dal Ministro della Scienza):
“Un salone pieno di gente, qualcuno racconta un pettegolezzo, si forma un primo capannello di persone che commentano, poi un secondo capannello, ecc, il salone viene attraversato da un’ondata di capannelli. che così acquistano “massa e gravità”. 
Così funziona il Bosone di Higgs, battezzato come la Particella di Dio“.
 
Era l'ultimo pezzo mancante del puzzle delle 17 Particelle Elementari (di cui è fatta la materia), senza il quale queste particelle (prive di massa e libere di fuggire alla velocità della luce) non avrebbero mai potuto costruire gli atomi, le stelle, i pianeti e gli esseri viventi.
Per la cronaca, sono 10mila i fisici che studiano il “Bosone di Higgs” nell’LHC di Ginevra (Large Hadron Collider), il più potente acceleratore di particelle del mondo, un anello sotterraneo con 27 chilometri di circonferenza.
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Gli italiani dicono addio al TG e s’informano sul web


La fiducia degli Italiani si sposta verso i network indipendenti. Sondaggio di Demos e Coop sul gradimento dei medi.
Nei giorni in cui viene messo alla porta Augusto Minzolini, il Direttore del Tg1 più discusso della storia, non possono non tornare alla mente le parole di un altro storico direttore del Tg1, Bruno Vespa, che tra le colonne del Corriere della Sera rispondeva ad un attacco di Giorgio La Malfa: “L’editore della Rai è il Parlamento, l’editore di riferimento per questo telegiornale, secondo gli accordi tra gli azionisti, è la Democrazia Cristiana che resta leader del mercato senza concorrenti”.
Alla luce degli ultimi avvenimenti, ci si può rendere conto che la situazione attuale può essere ancora interpretata dall’analisi cinica, ma allo stesso tempo lucida, fatta da Bruno Vespa nel lontano 1992. Se Augusto Minzolini è stato destinato ad altro incarico infatti, non lo si deve al vertiginoso calo di ascolti registrato durante la sua gestione, e nemmeno allo scandalo delle carte di credito aziendali (inchiesta partita diversi mesi fa senza che nessuno vi facesse molto caso).
Minzolini non è più il Direttore del Tg1 semplicemente perché il Tg1 ha cambiato il proprio “editore di riferimento”, e cioè il Governo, dimostrando che, nonostante le numerose riforme del sistema radiotelevisivo italiano tentate nel corso degli anni, i meccanismi sono rimasti sempre gli stessi.
Senza fare giudizi di merito se il sistema sia giusto o sbagliato, uno studio effettuato da Demos-Coop sul capitale sociale dimostra che questo sistema semplicemente diventa sempre meno riproducibile. La proliferazione dei mezzi di informazione ha frammentato il sistema informativo italiano, e il cittadino non è più obbligato ad informarsi in quelli che una volta erano i canali preferenziali di informazione.
Grazie al satellite e al digitale terrestre si sono moltiplicati i canali televisivi, aumentando di conseguenza le voci in circolazione, ma soprattutto sono proliferati siti e blog sul web, permettendo a tutti, anche con poche risorse, di avere un canale di trasmissione del proprio punto di vista. Di conseguenza gli utenti hanno la possibilità di informarsi anche al di fuori dei canonici canali di informazione, e di verificare la veridicità o l’obiettività di una notizia presentata in televisione. Ecco quindi sfatato il mito di “mamma Rai” o della televisione intesa come servizio pubblico, la leggenda secondo cui una notizia fosse vera soltanto perché “l’ha detto la televisione”.
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Politica: ecco quanto ci costa. Ogni mese, ogni anno


Fra i primati imbarazzanti che l’Italia ha messo insieme negli anni, uno dei più odiosi e controversi è relativo ai costi della politica. Ne parliamo tutti ma quasi nessuno ne conosce la vera entità.
Tutti – più o meno – siamo a conoscenza deglistipendi dei politici e dei loro vitalizi, oltre ai tantissimi stipendi degli amministratori locali. Ma se vogliamo espandere la nostra conoscenza in tema costi della politica, è opportuno conoscere ben altre cifre.
In questi giorni di ferventi preparativi della messa in atto di una manovra che ha tolto il sonno a milioni e milioni di italiani, sapere con una certa esattezza di cosa si parli davvero quando si accenna al tema deicosti della politica, potrà da un lato accrescere gli stati di insonnia, ma dall’altro sapere se e come sarà possibile – da parte delle componenti politiche più attive per ciò che riguarda la guerra ai costi troppo esosi degli ambienti istituzionali – abbassare questa enorme pressione che grava fondamentalmente sulle spalle dei cittadini. E non certo i più ricchi.
Inizio dando una cifra: ogni anno la politica in Italia costa ben 23 miliardi di euro. Questo dato scaturisce sommando le spese sostenute da Camera e Senato più una lunga serie di spese per il funzionamento di tutte le istituzioni. Ma è un dato non completo perché è riferito a tutto ciò che è ufficiale.
Pensate infatti alle miriadi di persone che lavorano nel sottobosco della politica. Dai porta borse pagati a nero ai "consulenti" di non ben definita collocazione. Il mantenimentro in essere delle due Camere costa ogni anno 1,7 miliardi di euro. Sappiamo però che non è attraverso la o le manovre che si possono mettere direttamente le mani nelle tasche di Camera e Senato.
 
Infatti, anche quest'anno, con l'articolo 5 si spiega che Camera e Senato possono "autonomamente deliberare" riduzioni di spesa, "anche con riferimento a spese di natura amministrativa e di personale". Se lo faranno, i risparmi andranno al bilancio dello Stato, che li dovrà destinare a interventi straordinari su fame nel mondo, assistenza ai rifugiati o beni culturali. Vediamo ora alcune cifre nel dettaglio.
La Camera spende oltre un miliardo all'anno e il Senato circa 600 milioni. Le uscite per lo stipendio complessivo pagato ogni anno a deputati e senatori dalle rispettive camere di appartenenza sono pari a 144 milioni. Dal viaggio alla "bolletta" telefonica al teatro ecc: a bilancio ci sono anche le voci aggiuntive che compongono la busta paga dei parlamentari. I rimborsi spese pesano per altri 96,1 milioni.
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Poche famiglie hanno grandi ricchezze e molte non ne hanno


La Banca d’Italia, nel supplemento a bollettino statistico, ha fornito numerosi dati relativi allaricchezza delle famiglie italiane. Il dato, a mio avviso più interessante, anche se non rappresenta una novità, riguarda il fatto che la ricchezza italiana è distribuita in modo molto concentrato. Cosa vuol dire? E’ semplice, molte famiglie detengono livelli modesti o nulli di ricchezza mentre poche famiglie dispongono di una ricchezza elevata. Più precisamente a fine 2008 la metà più povera delle famiglie deteneva il 10% della ricchezza totale mentre il 10% più ricco deteneva quasi il 45% della ricchezza complessiva. Comunque la crisi si è fatta sentire anche per la ricchezza delle famiglie italiane: dalla fine del 2007 - quando aveva raggiunto i suoi livelli massimi - alla fine del 2010 la ricchezza netta delle famiglie italiane (somma di attività reali e finanziarie) è diminuita del 3,2% a 8.640 miliardi di euro. Tra il 2009 e il 2010 la ricchezza complessiva è scesa dell'1,5. Però occorre considerare che i confronto con altri paesi sono favorevoli per l’Italia. Alla fine del 2009 la ricchezza netta delle famiglie italiane è stata pari a 8,3 volte il reddito disponibile lordo, contro l'8 del Regno Unito, il 7,5 della Francia, il 7 del Giappone, il 5,5 del Canada e il 4,9 degli Stati Uniti.
A ciò si deve aggiungere che le famiglie italiane sono meno indebitate: l'ammontare dei debiti era infatti pari all'82% del reddito disponibile (in Francia e in Germania era di circa il 100%, negli Stati Uniti e in Giappone del 130%, nel Regno Unito del 170%). Se si vuole analizzare più nel dettaglio la ricchezza degli italini, si può aggiungere che alla fine del 2010 la ricchezza netta delle famiglie (al netto, cioè, delle passività finanziarie) è stata pari a 8.640 miliardi di euro. La ricchezza lorda era invece pari a circa 9.525 miliardi di euro, corrispondenti a poco meno di 400.000 euro in media per famiglia. Le attività reali rappresentavano il 62,2% della ricchezza lorda, le attività finanziarie il 37,8%. Le passività finanziarie, pari a 887 miliardi di euro, rappresentavano il 9,3% delle attività complessive.
Secondo stime preliminari, nel primo semestre 2011 la ricchezza netta delle famiglie sarebbe leggermente aumentata in termini nominali (0,4%) per effetto di un aumento delle attività sia reali (1,2%) sia finanziarie (0,4%), nonostante le passività abbiano fatto registrare un incremento del 5,4%. Il numero di famiglie con una ricchezza netta negativa, alla fine del 2008 pari al 3,2%, risulta invece in lieve ma graduale crescita dal 2000 in poi. A fine 2010 le abitazioni rappresentavano quasi l'84% del totale delle attività reali. Alla fine del 2010 la ricchezza in abitazioni detenuta dalle famiglie italiane ammontava a oltre 4.950 miliardi di euro, corrispondenti in media a poco più di 200.000 euro per famiglia. La ricchezza in abitazioni, a prezzi correnti, è cresciuta tra la fine del 2009 e la fine del 2010 dell'1% (circa 48 miliardi di euro). La crescita è stata molto inferiore al tasso medio annuo del periodo 1995-2009 (circa il 5,9%), a causa del rallentamento delle quotazioni sul mercato immobiliare. In termini reali, la diminuzione della ricchezza in abitazioni rispetto al 2009 è risultata pari a circa lo 0,5%.

Operai all’arrembaggio, petroliera occupata a Trapani


Stanno lottando soli. Abbandonati dai sindacati, che volevano farli firmare, hanno occupato la petroliera “Marettimo Mednav” che loro stessi hanno costruito nel Cantiere Navale di Trapani: 20 operai vivono senza luce da 18 giorni. Una lotta estrema e simbolica nel porto siciliano fatta da uomini coraggiosi, testardi, che a vederli sembrano davvero dei lupi di mare: ”Non possiamo arrenderci, non possiamo”, dicono questi nuovi naufraghi del lavoro. “Non riuscirete ad affonderci!” Da oggi L’isola dei cassintegrati seguirà e racconterà la loro protesta estrema…
Cinquantotto lavoratori sotto licenziamento. Cinquantotto famiglie che rischiano di finire in mezzo alla strada perché il padrone del cantiere navale di Trapani ha deciso di liberarsi di loro e distruggere una delle realtà produttive più importanti della città. Un’operazione di macelleria sociale vergognosa che non trova giustificazioni. Le commesse per il cantiere non sono mai mancate. È mancata, invece, una gestione sana e lungimirante da parte dell’azienda che, adesso, vuole tagliare i costi tagliando i posti di lavoro.
Due mesi di presidio permanente davanti i cancelli del Cantiere, discussioni, assemblee, solidarietà. Ma chi dovrebbe tutelare i loro diritti non si fa sentire, gli operai si sentono abbandonati: e allora hanno preso in mano il nostro futuro e con un gesto estremo si sono presi quello che è loro, quello che hanno costruito con le loro stesse mani e sacrifici.
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Auditel favorisce Rai e Mediaset, pesante sanzione Antitrust

 "Sanzione di 1.806.604 euro ad Auditel per abuso di posizione dominante". Lo ha deciso l'Antitrust, nella riunione del 14 dicembre 2011. Secondo l'Autorita' "la societa', che detiene una posizione dominante nel mercato della rilevazione degli ascolti televisivi in Italia, ha posto in essere tre abusi in grado di causare un pregiudizio significativo alle dinamiche competitive dei mercati della raccolta pubblicitaria su mezzo televisivo, dell'offerta dei servizi televisivi a pagamento e dell'offerta all'ingrosso di canali televisivi, avvantaggiando i suoi principali azionisti, Rai e Mediaset".
In particolare Auditel ha: a) ingiustificatamente ostacolato, a partire dalla seconda meta' del 2009 e fino al mese di ottobre 2010, la pubblicazione giornaliera dei dati di ascolto televisivi relativi a ciascun canale, distinti per ciascuna piattaforma di trasmissione (analogica, digitale, satellitare e Tv via internet).
b) ostacolato, dalla seconda meta' del 2008 e fino al mese di gennaio 2010, la pubblicazione giornaliera dei dati relativi alla voce 'ALTRE DIGITALI TERRESTRI'; c) erroneamente attribuito i dati di ascolto rilevati nel panel, nella fase della loro elaborazione, anche alla popolazione non dotata di apparecchi televisivi.
Relativamente a quest'ultimo abuso Auditel dovra' comunicare entro tre mesi all'Autorita' le misure adottate per la cessazione dell'infrazione.
Secondo l'Antitrust, che aveva avviato l'istruttoria alla luce di una denuncia di Sky, "le condotte di Auditel hanno avuto un duplice effetto: da un lato hanno limitato fortemente le possibilita' di crescita delle emittenti televisive che intendevano attuare strategie di erosione degli ascolti delle emittenti generaliste, anche diversificando le scelte di programmazione in funzione dei diversi comportamenti televisivi degli spettatori; dall'altro hanno protetto i canali delle principali emittenti generaliste dagli effetti negativi che sarebbero loro derivati dalla diffusione di informazioni sui dati di audience dei canali che si stavano significativamente riducendo a causa dei cambiamenti in corso. In questo modo Auditel ha garantito un vantaggio ai suoi maggiori azionisti (RAI e Mediaset), editori delle principali emittenti generaliste: non avendo consentito una corretta valorizzazione delle diverse piattaforme di trasmissione ne ha pregiudicato le potenzialita' di crescita e frenato lo sviluppo di nuove offerte televisive".
"L'erronea attribuzione dei dati di ascolto anche alle famiglie non dotate di apparecchi televisivi ha inoltre sovrastimato l'audience soltanto delle emittenti non trasmesse sul satellite, beneficiando in tal modo le tv dei principali azionisti di Auditel". (Dire)

Carceri, Cicchitto (Pdl): depenalizzare reati che riempiono carceri di tossicodipendenti

I detenuti che soffrono di gravi patologie possono legittimamente essere sottoposti agli arresti domiciliari o ottenere il "ricovero in idonee strutture" diverse dal carcere. Lo ha stabilito la quarta sezione penale della Cassazione.
La Cassazione si e' cosi' pronunciata dopo il ricorso di un detenuto recluso nel carcere di Taranto che era affetto da un'infezione cronica delle vie urinarie. Nonostante P. T. avesse ripetutamente chiesto la sostituzione della custodia in carcere con quella dei domiciliari per poter effettuare tutte le cure del caso, si era sempre sentito negare la possibilita'. Poi il 9 settembre scorso, dopo un aggravarsi della situazione, il detenuto, che aveva subito una nefrectomia, aveva ottenuto gli arresti domiciliari. Il ricorso del detenuto, dunque, come ha evidenziato la quarta sezione penale, non aveva piu' interesse ad essere discusso. In ogni caso piazza Cavour, con la sentenza 46479, ha fatto notare che "il diritto alla salute va tutelato anche al di sopra delle esigenze di sicurezza sicche', in presenza di gravi patologie, si impone la sottoposizione al regime degli arresti domiciliari o comunque il ricovero in idonee strutture".
Ecco perche', la Suprema Corte, bacchettando il Tribunale della Liberta' di Taranto che il 12 maggio scorso aveva negato la possibilita' al detenuto di stare ai domiciliari, ha fatto notare che l'ordinanza "si pone in contrasto con la disciplina legale avendo trascurato l'impossibilita' di eseguire in ambito penitenziario la tac con contrasto, la scintigrafia e l'ecografia renale. Tale incompleta capacita' di fronteggiare la situazione da parte della struttura penitenziaria avrebbe imposto l'accoglimento della richiesta".

'Va valutata positivamente la decisione della Corte di Cassazione di consentire gli arresti domiciliari ai detenuti che sono malati gravi. La tutela della vita viene prima di tutto, specie nella situazione nella quale lo Stato non e' in grado di garantire a molti detenuti le condizioni di una vita carceraria decente'. Lo dice il capogruppo del pdl alla Camera Fabrizo Cicchitto.
'In questa situazione, poi il discorso va sviluppato sia per quello che riguarda la regolazione della carcerazione preventiva, sia per quello che riguarda la depenalizzazione dei reati minori compresi quelli che portano le carceri italiane ad essere piene di tossicodipendenti con la conseguenza di aggravare e non di risolvere neanche minimamente questo gravissimo problema. Attendiamo con interesse quale sara' il decreto preannunciato dal Ministro Paola Severino del quale non sappiamo nulla'.
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http://www.aduc.it/notizia/carceri+cicchitto+pdl+depenalizzare+reati+che_124535.php

INDIA - Alcool contrabbandato uccide oltre 100 persone nel Bengala

Almeno 102 persone sono morte, e altrettante rimangano ricoverate, per aver bevuto alcool adulterato nello Stato indiano del Bengala, nella localita' di Sangrampur. Le vittime, in maggioranza braccianti o conduttori "riscio'" tra i quali anche minori, troppo poveri per permettersi alcool di marca, avevano bevuto alcool adulterato con il metanolo, in una liquoreria vicina alla stazione ferroviaria della localita'. Sono stati colpiti gli abitanti di una decina di villaggi vicino alla frontiera con il Bangladesh. Il metanolo e' un alcool altamente tossico, talvolta usato come combustibile o antigelo, e a volte aggiunto dai produttori artigianali di liquore per aumentare la gradazione alcolica della bevanda. In caso di ingestione, puo' causare cecita', danni al fegato e, nei casi di concentrazioni piu' grandi, il decesso. 

Freddo, pioggia e poi tanta neve Il fronte del maltempo arriva in Italia


Un'intensa perturbazione, seguita da una corrente asciutta ma gelida abbasserà le temperature su tutta la penisola. La protezione civile raccomanda massima prudenza negli spostamenti per strada durante tutto il weekend. Per Natale previsto meno freddo, ma l'atmosfera resterà decisamente invernale

ROMA - Freddo, forte vento, pioggia e neve. Siamo alla vigilia della prima vera zampata dell'inverno, assicurano gli esperti. Un'intensa perturbazione a cui seguirà, nei prossimi giorni, una corrente asciutta ma gelida provocheranno un brusco abbassamento delle temperature su tutta la penisola. Le giornate rimarranno decisamente fredde anche nella prima parte della prossima settimana con piogge e nevicate in montagna concentrate più che altro al Sud e nelle regioni centrali adriatiche. Nella seconda parte della settimana invece le temperature risaliranno leggermente e a Natale farà meno freddo, con giornate comunque dal sapore invernale.
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http://www.repubblica.it/cronaca/2011/12/15/news/in_arrivo_forti_venti_e_piogge_temperature_in_calo_ovunque-26673876/

Antitrust multa di 39 mln a Poste per abuso posizione dominante


L'obiettivo dell'azienda, si legge nelle motivazioni dell'Authority, è stato quello "di ostacolare lo sviluppo dei mercati liberalizzati relativi al recapito a data e ora certa e alla notifica attraverso messo notificatore"

ROMA - L'Antitrust sanziona Poste Italiane. Quasi 40 milioni di euro (39,377 per l'esattezza) per "avere abusato della propria posizione dominante, con l'obiettivo di ostacolare lo sviluppo dei mercati liberalizzati relativi al recapito 'a data e ora certa' e alla notifica attraverso messo notificatore". La decisione, si legge in una nota, è arrivata al termine dell'istruttoria, avviata alla luce di una denuncia dell'azienda di spedizioni Tnt, che ha portato a individuare una serie di condotte di poste tese a escludere i concorrenti e a indebolirne le capacità competitive.

Secondo quanto ricostruito dall'Antitrust, si legge nella nota, "poste italiane, a partire dal 2007, ha sfruttato il proprio potere di mercato, detenuto nei servizi postali tradizionali e fondato, tra l'altro, sul possesso di una rete integrata, per entrare sia nel mercato del servizio di recapito "a data e ora certà che in quello del servizio di notifica attraverso messo. La società ha posto in essere varie condotte connesse al trattamento della corrispondenza dei concorrenti e soprattutto applicando prezzi predatori, non praticabili da concorrenti in quanto resi possibili dalla mancata imputazione di costi relativi all'utilizzo della rete già usata per il servizio universale. Tali comportamenti, che rientrano in un'unica strategia, hanno anche avuto l'obiettivo di mantenere integra la propria posizione dominante sui mercati della posta massiva e del servizio di notifica tramite il servizio postale".

Poliziotto usa taser su 14enne, polemica

Agente denunciato dalla famiglia della ragazza.
Guarda il video:
http://video.corriere.it/poliziotto-usa-taser-14enne-polemica/341d256e-270c-11e1-853d-c141a33e4620

Manager di Stato, super buste nel mirino


Tagli (possibili) dai 50 ai 160 mila euro all'anno. Un altissimo burocrate: è una vendetta dei parlamentari

ROMA - La tremarella è tornata. Lo spettro di un taglio delle buste paga ben più crudele di quello che le ha colpite finora si aggira per le pubbliche amministrazioni, le società di Stato, le authority. Trema il capo di gabinetto di Mario Monti, Vincenzo Fortunato, recordman della sua categoria. Ma anche il capo del Poligrafico dello Stato, Maurizio Prato. E perfino il presidente dell'Antitrust.
Giovanni Pitruzzella aveva già subito un bel salasso: 60 mila euro. L'incarico di consigliere giuridico di Ferruccio Fazio è evaporato assieme alle dimissioni dell'ex ministro della Salute. Poco male. Nel cambio, l'avvocato siciliano tenuto in grande considerazione dal suo conterraneo presidente del Senato Renato Schifani, ci ha senz'altro guadagnato. Prima era a capo della commissione di garanzia degli scioperi: 118 mila euro. Arrivato Mario Monti a palazzo Chigi, il presidente dell'Antitrust Antonio Catricalà l'ha seguito e lui ha preso il suo posto: 475.643 euro e 38 centesimi. Ragion per cui rischia ora che gli venga chiesto un nuovo e più doloroso sacrificio. Sempre che, naturalmente, abbia successo, e fino in fondo, l'ultima trovata dei relatori della manovra governativa: mettere un limite alle retribuzioni di «chiunque riceva a carico delle finanze pubbliche emolumenti o retribuzioni nell'ambito di rapporti di lavoro dipendente o autonomo con pubbliche amministrazioni statali». Non potranno superare lo stipendio del primo presidente della Corte di Cassazione. Trecentoundicimila euro, più o meno.
«È una vendetta dei parlamentari, che non digeriscono il taglio della loro indennità conseguente all'applicazione della media europea», ringhia un altissimo burocrate. Resta solo da vedere se questa volta, per tutti i manager pubblici che nonostante i tagli già fatti continuano a guadagnare più di quella cifra, sarà disperazione autentica. Perché quel tetto in realtà già esiste, anche se finora quasi nessuno se n'è accorto.
L'aveva introdotto Romano Prodi, fra i mugugni di tanti. Poi era ritornato Berlusconi ed era iniziata una melina di due anni. Finalmente, nel giugno del 2010, il Consiglio dei ministri aveva sfornato il regolamento attuativo di quella norma. Che però salvava i contratti in essere. Escludendo anche la Banca d'Italia e le authority. Ecco dunque che Pitruzzella può sperare, nel caso ora andasse in scena lo stesso copione. Perché per stabilire come e a chi esattamente quel tetto si applicherà, sarà necessario attendere il solito decreto attuativo.
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Manovra, bagarre Lega in Aula Espulsi due deputati del Carroccio

Roma, 15 dic. (Adnkronos/Ign) - Anche nell'aula della Camera, dopo il Senato, la Lega porta la protesta contro la manovra. Al termine di un lungo ostruzionismo sul processo verbale, alcuni deputati del Carroccio hanno mostrato dei cartelli con scritto 'No Ici'. Gianfranco Fini e' subito intervenuto ordinando l'espulsione di Gianluca Buonanno e Fabio Rainieri che, tra l'altro, si sono messi a sedere tra i banchi del governo.
Dai banchi del Carroccio sono partiti persino dei fischi. ''Sono i pecorai che fischiano, non i deputati'', e' sbottato Gianfranco Fini dal banco della presidenza. E dopo il Senato ("pagliaccio" a Schifani), anche alla Camera la Lega attacca il presidente. E' toccato a Massimo Pini insultare Gianfranco Fini: "La sua arroganza non ha limiti. Lei e' un cialtrone", gli ha detto il deputato del Carroccio che, poco prima, aveva richiamato l'attenzione del presidente della Camera sul suo intervento. Fini ha subito replicato: "Ogni botte da' il vino che ha". La seduta e' stata sospesa per qualche minuto.
Poco prima si era sfiorata la rissa tra i deputati della Lega e quelli di Futuro e liberta'. Nel corso della gazzarra scatenata da Gianluca Buonanno e Fabio Rainieri, scatta infatti la reazione dei finiani. Tra questi, Antonino Lo Presti, 'trascinato' fuori dell'aula dai commessi. La scintilla la decisione dei due deputati leghisti di 'occupare' i banchi del governo. "Mentre stavamo lasciando l'Aula visto che la seduta era sospesa - racconta Lo Presti - li abbiamo visti minacciare e rispondere in malo modo ai commessi, a quel punto siamo intervenuti". E c'e' chi racconta di un Roberto Menia (Fli) furente, al punto di aver messo le mani al collo di un leghista. Menia, lasciando l'Aula, si rifiuta di rilasciare dichiarazioni. "Quelli li' - si limita a dire, incalzato dai cronisti - non si comportano bene".
Ora i due deputati del Carroccio saranno "deferiti al collegio dei questori ove valutare i provvedimenti disciplinari" da comminargli dal momento che i due non hanno lasciato l'aula dopo l'espulsione partecipando anche alla votazione.
Sul fronte dell'iter della manovra, il ministro Piero Giarda, quando è ripreso il dibattito in Aula, ha posto la questione di fiducia sul testo della manovra economica "approvato dalle commissioni'', senza emendamenti o articoli aggiuntivi.
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http://www.adnkronos.com/IGN/News/Politica/Manovra-bagarre-Lega-in-Aula-Espulsi-due-deputati-del-Carroccio_312750574169.html

Falsi impieghi a Parigi, Chirac condannato Prima volta per un ex presidente francese

(ADnkronos)
Parigi, 15 dic. (Adnkronos) - L'ex presidente francese Jacques Chirac è stato condannato per abuso di potere e appropriazione di fondi pubblici. La sentenza è stata emessa dalla Corte correzionale di Parigi che ha giudicato l'ex presidente colpevole per il caso dei falsi impieghi al comune di Parigi. A quell'epoca Chirac era sindaco della capitale francese, all'inizio degli anni '90. E' stato inoltre riconosciuto colpevole nel quadro di una parte separata del procedimento istruito a Nanterre.
Chirac passerà alla storia come il primo capo dello stato francese ad essere condannato dalla giustizia. L'ex sindaco di Parigi - che non era presente alla lettura della sentenza perché fisicamente non in condizione - è stato condannato a due anni di reclusione con la condizionale. "Jacques Chirac ha mancato all'obbligo di probità che ricade sui responsabili pubblici, a scapito dell'interesse pubblico dei parigini", ha dichiarato il presidente della prima camera del Tribunale correzionale di Parigi, Dominique Pauthe.
Ha reagito "con serenità" alla notizia della sua condanna, assicura uno dei legali dell'ex presidente, Jean Veil. "E' soddisfatto - ha spiegato su Rtl - che almeno il tribunale riconosca che non vi è stato alcun arricchimento personale".
Accusato di distrazione di fondi pubblici, abuso di fiducia e abuso di ufficio per 28 presunti impieghi fittizi al municipio di Parigi tra il 1992 e il 1995, Chirac rischiava in teoria fino a 10 anni di reclusione e 150mila euro di ammenda. Ma la procura, in una requisitoria che alcuni avevano paragonato a un'arringa della difesa, il 21 settembre aveva chiesto il proscioglimento dell'ex presidente nei due procedimenti. L'ex capo dello Stato francese ha infatti sempre respinto le accuse. Ora, ha annunciato uno dei suoi legali, si saprà entro questa sera se intende o meno ricorrere in appello contro la sua condanna.
Tra i 9 coimputati di Chirac a essere prosciolti sono stati solo Michel Roussin, ex direttore di gabinetto di Jacques Chirac, e Pierre Bouè. Gli altri sono stati riconosciuti colpevoli.
E' arrivata "davvero troppo in ritardo, a oltre 20 anni dai fatti", la sentenza è il commento da San Paolo del Brasile del primo ministro francese, François Fillon, che si è detto certo che tale sentenza non cambierà il rapporto "estremamente forte" tra Chirac e la popolazione.

La7, Mentana ritira dimissioni: doveroso Andiamo avanti, quindi, senza più ombre

Roma, 15 dic. (Adnkronos) - "Doveroso ritirare le dimissioni". Lo scrive il direttore del TgLa7, Enrico Mentana, sulla pagina ufficiale di Facebook. E spiega: "Ieri sera alle 22.50 le agenzie hanno diffuso un comunicato con cui l'assemblea dei giornalisti del tgla7 fa sapere di essere categoricamente contraria alla denuncia nei confronti del direttore Enrico Mentana, annunciata dall'Associazione Stampa Romana, che reputa sbagliata e che non deve essere inoltrata'". "Una dissociazione così chiara - sottolinea Mentana - fa giustizia di ogni ostilità, ed è un segno di considerazione e di affetto che sarebbe folle non raccogliere. Mi sembra doveroso quindi ritirare le dimissioni. Fioccheranno le dietrologie, ma - chiosa il direttore - chi se ne frega: anche la maggior parte di voi mi ha consigliato di non lasciare incompiuto il lavoro a la7. Avanti, quindi, senza più ombre".
Poco prima, Enrico Mentana a 'La Telefonata' di Maurizio Belpietro era già arrivata un'apertura: "Voglio guardare di faccia i miei giornalisti: se si rinnova il patto di fiducia, le dimissioni rientrano".
Intanto nel pieno della bufera il TgLa7 delle 20 ha ottenuto l'11,45% di share media con quasi 3 milioni di telespettatori (2.967.570) e oltre 4,6 milioni di contatti (4.645.172); il notiziario ha toccato un picco di oltre 3,3 milioni di telespettatori (3.364.115) e del 12,72% di share (alle 20:28). Il sito web del TgLa7 ha registrato 22mila browser unici, il quinto migliore risultato di sempre.


Gb: muore dopo 16 anni di battaglia contro l'anoressia

Londra, 15 dic. (Adnkronos) - E' morta all'eta' di 31 anni Kate Chilver, uno dei peggiori casi di anoressia che i medici britannici abbiano mai trattato, come riporta il sito del 'Daily Mail'. La ragazza, che al momento del decesso arrivava a pesare appena 30 chili, aveva presentato i primi sintomi della malattia a 12 anni, e aveva inizato a curarsi a 15.


Equitalia, altra busta esplosiva a Roma Monti: atto criminale contro chi lavora

Roma, 15 dic. - (Adnkronos/Ign) - Equitalia resta sotto tiro. Una busta sospetta e' stata intercettata nella sede di Equitalia a Roma sul lungotevere Flaminio. Dalla busta fuoriusciva della polvere che e' risultata positiva all'esame degli artificieri. Il plico poteva dunque esplodere. Gli artificieri della questura di Roma hanno disattivato l'innesco senza farlo brillare. Si tratta di un innesco di tipo sconosciuto con un congegno di apertura a sfregamento.
Sulla busta, indirizzata genericamente a Equitalia, non c'era ne' mittente ne' destinatario. A trovare il plico un operatore di Equitalia che ha notato fuoriuscire la polvere nera, per questo anche in conseguenza dell'allerta diramata dalla questura dopo il precedente attentato in cui è rimasto ferito il direttore generale, ha chiamato il 113.
Condanna del premier sulla vicenda della busta contenente polvere infiammabile indirizzata gli uffici di Equitalia. "Il Presidente del Consiglio Mario Monti - si legge in una nota del portavoce - appresa la notizia della busta esplosiva intercettata oggi, e indirizzata nuovamente agli uffici di Equitalia, oltre che ringraziare le Forze dell'ordine per il loro tempestivo intervento, ha espresso la sua solidarietà al tutto il personale di Equitalia". "Il Presidente Monti ha infine condannato fermamente l'ennesimo atto criminale compiuto contro delle persone che compiono esclusivamente il loro dovere al servizio delle Istituzioni e del Paese".