TEHERAN – Il Consigliere della Guida Suprema iraniana per gli Affari Internazionali Ali Akbar Velayatì ha annunciato che se l’Iran non potrà vendere il suo petrolio, il mondo deve essere sicuro che nemmeno gli altri saranno in grado di farlo. Secondo Press TV, questo il monito di Velayatì, Ministro degli Esteri dei primi anni seguenti alla rivoluzione islamica e massimo consigliere della guida suprema iraniana il sommo Ayatollah Khamenei. Velayatì ha definito inutili le sanzioni Ue contro il petrolio dell’Iran ricordando che queste porteranno sicuramente all’aumento del prezzo mondiale del greggio; Velayatì ha comunque ribadito che l’Iran non se ne starebbe con le mani in mano davanti ad uno scenario in cui tutti sarebbero autorizzati a produrre petrolio e l’Iran fosse messo in condizione di non poterlo fare. “Le sanzioni europee non sono a favore di nessuno ed i politici europei sanno benissimo che queste sanzioni sono solo una manovra politica”, ha detto Velayatì che ha proseguito: “L’Iran non ha bisogno del favore di alcun paese per vendere il suo petrolio; la domanda globale di greggio è sempre lì ed è sempre crescente”. L’Iran ha informato in precedenza che qualora gli venisse impedita l’esportazione del petrolio avrebbe chiuso lo Stretto di Hormuz, attraversp cui passa ogni giorno il 40% del petrolio del mondo intero. La chiusura di questo Stretto potrebbe creare una crisi globale ed un aumento difficilmente prevedibile del prezzo del barile.
Come se non bastasse tutto questo spettacolo indecente, i loro fogli, “Libero” e “Il Giornale”, quotidianamente sparano a zero sui provvedimento economici del governo Monti, come se l’ex presidente della Bocconi fosse a palazzo Chigi da venti anni e si portasse appresso la responsabilità delle disastrose politiche economiche che hanno gettato sul lastrico la maggior parte della popolazione italiana.
Naturalmente, la realtà è esattamente il contrario di quella disegnata da queste fonti inattendibili e dal giornalismo propagandistico che le anima. Le drammatiche condizioni economiche in cui versa il nostro Paese sono da addebitare, al cento per cento, alla incapacità del governo Berlusconi e dei suoi ministri, dimostratisi molto più inetti di quanto anche la più pessimistica previsione potesse mai ipotizzare. Quando erano al governo, il differenziale fra i titoli di Stato tedeschi e italiani era arrivato a superare i 550 punti base (ora sono sotto la soglia dei 400), mentre il premier era oramai un uomo isolato e dileggiato da tutte le Cancellerie europee e mondiali.
L’attuale governo, pur con difficoltà quasi insormontabili e non sempre con equità, ha provveduto ad approvare norme sulle liberalizzazioni che finalmente potrebbero (ma il condizionale è obbligatorio) aprire il mercato dei servizi fino ad ora in mano a corporazioni medievali che decidono i prezzi da praticare e il numero degli operatori, scaricando sui consumatori la loro agiatezza economica, perlomeno quella degli anni di vacche grasse. Il centro-destra non ha fatto che coprire queste categorie – il famoso “ceto medio” affluente che ogni giorno Maurizio Belpietro difende come se fosse una razza in via di estinzione, quando la percentuale di poveri in Italia ha superato oramai la soglia del 14 per cento – mistificando poi la propria azione come una “rivoluzione liberale” propugnata dal monopolista televisivo miliardario, capo del ramo di azienda definito Pdl.
In un Paese serio, come ad esempio la Spagna dove Zapatero non si sa più nemmeno che cosa faccia, dopo che si è responsabilmente assunto le colpe della crisi economica, diverse bocche che oggi strepitano ed annaspano nelle pagliacciate parlamentari in stile leghista, rimarrebbero rigorosamente cucite, provando vergogna per la situazione prodotta dalla loro incompetenza. Ed invece Giulio Tremonti pubblica un nuovo libro di profezie, Berlusconi è continuamente intervistato, ai soldatini pagani si concedono titoli di testa e servizi televisivi, quando invece meriterebbero soltanto un lungo quanto repentino oblio politico ed una influenza pari a quella della “Sudtiroler Volkspartei”.
Per fortuna che gli elettori sembrano aver compreso la necessità di archiviare il centro-destra berlusconiano, relegandolo nei sondaggi sempre più in basso e mostrando più fiducia nella competenza di Mario Monti. Ed ora, che il Pdl sembra volersi sfilare dalla maggioranza che sostiene l’attuale governo e puntare ad elezioni anticipate, sarebbe forse il caso che lo stesso Monti diventasse il leader di una coalizione di centro-sinistra per continuare nella sua opera di ricostruzione delle macerie di diciassette anni di berlusconismo. In questo modo, l’Italia potrebbe entrare nuovamente in un periodo di crescita, con una classe dirigente finalmente all’altezza dei complessi problemi che deve affrontare, lasciando al magnate di Arcore la frequentazione delle sue allegre olgettine e a Umberto Bossi le serate degli ossi mangiati con i membri del suo cerchio magico.
