domenica 21 agosto 2011

Tv, sei frequenze digitali in regalo così lo Stato rinuncia a 3 miliardi

La procedura scelta prevede la concessione a chi ne ha i requisiti, in corsa Rai e Mediaset. Pd all'attacco: "Il governo deve metterle all'asta". Vita: "Lottiamo dal 2009 per evitare un simile scempio, c'è il precedente della gara per l'Umts"di ALDO FONTANAROSA

ROMA - E se una volta tanto a pagare fossero le televisioni? Ora che la manovra di Tremonti chiede sacrifici ai pensionati, agli insegnanti e alle piccole imprese, viene alle mente chiara una strada alternativa che il governo può percorrere se solo vuole: mettere all'asta le frequenze che ha in mano e incassare tanti milioni dalle emittenti che se le aggiudicheranno. Al momento, le frequenze stanno per essere regalate alle tv senza il minimo corrispettivo in cambio. Nell'Italia dell'etere selvaggio, il Garante per le Comunicazioni è riuscito in un piccolo miracolo. Ha scovato 6 nuove frequenze nazionali che possono ospitare ripetitori e portare programmi tv agli italiani. Cinque frequenze sono buone per il digitale terrestre mentre la sesta frequenza può veicolare la televisione in mobilità (il Dvbh) che si vede - metti - su un cellulare o su un tablet. "Di questi tempi, con questi chiari di luna, il governo ha un preciso obbligo morale - spiega il senatore Vincenzo Vita dei Ds - vendere all'asta queste frequenze e incassare il più possibile. In questo modo, potrà ridurre i sacrifici che oggi vuole imporre alla parte debole del Paese con i suoi prelievi dissennati. Io, il senatore Luigi Zanda, mi auguro anche l'Idv e l'Udc proporremo tre cose in un emendamento alla manovra di Tremonti: asta delle frequenze, asta delle frequenze e asta delle frequenze, prima che sia troppo tardi". Questa battaglia, spalleggiata anche da Giuseppe Giulietti, è iniziata nel 2009 quando lo stesso Garante per le Comunicazioni - organo che vede il centrodestra in maggioranza - diede il via libera al "concorso di bellezza" (beauty contest). In altre parole, il Garante ritenne legittimo e possibile che le frequenze venissero regalate agli editori - nuovi o vecchi, come Rai e Mediaset - forti di alcuni requisiti, di alcune qualità imprenditoriali. Poi sono arrivati il bando e il disciplinare di gara. Ed ora, il 6 settembre prossimo, partirà la preselezione delle emittenti candidate ad ottenere le frequenze. Il treno è lanciato in corsa, a meno che l'emendamento delle opposizioni non trovi la maggioranza dei voti in Parlamento. In questo caso, il governo dovrà riportare l'intera pratica alla casella di partenza, rinunciare a regalare frequenze e organizzare, appunto, un'asta. Un precedente, d'altra parte, c'è stato ed è ben noto a tutti. A Natale del 1999, il Garante per le Comunicazioni spiegò come assegnare agli operatori della telefonia un certo tipo di frequenze: quelle che avrebbero permesso il lancio dei servizi di tipo Umts. In quella occasione, il Garante si spese per la "licitazione provata". Suggerì, in altre parole, che le frequenze venissero date agli operatori attraverso una gara ad inviti. A marzo del 2000, il ministero per le Comunicazioni stimò in 3000 miliardi (di lire) i soldi che sarebbero arrivati in cassa alla fine della gara. Un mese dopo, il presidente del Consiglio Giuliano Amato lasciò i deputati a bocca aperta. In un suo intervento alla Camera, annunciò il dietrofront. Le regole andavano cambiate, spiegò, e le frequenze assegnate attraverso un'asta con rilanci. A gennaio del 2001, la Befana portò in regalo al governo Amato la bellezza di 26.750 miliardi di lire, effetto proprio dell'asta competitiva. Dice ancora Vincenzo Vita: "Le nostre stime dicono che oggi il governo Berlusconi può avvicinare quel successo. Organizzare un'asta con rilanci per le frequenze stavolta televisive porterà in cassa dai 3 ai 4 miliardi di euro". Tanta roba. E sempre meglio di un regalo.

Manifestazioni atipiche della malattia da reflusso esofageo (MRGE)

Alessandro ScuottoLa malattia da reflusso esofageo (MRGE) può manifestarsi con tosse, asma, laringite, dolore toracico. Queste presentazioni atipiche, se non si accompagnano ai sintomi tipici (bruciore retrosternale e rigurgito acido) possono rendere difficile la diagnosi e ritardare la terapia.. Articolo a cura di Dr. Alessandro Scuotto.

La malattia da reflusso esofageo (MRGE) è associata sovente a malattie e sintomi che interessano altri organi e apparati. Queste espressioni atipiche del reflusso possono accompagnare la sintomatologia classica (bruciore retrosternale e rigurgito acido), ma sono sovente i soli disturbi percepiti dal paziente, rendendo così la diagnosi di reflusso più difficile e la terapia più tardiva.

Il coinvolgimento dell'apparato respiratorio è piuttosto frequente con asma, tosse, bronchite cronica, polmonite e fibrosi polmonare; di interesse otorinolaringoiatrico sono le associazioni con raucedine, faringite, sinusite, tosse, laringite, stenosi subglottica, sensazione di corpo estraneo in gola, cancro della laringe; di interesse cardiologico il dolore toracico non cardiaco, aritmie, apnee notturne; di pertinenza odontoiatrica le erosioni dello smalto dentario e l'alitosi.

Alcuni pazienti presentano tosse, bruciore di gola, disfagia, raceudine, sensazione di corpo estraneo e/o di costrizione alla gola: sintomi di infiammazione laringea. Il rilievo con pHmetria-24ore ha dimostrato che più della metà dei pazienti con raucedine inspiegata aveva reflusso acido. Il meccanismo che spiega l'irritazione laringea è il contatto diretto del contenuto gastroduodenale (acido, pepsina, sali biliari) con la mucosa laringea. Alla laringoscopia si possono riscontrare diversi aspetti della laringite: edema ed eritema, polipi alle corde vocali, granulomi, erosioni ed ulcerazioni. Una recente pubblicazione (Laringoscope, 2011) esclude ragionevolmente la presunta associazione tra MRGE e cancro della laringe .

Tosse secca di durata superiore alle tre settimane, ad insorgenza prevalentemente diurna e in stazione eretta, in soggetti non fumatori deve far pensare a possibile causa da reflusso esofageo, soprattutto se associata a sintomi tipici. In alcuni casi la relazione causa effetto fra tosse e reflusso può essere difficile da stabilire poiché ciascuna delle due condizioni può indurre l'insorgenza dell'altra.

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http://www.medicitalia.it/minforma/Gastroenterologia-e-endoscopia-digestiva/1006/Manifestazioni-atipiche-della-malattia-da-reflusso-esofageo-MRGE

Sei autistica? Per ascoltare il concerto porta il certificato…

Lettera di una madre che chiedeva un posto adeguato all' handicap della figlia

Siamo un paese di finti invalidi. La Guardia di Finanza ha dato in questi giorni notizia che nei primi sette mesi di quest’anno ne ha beccati tremila. La fantasia illimitata nell’arraffare ha ancora una volta compiuto il miracolo di far guidare ciechi, correre paralitici, riscuotere la pensione a defunti (612 presunti zombies per l’esattezza ogni mese facevano la fila alle poste per riscuotere l’ assegno). Anche 270 stranieri hanno imparato velocemente alla scuola della nostra corte dei miracoli, in parecchi hanno provato a chiedere il sussidio pubblico per il mantenimento di anziani genitori, dopo averlo ottenuto hanno rispedito i vecchi al paese d’ origine, questo è costato 6,2 milioni di euro, sottratti a chi realmente ne aveva bisogno. Solo qualche mese fa l’ inchiesta di un Procuratore gettò nell’ imbarazzo alcuni robusti calciatori del Bologna, che usufruivano di permessi per la sosta auto destinati a disabili. Il club rossoblu ne uscì dichiarando che i permessi (almeno sei) erano tutti associati a una collaboratrice disabile del Bologna Calcio, che a causa del suo handicap veniva accompagnata a far commissioni dai calciatori con le loro auto personali… Verrebbe da domandarsi quale sia in questo caso l’iter di censura a medici e funzionari di manica larghissima che hanno avvallato ogni falso invalido certificandone problemi inesistenti, quali provvedimenti saranno presi per sanzionare, punire, isolare i furbastri della carrozzina e i loro complici. Una prima ricaduta del polverone mediatico pare al momento essere un successivo onere per chi il problema della disabilità già lo porta ogni giorno sulle sue spalle. Sintetizzo qui una nota pubblicata ieri sul profilo Facebook della madre di una ragazza autistica. Era andata a comprare dei biglietti per un concerto di musica napoletana di cui la figlia è appassionata, domandando dei posti lontani dagli altoparlanti (gli autistici sono ipersensibili nell’udito e soffrono di rumori normalmente tollerabili per normodotati) si è sentita chiedere un certificato d’invalidità. Documento che, tra l’altro, non è certo mancato ad ogni truffatore o falso invalido che per anni ha riscosso indebitamente la pensione.

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http://www.lastampa.it/_web/CMSTP/tmplrubriche/obliquamente/hrubrica.asp?ID_blog=347

LIBIA: BATTAGLIA A TRIPOLI, FINORA 100 I MORTI

(AGI) Tripoli - Il bilancio delle vittime della prime battaglie a Tripoli sarebbe di almeno 100 morti, secondo gli oppositori di Gheddafi. Il bilancio, riferisce al Jazira, riguarda solo i quartieri di Souq al-Jomaa e Hadb, ma si e' combattuto a lungo in numerosi altri quartieri

“Casini è uno str…o e i giornalisti delinquenti”

Umberto Bossi scatenato durante la festa della Lega Nord

Pier Ferdinando Casini uno ‘stronzo’ e i giornalisti ‘persone a cui dare quattro legnate’ in quanto ‘delinquenti’. Queste le invettive che il leader della Lega Nord Umberto Bossi ha pronunciato questa sera nel suo intervento alla festa del partito di Alzano Lombardo, con accanto il ministro Roberto Calderoli.

INSULTI E INGIURIE – Con il leader dell’Udc, Bossi ce l’ha per la sua posizione sul tema delle pensioni, che sono state ‘salvate dalla Lega’, nonostante quello che dice Casini. Ma e’ stato con i giornalisti che il ministro delle Riforme e’ stato piu’ duro dal palco, visibilmente arrabbiato per i resoconti di stampa sulle sue vacanze. ‘Ai giornalisti – ha attaccato Bossi – bisognerebbe dare quattro legnate, hanno inventato una grande manifestazione dei centri sociali (a Calalzo di Cadore, ndr) ma non c’e’ stato niente, solo una macchina e’ passata con un fischietto’. Proprio per questo motivo, ha sostenuto, il leader leghista sarebbe partito antitempo dopo la cena di compleanno di Giulio Tremonti: ‘ho detto a Tremonti che non conveniva stare in mezzo ai giornalisti che rompono le palle in continuazione’, ha aggiunto, sono ‘dei delinquenti’ e ‘vanno riportati sulla strada giusta, altrimenti vadano a fare i muratori’. Sono stati invece definiti da Bossi ‘brutti stronzi’ i giornalisti che hanno scritto i reportage da Cadore sui principali quotidiani italiani.

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http://www.giornalettismo.com/archives/140185/casini-e-uno-str-o-e-i-giornalisti-delinquenti/

sabato 20 agosto 2011

Gaza sotto attacco | 19 ago 2011 - in immaginiContinua a vedere le foto:

gaza2011
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Tasse locali, in quindici anni sono cresciute del 138 %

Sono passate da 40,58 miliardi a 96,55 miliardi di euro. L'amministrazione centrale ha incrementato le entrate solo del 6,8 %. E ora i comuni saranno costretti o ad aumentare le imposte, o a tagliare i servizi. "A rimetterci sarà sempre il cittadino"

MESTRE - Una crescita addirittura a tre cifre: tra il 1995 e il 2010 la tassazione a livello locale è aumentata del 137,9%. In termini assoluti, le entrate fiscali delle Amministrazioni locali (Comuni, Province, Regioni) sono passate da 40,58 miliardi a 96,55 miliardi di euro. Sono questi i principali risultati emersi da una elaborazione realizzata dalla Cgia di Mestre, dati a prezzi costanti 2010, ovvero al netto dell'inflazione. Secondo La Cgia, inoltre, l'amministrazione centrale ha invece ha incrementato le entrate "solo" del 6,8%. Se nel 1995 il gettito era di 326,69 miliardi, nel 2010 ha raggiunto i 348,92 miliardi di euro, mentre il Pil, sempre in questi ultimi 15 anni, è cresciuto nel nostro Paese del 19,1%. "L'aumento della tassazione locale - commenta Giuseppe Bortolussi segretario della Cgia - è il risultato del forte decentramento fiscale iniziato negli anni '90. L'introduzione dell'Ici, dell'Irap e delle addizionali comunali e regionali Irpef hanno fatto impennare il gettito della tassazione locale che è servito a coprire le nuove funzioni e le nuove competenze che sono state trasferite alle Autonomie locali. Non dobbiamo dimenticare che negli ultimi 20 anni Regioni e Comuni - prosegue Bortolussi - sono diventate responsabili della gestione di settori importanti come la sanità, il sociale e il trasporto pubblico locale, senza aver ricevuto un corrispondente aumento dei trasferimenti. Anzi. La situazione dei nostri conti pubblici ha costretto lo Stato centrale a ridurli progressivamente, creando non pochi problemi di bilancio a tante piccole realtà amministrative locali che si sono 'difese' aumentando le tasse locali. I fortissimi tagli imposti dalle manovre correttive di luglio e di Ferragosto rischiano di peggiorare la situazione e di demolire lo strumento che in qualche modo poteva invertire la tendenza, ovvero il federalismo fiscale. Pertanto, nei prossimi anni, alle Autonomie locali non resteranno che due strade da percorrere: o tagliare i servizi erogati o aumentare le entrate locali. In entrambi i casi a rimetterci saranno comunque i cittadini e le imprese".

Nel 2011 calo di 88 mila posti di lavoro Autunno nero secondo Unioncamere

ROMA - Un'emorragia senza fine, quella dei posti di lavoro in Italia. Per il 2011 Unioncamere prevede un nuovo calo: 88 mila posti in uscita, stando ai dati delle imprese con almeno un dipendente (circa un milione e mezzo). In termini percentuali, il calo sarà dello 0.7 per cento per i lavoratori subordinati. A rischio soprattutto le piccole e medie imprese e il Mezzogiorno. Dunque, ancora un autunno nero per il mercato del lavoro. Unica consolazione, il saldo negativo nei due anni precedenti era stato ancora più pesante: di 178 mila unità nel 2010 (-1.5%) e addirittura di 213 mila nel 2009 (pari a -1.9%). L'inversione di tendenza non sembra essere alle porte per le imprese dell'industria, commercio e servizi. Per il settore industriale a fine 2011 è attesa una perdita di quasi 59mila unità (-1,2%); meglio i servizi che dovrebbero fermarsi a quota -29mila unità (-0,4%). Crollo invece per le imprese delle costruzioni (quasi 29mila posti in meno). Nei servizi, l'unico settore che arriva a perdere un punto percentuale è quello degli alberghi e ristoranti, mentre i tassi di variazione degli altri comparti sono compresi tra il -0,7% (servizi alle imprese) e il -0,2% (commercio al dettaglio). Unico segno positivo nei servizi avanzati, dove le imprese pensano di incrementare di 1.500 unità i propri dipendenti.

Crisi, Silvio perde un miliardo

Anche i ricchi piangono: i rovesci di Borsa fanno soffrire la galassia Mediaset

Silvio Berlusconi guarda gli indici di Borsa. E si scopre più povero per oltre un miliardo di euro. Mediaset, Mediolanum e Mondadori, le società quotate della galassia Berlusconi, si trovano a soffrire le perdite di Piazza Affari. Anche per cifre ingenti, come racconta Nino Sunseri su Libero:

Proprio ieri è stato annunciato che la quota in Mediaset è arrivata al 39%. Il Cavaliere si sta dimostrando un finanziere abile e fortunato. Cinque anni fa aveva collocato il 16,6% di Mediaset al 10,5 euro per azione scendendo verso la soglia del 30%. Ora si sta ricomprando parte di quelle azioni a 2,5 euro. Un’operazione di trading molto ricca. Resta il fatto che sul resto del patrimonio le botte sono state molto forti. Tanto più che la caduta non sembra avere termine. Il titolo Mediaset, negli ultimi sei mesi ha quasi dimezzato di valore e oggi veleggia a 2,5 euro. Male Mediolanum che ha lasciato sul terreno il 37%. Un po’ meglio Mondadori che si sta riprendendo dopo un 2010 molto difficile. Sull’andamento dei conti pesa la fatica della ripresa. L’amministratore delegato di Mediaset, Giuliano Andreani presentando la relazione semestrale ha gelato molte aspettative. Ha annunciato che quest’anno la raccolta pubblicitaria è destinata a scendere. Uno scivolone compreso fra il 4,5 e il 5%.

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http://www.giornalettismo.com/archives/140113/crisi-silvio-perde-un-miliardo/

Minzolini litiga con Giorgino al Tg1

L’episodio raccontato da Libero e Italia Oggi. Pietra dello scandalo: Giovanardi

Un litigio in piena regola, con alla fine Francesco Giorgino che abbandona la conduzione a 15 minuti dalla messa in onda. Questo, secondo Libero e Italia Oggi, sarebbe successo prima del Tg1 di giovedì sera, a pochi minuti dalla diretta. Pietra dello scandalo: una dichiarazione di Carlo Giovanardi, con il quale il telegiornale è in polemica a causa di Vasco Rossi, inserita nel servizio di Claudia Sala. Scrive Libero:

Tutto inizia quando Giorgino, caporedattore della redazione politica, inserisce una dichiarazione di Carlo Giovanardi in un servizio firmato dalla collega Simona Sala. Dichiarazione che il direttore, reduce da uno scontro con il sottosegretario di Palazzo Chigi in occasione dell’intervista nella quale Vasco Rossi ammetteva l’uso di sostanze stupefacenti, decide di cassare. A quel punto il conduttore si risente. E, per ripicca, annuncia l’intenzione di andare in video per lo “strillo” senza un testo scritto. Pratica che al Tg1 è vietata. Circostanza che non sfugge all’ufficio di coordinamento della testata, che informa subito il direttore. E Minzolini, terminato il “lancio”, chiede lumi a Giorgino.

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Spese con carta aziendale. Minzolini rischia il processo

Il direttore del Tg1 sotto accusa per un conto da 86 mila euro. La difesa: già restituiti 68 mila euro, è un attacco politico

Augusto Minzolini (Ansa)
Augusto Minzolini (Ansa)
ROMA - Quegli 86.680 euro di spese sostenute con la carta di credito aziendale della Rai sono stati in parte restituiti, ma la vicenda giudiziaria prosegue e potrebbe portare ora a un rinvio a giudizio. Si è chiusa infatti l'inchiesta della procura di Roma che ha indagato il direttore del Tg1 Augusto Minzolini per peculato. Nei giorni scorsi il procuratore aggiunto Alberto Caperna ha notificato al giornalista l'avviso di conclusione delle indagini sulle spese addebitate in 14 mesi, dal luglio 2009 all'ottobre 2010, sui conti dell'azienda di viale Mazzini. Minzolini si è sempre difeso, anche nell'interrogatorio di metà luglio, sostenendo di aver utilizzato quel denaro per spese di rappresentanza e senza che i vertici Rai avessero mai mosso obiezioni al suo comportamento. Ma agli atti dell'inchiesta c'è il verbale dell'audizione dell'ex dg Mauro Masi che un mese prima aveva precisato di non aver mai autorizzato quelle spese.

L'indagine era scattata nel marzo scorso in seguito alle denunce presentate da alcune associazioni di consumatori e dall'Idv, ma già dalla fine del 2010 attorno al caso Minzolini erano divampate le polemiche politiche e all'interno della Rai, con richieste di chiarimenti anche da parte del presidente Paolo Garimberti e del consigliere Nino Rizzo Nervo (centrosinistra), che aveva parlato di «stranezze» («Ha speso più del totale a disposizione dei 31 dirigenti Rai con la qualifica di direttore: 60 mila euro»), e annunci di querele reciproche fra i protagonisti della vicenda. Ora fra gli atti dell'inchiesta depositati ci sono i verbali del consiglio d'amministrazione della Rai e il resoconto dell'indagine interna condotta da Masi, oltre alle ricevute delle spese sostenute dal direttore e agli accertamenti svolti dalla Guardia di finanza presso la Deutsche Bank che aveva emesso la carta di credito Rai.

In particolare, come era già emerso nel dicembre 2010 dalla relazione a firma di Andrea Sassano, capo dello staff dell'allora direttore generale, gli 86.680 euro erano stati spesi in pranzi, cene e viaggi di rappresentanza in 129 giorni di trasferta, 40 delle quali avvenute nei fine settimana. Nel rapporto si faceva riferimento anche a soggiorni a Venezia, Istanbul, Londra, Marrakech, Cannes, Praga e Amburgo. Nei mesi scorsi Minzolini ha restituito 68 mila euro di quella cifra e l'azienda lo ha «assolto», qualificando le trasferte con la carta di credito aziendale come «spese di rappresentanza».

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http://www.corriere.it/cronache/11_agosto_20/spese-con-carta-aziendale-minzolini-rischia-il-processo-rinaldo-frignani_977eecd8-caf9-11e0-b86a-917f0100247d.shtml

Previdenza: donne, anzianità e contributi Le ipotesi per rafforzare la manovra

Sull'età pensionabile femminile si punta ad arrivare a 65 anni già nel 2016

ROMA - Il governo era partito giurando: no, l'età pensionabile per le donne non si tocca. Poi con la prima manovra, quella dello scorso 6 luglio, c'è stato un primo ripensamento, con la decisione di aumentare gradualmente l'età per la pensione di vecchiaia delle donne da 60 a 65 anni, come per gli uomini (e per le donne del pubblico impiego, a seguito di una sentenza della Corte europea di giustizia). Si partiva nel 2020 con 60 anni e un mese e si finiva nel 2032 con 65 anni. Poi, con la manovra bis del 13 agosto, il percorso è stato accelerato. Si partirà nel 2016, sempre con 60 anni e un mese, per finire nel 2028. Adesso, tra le ipotesi che circolano, per correggere o rafforzare ulteriormente la manovra in sede di discussione parlamentare, c'è anche quella di una nuova accelerazione. Giuliano Cazzola (Pdl), vicepresidente della commissione Lavoro della Camera, propone per esempio di partire già nel 2012 e con aumenti di un anno ogni dodici mesi, in modo da arrivare a 65 anni nel 2016. «I risparmi di spesa sarebbero davvero notevoli», sottolinea Cazzola.

La relazione tecnica alla prima manovra stimava risparmi per 145 milioni nel 2021 «progressivamente crescenti» fino allo «0,4% del Prodotto interno lordo nel periodo 2031-2040», cioè la bellezza di 6,5 miliardi a valori attuali. La relazione tecnica alla manovra bis fa notare che a questi risparmi vanno aggiunti quelli che si realizzeranno per effetto dell'anticipo della misura: 112 milioni nel 2017, 320 milioni nel 2018, 565 milioni nel 2019, 1,2 miliardi nel 2020, 1,8 miliardi nel 2021. È chiaro che se si partisse nel 2012 questi risparmi si otterrebbero subito.

Ma non è questa l'unica ipotesi in circolazione. Ce ne sono altre che, in teoria, hanno maggiori chance di quella sulle donne, dove il no della Lega appare insormontabile. È il caso delle pensioni di anzianità. Adesso la possibilità di lasciare il lavoro in anticipo rispetto alla pensione di vecchiaia è regolata dal sistema delle «quote», fissato dalla riforma Damiano del 2007. Fino a tutto il 2012 vige quota 96, si può cioè andare in pensione di anzianità avendo 36 anni di contributi e 60 di età oppure 35 di contributi e 61 di età (per gli autonomi la quota è 97). Dal 2013 scatterà quota 97 per i lavoratori dipendenti (36+61 o 35+62) e 98 per gli autonomi. Come ha fatto notare di recente il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, la riforma Damiano fu fatta per ridurre il cosiddetto «scalone», cioè l'età di pensionamento improvvisamente aumentata dalla riforma Maroni del 2004. Un'operazione sbagliata e antistorica, secondo Sacconi. Ora, se per rimediare, si stabilisse un'accelerazione delle quote, per esempio, facendo scattare quella 97 già nel 2012, si potrebbero risparmiare all'inizio alcune centinaia di milioni e nel giro di qualche anno almeno un miliardo. Ma secondo Cazzola bisognerebbe fare ancora di più: «Arrivare in 5 anni a quota 100 e abolire la possibilità di lasciare il lavoro con 40 anni di contributi indipendentemente dall'età» (che poi, in realtà, diventano 41 con l'applicazione della cosiddetta finestra mobile). Probabilmente non si arriverà a tanto, ma l'anticipo di quota 97 non è da escludere.

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http://www.corriere.it/economia/11_agosto_20/donne-anzianita-e-contributi-le-ipotesi-per-rafforzare-la-manovra-enrico-marro_a93a8f88-caf7-11e0-b86a-917f0100247d.shtml

Orari liberi per i negozi e accesso alle professioni: i nuovi stop ai vincoli

Sui taxi si cambia, niente numero chiuso. La «vacatio legis» sull'acqua e la svolta per tabaccai e farmacie

ROMA - Negozi in città aperti anche di domenica, a Ferragosto o Natale: l'ultima manovra estende la sperimentazione prevista in quella di luglio che era limitata alle località turistiche e alle città d'arte. Via alla liberalizzazione dei servizi pubblici, con le Regioni e gli enti locali chiamati entro un anno ad adeguare i propri statuti alla libera concorrenza. E se le lenzuolate di Bersani avevano incontrato delle resistenze, il decreto prevede una spinta: l'adeguamento di Comuni, Province e Regioni «costituisce elemento di valutazione della virtuosità degli enti» in base al «nuovo patto di stabilità interno». Addio anche - almeno sulla carta - al numero chiuso per tabaccai, edicole, farmacie, taxi e per tutte le attività contingentate in base al bacino di utenza. Nella manovra di Ferragosto è espresso un principio di liberalizzazioni tout-court: «L'iniziativa e l'attività economica privata sono libere ed è permesso tutto ciò che non è espressamente vietato dalla legge». Una mossa che divide. «La norma serve al governo per avere il titolo "liberalizzazioni" nella manovra perché glielo chiedeva l'Europa. In realtà colpendo tutto non colpisce nessuno, perché il governo non ha interesse a toccare determinati settori», attacca Antonio Lirosi, che è stato il primo «Mister Prezzi» e oggi è responsabile diritti dei consumatori del Pd. Bisogna fare delle distinzioni, ribatte Stefano Saglia, sottosegretario allo Sviluppo: «Solo trasporti, ambiente e servizio idrico» sono direttamente liberalizzati. Anche l'acqua, dopo il referendum? «Per come è stato propagandato il referendum si chiedeva di scegliere: acqua pubblica sì o no. In realtà - risponde Saglia - abrogando l'articolo 23 bis si è creata una vacatio legis . Ma c'è confusione, liberalizzare non vuol dire cedere ai privati». Ecco cosa prevede la manovra:

Licenze, addio alle restrizioni Entro dicembre vanno «abrogate le restrizioni in materia di accesso ed esercizio delle attività economiche». Dunque le licenze non avranno più vincoli per «area geografica, popolazione e criteri di fabbisogno»: ci potrebbero essere due farmacie o due tabaccherie nella stessa strada e nessuna nelle periferie poco appetibili commercialmente; via i divieti di esercizio di una attività economica al di fuori di una certa area geografica e le imposizioni di distanze minime tra le localizzazioni delle sedi deputate. «Singole attività economiche possono essere escluse» con decreto del presidente del Consiglio. Ma così come è scritta la manovra bis, l'interpretazione è quella di una liberalizzazione omnibus. «Sì, ma questo non significa che sia politicamente percorribile», chiarisce Saglia: ci sono da bilanciare gli interessi delle categorie interessate e la norma si deve armonizzare con le competenze delle Regioni e dei Comuni. Infatti, «la fase successiva sarà un regolamento e il passaggio in Conferenza Stato-Regioni e in quel contesto andranno valutati i settori di intervento».

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Metà dei Parlamentari ha il doppio incarico e diserta l'Aula

Meno di tremila euro al mese e il doppio lavoro si conserva. Salvi i 6 con due incarichi pubblici

Più che una norma ben scritta e prima ancora pensata, l'articolo 13 del decreto legge sulla manovra aggiuntiva entrato in vigore il 13 agosto, sembra una grida manzoniana, «una grida fresca» che «son quelle che fanno più paura», come commentava Azzeccagarbugli nel terzo capitolo dei Promessi Sposi . Ma che poi alla fine hanno poco effetto.

Il decreto prevede che, per deputati e senatori che svolgano attività che fruttino loro un reddito pari o superiore al 15 per cento dell'indennità della carica parlamentare, essa venga dimezzata. Alla Camera attualmente corrisponde a 5.486,58 euro netti (cui vanno aggiunti i rimborsi forfettari per le spese telefoniche, di viaggio e per i collaboratori, che costituiscono gran parte dello «stipendio», che arriva a 14 mila euro netti per un qualsiasi peone, ma è molto di più per un presidente di commissione o un segretario d'aula o chiunque abbia un altro incarico interno).

Un «biglietto da visita» In altre parole un deputato o un senatore che abbia un'attività professionale dovrà rinunciare solo a 2.700 euro netti al mese. A fronte di fatturati di molte decine o centinaia di migliaia, se non di milioni di euro. Sacrificando meno di 35 mila euro l'anno (2.700 per 12 mesi), insomma, un avvocato potrà utilizzare il brand «CD» (Camera dei Deputati) o «S» (Senato) con tutti i risvolti positivi che ciò comporta, a cominciare dal fatto che il marchio - cosa ben nota - funziona da moltiplicatore di parcelle. Adesso è semplicemente un biglietto da visita che costerà un po' di più. Ma che paradossalmente mette il deputato (speriamo non definitivamente) al riparo dal dover rispondere di piccoli e grandi conflitti di interesse tra la sua attività professionale e la sua attività legislativa. Come poi possa apparire l'articolo 13 una grida manzoniana è presto detto. Al di la del «quanto», è la logica che non torna, perché diciamo così, inverte «l'onore» della prestazione lavorativa. Un esempio opposto viene dal mondo accademico (che pure da sempre ha attirato critiche per la scarsa efficienza): i dottori di ricerca non possono svolgere una seconda attività che superi della metà l'importo della loro borsa. E non il contrario. Cioè si pretende che si svolga innanzitutto il lavoro per cui si è «stipendiati» e poi, se avanza del tempo, si permette una quota residuale di lavoro «autonomo».

Che la situazione non stia in piedi, se ne deve essere reso conto anche l'estensore materiale del prescritto dimezzamento dell'indennità, perché l'articolo 13 afferma che si prende questo provvedimento «in attesa della revisione costituzionale concernente la riduzione del numero dei parlamentari e della rideterminazione del trattamento economico omnicomprensivo attualmente corrisposto...». Una premessa che la dice lunga su come vanno le cose.

Metà del Parlamento ha un doppio lavoro

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http://www.corriere.it/economia/11_agosto_20/meno-di-tremila-euro-al-mese-e-il-doppio-lavoro-si-conserva-m-antonietta-calabro_1d935112-caf8-11e0-b86a-917f0100247d.shtml?fr=box_primopiano

Israele-Egitto: cresce tensione

(ANSA) - GERUSALEMME - Israele sta verificando le notizie giunte in nottata sul richiamo in patria dell' ambasciatore dell'Egitto in Israele. Lo ha riferito radio Gerusalemme. Secondo l'emittente, sono gia' in corso consultazioni ad alto livello. All'origine della mossa egiziana vi e' l'uccisione di alcuni agenti egiziani da parte del fuoco israeliano in seguito al blitz terroristico condotto giovedi' a nord di Eilat (Mar Rosso) da un commando palestinese proveniente - per Israele - dal Sinai egiziano.

Gaza:raid Israele,14 morti in due giorni

(ANSA) - GAZA - Quattordici palestinesi hanno perso la vita a Gaza nel corso di una ventina di raid aerei israeliani condotti in seguito all'attacco di giovedi' nel Neghev, a nord di Eilat. Lo affermano fonti locali. In seguito a questi attacchi il braccio armato di Hamas ha detto di non sentirsi piu' vincolato da una tacita tregua con Israele che era in vigore da due anni e mezzo. Nei raid delle ultime ore e' rimasto ucciso anche un responsabile del braccio armato della Jihad islamica.

Le Belle Teorie.

Tagli o non tagli?

Escalation in M.O., missili su Israele e raid a Gaza. Hamas denuncia fine della tregua

Gerusalemme, 20 ago. (Adnkronos) - Continua l'escalation della tensione fra Israele e la Striscia di Gaza, dopo l'attacco terroristico di giovedì vicino ad Eilat.

Numerosi razzi sono stati sparati questa mattina contro Israele dopo che il braccio armato di Hamas, le Brigate Izz al Din al Qassam, ha dichiarato la cessazione dell'armistizio con Israele. Tre persone sono rimaste ferite ad Ashdod: si tratta di tre palestinesi, immigrati illegalmente, che lavoravano nell'area industriale. Fra loro vi sarebbero feriti gravi.

Le forze israeliane hanno intanto condotto altri raid aerei su Gaza nella notte. Un portavoce militare ha riferito che nel sud della Striscia sono stati colpiti due tunnel per passare in Egitto e un'officina per la produzione di armi, mentre a nord è stato preso di mira un centro terrorista.

La Chiesa si tiene tre miliardi di euro. Tutti i privilegi che la manovra non toccherà

Mauro Favale su Repubblica ci fornisce un numero interessante: esenzioni di Ires e Ici e 8 per mille gonfiato, tutto quello che la Chiesa oggi si porta a casa grazie alle varie prebende dello Stato italiano, e che la manovra non toccherà. Nelle stime più ottimistiche, tutto ciò vale 3 miliardi di euro:

Secondo i calcoli dell’Anci, il mancato gettito da Ici da parte di strutture legate alla Chiesa è di 400 milioni di euro. Una cifra alla quale andrebbe aggiunta un’area di sommerso non ancora stimata. Uno studio di qualche anno fa (condotto dal “Gruppo religiosi ed ecclesiastici”), ha stimato il patrimonio immobiliare della Santa Sede nel 20% dell’intero patrimonio immobiliare italiano. Seppure manca l’ufficialità, qualche cifra c’è: tra le proprietà della Chiesa (circa 100mila immobili) ci sarebbero 8.779 scuole, 4.712 centri legati al settore della sanità (entrambe attività in concorrenza con pubblico e privati) e 26.300 strutture ecclesiastiche.

Si procede per stime, insomma:
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Lo Stato in saldo: vendesi caserme e uffici

Acquisto tramite Fintecna che poi rivenderebbe sul mercato: le ipotesi dell’agenzia delle entrate

Non esattamente una partita di giro, ma quasi. Lo Stato sarebbe pronto a raschiare il fondo del barile, ovvero alienare uffici pubblici e caserme facendole acquistare alla Fintecna (l’ex “gloriosa” Iri), allo scopo di fare cassa. Con l’azienda pubblica che anticiperebbe la liquidità, secondo quanto scrive Mario Sensini sul Corriere della Sera:

Le indiscrezioni trapelate dalle agenzie parlano della vendita degli uffici pubblici e delle caserme (che per inciso è già in corso), con il coinvolgimento di Fintecna, che potrebbe acquistare gli immobili anticipando la liquidità allo Stato. Un meccanismo già sperimentato in passato con le cartolarizzazioni, ma che non si è dimostrato granché efficace. L’accelerazione delle dismissioni (ieri il deputato pdl Giorgio Jannone ha anche proposto la cessione di parte delle riserve auree della Banca d’Italia) resta comunque sul tavolo. Citata dal capogruppo del Pdl, Fabrizio Cicchitto, in una lettera a Il Giornale, come possibile tema di confronto nella maggioranza.

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http://www.giornalettismo.com/archives/140101/lo-stato-in-saldo-vendesi-caserme-e-uffici/

Due milioni a rischio mobilità Via al valzer degli statali

La manovra-bis prevede il trasferimento per esigenze tecniche e organizzative

RAFFAELLO MASCI

ROMA Ve lo diciamo in burocratese, abbiate pazienza: «I dipendenti delle amministrazioni pubbliche, esclusi i magistrati, su richiesta del datore di lavoro, sono tenuti ad effettuare la prestazione in luogo di lavoro e sede diversi, sulla base di motivate esigenze, tecniche e organizzative» (articolo 1 della manovra all’attenzione del Senato, comma 29). Se avete capito qualcosa, avete capito bene: d’ora in avanti i dipendenti pubblici potranno essere trasferiti dove servono (sia pur in ambito regionale) sennò, tanti saluti. La norma non si applica solo ad alcune categorie che hanno già una regolamentazione della mobilità in atto (scuola, forze dell’ordine, università). Sintesi: su 3 milioni e mezzo di dipendenti pubblici, 2 milioni e 100 mila debbono stare sul chi vive. La cosa, peraltro, avviene nel momento in cui quasi duemila comuni e 30 province (nulla è più incerto di questi numeri fluttuanti) chiudono baracca e lasciano «in mobilità» circa 25-30 mila dipendenti. Dunque c’è da attendersi un inedito giro di valzer? Per avere la risposta ci siamo rivolti al segretario della Cgil Funzione pubblica, Michele Gentile, non come sindacalista ma come grande esperto di burocrazia pesante, in grado di fare l’esegesi di un testo legislativo oscuro per i più. Mobilità «Il senso è - sintetizza Gentile, in romanesco - ‘ndo me servi te metto». La possibilità di trasferire pubblici dipendenti esiste da sempre ma era, in genere, oggetto di contrattazione sindacale o con il singolo. Ora la norma si fa perentoria e riguarda tutti (con le eccezioni di cui sopra). Certo, si fa tutto d’accordo con il sindacato ma, «nelle more della contrattazione» dice sempre la legge, valgono le esigenze delle varie amministrazioni. E poiché il prossimo contratto - ammesso che affronti e deliberi su questa materia - si farà nel 2015, da qui ad allora i dipendenti possono essere spostati dove serve, nell’ambito della regione. Con buona pace di chi storce il naso.

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http://www3.lastampa.it/politica/sezioni/articolo/lstp/416299/