Divulgo quello che ... non tutti dicono ... / Perchè il male trionfi è sufficiente che i buoni rinuncino all'azione. (Edmund Burke)
mercoledì 24 agosto 2011
IRLANDA - Droghe e Dpa. Radicali: ma chi legge le cose di Giovanardi?
Padova, ozono e polveri sottili, la salute dei padovani sotto attacco tutto l’anno da una politica ambientale inadeguata
"Sgravi Ici alla Chiesa controllare caso per caso"
Manovra, il Pd chiede una verifica: tassare quegli immobili che hanno scopi commerciali. Bersani: "Ci sono cose che vanno registrate". Donini: "Concordo col segretario". I radicali: "Opportune le proposte dell'assessore Malagoli"
di SILVIA BIGNAMIÈ bufera politica sull'ipotesi di togliere l'esenzione l'Ici sugli immobili della Chiesa. Il segretario nazionale Pd Pierluigi Bersani, pur tenendo fermo il principio per cui "vanno tassate solo le proprietà commerciali della Chiesa", precisa che "bisogna comunque verificare le casistiche, cioè controllare i singoli casi concreti. Ci sono cose che vanno registrate e credo che gli enti ecclesiastici siano d'accordo". In pratica, dice il leader Democratico, bisogna andare a vedere volta per volta se gli immobili "esentati" dal pagamento dell'Ici abbiano effettivamente uno scopo sociale, come prescrive la legge. "Sono perfettamente d'accordo con Bersani" dice il segretario del Pd bolognese Raffaele Donini. L'assessore alla Casa Riccardo Malagoli, Sel, è stato il primo ad aprire alla possibilità di rivedere le esenzioni Ici alla Curia: "In un momento di crisi tutti devono contribuire. Non vedo perché non far pagare l'Ici anche sugli ospedali o sulle scuole della Chiesa, anche se hanno un valore sociale". Una posizione condivisa anche dalla segretaria dei vendoliani Cathy La Torre: "I sacrifici sono tali per tutti. E la Chiesa non può fare differenza. Gli istituti commerciali cattolici come alberghi, scuole, ospedali, strutture sportive devono contribuire al versamento dell'Ici
e concorrere nell'aiutare gli enti locali". Su questa linea anche l'Italia dei Valori, con l'assessore al Commercio Nadia Monti che si dice d'accordo con Malagoli: "In un momento di crisi le esenzioni Ici della Chiesa vanno tolte". E il consigliere provinciale dipietrista Paolo Nanni va all'attacco anche sull'esenzione della Curia dal pagamento della tassa sui passi carrai, decisa da Palazzo Malvezzi: "La Provincia rimetta la Cosap anche sugli enti religiosi. Non è stato giusto toglierla".Supertassa, salirà la soglia dei 90mila euro di reddito
Si ipotizza di elevare a 100mila euro la soglia oltre la quale si dovrà pagare il contributo di solidarietà. Ancora stallo sulla riforma delle pensioni
Giulio Tremonti
Bank of America ai minimi storici ancora guai dalla bolla immobiliare
Sgarbi: “Voglio mia figlia in convento”
Incredibili dichiarazioni del critico in una trasmissione radio
“Faro’ il padre solo perche’ lo ha deciso il giudice, lo faro’ ma non mi imponga l’esame del Dna: non lo farò mai. Se vogliono riesumino il cadevere del padre e facciano il test del dna a lui disconoscendo prima la sua di paternita’.” Vittorio Sgarbicommenta cosi’ a Radio 24 nel programma La Zanzara la notizia che la Corte d’Appello di Ancona lo riconosce padre di una ragazzina di 12 anni.
La Rai spende 500mila euro per il nuovo studio di Bruno Vespa
La Rai parte con la programmazione autunnale. E sembra un deserto
Da una parte c’è La7 che, sfumato Santoro, si muove comunque per cercare nuove soluzioni e diventare la televisione dell’informazione. Dall’altra c’è la Rai, che a tutt’oggi sembra sempre più immobile. Carlo Tecce sul Fatto Quotidiano analizza i palinsesti di Viale Mazzini e racconta una tv di Stato sempre più in disuso. Anche se quando c’è da spendere qualcosa lo fa volentieri. Ecco il dettaglio:
Il viaggio tra i tre canali generalisti è breve. A Rai1 attendono un’indicazione di Giuliano Ferrara per riprendere Qui Radio Londra, l’editor iale quotidiano dal lunedì al venerdì. Porta a Porta debutta l’11 settembre per uno speciale con collegamenti dagli Stati Uniti. Pur confermando poltrone e porte bianche, compreso il “din don”, Vespa ha ordinato l’arrendamento e le strutture più moderne: 500mila euro, così. La discesa del programma è cominciata con il rientro di Silvio Berlusconi a palazzo Chigi, in cinque anni ha perso 6,1 punti di share e 150mila spettatori: la stagione 2010/11 ha registrato una media del 15,41% di share e un pubblico di 1,6 milioni.
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Enel Green Power: le rinnovabili colonizzano il sud del mondo
I recenti successi del colosso italiano sul mercato brasiliano e quanto viene taciuto sulle conseguenze dell’industria dell’energia pulita
Le rinnovabili sono il business del futuro. Le fonti fossili diminuiscono e aumentano di prezzo, le energie pulite sono un forte collettore di incentivi e soprattutto, oltre a “ripulire” il pianeta, lavano anche l’immagine oscura delle grandi compagnie energetiche.
LE OMBRE DELL’INDUSTRIA VERDE – Questo fenomeno, l’ormai famigerato greenwashing, è ormai prassi comune tra tutte le maggiori realtà industriali: dai produttori agricoli, alle cooperative, fino ai colossi dell’energia come, per esempio, Enel. Ed è proprio il ramo verde della grande impresa, Enel Green Power, che oggi trova terreno fertile in America Latina, una delle zone del globo preferite dai produttori di energia. Questi paesi, insieme con quelli africani, rappresentano una miniera d’oro per i produttori. Innanzitutto, gli investimenti esteri sono incentivati, e in molti casi (perlopiù in Africa) la terra che le imprese estere sfruttano è, dal punto di vista legale, “di nessuno”, e quindi può essere occupata a costo zero.
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I milionari francesi: “Sarkozy, tassaci!”
Un appello sul Nouvel Observateur per chiedere un aumento delle imposte
Sedici imprenditori e finanzieri francesi hanno pubblicato un appello sul Nouvel Observateur per chiedere a Nicholas Sarkozy di aumentare loro le tasse. Ne parla Anais Ginori su Repubblica:
Proprio a questo prelievo straordinario si riferiscono i milionari francesi.Tra i firmatari, c’è l’ereditiera dell’impero L’Oréal, Liliane Bettencourt, i vertici della Total, Cristophe de Margerie e di Société Genérale, Frédéric Oudéa, il presidente di Air France, lean-Cyril Spinetta. La sorprendente iniziativa sembra fatta apposta per accelerare le decisioni del governo. Proprio oggi l’esecutivo di Parigi dovrebbe annunciare i dettagli della manovra 2012 con risparmi previsti fino a 10 miliardi per evitare alla Francia il rischio della retrocessione dalla Tripla A da parte delle agenzie di rating. Oltre ai tagli su vari capitoli di spesa e alla cancellazione di alcune agevolazioni fiscali, il presidente Nicolas Sarkozy ha chiesto di studiare una «eurotassa» di solidarietà sul modello italiano ma, secondo le prime indiscrezioni, su un base di reddito più alta di quella scelta da Roma.
De Magistris-Alemanno, sfida di stipendi Il sindaco di Napoli: «4200 euro». Il collega:«Io 5.000»
| La platea di Cortina-Incontra (Ansa) |
I RIFIUTI DI NAPOLI - Uno dei temi di discussione è stato naturalmente il problema rifiuti, da cui Napoli sta faticosamente riemergendo. «Trasportare i rifiuti via nave in città del Nord Europa costerà 25 euro a tonnellata in meno rispetto a quanto si sarebbe speso nel connferirli nella discarica di Giuliano, che è a 5 km da Napoli», ha detto de Magistris. «Questo - ha spiegato - a conferma degli interessi criminali che si muovono dentro questo settore». Poi una stoccata al predecessore Rosa Russo Iervolino: «Per almeno tre anni la città non è stata male amministrata, non è stata amministrata per niente. Quando siamo arrivati a Palazzo dei Baroni, tre mesi fa, non funzionavano nemmeno le penne».
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Siria: sanzioni Onu contro 20 persone
Libia: Chavez, governo Gheddafi unico legittimo
Libia: Chavez, governo Gheddafi unico legittimo
Roma, altri 8 bambini contagiati dalla Tbc al Gemelli. Fine test entro venerdì
martedì 23 agosto 2011
Altri allori per il siciliano Scilipoti. Dopo i favori del premier, quelli della destra missina, che lo vuole alla testa contro “negri, froci e comuni
Dopo avere incassato in brevissimo tempo i favori di Bossi ("meglio lui che la Montalcini") e della massima carica di governo del Paese, il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, Domenico Scilipoti si è guadagnato, senza colpo ferire, anche i favori degli esponenti dell’estremismo di destra, che fa capo a Gaetano Saya, presidente del Partito nazionalista e della moglie, Maria Antonietta Cannizzaro, presidente del Msi.
Silvio Berlusconi ha scritto una introduzione al libro dedicato alle sue gesta in Parlamento e ne ha illustrato in modo entusiastico le qualità, le virtù e la genialità. Gaetano Saya e Maria Antonietta Cannizzaro lo vorrebbero alla testa dei loro movimenti e lo corteggiano perché presenzi alle loro iniziative politiche, vedendo in lui una guida ideale.
Cose mai accadute nella storia della Repubblica. Uomo politico e parlamentare: Scilipoti è deputato nazionale e capo “spirituale” del Gruppo dei responsabili, che hanno regalato al governo in carica il lasciapassare per la permanenza, votando contro la mozione di sfiducia presentata dalle opposizioni e dai finiani.
Maria Antonietta Cannizzaro ha annunciato che si recherà a Roma il 16 settembre per una riunione con Scilipoti e il suo movimento. “Tra non molto”, avverte la signora Saya, “ci sarà una rivoluzione perché la gente non ne può proprio più”. E a chi sospetta qualcosa di grosso, spiega, senza timori: “Un colpo di Stato? Se viene, perché no?” Che cosa regali a Scilipoti tanta fiducia da parte della presidente “rivoluzionaria” del Msi, è un mistero, dal momento che il deputato siciliano ha garantito con le sue scelte politiche, e quelle dei suoi collegi Responsabili, la permanenza del governo in carica e, quindi, del sistema, così come esso è.
Quando Gaetano Saya propose a Scilipoti di presiedere il suo Partito nazionalista, il destinatario, rispose di sentirsi gratificato di tanta attenzione e giudicò la nomina “meritevole di opportune considerazioni ed approfondimenti”. Scilipoti ha considerato e approfondito sufficientemente, al punto da dare una risposta definitiva ad Maria Antonietta Cannizzaro il 16 settembre? Non é ancora possibile anticipare alcunché, perciò c’e’ tanta attesa sull’incontro.
Dai tagli alla politica alle liberalizzazioni, ecco la 'contromanovra' del Pd in 10 punti
Parolisi resta in carcere: “inconfessabili segreti di caserma” tra i possibili moventi
ROMA - Il tribunale del Riesame dell'Aquila ha respinto l'istanza di scarcerazione di Salvatore Parolisi. Il caporal maggiore dell'esercito era stato arrestato il 20 luglio scorso perché ritenuto l'assassino della giovane moglie Melania Rea, scomparsa il 18 aprile da Folignano (Ascoli Piceno), dove vivevano, e trovata morta, uccisa con 32 coltellate, il 20 aprile in un boschetto di Ripe di Civitella del Tronto (Teramo). «Il quadro indiziario è rimasto immutato, nonostante quanto sostenuto dalla difesa»: questo il motivo che ha indotto il tribunale del Riesame a respingere l'istanza di scarcerazione, secondo quanto ha detto il presidente Giuseppe Romano Gargarella. «Seppure manchi una prova diretta che comprovi la responsabilità dell'indagato, dall'insieme degli elementi emersi nelle indagini preliminari emerge un quadro che indica necessariamente Parolisi come autore dell'omicidio della moglie». Ma il Tribunale del riesame - Giuseppe Romano Gargarella (presidente), Bianca Maria Serafini e Anna Maria Tracanna - dopo aver ascoltato le deposizioni spontanee e i difensori, e dopo avere studiato l'articolata memoria difensiva, non si sono convinti della sua estranità. Anzi. In 23 pagine evidenziano «contraddizioni e falsità» di Parolisi; non credono alla sua versione sulla scomparsa di Melania a Colle San Marco il 18 aprile: «Ciò che ha riferito - scrivono - è stato smentito dalle complete indagini dalla polizia giudiziaria»; e dedicano spazio anche ai possibili moventi: quello sentimentale - cioè la relazione extraconiugale con Ludovica - e quello di «inconfessabili segreti relativi alla caserma». I giudici ritengo che la relazione con l'ex allieva possa avere determinato «lo stato di tensione interna che sarebbe deflagrato nell'episodio delittuoso» perchè Parolisi si è trovato in «una situazione in cui non intravedeva una razionale via d'uscita». Questo «stato psicologico avrebbe potuto indurlo all'omicidio, che sarebbe potuto essere o di carattere inconsulto ed estemporaneo, o caratterizzato invece da un minimo di premeditazione nell'agire (il collegio propende per la prima ipotesi)». Il Tribunale analizza anche le ipotesi del Gip di Teramo, Giovanni Cirillo: «È pur vero, come evidenzia il Gip, che vi sono elementi che potrebbero far pensare a una situazione sottesa alla caserma, che potrebbero avere indotto il Parolisi stesso a sopprimere la moglie per evitare che potesse fare rivelazioni pericolosissime per sè e per altri».
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http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=160507&sez=HOME_INITALIA
Rete in fermento contro il Vaticano SpA
C’è un notevole fermento in Rete riguardol’esenzione del Vaticano da qualunque partecipazione ai sacrifici imposti a tutta Italia dalla manovra economica che deve fermare una crisi finanziaria e produttiva finora negata e non governata.
Sono anni che insisto nel denunciare la profonda anomalia italiana, che mette in mora la democrazia, determinata dalla presenza di una potente organizzazione, legatissima al territorio e alle classi subalterne, che con imponenti risorse economiche offre alle destre i voti che è in grado di orientare in ogni elezione politica o amministrativa.
Questa organizzazione, strutturata come un partito, riceve attraverso l’8 per mille un contributo annuo di un miliardo di euro, che corrisponde a 5 volte l’entità della cifra messa a disposizione ogni anno per il finanziamento pubblico di tutti i partiti presenti in Parlamento.
A questo bisogna aggiungere circa due miliardi di euro di mancati introiti fiscali per lo Stato italiano per le attività economiche gestite dalla Chiesa (immobili, alberghi), i contributi statali alle scuole cattoliche, alla editoria cattolica, le convenzioni con strutture sanitarie private gestite dal Vaticano, e altri mille rivoli di finanziamenti minori.
Solo senza questo fiume di pubblico denaro si potrebbe parlare di libera Chiesa in libero Stato, dove lo stato laico e repubblicano non è tenuto ad alcun tipo di Concordato con
Il drammatico è che questa situazione viene tollerata da tutti i partiti politici, eccettuata la pattuglia radicale, che però è nelle secche dello zero virgola per cento.
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La Russia chiude i rubinetti del petrolio alla Mongolia. A quando il turno dell’Europa?
La Russia, più che un Paese, è un vero e proprio continente, nonché una fonte consistente di materie prime per i Paesi limitrofi. Ma la dipendenza energetica dal colosso eurasiatico può mettere questi ultimi in serie difficoltà. Ne sa qualcosa la Mongolia, che importa da Mosca il 90% del petrolio che consuma.
In maggio una temporanea carenza domestica (almeno questa era la ragione ufficiale) ha indotto a ridurre le proprie forniture ad Ulan Bator, provocando l'aumento dei dazi all'esportazione del 40%. La Mongolia si è così vista costretta a razionare il carburante. Non pochi osservatori, però sospettano che la decisione del Cremlino sia stata studiata a tavolino per esortare il governo mongolo ad una maggiore acquiescenza nei confronti del gigante russo.
Come è noto, la Mongolia è inserita tra la Russia a nord e la Cina a sud: l'economia, la politica estera e la difesa della terra che fu di Gengis Khan sono direttamente influenzati da loro. Durante la Guerra Fredda il legame più saldo era chiaramente con la prima. Mongolia e Russia, che condividono 3500 km di confine, avevano forgiato una stretta relazione bilaterale. Dopo la dissoluzione dell'Urss i rapporti tra i due Paesi si sono diradati, l'interscambio commerciale è diminuito dell'80% e Ulan Bator si è avvicinata sempre di più alla Cina. Tuttavia, la Russia ha cercato di ripristinare la vecchia alleanza, allo scopo di rafforzare la sua posizione in Asia e contrastare l'influenza della Cina. Nel 2000, l'allora presidente russo Vladimir Putin si è così recato in visita ufficiale in Mongolia (la prima di un capo di Stato russo dai tempi di Breznev), firmando un importante trattato bilaterale. Da allora la Russia ha abbassato i prezzi delle esportazioni di petrolio in Mongolia e ha rilanciato il commercio transfrontaliero. Inoltre, il governo russo ha quasi azzerato il debito vantato verso Ulan Bator, e più di recente ha sottoscritto un accordo per la costruzione di un oleodotto diretto in Cina attraverso la Mongolia. Ciononostante, è facile comprendere come il rapporto tra i due Paesi sia tutt'altro che equilibrato.
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Eurobond, la proposta Prodi-Quadrio Curzio
Sul Sole di oggi la proposta dell’ex premier e dell’economista docente della Cattolica su una struttura emittente gli eurobond, e sul sistema di garanzie ad essi sottostante. C’è molto Meccano (e molto Lego), una omissione capitale (nel senso di fondamentale) ed un assai scarso realismo. Vediamo perché.
Tralasciando l’excursus storico sugli ipotetici precursori degli eurobond, la proposta Prodi-Quadrio Curzio (d’ora in avanti PQC) prevede la creazione di un ente emittente, il Fondo finanziario europeo (Ffe), con capitale sottoscritto in proporzione delle quote dei singoli paesi al capitale della Bce. Il capitale del Ffe dovrebbe essere rappresentato dalle riserve auree del Sistema Europeo delle Banche Centrali (SEBC). E già qui sorgono problemi, perché servirebbero enormi modifiche ai trattati europei, che tuttavia serviranno comunque, se e quando si deciderà di creare una unione politico-fiscale e non solo monetaria.
Ma c’è dell’altro: per rafforzare la base di garanzia del Ffe, PQC propongono di aggiungere all’oro anche
«obbligazioni e azioni stimate a valori reali e non a prezzi di mercato sviliti»
Premesso che è perlomeno bizzarro mettere titoli di debito a garanzia di altro debito, teniamo per buono il conferimento di azioni. Nel caso italiano, secondo i proponenti, occorrerebbe conferire anche azioni di società controllate dal Tesoro (Enel, Eni, Finmeccanica). E qui sorge un altro problema.
In primo luogo, non è per nulla chiaro che significa “a valori reali e non a prezzi di mercato sviliti”. I prezzi di mercato rappresentano il valore attuale dei flussi di reddito futuri attesi, scontati ad un tasso che tiene conto della rischiosità del business. E’ ovvio che, in condizioni di mercato turbolente, i prezzi tendono ad andare inovershooting, allontanandosi da un dato valore di “equilibrio”, che peraltro non è determinabile se non ex-post. Ma è singolare questa asimmetria di giudizio: quando siamo in bolla ed i prezzi salgono in modo forsennato, va tutto bene. Quando i mercati scendono, si tratta di uno “svilimento” del “valore intrinseco” delle società. A parte ciò, voi ce la vedete, la Francia (o qualsiasi altro stato nazionale) conferire ad un fondo sovranazionale i pacchetti di controllo di propri “campioni nazionali”, oppure il simbolo dello stato-nazione per antonomasia, l’oro? E’ più facile che ghiacci l’inferno.
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