mercoledì 31 agosto 2011

Francia, «educazione morale» presto sarà materia scolastica

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Matematica, storia, geografia. E da quest'anno anche «educazione morale»: al rientro sui banchi di scuola, infatti, gli alunni delle elementari francesi potrebbero ritrovarsi in programma la nuova materia. Ad annunciarlo lo stesso ministro francese dell'Educazione, Luc Chatel, in un'intervista pubblicata su Le Parisien, nella quale annuncia una circolare imminente per mettere tutto nero su bianco. «Farò tornare la morale a scuola», ha spiegato il ministro, che non ha celato le sue critiche in merito alla decisione di eliminare l'educazione civica dalle scuole dopo il '68, al punto da annunciare un suo possibile reintegro. «Non per forza tutte le mattine» ha proseguito Chatel in riferimento alle lezioni di morale, «ma il più regolarmente possibile, l'insegnante dedicherà qualche minuto a un piccolo dibattito filosofico, e uno scambio sulla morale». Il ministro, da parte sua, ha già pronto un elenco di temi: da un dibattito sul «coraggio» a uno sul «rispetto delle regole» oppure, ancora, sul «diritto alla riservatezza».

Tripoli ha sete, forze Gheddafi tagliano acqua

Tripoli ha sete, forze Gheddafi tagliano acqua
TRIPOLI - Due terzi dei rifornimenti idrici destinati a Tripoli sono stati 'tagliati' dalle forze fedeli a Gheddafi a Sirte. Lo dice un rapporto dell'Echo, il Servizio per gli aiuti umanitari e per la protezione civile dell'Ue. Secondo un portavoce del Cnt degli insorti, una stazione di rifornimento dell'acqua destinata appunto a Tripoli, che si trova nei pressi del villaggio di Sahba - rimasto fedele al colonnello - e' stata danneggiata, e non puo' essere raggiunta per le riparazioni.

Siria: Onu, scontro tra Russia e occidentali su sanzioni

Siria: Onu, scontro tra Russia e occidentali su sanzioni

NEWYORK - È scontro aperto tra la Russia e i paesi occidentali al Consiglio di Sicurezza dell'Onu. Gli Stati Uniti e i loro alleati chiedono sanzioni contro la Siria, per cio' che a loro avviso sarebbe "la repressione delle proteste". Mosca si oppone alle misure e ha introdotto una bozza di risoluzione che chiede semplicemente a Damasco di accelerare le riforme. Il testo di Mosca è stato presentato come un'alternativa all'iniziativa dei Paesi europei in Consiglio (Gran Bretagna, Francia, Germania e Portogallo), appoggiati dagli Stati Uniti. La loro bozza include una cosiddetta "lista nera" che elenca esponenti di Damasco, cui sarebbe impedito di viaggiare e cui verrebbero congelati i conti in banca. La Russia afferma di aver finalizzato per prima il testo che non contiene sanzioni. Entrambe le bozze, poi, rischiano di essere fermate da una serie di veti incrociati.

De Magistris contro Beppe Grillo e Di Pietro

Nel suo libro il sindaco di Napoli ne ha un po’ per tutti

“Di lotta e di governo” è il libro che Luigi De Magistris, attuale sindaco di Napoli, ha vergato insieme al re delle interviste Claudio Sabelli Fioretti. Paola Zanca sul Fatto pubblica una sintesi delle affermazioni più interessanti dell’ex magistrato, tra cui queste su Beppe Grillo, Di Pietro e l’Italia dei Valori:

Il “nemico” Grillo

BEPPE a un certo punto ha deciso di entrare anche lui nella competizione politica (…). E così adesso mi vede come il suo principale competitore e mi attacca (…). Beppe ha un po’ sclerato (…). Io mi ero legato affettivamente a Beppe Grillo, ma la politica mette a rischio anche le amicizie (…) Io cerco di avere un’impronta costruttiva. Lui no”. “GRILLO alla fine lo accettano perché è un comico. E poi si pone nell’ottica di antisistema, usa delle modalità che non impensieriscono i poteri forti”.

Di Pietro e il partito

“OGGI l’Italia dei Valori è rappresentata da me e da Antonio Di Pietro. Prima c’era solo lui. Quindi da questo punto di vista Tonino ha fatto una grande operazione, non solo elettorale. Ha innalzato la qualità della classe dirigente del suo par tito”. “IO REGGO meglio la provocazione. Sono abituato a combattere da solo. Antonio anticipa l’avversario. Alza il tono della voce, cerca di evitare che l’altro parli. Io invece voglio sempre tentare di ragionare”. “SE FOSSI stato al posto di Di Pietro, il giorno dopo la vittoria alle europee, avrei proposto a me la carica di vice suo. Sarebbe stata una mossa intelligente” “A VOLTE sceglie persone impresentabili o modeste, che nulla hanno in comune con l’Idv (…) Bastava andare dal fruttivendolo o dal giornalaio per sapere chi era De Gregorio. L’Italia dei Valori è a un bivio: può veramente diventare un grande partito ma deve evitare questi e rro r i ”. “UN GRANDE partito non dovrebbe avere nessun nome sul simbolo (…) Di Pietro prima lo toglie e meglio è. (…) Sembra quasi che pensi che senza di lui il partito non esiste”.

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http://www.giornalettismo.com/archives/143021/de-magistris-contro-beppe-grillo-e-di-pietro/

Sbattezzarsi per non pagare la Chiesa?

In tanti paesi europei si può scegliere di non versare soldi alle organizzazioni religiose. Ecco come funziona

La crisi economica ha colpito i ceti medio bassi e scassato i conti pubblici. La rincorsa a nuovi fonti di finanziamento ha provocato varie polemiche nel nostro Paese, e i privilegi fiscali goduti dalla Chiesa cattolica sono finiti di nuovo al centro dell’opinione pubblica. Oltre all’otto per mille, le esenzioni dall’Ici e dall’Ires permettono al clero italiano una posizione di grande privilegio nella cristianità. Molti Stati vietano il finanziamento pubblico alle Chiese, mentre altri permettono quantomeno di non pagare a chi non crede. Nel mondo germanofono, grazie al cosiddetto sbattezzo, le persone possono abbandonare la confessione religiosa di appartenenza, e non pagare più la rispettiva tassa.

NIENTE LIBERTA’, SIAMO ITALIANI – Fino al Concordato del 1985 lo Stato italiano pagava direttamente lo stipendio al clero attraverso l’assegno di congrua. Questo meccanismo nasceva come ricompensa per la fine del potere temporale avvenuta tramite la breccia di Porta Pia e l’annessione di Roma all’appena nato Stato sabaudo. Ritenendo superato questo meccanismo, il governo dell’epoca si accordò con la Santa Sede per una revisione del finanziamento della Chiesa italiana basata sull’introduzione dell’otto per mille. Questa quota dell’intero gettito delle persone fisiche sarebbe stata destinanata a istituti concordatari, oppure allo stesso Stato, previa indicazione del contribuente nella sua dichiarazione dei redditi. Il problema nasce dalla mancata destinazione dell’otto per mille. La maggior parte delle persone non indicano gli enti ai quali vorrebbero far confluire la loro quota di reddito, e questa enorme somma di denaro viene ripartita in base alle percentuali delle destinazioni espresse dalla minoranza dei contribuenti. Già questo fatto evidenzia un meccanismo poco trasparente e per nulla rispettoso della libertà delle persone, che de facto premia a dismisura la Chiesa cattolica, che percepisce la quota di gran lungo più cospicua dell’otto per mille. Il clero italico gode però di ulteriori benefici, visto che molti enti sono esentati dal pagamento dell’Ici e dell’Ires, un privilegio fiscale che ha allertato le autorità europee. Senza contare i numerosi sussidi diretti o indiretti goduti da scuole, università e ospedali gestiti dalla Chiesa.

FINANZIAMENTI DELLE CHIESE ALL’ESTERO – L’otto per mille evidenzia un grave problema. Milioni di cittadani devolvono incosapevolmente una parte del loro reddito alla Chiesa cattolica, solo perché non esplicitano la loro indicazione. Un finanziamento surrettizio che praticamente esiste solo in Italia. In Europa e negli altri Paesi cristiani sono presenti sia Stati che hanno abolito qualsiasi finanziamento pubblico, sia Nazioni dove i cittadini possono veramente scegliere se finanziare o meno gli enti di culto. In Francia e Stati Uniti la rivoluzione ha abolito ogni finanziamento pubblico alle Chiese, mentre in Gran Bretagna è possibile solo un finanziamento privato su base volontario, o il reddito derivato dal patrimonio delle congregazioni religiose. In Spagna per la Chiesa cattolica sono previste varie forme di finanziamento.
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Il Financial Times sbatte Silvio in prima pagina

Sulla Bibbia della City i guai del governo del Cavaliere

In Italia è rabbia furente contro la manovra economica riscritta per la terza volta dal governo di Silvio Berlusconi: e i guai di casa nostra finiscono in prima pagina sul Financial Times. Il che non va sottovalutato, visto che il giornale finanziario è uno dei media di informazione più letti dagli operatori della finanzia internazionale: e visto che le notizie che arrivano da Roma e Milano, per come le racconta il FT, sono tutt’altro che tranquillizzanti, l’essere stati catapultati sulla prima pagina della Bibbia della City non è certo una buona notizia per le prospettive economiche dell’Italia sui mercati.

L’ITALIA NEL PANICO – Che succede nel nostro paese?

La decisione di Silvio Berlusconi di fare marcia indietro riguardo la legge finanziaria di austerità cancellando una tassa patrimoniale sui redditi più alti ha scatenato una rivolta popolare insieme a una crescente confusione sui mercati e un nuovo fronte con la Banca Centrale Europea. La mossa del governo di centrodestra arriva mentre l’Italia sperimenta una domanda minore di quanto previsto per la sua prima asta dei buoni di debito dopo l’acquisto dei bond italiani da parte della BCE. In cambio dell’acquisto, Roma aveva accettato di affrontare tagli importanti e imporre riforme strutturali.
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Manovra: il buco si amplia a 6 miliardi, pronta la fiducia

Manovra: il buco si amplia a 6 miliardi, pronta la fiducia
ROMA - La riunione di ieri ad Arcore avrà anche stabilito un accordo tra il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e il MInistro delle Riforme Umberto Bossi, ma tale accordo non si estende al resto dei partiti. La dimostrazione c'è al Senato: finora sono stati presentati 1300 emendamenti al decreto legge che contiene la manovra finanziaria; e la maggior parte sono a firma della maggioranza. Il Terzo Polo ne ha presentati meno di 100; Pd ed Idv, messi insieme, non arrivano a 300. Intanto anche la Ragioneria Generale ha verificato l'impianto delle modifiche decise e hanno calcolato che il buco potrebbe essere persino più ampio di quanto inizialmente previsto: non 4,5 miliardi, ma addirittura 6. Tanto che avanza l'idea di introdurre sin da subito l'aumento dell'Iva di un punto o di un punto e mezzo, per ottenere i 5-6 miliardi che mancano. Resta invece immutata la convinzione che i dati di Bankitalia e dell'Fmi sulla crescita italiana (valutata sotto l'1% nel 2011 e nel 2012) siano troppo pessimisti e che la crescita sarà vicina all'1,1% stabilito dal governo per il 2011 e dell'1,3% per il 2012. Resta adesso da vedere cosa farà il governo: stasera alle 18 dovrebbe essere presentato al Senato il maxiemendamento con tutte le modifiche stabilite ieri ad Arcore. Dopo di che venerdì o lunedì della settimana prossima il provvedimento dovrebbe sbarcare in aula. E qui è facile immaginare che verrà posta la fiducia, dato il delicato ed instabile equilibrio ottenuto. Un equilibrio che comunque sta destando molta rabbia nella base sia della Lega che del Pdl.

Sole 24 Ore: nuovi speciali su manovra e mercati, focus su pensioni

Milano, 31 ago - Lo SPECIALE "MANOVRA di FERRAGOSTO" analizzera' nel "DIZIONARIO della Manovra" tutte le novita' e tutte le conferme rispetto alla Manovra di Ferragosto. Focus poi sulle PENSIONI: tutto quello che bisogna sapere su cosa cambia nelle pensioni d'anzianita', accompagnato dal focus sui fondi pensione nella pagina di "Tuttorisparmio" del dorso Finanza & Mercati. Inoltre, analisi dell'impatto della manovra sul sistema delle cooperative. A seguire approfondimenti sulle norme antievasione e sul taglio ai costi della politica. Infine ultima puntata con il "Manuale anticrisi" di Fabrizio Galimberti sugli interventi, non sempre efficaci, della politica per risolvere i problemi dell'economia. Nello SPECIALE "MERCATI e RISPARMIO" focus sull'asta dei BTp con commenti e analisi e cronaca della giornata nelle Borse internazionali. Lo Speciale "Piazza Affari" sara' dedicato ai conti trimestrali delle banche italiane, mentre il "Dizionario" e la "Bussola del Risparmiatore" saranno dedicati entrambi agli ETF.

Libia: Londra scongela 1,6 mld di dollari

Londra, 31 ago. - (Adnkronos/Aki) - Il Regno Unito ha avuto il via libera della commissione Onu per le sanzioni a scongelare 1,86 miliardi di dinari libici (1,6 miliardi di dollari) da utilizzare per "aiutare a provvedere agli aiuti umanitari urgenti, riportare fiducia nel settore bancario, pagare i salari degli impiegati del settore pubblico e immettere liquidita' sul mercato". Lo ha annunciato il ministro degli Esteri britannico William Hague nella tarda serata di ieriI.

Libia: Frattini, Farnesina non sapeva della presenza dei 3 italiani

Roma, 31 ago. (Adnkronos) - "Neanche la Farnesina conosceva la presenza di questi 3 italiani e cosa stessero facendo". Cosi' il ministro degli Esteri Franco Frattini, intervenendo a Radio 24, ha commentato la vicenda dei tre connazionali liberati dai ribelli in Libia.

Le tasse preventive della Lega per gli immigrati

3000 euro come di garanzia all’apertura di ogni partita Iva. Ma così si garantisce solo il lavoro nero

La Lega tira fuori dal cappello una nuova idea anti immigrati. O meglio pro evasione. Un nuovocapolavoro burocratico per coloro che lucrano sul nero, ben consci del fatto che i lavoratori immigrati sono una risorsa umana fondamentale per l’industria nostrana, ma devono rispondere ad un elettorato pecorone che attribuisce allo straniero tutti i suoi problemi economici. Far quadrare il cerchio sembra davvero arduo, ma la Lega anche stavolta ci riesce. Facciamo finta di ostacolarli, così il nostro elettore medio (notoriamente arguto) penserà che gli stranieri se ne andranno finalmente fora dai bal.

TASSA SULLE PARTITE IVA - E così, i cittadini extracomunitari che vogliono aprire una partita Iva in Italia dovranno depositare una fidejussione bancaria o assicurativa di almeno 3 mila euro presso l’Agenzia delle Entrate. Così dice il nuovo emendamento alla manovra presentato oggi dal Carroccio. L’emendamento stabilisce che “all’atto dell’apertura ella partita Iva, da parte di una societa’ o cittadino extra Ue, al fine di garantire gli eventuali versamenti di imposte e contributi dovuti nell’esercizio dell’attività, deve essere depositata una garanzia fidejussoria bancaria o assicurativa a favore dell’Agenzia delle Entrate, per un importo non inferiore a 3 mila euro”. La garanzia, continua l’emendamento, “sarà restituita all’atto della cessazione dell’attività e una volta eseguiti tutti i versamenti fiscali e contributivi dovuti dalla società o dalla persona fisica straniera”.

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Benzina, ecco come scompare dal serbatoio

Davide Tabarelli spiega a Repubblica perché i prezzi continuano la galoppata

Davide Tabarelli, economista, spiega l’aumento del prezzo dei carburanti e perché non è arrivato il taglio di 4 centesimi alla benzina.

C’È SPECULAZIONE DA PARTE DELLE COMPAGNIE? Parlare di speculazione è esagerato. Vero è che i prezzi, escludendo le tasse, sono di quasi 6 centesimi superiori alla media Europea, valore alto rispetto a quello storico di circa 4 centesimi, facilmente spiegabili dalle caratteristiche della nostra rete. Abbiamo un quinto di tutti i punti vendita europei, ma vendiamo un decimo dei carburanti totali. Il self service è ancora poco diffuso, gli orari di apertura, dopo decenni di vani tentativi di liberalizzazione, sono ancora limitati; le vendite di tabacchi, giornali e alimentari non sono di fatto possibili. Nel resto d’Europa invece le cose sono molto diverse. QUANTO GUADAGNANO I PETROLIERI? Le compagnie petrolifere sono ricche, ma solo quelle che riescono a fare i buchi e produrre il greggio, con costi che sono inferiori ai 30 dollari e con prezzi intorno ai 100 dollari. Chi raffina il barile e poi distribuire i prodotti compra il greggio a 100 dollari, non a 30. PERCHÉ I PREZZI DEL GREGGIO SONO SCESI A 80 DOLLARI E I PREZZI DELLA BENZINA SONO ANCORA COSÌ ALTI? Il prezzo del petrolio americano, il West Texas Intermediate, è sceso verso gli 80 dollari, ma quello Europeo, il Brent, quello che conta per noi, è sempre intorno ai 110 dollari, lo stesso valore di aprile quando i prezzi della benzina erano intorno a 1,56 come adesso. Inoltre è sbagliato prendere a riferimento il prezzo del petrolio. PERCHÉ?
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I tuoi redditi finiranno (di nuovo) on line?

Pronta una norma che consente ai sindaci di rendere pubblici i guadagni dei residenti

Fu l’ultima figuraccia del governo Prodi, e venne ferocemente attaccata dal Popolo delle Libertà. Eppure oggi l’idea di rendere pubblici i redditi di tutti ritorna in auge con la maggioranza di centrodestra, e a farlo, secondo quanto trapelato, dovrebbero essere i sindaci. Ne parla Mario Sensini, giornalista attento agli spifferi che escono da via XX Settembre, su Corriere della Sera:

Tra le nuove misure destinate a confluire nella manovra e concordate lunedì nel vertice di maggioranza a casa di Silvio Berlusconi, infatti, ci sarebbe anche la pubblicazione, che potrebbe essere obbligatoria, dei redditi dei cittadini. Non più compito dello Stato, ma dei sindaci, che per questa via, confidando sulle «spiate» dei loro concittadini (invidiosi, o semplicemente onesti e stanchi di pagare troppe tasse al posto di altri) tenteranno di recuperare una parte consistente dei tagli operati ai trasferimenti da parte dello Stato. Il meccanismo è ancora da mettere a punto, l’emendamento alla manovra è atteso solo questa sera, ed ovviamente si useranno tutte le precauzioni possibili e immaginabili per evitare che vada a finire in barca, come successe tre anni fa.
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Wikileaks: “Ci stanno attaccando”

Dopo una massiccia rivelazione di ulteriori cable americani, il portale che li diffonde ha subito una azione da parte degli hacker

Si potrebbe dire: chi la fa l’aspetti. Wikileaks, che ha ispirato il movimento degli Anonymous, che proprio attraverso attacchi hacker colpisce i siti internet che impediscono o ostacolano la trasparenza sulla rete, è stato attaccato proprio ieri da alcuni cyberassalti, proprio mentre era in svolgimento l’ennesimo rilascio, massiccio questa volta, di cable riservati provenienti dal dipartimento di Stato Usa. Sul proprio Twitterfeed, ieri così annunciava Wikileaks: “Siamo sotto attacco”.

WIKILEAKS SOTTO ATTACCO – Il Guardian ci racconta cosa è successo.

Il presunto cyberattacco arriva dopo che autorità americane del presente e del passato hanno affermato che i cable di recente rilascio – e le preoccupazioni riguardo la protezione delle fonti – stanno creando una nuova fonte di preoccupazione diplomatica e di imbarazzo per l’amministrazione Obama. Non è stato immediatamente chiaro chi fosse dietro l’attacco. Le autorità affermano che lo svelamento nella scorsa settimana di più ci 125mila documenti sensibili da parte di Wikileaks, molti più di quanti precedentemente pubblicati, metteva in pericolo ulteriormente le fonti e in ridicolo gli obiettivi di politica internazionale degli Stati Uniti. Le autorità non commentano l’autenticità dei documenti trapelati ma affermano che il tasso e il metodo dei nuovi rilasci, incluso uno di essi da 50mila unità in un giorno solo, presenta nuove complicazioni.
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Libia: Al Qaida tra i ribelli, trema Israele

Libia: Al Qaida tra i ribelli, trema Israele
TEL AVIV - Al Qaida sta tendendo la propria rete fra Bengasi e Tripoli - con suoi uomini in posizione strategica fra i capi bastone militari della rivolta di Libia - e «si impongono contromisure energiche ed immediate». In passato avvertimenti analoghi venivano di norma da Muammar Gheddafi e sembravano strumentali ai suoi interessi di potere. Ma oggi una conferma al di sopra di ogni sospetto arriva, in una intervista alla radio militare israeliana, anche da uno storico oppositore politico del vecchio regime, da anni in esilio a Londra, che rappresenta uno dei volti 'liberalì in seno alle file degli insorti. Si tratta di Ahmed Shabani, 43 anni, fondatore del 'Partito democratico libicò. Per Shabani, Gheddafi resta un pericolo per il popolo libico. «È tornato al suo vecchio mestiere, quello del terrorista», spiega alla radio. Forte del sostegno della regione meridionale di Fezzan, «orchestra ancora una guerra contro i civili» che gli si sono ribellati. Ma all'orizzonte si staglia già un'altra e forse più grave ombra: quella di al Qaida. «Chi davvero controlla adesso la Libia sul terreno, chi ha il controllo delle armi e delle munizioni è al-Qaida», esclama senza giri di parole Shabani, che poi fa anche una serie di nomi: «Bengasi è gestita da Abu Obeid al-Jarah e Tripoli da Abdel Hakim Belhaj». Entrambi, gli risulta, sono estremisti islamici vicini all'ideologia di Osama Bin Laden. Preoccupazioni analoghe, nei giorni scorsi, erano state espresse in maniera non ufficiale dall'Algeria, che non ha riconosciuto il Cnt. Secondo una una fonte di alto profilo del governo algerino, ci sono prove che militanti libici dell'organizzazione terroristica, che erano stati consegnati a Gheddafi, sarebbero ora liberi e si sarebbero uniti ai ribelli. Shabani, nell'intervista, fa notare che era del resto di origine libica pure il defunto numero due di al-Qaida, Atya Abdel Rahman, vice di Ayman al-Zawahri appena ucciso dagli Stati Uniti in Pakistan. «Il suo vero nome era Jamal Ibrahim Shtaye» e manteneva - secondo Shabani - stretti legami con un esponente di al-Qaida attivo adesso in Libia. Nel corso della giornata, l'emittente delle forze armate ha mandato in onda ripetutamente queste sue inquietanti parole. Da mesi i servizi segreti israeliani seguono da vicino la crisi libica, anche nel timore di ripercussioni sul traffico di armi verso la striscia di Gaza, la enclave palestinese controllata dagli islamici di Hamas. Fonti militari israeliane riferiscono ora che a Gaza si nota una moltiplicazione di forniture di lanciagranate (Rpg) e di batterie missilistiche antiaeree di progettazione sovietica Sa-7: tutte provenienti, a quanto pare, proprio dalla Libia, attraverso il Sinai. A rendere più insidiosa la situazione si aggiunge inoltre la questione degli arsenali chimici. «Se si trovasse con le spalle al muro - ha affermato Yehudit Ronen, una studiosa israeliana di questioni libiche - Gheddafi, come Sansone con i Filistei, potrebbe compiere un gesto disperato e rivolgere le armi chimiche contro il suo stesso popolo».

Parigi: duri scontri tra oppositori e sostenitori di Assad

Parigi: duri scontri tra oppositori e sostenitori di Assad
PARIGI - Violenti tafferugli sono stati registrati negli ultimi giorni a Parigi tra qualche decina di simpatizzanti del presidente siriano Bashar al Assad e alcuni manifestanti anti-regime che sfilano nel centro della città, in Place du Chatelet, come ogni giovedì, venerdì e sabato, in sostegno alla rivolta in Siria. I sostenitori di Assad hanno fatto irruzione nella manifestazione e hanno colpito con mazze da baseball gli oppositori. Diverse persone nel corso degli scontri sono rimaste ferite. Otto persone sono state fermate dalla polizia.

Castelli sulla guerra: "Da Nato solo falsità e propaganda"

Castelli sulla guerra: 'Da Nato solo falsità e propaganda'
ROMA - «La falsità propagandistica della Nato è veramente senza vergogna. Già quando Gheddafi era ancora in sella era evidente a tutti che l'intervento della Nato era un'azione belligerante a favore di una fazione contro l'altra e che la scusa propagandistica della difesa della popolazione civile era solo una foglia di fico per coprire bombardamenti che hanno causato la morte di decine di civili, donne e bambini. Ma adesso, mentre la maggior parte del territorio libico Š in mano ad insorti che si stanno macchiando di delitti contro l'umanità come da più fonti denunciato, dire che bisogna continuare a bombardare per questioni umanitarie supera persino il Grande Fratello di Orwell». Lo dichiara il vice Ministro della Lega Nord senatore Roberto Castelli.

Libia: inviato Onu, Cnt contrario a stanziamento forze internazionali

New York, 31 ago. - (Adnkronos/Aki) - Il Consiglio nazionale di transizione (Cnt) libico respinge l'ipotesi di stanziare nel paese qualsiasi forma di forza militare internazionale. Lo ha detto l'inviato speciale dell'Onu per la ricostruzione della Libia, Ian Martin, dopo aver partecipato a una riunione a porte chiuse del Consiglio di Sicurezza. "Non ci aspettiamo che che siano richiesti osservatori militari - ha detto Martin, citato dalla Bbc - E' assolutamente chiaro che i libici vogliono evitare ogni tipo di stanziamento militare dell'Onu o di altre forze".