domenica 23 gennaio 2011

Italia: vescovo, Afghanistan non è missione di pace e soldati morti non sono eroi

Italia: vescovo, Afghanistan non è missione di pace e soldati morti non sono eroi
PADOVA – Secondo il sito di tgcom, Mons. Antonio Mattiazzo, vescovo di Padova, non reputa “missione di pace” quella italiana in Afghanistan e ne deduce che i soldati morti in quel paese, non possono essere descritti eroi."Certo sono dispiaciuto che questo giovane sia morto, ha detto il sacerdote parlando del caso di Matteo Miotto il soldato italiano morto il 31 Dicembre, ma andiamo piano però con l'esaltazione retorica, non facciamone degli eroi. Quelle non sono missioni di pace". L'alto prelato ha aggiunto: "Vanno lì con le armi, e quindi il significato è un altro, non dobbiamo dimenticarlo". Per la ricorrenza del patrono di Padova, San Francesco di Sales, Mattiazzo ha ricordato di non essere andato ai funerali privati di Miotto, a Thiene: "La Diocesi era comunque rappresentata" ma si è limitato ad inviare una lettera di cordoglio, letta in chiesa, nella quale evidenziava "la scelta di alto valore" fatta dall'alpino. "I funerali per questi giovani sono doverosi - ha detto il vescovo come riportano oggi i quotidiani locali - ma non sono d'accordo con una certa esaltazione retorica".

Ruby, Fede: nessuna trasgressione - D'Addario pronta per la politica

Roma, 23 gen. (Adnkronos/Ign) - "Nessuna delle ragazze invitate ad Arcore è stata invitata da me". E' quanto ha dichiarato il direttore del Tg4, Emilio Fede, nel corso del programma 'In mezz'ora' condotto da Lucia Annunziata su Raitre.

"Mai una ragazza - ha ribadito - a partire da Ruby. Io sono stato ben felice di esserci; mi fa piacere essere invitato a casa del presidente del Consiglio, per simpatia umana e condivisione politica nei confronti di Silvio Berlusconi. E quanto a simpatia umana e a intelligenza politica, il premier ne ha tanta".

Le cene ad Arcore, assicura Fede, ''avevano uno svolgimento regolare, sicuro, mai trasgressivo e di questo io posso essere preciso testimone. Si cenava, si parlava molto di politica, Berlusconi amava raccontare aneddoti sui suoi viaggi all'estero e cantava, perché è stato ed è ancora un bravo cantante".

''In casa propria ognuno fa quel che gli pare" sottolinea il giornalista. E in merito a quella che è stata definita come la sala del bunga-bunga, Fede dice che "è un locale sotterraneo, una sorta di discoteca dove chi vuole può scendere dopo aver cenato, per ascoltare musica, ballare ma anche vedere filmati sui viaggi all'estero del premier o partite di calcio".

"Il suo problema - spiega il direttore del Tg4 - è la sua generosità; ha fatto anche costruire un ospedale in Thailandia, ha sempre il senso della solidarietà. Non so quale possa essere il compenso, l'elargizione per queste ragazze, la sua solidarietà. Berlusconi ha aiutato molta gente. Ma non gli ho mai visto passare dei soldi". Riguardo poi alle intercettazioni di telefonate in cui Fede con Mora parla di soldi, il giornalista risponde che se avesse ''davvero avuto bisogno di soldi Silvio, di cui sono molto amico, se glieli avessi chiesti me li avrebbe dati e anche molti di più".

Fede dice di essere ''sereno sulla verità che è la mia verità: c'è un'indagine e ho rispetto per l'indagine; un po' meno per questa campagna mediatica che a memoria mia, tra prima e seconda Repubblica, non ricordo sia mai stata così aggressiva, così drammatica, così lontana dalla verità. Spero di poterla dimenticare ma non sarà facile. Il danno maggiore arriva da certa informazione".

Il deputato Pdl Gaetano Pecorella, nella veste di avvocato che difende Emilio Fede nell'inchiesta sul caso Ruby, ha precisato all'Adnkronos che "la decisione di rilasciare l'intervista a Lucia Annunziata non fa parte di chissà quale controffensiva messa a punto in modo particolare. Gli avvocati decidono in materia di condotta processuale. Credo che Fede abbia deciso sul momento, come spesso accade nel caso delle interviste. Tutto lì". Pecorella non si 'sbottona' su quello che sarà l'asse portante della difesa: "Non lo dichiaro per il semplice motivo che lo farò nel momento e nella sede opportuna. Quale giocatore di poker - conclude - scoprirebbe le sue carte in anticipo?".

Dopo il direttore del Tg4 a 'In mezz'ora' è stata la volta di Patrizia D'Addario che all'Annunziata è tornata a raccontare la sua verità a proposito delle sue relazioni con il presidente del Consiglio. ''Il risarcimento non c'è mai stato, sempre fango sulla mia persona ingiustamente. Io non ho mai percepito soldi dal presidente del Consiglio'', ha detto la D'Addario davanti alle telecamere di Raitre.

"Io non ho chiesto soldi, nulla. Lui era molto attento e sensibile a un problema che mi affliggeva, il suicidio di mio padre - ha ribadito - Io ero lì a palazzo Grazioli per motivi completamente diversi dalle ragazze che erano lì per fare carriera, per prendere quei soldi. Io non ho mai chiesto né preso soldi".

La D'Addario ha poi rivelato: "Mi è stato proposto di scendere in politica, ma per il momento non posso dire nulla di più". ''Devo ancora incontrare alcune persone: sceglierò per il meglio. Quello che si fa in politica - ha concluso - non mi piace per niente".

I berlusconiani all'attacco di Fini Cicchitto: "E' lui che deve dimettersi"

Maroni sollecita maggioranza e opposizione a "deporre le armi". Il presidente della Camera ribadisce: il Cavaliere faccia un passo indietro. Il Guardasigilli Alfano: "Il premier va dai giudici, non dai pm"

ROMA - L'appello alla tregua politica arriva dalla Lega, preoccupata che le tensioni possano bloccare il progetto federalista tanto caro al Carroccio. Ma nelle stesse ore continua lo scontro tra il premier e i suoi fedelissimi e il presidente della Camera Gianfranco Fini. Che, oggi, in un'intervista al Corriere Adriatico, chiede le dimissioni del presidente del Consiglio. Provocando l'irata reazione del Pdl. "Berlusconi è stato eletto dagli italiani, Fini è alla presidenza della Camera con il voto della maggioranza - replica Alfano - Anche noi chiediamo giustizia e non giustizialismo, giudizi e non pregiudizi. Ci sottoponiamo al giudizio di moralità ma non di moralismo". Poi tocca a Fabrizio Cicchitto: "Fini dimostra di non essere affatto super partes e di conseguenza deve essere lui a dimettersi da presidente della Camera e a condurre a viso aperto la sua battaglia politica, senza godere di una posizione istituzionale".
Nel pieno della bagarre il ministro dell'Interno Roberto Maroni, dalle colonne del Corriere della Sera, chiede a maggioranza e opposizione di "deporre le armi" per consentire di "affrontare e risolvere i problemi reali del Paese". Ricordando che il prossimo 2 febbraio il Parlamento voterà o meno il federalismo fiscale targato Carroccio. Snodo decisivo per il proseguimento della legislatura. Cauta la replica dei finiani. Adolfo Urso che apprezza l'appello alla "tregua" ma chiede che il Cavaliere "abbia un comportamento diverso nei confronti delle istituzioni, in sintonia con quanto auspicato dal presidente della Repubblica. Berlusconi si presenti nelle sedi competenti per spiegare quanto accaduto invece di gridare al complotto accusando gli altri organi dello Stato".
L'appello di Maroni, però, giunge nel pieno del ciclone Ruby. Che non accenna a placarsi. "Non è vero che Berlusconi non va dai magistrati: non va dai pubblici ministeri ed è una strategia che la legge consente all'indagato. Credo che si recherà invece dai giudici quando la questione dovesse riguardare appunto i giudici e non i pm", dice il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, intervistato da Maria Latella su Sky Tg24. N
Ed è proprio sugli scenari futuri che si avvita una nuova polemica. Che prende il via dalle parole di Walter Veltroni 1 che, ieri al Lingotto, aveva parlato di un governo "di tutte le forze per uscire dall'emergenza". Affermazioni in cui Cicchitto vede "il compimento dell'operazione mediatico-giudiziaria" che punterebbe "a riproporre il governo tecnico e di responsabilità". "L'unica via alternativa a questo governo,che invece ci auguriamo possa continuare a governare, sono le elezioni anticipate", taglia corto il capogruppo del Pdl a Montecitorio. Scaccia i timori anche Alfano: "Non c'è alcuna possibilità che la Lega ascolti le 'sirene' dell'opposizione. Non è possibile, quindi, che le cose dette da Veltroni ieri possano far cambiare linea al Carroccio".
Infine il sindaco di Roma Gianni Alemanno, i ministri Ignazio La Russa, Altero Matteoli, Giorgia Meloni, il sottosegretario all'Interno Alfredo Mantovano e il capogruppo Pdl al Senato Maurizio Gasparri si schierano con Berlusconi. Mandando una lettera al berlusconiano Giornale. Per la pattuglia degli ex An "il berlusconismo ha avuto il merito di rendere "orgogliosi" gli italiani, almeno quelli che appartengono "a famiglie normali" e quelli che "non rivendicano i matrimoni per gli omosessuali".

Ruby, spuntano foto e bonifici. Una modella: “Accompagnata a casa dalla scorta di B.”

La procura avrebbe trovato immagini delle ragazze a casa del premier. Barbara Guerra: “I poliziotti mi hanno dato uno strappo”

Le foto ci sono. Dopo le indiscrezioni di ieri, arriva la conferma da un articolo delFatto Quotidiano a firmaAntonella Mascali, dove però si ricorda una prova che potrebbe essere molto più interessante: i bonifici, effettuati da SilvioBerlusconi, a favore delle ragazze di Arcore:

Nell’avviso a comparire sono indicate solo 2 operazioni bancarie diBerlusconi a favore di Alessandra Sorcinelli, ma, come pubblicato dal nostro giornale, il premier di versamenti a beneficio della ragazza, tra le assidue frequentatrice dei party hard di Arcore, ne ha eseguiti ben 13. Dall’11 gennaio 2010 al 17 gennaio scorso, per un totale di 115 mila euro. Tutti i versamenti sono partiti dal Monte dei Paschi, filiale di Milano 2 e sono finiti al Banco di Sardegna, agenzia di via Solferino, a Milano. L’ultimo versamento, del 17 gennaio, è avvenuto tre giorni dopo la deposizione di Sorcinelli in questura, dove è stata ascoltata per diverse ore. Era anche il giorno delle perquisizioni a casa e nell’ufficio di Nicole Minetti (indagata per favoreggiamento della prostituzione insieme a Lele Mora ed Emilio Fede) e nel residence di via Olgettina, a Milano 2, dove abitano, ance se da tre giorni sotto sfratto, molte delle papi- girls. Non Alessandra, che ha una casa in centro a Milano, vicino all’ex appartamento di Fabrizio Corona.

Le foto potrebbe riuscire a legare senza ombra di dubbio la presenza di alcune ragazze a casa diBerlusconi. Poi, se fossero davvero, come si dice, più esplicite di quanto ci si aspetti, allora il più sarebbe fatto. Intanto Barbara Guerra, modella e simpatizzante di Silvio, ha ammesso di essere stata riportata a casa, in un’occasione, dalla scorta del premier.

In via Olgettina, la polizia ha sequestrato anche materiale fotografico ritenuto “ i n t e re s s a n t e ” . Sarebbero foto scattate con i cellulari da alcune delle ragazze durante le serate “ Bunga bunga” e ritrovate dalla polizia nei pc, oltre che nei telefonini. A diverse di queste feste ha partecipato anche la modella Barbara Guerra. Ieri al Tg3 ha dichiarato che una volta da Arcore è stata riportata casa “ dalla scorta del presidente”, usata come un taxi. Una affermazione che sarà oggetto di indagine, d’altronde gli inquirenti nei giorni scorsi hanno già sentito tre uomini della scorta di Emilio Fede. Anche Ruby – secondo quanto risulta al Fatto – al – meno agli assistenti sociali di Milano ha sostenuto di essere andata a villa San Martino con tanto di auto blu e scorta.

“Contro Nicole Minetti abbiamo raccolto migliaia di firme”

23 gennaio 2011

Sara Giudice, consigliera di zona del PdL, attacca la consigliera e Formigoni

‘Abbiamo gia’ raccolto migliaia di firme’, anche di ‘giovani che non ne possono piu’, vorrebbero lasciare l’Italia perche’ si sentono disgustati da cio’ che sta accadendo, si domandano che cosa studiano a fare se poi c’e’ posto solo per le Minetti’. A dirlo Sara Giudice, la consigliera di zona del Pdl che ha avviato una raccolta di firme per le dimissioni del consigliere regionale NicoleMinetti, una raccolta a cui da oggi si puo’ partecipare anche sul sito www.firmiano.it/dimissioninicoleminetti.

INTERVISTA A REPUBBLICA – ‘Se i veri giovani del Pdl sono come Minetti, la nostra presenza nel partito e’ incompatibile’, afferma la venticinquenne in un’intervista a Repubblica. ‘Mi sono iscritta a Forza Italia quando avevo 18 anni perche’ credo in certi valori – racconta -. Ho fatto la mia tesi su Berlusconi, gliel’ho anche regalata. Continuero’ a credere in questi valori indipendentemente da cio’ che fara’ il partito e dalle scelte che faranno le persone che lo guidano’. ‘I garantisti che mi accusano di giustizialismo si rifugiano nella scorciatoia che bisogna aspettare gli atti del processo’, dichira Giudice. ‘Ma la questione che io pongo non e’ di garantismo, e’ di etica politica. Un vero politico sa far crescere i giovani intorno a se’ per garantire un futuro al suo progetto’. Il presidente della Lombardia Roberto Formigoni ‘mi pare che una volta pretendesse di rispondere all’elettorato cattolico e di Comunione e Liberazione’, osserva. ‘Non ha nulla da dire sui fatti che stanno emergendo? Pensavo che anche lui credesse in certi valori. Evidentemente ha cambiato idea’.

sabato 22 gennaio 2011

FINI: BUON NOME ITALIA A RISCHIO PER COMPORTAMENTI DEL PREMIER

Lo ringrazio per avermi riconosciuto stop a 'riforme ad personam'
Fini: Buon nome Italia a rischio per comportamenti del Premier
Reggio Calabria, 22 gen. (TMNews) - "Non voglio infierire, ma il buon nome dell'Italia da qualche tempo a questa parte viene sottoposto a dure critiche per i comportamenti di chi l'Italia la rappresenta''.Lo dice il presidente della Camera, Gianfranco Fini, parlando a Reggio Calabria, con riferimento al caso Ruby che coinvolge il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. "Ringrazio Berlusconi - ha poi detto in un altro passaggio Fini - che mi ha riconosciuto oggi dinanzi agli italiani il merito di non avere appoggiato una certa riforma della giustizia come il processo breve. Quella norma non poteva essere accettata da una forza politica che rispetti la Costituzione. I precetti della Costituzione vanno rispettati e non declamati: la legge e' uguale per tutti e chi sbaglia deve pagare".

Fini: dal premier richiesta d'impunita'

(ANSA) - REGGIO CALABRIA - Dire 'non considero possibile essere sottoposto ai magistrati' e' una richiesta evidente di impunita'. Lo afferma il presidente della Camera, Fini, riferendosi a Berlusconi. 'Chi ha vinto le elezioni non puo' pensare di essere al di sopra della legge'. 'Fli -ricorda Fini- e' nata perche' tacendo si diventa corresponsabili. Ho bloccato il processo breve perche' era contro la Costituzione'. 'Il buon nome dell'Italia -conclude- viene criticato per i comportamenti di chi la rappresenta'.

Caso Ruby: petizione on line 'Farefuturo', Berlusconi dimettiti

Roma, 22 gen. - (Adnkronos) - ''Berlusconi dimettiti''. E' questo il nome della manifestazione online -lanciata da Ffwebmagazine, periodico online della Fondazione Farefuturo- che ha contato in tre giorni migliaia di condivisioni su Facebook. "Berlusconi, dimettiti. Te lo chiediamo -si legge nella 'petizione'- con una manifestazione online. Te lo chiediamo perchè pretendiamo rispetto, decoro, responsabilità".

Qualcosa è cambiato: i ministri diseducano. Toghe e prelati suppliscono. L’Italia umiliata ed offesa assiste al sexygate

Una volta c’erano i partiti ed erano i partiti a scendere nel campo di battaglia, denunciando le malefatte degli avversari, sgamandone le intenzioni, difendendo l’operato dei loro rappresentanti nel governo, svolgendo campagne di persuasione o di “assalto” mediatico. I governanti si tenevano fuori dalla mischia, parlavano e scrivevano di ciò che facevano, confutavano le accuse dell’opposizione, valorizzavano i loro progetti e rispondevano nelle aule del Parlamento alle interrogazioni ed alle interpellanze che venivano loro rivolte. Era il Parlamento a fare notizia e non i talk show. E la notizia seguiva il fatto, non lo precedeva.
I Ministri, qualunque fosse la loro appartenenza, avevano toni e gesti rispettosi delle istituzioni. Nei loro discorsi sventolavano la bandiera dei valori e perciò erano criticati da chi prestava poco fiducia alle loro parole: troppa distanza, si diceva, fra le prediche e l’azione. Non è che glie lo suggerisse il medico ai Ministri di inviare messaggi alti – la giustizia, i diritti, le buone pratiche, la tolleranza ecc – ma era, come dire, insito al ruolo. Credevano, e non avevano certo torto, che fosse loro affidato il compito di “educare” i cittadini. C’era chi esagerava, troppa retorica, e chi mostrava una faccia di bronzo davvero insopportabile, perché si sapeva che le sue prediche erano molto lontane dalla realtà.
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Fini, senza legaltà niente democrazia

Gianfranco Fini

Gianfranco Fini

Roma,

"Senza legalita' non ci possono essere ne' democrazia ne' crescita civile". Lo ha detto il presidente della Camera, Gianfranco Fini, incontrando, a Reggio Calabria, i giovani di una cooperativa, tutti studenti del liceo scientifico Leonardo da Vinci, aderenti all'associazione "Ambiente e vita" a cui e' stato assegnato un fondo agricolo confiscato alla 'ndrangheta. "Oggi - ha proseguito Fini rivolgendosi ai ragazzi - siete in prima linea accanto alle forze di polizia, ai carabinieri, alla guardia di finanza, ai magistrati. Si vince se tutti insieme, ma soprattutto i cittadini, saranno accanto agli uomini dello Stato superando i silenzi o la collusione che talvolta imprigionano anche le persone perbene. E' chiaro che alla mafia in tutte le sue definizioni occorre togliere l'acqua come ai pesci in una vasca". "E' a tutti chiaro - ha aggiunto - che uno dei pilastri fondamentali per il successo sia quello di proseguire nel sequestro e nella confisca dei beni frutto di traffici illeciti". "Quelle di oggi - ha concluso Fini - sono le manifestazioni piu' belle e piu' cariche di simbolismo. Sono felice, da presidente della Camera e come italiano che ama la Calabria e il meridione, di questa vostra splendida iniziativa che si preoccupa di vita, ambiente e legalita'.

Ruby, all'Olgettina foto "interessanti" Sotto la lente i bonifici alla meteorina

Nel residence delle ragazze scatti delle serate e i versamenti del presidente del Consiglio

MILANO
Sono state trovate nuove foto definite «interessanti» tra il materiale sequestrato poco più di una settimana fa durante le perquisizioni nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Milano sul caso Ruby e nella quale è indagato il presidente del consiglio Silvio Berlusconi, nei cui confronti sono stati ipotizzati i reati di concussione e prostituzione minorile.
A quanto si è appreso, gli investigatori, che venerdì della settimana scorsa hanno setacciato gli appartamenti delle ragazze che vivono nel residence di via Olgettina, e l’abitazione e gli uffici del consigliere regionale Nicole Minetti, oltre a documenti bancari, tra le altre cose, hanno trovato immagini, in particolare fotografie, probabilmente scattate dalle giovani in una delle molte serate a casa del premier.
Fotografie che ora sono al vaglio di inquirenti e investigatori insieme alla documentazione bancaria rinvenuta tra cui, come ha riportato oggi il quotidiano Il Fatto, altri 11 bonifici bancari da parte di Berlusconi - che si aggiungono ai due già segnalati negli atti inviati alla Camera - all’ex meteorina Alessandra Sorcinelli, l’ultimo dei quali datato 17 gennaio 2011.

Berlusconi "come Caligola" Svergogna se stesso e il suo Paese"

Severi commenti e reportage sui quotidiani britannici a proposito degli scandali sessuali del premier. Times: "Italiani troppo a lungo indulgenti, ora deve andarsene". Il Guardian nota: "Il Papa fa sentire il suo peso"

dal nostro corrispondente ENRICO FRANCESCHINI
LONDRA - Lo scandalo "si aggrava". Il pontefice "attacca Berlusconi". Il primo ministro "deve dimettersi". Sono alcuni dei commenti della stampa internazionale agli ultimi sviluppi di una vicenda seguita con crescente interesse da giornali, siti e televisioni di tutto il mondo. Un interrogativo accomuna la maggior parte degli articoli e dei servizi dall'estero su quanto sta accadendo in Italia: come è possibile che Berlusconi sia ancora al suo posto, come mai la Chiesa, l'opposizione, l'opinione pubblica ma anche i suoi stessi alleati non lo hanno ancora costretto ad andarsene. Ma la sensazione degli osservatori stranieri è che la situazione potrebbe presto giungere all'esito più giusto. "La rete comincia a chiudersi" attorno al premier, affermano.
Il giudizio più severo di oggi è un editoriale non firmato, dunque espressione dell'opinione della direzione del giornale, come usa nei paesi anglosassoni, sul Times di Londra. Intitolato "Opera buffa", l'articolo ha un sottotitolo che ne riassume concisamente il senso: "Berlusconi ha coperto di ridicolo se stesso e il suo Paese. Deve andarsene". L'articolo sostiene che "non sono soltanto i dettagli umilianti ad avere scioccato gli italiani, le feste in topless, le prostitute minorenni, le donne costrette a vestirsi da infermiere per gratificare la lussuria di un anziano seduttore". A scioccare è anche "lo spettacolo di un primo ministro che svergogna se stesso e il proprio paese con un comportamento non solo di cattivo gusto e immorale, ma presumibilmente illegale, che ha finalmente iniziato a smuovere l'indifferenza di un'opinione pubblica troppo a lungo indulgente con le ipocrite buffonate di Silvio Berlusconi".
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Eni alla conquista della Cina Accordo con Petrochina per il gas

In cambio alleanza tra i due in Africa. Scaroni: "Pechino deve abbandonare il carbone, mercato tra i più importanti al mondo"

dal nostro corrispondente GIAMPAOLO VISETTI
PECHINO - Anche Eni guarda alla Cina con occhi nuovi. Presente nel Mar Cinese Meridionale dal 1984 con una modesta attività estrattiva, 12 mila barili di petrolio al giorno su un totale azienda di 18 milioni, il gigante italiano rilancia la sfida ai mercati energetici del futuro puntando sullo "shale" gas (quello contenuto in alcune pietre porose) e coinvolgendo Pechino in nuove esplorazione congiunte in Africa.
L'amministratore delegato Paolo Scaroni ha firmato ieri un documento d'intesa con Cncp-Petrochina, prima compagnia d'idrocarburi al mondo, che stabilisce "un ampio spettro di possibili opportunità di business sia in Cina che a livello internazionale". L'accordo prevede un forte impegno di Eni in Oriente, a livello economico, di ricerca, di tecnologia e d'esperienza nell'estrazione di gas non convenzionale, in cambio di una partnership italo-cinese nei Paesi africani energetici, dove Eni è il produttore leader.
"La Cina è il primo consumatore di energia del mondo - ha detto Scaroni - ma va ancora a carbone. Solo il 3% della sua energia, in gran parte elettrica, deriva dal gas. Ne consuma meno dell'Italia, un settimo rispetto agli Usa.
Dovendo alimentare la crescita globale più sostenuta, ed essendosi impegnata a tagliare le emissioni inquinanti del 40% entro il 2020, è chiaro che sta per aprire un mercato del gas molto interessante, anche a livello upstream". La condizione posta da Pechino, ha ricordato Scaroni, è di avere gas cinese, per non continuare a dipendere dall'estero, come con il petrolio. Fornire gas alla Cina assieme ai suoi big dell'energia nazionale è l'affare a cui punta Eni, forte dell'esperienza nello "shale" gas avviata nel 2008 negli Usa, attraverso la controllata Quicksilver.
Lo "shale" gas è più costoso, ma grazie alle nuove tecnologie è possibile sfruttare giacimenti fino a ieri lasciati a riposo. "Si pensa che in Cina - ha detto Scaroni - il gas sia molto, anzi moltissimo. Si tratta ora di trovare quello più sfruttabile ed economico". Per rafforzare la sua presenza in Estremo Oriente, Eni dunque è pronta a coinvolgere Cncp-Petrochina in Africa per "operazioni negli idrocarburi convenzionali e non convenzionali", offrendo ai cinesi la possibilità di acquisire una partecipazione in alcuni asset italiani. "In Africa Eni è storicamente protagonista in tutti i Paesi petroliferi. In Egitto, Algeria, Libia e Tunisia siamo leader, ma operiamo massicciamente anche in Nigeria, Congo, Angola, Mozambico e siamo alla fase esplorativa in Ghana, Togo e Mali. Considerato il boom della presenza cinese nel continente, abbiamo ritenuto opportuno guardare a nuove risorse insieme, piuttosto che da soli". Il "Memorandum of Understanding" firmato ieri a Pechino prevede sei mesi di analisi, sia sui potenziali giacimenti di gas che sul versante tecnologico, prima di avviare le iniziative previste dall'accordo tra Eni e Cncp - Petrochina. Possibili concorrenti dell'Italia sono Usa e Gran Bretagna. "In Cina - ha detto Scaroni - la nostra è una presenza piccola. Dà però grandi soddisfazioni e può portare a ulteriori sviluppi".

(22 gennaio 2011)

Gheddafi entra in Finmeccanica i libici al 2%, gli Usa in allarme

Oggi il Paese nordafricano è primo azionista di Unicredit ed ha una quota in Eni. L'asse Roma-Tripoli coinvolge tra gli altri Ansaldo Sts e Agusta.

MILANO - La Libia di Muammar Gheddafi fa il suo ingresso - malgrado i forti dubbi della Casa Bianca - nel capitale di Finmeccanica. La Lybian Investment Authority, fondo di investimento pubblico del regime del Colonnello, ha acquistato una partecipazione del 2,01% nel capitale del gruppo della difesa tricolore. Una mossa che rischia di surriscaldare i rapporti tra Roma e Washington già messi a dura prova nei mesi scorsi dall'asse Berlusconi-Putin con i suoi interessi nel settore del gas.
I rapporti tra la società di Pierfrancesco Guarguaglini e Tripoli sono decollati negli ultimi due anni. E da subito, come testimoniano alcuni file resi noti nelle scorse settimane da Wikileaks, hanno fatto drizzare le antenne alla Casa Bianca. Anche perché Finmeccanica, dopo l'acquisizione dell'americana Drs nel 2008, è uno dei principali fornitori del Pentagono.
I primi contatti tra la società italiana e Gheddafi risalgono al 2007, quando Agusta Westland ha venduto al Paese nordafricano elicotteri Aw 109 e Aw 119 Koala che verranno assemblati in uno stabilimento appena finito di costruire in Libia. Poi, nel luglio 2009, Guarguaglini - grazie alla mediazione di Lorenzo Cola, oggi indagato nell'inchiesta sul gruppo - ha firmato un memorandum d'intesa per varare una joint da 400 milioni proprio con la Lybian Investment Authority. I frutti della collaborazione non si sono fatti attendere. Finmeccanica ha vinto una commessa da 541 milioni per l'ammodernamento (tramite la controllata Ansaldo Sts) della segnalazione ferroviaria nel Paese. Selex si è aggiudicata un ricco appalto per costruire i sensori di controllo del traffico alla frontiera mentre Roma fornisce già agli uomini in divisa del Colonnello gli aerei spia Falco, in teoria per controllare gli spostamenti delle carovane di migranti nel deserto.
L'ingresso di Tripoli nel capitale di piazza Montegrappa chiude a questo punto il cerchio e rafforza la santa alleanza tra Silvio Berlusconi e Gheddafi. La Libia è oggi il primo azionista di Unicredit, la maggiore delle banche italiane, ha una quota in Eni, il 7% della Juventus e ha allo studio altri dossier nel nostro Paese. Per salire oltre il 3% di Finmeccanica, la Libia deve ottenere l'ok del governo italiano.

Tony Blair incita a nuove avventure criminali contro Iran

Tony Blair incita a nuove avventure criminali contro Iran
LONDRA - Non contento dei crimini di cui è stato corresponsabile in Iraq e in Medio Oriente, Tony Blair ha dichiarato ieri, citato dalla Bbc, a una commissione d'inchiesta britannica sulle vicende dell'aggressione ai danni di Baghdad "Vedo l'impatto e l'influenza dell'Iran dappertutto. E' negativo, destabilizzante, di sostegno ai gruppi terroristici ..., fanno di tutto per impedire l'avanzamento del processo di pace medio orientale ... Lo fanno perché sono in totale disaccordo con il nostro modo di vita e continueranno a farlo sino a quando non si troveranno di fronte alla determinazione richiesta e, se necessario, alla forza".

Federalismo, mafia, bunga bunga Piovono tegole su B.

Per il premier è una settimana decisiva. Tra indagini, condanne e tensioni interne, il governo va alla prova del federalismo fiscale. B. ostenta sicurezza - "Io vado avanti" - ma potrebbe essere la Lega a staccare la spina al governo

Una crepa, poi un’altra e un’altra ancora: il mondo attorno a Silvio Berlusconi rischia di sfaldarsi, ma l’unico a non accorgersene sembra essere proprio lui. Mentre il presidente del Consiglio interveniva telefonicamente ad un convegno del Pdl a Milano per denunciare l’ennesima persecuzione giudiziaria, la Cassazione confermava la condanna a sette anni per favoreggiamento di Cosa nostra a Toto’ Cuffaro, ex presidente della Regione Sicilia e buon alleato del premier dai tempi del fatidico 61 a 0 del 2001. Negli stessi minuti a Lissone, paese della Brianza, l’inaugurazione della piazza dedicata a “Bettino Craxi, statista”, ospiti la figlia Stefania e l’ex sindaco di Milano Pillitteri, subiva un inattesa contestazione, portata avanti da un gruppo di cittadini che impugnava cartelli inneggianti ad un altro socialista, di ben altra fama e gloria, Sandro Pertini, al grido di “Bettino Craxi, latitante”. Ci voleva l’ex segretario del Psi, per riportare ai tempi delle monetine di fronte all’Hotel Raphael. E poi il bunga-bunga, il cui clamore e le possibili conseguenze giuridiche ed elettorali, non accennano a placarsi; la condanna della Chiesa, i sondaggi che nonostante le veline di partito lo danno in calo di 3 punti in sette giorni. E la settimana che si apre, decisiva, sul braccio di ferro con la Lega nord che vuole portare a casa il federalismo.
Continua ...