TEHERAN - L'eventuale riconoscimento di uno Stato della Palestina da parte delle Nazioni Unite non potrebbe essere che un "primo passo verso la liberazione di tutta la Palestina che deve essere un obiettivo sacro". Lo ha dichiarato il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad. Tutti i credenti devono concentrarsi sulla scomparsa del regime sionista. Il riconoscimento del governo indipendente palestinese (da parte delle Nazioni Unite) non è l'obiettivo finale, è il primo passo verso la liberazione di tutta la Palestina", ha dichiarato in occasione della Giornata mondiale di ghods, Gerusalemme, organizzata tutti gli anni da Teheran a sostegno della causa palestinese.Il regime sionista è un focolaio di microbi e di cellule cancerose, se perdura non sarà solo su un piccolo lotto della terra della Palestina, si svilupperà e infliggerà colpi a tutti", ha ribadito il presidente iraniano, che si è espresso in occasione della preghiera del venerdì all'università di Teheran.
Divulgo quello che ... non tutti dicono ... / Perchè il male trionfi è sufficiente che i buoni rinuncino all'azione. (Edmund Burke)
sabato 27 agosto 2011
Referendum per cambiare la legge elettorale, si puo' firmare nei Comuni
Per i referendum si puo' firmare nei Comuni. Ma pochi lo sanno e tanti, anche per la semplificazione e distrazione dei media, pensano sia un'operazione di mero schieramento di fazione da esprimere solo se c'e' un banchetto in piazza. Purtroppo certi temi - non solo questi referendum elettorali ma ancor di più quelli del lavoro e dei suoi valori morali e materiali - stentano a entrare nelle agende dei media e trovare adeguata trattazione di di base e di confronto nei canali dell'informazione pubblica e privata. Per questo ho deciso di rendere una pubblica testimonianza di miei convincimenti e di una mia scelta personale: ho firmato per i referendum elettorali che mirano all'eliminazione delle norme che oggi prevedono un parlamento di eletti senza possibilita' effettiva di scelta, meglio note come "legge porcata" e il ritorno al cosiddetto "mattarellum" (collegi uninominali e quota proporzionale), il passaggio più rapido possibile a un ritorno all'effettivita' della delega popolare di base. Una scelta - ripeto personale - nella convinzione che vada in direzione del bene del Paese e della nostra terra, che tiene insieme i cittadini tanto più quanti sono rappresentate le comunita' locali. Ho firmato negli uffici del mio Comune di residenza, Selargius, dell'area metroplitana di Cagliari, in un clima di cordialita', efficienza e di un certo stupore. Ho scoperto che poco o nulla si sa di questa opportunita' di scelta per la sottoscrizione dei quesiti referendari. Firmare nel Comune, e non solo nei banchetti, dei promotori e' opzione di grande garanzia per tutti, sulla trasparenza e certificazione dell'operazione come sull'istituzionalizzazione immediata di una scelta di partecipazione democratica. In tempi come questo il riferimento dei Comuni, primi presidi della democrazia deliberante, assume un significato speciale per chi ritiene utile un cambiamento elettorale che riparta dalla partecipazione e dalla formazione di una rappresentanza parlamentare connessa nei fatti, e non solo nelle forme, ai territori e ai suoi abitanti. Purtroppo certi temi - non solo questi referendum elettorali ma ancor di più quelli del lavoro e dei suoi valori morali e materiali - stentano a entrare nelle agende dei media e trovare adeguata trattazione di base e di confronto nei canali dell'informazione pubblica e privata. Ecco rendo testimonianza di una scelta nell'auspicio che altre concorrano a bucare i muri del silenzio e voci diverse si spendano nel confronto tra opzioni nei media. Credo che questo tempo difficile non possa essere vissuto solo adeguando i registri agli orientamenti dei vari centri di potere costituito, ne' pensando che oltre ci sia solo una folla tumultuante da respingere o da alimentare a seconda degli interessi che si vogliono favorire. Una puntuale e plurasticamente aperta informazione sui referendum elettorali trova ragione nella natura stessa del movimento in campo e nell'idea civica le folle tumultuanti debbono poter diventare da subito folle deliberanti di una corretta e efficiente democrazia rappresentativa, senza deleghe fuori controllo.
Don Verzé alla guerra con il Vaticano
Il patron del San Raffaele si lamenta con i suoi superiori
Mi avete tagliato fuori. Questo più o meno dice Don Verzé nella lettera che ha inviato al Vaticano, e nella quale si lamenta del trattamento riservatogli nel nuovo consiglio di amministrazione del San Raffaele. A parlarne è il Corriere della Sera nell’articolo di Gerevini e Ravizzi, ormai habitué del caso:
Con l’arrivo degli uomini di fiducia del cardinale Tarcisio Bertone, a don Verzé è rimasto solo il ruolo di presidente senza deleghe operative. Ma paradossalmente il sacerdote e i suoi fedelissimi riuniti nell’Associazione Monte Tabor mantengono tuttora il potere di nomina e di revoca del consiglio di amministrazione della Fondazione. Un potere di cui il prete manager, nella sua lettera, è ben consapevole: «Vi ricordo che l’organismo che per statuto ha competenza alla nomina dei componenti del consiglio di amministrazione della Fondazione ha proceduto alla vostra designazione». Novantun anni, un’inchiesta aperta in Procura dopo il suicidio del vice Mario Cal, un’istanza di fallimento alle porte per ilmancato pagamento dei fornitori, don Verzé non accetta di essere scalzato dalla Santa Sede.
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http://www.giornalettismo.com/archives/141913/don-verze-alla-guerra-con-il-vaticano/
Usa: Irene, emergenza dichiarata in 10 stati East Coast
Libia: no Caschi Blu, Onu pensa a 200 osservatori militari
Le Nazioni Unite stanno considerando il dispiegamento in Libia di 200 osservatori militari, di 190 poliziotti e di funzionari per seguire le elezioni. Ma per ora non è previsto l'invio di alcun Casco Blu. L'ipotesi è contenuta in un rapporto confidenziale trasmesso in questi giorni dall'inviato speciale dell'Onu Ian Martin al segretario generale Ban Ki-moon. Il documento prevede una missione con l'obiettivo di monitorare la situazione libica nel caso di un cessate il fuoco che potrebbe essere dichiarato nei prossimi giorni. Gli osservatori militari - incaricati di controllare la fine degli scontri - arriverebbero da due Paesi delle Nazioni Unite non meglio identificati. Per quel che riguarda la Nato, questa potrebbe continuare ad operare in Libia perché "il mandato dato dal Consiglio di Sicurezza, cioè la protezione dei civili, non si fermerebbe con la caduta di Gheddafi".
Uragano Irene, rischio catastrofe New York Evacuate 250mila persone / Video
Il sindaco Bloomberg: via da Battery Park, Coney Island e Far Rockaway. Timori di vasti black out e di onde di tsunami alte dieci metri. Pazienti evacuati dagli ospedali.
ROMA - Dopo aver spazzato con piogge torrenziali e venti fino a 190 km all’ora Portorico, la Repubblica Dominicana e le Bahamas, l'uragano Irene minaccia la costa orientale degli Stati Uniti, la cui popolazione è stata esortata a tenersi pronta dalla protezione civile Usa e dal dipartimento per la sicurezza interna. Irene nel weekend dovrebbe abbattersi sul Nordest, interessando pesantemente New York, che ha già approntato un piano di emergenza, e Washington. L'uragano potrebbe salire alla categoria quattro delle cinque previste sulla scala Saffir-Simpson, basata sull'intensità dei venti al suolo. Al momento si trova al livello tre, che corrisponde ad una forza dei venti pari a 200 chilometri orari. Video: Irene dallo spazio Irene ha un diametro di oltre 800 chilometri, pari a un terzo della costa Atlantica degli Stati Unitie l'allerta si estende lungo tutta la costa settentrionale degli Usa. Nel frattempo, sulla zona più orientale dell'Atlantico si sta formando un altro ciclone, molto più piccolo, una depressione tropicale di livello 10 che non dovrebbe minacciare le coste. La progressiva riduzione della pressione nella zona centrale dell'uragano indica che questo continua ad acquistare forza, nonostante un debole rallentamento dei venti. Tutte le zone costiere sono in allerta e i porti sono pronti a far uscire le navi in mare aperto in caso di pericolo. «A seconda della loro intensità, gli uragani possono generare onde alte fino a dieci metri - ha detto Vincenzo Levizzani, capo della divisione meteorologica dell'Istituto di Scienze dell'Atmosfera e del Clima (Isac) del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr) - Il problema di Irene è che sta puntando dritto verso New York, ossia verso una zona densamente popolata e sensibile dal punto di vista sociale ed economico». Di solito gli uragani transitano a latitudini più basse: nascono nell'Atlantico, attorno alle isole di Capo Verde e poi gli alisei li portano verso il continente americano, in direzione di Caraibi, golfo del Messico e America centrale. Solo pochissimi uragani, negli ultimi dieci anni, si sono spinti verso il Nord.
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http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=160836&sez=HOME_NELMONDO
Come e quando si è formato il debito pubblico italiano
Dalla seconda metà degli anni Ottanta diversi lavori si sono posti l’obiettivo di elaborare serie storiche di lungo periodo del debito pubblico italiano. Tuttavia è solo nel decennio successivo, con riferimento ai requisiti necessari alla partecipazione all’Unione monetaria, che tali elaborati abbandonano la finalità di mera ricerca per assumere il ruolo di strumenti di pianificazione delle politiche di bilancio. Il presente contributo si basa in larga parte sullo studio Francese-Pace (2008), disponibile sul sito della Banca d'Italia e aggiornato con cadenza mensile. Tale ricostruzione evidenzia un valore del passivo in media superiore con riferimento sia al valore nominale del debito sia alla sua incidenza sul prodotto.
L’Italia è stata ed è un paese con un debito pubblico elevato: su 147 osservazioni l’incidenza del debito delle Amministrazioni pubbliche sul PIL è stata superiore al 100% in 53 casi e il 60% in 108. Il periodo successivo alla seconda guerra mondiale, caratterizzato dal miracolo economico e da un peso del debito in media ben al di sotto del 35%, rappresenta un’eccezione.
La ricostruzione del debito pubblico italiano comincia dal 1861, quando dopo l’unificazione del Paesevenne istituito il Gran libro del debito pubblico dove vennero fatte confluire le passività degli Stati che avevano formato lo Stato unitario. Sono così evidenziabili quattro fasi di accumulo del debito: la prima lungo tutta la seconda parte del XIX secolo, con un massimo assoluto a cavallo degli anniNovanta (121,8% nel 1994); la seconda e la terza (i cui massimi sono rispettivamente collocabili nel 1920 e nel 1943) connesse con le due guerre mondiali; la quarta avviata dopo il minimo registrato nelbiennio 1963-64 e che ha toccato il suo culmine negli anni Ottanta, quando l’incidenza del debito pubblico si riportò su livelli analoghi a quelli di fine Ottocento.
Saltano subito all'occhio i due episodi di repentino aggiustamento seguiti ai conflitti mondiali, in controtendenza con la massima d'esperienza secondo cui la partecipazione ad operazioni belliche comporta normalmente un'impennata dell'indebitamento. La scomposizione del debito fra interno ed estero aiuta a spiegare le dinamiche sottostanti a questa apparente contraddizione. Negli anni che seguirono la Prima Guerra Mondiale, la consistente riduzione del debito estero prebellico fu in gran parte dovuta al condono degli ingenti prestiti vantati da Stati Uniti e Regno Unito, potenze vincitrici. Nel caso della Seconda, invece, il crollo del debito osservato sul finire degli anni Quaranta avvenne in conseguenza dell’elevatissima inflazione, in un periodo in cui il passivo era quasi integralmente interno e dunque valutato in lire.
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IRENE: DA MEZZOGIORNO CHIUSI TRE GRANDI AEROPORTI A NEW YORK
GRAN BRETAGNA - Antidolorifici contaminati con psicofarmaci. Allarme
ITALIA - Promotore di Enel Energia indagato per truffa e falso: firmava lui i contratti...
Fukushima? Peggio di una bomba nucleare
Lo dice un rapporto del governo giapponese che paragona il disastro a quello di Hiroshima
A Fukushima prosegue il truce bilancio del dopo Tsunami. Oggi vengono pubblicate le stime riguardo il cesio, definite dal governo giapponese ‘pari a 168 Hiroshima’. La quantità di cesio radioattivo-137 rilasciato dal disastro nucleare di Fukushima finora è pari a 168 bombe nucleari come quella abbattutasi sul Giappone il 6 agosto del 1945.
CESIO 137 - Gli esperti del governo nucleare, comunque, hanno fatto sapere che bomba e il crollo accidentale del reattore di Fukushima, benché le perdite radioattive non abbiano causato finora alcun decesso, non sono paragonabili. Le quantità di cesio-137 rilasciata dai tre reattori paralizzati dal terremoto e dallo tsunami dell’11 marzo è stata stimata in 15.000 becquerel tera: lo dice il rapporto di Tokyo Shimbun, citando un calcolo Governo. La stima è stata presentata dal governo del primo ministro Naoto Kan al Comitato della Camera Bassa per la promozione della tecnologia e dell’innovazione.
FUKUSHIMA VS HIROSHIMA - Mentre la bomba di Hiroshima aveva mietuto la maggioranza delle vittime nell’intenso contraccolpo dell’esplosione nucleare aerea e la ricaduta radioattiva intensissima della sua nuvola a fungo, Fukushima non è stata colpita da nessuna esplosione. Eppure, le radiazioni sono trapelate dalla falla nel reattore procurata dalle piccole esplosioni di idrogeno. ”Una bomba atomica è progettata per una distruzione e un assassinio di massa, causando onde d’urto e raggi radianti che rilasciano radiazioni di neutroni” ha fatto sapere il quotidiano Tokio Shimbun citando il rapporto del governo.
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Wikileaks: McCain voleva armare Gheddafi
Un cablogramma chiama in causa il senatore repubblicano ex rivale di Obama
Un cablogramma pubblicato dall’organizzazione internazionale WikiLeaks rivela che nel 2009, il senatore repubblicano dell’Arizona ed ex candidato alla presidenza John McCain aveva promesso di aiutare il regime del dittatore libico Muammar Gheddafi ad ottenere armi ed equipaggiamenti militari dagli Stati Uniti.
L’INCONTRO FATALE - Secondo il documento, la promessa veniva in seguito a un incontro a cui avevano partecipato il senatore repubblicano della South Carolina Lindsey Graham, quella repubblicana del Maine Susan Collins, quello indipendente del Connecticut Joe Lieberman e il quinto figlio del Colonnello e consigliere per la sicurezza nazionale libica, Muatassim. Lo dice il quotidiano della Capitale americana Politico.
REGIME DA AIUTARE – Il cablogramma di WikiLeaks mostra come McCain sia stato colui che con più insistenza ha spinto per concedere l’assistenza militare al regime di Gheddafi: “Il senatore ha garantito a Muatassim che gli Stati Uniti erano disposti a fornire la Libia tutto il materiale necessario a garantire la propria . . .sicurezza”. Stando a Politico, in cambio dell’assicurazione che Tripoli avrebbe consegnato le armi di distruzione di massa in suo possesso, McCain avrebbe promesso al politico libico di fare il più possibile per convincere il Congresso ad abolire l’embargo sulla vendita di armi al Paese nordafricano.
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Il prete gay che si immolò alle Twin Towers
Si chiamava Michael Judge, e oggi è considerato un eroe
Quando la chiesa di All Saints volle segnalare la sua benevolenza nei riguardi dei gay e delle lesbiche, ricorse alle immagini ben note del disastro dell’11 settembre. Meno comprensibile potrebbe essere il collegamento tra le due cose, dovuto ad una storia molto commovente.
IL PARROCO EROE – Tutto comincia con le foto di cinque vigili del fuoco che trasportano fuori dalle macerie delle Torri Gemelle un cadavere. Il corpo era quello delreverendo Mychal Judge, un parroco francescano che di fronte ai crolli si lanciò nel fuoco per salvare le persone intrappolate, e morì colpito dai lapilli. Più avanti, il “quasi” segreto della sua identità sessuale fu reso pubblico: il parroco era gay. Oggi, una statua lo commemora. ”La chiesa spera di dimostrare, con questa statua, che tutti possono essere uniti nella fede religiosa: ricchi e poveri, bianchi e neri, gay e etero” ha detto il reverendo Fred Daley, pastore della All Saints.
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Senato, il ristorante triplica i prezzi
L’annuncio del questore Ciccolani. Finita la pacchia a Palazzo Madama?
Aveva fatto il giro del mondo attraverso Internet quel menu’ del Senato per palati raffinati ma a prezzi stracciati (una spigola a tre euro, un filetto a due), e che aveva suscitato proteste a non finire. Tanto piu’ che la scoperta dell’ennesimo privilegio della ‘casta’ era venuta a galla nel bel mezzo della crisi economica, con la prospettiva per i comuni mortali di essere nuovamente tartassati dal fisco e di dover stringere la cinghia. Ecco perche’, si e’ sfiorata la rivolta (che comunque ha trovato sfogo nel web) mentre dalle stesse istituzioni sono salite note di autocritica e di condanna.
I PREZZI TRIPLICATI - A cominciare dallo stesso presidente del Senato Renato Schifani che aveva subito sollecitato un adeguamento dei prezzi del ristorante. E cosi’ oggi il senatore questore del Pdl Angelo Maria Cicolani ha potuto annunciare con un certo sollievo che il listino prezzi e’ stato ritoccato in modo sostanziale: i prezzi – ha riferito- sono stati infatti ‘triplicati’ e, ad esempio, gli spaghetti al pomodoro costeranno circa 6 euro, gli spaghetti all’astice 15-18 euro. All’apertura del Palazzo, lunedi’ 5 settembre , i senatori troveranno dunque l’amara sorpresa: il pasto costera’ per loro tre volte di piu’. ‘Si potra’ mangiare tra i 25 e 30 euro per un primo, una bevanda, un secondo e un po’ di frutta. Un po’ di piu’ se si mangia anche l’antipasto’, ha riferito il senatore questore.
IL PRESSING - La novita’ era nell’aria anche perche’ da tempo i questori del senato subivano un costante pressing sia del presidente Renato Schifani sia dei parlamentari stanchi di essere additati come ‘casta’, o peggio, come ‘delinquenti’. Cosi’ infatti sono stati definiti un paio di giorni fa nel corso de trasmissione radiofonica ‘Attenda in linea’ su Radiodue, dal conduttore Max Laudadio che rispondendo alla telefonata di un radioascoltatore che criticava proprio il menu’ del Senato, ci aveva messo il carico: ”Se ‘sti delinquenti facessero il loro lavoro, sarebbe tutto a posto, il problema e’ che non lo fanno, capito?”.
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New York: topi giganti nel ghetto del rapper Jay-Z
Negli enormi palazzoni conosciuti come Marcy Houses a Brooklyn. Sono roditori africani solo simili ai ratti
| La pantegana gigante infilzata con un forcone (da DailyNews.com) |
NON È IL PRIMO CASO - José Rivera, un lavoratore dell’ente per le case popolari di New York, si è imbattutto nel grosso roditore mentre puliva una cavità. La «bestiola» è coperta di pelliccia bianca, pesa quasi due chili e misura circa un metro di lunghezza compresa la coda. Il 48enne ha raccontato al Daily News di essersi trovato di fronte tre grossi esemplari, di averne infine ucciso uno infilzandolo con un forcone. Negli ultimi sei anni sono stati avvistati ratti di misura fuori del comune, ha confermato anche Naomi Colon, a capo dell’associazione che raggruppa gli affittuari del Marcy Houses. La foto del terrificante esemplare catturato, seppur poco nitida, ha subito fatto il giro della Rete e preoccupato non poco i newyorkesi.
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A Tripoli ospedale orrore, 200 cadaveri
Irene, a NY emergenza anche all'Onu
Amazzonia colpita da grave siccita'
(ANSA) - SAN PAOLO - La siccità che ha colpito l'Amazzonia nel 2010 è stata la peggiore di tutti i tempi, e quella di quest'anno, che dura già da oltre un mese, potrebbe rivelarsi anche maggiore per intensità e durata. Lo sostiene lo studio di uno scienziato dell'Istituto brasiliano di ricerche spaziale (Inpe), José Marengo, pubblicato dalla rivista Geophysical Research Letters. Il fenomeno è da attribuire ad un concorso senza precedenti di fattori, che però potrebbe anche ripetersi negli anni a venire.