Divulgo quello che ... non tutti dicono ... / Perchè il male trionfi è sufficiente che i buoni rinuncino all'azione. (Edmund Burke)
sabato 2 aprile 2011
Montezemolo pronto a scendere in politica ma l'Udc già sospetta
Casini: Non faccia tatticismi come i peggiori politici e si muova senza remore. Lui: Serve quadra, non credo a one man show.
Chiaiano, rifiuti, Affari Interni. Politica funzionante alla mafia
Partiamo dai dati di fatto, dalle certezze matematiche, le stesse certezze che in manierainequivocabile pongono con le spalle al muro i responsabili dei gravi fatti avvenuti in Campania a riguardo della gestione dei rifiuti. Discarica diChiaiano: nuove perquisizioni e sequestri effettuati dai Carabinieri del Noe nell’ambito di un inchiesta della Direzione Distrettuale Antimafia nella gestione dell’impianto. L'asse politico-mafioso-imprenditoriale. Lo stesso asse che comanda e pilota tutta la filiera dei rifiuti in Campania. Un sodalizio criminale che ha goduto per decenni sia di una vasta visibilità, spiattellata e raccontata da tutti i massmedia, sia della protezione dei governi, locali e nazionali. Nessun fatto è sconosciuto e tutte le più autorevoli firme se ne sono occupate: da Saviano, allaCapacchione, alle incursioni di Report e via discorrendo. Cosa ha quindi impedito alle procure e ai tribunali di condannare in via definitiva i tanti nomi politici e imprenditoriali seppur inchiodati da tante e tali prove? A Giugliano è stata sequestrata una immensa discarica di 15.000 metri quadri, abusiva e di proprietà della famiglia Carandente-Tartaglia. Piccoli boss parte di ben altro disegno ampiamente ricostruito dagli inquirenti e poi, puntualmente, insabbiato. Non è affatto difficile ricostruire la geometriapolitico – mafiosa della gestione rifiuti in Campania, basta indagare sulle ditte che gestiscono le cave, gli impianti e la raccolta dei rifiuti. Basta prendere il nome di una qualsiasi azienda per scoprire che tale società rientra in una serie di scatole cinesi tutti riconducibili all'alta dirigenza politica campana e non parlo solo di assessori o governatori o sindaci, anche, di coordinatori regionali di partito o semplicipresidenti di provincia, massimi dirigenti e timonieri. Nel caso dell’inchiesta si è indagato su: la Ibiidrobioimpianti spa (già destinataria di un provvedimento interdittivo antimafia), la quale gestisce diversi siti di stoccaggio e trattamento dei rifiuti. Questa azienda oltre ad occuparsi di Chiaiano si occupa anche dell’impianto di Bellolampo a Palermo, della quale si occupa anche l'azienda pubblica palermitana, altra città sepolta dai rifiuti. Altra società colpita dagli inquirenti, la Edilcar sas,subappaltatrice controllata dalla famiglia Carandente-Tartaglia, quella che controlla la cava abusiva di Giugliano e ritenuta vicina al clan Mallardo, vecchia famiglia nata tra gli anni 70\80 e divenuta alleata nella lotta a Cutolo. Secondo gli inquirenti attraverso queste due società i clan camorristici Mallardo e Zagaria controllano le attività connesse al deposito e allo smaltimento dei rifiuti e i relativi appalti. GliZagaria non sono soltanto dei semplici boss, ma, sono dei Capi importanti, con amicizie nell'alta cupola mafiosa siciliana e quella ancor più terrificante,nela Cupola politica con innesti sia nella Confindustriasia nella Finmeccanica attraverso le quali partecipano e vincono appalti e stanziamenti pubblici.
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Chi ha scritto la Bibbia? Non gli Apostoli
Bart D. Ehrman è “Distinguished Professor of Religious Studies” all’università del North Carolina e ha scritto diversi libri, pubblicati in Italia da Mondadori e Carocci, di cui si consiglia la lettura a tutti coloro che sono interessati allo studio critico dei testi considerati sacri da cristiani ed ebrei. Su Hufftington Post ha pubblicato un’interessante articolo in cui riprende un argomento affrontato in modo più approfondito nei suoi testi: l’identità di chi ha scritto alcuni dei testi biblici. Conviene riportare alcuni passi tradotti pari pari dall’articolo.
“I buoni studiosi cristiani della Bibbia, tra cui i più importanti protestanti e cattolici d’America, vi diranno che è piena di bugie, anche se si rifiutano di usare questo termine. Ed ecco la verità: molti dei libri del Nuovo Testamento sono stati scritti da persone che hanno mentito sulla loro identità, sostenendo di essere un famoso apostolo – Pietro, Paolo o Giacomo – ben sapendo di essere qualcun altro. In linguaggio moderno menzogne; e un libro scritto da qualcuno che mente sulla sua identità è un falso”. Questi libri vengono definiti con termine asettico “pseudepigrapha” che letteralmente significa “scritti eseguiti con la menzogna”. “Ed è quello che tali scritti sono. Chi ha scritto il libro del Nuovo Testamento 2 Pietro ha affermato di essere Pietro. Ma gli studiosi di tutto il mondo – eccetto che i nostri amici fondamentalisti – vi diranno che non è possibile. Qualcun altro lo ha scritto spacciandosi per Pietro. Gli studiosi possono anche dire che, nel mondo antico, quella di scrivere un libro a nome di qualcun altro era una pratica accettabile. Ma è qui che si sbagliano. Se si guarda a ciò che gli antichi hanno detto in proposito si vedrà che invariabilmente veniva chiamata menzogna e condannata come pratica disdicevole, anche negli ambienti cristiani. 2 Pietro è stato alla fine accettato nel Nuovo Testamento perché i Padri della Chiesa, secoli più tardi, erano convinti che l’avesse scritto Pietro. Ma non lo fece. Qualcun altro ha fatto. E questo qualcun altro ha mentito sulla sua identità, Lo stesso vale per molte delle lettere presumibilmente scritte da Paolo. La maggior parte degli studiosi vi dirà che mentre sette delle 13 lettere che vanno sotto il nome di Paolo sono sue, le altre sei non lo sono. I loro autori hanno semplicemente affermato di essere Paolo. Nel mondo antico, scritti come questi erano etichettati come ‘pseudoi’, bugie”.
Daniele Stefanini
IMMIGRATI: UNHCR, 400 DISPERSI NEL MEDITERRANO
MANIFESTAZIONE ALL'AQUILA: "RICOSTRUZIONE E LEGALITA'"
IMMIGRATI: VENDOLA A MANDURIA, SMANTELLARE TENDOPOLI
"Ribelli e civili uccisi in raid della Nato" Londra: "Possiamo armare gli insorti"
La replica dell'Alleanza atlantica: "I nostri hanno diritto a difendersi" se qualucno spara contro di loro. Nel Paese arrivano gli operatori umanitari. Uno dei figli dei rais pronto a lasciare il padre?
Berlusconi: "Vicini ai 330 deputati vinceremo le amministrative"
Il premier ostenta ottimismo: "In Parlamento troveremo il modo di andare avanti e fare le riforme". "Pensate a votare senza dar peso all'opposizione". "Sulla giustizia non si può andare avanti così. Fini alleato dei pm politicizzati". Bersani: "Potrà comprarne uno o due, ma tutti vediamo che non c'è un governo. Meglio votare"
Giustizia, Alfano sulle barricate "Nelle piazze per fare passare la riforma"
Il Guardasigilli: "La sinistra ci dice che non sono pronti a fare il bene dell'Italia, pur di fare il male di Berlusconi"
Antitrust, multe alle aziende per oltre 111 milioni di euro
Poste, Ferrovie gestioni autostradali e aeroportuali, banche e autostrasporto sono i settori in cui è più carente la liberalizzazione dei mercati. L'apertura alla concorrenza, dopo due anni e mezzo, è largamente insufficiente
I pacifisti tornano in piazza "Aboliamo la guerra"
Da Roma a Milano. Ed ancora Bologna, Napoli, Torino. E poi a Sigonella e ad Aviano nei pressi delle basi militari. Presidi, cortei, flash mob e manifestazioni, riecco i "no war"
Fukushima, l’esperto: “A un passo da catastrofe peggiore della fusione”
Secondo Sergio Ulgiati, professore di Chimica a Napoli, la situazione in Giappone sarebbe tutt’altro che tranquilla
“Speriamo che non accada altro, anche perche’ cio’ che sta accadendo e’ gia’ quanto di peggio potesse succedere a una centrale nucleare. Siamo a un passo dall’evento piu’ catastrofico della fusione, nonostante io mantenga ancora qualche speranza negli interventi di contenimento. Dobbiamo imparare da questa esperienza”. E’ Sergio Ulgiati, professore di Chimica ambientale all’Universita’ Parthenope di Napoli e membro del comitato scientifico del Wwf Italia, a definire all’AdnKronos “la situazione della centrale atomica di Fukushima non buona e con poco o nulla che noi possiamo fare, a parte aiutare con tutti i mezzi il popolo giapponese a risollevarsi”.
NON BASTA - “Lo sforzo eroico delle poche centinaia di tecnici impegnati nel tentativo di raffreddamento e di chiusura delle crepe – sottolinea Ulgiati – e’ degno della massima ammirazione e l’unica speranza e’ che riescano nel loro intento di contenere il danno. Questi tecnici sono ben consapevoli dei rischi a cui vanno incontro, perche’ sanno perfettamente di contrarre malattie da radiazione, ma sono gli unici a poter intervenire direttamente”. “Se il nocciolo fonde usciranno ancora piu’ radionuclidi – spiega Ulgiati – e a quel punto sarebbe impossibile arrestare una contaminazione ancora maggiore. Una eventuale esplosione del contenitore del combustibile, a causa dell’aumento di pressione o della formazione e combustione di idrogeno causerebbe conseguenze di estrema gravita’. L’unica cosa che possiamo fare e’ imparare la lezione, pensando al futuro del nostro Paese e del mondo. Trovo tragico – conclude l’esperto – che ci sia ancora qualcuno che sostiene che il nucleare e’ sicuro: per questi incidenti ci saranno migliaia e migliaia di persone che subiranno ingenti danni e gia’ ora interi settori dell’economia vengono pesantemente danneggiati con altre gravi conseguenze sulla vita di milioni di persone: dobbiamo imparare da tutto cio’ ”
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Ribellione libica, crescono i dubbi degli Usa
Le forze anti Gheddafi inquietano gli Stati Uniti mentre la loro avanzata si bloccaNegli StatiUniti crescono i dubbi su “chi” siano veramente i leader dellarivolta libica. Le preoccupazioni sono innescate, soprattutto, dalla mancanza di informazioni sufficienti, non solo sull’identita’, ma anche sulle reali intenzioni dei capi militari della rivolta. IlWashington Post, citando fonti diintelligence, spiega che solamente un ristretto gruppo di leader della rivolta e’ stato identificato per nome e che non e’ ancora chiaro se i comandanti militari collaborino tra di loro o siano in competizione l’uno con l’altro. La Cia, come e’ stato rivelato nei giorni scorsi, ha inviato degli agenti in Libia per raccogliere in fretta informazioni sull’identita’ e le intenzioni dei ribelli, mentre il segretario alla Difesa, Robert Gates, ha descritto il leader della rivolta come “un gruppo assai disparato e molto frammentato”. In questo momento lo stallo appare la soluzione più probabile, con una suddivisione del Paese tra lealisti e rivoltosi che certo getta più di un dubbio su un possibile esito positivo della crisi libica nel breve periodo.
RIVOLTA DEMOCRATICA ? -. Tra questi, a testimonianza della eterogeneita’ della leadership rivoluzionaria, si trovano anche un vecchio oppositore del colonnello Gheddafi e un ex generale che un tempo aiuto’ il colonnello a conquistare il potere in Libia. Secondo il sito web del Consiglio nazionale di transizione, l’organo di governo dell’opposizione, il responsabile della Difesa del Cnt e’ Omar Al-Hariri, ex generale, che sostenne Gheddafi nella sua ascesa al potere e che in seguito fu imprigionato dal regime. Scarcerato nel 1990, fu posto agli arresti domiciliari, a Tobruk, dove e’ rimasto fino a non molto tempo fa.”Questa volta il popolo sara’ la nostra sicurezza”, ha dichiarato il 67enne Hariri all’inizio di marzo in un’intervista. “Il popolo eleggera’ un nuovo presidente, che servira’ per un periodo limitato di tempo e potra’ essere rimosso se non rispondera’ ai bisogni della gente. E naturalmente -ha detto ancora Hariri nell’auspicare l’architettura istituzionale della Libia del futuro- avremo bisogno di un Parlamento e di un sistema multipartitico”.
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La Russa indagato dal Tribunale dei Ministri per aggressione