venerdì 15 aprile 2011

Ruby, Pdl: "Ispettori in Procura a Milano" Bruti Liberati: "Basta paragoni tra toghe e Br"

Interrogazione dei capigruppo Gasparri e Quagliarello: "Ci sono state palesi violazioni". Il riferimento è anche alle intercettazioni che hanno coinvolto il premier. Nel capoluogo lombardo appare un manifesto che lega i magistrati ai terroristi. Fini: accertare responsbailità di quelle affissioni

ROMA - Nuovo scontro tra il Pdl e i giudici di Milano. Oggi i capigruppo del Pdl, Maurizio Gasparri e Gaetano Quagliariello hanno presentato, in Senato, un'interrogazione urgente al ministro della Giustizia, Angelino Alfano, perché valuti "l'opportunità di intraprendere le iniziative ispettive e disciplinari di propria competenza" per verificare l'operato della Procura di Milano sul caso Ruby 1. Per i due senatori si sono verificate nell'azione della magistratura contro Silvio Berlusconi "palesi violazioni" della Costituzione.
Un clima teso in cui si inserisce il manifesto affisso a Milano a firma dell' 'associazione dalla parte della democrazia' che scandisce: "Via le Br dalle procure". Secca la replica del capo della procura milaese Edmondo Bruti Liberati: "Rammento che a Milano le Br in procura ci sono state davvero, per assassinare magistrati".
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Il flop del digitale terrestre le spese inutili per la tv negata

Canali spariti e decoder superati. La qualità del segnale peggiora nel nuovo Far West. Costi fino a 200 euro tra ricevitore, tecnico, antenne. In aree come Lazio, Lombardia, Piemonte e Veneto un telespettatore su due vede i programmi a singhiozzo

di AGNESE ANANASSO e ENRICO DEL MERCATO
DALLE parti di Parma e Piacenza è vietato guardare Raitre. Sulla riviera romagnola, l'unico tg regionale che si riesce a vedere è quello del Veneto. In provincia di Novara chi prova a sintonizzarsi sul notiziario regionale vede le emittenti locali lombarde. Dappertutto, poi, la sintonizzazione di un canale con il telecomando è un irrisolvibile rompicapo.
È la rivoluzione incompiuta del digitale terrestre. I cui effetti pesano sulle regioni che sono già passate al nuovo sistema, dove soprattutto le fasce anziane della popolazione sono costrette a quotidiani corpo a corpo con l'apparecchio tv oltre che al pagamento di salatissimi conti agli antennisti. L'Adoc ha commissionato un sondaggio in alcune delle regioni già servite dal sistema del digitale terrestre (Lazio, Lombardia, Piemonte, Veneto e Trentino). Rivela che il 76 per cento degli intervistati ha avuto almeno un problema dopo lo switch-off. Di questi uno su due (il 53 per cento) si lamenta dello scarso segnale relativo a uno o più canali e non riesce a vedere un programma fino in fondo. Il 43 per cento addirittura non vede alcuni canali e il problema riguarda sia Rai sia Mediaset.
Ma perché il passaggio al digitale terrestre ha tagliato fuori un rilevante numero di italiani? E quanto pesa la battaglia per l'assegnazione delle frequenze sulla cattiva qualità del servizio?
LA TV NEGATA
Dalla Rai riconoscono che i problemi ci sono, ma ci tengono a sottolineare che secondo le loro indagini l'83 per cento di questi dipende dalla cattiva manutenzione dell'impianto di ricezione domestico e nella quasi totalità dei casi la cattiva ricezione del segnale, frequente subito dopo lo switch-off, si risolve con la messa a punto dell'impianto stesso. Del resto, sempre secondo i dati Rai, l'emittente pubblica ha aumentato la platea di spettatori nel passaggio dall'analogico al digitale: nelle regioni che sono passate al digitale tra l'1 gennaio e il 7 marzo 2010 (si tratta di 16,5 milioni di utenti), gli spettatori Rai sono cresciuti di 78 mila unità rispetto allo stesso periodo del 2009. Sono numeri che servono anche a giustificare l'investimento messo in campo dalla Rai tra il 2009 e il 2012 per adeguare le sue strutture e favorire il passaggio al nuovo sistema di trasmissione: 400 milioni di euro. Sono molti? Era necessario un investimento superiore? Sono soldi spesi dove serviva adeguare veramente le strutture?
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Tar: "illegittimi" i tagli al personale Battaglia sulle graduatorie dei precari

Il Tribunale amministrativo del Lazio boccia le circolari della Gelmini che hanno "eliminato" 67 mila cattedre in due anni: al momento nessuno può prevedere le conseguenze. L'Avvocatura dello Stato: impossibile impedire lo spostamento di provincia senza una legge ad hoc

di SALVO INTRAVAIA
I tagli agli organici del personale scolastico sono illegittimi: lo ha stabilito una sentenza del Tar del Lazio. Intanto, la partita dell'aggiornamento delle graduatorie dei precari potrebbe trasformarsi in una battaglia politica dagli esiti imprevedibili. Quella del Tar Lazio di ieri, per il ministero dell'Istruzione, è l'ennesima bocciatura da parte della giustizia amministrativa, dopo quelle relative alle graduatorie ad esaurimento, alle classi sovraffollate e quella sulle riduzioni di orario per gli istituti tecnici e professionali, solo per citare le ultime in ordine di tempo. Questa volta, a ricorrere contro i provvedimenti del ministero sono stati un Comune (quello di Fiesole), la Flc Cgil e diversi genitori.
Secondo i giudici, sono due i motivi che hanno determinato l'annullamento delle circolari ministeriali sul taglio di 67 mila cattedre negli anni scolastici 2009/2010 e 2010/2011. Il primo, riguarda lo strumento utilizzato da viale Trastevere per alleggerire gli organici del personale docente: una semplice circolare ministeriale che si appoggiava su una bozza di decreto interministeriale. Per sforbiciare 42 mila posti l'anno scorso e 25 mila quest'anno "l'amministrazione ha diramato la circolare", la numero 38/09, "allegando un mero 'schema' di decreto interministeriale, non ancora formalmente in vigore", scrivono i giudici.
Il secondo motivo attiene alla procedura seguita. "In particolare - si legge nel dispositivo - lo schema di decreto, non solo sarebbe da ritenersi atto privo di attuale efficacia giuridica, ma sarebbe altresì approvato senza il 'previo parere delle Commissioni parlamentari competenti' invece espressamente prescritto dalla norma". Insomma, ancora una volta, come più volte lamentato dalle opposizioni, sarebbe stato esautorato il Parlamento. Al momento nessuno è in grado di prevedere gli effetti del provvedimento del Tar.
Una cosa è certa, per effetto del taglio di 87 mila cattedre in tre anni, migliaia di supplenti hanno perso posto e stipendio e milioni di bambini e studenti italiani hanno perso decine di ore di lezione in classe. Per non parlare delle migliaia di docenti di ruolo costretti a fare le valigie, magari dopo anni di servizio nella stessa scuola, perché con la riforma Gelmini la loro materia è stata falcidiata. Ricominciando, in qualità di docente "sovranumerario", a fare il pendolare e, non più giovanissimo, a percorrere decine di chilometri per recarsi a scuola.
In queste ore si fanno sempre più insistenti le voci di un prossimo decreto sull'aggiornamento delle graduatorie ad esaurimento dei precari con la possibilità per gli stessi di cambiare provincia. Dopo la recente sentenza della Corte costituzionale, che ha dichiarato illegittime le graduatorie "di coda" inventate dalla Gelmini, arriva il parere dell'Avvocatura dello Stato richiesto da viale Trastevere, secondo il quale non è possibile impedire lo spostamento di provincia senza una norma di legge ad hoc.
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Tagli ai rinnovi contrattuali nella P.A. da domani a casa 1.240 precari Inps

Ultimo giorno in ufficio per centinaia di interinali in gran parte al lavoro da due anni presso l'istituto di previdenza. La Cgil: le riduzioni di spesa imposte dalla manovra del 2010 quest'anno costeranno il posto a 120mila persone: "Il governo non dà seguito agli impegni"

ROMA - Il contratto è scaduto oggi: da domani 1.240 lavoratori in forza all'Inps sulla base di un contratto interinale resteranno senza lavoro. A impedire il proseguimento del rapporto di lavoro è la manovra 2010 del governo, che ha tagliato del 50% la spesa destinata al lavoro flessibile negli uffici pubblici.
Per circa 900 di questi lavoratori - spiegano alla Tempor, società di lavoro interinale che ha il contratto con l'Inps - il lavoro presso l'istituto di previdenza era iniziato due anni fa, nel marzo del 2009. I 1.240 lavoratori in somministrazione (ex interinali) presso l'Inps - sottolinea il Nidil-Cgil - stanno ricevendo in queste ore la lettera di cessazione del rapporto di lavoro da parte dell'agenzia per il lavoro Tempor a seguito di quanto previsto dal decreto n.78/2010".
La proroga dei tagli, contestatissima dall'opposizione, era stata al centro di un'accesa disputa a livello parlamentare, che si era conclusa con una risoluzione unitaria. Il documento impegnava il governo a rimuovere gli ostacoli legislativi al rinnovo dei contratti per i precari degli enti previdenziali: "Quella risoluzione - denuncia la Cgil - mirava anche ad assicurare i medesimi livelli di servizio, ma finora nessuna decisione in merito è stata assunta dal governo".
Oltre ai 1.240 lavoratori che da domani lasceranno il posto all'Inps, spiega il Nidil-Cgil, "attendono una risposta altre 550 persone lasciate a casa dall'inizio dell'anno".
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USA: SERIAL KILLER LONG ISLAND, DOPO 10 VITTIME ARRIVANO TELEFONATE

(ASCA-AFP) - New York, 15 apr - E' panico a Long Island, la spiaggia di New York, dove un serial killer di prostitute ha iniziato a provocare i familiari di una delle dieci donne uccise fino ad oggi. Amanda Barthelemy, sorella di Melissa, ventiquattrenne scomparsa nel luglio del 2009, ha ricevuto sette telefonate da parte di un uomo che le avrebbe chiesto: ''Pensi che la rivedrai ancora?'', prima di confessare di averla uccisa dopo aver fatto sesso con lei. In un'intervista alla ABC, la ragazza ha detto che il killer ''e' stato beffardo e ha usato parole rabbiose''.
L'assassino e' in azione da almeno 4 anni, ma il caso e' emerso solo di recente, quando la polizia ha ritrovato in spiaggia i resti di almeno dieci cadaveri, sepolti fra le sterpaglie della zona adiacente la superstrada che porta fino a Manhattan. Fra le vittime identificate c'e' una ragazza scomparsa nel 2007 e quattro dei corpi a cui e' stato dato un nome appartenevano a giovani conosciute come prostitute.
Secondo quanto riferito dalla CBS, le autorita' della Suffolk County hanno diffuso un profilo del potenziale assassino. Si tratterebbe di un bianco, di eta' compresa tra i 25 e i 40 anni, intelligente ed esperto di tecniche investigative.
Le indagini sul caso erano iniziate poco meno di un anno fa, nel maggio del 2010, quando venne denunciata la scomparsa di una prostituta di 24 anni di New Jersey City, Shannan Gilbert.

Meloni pro juventute: “Deputati a 18 anni, senatori a 25”

I vecchi bacucchi che ci governano non hanno alcuna intenzione di andare pensione, ma fanno il regalo di Pasqua ai giovani, che potranno farsi eleggere in Parlamento prima della maturità.

Giorgia Meloni, Ministro della Gioventù, ha presentato un ddl costituzionale, approvato dal Consiglio dei ministri, che propone di abbassare l’età per essere eletti a 18 anni per la Camera e a 25 per il Senato. “Spero che si possa procedere su un binario privilegiato, superando le divergenze fra maggioranza e opposizione e auspico che nonostante si tratti di un ddl costituzionale, che ha un iter abbastanza lungo, si possa procedere a passi spediti per portare a casa questa importante innovazione entro la fine di questa legislatura e di renderla operativa già dalle prossime elezioni politiche del 2013.” Perché non fare largo ai giovani, quindi? Se non ci fosse dietro l’ombra nera di questa nuova mania che la Costituzione va attaccata da ogni lato, non ci sarebbe niente da dire. Certo, la proposta viene da un Governo guidato da un ultrasettantenne che non ha intenzione di ritirarsi, ma questi sono particolari irrilevanti. Largo ai giovani lo faranno nel 2013, infatti, mica oggi.

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http://www.giornalettismo.com/archives/121632/meloni-pro-juventute-%E2%80%9Cdeputati-a-18-anni-senatori-a-25%E2%80%9D/

I giornali di tutto il mondo parlano (con rispetto) di Vittorio Arrigoni

La notizia dell’esecuzione brutale del nostro connazionale è in tutte le testate internazionali.

Nicole Johnston su AlJazeeralo ricorda in modo affettuoso, con la pipa in bocca, come un saggio capitano di nave. Voleva portargli del tabacco questo week end, prima che lui tornasse in Italia. Ora continuerà a girare per Gazadi notte con una torcia, perché le strade non sono illuminate. Spera di essere al sicuro ed è certa che anche Vittorio, avrebbe voluto che le strade di Gaza fossero sicure, anche se per lui non lo sono state.

PACIFISTA E BLOGGER – Le Monde ricorda l’assassinio Arrigoni come quello di un militante pro-palestinese a Gaza e parla di “sindrome libanese”. E poi Der Spiegel, El Pais. IlGuardian lo definisce “un pacifista e un blogger.” Tutti ne parlano con rispetto, e viene tristezza vedere come invece in Italia oggi la morte di una persona rapita da un gruppo terroristico abbia peso diverso a seconda delle valutazioni politiche.

VEGLIA - Il New York Times racconta i particolari macabri della sua esecuzione e poi lo ricorda nelle parole dei suoi amici. Ricorda il luogo di nascita, Bulciago, che risulta di certo subito caro agli americani i quali amano il Lago di Como (Bulciago è un comune in provincia diLecco). Parla di un ragazzo rapito il giorno prima di tornare a casa (non ha senso, ma per qualche motivo fa molta più impressione sapere che il giorno dopo sarebbe tornato in Italia). Parla di Luigi Ripamonti, vicesindaco di Bulciago, che, intervistato, ricorda che Vittorio era stato un attivista fin da piccolo e che aveva lavorato nell’Europa dell’Est e in Africa prima di abbracciare la causa palestinese. Cita una frase di Vittorio che dice “non credo nei confini, nelle barriere, nelle barriere. Penso che tutti apparteniamo alla stessa famiglia, la famiglia umana.” Anche a Bulciago la pensano così. Indipendentemente dalla fazione politica a cui appartengono, stasera gli abitanti di Bulciago faranno una veglia per Vittorio.

Ruby, Pdl: “Alfano mandi gli ispettori alla Procura”

Ruby, Pdl: “Alfano mandi gli ispettori alla Procura”

L’ispezione dovrebbe accertare la correttezza del lavoro.

ROMA – Cara Magistratura, cosa non farei per screditarti ed attaccarti. Continua senza tregua la battaglia targata Pdl nei confronti dei Magistrati. Nel mirino, sarebbe anche inutile ricordarlo, i pm milanesi, in relazione al caso Ruby. Tutta la squadra in difesa di Silvio Berlusconi: questo lo si era capito. Ed ora il far quadrato attorno al premier prevede la mossa di una interrogazione urgente, indirizzata al ministro della Giustizia Angelino Alfano, per verificare la correttezza dell’operato della Procura di Milano sull’acquisizione delle intercettazioni indirette di Silvio Berlusconi. Ma non solo: anche una verifica sulla regolarità della tempistica della sua iscrizione nel registro degli indagati. È questo il contenuto dell’interrogazione urgente al ministro della Giustizia, presentato dai senatori del Pdl, Maurizio Gasparri, Gaetano Quagliariello, Franco Mugnai e Roberto Centaro. In altre parole, ciò che i fedelissimi del premier chiedono al ministro Alfano è di valutare l’opportunità di azioni ispettive e disciplinari nei confronti dei pm milanesi, perché, è questo il pensiero dei pidiellini, contro il Cavaliere ci sono state “palesi violazioni” dell’articolo 68 della Costituzione, nell’uso delle intercettazioni e nell’appropriazione dei tabulati telefonici. Alfano, dunque, dovrebbe inviare gli ispettori alla Procura di Milano che, a detta di Gasparri e Quagliariello, ha messo in discussione il principio di legalità e di equilibrio tra giustizia e politica. La solita storia, insomma, difendersi dal processo piuttosto che nel processo e infamare la figura del magistrato. A prendere le difese dell’intero corpo giudiziario è ancora una volta il procuratore capo di Milano, Edmondo Bruti Liberati. In riferimento alle numerose azioni denigratorie della squadra di governo contro la Magistratura (pochi giorni fa il premier, ancora una volta, ha paragonato “certi magistrati alle Br”), Edmondo Bruti Liberati lancia un appello: “Basta accostare la figura dei Magistrati a quella delle Brigate Rosse”. Ma la goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata l’affissione del manifesto con la scritta “Via le Br dalle Procure”, firmato dall’Associazione dalla parte della democrazia” e apparso in queste ultime ore in uno dei tanti spazi del capoluogo lombardo riservato alla propaganda elettorale. Quanto è bastato per spingere il procuratore capo di Milano Bruti Liberati a scrivere un comunicato per denunciare l’accaduto.

P.breve: appello familiari vittime

(ANSA) - LIVORNO - Un incontro urgente prima della firma del disegno di legge sul processo breve. E' quanto chiedono al presidente della Repubblica Napolitano le associazioni delle vittime della strage di Viareggio (32 vittime) e della tragedia del Moby Prince (140 morti) in una lettera. ''Le abbiamo gia' scritto in merito - si legge nella lettera - ma lo rifacciamo, chiedendole di fissare al piu' presto l'incontro. Per noi e' importante che questo incontro si tenga prima della sua firma del decreto''.

La Bindi e il coro «P2» contro Cicchitto. Il Pdl chiede sanzioni

Il duello tra la vicepresidente e il capogruppo

ROMA - Il voto sulla legge che accorcia la prescrizione dei reati abbandona dietro di sé una scia al veleno che porta il gruppo del Pdl a chiedere sanzioni nei confronti del vicepresidente della Camera, Rosy Bindi, accusata di avere partecipato al coro («P2, P2, P2...») intonato dai banchi del Pd durante l'intervento del capogruppo Fabrizio Cicchitto. Il vicecapogruppo Massimo Corsaro ha dunque scritto al presidente Gianfranco Fini per «esprimere la più viva indignazione ed imbarazzo per l'atteggiamento assunto da Rosy Bindi che, nel suo turno di presidenza durante la seduta del 13 aprile, ha espresso valutazioni politiche legate a giudizi personali rivolte al presidente del gruppo del Pdl». Quindi, aggiunge Corsaro, «si chiede un tempestivo giudizio nelle sedi competenti sul comportamento gravissimo» della Bindi.

I fatti sono cristallizzati nel resoconto stenografico della Camera. Mercoledì sera, prima del voto finale, prende per ultimo la parola Cicchitto che ritorna ai tempi di tangentopoli e conclude: «Noi non ci faremo processare nelle piazze», parafrasando una espressione usata da Aldo Moro. E dai banchi del Pd si leva il coro («P2, P2, P2...») riferito al passato di Cicchitto. A quel punto l'avvocato barese Francesco Paolo Sisto (Pdl) prende la parola e dice, rivolto alla Bindi: «Signori, il Vicepresidente della Camera non dà l'esempio di terzietà». Dalle scale Rosy Bindi si sposta al banco della presidenza perché è il suo turno. Ma non resiste alla tentazione di rispondere a Sisto: «Avrei preferito svolgere il mio breve intervento a titolo personale dal mio posto che occupo qui come parlamentare. Non siamo riusciti a trovare nessun vicepresidente che potesse sostituirmi... quindi lo faccio qui... Per il contenuto delle mie parole leggo su Wikipedia alla voce Fabrizio Cicchitto: "Dopo essersi iscritto, fascicolo numero 945, tessera 2.232, data di iniziazione 12 dicembre 1980, alla loggia massonica P2, venne estromesso dal Psi. Riammesso nell'ottobre del 1987 da Bettino Craxi, seppure in ruoli marginali, ha poi adottato le posizioni di segretario del Psi fino alla dissoluzione del partito a causa delle inchieste di Mani Pulite". Ho gridato la verità, onorevole Sisto... "P2, P2...". Certo, se a me gridassero "Azione cattolica, Azione cattolica", non mi offenderei...».

In aula, Denis Verdini aveva chiesto alla Bindi di fare un passo indietro. Ieri, poi, Margherita Boniver (Pdl) ha detto che la lunga spiegazione della Bindi non può placare lo sdegno e l'imbarazzo del Pdl: «Dato che negli anni '80, l'iscrizione a una loggia massonica non ha mai né poteva avere rilevanza penale, invito la Bindi a smetterla...». Lei, la vicepresidente della Camera, non ha voluto replicare: «Ripeto, ho parlato a titolo personale».

Dopo Ambra e Chiara forse altre testimoni

La Battilana: «Perché ho cambiato versione? La verità
è la verità». Show del premier con la stampa estera

MILANO - Dopo Ambra Battilana e Chiara Danese, potrebbero arrivare altre testimoni a riferire sulle "notti di Arcore" nel processo sul caso Ruby. Negli ambienti giudiziari milanesi le voci, non confermate ufficialmente, parlano di altre ragazze pronte a valutare se presentarsi davanti ai magistrati. Inoltre c'è sempre da valutare la posizione di Michelle Conceicao Oliveira, la brasiliana che ha ospitato per più di un mese Karima e che la sera tra il 27 e il 28 maggio avvisò il premier che la 17enne marocchina era finita in Questura. Quella sera e nei giorni successivi fu sempre la Conceicao Oliveira che si riprese in casa Ruby. Michelle, in un'intervista al settimale L'Espresso, oltre ad aver ammesso di conoscere diversi segreti sull'intera vicenda, ha spiegato di essere pronta a raccontare tutto quando sarà chiamata in Tribunale. «Il Pm Boccassini non è una che si fa prendere in giro - ha detto -. Non rischierò il carcere per salvare altri». Anche se «finché posso non dirò nulla contro il presidente . Lui è veramente buono ed è stato generoso con me». Michelle ha poi raccontato che Ruby avrebbe gettato nel water i documenti che qualcuno le aveva procurato per costruirsi una nuova identità, quando la volante arrivò a casa loro lo scorso 5 giugno dopo l'ormai nota lite tra le due.

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http://www.corriere.it/politica/11_aprile_15/notti-di-arcore-forse-altre-testimoni_03f6bbc0-6740-11e0-82d9-fefb5323b337.shtml

Damasco, lacrimogeni contro manifestanti

(ANSA) - BEIRUT - Cartucce di gas lacrimogeni sono state sparate stasera a Damasco, nei pressi di piazza degli Abbasidi, dalle forze di sicurezza nel tentativo di disperdere migliaia di manifestanti che tentano di stabilire un sit-in permanente nella piazza. Lo riferiscono testimoni oculari citati dai siti di monitoraggio Rassd e NowSyria che trasmettono anche su Twitter. La tv di Stato ha confermato la presenza di manifestanti e il tentativo delle forze di sicurezza di disperdere il raduno.

Parlamento: Fini, bene ddl Meloni ma cambiare legge elettorale

Roma, 15 apr. (Adnkronos) - Il ddl presentato oggi dal ministro della Gioventu' Giorgia Meloni che abbassa l'eta' per l'elettorato passivo, "personalmente credo sia giusto farlo". Lo dice il presidente della Camera Gianfranco Fini durante un incontro con i giovani nella sede italiana del Parlamento europeo. "E' pero' essenziale -aggiunge- mettere tutti nella condizione di eleggere i loro rappresentanti, e' la precondizione perche' la societa' e le Istituzioni dialoghino tra di loro".

Impiccato l'attivista italiano rapito a Gaza. Manifestazioni in tutta Italia

Un momento della manifestazione oggi al Colosseo (Adnkronos)
Roma, 15 apr. (Adnkronos/Ign) - E' stato ucciso Vittorio Arrigoni, l'italiano attivista per i diritti umani dell'International Solidarity Movement rapito ieri a Gaza.

E' stato ritrovato impiccato in una casa abbandonata di Gaza City. E' quanto ha riferito la polizia di Hamas, che ha rinvenuto il corpo nella notte in seguito a una segnalazione anonima. L'esecuzione è avvenuta ore prima dello scadere dell'ultimatum dal gruppo salafita al-Tahwir al-Jihad, che aveva dato a Hamas trenta ore per scarcerare i suoi leader in cambio del rilascio di Arrigoni. Due uomini sono stati arrestati e un terzo, riuscito a fuggire mentre le forze di Hamas facevano irruzione nella casa, è attualmente ricercato.

I rapitori del volontario italiano Vittorio Arrigoni lo ritenevano un infiltrato dei servizi segreti occidentali che raccoglieva informazioni sul loro conto. E' l'ipotesi che avanza il sito israeliano di intelligence Debka, spiegando che per questo, il gruppo salafita al-Tahwir al-Jihad lo ha interrogato per estorcergli una confessione, prima di ucciderlo. Secondo il sito israeliano, è stata una telefonata anonima alla polizia di Hamas poco dopo la mezzanotte a indicare il luogo in cui l'uomo si trovava prigioniero. Quando la polizia è arrivata sul posto, tuttavia, Arrigoni era già stato ucciso.

L'omicidio di Arrigoni "è un crimine imbarazzante e ignobile" ha affermato il presidente dell'Autorità Nazionale Palestinese, Mahmoud Abbas, citato dall'agenzia d'informazione palestinese 'Wafa'. In un comunicato diffuso dall'agenzia, Abbas ha sottolineato che questo gesto non rappresenta il popolo palestinese.

“Un gruppo terroristico-criminale ha ucciso Vittorio Arrigoni”, recita un banner apparso in mattinata sui principali forum jihadisti, che esalta la figura del volontario italiano e condanna di fatto la sua uccisione. I siti che diffondono la propaganda di al Qaeda hanno mostrato un banner in cui si pongono interrogativi sui reali obiettivi di questo omicidio. “Per quale colpa è morto Vittorio Arrigoni?”, si legge nell'intestazione del banner che mostra due foto del cooperante italiano. Nella prima immagine Arrigoni viene ripreso mentre mostra un tatuaggio che aveva sul braccio, con la scritta in arabo 'al-Muqawama' (resistenza), in riferimento al suo sostegno alla causa dei gruppi palestinesi. Nella seconda foto il giovane italiano appare invece mentre si prostra in terra, intento nell'eseguire la preghiera islamica, alludendo alla possibilità che il cooperante fosse di fede musulmana.
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Libia: tv di stato, raid Nato su el-Azizia

Tripoli, 15 apr. - (Adnkronos/Aki) - I caccia della Nato hanno compiuto un raid contro le truppe del colonnello libico, Muammar Gheddafi, a el-Azizia, citta' situata nel nordovest del paese, a 55 chilometri da Tripoli. Lo ha riferito la tv di stato libica 'al-Jamahiriya'.

Roma, parla il consigliere gambizzato: "Agguato non legato a vicende personali"

Andrea Antonini in conferenza stampa a Casapound (Adnkronos)
Roma, 15 apr. - (Adnkronos/Ign) - "Escludo che l'agguato di ieri sia legato a vicende personali, credo piuttosto che il movente sia politico, e mi riferiscono a questioni legate a speculazioni e soldi". A parlare è il consigliere del XX municipio di Roma e vicepresidente di Casapound, Andrea Antonini, che ieri è stato gambizzato in via Flaminia con due colpi di pistola da due persone a bordo di uno scooter. Oggi la Digos ha fatto un nuovo sopralluogo nel punto in cui è avvenuto l'agguato.

L'indagine è affidata al pubblico ministero Luca Tescaroli, che è in attesa di una relazione da parte degli investigatori. Dagli elementi raccolti fino ad oggi non sembra che sia emersa una pista ben precisa da seguire. E cio' anche se non si esclude che il ferimento di Antonini possa essere la conseguenza di contrasti nell'ambito dell'attivita' politica che lo impegna.

"Mi hanno sparato da un metro di distanza e non mi hanno poggiato la pistola sulla gamba. Non e' stata usata una sparachiodi ma un'arma da fuoco. Una sparachiodi non fa il botto" ha detto oggi Antonini.

"E' opportuno non gettare altra benzina sul fuoco, il nostro atteggiamento sara' calmo e riflessivo, quello di chi sa di avere ragione - sottolinea l'esponente di CasaPound -. Per quanto ci riguarda non e' successo nulla". Certo, "quello che e' accaduto ieri e' un fatto grave, odioso, vigliacco. Noi facciamo attivita' politica - aggiunge - da tanti anni in tutti gli ambiti, da quello della socialita' a quello dell'emergenza abitativa, settori in cui spesso girano speculazioni, affari e interessi. E' possibile che la nostra azione incessante possa avere infastidito. Non abbiamo idea di chi sia stato, di quale sia il contesto in cui e' maturato questo agguato, accertarlo spetta solo alle forze inquirenti. Ma da oggi tutto ricomincia come prima, la nostra attivita' continuera' come ieri a volto scoperto, lo dobbiamo a chi ha riposto fiducia in noi, a chi di noi si e' fidato".
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'New York Times': gruppi Usa hanno aiutato le rivolte della 'Primavera araba'

Washington, 15 apr. (Adnkronos) - Da un lato miliardi di dollari in aiuti militari e campagne antiterrorismo, dall'altro il sostegno ai movimenti per la democrazia. L'atteggiamento contraddittorio degli Stati Uniti nei confronti degli Stati autoritari, teatro delle rivolte degli ultimi mesi, viene rivelato dal 'New York Times', che mette in luce il ruolo che alcune associazioni americane, finanziate da Washington, hanno avuto nell'addestrare e finanziare alcuni dei movomenti e dei leader della 'Primavera araba'.

soldi spesi nei programmi di aiuto alla democrazia sono ben poca cosa, fa notare il 'NYT', rispetto ai miliardi di dollari elargiti dal Pentagono a quegli stessi regimi che, come nel caso dell'Egitto, sono poi caduti sotto i colpi delle proteste, per lo più pacifiche, ispirate da gruppi come l'International Republican Institute, il National Democratic Institute e la Freedom House.

I primi due sono associati, ripettivamente, al Partito Repubblicano e a quello Democratico. Sono stati creati dal Congresso Usa e finanziati attraverso il National Endowment for Democracy, il Fondo creato nel 1983 per promuovere la democrazia nei Paesi in via di sviluppo. Freedom House, invece, riceve il grosso dei propri finanziamenti direttamente dal Dipartimento di Stato.

A beneficiare dell'addestramento e dei finanziamenti di queste associazioni, come confermato attraverso alcune interviste e da alcuni 'cable' diplomatici ottenuti tramite Wikileaks, sono stati movimenti come quello del '6 aprile' in Egitto, il Centro per i diritti umani del Bahrein e attivisti come la yemenita Entsar Qadhi.

"Non abbiamo finanziato le proteste, ma abbiamo aiutato i loro esponenti a sviluppare le capacità aggregative e le loro reti di contatti - spiega Stephen McInerney, direttore esecutivo del Project on Middle East Democracy di Washington - l'addestramento ricevuto ha poi sicuramente giocato un ruolo in quanto è accaduto, ma si è trattato della loro rivoluzione, non l'abbiamo iniziata noi".
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