lunedì 4 aprile 2011

Ferrara contro Biagi: “Era un lobbista e un giornalista di serie B”

Polemizzando con Repubblica, l’Elefantino se ne esce con qualche acidissimo commento sul decano dei giornalisti Rai

In un articolo del 31 marzo sul Foglio Giuliano Ferrara risponde ad Alexander Stille, che aveva dedicato un post del suo blog su Repubblica all’Elefantino. All’interno di una interessantissima dissertazione autobiografica ricca, come suo solito, di fabulazione del passato, Ferrara ha tempo per dirne quattro a tutti, in particolare a Biagi, che definisce giornalista di serie B e lobbista:

Ostellino, che tiene tuttora la testa alta con il coraggio di un liberale non di pezza, era caduto sul lavoro in seguito a una feroce campagna di un altro sublime frustrato dell’establishment italiano, il molto successoso e sussiegoso EugenioScalfari, e di un gruppo di lobbisti milanesi che non tardò a riunirsi in un cenacolo intellettuale di prim’ordine, ospite fisso Antonio Di Pietro, negli anni del Terrore giustizialista. Tra di loro un famoso avvocato, Vittorio D’Aiello, il giornalista re della serie B, Enzo Biagi, e un rancoroso ex dipendente degli Agnelli, Giorgio Fattori.

Interessante poi la sua esegesi argomentativa del conflitto di interessi all’americana:

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http://www.giornalettismo.com/archives/120291/ferrara-contro-biagi-era-un-lobbista-e-un-giornalista-di-serie-b/

Radio Maria colpisce ancora: “L’impero romano è finito perché c’erano troppi gay

Finalmente De Mattei, lo storico che tutti noi paghiamo 100mila euro l’anno come vicepresidente del CNR , ci svela l’inghippo che ha fatto crollare i nostri padri sotto il peso delle loro colpe.

L’esimio storico su Radio Maria ci toglie un dubbio che avevamo da circa 16 secoli: ma non è che Roma è crollata sotto il peso di un qualche “scandalo esecrando”? Sì, certo. E quale? L’omosessualità, è ovvio. Come avevamo fatto a non pensarci prima? Per spiegarci com’è andata veramente ilNostro tira fuori dal dimenticatoio (dove giustamente era finito) Salviano di Marsiglia. Che sicuramente è una pietra miliare, anche se da Wikipedia non abbiamo scoperto molto su di lui, accidenti. Diciamo che Salviano non è proprio Virgilio, ma di Virgilio non parliamo perché non sappiamo bene che rapporti avesse con quel Mecenate.

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“Con il processo breve muoiono le inchieste sul terremoto dell’Aquila”

L’inchiesta sulla commissione Grandi Rischi e quella sul cedimento di edifici ritenuti antisismici: la giustizia è veloce, ma la politica lo è di più…

Se c’e’ una cosa che in questi due anni post sisma e’ andata spedita a L’Aquila sono state le inchieste sui crolli. La procura ha infatti concluso le indagini sul cedimento di edifici nei quali hanno perso la vita 308 persone piu’ la piccola Giorgia che sarebbe nata proprio nella mattina del 6 aprile 2009. 220 i fascicoli aperti, di questi 15 andranno a processo, gli altri sono stati archiviati o in via di archiviazione perche’ il crollo si ritiene imputabile alla forza del terremoto o perche’ gli indagati sono defunti.

IL POST SISMA - Altro filone di inchiesta e’ quella sulla Commissione Grandi Rischi che, dopo mesi di scosse, si riunì a L’Aquila 5 giorni prima del terremoto. In quella sede si decise di diffondere messaggi rassicuranti che, secondo l’accusa, avrebbero indotto molti aquilani a rimanere nelle proprie abitazioni. Terribile tempismo: proprio nei giorni in cui ricorre il secondo anniversario del sisma, la speranza di ottenere giustizia per le morti dovute ai crolli e’ messa a repentaglio dall’approvazione del ddl sul processo breve che stralcerebbe i processi aquilani.

UN LUTTO CITTADINO – “Il giorno in cui passera’ la legge sul processo breve sara’ un lutto cittadino, per noi aquilani”: ad affermarlo e’ Antonietta Centofanti, portavoce dell’Associazione Parenti delle vittime della Casa dello studente, che nel crollo della residenza universitaria ha perso suo nipote Davide. “Siamo preoccupati e poco fiduciosi. Ci opporremo – continua – all’entrata in vigore di questa misura, scenderemo in piazza e protesteremo insieme a tutti gli altri parenti delle vittime e sopravvissuti a tragedie che, come noi aquilani, rischiano di non avere giustizia per i propri cari. Sono troppi i morti di illegalita’ in Italia. È accaduto a L’Aquila, dove la natura per mesi ha lanciato il suo grido ignorato dagli uomini della Commissione Grandi Rischi; e’ accaduto anche a Giampilieri, a Favara e a Viareggio, a Torino, alla Thyssenkrupp, e’ accaduto alle Case White di Milano, imbottite di amianto, la lista e’ lunga, purtroppo”.

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Caso Ruby, spuntano nuovi assegni di Berlusconi

Novità sul fronte delle indagini sui festini del Cavaliere: soldi alle ragazze fin dal 2009

Ne dà notizia l’Ansa. Si allarga l’orizzonte temporale dei pagamenti del presidente del Consiglio alle ragazze che hanno frequentato più o meno regolarmente la sua residenza di Arcore. Secondo quanto emerge dagli ultimi accertamenti dei pm che indagano sul caso Ruby assegni da parte Silvio Berlusconi alle giovani che allietavano le sue serate sarebbero stati versati anche nel 2009. Le nuove informazioni sarebbero state depositate venerdì scorso alle difese, in quanto risultati di verifiche avviate tempo fa.

TREVAINI, CANDIDATA ALLE EUROPEE – Da quanto si è saputo, la relazione della sezione di pg della Guardia di Finanza, datata 15 maggio scorso, ha indicato tra gli assegni di Berlusconi relativi a due anni fa anche una serie destinata alle giovani che avrebbero frequentato i presunti festini a luci rosse a Villa San Martino. Inoltre, nella documentazione raccolta dagli inquirenti c’è un assegno circolare da 50mila euro finito sul conto di Silvia Trevaini, ventottenne che nel 2005 partecipò alle finali di Miss Muretto, giornalista e due anni fa candidata alle europee per il Pdl, poi esclusa dalle liste.

Silvio Berlusconi su Facebook: 300mila fan spuntati dal nulla… per insultarlo

Il Cavaliere sul social network più popolare: tanti insulti e qualche sospetto

“Stiamo lavorando per una possibilità di rimpatrio. C’è la volontà del governo di Tunisi e la nostra per farlo in modo civile. C’è un’assoluta volontà di trovare una soluzione. Il ministro dell’Interno lascia qui una commissione di tecnici al lavoro e domani tornerà per sottoscrivere un accordo. Dobbiamo trovare una soluzione.”. E’ con questa frase che SilvioBerlusconi comincia a macinare le prime migliaia di “mi piace” su Facebook.

INSULTI SU FB – Ma la bacheca ufficiale si arricchisce di apprezzamenti. Ma nello stesso tempo anche di critiche o insulti. Tra i “Non mollare” e i “Grande Silvio” la fanno infatti da padrone i “Dimettiti Buffone” e i “Ma vai a c…”. Misteri del web. Anzi, dei social network. Anzi no. Misteri di Facebook. Sulla più popolare piattaforma di condivisione di contenuti della rete Silvio Berlusconi è arrivato col botto. Si sa, il Cavaliere le cose ama farle in grande, e mai si sarebbe accontentato di un profilo come tutti gli altri. La pagina fan dedicata al nostro presidente del Consiglio è comparsa dal nulla con 300mila iscritti racimolati in un battibaleno.

NOME RUBATO? – Da dove vengono tutti quei supporter? Tra gli utenti del sito di Zuckerberg rimbalza l’interrogativo. Forse potrebbe dare una risposta esaustiva il parlamentare del Pdl Antonio Palmieri che si occupa della comunicazione del Cavaliere e del partito berlusconiano sul web, sui social e su tutto quello che significa “online”. L’ipotesi più accreditata è quella dell’acquisizione e della conversione di altra frequentatissima pagina in una nuova dedicata esclusivamente al capo del governo. Qualcuno ipotizza siano stati fatti propri dai gestori della nuova pagina personale di Berlusconi gli iscritti ad una vecchia pagina tipicamente antiberlusconiana, una di quella miriade di bacheche che prendono di mira il premier con condivisioni di link e articoli ostili. Alcuni fanno none sitano a far notare l’anomalia nei commenti: “Chiunque si sia reso responsabile de SEQUESTRO CON CAMBIO DI NOME di questa pagina, verrà denunciato alla Polizia Postale: BERLUSCONI MERDA E MERDA CHI LO SOSTIENE!”, si legge nei messaggi.

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Russia: via funzionari governativi da cda aziende pubbliche da 1/7

Mosca, 04 apr - Il presidente russo Dmitry Medvedev ha ordinato al primo ministro Vladimir Putin di avviare la rimozione degli alti funzionari governativi dagli organi amministrativi delle societa' di Stato dal primo luglio. Lo ha reso noto il Cremlino sabato sul suo sito. Tra i funzionari che devono lasciare i loro postini consigli di amministrazione delle societa' statali c'e' il vice primo ministro Igor Sechin, che presiede il maggior produttore di petrolio della Russia, Rosneft. Sechin e' un collaboratore di lunga data di Putin e viene visto come uno degli uomini piu' potenti di Russia e tra i piu' importanti fautori della linea dura. Nell'elenco delle 17 societa' destinate a sostituire i funzionari del governo nei loro consigli e' incluso anche il ministro dell'Energia, Sergei Shmatko, che e' membro della direzione di piu' grande produttore di gas al mondo, Gazprom e il ministro delle Finanze Alexei Kudrin, che siede nel consiglio di sorveglianza di Vtb Group. Medvedev ha anche ordinato a Putin di avviare la rimozione dei funzionari del governo e dell'amministrazione presidenziale dalle aziende statali non incluse nella lista dal primo ottobre, nonche' di fare in modo che i nuovi presidenti in sostituzione dei funzionari di Stato nella societa' vengono eletti da tale data.

Ahmadinejad, presto MO senza Israele

(ANSA) - TEHERAN - Le sollevazioni popolari in diversi Paesi della regione porteranno presto ad 'un nuovo Medio Oriente senza il regime sionista (Israele, ndr), senza la presenza degli Usa e dei loro fantocci'. Cosi' il presidente iraniano Ahmadinejad. Gli 'slogan di cambiamento' con cui Obama e' stato eletto presidente degli Stati Uniti - ha detto Ahmadinejad - erano solo un 'inganno' e quando se ne andra' dalla Casa Bianca 'lascera' una macchia ancora piu' nera' di George W. Bush nella storia degli Usa.

Libia: Nato, interveniamo se c'e' sos

(ANSA) - NAPOLI - ''La nostra missione non e' di controllare o facilitare il flusso degli immigrati, pero' operiamo in mare e li seguiamo. Qualora dovesse sorgere l'esigenza di un soccorso, noi interveniamo, come e' successo nei giorni scorsi''. Lo ha detto l'ammiraglio di squadra, Rinaldo Veri, responsabile del comando navale della Nato per il Mediterraneo. ''Se applicassimo la risoluzione 1973 dell'Onu - ha affermato - questo flusso di migranti sarebbe destinato a ridursi drasticamente''.

Libia: sito, petroliera in arrivo a Tobruk per primo carico greggio insorti

Tripoli, 4 apr. - (Adnkronos/Aki) - La petroliera Equator, battente bandiera della Liberia, e' in arrivo al porto libico di Tobruk, in Libia, per imbarcare il primo carico di petrolio estratto dagli insorti presso i giacimenti di Mesla e Serir. Lo riferisce l'agenzia Usa di settore Platts, che cita Wahid Bougaighis, nominato dagli insorti come responsabile per il petrolio. ''E' la prima nave che viene a Tobruk per imbarcare il petrolio di Serir e Mesla - ha detto Bougaighis - Il suo arrivo e' certo, perche' c'e' un contratto gia' firmato''.

Costa D'Avorio: appello Ue a Gbagbo e Ouattara, evitare guerra civile

Bruxelles, 4 apr. - (Adnkronos) - "Allarmata" per le notizie di "cacce all'uomo e di uccisioni etniche", l'Unione Europea ha rivolto un appello al presidente deposto della Costa d'Avorio, Laurent Gbagbo, ed a quello eletto, Alassane Ouattara, perche' impediscano al Paese di "scivolare nella gierra civile". "La storia - ha detto il commissario europeo alla Cooperazione internazionale ed agli Aiuti umanitari, Kristalina Georgieva, facendosi portavoce delle preoccupazioni di Bruxelles - ci ha lasciato troppi esempi amari del livello al quale puo' arrivare il disastro umanitario, quando una simile escalation della violenza non viene bloccata da un'azione responsabile e decisiva".

Fukushima, Tepco vuole riversare in mare l'acqua contaminata dalle radiazioni

(Xinhua)
Tokyo, 4 apr. (Adnkronos) - La Tepco ha in programma di riversare in mare acqua contaminata da radiazioni per cercare di riportare prima possibile l'impianto nucleare di Fukushima Daiichi sotto controllo. Lo rende noto Kyodo News.

L'acqua che dovrebbe essere riversata in mare a partire da domani ha una radioattività cento volte superiore alla soglia massima, scrive l'agenzia giapponese. Si tratta di 10mila tonnellate di acqua proveniente da un impianto della centrale e di 1.500 di acqua sotterranea vicina ai reattori 5 e 6, si precisa. La rimozione dell'acqua dai locali della centrale dovrebbe consentire ai tecnici una maggior possibilità di intervento. Nel frattempo,proseguono i tentativi per identificare la crepa da cui esce acqua altamente radioattiva direttamente nell'Oceano. La Tepco ha riversato 13 chili di polvere colorata nei tubi per cercare di identificare la crepa.

Secondo l'ambasciatore italiano a Tokyo Vincenzo Petrone, un'isola di contenimento è una delle possibilità per disporre dell'acqua contaminata da radiazioni nel modo meno inquinante possibile. "Il raffreddamento con mezzi improvvisati dei reattori - ha spiegato a SkyTg24 - ha provocato una grande pozza di acqua contaminata di circa 13mila tonnellate. Bisogna disporre di questa quantità notevole di acqua contaminata nella maniera meno inquinante possibile ed una delle possibilità è quella di creare un'isola di contenimento di fronte alla centrale in mare per poter collocare, in questo serbatoio galleggiante, queste 13mila tonnellate e poi piano piano portare via e metterle in sicurezza da un'altra parte".

"Il governo di Tokyo - ha poi osservato Petrone - all'inizio ha avuto le sue grandi difficoltà ma qualunque altro governo le avrebbe avute. Credo che nella storia non ci sono mai stati tre eventi catastrofici nel giro di poche ore come quelli che hanno colpito il Giappone". Quanto alla comunicazione da parte delle autorità, il diplomatico sottolinea come "la comunicazione istituzionale giapponese è per definizione una comunicazione di basso profilo, e qualche volta gli stranieri hanno ritenuto che fosse una comunicazione reticente. Ma non era reticente, era una comunicazione di basso profilo come fa il governo giapponese".

Intercettazioni, spunta un nuovo bavaglio: stop a pubblicazione e a uso nel processo

Roma, 4 apr. (Adnkronos/Ign) – La maggioranza tenta di mettere un nuovo bavaglio alle intercettazioni,da sempre nel mirino del premier Silvio Berlusconi. Al vaglio della commissione Giustizia è finita una proposta di legge, presentata circa un mese fa dal deputato Pdl Maurizio Bianconi in cui le intercettazioni assumono un nuovo status, tale da scongiurare il rischio di finire pubblicate sui giornali.

In poche parole gli ascolti non sono più da considerarsi mezzi di ricerca della prova ma solo semplici strumenti d’indagine che quindi non potranno più finire nelle carte processuali.

Nel testo si prevede che ''gli elementi acquisiti attraverso le attività preventive non possono essere utilizzati nel procedimento penale, fatti salvi i fini investigativi. In ogni caso le attività di intercettazione preventiva di cui al presente articolo, e le notizie acquisite a seguito delle attività medesime, non possono essere menzionate in atti di indagine né costituire oggetto di deposizione né essere altrimenti divulgate''.

"Un'iniziativa legislativa prettamente personale -spiega Bianconi- tanto è vero che non ho richiesto sottoscrizioni a collega alcuno; non coinvolge il gruppo del Popolo della libertà e rimane l'esplicitazione di un mio convincimento. L'idea è di collocare il tema nel codice di procedura penale all'interno delle fonti di investigazione semplice,cassandolo dalla collocazione nel testo vigente dei mezzi di ricerca di prova".

Immediata la protesta dell’opposizione. "Ne inventano una più del diavolo - ha commentato il presidente dei deputati Idv, Massimo Donadi - pur di impedire le intercettazioni e mettere il bavaglio alla stampa. Ora ci provano con la proposta di legge Bianconi. Stanno diventando persino ridicoli".
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Giappone: esperto Cnr, acqua radioattiva contaminera' catena alimenti

Roma, 4 apr. -(Adnkronos)- E' l'equivalente "di sei piscine olimpioniche piene di radioattivita'" la quantita' di acqua contaminata da radiazioni che la Tepco, secondo quanto ha reso noto oggi Kyodo News, ha in programma di riversare in mare a partire da domani, per cercare di "raffreddare la centrale il reattore dell'impianto nucleare di Fukushima Daiichi". "E questa operazione potra' compromettere la catena alimentare". Lo spiega all'ADNKRONOS il fisico nucleare Valerio Rossi Albertini dell'Istituto di Struttura della Materia del Cnr, sottolineando che si trattera' di "un inquinamento notevolissimo".

Mediatrade, pm: ''Premier va processato, fu socio occulto anche stando al governo''

Milano, 4 apr. (Adnkronos/Ign) - Silvio Berlusconi deve essere processato. Questa la richiesta formulata durante l'udienza preliminare del caso Mediatrade (ultimo troncone dell'inchiesta sui diritti tv), dai pm Fabio De Pasquale e Sergio Spadaro davanti al gup Maria Vicidomini.

I pm, dopo aver ricostruito l'indagine davanti al magistrato, hannoribadito la richiesta di rinvio a giudizio nei confronti del premier indagato per frode fiscale e appropriazione indebita. Richiesta analoga è stata formulata anche per gli altri 11 indagati a vario titolo per frode fiscale, appropriazione indebita e riciclaggio, tra cui figurano anche Pier Silvio Berlusconi e Fedele Confalonieri.

Nella ricostruzione dell'indagine, avvenuta a porte chiuse davanti al gup, il pm De Pasquale ha sottolineato che "c'è stato un rapporto permanente tra Silvio Berlusconi e il socio occulto, Frank Agrama (intermediario tra le major americane e Mediaset), che si è protratto fino al 2006, cioèquando Berlusconi rivestiva la carica di presidente del Consiglio, anche se in un primo momento è stata mediata da Carlo Bernasconi (il manager Fininvest deceduto nel 2001, ndr)''.

Per quanto riguarda la frode "quella è stata protratta - ha dichiarato il magistrato - per anni e per quel che ne so io può essere ancora in corso".

Nella ricostruzione De Pasquale ha anche affermato che "per acquisire diritti televisivi in sovrapprezzo sono stati usati soldi di Publitalia".

L'accusa ha spiegato che il procedimento è nato per caso dalla segnalazione dell'autorità elvetica su alcuni conti accesi all'Ubs di Lugano. Il De Pasquale ha poi ricordato come le indagini siano state limitate da una forte attività di ostruzione in sede di rogatoria, opposizioni che ancora bloccano l'arrivo delle carte dagli Usa, dall'Irlanda e da Hong Kong.
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Congo, precipita aereo Onu: dieci morti

Kinshasa, 4 apr. (Adnkronos/Xinhua) - Un aereo della missione dell'Onu nella Repubblica democratica del Congo è precipitato all'aeroporto di Kinshasa. Almeno dieci persone sono rimaste uccise.

A bordo del velivolo, che si è schiantato al suolo poco prima dell'atterraggio, c'erano in tutto 30 persone.

Al momento non vi sono altri dettagli sull'incidente, ma il sito dell'Onu dice di temere per la vita di passeggeri ed equipaggio. Radio Okapi, emittente della missione Onu in Congo, la Monusco, ha riferito che l'aereo era partito dalla città di Kisangani, nel nord-est del paese africano.

Libia, Tripoli: disastro umanitario se raid Nato colpiscono rete idrica

Tripoli, 4 apr. - (Adnkronos/Aki) - Se i bombardamenti degli ''aerei invasori'' non finiranno, molte città della Libia si dovranno confrontare con ''la fine dell'approvvigionamento di acqua''. E' quanto afferma ilministro libico dell'Agricoltura Abdul Majid Qa'oud, citato dall'agenzia ufficiale Jana, che parla anche di ''disastri umanitari e ambientali'' che potrebbero verificarsi in qualsiasi momento. Il ministero sottolinea che la rete idrica che porta l'acqua alle città libiche, compresa Bengasi, sono sottoposte a gravi rischi a causa dei bombardamenti sui vicini oleodotti.

Intanto i ribelli libici sono entrati oggi nei quartieri della parte orientale di Brega, in Cirenaica, da giorni teatro di scontri con le brigate di Muammar Gheddafi. Secondo quanto riferisce la tv araba 'al-Jazeera', è in corso un'offensiva dei rivoltosi per riprendere il controllo dell'importante centro petrolifero, con un attacco 'a tenaglia' da tre punti diversi della città. Secondo fonti mediche di Ajdabiya, città a sud di Bengasi, almeno "un civile" sarebbe rimasto ucciso negli scontri di oggi. Le stesse fonti, citate da 'al-Jazeera', riferiscono anche di tre feriti lievi, ricoverati per alcune ore in ospedale e poi dimessi nel corso della giornata.

Nella città, ha riferito l'inviato di al-Jazeerasi, si sentono esplosioni nel centro, da cui si innalzano numerose colonne di fumo. I fronti dello scontro sono due, uno nei pressi dell'università e l'altro in un'area industriale. Gli insorti sarebbero riusciti a riprendere in mano la parte nuova della città, da cui i cittadini hanno cominciato a fuggire questa mattina, dopo che nella notte hanno subito pesanti bombardamenti da parte delle forze pro-Gheddafi. Secondo l'inviato, i lealisti stanno usando armi diverse da quelle usate finora, ricorrendo probabilmente anche a lanciarazzi da elicottero adattati ai loro veicoli e ai tank.

La difficile avanzata degli insorti è agevolata dai raid della Nato, condotti nel corso della notte e portati avanti anche nella giornata.
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Gheddafi addio, l'Italia riconosce i ribelli "Possibile fornitura di armi ai combattenti"

Roma, 4 apr. (Adnkronos/Aki) - ''Abbiamo deciso di riconoscere il Consiglio nazionale transitorio libico come unico interlocutore legittimo nelle nostre relazioni bilaterali'' con la Libia. Lo ha dichiarato il ministro degli Esteri Franco Frattini durante una conferenza stampa congiunta con il rappresentante della politica estera del Consiglio di Bengasi, Ali Al-Isawi, alla Farnesina.

''Il regime di Tripoli non ha più un futuro e in Libia ha perso la sua legittimità'', ha proseguito Frattini. ''Non è più un interlocutore legittimo in quanto l'unica condizione è che Gheddafi e la sua famiglia lascino la Libia'', ha detto il ministro annunciando poi che l'Italia avrà presto un suo ufficio di rappresentanza a Bengasi. ''Ho già deciso chi sarà l'inviato speciale per l'Italia a Bengasi'', ha detto Frattini.

''Non possiamo escludere di difendere i civili fornendo armi come extrema ratio'', ha poi aggiunto il titolare della Farnesina. ''Non è possibile per la coalizione andare sul terreno'', ha spiegato riferendosi ai parametri stabiliti dalla risoluzione 1973 del Consiglio di Sicurezza Onu. Nel testo viene però lasciata aperta la possibilità di fornire ''tutti i mezzi necessari che servono ai libici per aiutare se stessi'', ha ricordato Frattini. ''Dobbiamo parlarne con i nostri partner - ha proseguito - ma dal punto di vista giuridico non possiamo pensare che (la fornitura di armi ai ribelli, ndr) sia contro la 1973''.

L'Italia, inoltre, sta per predisporre l'invio di aerei e navi per portare soccorso ai feriti negli scontri in Libia. ''Vogliamo capire come fornire assistenza sanitaria ai feriti'', ha detto il capo della politica estera italiana. Per il titolare della Farnesina, è ''difficile soppiantare il ruolo dell'Italia nel cuore dei libici''.

E per mettere fine agli scontri tra i ribelli e le truppe di Gheddafi in corso dal 17 febbraio ''dobbiamo imporre il cessate il fuoco mantenendo unita la coalizione e proteggendo i civili''. Frattini ha poi informato di aver avuto un colloquio con la sua controparte greca, Dimitris Droutsas, in merito all'incontro di quest'ultimo con il viceministro degli Esteri libico Abdelati al-Obeidi, inviato da Gheddafi ad Atene per trattare il cessate il fuoco. In Grecia, Tripoli avrebbe chiesto che in un futuro tavolo per negoziare il cessate il fuoco ci sia anche Gheddafi. ''Una condizione non accettabile'', ha sottolineato Frattini. ''Per questo l'azione della Nato deve andare avanti - ha insistito il titolare della Farnesina - è necessario un inviato Onu sul terreno per imporre il cessate il fuoco''. Obeidi, nelle scorse ore in Grecia e a Malta, oggi è atteso ad Ankara.

Stop anche all’ipotesi che sia Saif al-Islam Gheddafi o un altro dei figli del Colonnello a guidare la transizione del potere in Libia. ''La sostituzione di Gheddafi con uno dei suoi figli non è accettabile - ha detto il rappresentante degli insorti, ex ambasciatore di Tripoli in India - Tutte queste persone hanno preso parte all'uccisione del popolo libico''.
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Berlusconi: ''Tunisi disponibile ad esaminare la questione rimpatri''

(Xinhua)
Tunisi, 4 apr. (Adnkronos/Aki/Ign) - Si è conclusa nel pomeriggio la missione del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, e del ministro dell'Interno, Roberto Maroni, a Tunisi per discutere del problema dell'afflusso continuo di immigrati clandestini sulle coste italiane. Subito dopo il suo arrivo all'aeroporto di Tunisi, la tv di stato del paese nordafricano ha mostrato le immagini dell'accoglienza riservata al premier italiano dal suo omologo tunisino, Béji Caid Essebsi, mentre l'agenzia di stato 'Tap' preannunciava un incontro tecnico tra il ministro Maroni e il suo omologo tunisino, Habib al-Said, a capo del dicastero dell'Interno solo da qualche settimana.

Dopo il colloquio con il premier tunisino, Berlusconi si è mostrato ottimista, sostenendo che anche sulla questione dei rimpatri "c'è la disponibilità da parte del governo di Tunisi di esaminare la questione e la nostra volontà di farlo in modo assolutamente civile". Il premier italiano ha anche commentato quanto sta accadendo a Lampedusa, definendo "comprensibile" l'esodo dalla Tunisia anche perché i giovani nord africani "cercano un miglioramento delle condizioni di vita" ed ha ricordato i rapporti "sempre di grande amicizia" tra Italia e Tunisia, assicurando "ampia collaborazione" all'esecutivo di transizione di Tunisi "nel momento storico del passaggio alla democrazia".

Eppure i due esponenti del governo italiano non tornano questo pomeriggio a Roma con un'intesa già sottoscritta.

In un breve lancio dell'agenzia ufficiale di Tunisi, 'Tap', si legge che ''nessun accordo tra Tunisi e Roma sul dossier dell'immigrazione clandestina è stato annunciato al termine dell'incontro di questa mattina a Tunisi tra il presidente del Consiglio italiano, Silvio Berlusconi, e il primo ministro del governo provvisorio tunisino Béji Caid Essebsi''.
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