martedì 5 aprile 2011

Giustizia, nuovo cavillo in un Ddl al Senato In appello si dovranno ripetere tutte le prove

La denuncia viene dal Pd: "Il disegno di legge per l'inapplicabilità del giudizio abbreviato ai delitti puniti con l'ergastolo contiene una norma, fortemente voluta dalla maggioranza, che modifica, per tutti i procedimenti, indipendentemente dalla pena prevista, il regime della prova"

ROMA - "Con il disegno di legge che prevede l'inapplicabilità del giudizio abbreviato ai delitti puniti con l'ergastolo, la maggioranza, dopo aver tentato di affossare le collaborazioni di giustizia nella lotta contro la mafia, cerca di fare approvare un'ulteriore norma vergogna". Lo afferma la senatrice Silvia Della Monica, capogruppo del Pd in commissione Giustizia.
"Un emendamento 'eccentrico' del capogruppo del Pdl in commissione Giustizia, su cui il relatore e il Governo si sono affrettati a dare parere favorevole - spiega - introduce la modifica del regime della prova nel processo penale. L'imputato avrà diritto di far sentire dal giudice centinaia di testimoni inutili e di far ripetere prove già assunte; la sentenza passata in giudicato non potrà più essere la prova del fatto storico oggetto del processo, ma il giudice dovrà riesaminare tutte le persone le cui dichiarazioni sono state utilizzate nella motivazione della sentenza".
"Insomma - aggiunge - le tecniche dilatorie diventeranno un diritto dell'imputato, la cui violazione è sanzionata a pena di nullità. Alla faccia della ragionevole durata del processo, ma in perfetta sintonia con la legge sulla prescrizione breve, anzi brevissima dei reati per gli incensurati voluta dalla maggioranza e dal Governo. La giustizia, quindi, non deve funzionare, a tutto vantaggio dei colpevoli e a tutto danno delle parti offese dal reato".
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GOVERNO: BATTUTO ALLA CAMERA SU EMENDAMENTO A DDL PICCOLI COMUNI

(ASCA) - Roma, 5 apr - Il governo e' stato battuto in aula alla Camera durante l'esame del ddl per la valorizzazione dei piccoli comuni. Con lo scarto di nove voti e' stato infatti approvato un emendamento del Pd sulla programmazione delle opere pubbliche.

Le Iene travestite da tunisini in fuga da Manduria, il pugliese piglia il fucile e spara

L’accoglienza del nostro paese non si smentisce mai.

Bisogna capirlo, il pugliese che ha preso il fucile e ha sparato a Giulio Golia delle Iene, il popolare programma di inchieste Mediaset che ha inviato uno dei suoi cronisti di punta a fingersi un tunisino in fuga dal campo di smistamento di Manduria, quello dal quale basta scavalcare una rete per fuggire. L’abitante della regione amministrata da Nichi Vendola, probabilmente esasperato dal transito di profughi che il governo di Silvio Berlusconi ha stipato nel tarantino ben oltre la capacità ricettiva dell’area, ha ritenuto di far parlare le armi.

FUOCO – La Iena è illesa, essendo riuscito a scappare prima che il proprietario armasse il dispositivo. Scene da Far West nella ridente e soleggiata Puglia.

Giulio Golia, per capire cosa significa essere un immigrato in fuga, decide di spacciarsi per un tunisino, camuffandosi da profugo, e seguire il percorso verso nord che quasi tutti, a piedi, decidono di intraprendere. Un viaggio lunghissimo senza cibo e acqua, se non fosse per la gentilezza di molti italiani che, chi con un panino, chi con una bottiglia d’acqua e qualcuno con dei soldi, aiutano, per quanto possono, gli immigrati. Una solidarieta’ diffusa che la Iena, a suo rischio e pericolo, ha pero’ visto non essere di tutti. Infatti, avvicinatosi ad un’abitazione come tante per chiedere un bicchiere d’acqua, dopo alcuni istanti d’attesa, Golia e’ stato preso a fucilate dal proprietario, riuscendo, mentre l’uomo era intento ad armare l’arma, a scappare prima di essere colpito.

Il servizio andrà in onda domani su Italia 1, durante Le Iene Show.

Maroni e Silvio firmano il nuovo accordo anti-immigrazione. Come quello con Gheddafi

Dopo il patto Italia-Libia, quello Italia-Tunisia. Poi?

La politica del governo Berlusconi sull’immigrazione è chiara, netta e ben definita. E’ la politica del metterci una toppa: siccome il nostro paese è un naturale recettore di immigrazione dal Nord Africa, i nostri governanti girano a turno tutti i paesi del Maghreb chiedendo ai loro partner al potere nei paesi di emigrazione se, per favore, possono evitare di mandarci i loro migranti. Anche fermandoli con le armi, se necessario. In cambio di, se necessario, sostanziosi piani di stimolo a favore delle imprese locali, aiuti economici e quant’altro.

NUOVO ACCORDO – E’ in fase di ultimazione e firma l’accordo bilaterale che Roberto Maronista firmando con la Tunisia, terra dalla quale arrivano molti degli immigrati in fuga dalla tragedia libica o dal proprio paese, che recentemente ha affrontato il più grande cambiamento di regime da decenni a questa parte. Come al solito, i termini sono quelli: tenete questa gente lontana dalle nostre coste. E’ Umberto Bossi a raccontarci i veri termini della questione, e soprattutto perchè mai lui sarebbe così d’accordo.

‘Sembra che Maroni stia per firmare, l’ho sentito un paio di ore fa’. Lo afferma il leader della Lega Nord, Umberto Bossi, ai cronisti che a Montecitorio gli chiedono delucidazioni sull’accordo con la Tunisia per far fronte all’emergenza immigrati. ‘Mi sembra possa finire bene’, aggiunge Bossi. L’accordo prevede, spiega il leader della Lega, ‘sia un pattugliamento congiunto, sia il rimpatrio’. Il leader del Carroccio si dice favorevole ai permessi temporanei per gli immigrati e spiega: ‘Vuol dire che vanno in Francia e in Germania’.

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http://www.giornalettismo.com/archives/120433/maroni-e-silvio-firmano-il-nuovo-accordo-anti-immigrazione-come-quello-con-gheddafi/

Napolitano: autonomia toghe inderogabile

(ANSA) - ROMA - 'L'autonomia e l'indipendenza della magistratura costituiscono principi inderogabili' ha ribadito il presidente della Repubblica al termine dell'incontro con l'Associazione magistrati. Napolitano, nell'auspicare 'un piu' sereno clima istituzionale', ha espresso la convinzione che l'apertura di un confronto sulla riforma possa avvenire senza pregiudiziali e con la massima disponibilita' all'ascolto e alla considerazione delle diverse impostazioni e proposte'. Il testo non e' ancora al Quirinale.

La Maddalena: sindaco, no militari Usa

(ANSA) - CAGLIARI - Gli americani non torneranno a La Maddalena: lo dice il sindaco Angelo Comiti replicando alle voci circolate su un possibile ritorno della Marina Usa in quella che e' stata una base appoggio per sottomarini per piu' di 35 anni. 'E' una bufala' dice Comiti precisando di non aver avuto nessuna comunicazione ufficiale a riguardo. Dopo la partenza degli militari, prima con il governo di Prodi e poi di Berlusconi -ricorda il sindaco- per il rilancio dell'isola sono stati stanziati 300 mln di euro.

Libia: forti scontri a Brega

(ANSA) - ROMA - Sono molto intensi gli scontri a Marsa el Brega, sede di uno dei piu' importanti terminal petroliferi libici a sud di Bengasi. Secondo i corrispondenti di Al Jazira, i ribelli hanno guadagnato terreno verso il centro della citta', ma incontrano la forte resistenza delle forze fedeli a Gheddafi. Fonti Nato riferiscono che l'esercito del rais ha cambiato tattica: i carri armati sono nascosti nelle citta', mentre i soldati si muovono a bordo mezzi leggeri per non finire nel mirino dei raid aerei.

L'indignazione sale grazie a «Report»

Milena Gabanelli
L'inferno è sempre altrove. Parliamo di cave, del loro sfruttamento, della loro trasformazione in discariche? Ebbene, queste cose si fanno a Carrara, dove da secoli si estraggono i pregiati marmi e pazienza se le ditte di cavatori, oltre i blocchi, portano a valle anche le scaglie di marmo che servono a produrre il carbonato di calcio. Così il traffico è balzato da 200 a migliaia di camion che ogni giorno rendono l'aria irrespirabile ai cittadini per via delle polveri rilasciate durante la movimentazione. Queste cose si fanno a Caserta, sui colli Tifatini, dove «la zona è stata dichiarata altamente critica e la magistratura è dovuta intervenire sui mancati ripristini e i mancati controlli sulle escavazioni abusive». Queste cose si fanno in Campania, dove la camorra è riuscita ad arricchirsi negli anni Novanta proprio grazie al business dei rifiuti, da interrare in decine di cave abusive. Poi, poco alla volta, dall'inchiesta di Bernardo Jovine per «Report» di Milena Gabanelli si scopre che queste cose si fanno anche in Piemonte e in Lombardia e che l'inferno non è mai altrove.
In Piemonte le cave sono concentrate tra la provincia di Biella e quella di Vercelli, e dove, nonostante siano una zona dove avviene il ricambio delle acque della falda, si permette di scavare fino a 50 metri di profondità per estrarre ghiaia e sabbia. A Brescia molte cave sono state trasformate in discariche e la popolazione, quando si accorge della telecamera di «Report», si raduna in piazza per chiedere giustizia. A Varese è stata riaperta una cava abusiva, quella di Cantello, una collina destinata a sparire, dove sotto però c'è la riserva d'acqua dell'intera città di Varese.
Le cave rendono qualcosa come un miliardo e 753 milioni, ma agli enti locali vanno solo le briciole: 53 milioni. Le Regioni latitano e la razione settimanale di indignazione, somministrata da «Report», aumenta.
Forse la Terra è l'inferno di un altro pianeta.

Aldo Grasso

Rita e la finta terremotata «Ora mi insultano in strada»

Rita Dalla Chiesa, conduttrice di Forum

La Dalla Chiesa: solidali solo Giletti e Clerici. Il dolore lo conosco, non avrei mai mancato di rispetto all'Aquila.

MILANO - La furia dei terremotati abruzzesi l'aveva messa in conto. «Mi scrivono: "La Palermo onesta che amava tuo padre ti disprezza"; "Come si dorme nel letto di Putin?"; "Tuo padre si sta rivoltando nella tomba"». Agli insulti per strada non era preparata. «Venerdì sono dovuta andare via da una pizzeria di Ponte Milvio: da un tavolo è partita una provocazione e da un altro un applauso di risposta. Scena simile il giorno dopo, fuori dall'Auditorium Parco della Musica: due ragazzi mi hanno urlato "ma non si vergogna, complimenti per la trasmissione!". Lì mi sono fermata: non avevano nemmeno guardato la puntata incriminata, però mi aggredivano...». La cosa che invece non si aspettava Rita Dalla Chiesa, da vent'anni conduttrice di Forum per Mediaset, era il «fuoco amico» delle Iene. Nella puntata di mercoledì scorso Luca Bizzarri e Paolo Kessisoglu hanno usato nei suoi confronti gentilezze tipo: «È ora di cambiare quella vecchia anziana figurante che fa la parte della conduttrice», un «barboncino con la parrucca», che soffrirebbe di «una certa incontinenza». Con l'appello finale a Bertolaso: «È ora di ricostruire completamente la Dalla Chiesa».
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Ruby, tre telefonate di Berlusconi negli atti della Procura di Milano

Colloquio con la Minetti sul caso della ragazzina marocchina

MILANO - Sono tre le telefonate in cui è rimasta registrata la voce del presidente del Consiglio e che, tra le 20mila pagine depositate agli atti da settimane sul caso Ruby, sono sopravvissute nei brogliacci agli omissis apposti dai pm a tutela dello status parlamentare del premier. Nelle conversazioni Berlusconi, per legge non intercettabile senza previa autorizzazione delle Camere, è interlocutore di ragazze (Nicole Minetti, Marysthelle Polanco e Raissa Skorkina) che invece in quel momento avevano i telefoni posti legittimamente sotto controllo dal gip.
AGOSTO, «INDAGANO SU RUBY», «MA I NOSTRI TESTI DIRANNO...»
Berlusconi: «Come sta la mia consigliera bravissima? Mi parlano tutti così bene di te, amore. Tutti, quelli della Lega, i nostri (...) Così poi quando ci sono le elezioni vieni in Parlamento».
Nicole Minetti è il consigliere regionale pdl che Berlusconi - avvertito il 27 maggio 2010 a Parigi sul suo cellulare dalla prostituta brasiliana Michelle della presenza in Questura a Milano della 17enne marocchina Karima «Ruby» el Mahroug per una denuncia di furto di tremila euro - aveva immediatamente fatto catapultare di notte in Questura. Preannunciando per telefono al capo di gabinetto che si trattava di una sua delegata, alla quale affidare la minorenne che il premier asseriva gli fosse stata segnalata come nipote del presidente egiziano Mubarak. L'1 agosto 2010, cioè 10 giorni dopo il terzo verbale di Ruby, due giorni prima dell'ultimo ai pm, e quasi tre mesi prima dell'emersione dell'inchiesta, è al telefono con Berlusconi. E dai complimenti passa presto ad altro.
Minetti: «Ma lo sai che l'altro giorno è venuto da me in Consiglio regionale Giuliante a parlarmi della storia della Ruby?».
Berlusconi: «E Giuliante chi è?».
Minetti: «Giuliante è l'avvocato del Pdl nonché di Lele (Mora, ndr), è venuto in Consiglio e praticamente m'ha raccontato tutta la storia, che c'è questo pm di nome Forno che sta seguendo il caso (...) e che secondo lui, non adesso, ma a settembre (il pm Forno, ndr) mi chiamerà perché comunque sia la Ruby che l'altra str... della Michelle hanno fatto il mio nome. Hanno aperto un'indagine su questa Michelle, perché in effetti è vero che la Ruby l'ha denunciata».
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Giustizia, dall'Ufficio di presidenza della Camera lettera di censura per La Russa

Roma, 5 apr. (Adnkronos/Ign) - Censura per Ignazio La Russa. E' questa la sanzione approvata dall'ufficio di presidenza della Camera, su proposta dei questori, nei confronti del ministro della Difesa, che lo scorso 30 marzo ha apostrofato con un ''vaffa'' il presidente Gianfranco Fini nell'emiciclo di Montecitorio, durante la seduta sul processo breve.

Il fatto non ha precedenti: mai un ministro della Repubblica e' stato sanzionato per il suo comportamento in Aula. Il caso La Russa, dunque, rappresenta un 'inedito' e ha acceso il dibattito politico. Anche perche', al momento del voto, mentre la maggioranza (Pdl e Lega) ha sostenuto la proposta dei deputati questori, il centrosinistra si e' spaccato: Silvana Mura di Idv ha votato contro, Rocco Buttiglione e Renzo Lusetti dell'Udc (insieme a Donato Lamorte di Fli) si sono astenuti, i Democratici Rosy Bindi e Giampaolo Bocci sono usciti dalla sala.

''La scelta del Pd di non partecipare alle votazioni e' stata dettata dalla non condivisione della proposta dei questori e per venire incontro al presidente Fini che aveva chiesto di rasserenare il clima'', spiega Lusetti. La posizione assunta dai due esponenti del Pd, riferiscono fonti parlamentari, non sarebbe piaciuta al questore di opposizione, Gabriele Albonetti.

''Tenuto conto delle conclusioni cui e' pervenuta la Giunta per il regolamento -recita la proposta dei deputati questori della Camera, Gabriele Albonetti, Francesco Colucci e Antonio Mazzocchi- il collegio dei questori ha conclusivamente convenuto di proporre all'ufficio di presidenza, che, nell'esprimere la piu' viva deplorazione del comportamento tenuto dall'onorevole La Russa nei confronti della Presidenza, richieda a quest'ultima di indirizzare al medesimo deputato una lettera di fermo richiamo''.

Pdl, Lega e 'responsabili' hanno approvato la proposta dei deputati questori di inviare una lettera di censura, in base all'articolo 60 del regolamento, che per conoscenza sara' inviata anche al premier.

Dall'opposizione l'Idv attacca e parla di "atto di codardia". ''I ministri sono liberi di offendere le istituzioni. La sanzione irrisoria comminata a La Russa e' un vero e proprio atto di codardia da parte dell'ufficio di presidenza'' afferma il presidente del gruppo Idv alla Camera Massimo Donadi. ''Si sono trincerati -afferma Donadi- dietro la mancanza di norme sulle sanzioni ad un ministro, ma si tratta di un problema di facile soluzione. Ignazio La Russa avrebbe dovuto essere sanzionato come qualsiasi altro deputato e questo non avrebbe avuto ripercussioni sulle sue funzioni da ministro. Perche' come deputato non avrebbe potuto votare, ma come ministro della Difesa avrebbe potuto tranquillamente svolgere le sua mansioni in Aula''.

La replica del Pdl è affidata al capogruppo alla Camera Fabrizio Cicchitto: "Per quanto riguarda gli insulti in Aula, sia il Pd che l'Idv non possono dare lezioni visto il tenore di alcuni interventi e di molte provocazioni portati avanti, con indubbio spirito creativo, nel corso di questi anni". "Gli esponenti dell'opposizione farebbero meglio a prendere atto di un provvedimento equilibrato approvato dall'ufficio di presidenza'', conclude Cicchitto.

Fukushima, radioattività 7,5 mln oltre la norma. La Tepco risarcirà la popolazione

(Xinhua)
Tokio, 5 apr. (Adnkronos/Ign) - Tracce di iodio radioattivo (iodio 131) pari a 7,5 milioni di volte superiore al valore limite sono state misurate nell'Oceano di fronte al reattore numero due della centrale nucleare diFukushima, proprio in corrispondenza dello sbocco del sistema su cui sabato e' stata scoperta una crepa. Sempre sabato, la concentrazione di iodio-131 misurata vicino allo sbocco del reattore uno era di 480mila volte il limite, 380mila volte di fronte al tre, 350mila volte in corrispondenza del reattore quattro.

Come aveva annunciato, la Tokyo Electric Power Co (TEPCO), societa' che gestisce la centrale, ha iniziato oggi a riversare acqua radioattiva in mare. L'operazione, riferisce l'agenzia stampa Kyodo, riguarda 11.500 tonnellate di acqua contenente radioattivita' in quantita' circa 100 volte superiore alla norma. In tal modo si potra' liberare il bacino di stoccaggio per far posto all'acqua ancor piu' contaminata che fuoriesce dalla turbina del reattore numero 2.

Al momento la Tepco non e' riuscita a bloccare la perdita d'acqua dal reattore 2, che probabilmente passa attraverso fessure di un tunnel che conduce ad un pozzo. Oggi si provera' ad iniettare un agente chimico per solidificare la ghiaia.

E mentre nelle 1400 scuole della prefettura di Fukushima sono inziati i test di radioattività, la Tepco ha deciso di pagare un primo risarcimento provvisorio alla popolazione dell'area attorno all'impianto.

I test partiti oggi interessano le scuole materne, elementari e superiori e sono stati decisi su pressione dei genitori preoccupati dopo la riapertura della scuole il primo aprile. I test non riguardano la zona compresa nel raggio di 20 chilometri dalla centrale nucleare di Fukushima, che e' stata evacuata dopo la fuoriuscita di radioattivita' seguita al terremoto e lo tsunami dell'11 marzo. Escluso anche l'anello successivo, fra i 20 e i 30 chilometri di distanza, dove e' stato ordinato alla popolazione di rimanere chiusi in casa. Secondo le autorita' non vi sono problemi nel far andare i bambini nelle scuole che si trovano oltre un raggio di 30 chilometri dalla centrale, ma questa rassicurazione non e' parsa sufficiente ai genitori e sono stati quindi avviati i test nelle aule e i cortili esterni delle scuole.
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Yemen: almeno 22 bambini uccisi da marzo nelle proteste contro Saleh

(Adnkronos/Aki) - Il mese scorso il ministro dell'Istruzione di Sana'a, Abdul-Salam al-Jawfi aveva avvertito che il governo avrebbe punito tutti coloro che avrebbero coinvolto i ragazzini nelle proteste. ''Non saremo clementi con i soggetti irresponsabili che tenteranno di compromettere il percorso dell'istruzione'', aveva detto il ministro dopo le notizie di alcuni manifestanti che ad Aden avevano minacciato di incendiare le scuole se gli insegnanti e gli alunni non avessero partecipato alla mobilitazione.

In Costa d'Avorio presa la residenza presidenziale. Gbagbo tratta per la resa

Parigi, 5 apr. (Adnkronos/Ign) - Dopo mesi di guerra civile, la resa di Gbagbo sarebbe sempre più vicina. Il presidente uscente della Costa d'Avorio avrebbe aperto infatti le trattative. A rivelarlo è stato oggi Ally Coulibaly, ambasciatore ivoriano in Francia, nominato da Alassane Ouatatra e citato da radio France Internationale (Rfi). "Ho appreso che ha aperto negoziati per la resa", ha detto l'ambasciatore, limitandosi ad aggiungere che gli incontri sono iniziati ieri.

Le sue parole arrivano mentre ad Abidjan le forze di Ouattara, il presidente riconosciuto dall'Onu, hanno preso possesso della residenza presidenziale. "Le nostre forze sono riuscite a entrare" ha dichiarato nella notte la portavoce Anne Ouloto. Secondo i media locali sarebbe in fuga anche il ministro degli Esteri di Gbagbo che si sarebbe rifugiato nelle residenza dell'ambasciatore francese ad Abidjan.

Nel pomeriggio il presidente uscente della Costa d'Avorio ha chiesto un cessate il fuogo, garantito dall'Onu. Per fermare il massacro dei civili, ha spiegato il segretario generale dell'Onu, Ban Ki Moon, sono intervenuti con gli elicotteri i caschi blu della missione Unoci, sostenuti dalle forze francesi. "Negli ultimi giorni, le forze leali a Gbagbo hanno intensificato l'uso di armi pesanti, come mortai, lancia granate Rpg, mitragliatori pesanti, contro la popolazione civile di Abidjan", ha detto Ban, aggiungendo che le forze del presidente uscente hanno preso di mira anche il quartier generale dell'Onu. "A questo riguardo l'Unoci ha avviato un'operazione militare per prevenire l'uso di armi pesanti che minacciano la popolazione civile", ha aggiunto. Ad Abidjan, il locale portavoce dell'Unoci, Hamadoun Toure, ha riferito che sono stati sparati missili dagli elicotteri contro una base militare e il palazzo presidenziale.

La crisi in Costa d'Avorio, che sembra giunta allo scontro finale, è scoppiata dopo le elezioni del 28 novembre, quando il presidente uscente Gbagbo ha rifiutato di riconoscere la vittoria del rivale alassane Ouatatra.

Tripoli: pronti a riforme ma Gheddafi resta. E il Colonnello appare di nuovo in tv

(Adnkronos)
Tripoli, 5 apr. (Aki) - Libia si dice pronta al cambiamento, ma ribadisce che il colonnello Muammar Gheddafi deve rimanere al potere e che solo la popolazione libica può decidere del futuro del Paese. ''Siamo pronti a soluzioni politiche (al conflitto in atto, ndr), anche a quelle offerte e proposte che chiedono cose che noi consederiamo come affari interni della Libia su cui deve essere la popolazione libica a decidere'', ha detto il portavoce del governo di Tripoli, Musa Ibrahim. Ibrahim, citato dall'agenzia di stampa 'Dpa', ha spiegato che il governo è aperto alla possibilità di un processo di riforme, anche a elezioni e alla libertà di stampa, ma ha precisato che deve essere Gheddafi a guidarlo. Il portavoce del governo di Tripoli ha quindi descritto il Colonnello come una ''figura di unione'' e un elemento di ''sicurezza per l'unità del Paese''. ''Riteniamo - ha aggiunto - che (Gheddafi, ndr) sia molto importante per guidare ogni tipo di transizione verso un modello democratico e trasparente''.

Dal canto suo il Colonnello è apparso di nuovo in tv la scorsa nottefacendosi riprendere dalle telecamere dell'emittente di regime mentresalutava i suoi sostenitori a Bab al-Azizia, a Tripoli, dove si trova la caserma nella quale dovrebbe risiedere. Le immagini sono state mostrate diverse volte nel corso della notte dalla tv di Stato libica.

La sua prima apparizione risale al 22 marzo scorso. Secondo i siti web dell'opposizione libica, si tratta di apparizioni "che servono a convincere l'opinione pubblica della sua presenza nella capitale, quando invece nostre fonti ci hanno riferito che si è rifugiato in Ciad, ospite delle autorità locali, e che si reca a Tripoli solo per mostrarsi alle telecamere".

Intanto nuovi raid dei caccia della Nato sono in corso questa mattinaa Brega, in Cirenaica, contro le brigate di Gheddafi che oggi hanno avuto la meglio sui ribelli libici e stanno avanzando verso la parte orientale della città, partendo da quella occidentale, che era l'unica rimasta nelle loro mani. A riferirlo è l'inviato della tv araba 'al-Jazeera', il quale ha inoltre smentito dal canto suo la notizia di nuovi raid aerei Nato. Inoltre il giornalista arabo ha denunciato l'arrivo di rinforzi militari da Tripoli a Brega in sostegno alle truppe di Gheddafi.

Siria, un attivista: "Torture anche sui bambini per reprimere la protesta"

Manifestanti in Siria (Xinhua)
Roma, 5 apr. - (Adnkronos/Aki/Ign) - "Quella in corso a Damasco da alcune settimane è una vera e propria crisi di potere" che la nomina di un nuovo premier non ha risolto. E' con queste parole che l'attivista siriano per i Diritti umani, Haytham Manaa, commenta ad AKI-ADNKRONOS INTERNATIONAL la situazione politica nel suo paese. "Dalla nomina del nuovo premier Adel Safar si evince come la direzione politica del paese non sia pronta a fare vere concessioni alle opposizioni'', afferma il presidente del Comitato per i Diritti umani in Siria. Tuttavia, le autorità siriane stanno cercando un canale di dialogo con i gruppi di opposizione che hanno organizzato le proteste antigovernative dei giorni scorsi.

''Siamo di fronte a una crisi di fiducia tra il popolo, che chiede riforme, e la classe dirigente", prosegue Manaa, secondo il quale "gli osservatori sono concordi nel ritenere che il governo sia la parte più debole dei centri di potere che controllano il paese, perché sono gli apparati di sicurezza ad avere in mano la vita politica siriana''.

''Inoltre non è chiaro quale sia la ripartizione del potere tra le varie istituzioni del paese - sottolinea ancora l'attivista - In un quadro simile, la nomina a premier di Safar, un ex dirigente del partito di governo Baath,dimostra come il potere non sia ancora pronto a concedere riforme reali".

Intanto, secondo quanto riferisce una fonte vicina ai manifestanti all'agenzia tedesca Dpa, ''esponenti di alto livello della sicurezza hanno dato il via libera ad alcuni mediatori, affinché fissino le date per incontri separati con membri dell'opposizione all'interno del paese''. Gli attivisti si sono detti pronti ad accettare l'offerta, sempre che ''sia seria e non serva solo a guadagnare tempo'', aggiunge l'oppositore. Ma non mancano, secondo la Dpa, quanti temono che si possa trattare di una mossa di Damasco per ottenere maggiori informazioni su chi coordina le proteste.
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Giappone: governo difende versamento in mare acqua contaminata

Tokio, 5 apr. - (Adnkronos) - Il governo giapponese ha difeso oggi la decisione di riversare in mare acqua radioattiva, sottolineando che tale azione non viola le leggi internazionali. Le dichiarazioni del ministro degli Esteri nipponico, Takeaki Matsumoto, non hanno pero' rassicurato la Corea del sud che ha espresso oggi la sua preoccupazione a riguardo.

Par condicio Rai, salvi i talk show: ok quasi unanime al regolamento 'rivisitato'

Roma, 5 apr. - (Adnkronos) - I talk show Rai sono salvi. Nessuna sospensione per i programmi di approfondimento come aveva temuto l'opposizione nelle ultime settimane. Oggi, infatti il testo del regolamento sulla par condicio approvato quasi all'unanimità (si è sfilato solo il radicale Marco Beltrandi), contiene una riformulazione dell'articolo 8, quello sull'informazione politica, che salvaguarda l'autonomia editoriale dei talk.

La mediazione fra maggioranza e opposizione è stata 'cucita' con attenzione dal presidente della Commissione, nonché relatore, Sergio Zavoli: in sostanza il Pdl ha accettato di ritirare tutti i propri emendamenti, in cambio di un'apertura da parte del relatore. Apertura contenuta nel nuovo articolo 8 che di fatto, ribadendo la necessità del rispetto dei criteri di imparzialità, pluralismo e completezza, preserva comunque i talk show dall'obbligo di dover ospitare tutti i numerosi candidati coinvolti nelle elezioni amministrative. Cosa che lo scorso anno aveva poi fatto decidere alla Rai di chiudere i talk show per l'impossibilità di applicare questa regola.

''I direttori responsabili dei programmi di approfondimento, nonché i loro conduttori e registi - recita l'art. 8 riformulato da Zavoli - curano, ferma restando l'autonomia editoriale e la salvaguardia della tipologia del format specifico, che l'organizzazione e lo svolgimento del programma, anche con riferimento ai contributi filmati, alla ricostruzione delle vicende narrate, alla composizione e al comportamento del pubblico in studio, risultino finalizzati ad assicurare il rispetto dei criteri di imparzialità, pluralismo e completezza".
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Democrazia day, al via la protesta in piazza. Montecitorio blindata

Roma, 5 apr. - (Adnkronos/Ign) - Da Montecitorio a piazza Santi Apostoli in serata. In concomitanza con il voto alla Camera sul conflitto d'attribuzione per il Rubygate, è iniziato il 'Democrazia day' l'iniziativa promossa dal Popolo viola, Articolo 21, Libertà e Giustizia, insieme ad altri partiti e associazioni.

Dopo l''assedio' di mercoledì scorso, massimo è il dispiegamento delle forze dell'ordine che controllano i manifestanti, rigorosamente dietro le transenne.

Mercoledì scorso l'apparato di sicurezza venne messo sotto accusa dall'opposizione, che non mancò di sottolineare il fatto che, malgrado il Pd e il Popolo Viola avessero annunciato gia' dalla mattina la convocazione di un presidio di protesa davanti a Montecitorio, ai manifestanti venne inspiegabilmente concesso di avanzare fino a pochi passi dal portone della Camera. Governo e maggioranza, attaccarono sia il Pd sia i manifestanti del Popolo Viola, accusandoli di aver deliberatamente cercato lo scontro.

Dalle 20 in poi, l'iniziativa alla quale hanno aderito Articolo 21 e Libertà e Giustizia, Move On Italiano, Antonio Di Pietro e l'Idv, oltre a diversi parlamentari Pd e Fli, si trasferirà in piazza Sant'Apostoli dove parleranno rappresentati della società civile, dei partiti, del mondo delle associazioni.

Sul palco saliranno anche Di Pietro, Rosy Bindi e Fabio Granata. Molti gli artisti e i rappresentanti del mondo della cultura che presenzieranno alla 'Notte bianca per la democrazia': Giobbe Covatta, Moni Ovadia, Giuliano Montaldo, Dario Vergassola, Massimo Ghini e la Tavola della Pace. Il Pd ha deciso invece di organizzare una propria manifestazione al Pantheon, a partire dalle ore 18, alla quale parteciperà il segretario Pier Luigi Bersani.

Iraq: 9 morti in attacchi a Baghdad e Mosul, sterminata una famiglia

Baghdad, 5 apr. - (Adnkronos/Aki) - Nove persone sono morte in due attacchi separati perpetrati nel paese. Tre civili hanno perso la vita a causa in un attentato kamikaze a Mosul a nord di Baghdad.

Ruby, sì al conflitto d'attribuzione: il via libera alla Camera per 12 voti

Roma, 5 apr. - (Adnkronos/Ign) - La Camera ha votato sì al conflitto di attribuzione sul caso Ruby nei confronti dei magistrati di Milano. La richiesta, che era stata avanzata dalla maggioranza, è passata con 12 voti di scarto. A questo punto la palla passa alla Corte Costituzionale.

Secondo la maggioranza uno dei due reati contestati al premier, e cioè la concussione, sarebbe di natura ministeriale perché telefonando in questura Berlusconi avrebbe agito nell'esercizio delle sue funzioni di presidente del Consiglio visto che pensava che la ragazza fosse la nipote dell'ex presidente egiziano Hosni Mubarak.

Intanto la Procura generale di Milano non cambia il provvedimento con cui la scorsa settimana ha vietato l'accesso al Palazzo di Giustizia di Milano alle telecamere e ai fotografi che hanno chiesto l'accredito per partecipare al processo che si aprirà domani sul caso nel quale è imputato Silvio Berlusconi. Domani, quindi, l'aula sarà 'blindata' anche se non si esclude che dalle prossime udienze, magari davanti ad una sorta di ricorso, i giudici possano autorizzare, almeno la Rai, a riprendere il processo. Nonostante le tante riunioni tra i vertici degli uffici e qualche tentativo di 'mediazione' fatto anche dalla procura per salvaguardare il diritto di cronaca, almeno per la prima udienza, quella di domani appunto, la decisione dunque rimane quella di non fare entrare in Tribunale i cameraman e i fotografi per motivi di sicurezza.

"Nessun commento, stiamo cercando di ricostruire cosa è accaduto". Il procuratore capo di Milano Edmondo Bruti Liberati risponde così alle domande sulle tre telefonate con utente Silvio Berlusconi depositate agli atti dell'indagine sul 'caso Ruby'. La sensazione negli ambienti giudiziari è che quelle telefonate, contenute negli allegati alla richiesta di giudizio per il premier e oggi pubblicate dal 'Corriere della Sera', siano finite "per sbaglio" agli atti depositati, nonostante la legge Boato preveda che contro un parlamentare l'intercettazione non possa essere utilizzata se non dopo che i magistrati abbiano chiesto al Parlamento l'autorizzazione a poterla usare. Anche per questo "saranno distrutti tutti gli atti che non sono utilizzabili", ha voluto precisare Bruti Liberati.