Divulgo quello che ... non tutti dicono ... / Perchè il male trionfi è sufficiente che i buoni rinuncino all'azione. (Edmund Burke)
martedì 5 aprile 2011
Giustizia, nuovo cavillo in un Ddl al Senato In appello si dovranno ripetere tutte le prove
GOVERNO: BATTUTO ALLA CAMERA SU EMENDAMENTO A DDL PICCOLI COMUNI
Le Iene travestite da tunisini in fuga da Manduria, il pugliese piglia il fucile e spara
L’accoglienza del nostro paese non si smentisce mai.
Bisogna capirlo, il pugliese che ha preso il fucile e ha sparato a Giulio Golia delle Iene, il popolare programma di inchieste Mediaset che ha inviato uno dei suoi cronisti di punta a fingersi un tunisino in fuga dal campo di smistamento di Manduria, quello dal quale basta scavalcare una rete per fuggire. L’abitante della regione amministrata da Nichi Vendola, probabilmente esasperato dal transito di profughi che il governo di Silvio Berlusconi ha stipato nel tarantino ben oltre la capacità ricettiva dell’area, ha ritenuto di far parlare le armi.
FUOCO – La Iena è illesa, essendo riuscito a scappare prima che il proprietario armasse il dispositivo. Scene da Far West nella ridente e soleggiata Puglia.
Giulio Golia, per capire cosa significa essere un immigrato in fuga, decide di spacciarsi per un tunisino, camuffandosi da profugo, e seguire il percorso verso nord che quasi tutti, a piedi, decidono di intraprendere. Un viaggio lunghissimo senza cibo e acqua, se non fosse per la gentilezza di molti italiani che, chi con un panino, chi con una bottiglia d’acqua e qualcuno con dei soldi, aiutano, per quanto possono, gli immigrati. Una solidarieta’ diffusa che la Iena, a suo rischio e pericolo, ha pero’ visto non essere di tutti. Infatti, avvicinatosi ad un’abitazione come tante per chiedere un bicchiere d’acqua, dopo alcuni istanti d’attesa, Golia e’ stato preso a fucilate dal proprietario, riuscendo, mentre l’uomo era intento ad armare l’arma, a scappare prima di essere colpito.
Il servizio andrà in onda domani su Italia 1, durante Le Iene Show.
Maroni e Silvio firmano il nuovo accordo anti-immigrazione. Come quello con Gheddafi
Dopo il patto Italia-Libia, quello Italia-Tunisia. Poi?
La politica del governo Berlusconi sull’immigrazione è chiara, netta e ben definita. E’ la politica del metterci una toppa: siccome il nostro paese è un naturale recettore di immigrazione dal Nord Africa, i nostri governanti girano a turno tutti i paesi del Maghreb chiedendo ai loro partner al potere nei paesi di emigrazione se, per favore, possono evitare di mandarci i loro migranti. Anche fermandoli con le armi, se necessario. In cambio di, se necessario, sostanziosi piani di stimolo a favore delle imprese locali, aiuti economici e quant’altro.
NUOVO ACCORDO – E’ in fase di ultimazione e firma l’accordo bilaterale che Roberto Maronista firmando con la Tunisia, terra dalla quale arrivano molti degli immigrati in fuga dalla tragedia libica o dal proprio paese, che recentemente ha affrontato il più grande cambiamento di regime da decenni a questa parte. Come al solito, i termini sono quelli: tenete questa gente lontana dalle nostre coste. E’ Umberto Bossi a raccontarci i veri termini della questione, e soprattutto perchè mai lui sarebbe così d’accordo.
‘Sembra che Maroni stia per firmare, l’ho sentito un paio di ore fa’. Lo afferma il leader della Lega Nord, Umberto Bossi, ai cronisti che a Montecitorio gli chiedono delucidazioni sull’accordo con la Tunisia per far fronte all’emergenza immigrati. ‘Mi sembra possa finire bene’, aggiunge Bossi. L’accordo prevede, spiega il leader della Lega, ‘sia un pattugliamento congiunto, sia il rimpatrio’. Il leader del Carroccio si dice favorevole ai permessi temporanei per gli immigrati e spiega: ‘Vuol dire che vanno in Francia e in Germania’.
Continua ...
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Libia: forti scontri a Brega
(ANSA) - ROMA - Sono molto intensi gli scontri a Marsa el Brega, sede di uno dei piu' importanti terminal petroliferi libici a sud di Bengasi. Secondo i corrispondenti di Al Jazira, i ribelli hanno guadagnato terreno verso il centro della citta', ma incontrano la forte resistenza delle forze fedeli a Gheddafi. Fonti Nato riferiscono che l'esercito del rais ha cambiato tattica: i carri armati sono nascosti nelle citta', mentre i soldati si muovono a bordo mezzi leggeri per non finire nel mirino dei raid aerei.