domenica 24 aprile 2011

Meno audience ma il 63% della pubblicità il caso Mediaset è unico in Europa

Nessuno nel Vecchio Continente è in grado di raccogliere oltre la metà delle risorse. L'Ocse chiede all'Antitrust di "valutare il grado di competitività nei media"

di GIULIANO BALESTRERI
MILANO - "Il settore televisivo resta dominato da società statali e da una società privata". Parola dell'Ocse che nel rapporto Going for Growth ha dedicato particolare attenzione alla situazione italiana, raccomandando all'Antitrust di "valutare il grado di competitività nei media tv". Una competitività difficile da immaginare: nel 2010 il 63% dei 3,8 miliardi spesi per la pubblicità in tv è finito nelle casse di Mediaset. La Rai si è accontentata del 23% e agli altri solo le briciole: il 6% per Sky e il 3,7% per La7. Ma se per gli ultimi due i numeri rispecchiano anche l'audience, per i big la situazione è diversa. Lo scorso anno lo share medio di Viale Mazzini, per l'intera giornata, è arrivato al 41,3%, per il gruppo della famiglia Berlusconi si è fermato al 37,6%. Certo a Mediaset interessa il target commerciale (15-64 anni), ma anche in questo caso lo share non supera il 40%. Come a dire che per gli investitori l'indice di ascolto non è un parametro così rilevante, merito forse dell'abilità dei venditori di Publitalia, ma anche delle norme che fissano al 12% del tempo di trasmissione il tetto per la pubblicità in Rai, un limite che per Mediaset sale 18%. Un'asticella che il governo potrebbe portare anche al 20%.
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Lassini: Silvio ha detto sono con te

(ANSA) - ROMA - Berlusconi 'mi ha telefonato per esprimermi la sua solidarieta'.Lo riferisce Roberto Lassini, candidato del Pdl a Milano dimissionario in seguito alla vicenda dei manifesti anti-pm. Lassini racconta che il premier si e' detto dispiaciuto e che se fosse stato per lui non lo avrebbe fatto ritirare. Le dimissioni sono state 'formalizzate', spiega , ma in caso fosse eletto decidera' cosa fare 'in base ai risultati'. 'Io ero molto emozionano - ha detto - ho pianto, il presidente mi ha consolato'.

Guida suprema: "Vogliono che Iran rimanga spettatore indifferente, ma questo è impossibile"

Guida suprema:

"Sono sicuro che il risveglio islamico in Medio Oriente e Nord Africa dara' presto i suoi frutti". Lo ha detto l'Ayatollah Ali Khamenei parlando ieri a Teheran davanti a migliaia di abitanti provenienti dalla regione Fars, nel sud del Paese. Pieno appoggio all’operato del governo del presidente Ahmadinejad da parte della Guida suprema: "Questo governo e' stato sempre al servizio dell'Iran ed sta facendo il possibile per migliorare le condizioni della vita degli iraniani". Il Leader della Rivoluzione islamica riferendosi alla campagna propagandistica negativa promossa nei giorni scorsi contro il presidente Ahmadinejad e i suoi collaboratori ha affermato; "I nemici vogliono seminare divergenza tra la gente e il governo , ma bisogna riconoscere alle nostre autorita' l'importante ruolo che hanno svolto e continuano a svolgere , nonostante le restrizioni, per portare al termine i piani di sviluppo nel Paese". Il Leader in un'altra parte del suo discorso ha criticato la repressione delle gente in Bahrain, Yemen e Libia; "Le proteste nel Bahrain sono dovute alle discriminazioni etnico-religiose messe a lungo dal regime di Manama ... fatto questo che non poteva avere altro risultato che l'esplosione di rabbia ... reprimere le richieste leggittime della gente con l'aiuto militare di un altro Paese (Arabia Saudita, ndr) non potra' piu' fare nulla". Per quanto riguarda l'accusa di una presunta ingerenza iraniana in Bahrain lanciata dall'Unione europea e dal Consiglio di Cooperazione del Golfo Persico (di cui fanno parte l'Arabia Saudita, il Kuwait, l'Oman, gli Emirati Arabi uniti, il Qatar e lo stesso Bahrain) la Guida suprema ha risposto: "Quali interferenze ha commesso l'Iran in Bahrein, Yemen e Libia? Quella di aver parlato liberamente e di non aver mostrato paura per la rabbia dei governi-fantoccio del mondo? ... Vogliono che la Repubblica islamica dell'Iran rimanga spettatore indifferente, ma questo è impossibile", ha concluso l'Ayatollah Khamenei.

Pakistan, manifestazioni anti-Usa

Pakistan, manifestazioni anti-Usa

ISLAMABAD - Centinaia di pakistani hanno manifestato a nord-ovest della città di Peshawar del Pakistan contro l'uccisione di civili nel recente attacco da un drone Usa nelle aree tribali del Pakistan. I manfestanti hanno chiesto al governo pakistano di bloccare i camion che trasportano forniture alle forze NATO in Afghanistan. Ieri almeno 25 persone, fra cui donne e bambini, sono state uccise da un drone americano nel Nord Waziristan, in una nuova giornata di sangue che coincide con un inasprirsi della crisi delle relazioni fra Islamabad e Washington sulla strategia da seguire nella lotta ai talebani. L'attacco ha sollevato una nuova ondata di risentimento contro gli Usa e il governo di Yusuf Raza Gilani. Il raid giunge dopo la visita a Islamabad del capo degli Stati maggiori congiunti statunitensi, ammiraglio Mike Mullen.

11 Settembre: Huffington Post, soccorritori verranno incriminati come terroristi da FBI

11 Settembre: Huffington Post, soccorritori verranno incriminati come terroristi da FBI

WASHINGTON - Migliaia di americani, che hanno rischiato la loro vita per salvare vite umane subito dopo il crollo delle Torri Gemelle, l’11 Settembre 2001, saranno inseriti nella lista dell’FBI come presunti terroristi. Secondo il quotidiano statunitense Huffington Post i connotati ed i dati personali di migliaia di persone che hanno partecipato volontariamente ai soccorsi subito dopo l’ecatombe dell’11 Settembre verranno passati all’FBI e queste persone verranno considerate come “potenziali terroristi” e non è da escludere che alcuni vengano interrogati. La misura è stata presa in base alla legge coniata “James Zadroga Health & Compensation Act”, approvato il maggio scorso. "Questo è assurdo", ha detto Glen Kline, un ex ufficiale dei servizi di emergenza NYPD. "È sciocco. È stupido. È asinino". John Feal, un operaio edile ex che ha perso mezzo piede a Ground Zero ed è fondatore del gruppo Fealgood Foundation, ha detto: "È comico al meglio, e penso che sia un insulto per tutti coloro che hanno lavorato e sofferto in quell’11 di Settembre".

Gheddafi si ritira: "Misurata è libera"

Vittoria dei ribelli nella città martire. Il raiss: tocca alle tribù - MIMMO CÀNDITO

Ieri notte, Misurata finalmente ha dormito. Erano 60 giorni che non chiudeva gli occhi del sonno, e solo chi ci è passato dentro può capire che cosa sia una notte che fila via muta, senza cannonate, lo squasso dei missili, i muri che tremano. Dormire non è ancora la pace né la vittoria, però dà respiro alle angosce; le macerie restano, e restano i 328 morti di questo assedio che pareva senza fine, ma ora diventano monumenti alla memoria d’una guerra che si va consumando, perché da ieri le truppe di Gheddafi si stanno ritirando dalla città e la speranza che la fine dell’assedio sia vicina sta nei segni che cambiano della quotidianità della guerra: non soltanto la prima notte di silenzio, ma anche alcune delle trincee scavate lungo Via Tripoli che cominciano a essere abbandonate, i checkpoint allentati di Via Bengasi, e qualcuno dei misurtini sopravvissuto dentro la catacomba della propria casa che ora comincia a tirar fuori la testa, e guarda la vita. Un annuncio di questa virata ancora inattesa l’altro ieri, quando missili e cannonate continuavano il loro sporco lavoro, è arrivato ieri attraverso le parole ufficiali del viceministro libico, a Tripoli: «Ci eravamo dati una scandenza, per liberare Misurata.
La Nato ci ha impedito di portare a conclusione il nostro intervento, ora la mano passa alle tribù locali: toccherà a loro trattare con i ribelli e convincerli - con la ragione o con la forza - ad allinearsi con le legittime posizioni del governo di Tripoli». Non è la dichiarazione d’una sconfitta, nella formulazione ci sono ambiguità e ipocrisie, ma resta il fatto che l’artiglieria e i tank del Colonnello tacciono ormai da un giorno, e la linea del fronte che seguiva il tracciato dello stradone che arriva fino al porto e taglia in due la città si sta ora spostando verso ovest, seguendo l’arretramento delle truppe. La fucileria è interrotta, la battaglia continua perché i «ribelli» seguono la ritirata dei soldati che li assediavano, gli stanno addosso, recuperano il possesso della città casa dopo casa, combattono da dietro i muri, snidano i cecchini, li accerchiano e li uccidono. Ora che è a terra, nei cunicoli delle strade strette, tra le macerie che diventano trappole e nascondigli letali, la guerra si fa davvero senza pietà: il piccolo ospedale che in questi due mesi era diventato il rifugio dei vinti, ieri ha dovuto accogliere un numero i altissimo di morti, 50, una vera strage, e ancor più feriti, almeno 100 alla fine. E tanti morti e tanti feriti significano solo che la guerra dell’assedio si è trasformata, che ora non sono più i missili e i cannoni a dettare i tempi dello scontro in uno stallo del fronte, ma ora si combatte strada per strada, palazzo per palazzo, con agguati, assalti, e scontri uomo contro uomo. Ed è una carneficina. Il viceministro dice che «ora ci penseranno le tribù locali».
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Tremonti costretto a giocare in difesa

Martedì sarà anche (o soprattutto) un match economico.

Quando martedì Giulio Tremonti si siederà di fronte a Christine Lagarde per discutere il capitolo economico dei rapporti Italia-Francia non avrà a disposizione un bazooka come quello messo sul tavolo dai francesi quando parlano di immigrazione, ovvero il blocco di Schengen. Ma al massimo potrà mostrare la fondina di una rivoltella. Da Parmalat a Edison sino a Fonsai, la partita Roma-Parigi sul terreno degli affari è delicatissima ed ora è resa ancora più complicata dalla decisione di bloccare i piani per il ritorno al nucleare che trasformano in carta straccia i ricchissimi accordi siglati dall’Enel con Edf.
I francesi spingono, attaccano, e soprattutto sono pronti a spendere un pacco di miliardi di euro nelle nostre imprese. Noi cerchiamo di tamponare. Come possiamo. Il caso ParmalatLactalis è eclatante: dopo la prima mossa della famiglia Besnier sul gruppo di Parma, il ministro dell’Economia aveva fatto trapelare l’idea di voler introdurre un diritto di veto sulle scalate non gradite. All’annuncio non sono seguiti i fatti, anche perchè si rischiava di incorrere nelle sanzioni di Bruxelles, ed ora ci troviamo coi francesi primi azionisti al 29% e gli italiani che fanno fatica ad organizzare una difesa. Unica contromossa la decisione di far slittare di 60 giorni le assemblee societarie per dar modo alla Cassa depositi e prestiti di far decollare un fondo per difendere le società di interesse strategico, termine non a caso mutuato da un analogo provvedimento varato nel 2005 da Parigi.
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Su Sarkozy il gelo di Bruxelles

La Ue: bloccare le frontiere? I casi sono già previsti, e poi nessuno ci ha comunicato
questa intenzione

ALBERTO MATTIOLI

CORRISPONDENTE DA PARIGI
Scoppiata la bomba, nel day after restano le rovine. Molti hanno pensato che la notizia che Nicolas Sarkozy pensa di sospendere i trattati di Schengen, fatta passare durante un incontro informale con i giornalisti accreditati all’Eliseo, sia stata una gaffe di comunicazione. Di certo, ha scatenato un putiferio. A Roma, intanto, che dovrebbe appoggiare Parigi nella sua iniziativa di revisione presso la Ue. E poi a Bruxelles, dove peraltro finora si limitano, in perfetto stile europeo, a considerazioni burocratiche: nessuno ci ha comunicato nulla e comunque i casi di possibile sospensione dei trattati sono già previsti dai trattati stessi.
In Francia, invece, ci voleva questo per far guadagnare la prima pagina, per la prima volta, al dramma degli immigrati. Il «Figaro», di regola più sarkozysta di Sarkozy, naturalmente approva, fa notare che il sistema di Schengen «presenta dei segni inquietanti di debolezza» e ricorda che un diplomatico francese e profetico aveva fatto notare che, concedendo in massa permessi di soggiorno temporanei ai tunisini, «gli Italiani rischiano molto semplicemente di far esplodere Schengen». «Le Monde», invece, cui Sarkozy non piace, inserisce l’ipotesi di sospensione in un quadro più ampio di isolazionismo politico: «Mondializzazione, immigrazione, integrazione: la Francia tentata dalla ritirata».
Per questo Schengen «è minacciato di estinzione». E Jean-Louis Bourlanges, presidente della Fondazione di centro, attacca: «Ciò che è in discussione è l’apertura della Francia all’Europa e al mondo. E’ possibile ritirarci sulle nostre forze e di vivere in un’autarchia culturale, economica e politica? Evidentemente, la risposta è no, anche in uno spazio allargato alle frontiere europee, ma la maggioranza dei Francesi non ammette quest’evidenza».
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Del meglio del nostro meglio

Le manovre della Fiat, la bufala del terremoto a Roma, il referendum di giugno e l’uranio impoverito

La settimana di Giornalettismo inizia con ilricordo di Vittorio Arrigoni: in molte città manifestazioni e presidi per riflettere sull’omicidio del volontario italiano a Gaza.

Gobettiano ci parla delle grandi manovre Fiat tra Detroit e Torino: il futuro è che la società italiana e Chrysler si fondanodiventando un’unica entità societaria e giuridica.

Un terremoto a Roma l’11 maggio? Geologi e vulcanologi smentiscono la profezia del sismologoBendandi: “Non c’è una previsione”. Ed anche se vi fosse non avrebbe valore scientifico.

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http://www.giornalettismo.com/archives/122475/del-meglio-del-nostro-meglio-29/

Algeria: manganelli contro manifestanti

(ANSA) - ALGERI - Le forze dell'ordine algerine hanno disperso a colpi di manganello due manifestazioni indette oggi ad Algeri. I primi a subire il pugno di ferro della polizia sono stati alcune centinaia di dipendenti della scuola che, davanti all'Assemblea popolare nazionale, chiedevano aumenti salariali. A circa due chilometri di distanza sono stati invece dispersi i partecipanti (alcune decine, secondo testimoni) ad un raduno indetto dal Coordinamento nazionale per il cambiamento e la democrazia.

India, morto guru Sai Baba

(ANSA) - PUTTAPARTHI (INDIA) 24 APR - Il leader spirituale indiano Sai Baba e' morto oggi in un ospedale dell'Andhra Pradesh a 85 anni. Lo riferiscono i media indiani. Il guru, che poteva contare su milioni di sostenitori in tutto il mondo anche tra star dello spettacolo e politici di primo piano, era ricoverato da circa un mese nell'ospedale di Puttaparthi, dove si trova il suo ashram. Davanti all'ospedale sono radunate migliaia di fedeli e la polizia ha dovuto montare delle barriere per contenere la folla.

sabato 23 aprile 2011

Scontro all'interno della Corte Costituzionale Il giudice Napolitano: "De Siervo ci offende"

In un'intervista il presidente uscente prima attacca il premier, poi lancia una stoccata ai due componenti dell'organismo che andarono a cena con Berlusconi alla vigilia del lodo Alfano. La replica: "Sono allibito, mette in dubbio l'operato della Consulta stessa". E la controreplica: "Non mi riferivo a nessuno in particolare"

ROMA - Un'intervista del presidente uscente della Corte Costituzionale Ugo De Siervo innesca una polemica all'interno della Consulta. Il giudice Paolo Maria Napolitano trova infatti offensive quelle parole che sembrano riferirsi proprio a lui e al collega Mazzella, membri del collegio che doveva giudicare la costituzionalità del lodo Alfano che, nell'estate 2009,andarono a cena con Berlusconi a ridosso della pronuncia della Consulta 1. Ma De Siervo sostiene di non aver fatto riferimento a nessun giudice in particolare.
"Che ci sia una tensione tra l'organo politico e quello di controllo è fisiologico. Nessuna meraviglia, ma diventa preoccupante se con sistematicità si dà una rappresentazione assolutamente falsa. Berlusconi ripete che la Corte è fatta da 11 giudici di sinistra e da quattro moderati: non è vero. Nella Corte non ci sono schieramenti politici. Classificare politicamente i giudici è roba da fine del mondo". E aggiunge: "La Corte qualche volta ha subìto nomine di persone che forse non garantiscono, se non la piena indipendenza, la separatezza. E' una questione etica".
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RAI: PD, IN CORSO TENTATIVO DI INTIMIDAZIONE

(ASCA) - Roma, 23 apr - ''Dalla direzione generale arriva un incredibile richiamo al rispetto della par condicio. Un richiamo che lascia senza parole, e che, a poche settimane dal voto appare sempre di piu' come un evidente tentativo di intimidazione, rivolto a quegli autori e giornalisti che continuano a fare il loro mestiere con equilibrio e attenzione al pluralismo''.
Lo afferma il responsabile Comunicazione del PD Stefano Di Traglia commentando il richiamo che il direttore generale della Rai Masi ha inviato oggi a Lucia Annunziata, Giovanni Floris e Michele Santoro.

Fermo convalidato, Ciancimino jr resta in carcere

Massimo Ciancimino
Palermo, 23 apr. (Adnkronos) - Il gip del Tribunale di Parma ha convalidato il fermo di Massimo Cianciminoe ordinato al custodia cautelare in carcere. Ciancimino è stato fermato due giorni fa sull'Autosole percalunnia pluriaggravata nei confronti dell'ex capo della polizia Gianni De Gennaro.

A chiedere la convalida del fermo a carico di Massimo Ciancimino, emesso dalla Procura di Palermo, è stata la Procura di Parma, competente per territorio visto che l'arresto è avvenuto proprio nei pressi di Fidenza, nel parmense.

Il gip del Tribunale di Parma, Alessandro Conti, dopo avere ascoltato Massimo Ciancimino per l'interrogatorio di garanzia ha depositato poco fa il provvedimento con il quale conferma il fermo della Dda di Palermo ordinando la custodia cautelare in carcere.

Resta così nel carcere di Parma Massimo Ciancimino, che ieri, durante l'interrogatorio con i pm di Palermo Antonio Ingroia, Paolo Guido e Antonino Di Matteo, aveva respinto le accuse di avere manomesso dei documenti che fanno riferimento a Gianni De Gennaro.

Atomic Easter

Ceci n'est pas une guerre

Alzheimer, il vaccino salva vita arriva tra due anni

Fondamentale passo avanti nella lotta contro la terribile malattia

Il vaccino contro l’Alzheimer potrebbe essere a disposizione entro due anni. Lo riporta il Daily Telegraph, intervistando alcuni esponenti della medicina britannica che rimarcano l’importanza di questo nuovo passo avanti nella lotta contro la terribile malattia che colpisce il nostro sistema cerebrale. Nonostante la vaccinazione non sia una cura è stato scoperto che con il suo utilizzo la malattia può essere fermata e anche mitigare i danni causati dall’Alzheimer in alcuni casi. Una scoperta giudicata come uno dei più importanti momenti nella ricerca medica degli ultimi decenni.

VACCINO TESTATO IN QUESTI MESI - Il vaccino è testato in questo mesi su più di dieci mila pazienti in tutto il mondo, tra i quali centinaia nel Regno Unito. Solo due vaccini per la condizioni incurabile hanno raggiunto la fase finale della prova, conosciuta come il terzo stadio. L’iniezione di bapineuzumab previene, e in alcuni casi è in grado di invertire, la costruzione dell’amiloide, la proteina tossica che cresce nel cervello di chi soffre di demenza e che si pensa sia legato all’apparizione dei sintomi quali perdita di memoria ed indebolimento mentale. Lo sviluppo di test che possono scoprire subito i sintomi dell’Alzheimer sin dalle sue prime manifestazioni permettereno l’utilizzo immediato del vaccino. Il vaccino sarebbe così in grado di rallentare il progresso della malattia in chi ne soffre salvando migliaia di malati dagli effetti più devastanti dell’Alzheimer, come incapacità di camminare, parlare e inghiottire.

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http://www.giornalettismo.com/archives/122581/alzheimer-il-vaccino-salva-vita-arriva-tra-due-anni/

8 italiani prigionieri a Tripoli dal 20 Marzo, purtroppo non sono prostitute minorenni.

Lasciamo perdere i deliri del fascista ministro della difesa che ha liquidato la questione in questo modo: non sarebbe difficile un’azione di forza per liberarli, ma è meglio non mettere a repentaglio la vita degli ostaggi.
Per adesso, almeno sino a dopo le elezioni, poi potremo sganciare i missili liberatori, quelli intelligenti.
Mi aspettavo che facesse qualcosa quel delinquente che abbiamo come primo ministro, il grande amico di Gheddafi, quello che ha fatto i festini insieme ed il bunga-bunga con le ragazze in divisa da soldato.
Lui, che si vanta di avere ottimi rapporti con tutti i leader del mondo, famoso nel globo per le sue telefonate umanitarie contro la prostituzione minorile al punto di donare milioni di euro per aiutare le prostitute e non prostituirsi, questa volta non telefona e nemmeno lo dice a Frattini.
Niente, nemmeno una parola, impegnato 24 ore su 24 con i brigatisti del palazzo di Giustizia di Milano non permette nemmeno al parlamento di parlarne, all’ordine del giorno da tre mesi c’è solo la giustizia.
La sua.
Lui ha il cuore in mano e la sensibilità giusta quando si tratta di intervenire per prostitute minorenni da spacciare per nipoti di Mubarak.
Hanno finito i viveri, uno di loro sta male ma nessun giornale ne parla, non dico la televisione dove sono tutti presi per la beatificazione del papa santo, solo Concita De Gregorio ne scrive oggi sull’Unità.
Ma io che amo i sogni e non ci rinuncerò mai, sogno ancora, che arrivi Ronaldo al Milan.
Anche se sono juventino, sapere che è felice rende felice anche me.

L’affaire Ciancimino

Le città hanno un lato nascosto ed è quasi sempre buio. Sta ai bravi cronisti raccontarlo

Massimo Ciancimino è stato iscritto nel registro degli indagati il 19 novembre 2002, giorno della morte di suo padre Vito, sindaco mafioso di Palermo, esponente della DC. L’accusa era riciclaggio: doveva dare conto del tesoro mafioso di suo padre. Da allora iguai giudiziari sono diventati una costante della sua vita.
Dopo aver scontato una condanna a 3 anni e 4 mesi, nel 2007 si presenta alla Procura di Palermo e inizia a parlare sotto lo sguardo stupito del pm Antonio Ingroia, lo stesso che ha disposto il suo fermo ieri sull’A1, all’altezza di Fidenza e che, in queste ore, lo sta interrogando nel carcere di Parma.

Quando Vito Ciancimino era in fin di vita, Provenzano si alternava, nelle visite, a uomini deiservizi segreti. Tutti avevano lo stesso obiettivo: scovare il memoriale che l’ex sindaco di Palermo stava scrivendo con il figlio e distruggerlo.
Proprio da quelle carte e dall’immenso archivio del padre, Massimo Ciancimino trae i documentiper suffragare le sue affermazioni. Non è un pentito, non è un collaboratore di giustizia: nessuna legge lo tutela o gli concede dei benefici.

In 129 interrogatori ha fatto molti nomi noti che si muovono nelle istituzioni italiane, soprattutto riguardo una presunta trattativa tra Stato e Cosa Nostra nei primi anni ’90 in relazione alle stragi di quel periodo. Così la sua condizione processuale è peggiorata. Fino all’altro ieri era indagato per concorso esterno, corruzione aggravata, in cui è coinvolto anche il neo-ministro Saverio Romano e calunnia nei confronti di 3 personalità tra cui l’ex capo della polizia Gianni De Gennaro oggi direttore del Dipartimento delle Informazioni per la sicurezza. Ieri sono scattate le manette per pericolo di fuga: era sull’autostrada diretto a Saint Tropez per trascorrere le vacanze di Pasqua con la famiglia. Sarebbe rientrato lunedì.

Massimo Ciancimino è accusato di calunnia e truffa pluriaggravata. I pizzini dai quali emergerebbe che De Gennaro era molto vicino a un certo signor Franco, uomo dei servizi segreti che si sarebbe messo in contatto con Don Vito perché facesse da mediatore con i boss di Cosa Nostra all’epoca delle stragi, consegnati dallo stesso Ciancimino ai magistrati, risultano falsificati secondo le perizie della scientifica disposte dalla Dda di Palermo.

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http://informarexresistere.fr/laffaire-ciancimino.html

25 aprile, a Roma manifesti fascisti

(ANSA) - ROMA - Numerosi manifesti con immagini e simboli fascisti sono stati affissi nelle vie del centro di Roma. Ogni manifesto riporta la scritta '25 aprile...' nella parte superiore; piu' in basso c'e' un disegno realizzato con una grafica d'epoca in cui un gruppo di giovani militanti fascisti con in testa il fez e mostrando orgogliosamente le proprie armi, tra cui un fucile, viaggia a bordo di un camion. Infine, nella parte sottostante compare la scritta 'Buona pasquetta' con tre fasci littori.

Cgil, in arrivo maxi manovra da 35-40 mld

Roma, 23 apr. (Adnkronos) - La Cgil si prepara allo sciopero generale del 6 maggio prossimo e rifà i conti in tasca al governo: per rispettare il nuovo Patto di Stabilità europeo che include anche la riduzione del debito oltre che del deficit pubblico, l'Italia dovrà sostenere, dal 2013-2014, il peso di una mega manovra finanziaria di 35-40 miliardi di euro. L'atto di accusa è contenuto in uno 'speciale Cgil' messo a punto dalla Confederazione in vista della mobilitazione generale di maggio.

Secondo le previsioni più accreditate, infatti, calcola la Cgil, il Pil nel 2014 sarà pari a circa 1.800 miliardi di euro: "Se il debito dovesse attestarsi tra il 115% e il 120% come ora, per arrivare alla soglia del 60% previsto dal nuovo Patto di stabilità bisognerebbe ridurre il peso sul Pil di un altrettanto 60% che, con un ritmo di un ventesimo l'anno, a prezzi costanti significa oltre 40 miliardi ogni anno", si legge ancora nel report del sindacato che ricorda le perplessità della stessa Bankitalia a concentrare una correzione così rilevante in anni in cui si potrebbe agganciare una dinamica di crescita più consistente. Ma il governo nel Def "camuffa i conti", "sbaglia le previsioni sull'inflazione" ed il ministro dell'economia, Giulio Tremonti, "nasconde la verità sotto il tappeto": "la correzione dei conti pubblici sarà dello 0,5% per due anni, nel biennio 2013-2014, ma tutto dipenderà dall'andamento dell'economia", aveva spiegato il ministro nei giorni scorsi. Vale a dire ''speriamo che non piova'', chiosa oggi la Cgil che punta il dito su "un trucco evidente": "Tremonti tranquillizza perché vuole scaricare tutto il peso della manovra sulla prossima legislatura", si legge ancora nel documento. Ma nel mirino della Cgil anche e soprattutto la politica di tagli alla spesa pubblica e l'assenza "inaccettabile" di politiche che liberino investimenti e crescita contenute nel Documento economico e finanziario del governo. "L'inadeguatezza degli stimoli alla crescita, l'insufficienza del Piano Nazionale di Riforme, accanto ad un aumento dei prezzi maggiore del previsto, fa ritenere che persino la stessa crescita cumulata al 2013 del 3,9% sia esagerata e potrebbe più realisticamente collocarsi attorno al 3,3%", calcola ancora il sindacato secondo cui serve "un piano più ambizioso, con nuove politiche economiche e sociali finora inadeguate e insufficienti per affrontare la crisi e per promuovere crescita e produttività".