lunedì 21 marzo 2011

“Non sposarlo, è radioattivo”: il dramma di Fukushima come quello di Hiroshima?

In Giappone si teme una seconda ondata di reietti dell’atomo. I contaminati avevano difficoltà persino a sposarsi.

Il Giappone non è nuovo a catastrofi nucleari come quella che ha coinvolto il sito di Fukushima, 100 chilometri a nord di Tokyo. Dobbiamo ricordare perchè? Basti pensare allo sgancio della bomba nucleare su Hiroshima e Nagasaki, nelle ultime propaggini della Seconda Guerra Mondiale. Ordigni che hanno raso al suolo le due città, hanno causato milioni di morti e hanno condannato moltissimi giapponesi ad una vita da contaminati.

REIETTI – Già, sono le radiazioni a tenere banco e a rovinare la vita per sempre a chi è coinvolto in un disastro del genere. Non basta lo scoppio; non basta la distruzione. Non basta la modifica del paesaggio, il cambiamento dei connotati della tua vita. Ciò che è peggio è la contaminazione, la stabile condanna del tuo corpo a subire le conseguenze dell’avvelenamento da radiazioni. Che ti rende un parìa, un rinnegato, un ostracizzato. Un reietto della società. C

ome milioni di altri Giapponesi, Hiroko Tanaka è stato incollato alle immagini televisive di lavoratori che cercavano freneticamente di prevenire i disastri alla centrale nucleare. Ha molte ragioni per essere preoccupata: come sopravvissuta alla bomba, o hibashuka, la signora Tanaka conosce l’impatto delle radiazioni, e ha affrontato la discriminazione in tutta la sua vita, in un paese in cui ancora troppo poco è noto riguardo ai suoi effetti. Ha aspettato 50 anni prima di chiedere al governo il certificato che prova come lei sia una vittima sopravvissuta del bombardamento nel 1945 ad Hiroshima. “La radioattività è così paurosa perchè è invisibile”, dice. Suo marito, Takeo, seduto vicino a lei, aggiunge: “Ha tenuto la sua condizione nascosta. A suo tempo, c’erano tutta una serie di voci. La gente a Tokyo diceva: “Non sposare qualcuno di Hiroshima. Sarai contaminato”.

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http://www.giornalettismo.com/archives/118553/non-sposarlo-e-radioattivo-il-dramma-di-fukushima-come-quello-di-hiroshima/

“Fukushima, la contaminazione durerà decenni”

L’autorità francese avverte: “Le fuoriuscite radioattive sono significative e costanti”

La contaminazione da radioattivita’ provocata dalla disastrata centrale atomica di Fuklushima 1 “e’ un problema con il quale il Giappone dovra’ fare i conti per decenni e decenni a venire”, e “la questione di dover gestire l’impatto delle radiazioni sara’ a lungo termine”: e’ il monito lanciato oggi dal direttore dell’Autorita’ francese per la Sicurezza Nucleare, Andre’-Claude Lacoste, secondo cui attualmente le fuoriuscite radioattive dall’impianto sono “significative e costanti”.

LA SPIEGAZIONE - In parte, ha spiegato Lacoste, sono dovute alla formazione deliberata di vapore, contenente particelle che emanano radiazioni esse stesse, per raffreddare i reattori surriscaldati; in parte pero’ derivano anche da “perdite” di origine tuttora ignota, ha puntualizzato. La quantita’ di “particelle radioattive che si depositano al suolo intorno alla centrale e’ notevole”, ha aggiunto lo scienziato francese, il quale ha rimproverato alle autorita’ giapponesi di “non aver redatto, o comunicato, una mappa di tali depositi”. A parere di Lacoste“non e’ infondato il ritenere che la zona contaminata si estenda oltre i 20 chilometri”, vale a dire oltre l’ampiezza della fascia dalla quale e’ stata ordinata l’evacuazione degli abitanti. “Considerate le condizioni meteorologiche”, ha proseguito l’esperto, “e’ probabile che le contaminazioni si siano verificate ben al di la’, fino a un centinaio di chilometri di distanza”, ha avvertito.

L’AMBASCIATORE – - ‘Penso che fra un po’ tornera’ tutto nella norma’, dice invece Hiroyasu Ando, ambasciatore del Giappone in Italia. ‘Hanno aggiustato il problema elettrico, e ora stanno raffreddando i reattori’, ha spiegato il diplomatico parlando a margine della presentazione di tre opere donate da artisti giapponesi alla Galleria degli Uffizi. ‘C’e’ stata una fuoriuscita di radioattivita’ – ha aggiunto l’ambasciatore Ando – ma quello che e’ uscito non crea problemi, e’ una quantita’ per cui si puo’ stare tranquilli. Non e’ cosi’ pericolosa’. Ando ha quindi parlato di ‘contaminazione molto bassa’, aggiungendo che ‘le persone non hanno grossi problemi. Quello che so e’ questo’. Interpellato dai giornalisti sui ’50 eroi’ di Fukushima, che lavorano per mettere in sicurezza la centrale, l’ambasciatore ha sottolineato che ‘sono rimasti in 50, ma erano molti di piu’, 200 o 300: vicinissimo alla centrale hanno anche lavorato tantissimi militari, polizia, pompieri per domare le fiamme, che hanno rischiato la loro vita. Da giapponese ne sono molto orgoglioso’.

«Gheddafi piazza gli scudi umani» Mosca: «Noi pronti a fare i mediatori»

Gates: presto passaggio di consegne. Ricominciate le operazioni: partiti Tornado ed F16 italiani.

MILANO - Non si fermano gli attacchi contro la Libia della coalizione anti-Gheddafi. I primi a riprendere le operazione aeree sono stati i francesi. Dopo gli attacchi aerei autorizzati dall'Onu le forze leali al Raìs si sono ritirate da Bengasi e da altre due città. Lo ha detto un funzionario della sicurezza nazionale Usa. Il funzionario, che ha preferito rimanere anonimo, ha spiegato che le avanzate delle forze di Gheddafi contro Bengasi, Ajdabiya e Misurata "si sono fermate" come conseguenza dell'azione militare delle forze Usa ed europee iniziata sabato. Ma le forze del Raìs restano attive. E gli Stati Uniti, ha aggiunto il funzionario, non credono che il leader libico rispetti la promessa di un cessate il fuoco. Secondo la tv al Jazeera, le forze fedeli a Gheddafi hanno bombardato oggi per diverse ore Zintan, nella Libia occidentale.

TERZO GIORNO - L'operazione «Odissey Dawn» è giunta al terzo giorno e domenica ha visto esordire nelle operazioni anche i Tornado italiani. Che però non avrebbero lanciato missili. «Ieri sera nella missione condotta in Libia abbiamo solo pattugliato la zona nei pressi di Bengasi ma non abbiamo ritenuto di lanciare i missili contro i radar» ha detto infatti Nicola Scolari, 38 anni, uno dei tre piloti che domenica ha partecipato alla missione italiana contro la Libia. Secondo l'ammiraglio americano Mike Mullen, capo degli Stati maggiori riuniti Usa la prima ondata di attacchi ha permesso di stabilire la no-fly zone sulla Libia. Ora comincia la seconda fase quella che prevede l'attacco alle forze di rifornimento delle truppe del Colonnello Gheddafi.

SCUDI UMANI - Ma il regime libico starebbe reagendo usando mezzi non convenzionali. Il Regno Unito ha detto che una delle proprie missioni di bombardamento sulla Libia è stata annullata domenica per evitare di fare vittime tra i civili. «Riteniamo che un numero indefinito di civili si siano spostati nell'area che intendevamo prendere come obiettivo», ha riferito il ministero della Difesa inglese. La televisione di Stato libica ha affermato che i sostenitori di Gheddafi si sono diretti verso gli aeroporti per fungere da scudi umani.
Una notizia quest'ultima confermata anche dagli insorti che sostengono che le forze fedeli a Gheddafi stiano portando civili a Misurata dalle città vicine proprio per usarli come scudi umani.
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Libia: nuovi decolli tornado da Trapani

(ANSA) - ROMA - Decollati altri Tornado italiani dalla base dell'Aeronautica di Trapani. Non è nota la destinazione. L'Italia ha messo a disposizione della coalizione che sta svolgendo le operazioni militari sulla Libia 8 caccia: 4 Tornado Ecr per la neutralizzazione delle difese aeree nemiche e 4 intercettori F-16. Nella giornata da Decimomannu sono partiti due dei quattro caccia F18 spagnoli messi a disposizione della coalizione internazionale. Quattro F16 da Sigonella. La base siciliana ne ospita 6 in tutto.

Giappone, Oms:grave contaminazione cibo

(Xinhua)
Roma, 21 mar. (Adnkronos/Adnkronos Salute) - L'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha definito "grave" la contaminazione radioattiva di cibo in Giappone.

Un funzionario Oms ha infatti affermato all'agenzia tedesca Dpa che "lacontaminazione di prodotti alimentari con le radiazioni provenienti dal sito nucleare danneggiato dal terremoto e dallo tsunami potrebbe esserepiù grave di quanto pensassimo". La scorsa settimana l'Oms aveva detto che i problemi di contaminazione erano limitati ai prodotti agricoli provenienti dalle aree comprese in un raggio di 30 chilometri dalla centrale di Fukushima. Ma i dati più recenti fanno pensare che il fenomeno possa avere una diffusione maggiore. "Stiamo progressivamente scoprendo come stanno le cose, che sono certamente cambiate dalla scorsa settimana", ha evidenziato il rappresentante Oms, secondo il quale la situazione sarebbe seria, anche se "la gravità deve essere verificata".

Intanto il governo giapponese ha vietato oggi la distribuzione di latte e alcuni tipi di verdura nelle prefetture di Fukushima, Ibaraki, Tochigi e Gunma, ha reso noto il portavoce del governo Yukio Edano. Oggi sono stati rilevati livelli di iodio radioattivo superiori di 27 volte ai limiti consentiti in spinaci coltivati a Hitachi, nella prefettura di Ibaraki, più di cento chilometri a sud dalla centrale di Fukushima.

Frattini: "Comando Nato o a noi la responsabilità delle basi"

Bruxelles, 21 mar. - (Adnkronos/Ign) - Nel caso in cui non si arrivasse ad un accordo sul comando Natoper l'operazione "Odissea all'alba", l'Italia potrebbe decidere di assumere il controllo delle proprie basi. Lo ha detto il ministro degli Esteri Franco Frattini, in una conferenza stampa al termine della riunione dei colleghi dei 27. Se non si arrivasse ad un comando unico sotto l'ombrello della Nato, "dovremo trovare un modo affinché, se ci fosse la moltiplicazione dei comandi, l'Italia assuma la responsabilità del controllo sulle proprie basi".

"Noi faremo valere il principio per cui siccome le responsabilità ricadono in capo a tutti, il comando deve essere unico. Se il comando ed il controllo di ciò che accade in una base italiana è sotto la Nato io sono tranquillo, se c'è un frazionamento la conclusione potrebbe essere diversa", ha spiegato il titolare della Farnesina. "Non posso pensare che ci siano comandi che potenzialmente interpretano a modo loro la risoluzione 1973 delle Nazioni Unite", ha osservato ancora Frattini, dicendo tuttavia di "auspicare una risposta positiva tra domani e dopodomani per il coordinamento" da parte dell'Alleanza atlantica.

Appena arrivato a Bruxelles, Frattini ha ricordato che "l'Italia ha accettato di far parte della coalizione per arrivare alla cessazione delle violenze e per proteggere i civili. Non ci deve essere una guerra contro la Libia, ma ci deve essere la piena attuazione della risoluzione 1973 dell'Onu, vogliamo implementare il cessate il fuoco, insieme alla Lega araba, senza andare oltre la stretta applicazione della risoluzione".

Della necessità di un comando alla Nato aveva parlato anche il ministro della Difesa Ignazio La Russa al termine del Consiglio dei Ministri. "Riteniamo che il comando delle operazioni per l'applicazione della risoluzione sia opportuno che passi alla Nato - ha spiegato La Russa - perché la linea di comando della Nato è collaudata e perché gli assetti sono già prestabiliti, determinati, di più sicuro e utile impatto e perché il controllo della qualità degli interventi rispetto alle prescrizioni della risoluzione avverrebbe in maniera più chiara e trasparente".
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Libia: Parigi, Lega araba non vuole comando Nato

Parigi, 21 mar. - (Adnkronos/Dpa) - Il ministro degli esteri francese, Alain Juppe, denuncia che la Lega araba ''non vuole'' che a comandare l'operazione contro la Libia di Gheddafi ''sia posta interamente sotto comando Nato''. ''Entro alcuni giorni tuttavia, la Nato puo' avere una funzione di sostegno'' dell'azione militare, ha aggiunto dopo il consiglio dei ministri degli esteri dell'Ue.

Libia: Oslo, sospendiamo operazioni fino a chiarimento su Comando

Oslo, 21 mar. (Adnkronos) - Le forze messe a disposizione dalla Norvegia per la missione in Libia non verranno impiegate "fino a quando non sara' chiarito chi ha il comando delle operazioni". Lo ha annunciato il ministro della Difesa norvegese, Grete Faremo, citata dalla Ntb.

MAFIA, ATTESI CLAMOROSI SVILUPPI: Dopo i nuovi accertamenti, in dirittura d’arrivo l’indagine ter sull’omicidio di BEPPE ALF

111160 MAFIA, ATTESI CLAMOROSI SVILUPPI: Dopo i nuovi accertamenti, in dirittura d’arrivo l’indagine ter sull’omicidio di BEPPE ALFANO
Nella relazione annuale del sostituto nazionale della Dna Leonida Primicerio tra i procedimenti in fase d’indagine ne viene annoverato uno che è sicuramente un processo simbolo degli ultimi decenni nella nostra provincia: quello per l’uccisione del giornalista Beppe Alfano, ammazzato a Barcellona l’8 gennaio del 1993. Dopo aver ripercorso l’iter giudiziario che ha portato alla condanna definitiva per il boss mafioso barcellonese Giuseppe Gullotti come mandante e per l’esecutore materiale, il carpentiere Antonino Merlino, il magistrato scrive che «… in data 31 maggio 2010 è stata inoltrata richiesta di archiviazione al giudice per le indagini preliminari, atteso che le indagini svolte non hanno consentito di acquisire adeguati elementi di riscontro in merito alle piste investigative coltivate, e cioé eventuali collegamenti tra l’omicidio e la latitanza di Benedetto Santapaola nel territorio di Barcellona P.G., con riferimento anche all’operato del Ros dei carabinieri impegnati nella cattura di Santapaola, ed eventuale connessione tra l’omicidio e la strategia stragista di Cosa nostra di quegli anni». Ma a che punto è questa indagine? Sulla richiesta di archiviazione avanzata dalla Procura si era pronunciata tempo addietro il gup Maria Angela Nastasi, che nel settembre scorso aveva accolto soltanto due delle numerose richieste di approfondimento investigativo avanzate dall’avvocato Fabio Repici per conto dei familiari di Beppe Alfano, con l’opposizione alla richiesta di archiviazione. E proprio in questi giorni il magistrato della Dda che si occupa del caso, il sostituto Vito Di Giorgio, dovrebbe chiudere il cerchio su questi due approfondimenti. Cosa riguardano? Due vicende molto particolari. La prima: il 6 aprile del 1993 a Terme Vigliatore l’allora capitano “Ultimo” e tutta la sua squadra del Ros dei carabinieri intercettarono un grosso fuoristrada su cui pensarono d’individuare l’allora latitante, ed elemento di primissimo piano di Cosa nostra, Pietro Aglieri. Quel fuoristrada non si fermò all’alt e cominciò un inseguimento con annessi un paio di colpi di pistola. Finita la corsa si scoprì che sull’auto c’era un ragazzo, Fortunato Imbesi, che disse di non esser fermato all’alt perché pensava a un rapimento, essendo figlio di un imprenditore.
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Scie Chimiche: la Verità Nascosta. Le Prove

Perché gli organi di informazione non ne parlano, nonostante vi sia ormai una imponente documentazione raccolta in ogni parte del mondo?

Perché i governi, anche di fronte a precise interrogazioni parlamentari negano ogni evidenza?

Chi ha interesse ad irrorare l’atmosfera del pianeta con sostanze a dir poco inquietanti?

Perché chiunque si occupi seriamente dell’argomento si trova a dover fare i conti con minacce velate o dirette?

Possiamo continuare a non sapere che cosa accade sopra le nostre teste? O peggio ancora,possiamo continuare facendo finta di niente?

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http://informarexresistere.fr/scie-chimiche-la-verita-nascosta-le-prove.html

Chiude l'aeroporto di Trapani, voli Ryanair trasferiti a Palermo

Sono in totale 36 tra arrivi e partenze, cinque dei quali in "night stop". Lo rendono noto fonti della Gesap, società di gestione dell'aerostazione del capoluogo isolano

PALERMO.Scatta dalle 8:30 di questa mattina la chiusura ai voli civili dell' aeroporto civile Vincenzo Florio di Trapani Birgi. La decisione è stata presa ieri pomeriggio dopo un incontro nella base militare che ospita il comando del 37simo stormo dell'aeronautica militare tra il presidente dell'Airgest, Salvatore Ombra e il comandante della base Mauro Gabetta. Questa mattina prima dello stop decolleranno due aerei. I voli saranno dirottati su altri aeroporti.

Da oggi l'operatività della compagnia aerea Raynair, che opera nell' aeroporto di Trapani-Birgi che sarà chiuso al traffico, sarà trasferita nello scalo "Falcone e Borsellino" a Palermo. Lo rendono noto fonti della Gesap, società di gestione dell'aerostazione di Palermo. Si tratta in totale di 36 voli, tra arrivi e partenze, cinque dei quali in "night stop" (sosteranno in pista di notte per ripartire il giorno dopo).

Viaggio a Three Mile Island, 32 anni dopo l'incidente nucleare

Nella centrale Usa si fuse parte reattore, cittadini ricordano.

Una targa sotto un ciliegio: è un tributo alla solidarietà che il Giappone dimostrò nei confronti degli Stati Uniti dopo l'incidente nucleare di Three Mile Island, in Pennsylvania. Un espisodio che torna alla memoria a 32 anni dal 28 marzo 1979, quando un difetto al sistema di raffreddamento della centrale provocò la fusione parziale di uno dei reattori: le radiazioni si diffusero nell'atmosfera."Stavamo in casa, perchè è quello che ci dicevano - ricorda Don Hosller - poi ho capito che le autorità ci hanno mentito, o non avevano idea di cosa stessero facendo". Solo il giorno dopo il governo consigliò di evacuare donne incinte e bambini. 140mila persone lasciarono le loro case per una dozzina di giorni. Mary Osborn è diventata attivista anti-nucleare: da 32 anni studia gli effetti delle radiazioni sull'ambiente, come ortaggi e animali deformi."Cos'altro potrebbe provocare questo? L'ho visto solo nei libri come risultato di esperimenti con le radiazioni". Il lavoro di decontaminazione è durato più di dieci anni, sino al 1993. "Le conseguenze dell'incidente dureranno per generazioni. Bisogna smaltire centinaia, se non milioni di galloni di acqua radioattiva - dichiara Eric Epstein, direttore del centro di osservazione della centrale, parlando di quanto accaduto in Giappone - è uno sforzo che richiede anni, anche molto tempo dopo che l'interesse è svanito". Dopo quell'incidente nessuna centrale nucleare è stata più costruita negli Stati Uniti.

Colpito il bunker di Gheddafi, in azione Tornado italiani

Tregua violata, bombe e spari a Bengasi per tutta la notte. Usa: Non vogliamo eliminare rais. Lega Araba contraria ai raid.

Roma, 21 mar. (TMNews) - Nel secondo giorno di operazioni militari contro il regime libico, la coalizione internazionale ha colpito e distrutto un edificio del bunker di Muammar Gheddafi a Tripoli. Secondo quanto riferito da un responsabile dell'alleanza, il compound ospitava un centro di "comando e controllo" delle forze libiche. Una missione portata a compimento nel giorno della prima operazione diretta di aerei italiani sul territorio libico. Sei Tornado sono decollati a partire dalle 20 dalla base di Trapani Birgi per sopprimere le difese aeree del colonnello. Il raid è stato completato con successo.
Poco prima della missione italiana, alle 21 ora di Tripoli, era scattato il cessate il fuoco annunciato dal regime. Ma la tregua è durata poco. A Bengasi, per tutta la notte, si sono sentiti spari ed esplosioni: gli uomini del rais hanno attaccato i ribelli, che hanno fatto della città nell'est della Libia il loro quartier generale. E la stessa coalizione internazionale, al momento, non sembra credere troppo alle promesse del colonnello. "Oggi Gheddafi ha dichiarato una tregua. La nostra opinione al momento è che si tratta di una menzogna e che la tregua è stata immediatamente violata", ha dichiarato il consigliere per la Sicurezza nazionale di Barack Obama, Tom Donilon.
Nell'incertezza, la coalizione di volenterosi - sotto il comando americano - ha continuato a sganciare bombe su obiettivi sensibili. E' stata colpita una parte del bunker di Gheddafi. L'edificio in questione è situato a una cinquantina di metri della tenda dove il colonnello riceveva normalmente i suoi ospiti. È stato completamente distrutto da un missile, ha indicato un portavoce del regime, Moussa Ibrahim, ai giornalisti stranieri che sono stati trasportati in autobus sul posto per verificare di persona. Mentre nella notte sono tornate in azione anche le forze britanniche.
L'eliminazione fisica del rais, comunque, non è un obiettivo della coalizione. "Bisogna rispettare il mandato della risoluzione del Consiglio di Sciurezza dell'Onu", ha spiegato il capo del Pentagono, Robert Gates, secondo il quale il comando delle operazioni potrebbe passare presto in mano a francesi e britannici. Il segretario alla Difesa è atteso in Russia, dove proverà ad ammorbidire la posizione di Mosca, che ha espresso rammarico per raid aerei della coalizione "non selettivi". A sole 36 ore dall'avvio dell'operazione Odissey Dawn' (Odissea all'alba), tra l'altro, gli alleati devono fare i conti anche con l'opposizione ai raid aerei espressa da Lega Araba e Cina.

GIAPPONE: AUMENTA LA PRESSIONE NEL REATTORE NUMERO 3

(AGI) Tokyo - E' stato registrato un aumento della pressione nel reattore numero 3 della centrale nucleare di Fukushima e per questo si sta valutando se intervenire con un'operazione di areazione. Lo ha riferito l'agenzia per la sicurezza nucleare.

Ecco la conciliazione obbligatoria Avvocati in sciopero: "Incostituzionale"

Per molte cause civili bisognerà tentare la strada della mediazione davanti a uno degli organismi abilitati. Solo se non si troverà un accordo ci si potrà rivolgere alla giustizia civile. La protesta delle associazioni forensi e i dubbi di varie altre categorie

ROMA - Entra in vigore oggi la conciliazione obbligatoria prevista dalla riforma approvata un anno fa. Per molte cause civili non sarà quindi più possibile rivolgersi alla magistratura senza aver tentato prima la strada della mediazione davanti a uno degli organismi abilitati. Solo se le parti non troveranno un accordo in quella sede si andrà in tribunale. I dubbi sull'efficacia e la convenienza delle nuove procedure sono molti. E vengono da diverse categorie, a cominciare dagli avvocati che hanno deciso di astenersi dalle udienze fino a domani in segno di protesta sia contro la conciliazione obbligatoria che contro il ddl che affida a 600 ausiliari, magistrati e avvocati dello Stato in pensione, lo smaltimento dell'arretrato civile. Perplessità sono state espresse anche dal Sunia, sindacato degli inquilini che parla di privatizzazione della giustizia.
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Ruby, tra una settimana il voto in Aula per chiedere il tribunale dei ministri

Il Pdl vuole un sì della Camera prima dell'avvio del processo a Berlusconi. Parte la campagna Idv sul referendum. Bocchino e Orlando in lite sul legittimo impedimento

di LIANA MILELLA
ROMA - Non si ferma la macchina per difendere il premier dai suoi processi. Avanza sempre, puntuale e inesorabile. Per i vecchi (Mills e Mediaset), come per il nuovo dibattimento (Rubygate). Per il quale il Pdl è pronto a spingere la maggioranza verso una nuova prova di forza a Montecitorio. Dove si punterà a votare l'invio alla Consulta del conflitto di attribuzioni già la prossima settimana in aula. Giusto in tempo per la prima udienza, che i giudici hanno confermato per il 6 aprile, senza concedere agli avvocati Niccolò Ghedini e Piero Longo lo slittamento che avevano chiesto per leggere i nuovi atti depositati. Il blitz dei berlusconiani, seguirà la spinta imposta nella giunta per le autorizzazioni, dove tra domani e mercoledì la maggioranza già si aspetta di chiudere il dibattito, dopo la frettolosa audizione di un gruppo di costituzionalisti. Seguirà a ruota la giunta per il regolamento, presieduta da Gianfranco Fini, in cui sarà affrontato lo scoglio dell'invio in aula di una richiesta di conflitto sulla quale potrebbe anche non esserci parere unanime nell'ufficio di presidenza.
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“Vai a casa, secessionista”: Lega contestata a Milano

Buuu e fischi al Carroccio a Palazzo Reale

Togliti quella coccarda verde. Vai a casa secessionista’. E’ una delle espressioni con cui sono stati apostrofati alcuni esponenti della Lega Nord all’ uscita da Palazzo Reale a Milano dove ilpresidente della Repubblica ha partecipato all’inaugurazione di una mostra sulla collezione Savoia.

CONTESTAZIONE A BONI - Quando il presidente del Consiglio regionale Davide Boni insieme alla vicepresidente del Senato Rosi Mauro e all’assessore comunale al turismo Alessandro Morelli (tutti e tre leghisti) e’ uscito da Palazzo Reale andando verso piazza Duomo sono partite le contestazioni a suon di fischi e ‘buu’. Boni non ha voluto drammatizzare. ‘Tu non puoi accontentare tutti – ha detto -. Ma la presenza degli esponenti istituzionali della Lega qui da’ un segnale di cosa facciamo. Bossi ha detto che quello di Napolitano e’ stato un gran discorso. Di fischi ne ho presi anche da qualche altra parte, anche in passato’. Per Rosi Mauro ‘ridurre tutto alla simbologia non va bene. Fa male a tutti. Ci deve essere il rispetto da una parte e dall’ altra perche’ il confronto parte dal rispetto delle idee’. Il pensiero di Boni e’ pero’ andato anche alla Libia. ‘Siamo qua a festeggiare – ha osservato – ma uno dei problemi principali da ieri e’ che siamo in guerra. Festeggiamo le Cinque Giornate, l’Unita’ d’Italia, ma il pensiero va a cosa succede a 70 chilometri dalle nostre coste. E’ una cosa che mi sembra allarmi tutto il mondo, incluso il presidente della Repubblica’. Qualche fischio si e’ sentito anche poco dopo, quando e’ passato il ministro della Difesa Ignazio La Russa.

“Mi faccio la casa in centro, sennò mi inc….”: gli investimenti immobiliari delle Papi Girl

Nelle telefonate e nei messaggi delle ragazze le legittime aspirazioni delle ragazze di Silvio

Le richieste a “Spi”, che si fanno sempre più esose. E le legittime aspirazioni nei confronti di Papi, perché qui qualcuno i soldi per la casa li deve cacciare, mica si può stare a Milano due in mezzo ai lupi. Le telefonate e i messaggi delle ragazze, riportate da Randacio e Colaprico su Repubblica, implicate nel caso Ruby svelano l’atteggiamento nei confronti del premier, considerato alla stregua di un bancomat:

«Barbara — scrivono gli investigatori della procura milanese — ribadisce che lei deve andare da “Spi” (nome in codice del cassiere delle Olgettine per conto del presidente, il ragionier Giuseppe Spinelli, ndr)». Aris, invece, «dice che lei vorrebbe comprare una casa e che se la prenderà, se sarà possibile, farà una vita dove si trova adesso (Dimora Olgettina, con canone a carico di Papi, ndr) e l’altra l’affitterà». Anche la Guerra sembra tutt’altro che sprovveduta in tema di investimenti. «Barbara — annotano nei loro brogliacci gli uomini della polizia giudiziaria — dice che anche lei quest’anno se la comprerà, aggiunge che dovrà solo limitarsinegli aiuti ai suoi». E la Espinoza pensa che i loro piani siano tutt’altro che irrealizzabili visto che «Iris si è comprata già un bar».

Anche perché, riflettono le ragazze tra di loro, c’è chi ha vinto tanto grazie a papi

Le due hanno un obiettivo comune e condiviso. Barby confida all’amica che «ieri ho visto la casa della Sorcinelli… Amo!… Cavolo, c’ha tre camere, tre bagni, soggiorno, cucina. Amò, è immensa, in centro…». Ma non sempre le donazioni del premier sembrano seguire un criterio. «Lui ti può dare anche un milione di euro e a me mille, ma io mica mi inc… con te», spiega ancora la Berardi ad Aris. «… mi inc… un po’, si, ma con lui perché dico c…, ma con te, cosa c’entri te, sono contenta».

Giappone: Firenze, 80 i contaminati

(ANSA) - FIRENZE - Sono almeno 80 le persone contaminate da iodio 131 rientrate dal Giappone, sulle 108 che si sono sottoposte a controlli all'ospedale fiorentino di Careggi. La gran parte sarebbero componenti del Maggio musicale fiorentino, che si trovavano a Tokyo nei giorni del terremoto e dello tsunami che hanno danneggiato i reattori nucleari di Fukushima. I risultati delle analisi non preoccupano perche' le percentuali di iodio 131 riscontrate nelle urine non incidono sulla salute ne' ora, ne' in futuro.

Distrutto edificio in bunker di Gheddafi

(ANSA) - TRIPOLI - Un edificio amministrativo situato nel complesso di Bab el Aziziya a Tripoli, la residenza di Gheddafi, e' stato totalmente distrutto da un missile ieri sera. L'edificio sorgeva ad appena una cinquantina di metri dalla tenda dove il colonnello e' solito ricevere gli ospiti importanti. Alcuni giornalisti stranieri sono stati portati sul posto e un portavoce del governo di Tripoli ha spiegato che l'edificio era adibito a funzioni amministrative. A colpirlo, ha aggiunto, e' stato un missile.

Finanza e imprese italiane, tutti gli interessi nazionali in gioco in terra libica

Roma, 20 mar. (Adnkronos) - Non solo la finanza, con le quote libiche, e quindi i diritti di voto e i dividendi, che sono state già sterilizzate dall'Unione Europea. L'acuirsi della crisi, con l'escalation militare di queste ore, riporta in primo piano anche gli interessi delle imprese italiane in Libia. Si tratta di investimenti consistenti, grandi appalti, forniture di materie prime e maxi-commesse che rischiano di restare congelati a lungo. O anche di finire in altre mani. Con ripercussioni consistenti sui bilanci delle società e sull'economia italiana. Ecco perché il governo italiano ritiene prioritario per il Paese partecipare a pieno titolo alla gestione del dopo-Gheddafi.

Fino a poche settimane fa, sull'asse Tripoli-Roma, in entrambi i sensi di marcia, hanno viaggiato infatti denaro e opportunità di sviluppo. E i legami economici sono andati bel oltre la vicinanza geografica.

DATI SISTEMA: la Libia si colloca al quinto posto nella graduatoria dei Paesi fornitori dell'Italia, con il 4,5 per cento sul totale delle nostre importazioni, mentre il nostro Paese rappresenta il primo esportatore, che ricopre circa il 17,5 per cento delle importazioni libiche, con un interscambio complessivo stimato nel 2010 di circa 12 miliardi di euro. La Libia risulta essere il primo fornitore di greggio e il terzo fornitore di gas per l'Italia. Il nostro è il terzo Paese investitore tra quelli europei (escludendo il petrolio) e il quinto a livello mondiale. L'importanza che il mercato libico riveste per il nostro Paese è dimostrata anche dalla presenza stabile in Libia di oltre 100 imprese italiane.

ENI: è il principale operatore internazionale nell'estrazione del petrolio e del gas nel paese nordafricano. A preoccupare c'è l'impatto diretto sul fatturato del gruppo e anche il timore generale del balzo del prezzo del petrolio, in particolare per l'attività di raffinazione. Sia gli esponenti libici che i vertici dell'Eni hanno comunque ribadito per ora una reciproca 'amicizia'. Tripoli ha confermato tutti i contratti anche dopo l'inizio della guerra civile.
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