venerdì 26 agosto 2011

Open space poco produttivi "Ci sono troppe distrazioni"

Nati nel 1964, gli uffici 'senza divisioni' sono sempre più criticati: dovevano facilitare la cooperazione e garantire l'uguale informazione di tutti i colleghi, ma una nutrita scuola di pensiero ne sottolinea gli aspetti negativi. L'ultima prova è arrivata in diretta tv nel Regno Unitodi SARA FICOCELLI

NON SEMPRE un'invenzione ubbidisce alle intenzioni del suo creatore. Robert Oppenheimer andò in crisi quando intuì le potenzialità della bomba atomica e Alfred Nobel sperimentando la dinamite ferì alle gambe il fratello. Pur senza effetti così catastrofici, anche l'ufficio open space, ideato da Robert Propst nel 1964, ha dato bei grattacapi al suo inventore e ai lavoratori di questi primi 50 anni di 'sperimentazione'. A fronte di chi, come l'architetto-psicologo Elisabeth Pélegrin-Genel, sostiene che l'assenza di mura faciliti la cooperazione e garantisca lo stesso livello di informazione, c'è tutta una scuola di pensiero, inaugurata nel 1998 dal libro "Workplaces of the future" del neurologo Paul Thompson, che afferma il contrario. L'ultima ricerca in tal senso è stata condotta in diretta tv nel programma scientifico "The Secret Life of Buildings", in onda nel Regno Unito su Channel 4: secondo i test del popolare neuroscienziato Jack Lewis, il lavoro in open space riduce le prestazioni aziendali del 32 per cento e fa diminuire la produttività dei lavoratori del 15 per cento. Prima responsabile è la distrazione, che si insinua negli impiegati portandoli a pensare a tutto meno che agli obiettivi di lavoro. Lewis ha condotto gli esperimenti davanti alle telecamere, chiedendo ai volontari - tra cui anche volti noti della tv - di trascorrere una mattinata in ufficio indossando una cuffia per il rilevamento delle onde cerebrali. Dai risultati è emerso che i cervelli di coloro impegnati in un open space vagolavano più distrattamente degli altri. "Gli uffici aperti - spiega Lewis - in teoria sono stati progettati per permettere ai lavoratori di collaborare meglio, muoversi più facilmente e scambiarsi opinioni e soluzioni continuamente. Ma in realtà non funziona così. Se ti stai concentrando su qualcosa ma all'improvviso un telefono suona alle tue spalle e qualcuno comincia a parlare, la tua attenzione si perde e devi ricominciare da capo. Il cervello risponde alle distrazioni continuamente, anche se lì per lì non ce ne rendiamo conto". Secondo uno studio del Politecnico di Bari, pubblicato su "La Medicina del Lavoro", a far perdere la concentrazione sono prima di tutto le voci dei colleghi (31 per cento), poi i telefoni (27%), gli impianti di condizionamento (15%), le macchine da ufficio (13%) e rumori esterni vari (13%).
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La ricerca che boccia i ricchi "Più egoisti e insensibili"

Per realizzare lo studio uno scienziato Usa ha condotto 12 esperimenti, misurando le reazioni cerebrali e il comportamento sociale dei volontari. "Le persone di ceto più basso - spiega - sono più empatiche, portate alla compassione e all'altruismo"di SARA FICOCELLI

Egoista, insensibile e incredibilmente avaro, l'Arpagone di Molière non avrebbe avuto nessun problema ad ammettere che i ricchi sono diversi dai poveri, e che l'abisso che separa le due categorie non sta tanto nelle possibilità economiche quanto in quelle emozionali. Dura da digerire, la sua teoria è stata snobbata in favore di quella della telenovela più famosa del mondo, Anche i ricchi piangono, ma dopo quasi quattro secoli per il commediografo francese è arrivato il momento della rivincita. Lo psicologo e sociologo Dacher Keltner della University of California di Berkeley sostiene infatti che i ricchi sono più egoisti e meno capaci di empatia dei meno abbienti e che a renderli diversi sono proprio le diverse esperienze di vita, fatte di agi, comodità e amicizie compiacenti. Per realizzare lo studio Social Class as Culture: The Convergence of Resources and Rank in the Social Realm, Keltner ha condotto 12 esperimenti, misurando i livelli di empatia cerebrale e il comportamento sociale dei volontari. "Le persone di ceto più basso - spiega su Current Directions in Psychological Science- sono più empatiche, portate alla compassione e all'altruismo. Quelle di ceto più alto pensano che il successo economico e l'ideologia politica debbano dettare il loro comportamento ed agiscono eticamente solo per queste ragioni". In uno dei test lo psicologo, aiutato da altri colleghi, ha chiesto a 115 persone di giocare al "dittatore", un esercizio comunemente usato per misurare il comportamento economico di una persona e che consiste nell'affidare ai partecipanti un partner sconosciuto e dieci gettoni (che corrispondono a vero denaro), proponendo loro di dividerli con l'altro a discrezione. I volontari più poveri si sono mostrati i più generosi.
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MANOVRA BIS: DI PIETRO, STANDO CON CGIL NON SI AIUTA PREMIER. DOV'E' PD?

(ASCA) - Roma, 26 ago - ''Lo sciopero del giorno dopo, quando la frittata e' fatta, non serve. L'impegno dei sindacati e' di tentare di bloccare questo provvedimento. E' uno stimolo, non un piagnisteo''. Quindi ''dovrebbe essere Bersani a spiegare a noi dell'Idv, partito di ispirazione liberaldemocratica, l'importanza di questo sciopero. Non viceversa''. Lo afferma il leader dell'Idv, Antonio Di Pietro, in un'intervista al Fatto Quotidiano, parlando a proposito dello scioperogenerale indetto dalla Cgil per il 6 settembre. ''Non ci vengano a dire che la nostra scelta di sostenere e condividere lo sciopero della Cgil avvantaggia Berlusconi perche' non ci stiamo'', aggiunge. Per Di Pietro ''mai come in questo momento si deve avere il coraggio di dire da che parte stare. Comprendiamo la scelta dolorosa dello sciopero ma ci rendiamo conto che la gravita' posta in essere dal governo impone ai cittadini lavoratori e ai partiti politici che si propongono come alternativa di scegliere''. Adesso, scandisce il leader dell'Idv, ''la priorita' e' fermare il male supremo, che si chiama Berlusconi, poi abbiamo il dovere di trovare il coraggio e la forza di stare insieme. Noi - sottolinea Di Pietro - vogliamo costruirla questa coalizione omogenea, con il Pd e con Sel''. Ma ''la posizione di attesa del Pd e' un'istigazione al suicidio politico'', per cui, conclude, ''chiediamo al Pd di rompere gli ormeggi e di uscire allo scoperto''.

“Il milione di euro per il Papa? Lo troveremo”

Tabacci, assessore a Milano, garantisce per la visita di Benedetto XVI. A carico nostro

In effetti la cosa stava destando preoccupazione in tutta la città, per i Navigli non si sentiva parlare d’altro: il milione di euro promesso da Letizia Moratti per la visita a Milano di Benedetto XVI e poi non stanziato da Pisapia, chi lo caccerà? Per fortuna c’è l’assessore al bilancio (ma anche parlamentare UdC) Bruno Tabacci che ieri ha rassicurato tutti. Come scrive Libero in un articolo di Edoardo Cavadini, possiamo stare tranquilli:

«Nel bilancio 2012 troveremo sicuramente il modo per inserire un capitolo dedicato alla visita del Santo Padre, è un appuntamento troppo importante e merita una preparazione e un impegno adeguati». Le parole dell’assessore al Bilancio Bruno Tabacci sono chiare. E se non si tratta ancora di una crisi, perchè il soggetto interessato – trattandosi del Pontefice – non può essere di certo usato a paravento per combattere battaglie ideologiche di retroguardia, certo è che a Palazzo Marino la visita di Benedetto XVI (dal 29 maggio al 3 giugno dell’anno prossimo) rischia di creare più di un imbarazzo. Oltre che creare frizioni tra l’ala aconfessionale della coalizione e quella moderata e cattolica, alla quale Tabacci, con la sua formazione nella Dc, appartiene di diritto.

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http://www.giornalettismo.com/archives/141665/il-milione-di-euro-per-il-papa-lo-troveremo/

“Lo strappo tra Berlusconi e Gheddafi”

L’abominevole ministro delle nevi Frattini ci racconta perché Silvio è stato molto deluso da Gheddafi

Lo ‘strappo’ tra Berlusconi e Gheddafi e’ stato ‘terribile’: il premier considerava Gheddafi un amico e poi l’ha visto uccidere donne e bambini’. A spiegare i sentimenti che prova oggi il presidente del Consiglio nei confronti del rais libico e’ il ministro degli Esteri Franco Frattini in un’intervista ad Avvenire.

LO SDEGNO – All”amarezza’ e’ subentrato lo ‘sdegno’, spiega Frattini che ieri, insieme a Berlusconi, ha incontrato a Milano il primo ministro del Consiglio transitorio libico, Mahmoud Jibril. Un uomo che non esita a definire ‘di valore, una persona pulita, lontana anni luce dalle corruttele del vecchio regime’. ‘Lo strappo e’ stato terribile: l’amicizia si e’ trasformata in rabbia’, osserva ancora il titolare della Farnesina descrivendo cio’ che sente oggi Berlusconi nei confronti dell’ex amico di Tripoli.

AL TITOLARE NON RISULTA – Peccato che tutto questo abominio nei confronti del dittatore libico da quando è cominciata la crisi non risulta agli atti. Quando è scoppiata la rivolta in Libia, su richiesta dei giornalisti Berlusconi ha risposto di non averlo sentito al telefono perché “in questo periodo deve essere molto occupato” (a trucidare civili); quando l’intervento della Nato in Libia era soltanto un’ipotesi, l’Italia si è schierata pubblicamente per l’attendismo militante, e solo quando è arrivato il richiamo della foresta ha fatto dietrofront e avanti marsch. Le cronache poi raccontano di un Berlusconi che un mese fa era impaurito dal fatto che Gheddafi avrebbe potuto ucciderlo. Di bambini trucidati o di amicizia trucidata in rabbia ha notizia solo l’abominevole ministro delle nevi.

Curare l’obesità come l’anoressia?

Secondo uno studio australiano le due malattie potrebbero beneficiare dello stesso trattamento

L’obesità e l’anoressia sono situate a estremità opposte della bilancia, ma secondo uno studio australiano condividono un simile disturbo psicologico e potrebbero beneficiare dello stesso trattamento. Ricercatori dell’Università del Nuovo Galles del Sud hanno concluso che entrambi i gruppi soffrono di un disturbo delle funzioni esecutive (Dfe), che crea problemi nell’organizzare la vita di tutti i giorni.

GLI STUDI PRECEDENTI – Studi precedenti avevano collegato l’anoressia al Dfe e sottolineato la rigidita’ e lo stretto controllo esercitati da chi soffre di disturbi dell’alimentazione non solo sul cibo ma su tutta la propria vita. Nella ricerca pubblicata sulla rivista Obesity Reviews, la psicologa Evelyn Smith e i suoi collaboratori hanno passato in rassegna 38 studi sull’obesità e sulle funzioni cerebrali di alto livello e hanno concluso che gli obesi sono vulnerabili al Dfe. Mentre il disturbo induce gli anoressici a tenere strette le redini, negli obesi avviene il contrario perche’ sono spesso troppo flessibili e trovano difficile risolvere problemi e raggiungere obiettivi. E quando si tratta di cibo, il Dfe scombina la loro capacita’ di programmare diete e di associare le scelte alimentari sbagliate con l’aumento di peso.

LA TERAPIA – Nel caso degli anoressici si e’ dimostrata efficace una terapia del rimedio cognitivo, utilizzata anche sui pazienti colpiti da schizofrenia e deficit di attenzione, e gli studiosi australiani ritengono che possa aiutare gli obesi a migliorare le abilita’ di programmazione e il comportamento alimentare. ‘L’obesità è in parte un disturbo cerebrale e non si limita a questioni di stile di vita, di dieta e di mancanza di esercizio’, scrive Smith. ‘Dobbiamo riconoscere che l’obesità non riguarda solo un gruppo di persone che mangiano troppo intenzionalmente. Vi e’ qualcosa nel loro cervello – ha osservato – che causa le loro difficolta”.
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Iran: cortei contro Israele al via in tutto il paese

Teheran, 26 ago. - (Adnkronos/Aki) - Hanno preso in via in tutto l'Iran le marce contro Israele organizzate come ogni anno nella Giornata di Qods (Gerusalemme), che cade l'ultimo venerdi' di Ramadan. Come afferma la tv di stato, cortei si registrano in varie citta' per esprimere supporto ai palestinesi e chiedere la "liberazione delle loro terre dall'occupazione del regime sionista".

Tav: ieri sera in 200 manifestano in zona vietata

Torino, 26 ago. (Adnkronos) - Erano circa duecento i manifestanti No Tav che ieri sera passando da alcuni sentieri tra le vigne, sono riusciti ad aggirare il cancello installato alla centrale elettrica che delimita l'area "vietata" all'interno della quale, un paio di chilometri piu' a monte, c'e' il cantiere della Torino-Lione. L'area di cantiere non e' stata pero' violata, precisano dalla Questura di Torino.

Riconoscimento Palestina: Obama ed il Medio Oriente, duplice impasse

Riconoscimento Palestina: Obama ed il Medio Oriente, duplice impasse

Quando entrò trionfante alla Casa Bianca, in un momento di storica trasformazione per gli Stati Uniti, Obama non immaginava che si sarebbe trovato in un’impasse come quella che deve affrontare oggi in Medio Oriente.

Questa regione rientrava fra le sue priorità. Le aveva dedicato una grande attenzione fin dal primo momento. Ed aspirava a realizzare in essa una pace che avrebbe consacrato il suo nome nella storia, dove egli aveva già fatto il suo ingresso come primo presidente di colore in uno Stato originariamente fondato sulla discriminazione razziale.

Ma ora egli teme che questa regione, che secondo i suoi sogni avrebbe potuto garantirgli il lasciapassare per l’immortalità, potrebbe invece cacciarlo dalla storia. E’ infatti la prima volta che gli Stati Uniti appaiono incapaci di plasmare gli orientamenti regionali in modo da salvaguardare i loro interessi in una delle regioni per loro più importanti, da quando si sono trasformati in una superpotenza divenendo il principale attore internazionale nella regione.

Ed è anche la prima volta che un presidente americano non è in grado di soddisfare nessuno in Medio Oriente. Infatti, se Israele non è contenta della politica mediorientale di Obama, neanche gli arabi hanno ottenuto nulla di quanto egli aveva loro promesso nei primi mesi della sua amministrazione, in particolare nel discorso al mondo islamico da lui pronunciato il 4 giugno 2009 all’Università del Cairo.

Allo stesso modo, il suo imbarazzo ed il suo atteggiamento esitante nei confronti delle proteste che si sono verificate e continuano a verificarsi in numerosi paesi arabi potrebbero indebolire la fiducia di alcuni governi arabi nell’utilità dell’amicizia con gli Stati Uniti, mentre allo stesso tempo gli hanno impedito di guadagnarsi le simpatie dei popoli di questi paesi.

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http://italian.irib.ir/analisi/commenti/item/95914-riconoscimento-palestina-obama-ed-il-medio-oriente-duplice-impasse

McCain: dopo la Libia ora tocca a Siria, Russia e Cina

McCain: dopo la Libia ora tocca a Siria, Russia e Cina

WASHINGTON – L’ex candidato repubblicano alle presidenziali John McCain ha affermato che dopo la Libia, un cambio di regime potrebbe verificarsi anche in Siria e persino in Russia e Cina. Secondo l’agenzia Fars, McCain che parlava a FoxNews ha ripetuto che a suo avviso le ribellioni non si limiteranno al Medioriente ed investiranno anche la Russia. Egli ha spiegato che Putin dovrebbe prendere la giusta lezione dal destino di Hosni Mubarak.

Striscia di Gaza: raid incessanti di Israele, 11 morti in 24 ore, colpito asilo (guarda immagini)

Striscia di Gaza: raid incessanti di Israele, 11 morti in 24 ore, colpito asilo (guarda immagini)
GAZA – Nelle ultime 24 ore i raid incessanti del regime sionista sulla Striscia di Gaza hanno causato la morte di 11 persone. Secondo Press TV, l’ultima vittima è delle ultime ore di Giovedì. Sempre durante la giornata di ieri sono stati colpiti quartieri Toffah e al-Zeytton rispettivamente ad est e a sud della città di Gaza. Colpiti ieri anche un club sportivo e un asilo. Tel Aviv ha intensificato i suoi attacchi contro Gaza dopo aver puntato il dito contro i gruppi combattenti della Striscia ritenendoli responsabili degli attacchi di Eilat. Hamas ed i gruppi della Striscia hanno respinto qualsiasi coinvolgimento in questi attacchi.

New York, uragano Irene rischia di far chiudere trasporti sabato Bloomberg si prepara a far sgomberare le zone a rischio

New York, 26 ago. (TMNews) - L'uragano Irene potrebbe provocare un evento mai successo nella storia di New York: la chiusura dell'intero sistema dei trasporti pubblici della città a causa del tempo, chiusura che potrebbe avvenire sabato. La Mta, autorità cittadina dei trasporti, ha annunciato ieri sera che è stato avviato per la prima volta il piano uragani, che prevede la chiusura totale di metropolitana, treni e autobus quando il vento supera la velocità sostenuta di 39 miglia all'ora (62 km/h). Irene dovrebbe colpire New York domenica, quando sarà un uragano di categoria 1, la più bassa, ma sempre con venti a 90 miglia all'ora (oltre 140 km/h) e pioggia torrenziale. La Mta ha avvertito che potrebbero essere chiusi anche i ponti, una mossa che di fatto renderebbe impossibile raggiungere o lasciare Manhattan. Secondo il presidente della Mta, Jay Walder, non è mai successo a New York che i trasporti pubblici chiudessero del tutto per motivi meteorologici. Irene toccherà terra sabato sulla costa del North Carolina e poi punterà a nord, ma prima di toccare New York farà cadere fino a 25 centimetri di pioggia sulle zone intorno a Washington. Anche il presidente Obama ha dovuto cambiare programmi: l'inaugurazione del monumento a Martin Luther King prevista nella capitale per domenica non si farà. Intanto a New York il sindaco Michael Bloomberg ha ordinato lo sgombero di case di riposo e ospedali nelle zone a rischio della città entro le 20 di stasera (le 2 del mattino di sabato in Italia). E potrebbe arrivare a breve anche l'ordine di sgomberare del tutto queste zone, che sono Coney Island, la penisola delle Rockaways a sud dell'aeroporto Jfk, e Battery Park City, la punta sud di Manhattan. "Sarà una tempesta molto pericolosa, chiediamo a tutti gli abitanti di spostarsi in zone meno pericolose" rispetto alla cosiddetta zona A, quella più vicina al mare. Il sindaco ha anche ordinato l'annullamento di concerti all'aperto e festival di strada nel fine settimana. Intanto, il governatore dello stato di New York, Mario Cuomo, ha dichiarato lo stato di emergenza.

"Pronta a incontrare lo zio Michele ma su Sarah deve dirmi la verità"

Avetrana un anno dopo, parla la madre della ragazza assassinata e che ha visto sua sorella e sua nipote incriminate per l'omicidio. "Per chi l'ha uccisa non basterebbe la pena di morte"

di MARIO DILIBERTO AVETRANA - "La giustizia degli uomini non prevede una pena adeguata per chi ha assassinato mia figlia". Mamma Concetta parla piano. Si affaccia appena dalla scalinata della sua casa di Avetrana. Su quei gradini ha visto per l'ultima volta sua figlia Sarah. Un anno fa, il 26 agosto 2010, da quella palazzina in vicolo Verdi II, la piccola Sarah usciva per andare al mare. Ma in realtà l'attendeva la morte. Undici mesi di indagini hanno portato all'incriminazione della cugina Sabrina Misseri e di sua zia Cosima Serrano. I pm non hanno dubbi: sono loro le assassine. Mentre suo zio Michele, il primo ad addossarsi il delitto, è accusato di averne nascosto il cadavere in un pozzo di campagna. Un anno dopo Avetrana si presenta proprio come quel pomeriggio di agosto in cui Sarah sembrava fosse stata ingoiata da un mistero. I quaranta gradi tengono la gente lontana, anche se nei luoghi del dramma, divenuti celebri grazie alle telecamere, c'è un traffico sospetto. Sono i turisti dell'orrore. Gente che piomba nella piccola cittadina del Salento per vedere la casa di Sabrina, la ragazza che ha strangolata la cuginetta del cuore. E il giardino degli zii complici, capaci di partecipare all'omicidio di una ragazzina che li riteneva una seconda famiglia. Lunedì 29 agosto gli aguzzini della quindicenne compariranno dinanzi al gup Pompeo Carriere per l'udienza preliminare, trascinandosi dietro contestazioni da ergastolo. Il processo per loro è davvero alle porte. "Mi aspetto giustizia per mia figlia" dice Concetta Serrano Spagnolo. "Quella gente è stata in grado di calpestare sentimenti nobili. Mia figlia li amava e loro l'hanno ripagata uccidendola".
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Hey, la Nato sta bombardando il secondo azionista della Juventus!

e il primo dell’Unicredit. Tutti gli investimenti in Italia dei fondi libici di quando il colonnello Gheddafi era un amico

La visitina di cortesia di ieri in Italia fatta dal capo dei ribelli libici Jibril era assolutamente necessaria. Per lui, certo, ma anche per noi visto che negli anni scorsi, quando il colonnello Gheddafi era ancora un amico fraterno e non un criminale di guerra da processare all’Aja, i fondi d’investimento della Libia erano stati utilizzati per fare shopping a piazza Affari e puntellare l’azionariato a rischio di tante imprese “strategiche” italiane. Tutti investimenti che ora vanno al nuovo governo, che potrà deciderne cosa fare. Anche vendere, ohibò, con conseguenze piuttosto indesiderate per il nostro paese. Il “tesoretto” del Colonnello ce lo racconta Federico De Rosa sul Corriere:

Secondo stime affidabili, i conti libici nel nostro Paese custodirebbero 9,8 miliardi di dollari, per la metà liquidi, depositati in Intesa Sanpaolo, Unicredit, di cui la banca centrale della Libia è azionista, e in Banca d’Italia. A cui vanno sommati i 3 miliardi di valore delle partecipazioni in Finmeccanica, Unicredit, Eni, Juventus detenute direttamente o indirettamente dalla Lia, il potente fondo sovrano libico in cui la Grande Jamahiriya ha reinvestito i proventi del petrolio e del gas. Un tesoretto tutt’altro che trascurabile, tenuto da Gheddafi nel Paese che storicamente ha rappresentato una delle basi logistiche più importanti per gli investimenti del regime di Tripoli, che negli anni 7o a Roma ha anche costituito una banca, Ubae, oggi in commissaria-mento straordinario. L’istituto, partecipato dalla Libyan Foreign Bank insieme a Unicredit, Intesa, Montepaschi, Eni, Telecom Italia, è stato uno dei più importanti crocevia dell’interscambio Italia-Libia. Un ponte che, anche dopo la firma del Trattato di Amicizia, ha aperto la strada di Tripoli a molte piccole e medie imprese italiane.
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Da Nicole a Noemi: tutti i soldi regalati da B.

E’ il presidente del Consiglio più generoso di sempre. E soprattutto disinteressato!

Passerà alla storia come Silvio il Munifico. Almeno, quando i magistrati saranno riusciti a mettere ordine nella selva di conti e conticini e avranno scoperto a quanti ha fatto beneficenza disinteressata. Nel frattempo l’eroico Stefano Caselli del Fatto ha cominciato a ricostruire tutta la selva di regali e regalini fatti da Berlusconi ad “amici” e sopratutto “amiche, non necessariamente di Italia 1:

L’ultimo nome (ri)sbocciato è quello di Giampi Tarantini, l’imprenditore pugliese, indagato a Bari per corruzione e favoreggiamento della prostituzione, celebre per aver portato Patrizia D’Addario a palazzo Grazioli. Stando a quanto racconta Panorama da ieri in edicola, Giampi avrebbe ricevuto 500mila euro da B. che dichiara di “ave r aiutato una persona e una famiglia con bambina in gravissima difficoltà economiche”. “Buono” dunque? Chissà. Secondo i pm di Napoli la causale sarebbe un po’ diver sa, forse un incentivo per evitare a B. altri guai e imbarazzi. Catt ive l l o . Altro, presunto e ingrato ricattatore sarebbe Ernesto Sica, ex sindaco di Pontecagnano, Salerno: la Procura di Napoli ipotizza che B. sia ricatatto da Sica, il quale potrebbe essere in possesso di informazioni imbarazzanti su come andarono le cose in Senato nel 2008, quando cadde il governo Prodi. Potenzialmente supercattivo.
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La vita dei senatori vale 9 milioni di euro

Una polizza vita per gli inquilini di Palazzo Madama. Molto munifica

Quanto costa assicurare la vita al senatore? Non poco, al contribuente italiano. Palazzo Madama, scrive sul Fatto Carlo Tecce, ha appena pubblicato un bando per un’assicurazione sulla vita.

Anzi, due: una per la scomparsa improvvisa, una per infortunio o patologie gravi. Non è facile garantire una protezione a 321 (compresi i 5 a vita) distinti signori con una media età di 56 anni, lo Stato sa che il sacrificio va pagato caro. Il Senato ha cambiato cifre in gioco e bandi di gara per l’e n n esimo regalo di Casta. Non c’è un’azienda, animata da spirito patriottico, pronta a immolarsi per le istituzioni. Il primo appalto è andato in buca, il più salato e curioso. Vincono le Generali: 8,7 milioni di euro per assicurare i senatori in caso di morte (per sei anni). Una spesa di circa 4,5 mila euro l’anno per ciascuno dei 321, una franchigia altissima. E una descrizione fulminea nei documenti ufficiali del Senato: “L’appalto ha per oggetto la stipula di una convenzione assicurativa per il caso di morte (rischio assoluto) degli onorevoli”. Asta deserta, invece, per il “ramo danni”, infortuni o decesso per i mille dipendenti e ancora per i senatori.
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Messico: attacco a casino', 51 morti

(ANSA) - CITTA' DEL MESSICO - E' di 51 morti il bilancio delle vittime dell'incendio seguito a un attacco armato a colpi di granata al casino' Royale di Monterrey, nel nord del Messico. Lo ha indicato il procuratore dello stato di Nuevo Leon, Adrian de la Garza, secondo il quale il numero delle vittime potrebbe aumentare. Secondo la stampa locale, i casino' di Monterrey sarebbero oggetto di attacchi perche' i proprietari si rifiutano di versare il pizzo a organizzazioni criminali legate al traffico di droga.

Cina contro Pentagono, distorce i fatti

(ANSA) - PECHINO - Il ministero della difesa di Pechino ha denunciato oggi il rapporto annuale del Pentagono sullo sviluppo militare della Cina, sostenendo che ''distorce i fatti'' ed ''esagera la minaccia'' che rappresenterebbe per Taiwan. Il rapporto, gia' criticato da Nuova Cina, sostiene che Pechino potrebbe completare entro il 2020 la modernizzazione del suo esercito, ''alterando l'equilibrio delle forze'' nel Pacifico, dove la Cina ha dispute anche con Giappone, Vietnam, Filippine, Malaysia e Brunei.

giovedì 25 agosto 2011

Usa, ora l'uragano Irene fa davvero paura Arriverà fino a Washington e New York

Secondo il centro nazionale uragani di Miami diventerà presto di categoria 4, o addirittura 5, il livello più alto. Il sindaco della Grande Mela: "Stiamo considerando lo scenario possibile". La Casa Bianca monitora la situazione.

New York, 25 agosto 2011 - L'uragano Irene ora fa davvero paura: secondo il centro nazionale uragani di Miami diventerà presto di categoria 4, o addirittura 5, il livello più alto. Dopo avere investito Portorico e la Repubblica Dominicana con piogge torrenziali e venti fino a 200 chilometri orari, punta ora verso la costa orientale degli Stati Uniti.

L'occhio dell'uragano, secondo gli ultimi rilevamenti, si trova pochi chilometri a sud-est di Nassau, capitale delle Bahamas, dove ha già lasciato parecchia devastazione. Dopo l'arcipelago delle Bahamas, al contrario delle previsioni iniziali, la tempesta dovrebbe risparmiare Florida e Georgia.

Sabato mattina, secondo gli esperti, raggiungerà la Carolina del Sud (e poche ore dopo anche quella del Nord), dove stanno evacuando, oltre agli abitanti locali, anche numerosi turisti. I forti venti, previsti oltre i 230 chilometri orari, potrebbero sdradicare alberi, lampioni e addirittura i tetti delle case.

Domenica mattina Irene dovrebbe raggiungere Washington, nelle ore in cui è attesa la partecipazione del presidente Barack Obama alla cerimonia d'inaugurazione di un monumento dedicato a Martin Luther King e un concerto con star internazionali. In serata toccherà a New York, in particolare Long Island, ma a questo punto dovrebbe aver perso molta della sua potenza attuale.

Ciononostante il sindaco Bloomberg, per evitare un'altra figuraccia come quella dell'anno scorso quando New York è rimasta paralizzata dalla neve, ha dichiarato in un intervento alla Cnn che la città è pronta al peggio: "Stiamo considerando ogni scenaro possibile e, anche se è prevista solo pioggia e forte vento, conviene restare in casa con rifornimenti di acqua e cibo. Ospedali, barche e elicotteri sono pronti a fronteggiare l'emergenza e, nel peggiore dei casi, stiamo considerando anche l'evacuazione della città. Evitate di fare il bagno, le correnti potrebbero essere fatali".

La Casa Bianca sta monitorando la situazione e lo stesso presidente Obama, in vacanza a Martha Vineyard, tiene sotto controllo l'evolversi del fenomeno e ha dichiarato lo stato di emergenza in Porto Rico. In allerta anche la Marina, che ha ordinato alle navi della seconda flotta, di stanza a Hampton Roads, in Virginia, di mollare gli ormeggi e portarsi in mare aperto per non farsi sorprendere dalla tempesta.

Mal di testa: un aiuto dalla natura

www.italiainformazioni.com

(Andrea Busalacchi) Dopo avere parlato ampiamente di emicrania, da vari punti di vista, e in particolare da quello patologico, alimentare e in ultimo integrazionale, non possiamo non dare uno sguardo a ciò che la natura ha messo a disposizione per combattere o lenire efficacemente questo problema.

La perfetta sinergia fra alimentazione, integrazione e fitoterapia, mi auguro possa aiutare a chi soffre di questo disturbo, ritenuto ormai da molti invalidante, e a combatterlo senza far ricorso a nessun tipo di farmaco (fin là dove si può). Eccovi una serie di piante, che ho scelto per voi e che ne consiglio l’utilizzo nella profilassi e nel trattamento dell’emicrania:

- Partenio (Tanacetum parthenium) è una pianta che nella storia è stata da sempre utilizzata per combattere i reumatismi articolari e per prevenire gli attacchi di emicrania. Una delle sostanze a cui è stata attribuita l’azione antinfiammatoria, è il partenolide, una molecola in grado di inibire il rilascio di serotonina (un neurotrasmettitore coinvolto negli attacchi emicranici) dalle piastrine (componente del sangue addetto al controllo dell’emostasi, cioè impediscono la fuoriuscita di sangue a seguito di un trauma lesivo). Oltre a modulare il rilascio di serotonina, il partenolide sembra essere in grado di inibire il rilascio di istamina (uno dei mediatori dell’infiammazione).

- Rhodiola rosea , è una pianta che cresce ad altitudini di 3000/5000 mt. Sul livello del mare, le popolazioni siberiane ne tramandavano l’uso delle radici alle varie generazioni, per aumentare la resistenza fisica durante i freddi inverni. Molti furono gli imperatori cinesi che organizzarono spedizioni in Siberia, al fine di recuperare questa preziosa pianta. La molecola a cui è attribuita parte della sua azione è il rosavin, la quale svolge un’azione modulatoria nei confronti di noradrenalina, dopamina e serotonina (neurotrasmettitori del nostro sistema nervoso); questo porta ad una riduzione della frequenza degli attacchi emicranici, e ad un miglioramento dei disturbi a seguiti di un attacco emicranico in corso. Inoltre sembrerebbe stimolare il rilascio di beta endorfine endogene (oppioidi prodotti dal nostro organismo), responsabili della sensazione di “piacere”.

- Spirea olmaria (Filipendula olmaria), è una pianta erbacea perenne che cresce nelle zone umide, i cui principi attivi hanno ispirato (in particolar modo l’acido salicilico) una nota casa farmaceutica nel nominare uno dei suoi più famosi farmaci del mondo “l’aspirina”. Questi principi attivi sono i salicilati, sostanze antinfiammatorie, antidolorifiche e antipiretiche, da cui si può ben dedurre il loro impiego nel trattamento degli attacchi emicranici, ma non nella profilassi, come nel caso del Partenio o della Rhodiola.

Si ricorda che per l’uso di tali piante, anche se del tutto naturali e di libera vendita, si consiglia sempre di consultare il proprio medico curante e di attenersi alle dosi riportate sulle confezioni.

Abusi per 40 anni su figlie malate, nuovo caso Fritzl in Austria

Due donne, 53 e 45 anni, sarebbero state segregate in casa. Il padre 80enne ricorda il mostro di Amstetten. Ma nega tutto.

Roma, 25 ago. (TMNews) - Un altro scandalo incestuoso scuote l'Austria: un austriaco di 80 anni avrebbe tenuto segregate per oltre quarant'anni le sue due figlie, che oggi hanno rispettivamente 53 e 45 anni. L'uomo, originario di Braunau, città settentrionale che ha dato i natali anche ad Adolf Hitler, avrebbe abusato di loro dal 1970 al maggio scorso, ha rivelato la polizia di Linz, secondo quanto riporta lo Spiegel. L'anziano, che nel frattempo è ricoverato in un ospizio, non è stato arrestato, ma il tribunale distrettuale ha emesso un provvedimento restrittivo contro di lui, che gli vieta di tornare a casa e qualsiasi contatto con le figlie. Le vittime - secondo un portavoce della polizia - soffrirebbero di problemi mentali e hanno raccontato di dormire su una panca di legno in cucina. La madre, morta nel 2008, sarebbe stata a sua volta vittima degli abusi. Lo scandalo è emerso a maggio, quasi per caso: la figlia più grande si era rifiutata di avere un rapporto con l'uomo, il quale sarebbe caduto a terra e vi sarebbe rimasto per due giorni, fino all'arrivo di un assistente sociale che avrebbe chiamato le forze dell'ordine. L'ottantenne, che nega ogni accusa, è stato poi trasportato in ospedale per essere medicato. La procura di Ried, Alta Austria, ha aperto un'inchiesta sul caso. La vicenda ricorda quella del padre-mostro di Amstetten, Joseph Fritzl, 76 anni, condannato due anni fa all'ergastolo per avere sequestrato e stuprato per 24 anni la figlia Elisabeth, dal cui rapporto incestuoso sono nati 7 figli, uno dei quali morto neonato.

LIBIA: BRIGUGLIO, PROCESSO POLITICO A PREMIER PER COMPLICITA' GHEDDAFI

(ASCA) - Roma, 25 ago - ''Silvio Berlusconi pretende di non pagare i suoi errori anche quello gravissimo della sua complicita' con Gheddafi che e' costato caro all'Italia sul piano dell'isolamento diplomatico e dell'inaffidabilita' internazionale. Le rivelazioni di Wikileaks sono in proposito illuminanti''. Lo dichiara Carmelo Briguglio, vicepresidente vicario dei deputati di FLI. ''Adesso il premier e' salito sul carro dei vincitori Nato, ma piuttosto malconcio e screditato. Se e' auspicabile che a Gheddafi sia fatto, a tempo e luogo, un vero e proprio processo, secondo regole e garanzie internazionali, a Berlusconi dovrebbe essere intentato un processo politico da parte del Parlamento e della pubblica opinione perche' paghi, sul piano del consenso e del giudizio degli italiani si intende, la sua intelligenza col ''nemico'' Gheddafi e per essersi opposto nei fatti alla rivolta libica e alle primavere arabe. Il Cavaliere - conclude Briguglio - non puo' sempre farla franca''.