sabato 24 settembre 2011

Roma, Inter, Lazio, Napoli: le 14 partite di A su cui indagano i giudici

Un nuovo scandalo calcioscommesse e le mani della camorra sul pallone

Sono 14 le partite su cui indagano gli inquirenti napoletani. Tutte con risultati “strani” sui quali le scommesse sono state tante, troppe. Tante da far pensare a combine. Ecco l’elenco tratto da un articolo di Repubblica:

CATANIA-CHIEVO 1-1 (16 gennaio 2011) Prima della partita, annota la polizia giudiziaria, in ambienti malavitosi e vicini agli ultras si sparge la voce che la partita finirà con un pareggio. Sarà così. E l’allenatore siciliano Gianpaolo sarà esonerato. GENOA-ROMA 4-3 (26 febbraio 2011) Sportivamente è la partita che segna la cacciata di Claudio Ranieri dalla Roma. Giudiziariamente è la gara di cui al telefono parla Marco Paoloni (il portiere arrestato dalla procura di Cremona) come “over” sicuro. Per gli scommettitori è l’affare del secolo. BRESCIA-BOLOGNA 3-1 (2 aprile 2011) La gara è una delle più giocate. Si scommette sull’1 e sull’over. In un’intercettazione telefonica tale Pietro Bassi, «amico del direttore sportivo della Nocerina», dieci giorni prima della partita assicura l’ex calciatore Gianfranco Parlato: «Mi ha detto che la settimana prossima il Brescia con il Bologna prende tutto… Ci mettiamo qualcosa noi, capito? ». CHIEVO-SAMPDORIA 0-0 (3 aprile 2011) Per gli scommettitori è il biscotto perfetto, al centro di tre indagini sul calcioscommesse. «Ha vinto la paura» dirà il commentatore di Sky al termine. In realtà a credere ai bookmakers hanno vinto tutti. BOLOGNA-NAPOLI 0-2 (10 aprile 2011) La partita è da 2 fisso secondo gli scommettitori. Due sono i gol che segna il Napoli, entrambi nel secondo tempo. Questa volta più che le intercettazioni telefoniche possono essere utili le cronache sportive: ci sono due clamorosi errori del portiere Viviano che prima appoggia la palla a Mascara e poi provoca il rigore su Lavezzi.
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Tbc, anche Fazio positivo al test

Il ministro: «Mi rivolgo ai genitori dei bimbi contagiati: Essere positivi non vuol dire avere la malattia »

Ferruccio Fazio
Ferruccio Fazio
«L’idea è stata mia. Volevo trovare un modo per comunicare e far capire che essere positivi al batterio della tubercolosi non significa avere la malattia. Il mio gesto è stato un messaggio ai genitori dei bambini contagiati al policlinico Gemelli. State tranquilli».

Il ministro della Salute Ferruccio Fazio dieci giorni fa si è sottoposto al test per la Tbc, il Quantiferon. Una trovata pubblicitaria, più o meno l’equivalente di quando all’epoca del disastro nucleare di Fukushima il ministro ha mangiato in diretta il sushi per far comprendere l’inesistenza del rischio di tossicità legato al consumo di alimenti tipici della cucina giapponese, a cominciare dal pesce. Ma anche Fazio è risultato positivo al test. La notizia della positività è stata diffusa nel corso del convegno dell’associazione Codacons da Gianni Rezza, epidemiologo dell’Istituto Superiore di Sanità.

Perché, ministro, ha pensato di sottoporsi al test? «C’era bisogno di fare chiarezza e rassicurare. Il 12% degli italiani risulterebbero positivi alla tubercolosi come me e la percentuale fra i medici sarebbe sicuramente più alta. Io ero sicuro di essere positivo. Perché sono medico e ho sempre frequentato ospedali ed era improbabile che non fossi mai entrato in contatto col batterio e che il mio sistema immunitario non avesse avuto una reazione di difesa. Ho voluto spiegare con un esempio pratico che essere positivi al test non significa essere malati. La percentuale di casi di malattia è uno ogni 2 mila positivi».

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http://www.corriere.it/salute/11_settembre_23/fazio-tbc-debac_88c677f0-e611-11e0-b1d5-ab047269335c.shtml

La cabina di regia anti-Tremonti. Letta media: se cade lui, cade il governo

Prima di partire per gli Stati Uniti, Tremonti ha tolto tutte le carte dalla scrivania del ministero. Berlusconi vorrebbe che svuotasse anche i cassetti e togliesse il disturbo dal governo. Il titolare dell'Economia è però convinto di restare, non solo perché non si dimetterà ma anche perché «non hanno strumenti per cacciarmi». In realtà, il Cavaliere aveva pensato addirittura a una mozione di sfiducia individuale pur di chiudere il rapporto, e c'è voluto del tempo prima che Gianni Letta lo riportasse alla ragione. «Silvio, non hai capito che se cade Giulio, cade anche il governo?». «Gianni, non hai capito che quello vuol far precipitare tutto». «Ho capito, ma un conto è se fossi tu a provocare lo scontro, altra cosa è se lui si dimettesse». Così è nata l'idea del direttorio a Palazzo Chigi, una task force economica sotto l'egida di Letta da contrapporre al titolare di via XX settembre. Più che spacchettarlo - come voleva Maroni - si pensa almeno a impacchettare Tremonti, a svuotarne i poteri, costringendolo alla collegialità, alla mediazione su ogni provvedimento, fino a metterlo in minoranza nelle riunioni del Consiglio dei ministri. «E vedremo quanto a lungo resisterà». L'operazione tuttavia non è facile, e in più è Berlusconi ad avere fretta, perché deve dare un segnale al Paese sul versante economico prima di muovere guerra alla magistratura sul fronte giudiziario. Perciò il premier era deciso a sostituire subito Tremonti con Grilli, riproponendo il copione di sei anni fa: anche allora infatti era stato un direttore generale del Tesoro (Siniscalco) a subentrare al «genio». L'idea del cambio in corsa resta, ma per il momento il Cavaliere ha dovuto ripiegare su una struttura, il direttorio, tutta da costruire e che evoca la famosa «cabina di regia» chiesta nel 2002 da Fini proprio per contenere lo strapotere del superministro: fu quello il primo passo verso il «dimissionamento» di Tremonti.
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Abu Mazen: basta insediamenti e trattiamo. Netanyahu: «Incontriamoci»

Il presidente palestinese all'Onu presenta la richiesta ufficiale del riconoscimento dello stato palestinese.

Abu Mazen mostra la lettera con la richiesta di riconoscimento della Palestina (Afp)
Abu Mazen mostra la lettera con la richiesta di riconoscimento della Palestina (Afp)
MILANO- Comincia con una standing ovation il discorso di Abu Mazen all'Assemblea Generale dell'Onu. Decine i delegati che si sono alzati in piedi per applaudire. Il presidente palestinese, pochi minuti prima del suo discorso, ha presentato a Ban Ki Moon la richiesta per il riconoscimento della Palestina. Un'eventualità su cui Israele si è sempre espresso in maniera negativa, mentre gli Stati Uniti hanno preso tempo. Subito dopo Abu Mazen è stato il turno di Benjamin Netanyahu. Il primo ministro israeliano, che non era presente durante il discorso di Mazen, dall'assemblea generale afferma: «Non sono venuto a prendere applausi, sono venuto a dire la verità e la verità è che Israele vuole la pace con i palestinesi», ma «i palestinesi vogliono uno Stato senza la pace». Alla fine del suo discorso Netanyahu ha proposto un incontro ad Abu Mazen: «Incontriamoci oggi, in questo edificio». Per poi aggiungere: «Siamo nella stessa città, nello stesso palazzo. Se vogliamo davvero la pace chi ci ferma? Parliamo apertamente e onestamente. Ascoltiamoci»
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Indagare il premier, la mossa dei pm

La tesi di Napoli: spinse Tarantini a mentire, il caso rimanga a noi

Il procuratore capo di Napoli, Lepore
Il procuratore capo di Napoli, Lepore
ROMA - È la mossa a sorpresa che potrebbe riaprire la partita. Non c'è più soltanto l'estorsione nella vicenda che ha portato agli arresti Gianpaolo Tarantini e sua moglie Nicla, mentre rimane latitante il faccendiere Valter Lavitola. Adesso i magistrati di Napoli ipotizzano anche un reato da contestare a Silvio Berlusconi. E così rimettono in discussione pure la questione della competenza. Induzione a rendere dichiarazioni mendaci: questo l'addebito contro il premier, che potrebbe essere formalizzato nelle prossime ore. I pubblici ministeri attendono il giudizio del tribunale del Riesame, ma appaiono determinati a procedere con l'iscrizione nel registro degli indagati accusando il presidente del Consiglio di aver «pilotato» i comportamenti processuali di Tarantini in cambio di soldi e altre utilità.

Accade tutto ieri mattina, di fronte al collegio che deve decidere sulla scarcerazione di Tarantini chiesta dai suoi legali Alessandro Diddi, Piergerardo Santoro e Ivan Filippelli. I difensori hanno già incassato la decisione del giudice che trasferisce il fascicolo nella capitale, dunque si concentrano sull'istanza che sollecita il ritorno in libertà del loro assistito. Danno per scontato, come evidenzia Diddi, che non si debba neanche tornare a discutere questo punto, anche tenendo conto che gli atti sono già stati inviati alla Procura di Roma dove i coniugi Tarantini e Lavitola sono già stati indagati per lo stesso reato di estorsione. Puntano soprattutto sul fatto che abbia risposto a ben tre interrogatori, mostrando la massima collaborazione. E invece è proprio da quelle sue dichiarazioni che l'accusa - sostenuta da Vincenzo Piscitelli, Henry John Woodcock e Francesco Greco - fonda il cambio di orientamento. Nei verbali Tarantini afferma infatti che Berlusconi non sapeva che le ragazze reclutate per le sue feste fossero prostitute e soprattutto giura che i soldi ricevuti erano soltanto un prestito per avviare una nuova attività.

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http://www.corriere.it/politica/11_settembre_24/procura-napoli-sarzanini-estorsione_c7c8f8fa-e66c-11e0-93fc-4b486954fe5e.shtml

Satellite Nasa, rientra l'allarme: i frammenti non colpiranno l'Italia

Roma, 24 sett. (Ign) - I detriti del satellite Uars (Upper Atmosphere Research Satellite), il cui rientro nell'atmosfera dovrebbe avvenire fra le 5 e le 9 ora italiana, non colpiranno l'Italia. In base alle ultime stime della Nasa, tutta l'Europa sarebbe infatti esclusa dall'area interessata dalla caduta di frammenti che dovrebbe invece colpire la fascia che comprende Canada, Africa, Australia e zone degli oceani Atlantico, Atlantico e Indiano.

Anche la Protezione Civile, in una nota, ha diramato il cessato allarme dichiarando "concluse le attivita'" del Comitato Operativo. Non è quindi più necessario che la popolazione adotti le norme di autoprotezione.

Già nel corso del precedente aggiornamento notturno del Comitato Operativo, il Comitato tecnico scientifico, sulla base dell'ultimo bollettino emesso dall'Istituto Isti del Cnr per nome e conto dell'Agenzia Spaziale Italiana, aveva abbassato l'allarme per il nostro Paese, comunicando che la previsione di rientro del satellite Uars era centrata intorno alle 6.40 (ora italiana) di oggi, con una finestra di incertezza che si sarebbe aperta alle 4.40 e chiusa alle 8.30. E quindi, considerato l'intervallo orario di interesse per l'Italia, compreso tra le 3.34 e le 4.12, il Dipartimento aveva gia' cominciato ad escludere la possibilita' che uno o piu' frammenti del satellite potessero cadere sul territorio del nostro Paese.

Tuttavia il Comitato Operativo aveva continuato comunque a monitorare l'evoluzione della situazione, in stretto raccordo con le strutture di coordinamento attivate in tutte le regioni interessate, fino al termine della finestra d'interesse per l'Italia la cui chiusura e' stata poi confermata definitivamente all'alba di questa mattina.

venerdì 23 settembre 2011

«Il marito la lascia», tegola sulla Palin

Circolano indiscrezioni su presunti tradimenti pre-nozze, Todd avrebbe già presentato una istanza di divorzio

Sarah e Todd Palin
Sarah e Todd Palin
MILANO - Non ha ancora sciolto le riserve su una sua candidatura alle presidenziali americane del 2012. Ma su Sarah Palin, ex candidata alla vicepresidenza, ultraconservatrice e paladina di valori come la fede e la famiglia, si è già abbattuta una sciagura destinata a far discutere. Pare infatti che il marito Todd abbia presentato istanza di divorzio. Lo riferisce l'edizione del Telegraph, citando il National Enquirer. La decisione di Todd Palin di lasciare la moglie - si legge - sarebbe legata alle indiscrezioni emerse da un libro in cui si racconta che Sarah da giovane ha fatto uso di sostanze stupefacenti e ha avuto una relazione con un ex giocatore di basket mentre era già legata al futuro marito. La Palin ha già condannato i contenuti del libro, a suo dire pieno di «bugie disgustose».

Sballati con Berlusconi!

Spacciatori alla moda usano un codice imperniato su un nome che è tutto un programma

Le parole sono importanti. Specialmente se commerci in materie non proprio lecite. Gli appartenenti ad una organizzazione di spacciatori internazionali attivi a Genova aveva ideato un sistema particolare per evitare che eventuali intercettazioni telefoniche potessero mettere a rischio la loro attivita’: un codice alfanumerico basato sulla parola ‘berlusconi’.

CODICE COMPLESSO - Lo ha scoperto la polizia giudiziaria, coordinata dai pm della Dda di Genova. Gli investigatori, coordinati dal capo della Dda di Genova, Vincenzo Scolastico, e dal pm Alberto Lari, hanno accertato che la banda di pusher ricorreva a quel codice per dettare ai suoi componenti eventuali nuove utenze ‘pulite’. A ogni singola lettera corrispondeva un numero, da zero a nove. Le indagini hanno appurato anche che il gruppo di trafficanti era a conoscenza di essere a rischio intercettazioni grazie alle ‘soffiate’ di una talpa, un assistente capo della squadra mobile di Genova, indagato per rivelazione d’atti d’ufficio. Il particolare del codice alfanumerico ideato dai pusher emerge dalle oltre mille pagine di richiesta di custodia cautelare del pubblico ministero a corredo dell’operazione ‘Oasi’ che ha portato in carcere 29 persone, tra italiani e stranieri, arrestati dai carabinieri.

“Il Tg1 dà notizie che gli altri non danno”

E se gli ascolti calano è solo per un complesso problema di posizionamento

“E’ un mio diritto e dovere dire come la penso”. Augusto Minzolini è nell’occhio del ciclone per i suoi editoriali e, anche se è stato invitato al silenzio dal presidente Rai Paolo Garimberti, promette spavaldo che continuerà a farli.

VIVA GLI EDITORIALI – Clemente J. Mimun rivendica poi la possibilità di “farne anche uno al giorno” ma confessa di essere per la “modica quantità”. E attacca il presidente della Rai: “mi dà inquietudine vedere Garimberti, che a suo tempo ha fatto gli editoriali al Tg2, criticare Minzolini”. Minzolini e Mimun, direttori di Tg1 e Tg5, raccontano in esclusiva nel prossimo numero di Tv Sorrisi e Canzoni in edicola martedi’ 27 settembre, le loro contrastate esistenze alla guida delle corazzate dell’informazione tv. E lanciano qualche stoccata al rivale Enrico Mentana.

PERCHE’ MENTANA VINCE? - Perche’ il tg di Mentana è in controtendenza e cresce negli ascolti? “Perché – dice Mimun – fa un approfondimento quotidiano esclusivamente legato alla politica che è un genere molto frequentato in Italia. E si è dedicato in modo particolare alle intercettazioni, nelle quali ancora oggi devo capire quale fosse il reato. E poi Mentana ha goduto dell’attesa del pubblico di ritrovare un grande e bravo professionista”. “Il tg di Mentana – afferma Minzolini – è più che altro un talk che approfondisce sei-sette notizie, noi facciamo un tg generalista e ne diamo 28. Da tempo si e’ creato un rapporto sinergico tra Raitre e La 7″.
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ISRAELE - Cannabis nel morbo di Crohn

In gastroenterologia la Cannabis è stata utilizzata per trattare l'anoressia, il vomito, il dolore addominale, la gastroenterite, la diarrea, l'infiammazione intestinale e la gastroparesi diabetica. E' stato ora pubblicato uno studio osservazionale su trenta pazienti israeliani affetti da morbo di Chron, una malattia infiammatoria cronica dell'intestino. E' stata dapprima contattata una organizzazione volontaria che distribuisce legalmente la Cannabis per uso medico, e sono stati intervistati trenta pazienti che avevano il permesso di ricevere Cannabis per uso medico da parte del Ministero della Salute di Israele. L'età media era di 36 anni (21-65). L'indicazione all'uso di Cannabis era la mancata risposta al trattamento convenzionale e il dolore addominale cronico intrattabile. La maggior parte dei pazienti usava la Cannabis in forma di sigarette, quattro la fumavano attraverso l'acqua ("bong") e un paziente preferiva assumerla per bocca. La maggior parte fumava da una a tre sigarette al giorno. Tutti i pazienti riferivano che la Cannabis aveva un effetto positivo sulla loro malattia, con un aumento su una scala di benessere (di dieci punti) da 3,1 a 7,3. Il numero medio dei "movimenti intestinali" passava da otto a cinque ed era significativamente ridotto il consumo di farmaci. Di particolare interesse l'effetto di riduzione dell'uso di cortisone, in quanto il numero di malati che lo assumeva passava da 26 a 4. Vi era inoltre una riduzione significativa della necessità di interventi chirirgici: quindici pazienti erano stati sottoposti a un totale di diciannove interventi nei 9 anni prima della terapia con Cannabis, ma solo due si erano dovuti operare nei tre anni di terapia con la pianta. Nove pazienti non avevano avuto riduziuone significaticva dei sintomi. Gli Autori osservano che la Cannabis ha effetto antiinfiammatorio, influenza la motilità intestinale e, in particolare, ha effetto anti-diarrea. Gli effetti centrali possono indurre una sensazione di benessere, ma questi effetti generali diminuiscono a mano a mano che con il tempo si sviluppa tolleranza, mentre gli effetti positivi della Cannabis sull'attività della malattia persistevano per una media di 3,1 anni. Gli Autori concludono che la Cannabis potrebbe essere una potenziale aggiunta all'attuale limitato arsenale di farmaci usati per trattare le malattie infiammatorie intestinali. (Francesco Crestani, Pres. associazione Cannabis Terapeutica) "Treatment of Crohn's disease with cannabis: an observational study," Journal of the Israeli Medical Association

Test antidroga agli insegnanti. Confronti e scontri

Botta e risposta tra la Flc-Cgil e il sottosegretario Carlo Giovanardi sul test di controllo generalizzato su docenti e personale scolastico, questione sorta a seguito delle polemiche nate in Toscana dopo cheun' educatrice e' stata trovata in stato di malore in un bagno di un'elementare. Mimmo Pantaleo, segretario della Flc Cgil, ha invitato a 'non ledere i diritti personali: siamo disponibili a verificare se uno e' compatibile con l'insegnamento ma non si puo' portare avanti una crociata di tipo ideologico. E poi si deve distinguer tra droga pesante e leggera: se si proibisse di entrare a scuola a chi fuma uno spinello tanti studenti rimarrebbero a casa'. Secca la replica del sottosegretario Carlo Giovanardi: "Riteniamo che le dichiarazioni di Pantaleo siano totalmente fuori luogo ed irresponsabili nel contesto della serietà e della integrità psichica e comportamentale che è richiesta ad un insegnante, che oltre a trasmettere semplici nozioni ai bambini ed ai ragazzi, trasmette anche e soprattutto modelli educativi, comportamenti e stili di vita sani e valori positivi. Non mi sembra proprio che drogarsi sia tra questi'. 'La totale e disinformata superficialità con cui si vuole ancora assolvere la cannabis e i suoi derivati - ha aggiunto Giovanardi che ha la delega alla lotta agli stupefacenti - si scontra irrimediabilmente sia con le evidenze scientifiche che hanno dimostrato come questa sostanza ed i suoi derivati siano in grado di alterare le piú nobili funzioni cognitive'. Secondo il Dpa, 'esiste un chiaro orientamento generale ed internazionale ad escludere dallo svolgimento di mansioni riconosciute pericolose per la salute di terzi, come in questo caso, persone che utilizzano cannabis oltre che le altre droghe.
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Gela, in via Bettino Craxi danni e contestazioni

Scritta imbrattata con vernice nera, proteste. La procura apre un'inchiesta incaricando delle indagini la Digos

La scritta "Via Craxi" imbrattata con la vernice nera, contestazioni da parte di un collettivo di studenti, precari e disoccupati chiamato Arp, e.mail ai cronisti per rivendicare "responsabilità dell'oscuramento dei cartelli stradali dell'indegno riferimento al padre del socialismo di destra, ovvero il pluricondannato e sponsor del regime tunisino, Bettino Craxi". Movimentata l'inaugurazione di via Bettino Craxi a Gela, nel quartiere Modernopoli a nord-ovest della città, in memoria dello scomparso premier socialista. A rivendicare l'imbrattamento dei cartelli e le contestazioni un sedicente "Collettivo Aarp" di studenti, precari e disoccupati, Con una mail inviata ai cronisti da un fantomatico "Cristian Zapata" , il gruppo rivendica la "responsabilità dell'oscuramento dell'indegno riferimento al padre del socialismo di destra, ovvero il pluricondannato e sponsor del regime tunisino, Bettino Craxi". La procura della Repubblica del tribunale di Gela ha aperto un'inchiesta incaricando delle indagini la Digos e la "Via Craxi" per ore è stata presidiata da polizia, carabinieri e vigili urbani.
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Nichi Vendola replica a Emilio Fede "Io sono gay ma non sono un porco..."

La replica del leader di Sel al direttore del Tg4, che nel corso di una trasmissione radiofonica aveva espresso pesanti allusioni sull'orientamento sessuale del presidente della Regione Puglia. Ma il giornalista ribatte: "Nessun riferimento omofobico". E aggiunge: "Meritava anche di peggio"

FIRENZE - "Io sono gay, ma non sono un porco. Ovviamente mi riferisco a Emilio Fede". Così il leader di Sel Nichi Vendola, dal palco della festa del partito toscano a Firenze, ha replicato al direttore del Tg4, Emilio Fede, che in un'intervista a 'La Zanzara' su Radio 24 1 aveva definito il governatore della Puglia 'un poveretto, un pendolo'. "Lui con gli uomini non ha nulla a che vedere", aveva detto il giornalista rispondendo alle parole dell'ex parlamentare di Rifondazione che lo aveva a sua volta definito "procacciatore di escort e cocaina". Pronta la controreplica dell'ex direttore di Studio Aperto: "Il riferimento alla omofobia non esiste, la mia è stata una risposta alle accuse di Vendola" riferite - ha proseguito Fede - ad "una realtà mai esistita nella mia vita". "Nella stessa trasmissione - ha puntualizzato il giornalista- ho ricordato che molti dei miei amici, alcuni dei più preziosi, sono gay. Di loro, come possono testimoniare tanti servizi, ho sempre avuto rispetto. Mai usato neppure la parola 'diversi'. Soltanto parlato di 'amore diverso'. Sono stato il solo, o uno dei pochi, - ha detto - che ha raccontato le nozze dell'onorevole Paola Concia con il massimo rispetto. Quanto a Nichi Vendola, meritava anche più di quello che ho detto".

Crollo senza fine per Mediaset Il titolo paga l'incertezza politica

Dubbi degli investitori sul piano industriale. La crisi economica pesa sulla raccolta pubblicitaria. Acquistati i diritti tv del calcio per 268 milioni di euro l'anno

di GIULIANO BALESTRERI
MILANO - Fine settimana di fuoco per Mediaset che tra mercoledì e oggi ha lasciato sul parterre di Piazza Affari oltre il 16% con una capitalizzazione crollata a 2,4 miliardi, 2 euro per azione: solo venerdì sono stati bruciati 100 milioni di euro. Sintomo di un malessere profondo. Che si intreccia con la politica, la congiuntura economica e il piano industriale del gruppo di Cologno. Gli analisti sono convinti che il governo guidato da Silvio Berlusconi sia vicino al capolinea. Una sensazione diffusa anche tra gli investitori che stanno iniziando ariposizionarsi. Mediaset gode oggi di un primato ineguagliabile sul fronte della raccolta: grazie all'aggressiva strategia di Publitalia e alla forte riduzione dei prezzi, la tv assorbe metà degli investimenti in pubblicità. Con Mediaset che raccoglie il 63% degli introiti della tv. Come dire che al Biscione va il 31,5% di tutta la raccolta pubblicitaria del paese. "C'è una sorta di sudditanza nei confronti di Mediaset. E' un fatto ciclico che si ripete quando Berlusconi è al governo" spiega un ex dirigente di Sipra, la concessionaria della Rai che aggiunge: "Gli investitori cercano di compiacere il premier. Danneggiando la Rai. Anche il governo cerca di non pagare gli spot al servizio pubblico". Un sistema che senza Berlusconi al governo non avrebbe ragione d'esistere. A tutto questo si aggiunge la congiuntura economica. I timori di recessione rallentano gli investimenti per tutti. Anche per Publitalia che continua a rendere più del mercato, ma non riesce a tenere il passo con la performance scorso anno (in realtà solo La7 e Cairo riescono a fare meglio). Sullo sfondo del crollo del titolo anche i dubbi sull'efficacia del piano industriale. Ieri Mediaset Premium si è aggiudicata i diritti tv per i prossimi tre campionati di Serie A sul digitale terrestre versando 268 milioni di euro l'anno contro i 210 dell'ultimo contratto. Il Biscione si è aggiudicato l'esclusiva per le migliori 12 squadre di Serie A, quelle che garantiscono il 90% degli ascolti, a un prezzo inferiore rispetto alla concorrenza: Mediaset paga 1,2 milioni a partita contro l'1,4 di Sky e l'1,4 che viene chiesto per ogni match tra le 8 squadre fuori dal pacchetto Mediaset (le partite che garantiscono meno del 10% di share). Il problema è che gli abbonati Mediaset pagano in media 10,5 euro al mese contro i 43 euro di Sky. Certo il trend è in crescita rispetto ai 9,6 euro del 2009, ma con questi numeri servono 2,1 milioni di abbonati solo per pagare i diritti sportivi. Esclusa la Champions League. E a fine giugno gli abbonati erano 2 milioni con 4,4 milioni di tessere attive.

Alfano: "Berlusconi d'accordo Legge elettorale da cambiare"

Il segretario annuncia un tavolo per la prossima settimana. "Il principio deve essere: da calati dall'alto a spinti dal basso". Il sindaco Alemanno spinge per le primarie e per Alfano candidato premier del centrodestra nel 2013. "Favorevolissimo alle primarie - replica il segretario Pdl -. Io favorito? Intanto, non si va al voto..."

ROMA - "La legge elettorale si cambia. Come Pdl, avendone io parlato con tanti e con il presidente del Consiglio Berlusconi, siamo già al lavoro. La prossima settimana convocherò un tavolo di soggetti istituzionalmente competenti per cambiare questa legge elettorale". Così il segretario del Pdl Angelino Alfano, al dibattito organizzato dalla fondazione Nuova Italia. L'obiettivo, ha affermato Alfano, è "ottenere il risultato di candidati non calati dall'alto ma spinti dal basso, per essere rappresentativi dell'intero Paese e dei singoli territori". Per Alfano, il principio fondamentale dovrà essere "da calati dall'alto a spinti dal basso". "Vogliamo capovolgere questa legge - spiega il segretario Pdl -. Ci vuole rappresentatività. I cittadini devono avere il diritto di scegliersi il deputato, ma anche di scegliersi il premier. Le coalizioni si fanno prima e non dopo. Altrimenti torniamo ai giochini della Prima Repubblica. Non si torna indietro di 20 anni: pretenderemo la salvaguardia del bipolarismo e della democrazia trasparente. Ciascuno deve dichiarare a quale coalizione appartiene, altrimenti riproponiamo i vizi del bipolarismo". Il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, intervenendo al dibattito, considera Alfano in "pole position" quale candidato premier del centrodestra nel 2013.
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Operazione antidoping: 12 arresti in tutta Italia Nuoto, calcio e ciclismo: il "lato" nascosto dello sport

Operazione antidoping: 12 arresti in tutta Italia
TORINO – Sono 12 le persone finite agli arresti in tutta Italia, 4 di esse in carcere e altre 8 ai domiciliari, nell’ambito della maxioperazione contro il doping effettuata dalla Procura di Torino. L’accusa è quella di traffico di sostanze dopanti e detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti, e, oltre ai 12 arresti eseguiti questa mattina, è di oltre un centinaio il numero degli indagati. Coinvolte nelle perquisizioni, inoltre, anche diverse palestre del torinese. Al centro dell’inchiesta, che non riguarda solo il mondo del ciclismo e delle palestre, ma anche quello del nuoto, del calcio e dell’atletica leggera, ci sarebbe l’acquisto di anabolizzanti all’estero (in particolare in Romania, in Polonia e in Grecia) tramite Internet, poi venduti a sportivi italiani, per lo più a livello dilettantistico. Pare inoltre che in alcuni casi le sostanze illecite siano state addirittura sottratte da strutture ospedaliere in maniera illegale. Tra gli indagati, inoltre, comparirebbero anche i nomi di diversi volti noti dello sport, come quello di un nuotatore italiano che partecipò alle Olimpiadi di Atlanta 1996, e quello di un calciatore del Legnano, che milita in Prima Categoria. Tra gli arrestati ci sono invece sei ciclisti di una squadra dilettantistica di Pianezza (TO) e due infermieri dell’ospedale Mauriziano di Torino, accusati di aver smerciato sostanze sottratte dalla struttura. L’operazione dei Nas ha coinvolto anche altre regioni italiane tra Piemonte, Val D’Aosta, Lombardia, Emilia Romagna e Campania. E, dato ancor più preoccupante, l’indagine ha portato alla luce anche casi di doping che coinvolgono giovanissimi, facendo emergere risvolti agghiaccianti: nel registro degli indagati, con l’accusa di ricettazione, è finita anche una madre che forniva anabolizzanti alla figlia 15 enne.