martedì 8 settembre 2009

Contro l'ex delfino i bagliori del fuoco amico

FRANCESCO Storace, che conosce i suoi polli e ha un modo piuttosto sbrigativo di leggere i fatti della politica e di anticiparne le brutali ripercussioni sul potere, ha detto ieri: "È cominciata l'operazione per far fuori Fini". Non è detto che vada in porto, in genere sono partite lente e complicate. Ma certo vale quel che vale, e quindi molto poco, l'assai tardiva messa a punto del principale usufruttuario di quell'impresa. Il presidente Berlusconi non sapeva, "com'è ovvio", dell'articolone anti-Fini sul Giornale; e quanto alla stima e vicinanza espressa soltanto in serata al presidente della Camera, beh, l'esperienza insegna che non di rado la retorica delle formule nasconde l'esatto contrario di ciò che viene detto. Da che mondo è mondo, ogni sovrano assoluto - e il Cavaliere lo è - si concede il graziosissimo lusso di incoraggiare o prendere le distanze a seconda delle convenienze. La chiacchiere, come si dice, stanno a zero e nei rapporti personali fra i potenti contano solo i fatti - e a volte nemmeno quelli. Con tale premessa si può stare sicuri che, anche stavolta, il messaggio è arrivato a destinazione. Nella migliore delle ipotesi, Fini può e anzi deve velocemente rientrare "nei ranghi". Nella peggiore, esposta da Storace, si è dato inizio a una defenestrazione "dai ranghi" del Pdl. Mentre l'esito intermedio prevede un realistico dispiegamento di forze, atmosfere e obiettivi al centro del quale è oggi in palio non solo il rango, ma lo stesso futuro politico di Gianfranco Fini, antico alleato divenuto un serio pericolo per il berlusconismo reale e applicato.
Continua ...
http://www.repubblica.it/2009/09/sezioni/politica/berlusconi-divorzio-26/veleni-reticenze/veleni-reticenze.html

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