lunedì 26 settembre 2011

Intercettazioni, web in rivolta contro la norma 'ammazza blog'

(Adnkronos)
Roma, 26 set (Adnkronos) - Scoppiano le proteste su blog e social network contro la cosiddetta norma 'ammazza blog', ovvero nuove regole più stringenti inserite all'interno del 'ddl intercettazioni', sul quale il governo dovrebbe porre la fiducia.

La notizia ha scatenato la reazione di blogger e utenti indignati che gridano allo scandalo e al complotto nei confronti della libertà di espressione. La norma infatti prevede che ogni gestore di sito informatico ha l'obbligo di rettificare qualsiasi contenuto pubblicato qualora ci fosse la richiesta di qualunque soggetto che si ritenga leso dal contenuto del post. E se non si rettifica la multa può raggiungere anche i 12mila euro, indipendentemente se il ricorso sia fondato o meno.

"Attenti, questa è la goccia che può far traboccare il vaso: si tratta di una dichiarazione di guerra alla Rete e noi non ci tireremo indietro" scrive un utente sul gruppo Facebook, 'Salva i blog!', al quale sono iscritte già 32mila persone. "Loro attaccano noi, noi attaccheremo loro. Restiamo in attesa di nuove informazioni dal Palazzo. Agiremo di conseguenza", minaccia un altro utente su un blog di discussione politica.

"Per i siti informatici, ivi compresi i giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica - si legge nel testo della norma - le dichiarazioni o le rettifiche sono pubblicate, entro 48 ore dalla richiesta, con le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia cui si riferiscono". La norma quindi equipara il web ai giornali cartacei, introducendo una parziale ma importante censura a quanto viene scritto e postato, dato che per ogni commento, nota o articolo, basterà una mail per chiederne la rimozione oppure la correzione di quegli aspetti considerati infamanti o diffamatori, indipendentemente dalla reale fondatezza della protesta.
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Intercettazioni, web in rivolta contro la norma 'ammazza blog'

(Adnkronos)
Roma, 26 set (Adnkronos) - Scoppiano le proteste su blog e social network contro la cosiddetta norma 'ammazza blog', ovvero nuove regole più stringenti inserite all'interno del 'ddl intercettazioni', sul quale il governo dovrebbe porre la fiducia.

La notizia ha scatenato la reazione di blogger e utenti indignati che gridano allo scandalo e al complotto nei confronti della libertà di espressione. La norma infatti prevede che ogni gestore di sito informatico ha l'obbligo di rettificare qualsiasi contenuto pubblicato qualora ci fosse la richiesta di qualunque soggetto che si ritenga leso dal contenuto del post. E se non si rettifica la multa può raggiungere anche i 12mila euro, indipendentemente se il ricorso sia fondato o meno.

"Attenti, questa è la goccia che può far traboccare il vaso: si tratta di una dichiarazione di guerra alla Rete e noi non ci tireremo indietro" scrive un utente sul gruppo Facebook, 'Salva i blog!', al quale sono iscritte già 32mila persone. "Loro attaccano noi, noi attaccheremo loro. Restiamo in attesa di nuove informazioni dal Palazzo. Agiremo di conseguenza", minaccia un altro utente su un blog di discussione politica.

"Per i siti informatici, ivi compresi i giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica - si legge nel testo della norma - le dichiarazioni o le rettifiche sono pubblicate, entro 48 ore dalla richiesta, con le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia cui si riferiscono". La norma quindi equipara il web ai giornali cartacei, introducendo una parziale ma importante censura a quanto viene scritto e postato, dato che per ogni commento, nota o articolo, basterà una mail per chiederne la rimozione oppure la correzione di quegli aspetti considerati infamanti o diffamatori, indipendentemente dalla reale fondatezza della protesta.
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Alla Camera solo per tre mandati. Si accende il dibattito sulla proposta Pd

Roma, 26 set. (Ign) - Boom di contatti sulla pagina Facebook di Ign, testata online dell'Adnkronos (VOTA), sul sondaggio a proposito di un disegno di legge che fissa a tre il numero massimo di mandati parlamentari. La maggior parte dei lettori ha scelto: "Sono anche troppi". C'è Bernardo che suggerisce "se è un modo per 'mandarli al diavolo', va bene", mentre Nino si limita a dire "finalmente" e Giovanni che precisa "uno è più che sufficiente". Della stessa opinione anche Giuseppe per cui "un mandato basta e avanza" e "non ci deve essere chi campa solo facendo politica". Per Enzo "due mandati sarebbe meglio", ma "sempre meglio tre che infiniti". Due meglio anche per Sergio. Per Marco, invece, "non cambia niente" e sarebbe meglio "togliere i vitalizi" e "introdurre un gettone di presenza", oltre a "togliere alcuni benefit". Caustico Raffaele che commenta: "Spero abbia valore retroattivo". A chiudere è poi Costantino che si diverte a provocare, proponendo "più vitalizi per tutti".

La proposta è stata presentata alla Camera un giovane deputato del Pd, Dario Ginefra, insieme ad altri colleghi, con l'intenzione di favorire un ricambio in Parlamento, rendendolo obbligatorio per legge.

In sostanza l'unico articolo del disegno di Legge chiede la "modifica all'articolo 7 del testo unico delle leggi recanti norme per la elezione della Camera dei deputati, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 marzo 1957, n. 361, e successive modificazioni in materia di limite del numero dei mandati parlamentari, è aggiunto il seguente ultimo comma: "Non sono eleggibili coloro che sono stati eletti per tre legislature consecutive, delle quali almeno due complete, all’ufficio di membro del Parlamento"
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Monito dei vescovi: ''C'è questione morale, bisogna purificare l'aria''

Città del Vaticano, 26 set. (Adnkronos) - ''La questione morale, complessivamente intesa, non è un'invenzione mediatica: nella dimensione politica, come in ciascun altro ambito privato o pubblico, essa è un'evenienza grave, che ha in sé un appello urgente. Non è una debolezza esclusiva di una parte soltanto e non riguarda semplicemente i singoli, ma gruppi, strutture, ordinamenti, a proposito dei quali è necessario che ciascuna istituzione rispetti rigorosamente i propri ambiti di competenza e di azione, anche nell'esercizio del reciproco controllo''. E' il severo monito del presidente della Cei, Cardinale Angelo Bagnasco che, nella prolusione in occasione dell'apertura dei lavori del Consiglio episcopale permanente, invita a "purificare l'aria".

''Nessuno può negare - ha aggiunto Bagnasco - la generosa dedizione e la limpida rettitudine di molti che operano nella gestione della cosa pubblica, come pure dell'economia, della finanza e dell'impresa: a costoro vanno rinnovati stima e convinto incoraggiamento''. ''Si noti tuttavia - ha detto ancora il cardinale - che la questione morale, quando intacca la politica, ha innegabili incidenze culturali ed educative. Contribuisce, di fatto, a propagare la cultura di un'esistenza facile e gaudente, quando questa dovrebbe lasciare il passo alla cultura della serietà e del sacrificio, fondamentale per imparare a prendere responsabilmente la vita''. ''Ecco perché - ha affermato il presidente dei vescovi italiani - si tratta non solo di fare in maniera diversa, ma di pensare diversamente: c'è da purificare l'aria, perché le nuove generazioni, crescendo, non restino avvelenate''.
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S&P declassa Milano e 6 Regioni, la Provincia di Roma e altri tre enti

Palazzo Valentini, sede della Provincia di Roma

ROMA - Dopo la sforbiciata al rating del debito sovrano dell’Italia Standard and poor’s ha tagliato anche il “voto” a 11 enti locali, tra cui le città di Milano, Bologna e Genova. Secondo quanto precisa una nota, l’agenzia internazionale di valutazione dell’affidabilità creditizia ha abbassato da A+ ad A, con outlook negativo, il rating dei seguenti enti locali: città di Bologna, provincia di Mantova, regione Marche, Provincia di Roma, Regione Sicilia, Regione Emilia Romagna, Regione Friuli Venezia Giulia, Città di Genova, Regione Liguria, città di Milano e regione Umbria. Per la città di Torino, invece, è stato rivisto da stabile a negativo l’outlook, mentre è stato confermato ad A il rating sul debito a lungo termine. S&P ha annunciato inoltre di aver declassato il rating di lungo temrine sui titoli emessi dalla regione Umbria con scandenza al 2017, 2018 e 2019, dalla regione Marche con scadenza al 2018 e dalla regione Sicilia con scadenza nel 2016.

I documenti con tutti gli stipendi, i costi e i vitalizi dei politici eletti nelle Regioni

Se i giovani si organizzano, si impadroniscono di ogni ramo del sapere e lottano con i lavoratori e gli oppressi, non c’è scampo per un vecchio ordine fondato sul privilegio e sull’ingiustizia. (Enrico Berlinguer)

Finalmente è arrivato in Commissione il progetto di legge per rivedere il trattamento economico dei consiglieri regionali in Lombardia. L’iter sarà l’occasione per leggere, discutere ma soprattutto votare le proposte. Il tema, oggi, è legato a doppio filo con la credibilità delle istituzioni. E, da qui, vi aggiornerò passo dopo passo. Cominciando da oggi e dalla pubblicazione dei documenti che (una volta per tutte) fanno chiarezza sui costi e sulle cifre. In un momento in cui si legge di tutto e in cui i dati cambiano in base alle proprie posizioni. E poiché i numeri sono numeri e non opinioni e poiché l’informazione è obbligatoria anche per l’indignazione ecco la documentazione che è stata inviata in Commissione sul quadro generale. Ditemi cosa ne pensate.

Dal web, ai post-it, alla piazza la protesta contro il bavaglio

Dalla Rete a piazza Navona come nacque e si sviluppò il movimento che disse no alla legge contro le intercettazioni. Fino alla manifestazione del primo luglio 2010 a Roma

ROMA - Il no che si alzò fu corale. La mobilitazione contro quello che, nel giugno del 2010, era il Dl Alfano fu imponente. Da Rete alla strada la tela di chi gridava il suo no alla cosidetta legge bavaglio si estese a macchia d'olio. Epicentro della protesta era la Rete con i suoi mille rivoli: sitio internet, facebook, blog, twitter. E dal pc lo sdegno si riverso in strada. Iperattivo il Popolo Viola che diede vita al "giorno dello sbavaglio": in pratica sit-in e speaker's corner nelle maggiori città italiane. ARepubblica. it, invece, arrivarono migliai di immagini di ragazzi dei ragazzi del Post-it. Perché quel semplice quadratino di carta gialla divenne l'emblema della protesta. Lo stesso post che apparve sulla prima pagina di Repubblica del nostro quotidiano. LA FOTO 1 La lista di coloro che scesero in campo è lunghissima e variegata. Va dall'associazionismo, ai partiti, ai sindacati. A semplici cittadini. L'Arci, Libertà e Giustizia, Articolo 21, Lettera 22, il Sindacato nazionale scrittori, la Valigia Blu. Ed ancora giornalisti e magistrati. Si mossero anche i sindacati di polizia. "Un disegno di legge devastante che produce effetti ben più devastanti del male che vuole prevenire" spiegava allora Enzo Letizia, segretario dell'Anpf, l'associazione nazionale dei funzionari di polizia. La protesta cresceva. Sit in davanti al Parlamento, blitz dimostrativi ogni giorno. E si arrivò così al primo luglio 2010. A quella piazza Navona gremita di gente. Una piazza disseminata di post it gialli, di drappi viola, di bandiere arcobaleno. Sensibilità diverse: sindacati come la Cgil, ambientalisti, esponenti del mondo cattolico, autoconvocati via Facebook. Uniti nel nome della Costituzione e del diritto a essere informati. Pronti ad applaudire le parole di Roberto Saviano: "Altro che privacy, si difende solo il malaffare". Fu un successo. Quella stessa gente è chiamata oggi, ancora una volta, a scendere in campo per difendere il diritto di essere informati. Sventolando un piccolo quadratino di carta gialla.

P.A.: MARONI, CERTIFICAZIONE ANTIMAFIA STRUMENTO INDISPENSABILE

(ASCA) - Roma, 26 set - ''La certificazione antimafia non puo' essere modificata perche' e' uno strumento indispensabile per combattere la criminalita' organizzata e, in particolare per contrastare le infiltrazioni malavitose negli appalti pubblici''. Affida ad una nota il ministro dell'Interno, Roberto Maroni la sua risposta alle dichiarazioni del collega di governo Renato Brunetta sulla semplificazione normativa. ''Il governo, del resto, - aggiunge il responsabile del Viminale - ha appena approvato il Codice delle leggi antimafia che ha riscritto la normativa sulla certificazione antimafia per renderla piu' efficace e rapida, venendo incontro anche alle richieste del mondo delle imprese''.

La legge bavaglio per bloccare le carte della D’Addario?

Accelerazione al Ddl sulle intercettazioni. Ma l’iter rimane complesso

Anche Il Messaggero ritorna sull’ineluttabilità della legge bavaglio, ovvero il provvedimento sulle intercettazioni tanto caro al premier, che, secondo il giornale romano, sarebbe imminente:

Oggi arriva in aula alla Camera il disegno di legge sulle intercettazioni (anche se l’esame vero e proprio partirà solo nei prossimi giorni) che il premier giudica fondamentale per «tornare ad essere un Paese civile e libero, mentre oggi non lo siamo». Aggiungendo: «Quando chiamate al telefono, sentite la morsa dello Stato di polizia». Quella sulle intercettazioni è la prima scossa che il premier vuole dareallamaggioranza per fare le riforme. E proclama: «In Parlamento ci accingiamo a fare una straordinaria battaglia per la libertà, che dobbiamo assolutamente vincere ». Si appella «ai condottieri delle nostre truppe a Camera e Senato, Cicchitto e Gasparri» per «portare a compimento» quel cammino delle riforme per «salvare la nostra libertà». Lo scontro con l’opposizione si annuncia durissimo mentre il presidente della Camera, Gianfranco Fini, avverte: se si arrivasse alla fiducia sul provvedimento «sarebbe gravissimo: mi auguro che, almeno su questo argomento, il governo rifugga dalla tentazione».

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http://www.giornalettismo.com/archives/151683/la-legge-bavaglio-per-bloccare-le-carte-della-daddario/

Il tunnel Gelmini diventa famoso nel mondo

La figuraccia del ministro fa ridere (e compatire) anche fuori dall’Italia

Solo quattro righe, per descrivere lo scivolone della Gelmini sul tunnel, anzi, il “mitico tunnel” tra il Cern e il centro Italia.

SLASHDOT - Così il sito Slashdot dà la notizia che ha fatto ridere l’intera Italia per tre giorni. Ma quelle poche parole bastano per far ridere e commentare 152 utenti, che si chiedono se la traduzione del comunicato incriminato in inglese sia corretta, visti i contenuti sorprendenti. Altri si producono in freddure più o meno divertenti: “Un neutrino entra in un bar. Barista ‘Qui non serviamo neutrini’”. Altri ancora cercano di spiegare perché il comunicato dice stupidaggini, benché “non conoscendo l’italiano non posso essere certo” che le righe dell’ufficio stampa della Gelmini intendessero “proprio quello”. Cortesi, questi osservatori esteri: stentano a credere che un ministro italiano possa aver sciorinato simili castronerie.

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http://www.giornalettismo.com/archives/151757/il-tunnel-gelmini-diventa-famoso-nel-mondo/

Quei politici che lucrano sui pasti dei bambini

A Parma la retata contro la giunta Vignali

Chiedevano somme di denaro o assunzioni di amici o altri beni in cambio della proroga dell’appalto di gestione del servizio mensa degli asili e delle scuole d’infanzia. Questo il motivo per cui, con l’accusa di corruzione e tentata concussione, gli agenti della Guardia di Finanza di Parmahanno arrestato l’assessore comunale alla Scuola Giovanni Paolo Bernini, il suo segretario particolare Paolo Signorini, il dirigente della cooperativa di ristorazione Copra di Piacenza Mauro Tarana e Antonio Martelli, imprenditore parmense del settore della intermediazione immobiliare.

LA NUOVA BUFERA – La nuova bufera che dopo le mazzette sul verde investe la giunta di Pietro Vignali non e’ pero’ collegata alla precedente indagine di Green money. E’ invece partita dalla denuncia di un funzionario della Camst che ha dato il via alle indagini scoperchiando il nuovo giro di corruzione del palazzo municipale. Bernini avrebbe intascato per concedere la proroga dell’appalto circa 8.000 euro da febbraio, quando sono partite le intercettazioni. Il sistema con cui i pagamenti illeciti venivano coperti dalla Copra era quello di un contratto di sponsorizzazione con una societa’ sportiva che a sua volta tratteneva il 50% della somma e versava l’altra al segretario di Bernini, Signorini, e quindi all’assessore. A carico dell’ex assessore della Scuola del Comune c’e’ anche la vicenda dell’appalto per la gestione di un ristorante al quarto piano del Duc, che Bernini avrebbe cercato di pilotare per far vincere alla cooperativa piacentina. L’affare sarebbe poi sfumato perche’, emerge dalle intercettazioni effettuate dalla Guardia di Finanza, la Copra avrebbe presentato un’offerta prevedendo il servizio di self-service, mentre il bando prevedeva servizio al tavolo.

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http://www.giornalettismo.com/archives/151811/quei-politici-che-lucrano-sui-pasti-dei-bambini/

Le Monde, Berlusconi non sarà condannato

(ANSA) - PARIGI - ''Perche' Silvio Berlusconi non verra' mai condannato'': questo il titolo di prima pagina di un inserto della nuova versione del quotidiano francese Le Monde, Le Monde-Geo&Politique. Oggi, si legge, ''deve essere convocato davanti al Tribunale di Milano. Di tutta evidenza, colui che e' gia' passato attraverso 24 processi senza essere condannato, dovrebbe ancora salvarsi. Berlusconi ha sempre approfittato dei suoi passaggi al potere per adattare le leggi ai suoi problemi giudiziari''.

Le Monde, Berlusconi non sarà condannato

(ANSA) - PARIGI - ''Perche' Silvio Berlusconi non verra' mai condannato'': questo il titolo di prima pagina di un inserto della nuova versione del quotidiano francese Le Monde, Le Monde-Geo&Politique. Oggi, si legge, ''deve essere convocato davanti al Tribunale di Milano. Di tutta evidenza, colui che e' gia' passato attraverso 24 processi senza essere condannato, dovrebbe ancora salvarsi. Berlusconi ha sempre approfittato dei suoi passaggi al potere per adattare le leggi ai suoi problemi giudiziari''.

Processo diritti tv, giudice: ''A rischio prescrizione, rogatorie non rinviabili''

Milano, 26 set. (Adnkronos/Ign) - Undici testi da 'tagliare' e altri tre da sostituire. E' quanto hanno deciso i giudici della prima sezione penale del Tribunale di Milano a conclusione dell'udienza odierna sui diritti tv dove molti dei testi citati dalle difese non si sono presentati. I testimoni da 'eliminare', ha stabilito il Tribunale, sono quelli risultati irreperibili. Il processo è stato quindi aggiornato al 5 ottobre prossimo quando, nel pomeriggio, si terrà l'interrogatorio per rogatoria con Montecarlo per interrogare un testimone.

"Questo è un processo a rischio prescrizione e le rogatorie non si possono rinviare" è stata l'esortazione mossa dal presidente del collegio del processo sui diritti tv, Edoardo D'Avossa, rivolto alle parti in aula. In prima battuta, questa mattina, i giudici avevano comunicato le date del 5 e del 26 ottobre per rogatorie già fissate all'estero.

Ma per il pomeriggio del 5, l'avvocato Niccolò Ghedini, come il collega Piero Longo, ed altri legali hanno lamentato possibili legittimi impedimenti anche da parte del premier, imputato per frode fiscale. Ed è a questo punto che i giudici però hanno invitato le parti a fare il possibile perché "non ci possiamo bloccare sulle rogatorie per le quali - ha sottolineato D'Avossa - abbiamo penato per anni".

In aula non c'era Silvio Berlusconi. Dopo che Ghedini aveva annunciato il probabile arrivo del premier, lo stesso Ghedini, così come l'altro difensore, Piero Longo, hanno dichiarato che il leader del Pdl non si sarebbe presentato in Tribunale.

Il ministro Brunetta: "Basta certificati, eliminare anche quelli antimafia"

Renato Brunetta (Adnkronos)
Roma, 26 set. (Adnkronos/Ign) - "Semplificare ed eliminare i certificati inutili come il Durc e l'antimafia". Lo ha detto il ministro per la Pubblica amministrazione Renato Brunetta.

Brunetta individua cosi' nella semplificazione e nella vendita di beni che non producono ricchezza le "vitamine" per la crescita e lo sviluppo rispondendo ai giornalisti a margine della premiazione 'Un logo per la pa digitale'.

"Perche' mai le imprese e le famiglie devono ancora fornire certificati alla pubblica amministrazione che li ha gia' in casa? Basta al Durc, basta ai certificati antimafia, basta ai pacchi di certificati che un archirtetto deve presentare se vuole partecipare a un concorso. Basta a tutto questo - afferma Brunetta -. Si possono fare tante riforme che non costano e producono crescita".

E poi. "Vendere, vendere, vendere tutto il capitale morto che purtroppo ancora insiste nel nostro paese, dagli asset pubblici, mobiliari e immobiliari, case, caserme. Vendere tutto quello che non serve e non e' strategico" dice il ministro. E spiega: "Vendiamo il patrimonio pubblico non produttore di ricchezza, pensiamo alle public utilities: luce, acqua, gas, trasporti, spazzatura, tutte quelle societa' che sono al 99% di proprieta' degli enti locali e che spesso sono inefficienti".
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Berlusconi: «Lascio solo se sfiduciato» Bersani apre al governo d'emergenza

l leader del Pdl: «27 misure per la crescita. Faremo le riforme che gli alleati non ci hanno mai lasciato fare»

Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi (Ansa)
Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi (Ansa)
MILANO - Silvio Berlusconinon si dimette. Lo farebbe «solo in presenza di un voto di sfiducia», un'eventualità che tuttavia il premier ritiene «da escludere» perché quella di cui dispone è «una maggioranza meno numerosa» rispetto all'inizio di legislatura, prima cioè della diaspora di Futuro e Libertà, «ma più solida e più coesa». Intervenendo telefonicamente ad una festa del suo partito in provincia di Cuneo, il Cavaliere ha lanciato un messaggio chiaro, dentro e fuori alla sua maggioranza: se volete che me ne vada, costringetemi a farlo. Il capo del governo ha ostentato sicurezza e ha risposto indirettamente a Pier Ferdinando Casini che, riprendendo le parole del governatore lombardo Roberto Formigoni, era tornato ad evocare l'ipotesi di elezioni anticipate: «Non vedo come si possa andare avanti con un governo che davanti all'emergenza sociale è assente, indifferente. Noi abbiamo fatto di tutto per stimolare gli uomini di buona volontà del Pdl ma alle affermazioni private non corrispondono fatti pubblici, quindi meglio lo sbocco elettorale». «Governeremo ancora per tutto l'anno e mezzo che manca alla fine della legislatura» ha invece puntualizzato il premier. Di più: «E vinceremo anche la prossima sfida» perché l'opposizione «non ha il nostro stesso credito», è «sempre nelle mani dei comunisti» e «non ha alcun personaggio credibile con cui si possa anche solo dialogare».
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Orrore in Libia: una fossa comune con 1200 corpi scoperta alle porte di Tripoli

Il Cairo, 25 set. (Adnkronos) - Una fossa comune con i resti di circa 1.270 persone e' stata scoperta nei pressi del carcere Bu Salim, alle porte di Tripoli, secondo quanto riferito dall'emittente Al Jazeera.

Nel 1996 la prigione era stata teatro di una brutale repressione per sedare una rivolta e, secondo le organizzazioni che si battono per i diritti umani, vennero uccise oltre 1.200 persone, in gran parte prigionieri politici.

Svolta in Arabia Saudita, le donne potranno votare ma non guidare

Dal sito di PeaceReporter
Riad, 25 set. (Adnkronos/Ign) - Alle donne dell'Arabia Saudita è stato concesso il diritto di voto e di candidarsi alle elezioni municipali, secondo quanto stabilito da re Abdullah. Lo riferisce la Bbc, precisando che alle donne sarà anche permesso di venire elette nel consiglio consultivo della Shura. Le nuove norme entreranno in vigore dopo giovedì prossimo, giorno già fissato per le elezioni amministrative locali. La prima tornata utile sarà quindi tra quattro anni, quando nel regime wahabbita ultraconservatore si tornerà a votare per le municipalità amministrative. Nel regno di Abdullah non sono previste elezioni politiche.

"Una notizia estremamente importante, anche perche' il sovrano ha sottolineato di aver ascoltato i consiglieri religiosi" prima di dare il via libera al voto per le donne. Lo ha detto all'Adnkronos il vice presidente del Senato Emma Bonino, che aggiunge: "Ad aprire le urne al gentil sesso, anche se solo tra 4 anni, ha contribuito anche la campagna partita su Facebook che ha visto una sessantina di intellettuali sauditi minacciare il boicottaggio delle urne se il voto non fosse stato aperto alle donne".

Un passo avanti, quello che il sovrano dichiara di voler compiere, "che certo non rende l'Arabia Saudita uno Stato democratico - sottolinea l'esponente radicale - e che, vista col nostro metro di giudizio, potrebbe sembrare piccola cosa, ma solo se non e' mai messo piede in quella terra".
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