giovedì 7 aprile 2011

NUCLEARE: PARLAMENTO UE BOCCIA RISOLUZIONE SU STRESS TEST

(ASCA) - Roma, 7 apr - Il Parlamento Europeo ha bocciato la risoluzione sugli stress test per le centrali nucleari e sui nuovi criteri di sicurezza da applicare agli impianti.
La risoluzione ha ottenuto 264 voti favorevoli, 300 contrari e 61 astensioni. ''Ci sono stati diversi punti di disaccordo tra i gruppi politici - spiega il ParlamentoUe in una nota - che alla fine della discussione hanno portato al respingimento del testo da parte della maggioranza''.
Le critiche sono giunte soprattutto dai gruppi dei Verdi e dei Socialisti europei che hanno stigmatizzato l'impostazione volontaristica e nazionale degli stress test. I verdi tedeschi hanno giudicato ''troppo poco incisivi'' i test e hanno sottolineato come questi debbano essere affidati a team di ''esperti internazionali'' e non alle autorita' nazionali.
Tra le richieste di emendamento anche quella di imporre l'obbligo di spegnimento e immediato decommissioning per le centrali che non dovessero superare i test mentre il testo della risoluzione parla di generici ''interventi graduali'' da adottare in caso di bocciatura di un impianto, tenendo la chiusura come ultima ratio.
Critiche di tutt'altro tenore al testo sono giunte anche dai conservatori britannici secondo i quali la moratoria, stabilita dalla risoluzione in attesa dei risultati degli stress test, e' come ''decidere una condanna senza avere prima le prove del reato''.
Non sono servite le precisazioni del Commissario all'energia Guenther Oettinger che ha spiegato come allo stato attuale delle normative ''non e' possibile condurre test a livello europeo'' ne' l'appello della presidenza di turno ungherese che ha sottolineato come ''i 14 paesi dell'Unione che hanno scelto il nucleare non possono spegnere i loro impianti''. La risoluzione non e' passata si e' persa l'ennesima occasione di fissare standard comuni europei sulla sicurezza nucleare. Oggi e' il compito e' demandato alle singole autorita' nazionali mentre la risoluzione ipotizzava di rendere obbligatorio e vincolante il rispetto dei criteri sanciti dell'IAEA e che oggi vengono seguiti solo su base volontaria.

Cuffaro: quando esco faro' l'agricoltore

(ANSA) - PALERMO - 'Quest'esperienza pone fine alla mia carriera politica. Il mio futuro e' la campagna. E una volta uscito da qui faro' l'agricoltore, come ho sempre sognato'. Lo dice Salvatore Cuffaro in un'intervista anticipata dal settimanale Panorama. L'ex presidente della Regione Siciliana racconta la sua vita nel carcere di Rebibbia, dove sconta una condanna a 7 anni per favoreggiamento aggravato. Cuffaro vive in una cella di 16 metri quadrati, ha ricevuto 2.500 lettere e la visita di 60 parlamentari.

SULLA LIBIA CI NASCONDONO UN CERTO NUMERO DI REALTA’… CHE VALE LA PENA RICORDARE

- DI LOUIS DALMAS – mondialisation.ca -

1) La “rivolta” La Libia non ha nulla a che fare con la non-violenta rivolta popolare in Tunisia, Egitto e altri paesi arabi. Si tratta di una opposizione politica di rivali di Gheddafi, preparata, mantenuta e rafforzata oltreoceano per ragioni strategiche (come “rivoluzioni colorate” in Medio Oriente), e molto diversa dalle manifestazioni spontanee di massa – e giustificata – contro ingiustizie e le disuguaglianze sociali in regimi semi-feudali.

2) Un dettaglio da notare: “la casa della ribellione” – a est della Libia, la Cirenaica – ha obiettivi religiosi e monarchici (completamente assenti nelle altre insurrezioni), e ha fornito più militanti di Al Qaeda e mandato più uomini a combattere l’invasione statunitense in Iraq, di tutti gli altri paesi arabi.

3) La guerra non ha nulla a che fare con una spedizione umanitaria. Si tratta dell’ennesimo episodio della caccia ai capi di stato di medie dimensioni (Russia e Cina sono blocchi troppi), che resistono al Nuovo Ordine Mondiale e al governo massonico degli Stati Uniti, loro portabandiera. Devono quindi essere eliminati uno dopo l’altro: Ceausescu, Milosevic, Noriega, Saddam Hussein, già fatto, restano Ahmadinejad, Lukashenko, Gbagbo, Chavez. L’unica somiglianza fra tutti questi capi di stato è la loro insubordinazione nazionalista verdo i dettami del Nuovo Ordine, il che è sufficiente a designarli come bersaglio.

4) Gheddafi ha probabilmente molte colpe, ma l’Human Development Index (HDI) del suo paese, è il più alto dell’Africa, ed il tasso di alfabetizzazione più elevato rispetto alla popolazione degli Stati Uniti. L’aspettativa di vita era di circa 78 anni, e la gente non è morta di fame come in Marocco, Tunisia e Bahrain. Con l’ascesa al potere di Gheddafi, i salari sono stati moltiplicati per 2 o 3 e dei servizi sociali e medici sono stati rafforzati.

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http://informarexresistere.fr/sulla-libia-ci-nascondono-un-certo-numero-di-realta-che-vale-la-pena-ricordare.html

Intercettazioni premier, avviata indagine dalla procura generale della Cassazione

Il pg Esposito ha deciso "accertamenti conoscitivi" dopo aver ricevuto il fascicolo dal Csm. Il procuratore capo di Milano Bruti Liberati: "Siamo sereni, abbiamo spedito noi gli atti a Palazzo dei Marescialli"

ROMA - E' finito sul tavolo del procuratore generale della Cassazione Vitaliano Esposito il caso delle intercettazioni telefoniche del Presidente del Consiglio 1 relative al procedimento Ruby pubblicate da Corriere della Sera edEspresso. Il pg si è attivato per degli "accertamenti conoscitivi" dopo aver ricevuto copia del fascicolo dal Consiglio superiore della magistratura.
A mettere in moto il Csm era stata a sua volta proprio la Procura delal Repubblica di Milano. Ieri pomeriggio il procuratore capo, Edmondo Bruti Liberati, aveva mandato infatti per conoscenza al vice presidente dell'organo di autogoverno dei giudici, Michele Vietti, copia del comunicato diffuso poi alla stampa sul caso. E oggi, spiega la nota di Palazzo dei marescialli, il Comitato di presidenza del Csm, "preso atto delle notizie di stampa sulla pubblicazione di stralci di intercettazioni" del premier, del "comunicato stampa del Procuratore" e del fatto che il Pg della Cassazione ha disposto i suoi accertamenti sulla vicenda, ha disposto "la trasmissione al Procuratore Generale presso la Corte di Cassazione di copia del fascicolo".
La notizia dell'apertura dell'indagine è stata accolta quindi con serenità dalla Procura di Milano. Bruti Liberati, ha sottolineato che come detto è stato lo stesso ufficio della pubblica accusa a rivolgersi al Csm, trasmettendo ieri copia del comunicato stampa nel quale veniva ribadita la correttezza dell'operato dei magistrati. "Noi - ha detto Bruti Liberati - siamo sereni".
Incalzato dalle critiche sollevate dal collegio difensivo di Silvio Berlusconi in occasione della prima udienza del processo, nel comunicato stampa di ieri 2 il procuratore Bruti Liberati aveva spiegato che le intercettazioni indirette che riguardano il premier e alcune ragazze erano state disposte tra l'agosto e l'ottobre scorso nell'ambito delle indagini su Nicole Minetti, Lele Mora ed Emilio Fede e quando ancora il premier non era indagato. Erano state trascritte parzialmente per chiedere al gip l'autorizzazione a proseguire nelle intercettazioni degli altri 'bersagli' dell'indagine. Poi, ha chiarito la Procura, sono state depositate alla sola difesa del capo del governo come un atto dovuto a garanzia del diritto di difesa.
Bruti Liberati ha ribadito quindi anche oggi la correttezza dell'operato dei pubblici ministeri titolari dell'inchiesta per sfruttamento della prostituzione minorile e concussione e il fatto che riguardo la pubblicazione delle intercettazioni sui giornali non è ravvisabile alcun illecito. Le intercettazioni infatti erano state depositate alla parte e dunque era venuto meno il segreto degli atti d'indagine.

Roma: incendio in ministero Esteri, nessun ferito

Roma, 7 apr. - (Adnkronos) - L'incendio che si e' sviluppato questo pomeriggio al piano interrato del ministero degli Esteri a Roma non ha provocato ne' feriti ne' danni strutturali all'edificio. Nella sede del dicastero stanno operando cinque squadre dei vigili del Fuoco. Sul posto sono arrivati anche la Polizia e i Carabinieri.

Il disastro di Fukushima causerà 200.000 casi di cancro in cinquant’anni

- di Maria Ferdinanda Piva -

Il fallout proveniente dalla centrale nucleare di Fukushima, fuori controllo dall’11 marzo, ha innescato una sorta di macabralotteria che distribuirà fra la gente un numero imprecisato di casi di cancro.

Per primo ha azzardato una stima Chris Busby, esperto di salute e radiazioni, che ha utilizzato il modello di rischio messo a punto dall’European Committee on Radiation Risk.

Risultato: poco meno di 200.000 casi di cancro nei prossimi 50 anni fra i circa tre milioni di persone che vivono a meno di 100 chilometri dalla centrale; moltissimi casi sarebbero evitabilitrasferendo subito la popolazione altrove.

Il documento è dei primi di aprile, sulla base dei dati disponibili fino a fine marzo. A Fukushima però le cose (e i rilasci di radioattività) probabilmente andranno per le lunghe: il Governo giapponese ha ammesso che ci vorranno mesi per riportare sotto controllo la centrale.

L’European Committee on Radiation Risk è un gruppo informale fondato dai Verdi presso il Parlamento europeo. Sento già levarsi alti clamori: ma è di parte! E’ una stima gonfiata! Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità il disastro di Chernobyl provocò solo 4.000 vittime fra la popolazione, come è possibile che in Giappone ne siano attesi così tanti? Eccetera eccetera.

Provo a rispondere. Personalmente, trovo del tutto inverosimile la stima dell’Oms sui morti di Chernobyl. L’Oms è legata da un accordo di cooperazione all’Iaea, l’agenzia atomica dell’Onu (trovate il link in fondo) che è dichiaratamente filonucleare.

Che le stime dell’Oms siano totalmente inverosimili lo pensano anche i medici dell’Ucraina e della Bielorussia, che dopo Chernobyl hanno dovuto fare personale e frequente conoscenza con casi di cancro prima relegati all’universo delle nozioni teoriche. In fondo è linkato un articolo del Guardian che approfondisce il tema.

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Mantovano ritira le dimissioni. Ma scoppia una nuova grana per Berlusconi: Micciché minaccia di uscire dal gruppo

Che la rottura tra Silvio Berlusconi e l'ex sottosegretario all'InternoAlfredo Mantovano stesse volgendo al sereno lo si era capito sin dal termine della riunione convocata oggi pomeriggio dal sindaco di Roma, Gianni Alemanno. Che aveva riunito il manipolo di parlamentari (15 deputati e 4-5 senatori) della sua corrente "Nuova Italia" per lanciare un avvertimento alla maggioranza. «È tutto risolto. Uscirà a breve un comunicato di Palazzo Chigi», aveva detto l'ex ministro Mario Landolfi lasciando la riunione. E così è stato.Mantovano ha ritirato le sue dimissioni (seguito a stretto giro anche dal sindaco di Manduria, Paolo Tomassino) dopo il comunicato diffuso poco fa dal premier in persona. Un messaggio stringato con cui Berlusconi aveva chiesto un passo indietro al parlamentare pugliese invitandolo «a entrare nell'unità di crisi al Viminale e nella cabina di regia presso la Conferenza unificata».

La promessa del premier: manterremo gli impegni assunti con i parlamentari pugliesiInsomma, un coinvolgimento ampio insieme alla promessa «che gli impegni assunti con lui e con i rappresentanti parlamentari della Puglia, a nome del Governo nei giorni scorsi, troveranno attuazione». Tradotto: il peso dell'ondata migratoria non sarà scaricato solo sul Sud. Come di fatto avevano chiesto qualche giorno fa, in una missiva inviata al Cavaliere, 62 parlamentari del meridione. Tutti schierati con l'ex sottosegretario. Che, dal canto suo, nell'annunciare il rientro nella compagine governativa, ha ringraziato il presidente del Consiglio «per la fiducia, per i delicati e impegnativi incarichi oggi conferitimi ai fini della gestione dell'emergenza immigrazione, e anche per l'affetto più volte manifestato in questi giorni, per me politicamente difficili».

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http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2011-04-07/mantovano-ritira-dimissioni-scoppia-165809.shtml?uuid=Aa5AF0MD

Giappone: terremoto, revocato l'allarme tsunami

Tokyo, 7 apr. - (Adnkronos/Xinhua) - Le autorita' giapponesi hanno revocato l'allarme tsunami lanciato nel nordest del paese subito dopo la forte scossa di magnitudo 7.4 della scala Richter registrata oggi nella prefettura di Miyagi, la stessa devastata dal terremoto e dallo tsunami dell'11 marzo.

Stati Uniti: ex governatore del Minnesota, 11 Settembre avveni' per volere Casabianca

Stati Uniti: ex governatore del Minnesota, 11 Settembre avveni' per volere Casabianca

WASHINGTON – Per la prima volta negli Stati Uniti un’ex governatore, quello del Minnesota, ha dichiarato che la Casabianca ha “permesso” che ci fosse l’11 Settembre per potere realizzare i propri piani in Medioriente. “Credo che Dick Cheney era al corrente di tutto”, ha detto mercoledì alla CNN Jesse Ventura, ex governatore del Minnesota. Secondo Jesse Ventura, le autorità americane hanno lasciato che l’11 Settembre avvenisse per poter portare avanti l’agenda militare in Medioriente. Sono finora tantissime le prove che dimostrano che quantomeno la versione ufficiale divulgata dal governo americano sull’11 Settembre non può essere autentica e veritiera.

Arabia Saudita: visita Gates, semaforo verde per repressione in Yemen?

Arabia Saudita: visita Gates, semaforo verde per repressione in Yemen?
RIYADH – La visita del Segretario alla Difesa americano in Arabia Saudita ha suscitato la preoccupazione dei paesi della regione che temono che la visita sia mirata a dare nuove indicazioni ai Saud per la repressione delle proteste, questa volta in Yemen. Secondo la rete Al-Alam, la sanguinaria repressione delle proteste in Bahrain iniziò infatti all’indomani della visita di Gates in Bahrain e lì l’Arabia Saudita inviò le sue truppe per contribuire alla repressione della proteste. Questa volta, riferisce Al-Alam, fonti informate spiegano che gli americani vogliono che le truppe saudite vadano a soffocare le proteste contro Saleh in Yemen. Secondo il canale satellitare Russia Al-Yaum nella sua visita Gates, ha pure esaminato le vie per creare tensione tra i paesi della regione e l’Iran.

Palestina occupata: Israele ha rapito a Nablus 150 donne e bambini

Palestina occupata: Israele ha rapito a Nablus 150 donne e bambini

NABLUS – Azione vigliacca senza precedenti del regime sionista nella West Bank.

Mercoledì notte le forze militari sioniste hanno fatto irruzione nel villaggio di Awarta vicino Nablus iniziando ad arrestare tutte le donne in circolazione e persino i loro bambini. Nessuna spiegazione da parte dei criminali sionisti sul sequestro di ben 150 donne e bambini. L’Autorità Palestinese di Mahmoud Abbas si è limitata a condannare l’accaduto. Nemmeno una sola parola sull’assurdo fatto da parte dei media o delle autorità occidentali.

Berlusconi allarmato: tensione con alleati Parlamento fuori controllo

Agitazioni nella maggioranza, il premier prende tempo sul rimpasto. Spunta l'ipotesi di Letta senatore a vita.

Silvio Berlusconi
di Marco Conti

ROMA - «Così non si può andare avanti. Il Parlamento è bloccato e non per colpa nostra, ma di un presidente della Camera di parte e di regolamenti assurdi». Silvio Berlusconi non si aspettava che la battaglia campale, che i suoi parlamentari stanno conducendo alla Camera per varare entro la prossima settimana la prescrizione-breve, durasse così tanto. L’esuberanza del ministro La Russa ci ha messo del suo, ma il pacchettone di norme più o meno ad personam non solo ha mandato in soffitta (come era prevedibile) «l’epocale» riforma della giustizia, ma ha azzerato i rapporti tra maggioranza ed opposizione. Tutto ciò è motivo di ulteriore preoccupazione per il capo dello Stato. Al punto che ieri mattina, il capogruppo del Pdl Fabrizio Cicchitto ha chiamato il Quirinale per spiegare i motivi della paralisi.
Il clima da battaglia ricompatta il Pdl schierato come un sol uomo a difesa del presidente del Consiglio, ma le tensioni dentro il centrodestra sono solo rimandate. Il Cavaliere punta a rinviare il chiarimento interno (compreso l’ampliamento del numero delle poltrone di governo), a dopo il voto amministrativo, ma il timore di una débacle elettorale alle prossime amministrative, spinge ministri e peones a pretendere un chiarimento a breve. Il mal di pancia ha contagiato anche la Lega alle prese con un accordo-fantasma sui rimpatri dei clandestini-tunisini, che spacca il Carroccio costringendo Bossi a fare quadrato in difesa del ministro dell’Interno. In attesa di comprendere se, come sostiene l’Udc Rao, «la Lega è vittima o complice» della strategia del Cavaliere, si avverte nella maggioranza un’aria da si salvi chi può che infittisce le riunioni delle varie fondazioni e spinge i deputati ad organizzarsi in gruppi e gruppetti.

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http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=144628&sez=HOME_INITALIA

"Magari morissero tutti" i commenti shock su Il Giornale e un paese malato

"Magari morissero tutti" i commenti shock su Il Giornale e un paese malato

“Voglio dare un’applauso al mare e al vento che sono i veri italiani. Però 48 superstiti. Troppi. Bisogna fare meglio la prossima volta se tentano ancora." (lettore del Giornale, aprile 2011)

Il berlusconismo non è più destra, conservatorismo, per non parlare di liberismo ma è solo una neoplasia maligna del fascismo. Lo dimostrano i commenti dei lettori del "Giornale", che ieri si lamentavano del numero eccessivo di superstiti nei naufragi di migranti nel mare di Lampedusa ed anzi, fanno il tifo affinché ne muoiano il più possibile.
Se volete leggerli, questi commenti, li ha riassunti in un articolo "Il Futurista".
Noi psicologi diremmo che in questi soggetti sono saltati tutti i freni inibitori e che, in qualche modo, siamo già dalle parti della patologia mentale conclamata. Una patologia di gruppo, una malattia di popolo che sempre prospera e dilaga come una pandemia sotto determinate condizioni politiche. Perché infatti, ogni volta che un popolo si sente libero di esternare i peggiori sentimenti rettiliani di odio, razzismo ed insensibilità che sfociano inevitabilmente della sociopatia da mancanza di empatia, senza provarne vergogna, è perché c'è una classe dirigente che gli permette di farlo. Che gli concede il brivido blu di essere carogna e delinquente come lei.
Quando il razzismo viene istituzionalizzato esso non è più un valore negativo ma positivo ed anche chi non era razzista lo diventa. Dopo che è passata la malattia ci si domanda come abbiamo fatto a non farci impietosire, ad ammazzarne milioni, a smaltire tutti quei cadaveri, eppure lo abbiamo fatto.
Normalmente questi pensieri, il "magari annegassero tutti così risolviamo il problema" e il "si ammazza troppo poco", che possiamo avere tutti perché tutti abbiamo una parte di cervello rettiliano, vengono censurati da quell'altra parte di cervello che si è formata nel corso di milioni di anni e che chiamiamo coscienza. Se ci ritroviamo ed esprimerne, di questi pensieri, di solito la coscienza ci bastona e finiamo per vergognarci di aver pensato quelle cose. Coloro di noi che hanno timor di Dio corrono a confessarsi. Gli altri fanno i conti solo con la propria etica. Quella meravigliosa cosa che è l'empatia, il metterci nei panni degli altri, il saper cosa si prova ad avere freddo, fame e dolore, è ciò che ci rende uomini con la u maiuscola e che ci fa smettere di essere rettili.

BRASILE: FOLLIA OMICIDA A RIO; SPARA SUGLI ALUNNI, 13 MORTI

(AGI) - Rio de Janeiro, 7 apr.- Dramma della follia in una scuola di Rio. Un ex alunno armato, Wellington Menezes Oliveira di 24 anni, si e' infiltrato nell'istituto municipale Tasso da Silveira, nel barrio di Realengo e ha iniziato a sparare sugli alunni. Il bilancio e' di 13 morti e di 22 feriti, tutti piuttosto gravi.

L'uomo si era infiltrato nella scuola passando dalla palestra e aveva fatto irruzione in una classe dove era in corso una lezione di portoghese. Per tre minuti consecutivi il folle ha sparato sugli studenti e i professori e poi si e' tolto lui stesso la vita. In una lettera, nelle mani della polizia ma il cui testo non e' ancora stato discusso, l'uomo aveva scritto che voleva suicidarsi. L'attacco e' avvenuto in mattinata tra le 8.15 e el 8.30 ora locale nell'aula erano presenti circa una quarantina di alunni. Poco dopo l'accaduto la polizia ha circondato l'istituto mentre le televisioni locali hanno ripreso in diretta il caos delle forze di sicurezza e dei familiari giunti sul luogo. (AGI) .

ITALIA - Buche per strada. Cassazione: il Comune e' responsabile degli eventuali danni

I Comuni sono tassativamente obbligati a rimuovere buche, bolle o, in generale, tutte quelle insidie per strada che possono causare incidenti e cadute dolorose. Se i Comuni non si attivano, avverte la Cassazione, saranno chiamati a rispondere in sede penale per le lesioni causate ai cittadini.
Applicando questo principio, la quarta sezione penale ha convalidato una condanna per lesioni colpose nei confronti di Antonio O., dirigente dell'Ufficio tecnico del Comune di Acqui Terme (Alessandria), colpevole per le lesioni causate ad una signora, Angela B., inciampata su una 'bolla' dell'asfalto.
In particolare, come ricostruisce la sentenza 13775, al dirigente comunale era stato contestato di avere omesso la necessaria manutenzione ordinaria del piano di calpestio del passaggio pedonale fra il marciapiede e l'attraversamento della carreggiata, in cui si era verificata la caduta della signora, cosi' permettendo il permanere di una 'bolla' di materiale bituminoso rialzata rispetto al piano di camminamento e pericolosa in quanto difficilmente visibile e non segnalata, tale da provocare la caduta.
Da qui la condanna del dirigente comunale per lesioni colpose inflitta dal tribunale di Acqui Terme il 27 ottobre 2009. Inutile la difesa del dirigente comunale volta a dimostrare l'assenza di responsabilita' "in considerazione della piena visibilita' e non insidiosita' del piccolo rilievo sull'asfalto". Insomma, a detta del Comune, quella caduta era solo dovuta alla disattenzione del pedone.
Piazza Cavour ha respinto il ricorso della difesa di Antonio O. ed ha sottolineato che "il sindaco e il responsabile dell'Ufficio tecnico del Comune assumono la posizione di garanzia sulla base di una generale norma di diligenza che impone agli organi dell'amministrazione comunale, rappresentativi o tecnici che siano, di vigilare, nell'ambito delle rispettive competenze, per evitare ai cittadini situazioni di pericolo derivanti dalla non adeguata manutenzione e dal non adeguato controllo dello stato delle strade comunali".
Ebbene come ragguaglia ancora la Suprema Corte, il principio e' stato applicato legittimamente anche nel caso in questione, "essendosi verificato che lo stato della strada poteva determinare prevedibilmente eventi del genere". Da qui la responsabilita' del dirigente del Comune il cui "compito cautelare in quanto onerato della manutenzione e' proprio quello di rimuovere quelle situazioni di irregolarita' da cui e' prevedibile possano sorgere problemi per la circolazione degli utenti". La disattenzione, avverte ancora la Cassazione, se il Comune non si attiva per rimuovere le insidie non e' che un "pretesto" di cui non tenere alcun conto.

La Rai? E' uno Stato nello Stato, con le sue leggi e i suoi tempi. Lo scandalo dei compensi non pubblicati

Sembra proprio che la Rai non sia la televisione di Stato ma una sorta di Stato nello Stato, che si detta le proprie leggi e decide come e se rispettare quelle dello Stato che si sobbarca, attraverso l'imposizione ai contribuenti dell'imposta/canone, l'onere di finanziarla.
La conferma l'abbiamo dal nuovo Contratto di servizio firmato proprio ieri da Rai e ministero dello Sviluppo economico. Vi si prevede di pubblicare su Internet gli stipendi dei dipendenti con modalita' che saranno stabilite entro 90 giorni. A parte che ci crederemo solo quando vedremo questi dati, ci domandiamo perche' cio' non sia accaduto fino ad oggi cosi' come lo prevedevano i precedenti contratti di servizio.
E' del 2008 una nostra denuncia alla Procura generale e alla Procura Regionale della Corte dei Contiper la mancata pubblicazione sul sito web della Rai dei nomi e relativi importi percepiti dai consulenti e professionisti esterni. E ancora oggi sul sito apposito predisposto dalla Rai per la pubblicazione di questi dati appare la scritta "Lavori in corso".
E' dello stesso anno una interrogazione in merito, da noi sollecitata, dei senatori Donatella Poretti e Marco Perduca, interrogazione a cui il ministero non ha mai fornito risposta.
Possibile che gli amministratori della tv di Stato debbano farla franca dopo aver cosi' palesemente violato un contratto, violazione che prevede tra l'altro l'illegittimita' dei relativi pagamenti?
Se uno di noi, possedendo un apparecchio tv, non paga l'imposta/canone, come minimo gli fanno il fermo amministrativo dell'auto, fino al sequestro della stessa se non ottempera. Ma la Rai e' uno Stato nello Stato....

Precari, allarme nel Ministero "Possibili oltre 60mila ricorsi"

Tanti sono i prof che possono rivolgersi ai giudici del lavoro e chiedere risarcimenti per la mancata immissione in ruolo. Solo in Campania e Sicilia sono già state presentate 10mila domande. Il piano di mediazioopne della Cgil. E la Gelmini incontrerà 60 parlamentari che chiedono un dibattito in aula
di SALVO INTRAVAIA

Valanga di ricorsi dei precari della scuola contro il ministero dell'Istruzione. Secondo viale Trastevere sono 65 mila i supplenti che hanno i requisiti per rivolgersi ai giudici del lavoro e avanzare una richiesta di risarcimento danni per la mancata immissione in ruolo. E mentre la Gelmini incontrerà una delegazione dei 60 deputati, di tutti gli schieramenti, politici, che la scorsa settimana hanno chiesto con una lettera di investire il Parlamento della delicata questione dell'aggiornamento delle graduatorie dei supplenti, Di Pietro denuncia l'imminente presentazione alla Camera di un emendamento che blocca le richieste di risarcimento danni avanzate dai supplenti di tutta Italia. In Campania e Sicilia, le due regioni italiane col maggior numero di precari della scuola, secondo i primi conteggi dei sindacati sono stati presentati almeno 10 mila ricorsi. E c'è ancora tempo fino al 31 dicembre per rivolgersi al giudice.
Intanto, alcuni parlamentari hanno incontrato il ministro. "Siamo fiduciosi", dicono i deputati Tonino Russo (Pd) e Pippo Fallica (Fds) che, in riferimento alla vicenda dell'aggiornamento delle graduatorie, oggi si sono visti col ministro dell'Istruzione, Mariastella Gelmini. I due la scorsa settimana avevano consegnato al ministro una missiva che la sollecitava a prendere in considerazione l'ipotesi, in vista dell'imminente revisione delle graduatorie, di consentire il trasferimento di provincia. "È stato un incontro breve e cordiale - spiega Tonino Russo - si è convenuto, considerati i febbrili lavori di queste settimane, di tenere l'incontro con una delegazione, entro la seconda decade di aprile". "Fino ad allora - sottolinea Fallica - non saranno assunte iniziative unilaterali che non tengano conto anche del dibattito parlamentare in materia".
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Onu chiede cessate il fuoco a Misurata Ripresi raid anche su Tripoli e Brega

Appello delle Nazioni Unite per poter portare aiuti alla città assediata da oltre 40 giorni. Obama a Gheddafi: "Sa cosa deve fare: andarsene". Frattini dopo incontro con Clinton: "Si lavora a ipotesi esilio". Prossima riunione gruppo contatto a Doha il 13 aprile. Esplosioni nella capitale, attacchi Nato sulla città orientale. I ribelli: "Uccisi due dei nostri"

TRIPOLI - L'Onu chiede un cessate il fuoco a Misurata, per poter portare aiuti a feriti e civili, dopo che la Nato si è impegnata a difendere la città ormai sotto assedio 1 da più di 40 giorni, accusando il leader libico Muammar Gheddafi di usare i civili come "scudi umani". A Bengasi, due pescherecci e un rimorchiatore attendono che il mare si calmi per poter partire alla volta della città situata a circa 200 chilometri da Tripoli e distribuire aiuti. Sono riprese intanto le azioni militari: in un raid aereo, tre forti esplosioni sono state udite nella periferia est di Tripoli, riferiscono fonti giornalistiche sul posto. La Nato ha colpito le forze filo-Gheddafi a Misurata e in un attacco contro un serbatoio militare vicino alla città orientale di Brega sono rimasti uccise cinque persone, fra cui due ribelli, e una decina sono i feriti. Lo hanno riferito testimoni e fonti ospedaliere. Secondo Bbc, i raid Nato che hanno colpito la periferia di Ajdabiya, hanno ucciso 13 persone.
Per il terminale petrolifero di Sarir, in mano ai ribelli e colpito nella notte da un bombardamento, gli insorti hanno dato la colpa alle forze fedeli al raìs dopo che il viceministro degli esteri, Khaled Kaim, aveva asserito che si era trattato di un raid Nato compiuto da aerei britannici. L'alleanza oggi ha smentito ogni coinvolgimento, respingendo al mittente le accuse: "tale incendio è il diretto risultato degli attacchi perpetrati ai danni della propria gente e delle proprie infrastrutture" dal colonnello stesso, si legge in una nota diffusa a Napoli dal comando dell'operazione Unified Protector.
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