martedì 7 febbraio 2012

Caso Tarantini, Riesame Bari: ''Fu indotto a mentire da Berlusconi tramite Lavitola''

Gianpaolo Tarantini
Bari, 7 feb. (Adnkronos) - Tramite il giornalista latitante Valter Lavitola, l'ex premier italiano SilvioBerlusconi avrebbe indotto l'imprenditore Gianpaolo Tarantini a mentire ai magistrati baresi che indagavano sulle escort portate nelle residenze dell'ex presidente del Consiglio.
Non solo: Berlusconi avrebbe tentato di comprare il silenzio di Tarantini ed evitare che le intercettazioni telefoniche venissero rese pubbliche consegnando all'imprenditore pugliese circa 500mila euro. A consegnare la somma non sarebbe stato Berlusconi ma Lavitola.
E' questa la ricostruzione che fanno i giudici del Tribunale del Riesame di Bari all'interno delle 43 pagine di motivazioni dell'ordinanza, emessa il 21 novembre scorso, con la quale venne rigettata la richiesta di revoca della misura cautelare avanzata dalla difesa di Valter Lavitola. Quest'ultimo, quindi, sarebbe solo il concorrente dell'autore materiale del reato, che nella ricostruzione del Riesame di Bari sarebbe Berlusconi. Il reato contestato all'ex direttore dell'Avanti, è l'induzione a rendere dichiarazioni mendaci all'autorità giudiziaria nell'ambito dell'inchiesta escort.
In sostanza i giudici del Riesame di Bari hanno condiviso la linea dei loro colleghi di Napoli. Nelle 43 pagine, i giudici rimproverano anche la Procura di Bari per aver avuto ''un atteggiamento ondivago'' durante l'intera vicenda.

Le neuroscienze per trasformare i soldati in macchine da guerra


«Sarei dunque io il solo vigliacco sulla terra? Lo pensavo con spavento. Perduto in mezzo a due milioni di pazzi eroici scatenati e armati fino ai denti» - Celine, «Viaggio al termine della notte».


L’ultima involontaria frontiera dell’inarrestabile corsa alle armi di un mondo eternamente fuori controllo sono diventate le neuroscienze. Soprattutto quelle cognitive. Guerra e medicina. La vita e la morte che collassano nello stesso confuso fiume dell’evoluzione umana. Studi decennali immaginati per curare patologie come il parkinson o l’epilessia trasformati nei principi fondanti di una nuova incombente razza di guerrieri: uomini-macchina capaci di controllare droni e armi ad alta precisione con la sola forza delle onde cerebrali. Qualcosa di simile ai Borg di Star Trek, se uno ha presente, impianti cibernetici ricchi di protesi biotecnologiche. Un futuro spaventoso. Ci si arriverà. Per ora, secondo l’ultimo rapporto della Royal Society - l’Accademia nazionale delle scienze britannica - il tumultuoso sviluppo di tecniche come la stimolazione transcranica con correnti dirette (tDCS) ha catturato l’attenzione degli eserciti più sofisticati della terra. Americani e inglesi in testa. «Le neuroscienze avranno un enorme impatto sul nostro domani. E non solo in campo medico», sostiene il professor Rod Flower, firmatario del rapporto e professore di farmacologia al William Harvey Research Institute. «Va da sé che le implicazioni di tipo etico sono infinite».

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http://www.lastampa.it/_web/CMSTP/tmplrubriche/giornalisti/hrubrica.asp?ID_blog=322

Italia, Berlusconi rinviato a giudizio


Italia, Berlusconi rinviato a giudizio
MILANO-Il gup Maria Grazia Domanico ha deciso rinviare a giudizio Silvio Berlusconi per rivelazione del segreto d'ufficio, in concorso con il fratello Paolo, per aver pubblicato su 'Il Giornale' l'intercettazione tra Piero Fassino e Giovanni Consorte relativa al tentativo di scalata della Bnl da parte di Unipol.La prima udienza del processo è stata fissata per il 15 marzo davanti ai giudici della seconda sezione penale di Milano. Nel corso dell'udienza Berlusconi ha detto di non aver mai ascoltato la conversazione in cui Fassino chiede a Consorte "allora, abbiamo una banca?". Il nastro è stato portato a casa sua il 31 dicembre 2005 da due imprenditori incaricati dalla procura di Milano di registrare le conversazioni telefoniche e, secondo l'accusa, era stato ascoltato sia dal Cavaliere che dal fratello Paolo. Berlusconi ha poi aggiunto nel corso dell'udienza a porte chiuse che, se avesse sentito quelle parole certamente se ne sarebbe ricordato.

Pronti a bombardare in Afghanistan. Ma il Parlamento?


Enrico Piovesana
Domani al Quirinale il presidente Giorgio Napolitano presiederà un Consiglio supremo di Difesa di cruciale importanza, poiché si esprimerà non solo sull’acquisto dei costosissimi cacciabombardieri F-35, ma anche sulla delicata decisione di autorizzare bombardamenti aerei italiani in Afghanistan.
L’imbarazzo e lo scaricabarile del premier Monti di fronte alla domanda di Lilli Gruber, sommato alle numerose dichiarazioni pubbliche del ministro della Difesa Di Paola sull’assoluta necessità di “andare avanti” con il programma F-35, suggeriscono che non vi saranno retromarcia sostanziali su questa folle spesa militare (almeno 13 miliardi di euro, destinati a lievitare di molto). Si può sperare solo in minime riduzioni o dilazioni.
Silenzio di tomba invece, anche da parte del mondo politico, sull’altra importantissima questione che verrà discussa domani in Consiglio supremo di Difesa al punto dell’ordine del giorno che recita “riqualificazione dell’impegno italiano” nelle missioni militari internazionali: la scelta di rimuovere i ‘caveat’ che finora hanno impedito ai nostri cacciabombardieri Amx (proprio quelli che andrebbero rimpiazzati dagli F-35) di effettuare azioni di bombardamento.
Questa cruciale decisione, che nemmeno Ignazio La Russa osò prendere d’autorità senza l’avallo del Parlamento (e infatti alla fine vi rinunciò), Di Paola si è limitato a comunicarla alle commissioni Difesa ed Esteri di Camera e Senato, senza sottoporla alla minima discussione per un parere. Anzi, la cosa è venuta fuori in commissione solo perché il senatore Pd Gian Piero Scanu glielo ha esplicitamente chiesto, dopo che Di Paola aveva genericamente parlato di misure per rafforzare la sicurezza del contingente italiano in Afghanistan.
Di fronte a una notizia del genere, riportata con grande evidenza anche da La Repubblica, ci si sarebbe aspettati una qualche reazione da parte di quei partiti progressisti che, seppur non contrari alla guerra, rivendicano il ruolo del Parlamento nel decidere su una materia di tale rilevanza politica e costituzionale. Esattamente com’era accaduto nell’ottobre 2010, quando la stessa proposta la avanzò La Russa.
In quei giorni, non così lontani, il Pd Arturo Parisi – forse perché all’epoca non distratto da qualche scandalo come oggi – affermò con forza che l’autorizzazione dei bombardamenti aerei “può essere decisa solo dal Parlamento” perché “non è una questione tecnica da lasciare sulle spalle dei militari”. Lo stesso segretario del Pd Bersani allora riteneva “assurdo mettersi a parlar di bombe”.
Oggi che i Democratici non stanno più all’opposizione, nessuno dice più una parola.
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Sull’attacco all’Iran: bombe e altre armi


Nelle ultime settimane i venti di guerra soffiano sull’Iran. Le Forze Armate di Teheran lo sanno e preparano contromisure che sono d’attacco. Rivolte al suo attaccante principale – Israele – che, del blocco occidentale intenzionato a usare la forza contro lo Stato degli ayatollah, è la punta di diamante. Ma fra gli stessi israeliani il fronte non è compatto. Non tanto quello dell’opinione pubblica che, secondo recenti sondaggi, appoggerebbe solo al 40% un’azione armata pur rivolta contro i presunti centri di produzione dell’arma atomica. Anche diversi strateghi militari di Tel Aviv temono la risposta dei generali iraniani.
Seppure non dotata della potenza aerea e balistica della IAF le testate missilistiche della Repubblica Islamica possono raggiungere le città israeliane con conseguenze disastrose per la popolazione. Ecco perché la componente occidentale, pur sempre militarista, facente capo al Pentagono resta cauta di fronte a un passo che spargerebbe non soltanto morte e distruzione nel piccolo territorio del grande alleato ebraico ma infiammerebbe un’area già ampiamente sotto pressione. L’effetto domino di una guerra locale coinvolgerebbe altre nazioni arabe amiche dell’Occidente (Arabia Saudita, Kuwait, Emirati Arabi, Bahrain) con una ripercussione su rifornimenti e mercati energetici, con ricadute sulla certezza e sulla possibilità di estrazione e distribuzione di petrolio e gas nonché sui costi di quelle merci pregiate. Una simile mossa potrebbe provocare sì nuovi interventi della Nato in una regione vastissima; a Russia e Cina non basterebbe alcun veto e forse neanch’esse potrebbero rimanere immobili.
Col Grande Medio Oriente trasformato in un gigantesco Iraq riaffiorerebbe l’incubo dal quale le truppe statunitensi si sono appena sganciate e che temono maggiormente: l’intervento di terra. Già difficile in Iraq, e ancor più in Afghanistan, quel passo diventa proibitivo sul territorio iraniano difficilmente conquistabile al suolo per la conformazione montuosa dei confini e le zone centrali paludose e desertiche.Bombardare non vuol dire occupare né piegarel’Endurig Freedom insegna. Chi vuol mettere in ginocchio l’Iran dovrà misurarsi con la compattezza difensiva del suo Esercito, l’attuale arma migliore assieme allo spirito nazionale che sempre si ricompatta di fronte al pericolo dell’attacco straniero. Quest’ultimo, infatti, è considerato da diversi analisti (cfr. dossier Ispi) un passo falso che ridarebbe spazio all’allarme politico (peraltro non fantasioso) dell’assalto alla Repubblica Islamica per mano delle storiche forze reazionarie dell’imperialismo, cementando così l’orgoglio persiano con quello delle altre comunità etniche della nazione. Senza contare che, dopo un simile assalto, dal punto di vista giuridico risulterebbe legittimata ogni ricerca rivolta alla realizzazione dell’arma atomica, tendenza finora esclusa dalle autorità di Teheran.
Propaganda antiisraeliana a Teheran
Perciò altre armi che sono già apparse nello scenario politico estero e interno iraniani (embargo internazionale e manipolazione di rivolte locali e sociali) possono risultare più utili al disegno destabilizzante. Certo negli ultimi due anni sia le ribellioni e gli attentati in Baluchistan, sia le proteste anche violente del “movimento verde” hanno prodotto solo marginali crepe nel controllo che gli ayatollah continuano ad avere sulla maggioranza della popolazione.
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“Uccidere è meraviglioso”


Le emozioni provate da Alyssa Bustamante durante il delitto emergono dal suo diaroAveva 15 anni quando strangolò e tagliò la gola di Elizabeth Olten (nella foto), una sua vicina di casa di nove anni e ora siede in un tribunale di Jefferson City, nel Montana, in attesa che la giuria decida se dovrà scontare l’ergastolo o qualche decina d’anni in galera.
IL DIARIO - I suoi pensieri, vergati sul fidato diario il giorno stesso dell’atroce delitto, sono stati recuperati dagli investigatori sotto lo strato d’inchiostro blu con il quale Alyssa aveva provato a cancellarli. Il delitto per la quindicenne era stata un’esperienza “ahmazing”, meravigliosa, emozionante, anzi: ehmozionante. Non si può sapere se quell’acca in più sia stata scritta a sottolineare sollievo o un’altra emozione, ma quelle poche parole pesano come un macigno sulla posizione processuale di Alyssa.
LO SCONCERTO - L’uccisione di Elizabeth aveva  destato scalpore per la sua brutalità e la scoperta che ad ucciderla fosse stata la sorella di un’amichetta, che poi l’ha sepolta nel giardino di casa ha scosso profondamente il pubblico e le autorità. Alla tomba si era arrivati grazie alla scoperta di un altro buco nel giardino della famiglia Bustamante, che Alyssa ha ammesso di aver scavato in maniera da ingenerare il sospettto negli inquirenti
LE PROVE - Il sergente David Rice ha testimoniato in aula che la ragazza gli ha detto di “voler sapere come ci si sente” a uccidere qualcuno, mentre sul suo diario accanto al progetto di bruciare una casa con i suoi occupanti, Alyssa alternava visioni suicide. Segni di squilibrio che non hanno intenerito i genitori della piccola vittima e che sembrano non intenerire nemmeno le autorità. Tocca ora al giudice e ai giurati stabilire la pena dopo aver assistito alla lettura di queste parole: “Ho appena ammazzato qualcuno. Li ho strangolati e ho tagliato la loro gola e adesso sono morti. È stato ehmozionante. Appena ti liberi della senzazione di “ommioddio non posso fare questo” è abbastanza godevole. Sono un po’ nervosa e tremo adesso. Okay, devo andare in chiesa adesso… lol”. Difficilmente saranno inclini alla clemenza.

“Berlusconi ha comprato il silenzio di Tarantini”


Il tribunale del riesame di Bari spiega il ruolo dell’ex premier nell’inchiesta sulle escort
L’allora premier Silvio Berlusconi avrebbe indotto Gianpaolo Tarantini a mentire agli inquirenti baresi che indagano sulle escort inviate da ‘Gianpi’ a casa del presidente del Consiglio e avrebbe tentato di comprare il silenzio dell’imprenditore barese. In cambio Berlusconi avrebbe fatto consegnare 500mila euro a Tarantini perche’ patteggiasse la pena a Bari ed evitasse il deposito delle intercettazioni a suo carico.
IL LATITANTE LAVITOLA – E’ questo – a quanto si apprende – quanto scrive in sostanza il tribunale del Riesame di Bari nelle 43 pagine di motivazioni dell’ordinanza (depositata oggi) con la quale il 21 novembre scorso i giudici avevano respinto la richiesta della difesa di revoca della misura cautelare in carcere per il faccendiere latitante Valter Lavitola. Questi e’ accusato di induzione a rendere dichiarazioni mendaci all’autorita’ giudiziaria.
LA PROCURA DI BARI - Secondo i giudici, Berlusconi non avrebbe pagato di persona Tarantini ma tramite la sua segretaria o il suo maggiordomo che avrebbero poi consegnato il denaro a Lavitola perche’ lo facesse pervenire nelle mani di Tarantini. L’ex direttore dell’Avanti – secondo il ragionamento dei giudici – sarebbe dunque il concorrente dell’autore materiale del reato, che nella ricostruzione del Riesame sarebbe Berlusconi. Nelle motivazioni il Riesame conferma e rafforza la tesi gia’ sostenuta dal tribunale del Riesame di Napoli, che il 27 settembre 2011 aveva dichiarato la competenza territoriale della Procura di Bari. (ANSA).

Caso Garritano, le colleghe non la sostengono. Ma l'Idv presenta interrogazione in Provincia


Luca Gandolfi: «Chiederemo un'audizione di Mariafrancesca
e della direzione della Scala»

Mariafrancesca Garritano ne «Il Lago dei cigni»Mariafrancesca Garritano ne «Il Lago dei cigni»
MILANO - Non le esprimono solidarietà. Le ballerine della Scala, le ex colleghe di Mariafrancesca Garritano, non condividono le denunce della solista sui disturbi alimentari all'interno del corpo di ballo. E martedì in una breve assemblea hanno bocciato il testo preparato dai delegati sindacali che definiva una misura eccessiva il licenziamento. «Come corpo di ballo - ha spiegato Luigi Saruggia, delegato Uil dei danzatori - ci dispiace di quanto è successo ma non vogliamo più essere strumentalizzati. Da nessuno». Quello che ripetono i ballerini è che l'anoressia non c'è, se non mangiassero non riuscirebbero a lavorare. Intanto continuano le polemiche. Dopo un comunicato della Cub - appeso in teatro - che chiedeva di riassumere la solista Garritano, con una serie di accuse a un paio di delegati sindacati del corpo di ballo, sono arrivate anche delle Iene. È probabile che nei prossimi giorni i delegati del corpo di ballo facciano un comunicato per spiegare al resto dei lavoratori del teatro il motivo del loro silenzio.
Maria Francesca GarritanoMaria Francesca Garritano
L'INTERROGAZIONE - La politica, invece, è interessato al licenziamento della ballerina solista. Sull’argomento il capogruppo dell'Italia dei valori in Provincia di Milano, Luca Gandolfi, ha presentato un’interrogazione: «Chiediamo che venga organizzata un’audizione della Direzione della Scala in Commissione Cultura e Garanzia e Controllo. La Scala è una partecipata della Provincia e il Consiglio non può non prendere una posizione. L’invito va ovviamente anche alla Garritano che ci auguriamo voglia venire in Commissione a relazionare quanto accaduto in questi mesi». E la ballerina ha accettato. «L’anoressia e la bulimia sono problemi seri, sempre più diffusi nelle giovani generazioni - continua il capogruppo -. Le istituzioni hanno il dovere di approfondire, riflettere e poi prendere una posizione. Non è nostra intenzione entrare nel merito di quella che probabilmente diventerà una battaglia legale tra la Garritano e la Scala per il licenziamento “per giusta causa” – spiega Gandolfi – come politici ci interessa prima di tutto capire se e in che misura l’anoressia esiste tra le ballerine della Scala. Se il problema c’è, è giusto che emerga». L’impressione? «È che la denuncia della Garritano non sia campata in aria, ma sia piuttosto un grido di disperazione di chi chiede aiuto per fare in modo che la danza classica non venga contaminata (se già non lo è) dagli stessi problemi che abbiamo già visto nel mondo della moda, con alcuni epiloghi anche drammatici. Stiamo parlando del benessere psico-fisico di numerose ragazze, la maggior parte adolescenti, e non è concepibile che siano costrette a sacrificare la propria salute per amore della danza».
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Unipol, Berlusconi va a processo


Il leader del Pdl in aula si è difeso: «Non ho mai ascoltato l'intercettazione tra Fassino e Consorte»

MILANO- Silvio Berlusconi andrà a processo. Lo ha deciso il gup Maria Grazia Domanico. In mattinata l'ex premier aveva dichiarato di non aver mai «ascoltato» l'intercettazione tra l'allora leader dei Ds Piero Fassino e l'ex numero uno di Unipol Giovanni Consorte, «altrimenti me la sarei ricordata». Il leader del Pdl in udienza preliminare a Milano, ha cercato di difendersi dall' accusa di rivelazione di segreto d'ufficio. «È un altro bel colpo per il Tribunale di Milano», ha commentato l'avvocato di Berlusconi, Niccolò Ghedini.
IN TRIBUNALE- Silvio Berlusconi non ha negato di aver ricevuto ad Arcore due imprenditori che il 24 dicembre del 2005 sono stati accompagnati a Villa San Martino dal fratello Paolo per fargli ascoltare, secondo l'accusa, il file audio dell'intercettazione Fassino-Consorte. «Ricevo tanta gente» avrebbe aggiunto l'ex premier. Subito dopo l'interrogatorio Berlusconi ha lasciato Palazzo di Giustizia. In tarda mattinata il gup Maria Grazia Domanico, in camera di consiglio, ha deciso però di rinviare a giudizio il leader del Pdl.
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A San Saba il cimitero degli spazzaneve


Il sindaco a dicembre aveva tolto all'Ama il ruolo principale nella gestione di situazioni eccezionali. Sub e cacciatori nell'elenco dei volontari per spargere il sale in città

Le pale inutilizzate nel deposito a San Saba (Foto Jpeg)Lele inutilizzate nel deposito a San Saba (Foto Jpeg)
ROMA - Le lame spazzaneve, a Roma, sono sotto la neve. 
Sono rimaste lì per qualche anno e di certo erano lì venerdì pomeriggio e venerdì notte, proprio mentre i romani erano bloccati sul Raccordo, o nelle tante strade paralizzate dalle precipitazioni atmosferiche e da un piano antineve che, oggettivamente, non ha funzionato. Alle otto della sera di quel venerdì, racconterà poi il capo della Protezione civile Franco Gabrielli, «Alemanno mi ha telefonato, cercava uno spazzaneve». 
Un po' come tutti i romani, che si guardavano intorno nella speranza di trovare mezzi in grado di liberare le strade - e le loro vite - da quella morsa di traffico e neve. In quei momenti, le lame erano lì: ferme, abbandonate. Comprate - con i soldi dei romani - e poi lasciate lì, senza manutenzione.
Una ruspa rimuove la neve ai Fori (Eidon)Una ruspa rimuove la neve ai Fori (Eidon)
Per trovarle basta andare in via Baccelli, a San Saba. Il deposito Ama si trova dietro un centro anziani: sono decine, sia fisse sia con i pistoni per girare. Sono di quelle da attaccare ai compattatori dell'Ama per trasformare i mezzi in spazzaneve: e sono di proprietà dell'Ama, comprate a più riprese in anni nei quali il Piano antineve del Campidoglio puntava tutto sulla municipalizzata. Poi, con l'arrivo di Gianni Alemanno al Comune, è cambiato tutto. Perché nel dicembre 2005 l'ordinanza antineve era chiara: «L'Ama deve fare fronte alle proprie incombenze con tutti i mezzi a disposizione e con il personale necessario, collaborando con gli organi comunali per lo sgombero della neve e per lo spargimento del sale».
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Maltempo, Monti riceve Gabrielli e lo rassicura «Impegno più incisivo da parte di tutti»


Il capo Dipartimento dopo le polemiche e gli attacchi di Alemanno: «Sabato messo alla berlina, chiedo rispetto»

MILANO - Il premier Mario Monti ha ricevuto il prefetto Gabrielli sull'emergenza maltempo e ha informato il Consiglio dei ministri sulle misure per fronteggiare la nuova perturbazione. E ha chiesto di assicurare «l'impegno più incisivo da parte di tutte le strutture del governo del territorio e delle imprese di gestione dei pubblici servizi». Sulla base dell'ampia relazione fornitagli dal capo del Dipartimento della Protezione civile -riferisce il comunicato di Palazzo Chigi - il presidente ha informato il Consiglio dei ministri sulle misure emergenziali adottate e su quelle ancora da intraprendere, così come sulle azioni di carattere preventivo necessarie per fronteggiare la nuova perturbazione attesa per la fine di questa settimana, sensibilizzando tutti i ministri competenti ad assicurare l'impegno più incisivo da parte di tutte le strutture del governo del territorio e delle imprese di gestione dei pubblici servizi, al fine di tutelare la pubblica e privata incolumità, nel quadro del coordinamento esercitato dal Dipartimento della Protezione civile».
LA DIFESA DI GABRIELLI - La legge 10 del 2011 «ha reso di fatto non più operativa la Protezione civile». È una decisa autodifesa quella di Franco Gabrielli nel corso di un'audizione alla commissione Lavori pubblici del Senato. «Per tutto sabato - ha spiegato il numero uno del Dipartimento che dipende dalla presidenza del Consiglio - io sono stato messo alla berlina su tutte le tv e gli organi di informazione. Chiedo rispetto», ha chiarito dopo le polemiche sull'emergenza maltempo con il sindaco di Roma Gianni Alemanno.
«DOVEVO DIFENDERMI» - «Avevo l'obbligo morale di difendermi», ha aggiunto Gabrielli, sottolineando comunque che se dovesse rendersi conto di «essere di intralcio» non esiterebbe a farsi da parte. Gabrielli ha difeso il Dipartimento, sostenendo che «c'è necessità di rispetto. La Protezione civile ha certamente delle criticità, questo è indubbio. E a proposito dei fondi a disposizione, ricordo che opero con le strutture territoriali delle amministrazioni locali. Non aspetterei un solo secondo a farmi da parte se servisse a migliorare il Dipartimento, non voglio restare attaccato alla sedia».
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Sindrome stanchezza cronica,via ricerca

(ANSA) - ROMA - Gli studi sulla presunta causa della sindrome da stanchezza cronica, descritta per la prima volta nel 1994, sono stati smentiti e la ricerca riparte da zero. Secondo Judy Mikovits, scienziata formatasi al National Cancer Institute, infatti, la causa era un virus murino della leucemia, simile all'Hiv e quindi da trattare con farmaci antiretrovirali ma in seguito si è scoperto che i campioni erano contaminati. Nel settembre del 2011, Science ha pubblicato una smentita sui risultati.

Maltempo: domani ancora nevicate in Abruzzo, Chiodi 'massima allerta'

L'Aquila, 7 feb. - (Adnkronos) - Le notizie che giungono dal Dipartimento della Protezione Civile e dal Centro Funzionale d'Abruzzo sottolineano il persistere, per la giornata di domani, di nevicate fino al livello del mare sull'Abruzzo. Annunciate anche previsioni di un peggioramento per la giornata di venerdi', con un nuovo impulso perturbato che determinera' la ripresa delle nevicate con quantitativi elevati (30-50 cm in 24 ore). Lo sottolinea in una nota la Regione Abruzzo.

Maltempo: Monti, pronti a fronteggiare nuova perturbazione fine settimana

Roma, 7 feb. (Adnkronos) - Pronti a fronteggiare la nuova perturbazione in arrivo per il fine settimana, con un impegno "piu' incisivo" da parte di tutte le strutture di governo centrali e locali sotto il coordinamento della Protezione civile. E' questa la linea illustrata al Consiglio dei ministri dal presidente del Consiglio Mario Monti, dopo l'incontro con il capo della Protezione civile Franco Gabrielli.

Cina:detriti spaziali,rinviati 17 voli


(ANSA) - SHANGHAI - Circa 17 voli hanno dovuto rinviare l'atterraggio nei due aeroporti di Shanghai, quello di Pudong e quello di Hongqiao, lo scorso 16 gennaio, per motivi precauzionali, per paura che alcuni detriti della sonda spaziale Mars potessero cadere sulla terra. Lo riferisce lo Shanghai Daily. Due dei 17 aerei hanno chiesto comunque di poter atterrare avendo ormai troppo poco combustibile a disposizione. L'allarme e' poi rientrato e i detriti spaziali sono caduti nell'oceano Pacifico.

Legge elettorale, Pdl-Pd: sì a riforma, cittadini tornino a scegliere rappresentanti

Roma, 7 feb. (Adnkronos/Ign) - Pdl e Pd concordano sull'esigenza di "cambiare l'attuale sistema elettorale restituendo ai cittadini il diritto di scegliere i propri rappresentanti". E' l'intesa raggiunta tra Pdl e Pd al termine dell'incontro alla Camera per una riforma dell'attuale 'Porcellum'
"Per quanto attiene alla legge elettorale -si legge in una nota congiunta di Pdl e Pd- si è convenuto sulla necessità di cambiare l'attuale sistema elettorale restituendo ai cittadini il diritto di scegliere i propri rappresentanti". "Il nuovo sistema elettorale -si sottolinea- dovrà evitare la frantumazione della rappresentanza parlamentare e mantenere un impianto tendenzialmente bipolare".
Prima dell'incontro con il Pd, c'era stato il faccia a faccia tra Pdl e Lega. A fare il punto sull'esito degli incontri il coordinatore Ignazio La Russa che annuncia la nuova linea del partito: ''Una cosa è certa il Pdl non vuole più un Parlamento di soli nominati'' . Per il resto la Lega ''è per modificare l'attuale legge elettorale ed è contraria all'introduzione delle preferenze, mentre il Pd ne vuole una nuova". Con il Carroccio, aggiunge, ''abbiamo individuato i punti critici del Porcellum ma non abbiamo indicato i rimedi''.
A ''fare chiarezza'' sulla posizione leghista ci pensa Roberto Calderoli , 'padre' dell'attuale 'Porcellum'. ''Si sentono troppe chiacchiere in libertà sulla legge elettorale: la Lega è categorica in proposito nel ribadire che prima si riduce il numero dei parlamentari e poi si affronta la materia elettorale. Non vorrei dover pensare che il dibattito sulla legge elettorale serva soltanto ad evitare la riduzione del numero dei parlamentari''.
Un altolà arriva da Antonio Di Pietro che mette in guardia da quelli che bolla come ''pericolosi'' ''incontri nei sottoscala'', richiamando le forze politiche a un confronto nelle sedi competenti, ovvero le commissioni parlamentari. "Noi dell'Idv - attacca - riteniamo oscuri e pericolosi per la democrazia questi incontri da sottoscala e non alla luce del sole. La modifica della legge elettorale va fatta all'interno della commissione competente, in sede pubblica e in modo trasparente. Questa idea che ci si mette d'accordo prima fra partiti e poi andare a fare una legge, non è nell'interesse dei cittadini, ma dei partiti che la fanno, a me pare che contenga in sé gli estremi di una scelta antidemocratica e pericolosa". Anzi ci sembra ''un'idea da prima Repubblica''.

Lusi offre alla Margherita beni per 5 mln. La Gdf bloccata a Palazzo Madama

Roma, 7 feb. (Adnkronos) - La Guardia di Finanza ha chiesto accesso ai conti della Margheritanell'ambito dell'inchiesta sull'appropriazione di 13 milioni di euro dalle casse del partito. La richiesta di ottenere 'elementi di acquisizione' è stata inoltrata direttamente alla sede centrale del partito a Roma. Le fiamme gialle si sono presentate in Senato, presso la sede Bnl, ma non hanno potuto prelevare le carte della banca. Da quanto è stato possibile ricostruire, ai finanzieri giunti in a Palazzo Madama sarebbe stato fatto presente che occorre rispettare una specifica procedura che comporta anche l'intervento della presidenza del Senato. A quel punto le Fiamme gialle ne avrebbero preso atto e si sarebbero allontanate. "Anche se per ipotesi la polizia ha notizia di un delitto nel palazzo, non può accedere automaticamente" spiega un senatore, che ricorda come a norma di Regolamento "i lavori del Senato vanno prima interrotti perché non può esistere nemmeno alcuna minaccia occulta sui lavori parlamentari". In ogni caso, è stato spiegato, la Giunta si occupa delle posizioni dei singoli senatori, non di gruppi parlamentari. A rendere più spinosa la questione, il fatto che lo stesso Luigi Lusi espulso dal Pd fa parte della Giunta, anche se nelle ultime sedute non ha partecipato ai lavori. Lo stesso presidente della giunta delle immunità del Senato Marco Follini ha poi confermato che non c'è stato accesso ai conti della Margherita del Senato per il caso Lusi. Follini ha spiegato che la Giunta opererà all'insegna della massima trasparenza sulla questione relativa alla richiesta dei finanzieri.
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http://www.adnkronos.com/IGN/News/Politica/Lusi-offre-alla-Margherita-beni-per-5-mln-La-Gdf-bloccata-a-Palazzo-Madama_312949124552.html

Golpe Maldive, lascia presidente Nasheed Farnesina: "Evitare le visite a Malè"

(Xinhua)
Malè, 7 feb. (Adnkronos/Xin) - Il presidente delle Maldive Mohammed Nasheed si è dimesso in seguito a una rivolta della polizia. Lo ha annunciato in televisione. Un portavoce del partito di opposizione Dhivehi Qaumee Party (DQP) ha riferito via telefono all'agenzia Xinhua che l'annuncio è stato seguito da scene di giubilo.
A prendere il posto di Nasheed il vice presidente Waheed Hassan, 59 anni, che ha già giurato come nuovo presidente. Hassan è diventato così il quinto presidente del Paese. Il giuramento è avvenuto nel pomeriggio, davanti al presidente della Corte Suprema Ahmed Faiz Hussain, durante una cerimonia in parlamento.
Nel suo discorso di dimissioni, Nasheed - ex prigioniero politico e attivista per la democrazia diventato presidente nel 2008 in seguito alle prime elezioni democratiche dopo 30 anni - ha dichiarato di aver deciso di abbandonare l'incarico per non dover usare la forza contro la popolazione. "Mi dimetto perché non sono una persona che vuole governare con il potere. Penso che se il governo fosse rimasto avrebbe dovuto usare la forza e fare del male a molti cittadini. Mi dimetto perché ritengo che se il governo fosse rimasto in carica, avrebbe dovuto affontare influenze straniere", ha detto nel suo discorso alla Television Maldives (Tvm). "Ho sempre augurato ogni bene ai cittadini di questo Paese, ora e in futuro. Ora che ho preso questa decisione vi auguro prosperità in questa vita e nella prossima", ha concluso.
"Un golpe dell'ex regime". Così fonti vicine a Nasheed hanno descritto alla Bbc gli eventi delle ultime ore nel Paese che per molti è solo il paradiso delle vacanze. Il fratello del presidente, Ibrahim, ha intanto accusato le forze di sicurezza di trattenere contro la sua volontà Nasheed. Gli eventi sono precipitati a partire dalla scorsa notte, ma la tensione politica era andata crescendo nelle ultime settimane dopo che il governo aveva ordinato l'arresto del capo della Corte penale, il giudice Abdulla Mohammed, accusato di aver agito per motivi politici scarcerando un oppositore.