martedì 8 novembre 2011

Berlusconi lascia, il comunicato del Quirinale

Ecco il testo diffuso dalla Presidenza della Repubblica dopo l'incontro del Capo dello Stato con il presidente del Consiglio.

Il Presidente del Consiglio rimetterà il suo mandato una volta compiuto l'adempimento dell'approvazione della Legge di Stabilità Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha ricevuto questa sera in Quirinale il Presidente del Consiglio, on. Silvio Berlusconi, accompagnato dal Sottosegretario dott. Gianni Letta. All'incontro ha partecipato il Segretario Generale della Presidenza della Repubblica, Consigliere Donato Marra. Il Presidente del Consiglio ha manifestato al Capo dello Stato la sua consapevolezza delle implicazioni del risultato del voto odierno alla Camera ; egli ha nello stesso tempo espresso viva preoccupazione per l'urgente necessità di dare puntuali risposte alle attese dei partner europei con l'approvazione della Legge di Stabilità, opportunamente emendata alla luce del più recente contributo di osservazioni e proposte della Commissione europea. Una volta compiuto tale adempimento, il Presidente del Consiglio rimetterà il suo mandato al Capo dello Stato, che procederà alle consultazioni di rito dando la massima attenzione alle posizioni e proposte di ogni forza politica, di quelle della maggioranza risultata dalle elezioni del 2008 come di quelle di opposizione

Calciopoli, Luciano Moggi condannato a 5 anni e 4 mesi di reclusione

Napoli, 8 nov. (Adnkronos) - Luciano Moggi condannato a 5 anni e 4 mesi di reclusione nell'ambito del processo 'Calciopoli'. Per l'ex dg della Juventus la procura di Napoli aveva chiesto 5 anni e 8 mesi di reclusione. Grande vittoria, dunque, per i pm che hanno condotto l'inchiesta, Filippo Beatrice e Giuseppe Narducci: la nona sezione del Tribunale presieduta da Teresa Casoria ha accolto in pieno le loro richieste.

Berlusconi: ''Non ho maggioranza, mi dimetto dopo legge di stabilità''

Roma, 8 nov. (Adnkronos/Ign) - Dopo l'approvazione della legge di stabilità, Silvio Berlusconi si dimetterà. E' quanto emerge dopo l'incontro di quasi un'ora al Quirinale tra il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e il premier, salito al Colle dopo il via libera alla Camera con soli 308 sì al rendiconto dello Stato.

''Il presidente del Consiglio - si legge in una nota del Quirinale - ha manifestato al capo dello Stato la sua consapevolezza delle implicazioni del risultato del voto odierno alla Camera; egli ha nello stesso tempo espresso viva preoccupazione per l'urgente necessità di dare puntuali risposte alle attese dei partner europei con l'approvazione della Legge di Stabilità, opportunamente emendata alla luce del più recente contributo di osservazioni e proposte della Commissione europea''.

''Una volta compiuto tale adempimento, il presidente del Consiglio rimetterà il suo mandato al capo dello Stato, che procederà alle consultazioni di rito dando la massima attenzione alle posizioni e proposte di ogni forza politica, di quelle della maggioranza risultata dalle elezioni del 2008 come di quelle di opposizione'', conclude la nota.

Il rendiconto dello Stato è passato alla Camera con 308 sì, otto voti sotto la maggioranza assoluta, un astenuto e 321 non votanti. Il voto, se sotto il profilo 'tecnico' è un via libera, sotto quello politico può essere considerato una sconfitta, con otto voti in meno per il governo rispetto ai numeri che lo stesso premier era convinto di avere; otto 'traditori', come li ha definiti Berlusconi al termine dello scrutinio.

Il premier lo ha scritto su un foglio che gli era servito in precedenza per prendere qualche appunto: "308 -8 traditori". E poco sotto ha aggiunto "ribaltone", poi "voto". Ci sono anche le frasi "prenda atto" e "rassegni le dimissioni", probabilmente scritte mentre parlava il segretario del Pd Pier Luigi Bersani, che proprio quello chiedeva al presidente del Consiglio. Le ultime due parole scritte dal premier sul foglio sono "Pres Repubblica" e "una soluzione".

A conclusione della seduta, Berlusconi è rimasto seduto al suo posto a controllare i tabulati del voto di qualche minuto prima. Poi fermandosi a parlare con alcuni deputati Pdl avrebbe detto: ''E' chiaro ed evidente che c'è un problema di numeri, ora serve subito una riflessione per decidere sul da farsi''.

Prima di salire al Colle, il Cavaliere ha presieduto un vertice di maggioranza a palazzo Chigi per decidere sul da farsi.

Alla riunione a Palazzo Chigi ha partecipato anche il leader della Lega Umberto Bossi, che, prima del voto sul rendiconto, aveva riferito di aver chiesto al premier ''un passo laterale''. E alla domanda se i leghisti spingessero per l'indicazione di Alfano come successore a Palazzo Chigi, aveva replicato: "Sennò chi mettiamo, il segretario del Pd?".

Dal tabulato che registra il voto elettronico emerge che dei 308 sì fanno parte i 25 deputati di Popolo e territorio, i 59 della Lega e i 209 del Pdl su 214 . Oltre ad Alfonso Papa, che è agli arresti domiciliari, non hanno partecipato al voto Roberto Antonione, Fabio Gava e Giustina Destro, mentre Gennaro Malgieri è arrivato in ritardo ma ha spiegato in Aula che comunque avrebbe votato sì. Unico astenuto Franco Stradella, sempre del Pdl. Le opposizioni erano in aula ma non hanno partecipato alla voto.

Il segretario del Pd Pier Luigi Bersani , prendendo la parola in aula alla Camera, ha commentato: il voto di oggi "certifica che la maggioranza non c'è più". "Io non oso credere - ha detto rivolto a Berlusconi - che lei non faccia questo passo e sia chiaro che se lei non lo dovesse fare le opposizioni valuteranno mosse ulteriori". Ora la parola spetta al presidente Giorgio Napolitano, "noi - ha sottolineato il segretario del Pd - faremo la nostra parte per il Paese".

E' finita

Lutto

Crisi, quasi 9mila imprese fallite nel 2011

Aumento del 35,5% in due anni, edilizia e commercio pagano maggiormente il conto

MILANO – Lo scontrino della crisi nel 2011 fa registrare circa 9mila imprese fallite in nove mesi. Come dire: quasi mille al mese, poco più di 30 ogni giorno. Parlare di doppia spirale recessiva, dopo il biennio post-Lehman, sembra non più temerario (d'altronde anche la prima azione di Draghi alla Bce con l'abbassamento dei tassi di interesse interbancari di 25 punti base avvalora l'ipotesi di una “lieve recessione” in atto). Con l'inevitabile conseguenza dell'avvio di procedure di cassa integrazione per i dipendenti e l'aumento degli “incagli” e degli insoluti per le banche, che non vedono più restituirsi il denaro prestato. Senza contare il montante delle imprese in concordato preventivo, l'ultima ratio prima del default vero e proprio.

LO STUDIO – Scrive Crisis D&B, la società del gruppo Crif specializzata nelle informazioni di carattere creditizio, che da gennaio a settembre 2011 sono state 8.566 le imprese che hanno portato i libri in tribunale, perché impossibilitate a pagare fornitori e dipendenti. Un aumento dell'8,7% rispetto allo stesso periodo del 2010, persino del 35,5% rispetto al 2009, quando la crisi sembrava aver toccato il suo apice. E non sorprende che a pagare il conto maggiore sia stata la Lombardia (1.872 procedure concorsuali), la cui vocazione imprenditoriale non ha eguali nel Paese ed è quindi quella deputata a soffrire di più in caso di avvitamento dell'economia. La seguono Lazio e Veneto con circa la metà dei casi, una principalmente orientata al mercato dei servizi, l'altra incentrata sulle pmi e sul manifatturiero.

LE CAUSE – Dice Marco Preti, amministratore delegato di Crisis D&B, che il problema è anche di ordine culturale e riguarda una non adeguata strutturazione delle imprese sul fronte del risk management: «Sta diventando fondamentale – dice – che le imprese adottino efficaci politiche di gestione del rischio, consentendo loro di conoscere in maniera più approfondita i partner con i quali instaurano rapporti commerciali». Certo, spesso, l'affidabilità creditizia dei potenziali clienti dovrebbe essere accertata (per esempio la pubblica amministrazione locale e centrale) eppure è proprio qui che si gioca molta della competitività del sistema-Paese. È sul terreno della puntualità dei pagamenti (ormai dilatati anche tra privati e privati, per effetto di un perverso meccanismo di posticipazione dei crediti che ritarda anche l'ipotesi di investimenti in ricerca e sviluppo da parte delle imprese) che si può almeno limitare un conto così amaro alla cassa.

I SETTORI – A soffrire di più il comparto della costruzione di edifici (più di mille aziende edili hanno dichiarato default nel 2011). Non fa più da traino, evidentemente, anche tutto il mercato del sub-appalto. Non riducono l'entità dello smottamento neanche gli interventi di riqualificazione energetica degli edifici (che pur avevano attenuato la perdita di utili derivante dalla asfittica domanda di nuove abitazioni per colpa di un potere d'acquisto sempre minore da parte delle famiglie). Rimasto ai margini il piano-Casa presentato più volte dal governo per renderlo più appetibile, è forse giunta l'ora di interrogarsi su politiche di social housing capaci di far da volano al settore?

Fabio Savelli

Crisi, il commissario Rehn: «In Italia la situazione economica è preoccupante»

In una lettera l'Ue chiede «misure aggiuntive». Ma il portavoce del commissario: «Solo documento di lavoro»

Olli Rehn (Ansa)
Olli Rehn (Ansa)
MILANO - «La situazione economica e finanziaria dell'Italia è molto preoccupante», ha affermato il commissario europeo agli Affari economici, Olli Rehn che, nella conferenza stampa al termine dell'Ecofin, dice che l'Italia deve approvare al più presto le misure promesse, con questo o un altro governo. Questo mentre la situazione politica del paese «è in movimento, e non faccio previsioni - ha aggiunto - sui risultati di questi movimenti». Un commento che suggella i toni duri della missiva inviata dalla Commissione Ue al governo italiano la settimana scorsa per ottenere maggiori dettagli sull'attuazione delle misure economiche. La lettera - un questionario in 39 punti - arriva addirittura a ventilare l'ipotesi di una nuova manovra. Come si legge nel documento, «si ritiene che la strategia di politica fiscale programmata non assicura il raggiungimento dell'obiettivo della parità di bilancio nel 2013».

MISURE AGGIUNTIVE - L'Ue chiede dunque «misure aggiuntive» all'Italia per raggiungere l'obiettivo del pareggio di bilancio nel 2013. Il portavoce del commissario Ue Olli Rehn non commenta «i documenti riservati diffusi dai media», in quanto «non rappresentano la posizione ufficiale della Commissione, ma si tratta di documenti di lavoro». Anche se, ammette il portavoce, «la situazione è deteriorata soprattutto sul piano della crescita, come si vedrà dalle previsioni economiche d'autunno» che la Commissione presenterà giovedì prossimo a Bruxelles.

«SORVEGLIANZA RIGOROSA» - La Ue, ha ricordato intanto il commissario, intende sostenere l'Italia «con una sorveglianza rigorosa». Per questo «da domani ci sarà la missione: io presenterò la mia relazione ai partner dell'Eurogruppo entro fine mese». «Vogliamo aiutare il Paese ad andare avanti con le riforme»: ha poi aggiunto Rehn, ricordando che in Italia l'Europa sta testando i poteri della nuova governance economica rafforzata, che costringe i Paesi a fare la loro parte sui conti. E ha aggiunto che in questa fase l'Italia «è un bersaglio mobile».

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http://www.corriere.it/economia/11_novembre_08/rehn-situazione-economica-preoccupante_532c5fd4-0a28-11e1-8aac-d731b63fbb0f.shtml

Droga negli uffici di Mediaset arrestati cinque tecnici a Milano

COLOGNO MONZESE - Sostanze stupefacenti sarebbero state spacciate in alcuni uffici Mediaset delle sedi di Segrate e Cologno Monzese, da alcuni tecnici, che sono stati arrestati. L'azienda è parte lesa nel procedimento. Il particolare emerge dall'inchiesta, coordinata dal pm di Milano Antonio Sangermano, che stamani ha portato a 12 arresti eseguiti dal comando provinciale milanese dei carabinieri. L'ordinanza è stata firmata dal gip D'Arcangelo.

Ed il Tg1 tarocca pure l’andamento delle Borse

Mattinata di Piazza Affari di ieri. Rosso. Scattano le voci di dimissioni di Berlusconi. La borsa schizza in alto.

Scende lo spread, dopo essere volato a livelli da urlo. Entusiasmo. Tutto perfetto. Sembra impossibile, maper un'ora la speranza contagia media e risparmiatori di tutto il pianeta.

Poi la smentita del Premier: "Voci infondate: non mi dimetto". La borsa frena di colpo, lo spread risale, pronto a raggiungere nuovi e violenti record.

Depressione. Dinamica finanziaria che trova tutti d'accordo, dai giornalisti del Sole 24 Ore a quelli del Corriere a quelli dell'Unità, e che oggi finisce sulle prime pagine della stampa internazionale, dalla Spagna al Regno Unito. "Le borse bocciano Berlusconi". "Berlusconi resiste: i mercati fuggono". "Il Premier se ne va: la borsa sale". Ecco il servizio del Tg3:

Guarda il video:

http://www.agoravox.it/Ed-il-Tg1-tarocca-pure-l-andamento.html

Quanto manca alla pensione? Tutti i numeri sui vitalizi parlamentari

Dopo il 14 dicembre 2010 e dopo il 14 ottobre 2011, anche questa settimana, con buone probabilità, il Governo Berlusconi IV dovrà presentarsi alla Camera per verificare ancora una volta la fiducia da parte dei deputati. E mentre l’entourage pidiellino si attiva per conteggiare le truppe e serrare i ranghi, una frase rimbalza tra i telegiornali e i quotidiani ogni volta che viene toccato il suddetto argomento : “Se cade il Governo si torna alle urne”.

Un monito per le opposizioni, poco preparate ad una campagna elettorale-lampo e più propense ad un “governo tecnico”, una minaccia per gli indecisi della maggioranza, che non hanno la sicurezza di una rielezione per la prossima legislatura. E a detta di diversi analisti politici, è proprio la minaccia dello scioglimento delle camere a scoraggiare alcuni dissidenti del centro-destra a staccare la spina, soprattutto tra quelli che non hanno ancora maturato il diritto al vitalizio. Ma come si ottiene questo assegno vitalizio? E quanti sono i parlamentari che ancora devono maturare il diritto a riceverlo?

La disciplina del trattamento economico dei Parlamentari italiani è riportata nei regolamenti di Camera e Senato, i quali stabiliscono che deputati e senatori devono versare mensilmente l’8,6% della propria indennità lorda (1.006,51 euro per i deputati e 1.032,51 euro per i senatori), che verrà accantonata per ilpagamento dei vitalizi al raggiungimento del sessantacinquesimo anno di età (ma il limite di età è ridotto di 1 anno per ogni anno di mandato effettivo oltre il quinto, fino al limite di 60 anni).

Il diritto a ricevere questo vitalizio si acquisisce dopo essersi seduti tra i banchi di Montecitorio o di Palazzo Madama per almeno 5 anni (la durata massima di una legislatura). Tale importo può variare da un minimo del 20% ad un massimo del 60% dell’indennità parlamentare, in relazione agli anni effettivamente passati in Parlamento. Per quanto riguarda il Senato, questa specie di pensione non viene erogata qualora l’avente diritto rivesta ancora l’incarico di Parlamentare italiano o di Parlamentare europeo, di Consigliere regionale o qualsiasi altra carica incompatibile con il ruolo di Parlamentare, mentre alla Camera il vitalizio viene sospeso nei casi in cui il titolare del vitalizio riceva un’indennità pubblica pari o superiore al 40% di quella parlamentare derivante da altre cariche pubbliche successivamente ricoperte.

Secondo i dati riportati dal sito www.openpolis.it, che da qualche anno monitora i rappresentanti degli Italiani nei vari organi elettivi istituzionali, ad oggi i parlamentari che ancora non hanno diritto a ricevere il vitalizio parlamentare sono in totale 350, per la precisione 247 Deputati (39,2%) e 103 Senatori (32,7%).

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http://www.agoravox.it/Quanto-manca-alla-pensione-Tutti-i.html

Fininvest, il dilemma della successione Tutti contro tutti a casa Berlusconi

Il futuro dell'impero del cavaliere dipenderà dai rapporti tra i due rami della famiglia. Da una parte ci sono i figli di primo letto Marina e Piersilvio, forti degli anni passati nelle aziende del gruppo. Dall'altra Barbara, Eleonora e Luigi, che potrebbero mettere in minoranza i fratellastri maggiori

di ETTORE LIVINI
MILANO - Marina e Piersilvio da una parte. Barbara, Eleonora e Luigi - con Veronica Lario come convitato di pietra - dall'altra. La Dinasty di Arcore, a più di due anni dalla separazione tra il premier e la seconda moglie, è ancora in alto mare. La posta in palio, i sette miliardi di patrimonio accumulati in cinquant'anni di carriera e in 17 di politica da Silvio Berlusconi, è chiara. Il finale del Monopoli più ricco d'Italia invece è ancora tutto da scrivere. E le sorprese, come testimonia la "successione ad personam" infilata alla chetichella dal Cavaliere nel decreto sviluppo, non sono certo finite. Il presidente del Consiglio, dicono gli uomini che gli sono più vicini, ha le idee chiare: il patrimonio di famiglia(Mediaset, Mediolanum, Mondadori, Milan e una collezione di ville da sogno da Macherio alle Bahamas fino a Sardegna e Antigua) andrebbe diviso in due parti uguali. La metà a Marina e Piersilvio, che in fondo si sono già fatti una bel mazzo al timone dei gioielli del gruppo. L'altra metà ai tre figli di secondo letto. Peccato che di famiglie il Cavaliere ne abbia due. E che la burrascosa separazione da Veronica Lario abbia finito per avvelenare il clima, già prima non proprio idilliaco, tra i due rami della Real casa brianzola. Il ricordo del primo divorzio - legalmente parlando una passeggiata - aveva forse illuso Berlusconi. Carla Dall'Oglio, madre di Piersilvio e Marina, si era accontentata nel 1985 di una liquidazione "bonsai" (si fa per dire) di 6 appartamenti, 2 negozi, 3 miliardi di lire in obbligazioni Enel, un miliardo per comprarsi una nuova casa e un loft a Londra. E da allora non è mai più riapparsa alla ribalta della cronaca. Oggi l'equilibrio familiare è più complicato. Il premier ha girato a tutti e cinque i figli una partecipazione identica (poco più del 7% a testa) di Fininvest. Ma un conto sono i diritti azionari, uguali per tutti, un altro quelli acquisiti sul campo: Piersilvio, vicepresidente Mediaset, considera le tv di casa come roba sua.Marina, sanguigna e fumantina come il padre, ha messo su casa in Mondadori. E non ha alcuna intenzione di far spazio a Barbara, autocandidatasi per un posto a Segrate e costretta per ora ad accontentarsi (anche per questioni di cuore) di un posto nel cda del Milan. Eleonora ha finito l'università e presto potrebbe batter cassa in via Paleocapa e anche Luigi, già nel cda di Mediolanum, si sta avvicinando alla laurea. Trovare la quadra delle poltrone senza urtare la suscettibilità professionale dei cinque figli è già difficile. Gestire la spartizione azionaria del gruppo, specie dopo la rottura con Lario, quasi impossibile. Il premier, pur avendo in portafoglio il 63,2% della Fininvest, non ha il pallino in mano: le norme sulla "legittima", la quota di eredità che spettano di diritto a moglie e figli, fanno pendere l'ago della bilancia del dopo-Berlusconi verso Veronica e i suoi figli che si troverebbero in tasca il 56% della società. Relegando Marina e Piersilvio al ruolo di azionisti di minoranza.
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Opposizione unita: "Maggioranza finita Berlusconi se ne deve andare"

Ma le posizioni restano divise sull'ipotesi di un governo tecnico o di larghe intese. Di Pietro: "Meglio andare ad elezioni anticipate". Bersani: "Se premier non fa passo indietro sapremo fare nostro mestiere". Prende quota l'ipotesi di una mozione di sfiducia

ROMA - "Dimissioni". L'opposizione non ha dubbi su quale dovrebbe essere la conseguenza per il governo del voto sul Rendiconto dello Stato che ha mostrato una maggioranza ferma a quota 308. Dal Pd a Fli, dall'Udc all'Italia dei valori, tutti chiedono al premier di fare un passo indietro. Valutazioni diverse invece per quanto riguarda la soluzione della crisi. Se il Terzo polo continua a puntare su un governo tecnico o di larghe intese in grado di traghettare il paese verso il post-berlusconismo e attraverso la drammatica crisi finanziaria, l'Idv torna invece a invocare elezioni anticipate. "Il problema - sostiene Antonio Di Pietro - è che mi sembra contradditorio chiedere a Monti di mettere la sua faccia pulita sulle operazioni sporche che vorrebbe fare il centrodestra", ovvero la lettera d'intenti all'Ue. Per Di Pietro l'ostacolo a un governo di unità nazionale è proprio questo ovvero trovare un accordo tra tutti sulle cose da fare. Pier Luigi Bersani ha preso la parola subito dopo il responso dell'aula di Montecitorio, ma non ha parlato di scenari futuri. "Signor presidente del Consiglio, prenda atto che la situazione è cambiata. Non oso credere che insisterà a restare in carica". "Il premier non può avere puntigli personali, il governo non ha più la maggioranza e chiedo che vada al Quirinale a dimettersi", ha poi dichiarato il segretario del Pd. "Sette voti in meno significa che la maggioranza non c'è: ma soprattutto il momento per il paese è drammatico", ha insistito riferendosi all'impennata dello spread 1con i Bund tedeschi, arrivato in chiusura di mercati alla quota record di 500 punti. Malgrado le sollecitazioni dell'opposizione, il premier, non sembra abbia però intenzione di farsi da parte. In questo caso, sottolinea ancora Bersani, "valuteremo" in quanto "l'opposizione sa fare il suo mestiere". "Non è più il momento di parlare, è il momento di operare" scrive il leader Udc, Pier Ferdinando Casini, su twitter. In he maniera lo spiega il presidente dei centristi Rocco Buttiglione a la7: "Credo che Napolitano dirà a Berlusconi che un capo del governo che non ha la maggioranza debba presentare le dimissioni. Se questo non accadesse presenteremmo una mozione di sfiducia: quello che sta succedendo è un'inutile perdita di tempo".
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Niente maggioranza, sul Rendiconto ci si ferma a 308

Niente maggioranza, sul Rendiconto ci si ferma a 308
ROMA - Il Rendiconto sul bilancio dello Stato è stato approvato dalla Camera dei Deputati; ma senza una maggioranza. Infatti hanno votato a favore solo 308 deputati, mentre 321 si sono astenuti. Le reazioni sono state immediate: il premier SIlvio Berlusconi, presente in aula a votare, si è fatto dare immediatamente il tabulato della votazione, per individuare chi della maggioranza non aveva votato. L'elenco è presto fatto: Roberto Antonione, Fabio Fava, Gennaro Malgieri, Giustina Destro, del Pdl; Calogero Mannino, Giancarlo Pittelli, Luciano Sardelli, Francesco Stagno D'Alcontres e Santo Versace del Gruppo Misto. Inoltre si è astenuto anche Franco Stradella del Pdl, mentre era assente Alfonso Papa, ancora agli arresti domiciliari. Dopo di che è stata indetta una riunione alla Camera tra Berlusconi, il Ministro dell'Economia Giulio Tremonti, il Ministro delle Riforme Umberto Bossi e il Ministro dell'interno Roberto Maroni. Riunione che è proseguita poi a Palazzo Grazioli, dove al gruppo si è aggiunto Gianni Letta. La prima dichiarazione è stata del Ministro della Difesa Ignazio La Russa: "Sicuramente il presidente Berlusconi parlerà con il Presidente della Repubblica. Nessuno sottovaluta il voto di oggi". Ma secondo l'Ansa lo stesso Berlusconi h ammesso con i suoi che è un problema, quello dei numeri alla Camera, che porterà alle dimissioni. Intanto anche le Borse reagiscono, e reagiscono male: lo spread è nuovamente salito a 490 punti, dopo aver cominciato la giornata a 495, essere sceso sotto i 480 punti, prima di risalire.

Australia, gatta percorre 3mila chilometri per ricongiungersi al fratello

Sydney, 8 nov. (Adnkronos) - Una gatta australiana di 10 anni ha percorso 3mila chilometri per tornare nella casa dove era rimasto il fratello. Questo è quanto ha raccontato la padrona dei due animali, Sheree Gale. La donna si era straferita nel 2010 a Darwin, lasciando la sua fattoria che si trovava dall'altro capo dell'Australia, vicino ad Adelaide. Gale aveva portato con sé la gatta Jessie, mentre l'altro, Jack, era rimasto alla fattoria, in quanto non era tornato a casa in tempo per il volo.

Sheree era comunque rimasta in contatto con i nuovi padroni della casa ad Adelaide, che avevano accolto Jack. Jessie ha quindi percorso i 3mila chilometri che la separavano dal fratello, in un viaggio di 15 mesi. "Nel maggio 2011 [i nuovi padroni di casa] mi dissero che Jessie era da loro. Mi hanno mandato delle foto, e non c'era dubbio. Era proprio Jessie", ha detto la Gale. La donna ha anche detto che non vuole separare nuovamente i due animali, e che Jessie resterà con Jack dai nuovi padroni ad Adelaide.

Dalla Cnn ad al Jazeera, Berlusconi rimbalza sui siti stranieri

Roma, 8 nov. (Adnkronos) - L'esito del voto alla Camera, rilanciato dai media internazionali, ha fatto in pochi minuti il giro del mondo. Tutti sottolineano la perdita della maggioranza assoluta da parte del governo Berlusconi, nonostante l'approvazione del rendiconto generale dello Stato, riassunto generalmente nei titoli come un voto sul "bilancio".

La Bbc, che da stamattina segue con grande attenzione le vicende politiche italiane, sul suo sito, rubricata come "Breaking News", riferisce che "Silvio Berlusconi ha perso la maggioranza in Parlamento pur superando il voto sul bilancio". Per il Guardian, "Berlusconi non ottiene la maggioranza nel voto sul bilancio". La Cnn titola invece, "Berlusconi supera voto chiave, ma perde la sua maggioranza in Parlamento. L'opposizione si astiene".

Anche per lo spagnolo El Mundo, "Berlusconi si salva, ma perde la maggioranza". Gli fa eco il Pais, per il quale "Berlusconi supera il voto sul bilancio, ma senza maggioranza assoluta". Per Le Monde, "Un nuovo voto rende piu' fragile Silvio Berlusconi". Secca la tedesca Faz, che titola, "Voto sul bilancio vinto, maggioranza persa". La notizia del voto alla Camera rimbalza anche in America Latina, con l'argentino Clari'n e il brasiliano Folha che riferiscono del superamento del voto, ma della perdita della maggioranza assoluta.

Via libera al rendiconto con 308 sì Bersani: 'Maggioranza non c'è più' Berlusconi atteso al Colle in serata

Berlusconi e Bossi oggi alla Camera (Adnkronos)
Roma, 8 nov. (Adnkronos/Ign) - Il rendiconto dello Stato passa alla Camera con 308 sì, otto voti sotto la maggioranza assoluta, un astenuto e 321 non votanti. Le opposizioni infatti erano in aula ma non hanno partecipato al voto.

Dal tabulato che registra il voto elettronico emerge che dei 308 sì fanno parte i 25 deputati di Popolo e territorio, i 59 della Lega e i 209 del Pdl su 214 . Oltre ad Alfonso Papa, che è agli arresti domiciliari, non hanno partecipato al voto Roberto Antonione, Fabio Gava e Giustina Destro, mentre Gennaro Malgieri è arrivato in ritardo ma ha spiegato in Aula che comunque avrebbe votato sì. Unico astenuto Franco Stradella, sempre del Pdl.

Il segretario del Pd Pier Luigi Bersani , prendendo la parola in aula alla Camera, ha commentato: il voto di oggi "certifica che la maggioranza non c'è più". "Io non oso credere - ha detto rivolto a Berlusconi - che lei non faccia questo passo e sia chiaro che se lei non lo dovesse fare le opposizioni valuteranno mosse ulteriori". Ora la parola spetta al presidente Giorgio Napolitano, "noi - ha sottolineato il segretario del Pd - faremo la nostra parte per il Paese".

A conclusione della seduta, Silvio Berlusconi è rimasto seduto al suo posto a controllare i tabulati del voto di qualche minuto prima. Poi ha incontrato nella sala del governo di Montecitorio il leader della Lega Umberto Bossi. Nella sala sono arrivati anche il ministro dell'Economia Giulio Tremonti, lo stato maggiore del Pdl e i capigruppo della Lega di Camera e Senato, Marco Reguzzoni e Federico Bricolo.

Il premier, parlando con alcuni parlamentari del Pdl prima di lasciare la Camera, avrebbe detto: ''E' chiaro ed evidente che c'è un problema di numeri, ora serve subito una riflessione per decidere sul da farsi''.
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