giovedì 2 giugno 2011

Batterio killer, oltre 1600 casi in Europa. L'Oms: un ceppo finora sconosciuto

(Xinhua)
Mosca, 2 giu. (Adnkronos/Ign) - Sale l'allarme per l'epidemia causata dal batterio killer, variante dell'E-coli. che oggi ha fatto salire a 18 il bilancio delle vittime in Europa. Mentre resta ancora ignota l'origine del contagio, visto che le ultime analisi hanno scagionato i cetrioli spagnoli.

''Si tratta di un ceppo nuovo, mai individuato in precedenza'', ha dichiarato il portavoce dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms), Aphaluck Bhatiasevi.

Scienziati del Genomics Institute di Pechino sono arrivati a simili conclusioni, affermando che "questo E-coli è un batterio di un nuovo ceppo, altamente tossico".

Il bilancio delle vittime è salito a 18 (17 in Germania e una in Svezia) con la morte, resa nota dalle autorità sanitarie tedesche, di una donna di 81 anni in un ospedale di Amburgo.

Secondo i dati dell'Oms, aggiornati al 31 maggio, sono 1614 i casi di infezione legati all'epidemia di E-coli, che ha colpito principalmente la Germania. Qui i contagiati per sindrome uremica emolitica (Hus) sono 470 pazienti, a cui si aggiungono 1064 casi per E.Coli enteroemorragica (Ehec). Nell'insieme dell'Europa (ci sono contagiati in Austria, Danimarca, Francia, Olanda, Norvegia, Spagna, Svezia, Svizzera e Gran Bretagna) i casi di Hus sono 499 e 1115 quelli di Ehec.

Dilaga intanto la paura del contagio. Da oggi Mosca ha vietato l'importazione di tutta la verdura frescaproveniente dall'Unione Europea, accusando le autorità di Bruxelles di non aver vegliato a sufficienza contro la diffusione del batterio killer E-coli. L'agenzia russa per il controllo alimentare, Ruspotrebnadzor, ha decisol'estensione del bando che fino a ieri si applicava solo alle verdure provenienti da Spagna e Germania.

Ispettori sanitari sono stati incaricati di rimuovere e distruggere tutta la verdura fresca di provenienza europea presente nei negozi e nei depositi dell'intero territorio russo. Gennady Onishchenko, direttore del Ruspotrebnadzor, ha duramente attaccato l'efficacia delle leggi sanitarie europee accusando l'Ue di ipocrisia per aver più volte suggerito alla Russia di adottare i propri standard. "Questa vicenda -ha detto in una conferenza stampa- è la prova che la tanto lodata legislazione sanitaria europea, che hanno cercato di far seguire anche alla Russia, non funziona. Non penso che i miei colleghi in Germania e altri paesi europei siano poco professionali, ma la loro legislazione sanitaria è politicizzata e gli lega le mani".

Da Bruxelles si bolla come ''reazione sproporzionata e inaccettabile'' la decisione presa dalle autorità russe. Anzi la Ue, in una lettera firmata dal commissario Ue alla salute John Dalli, chiede a Mosca di ''rimuovere immediatamente'' il blocco.
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Brown bear cub Medo plays with the Logar family dog in Podvrh village, central Slovenia

SI SI SI SI ..... VOTA !

I clienti svaligiano Aiazzone. Il web: “W la giustizia proletaria!

Un raid di 200 persone al mobilificio reclama i mobili mai consegnati e gli stipendi arretrati.

Storie di una impresa italiana morente: il mobilificio Aiazzone nella bergamasca, parte del gruppo Aiazzone ormai fallito – e sono ancora in corso gli accertamenti giudizari: è probabile che la vicenda finisca in maniera tribunalizia – è stato preso d’assalto da cittadini, immigrati, ex-dipendenti che ne hanno svaligiato il magazzino. Una forma di auto-soddisfacimento che somiglia al furto e che già diventa la nuova “spesa proletaria”.

COLPO GROSSO – In ogni caso accade tutto vicino Bergamo. 200 fra immigrati, dipendenti e cittadini si danno appuntamento in mattinata e procedono a quello che sembra davvero un esproprio proletario.

Sono arrivati in duecento con un centinaio di automezzi, hanno scassinato il magazzino di mobili e si sono portati via tutto, smontando perfino parti dell’edificio. Tecnicamente è stato un furto, ma un furto un po’ particolare. Visto che il magazzino depredato è di Aiazzone, e molti di coloro che l’hanno svuotato erano clienti che avevano pagato merce che non hanno mai ricevuto oppure dipendenti che hanno mesi di stipendi arretrati che non riceveranno mai. L’assalto è avvenuto nel tardo pomeriggio di venerdì nel magazzino Aiazzone di Pognano, dove già da un mese si verificavano dei furti saltuari. Stavolta invece si sono mossi in massa. A quanto si è capito le duecento persone (soprattutto immigrati che vivono nei paesi intorno ma anche qualche decina di bergamaschi) si sono date appuntamento alla stessa ora e sono arrivati sul posto con auto, furgoni, camioncini, anche qualche tir (alcuni di qualche noto corriere ma con il logo coperto da teli), hanno forzato la serratura e poi hanno cominciato a caricare tutto quello che hanno trovato.

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http://www.giornalettismo.com/archives/127922/i-clienti-svaligiano-aiazzone-il-web-hanno-fatto-bene/

Promosso il questore del G8 condannato due volte per i fatti della Diaz

2 giugno 2011

Spartaco Mortola, ex Digos, è oggi questore. Nonostante sia stato condannato a quasi cinque anni di galera

L’ex dirigente della Digos di Genova nel luglio del 2001 Spartaco Mortola e’ stato promosso, ottenendo il grado di questore. Mortola, 52 anni, genovese originario di Camogli, nel corso degli ultimi mesi per i fatti legati ai disordini del G8 ha subito due condanne in appello: tre anni e 8 mesi e cinque anni di interdizione dai pubblici uffici per l’irruzione alla scuola Diaz e un anno e due mesi per induzione alla falsa testimonianza dell’allora questore di Genova Francesco Colucci.

IL SILP PROTESTA - Secondo Roberto Traverso, segretario generale provinciale del sindacato di polizia Silp Cgil questa promozione “Non aiuta chi, come il Silp per la Cgil, si batte ogni giorno per l’immagine e i valori democratici della Polizia di Stato – si legge in una nota del sindacalista – Un anno fa (precisamente agosto 2010) quando usci’ la ‘velina’ relativa alla nomina, il Viminale butto’ acqua sul fuoco, prendendo tempo, assicurando che la nomina non sarebbe stata imminente. Oggi siamo amareggiati e preoccupati, perche’ in un momento delicato e fondamentale per la nostra categoria e per tutto il Comparto Sicurezza, crediamo che il Dipartimento della P.S. abbia perso un occasione per dare un segnale di rottura”. Traverso prosegue sottolineando che “con una base che chiede finalmente tutela per coloro che appartengono alla ‘truppa’ e che per responsabilita’ oggettive, sono stati abbandonati, parcheggiati in un ‘limbo’ ammantato da una livida cappa a forma di ‘prescrizione’ alla stessa stregua di chi di responsabilita’, se non altro deontologiche, ne hanno, eccome. Sarebbe stato importante attendere almeno l’esito della sentenza della Corte di Cassazione, visto che il dott. Mortola e’ stato condannato anche in appello all’interdizione dai pubblici uffici”.

Sfondare il Quorum e cambiare le leggi elettorali. Si può!

La Cassazione ha dato il via libera ai referendum!

Adesso il primo obiettivo è quello di vincere contro il Quorum di una legge ingiusta, e il secondo è quello di cambiare questa legge scellerata.

La Corte di Cassazione ha stabilito che la legge “omnibus”, ovvero “ammazza-referendum” è in realtà una legge truffa che non può togliere ai cittadini il diritto di pronunciarsi per sottrarre il nucleare alle voglie del governo. Quindi domenica 12, o lunedì 13, andremo a votare su tre arg

omenti, con quattro quesiti: Acqua Pubblica1, Acqua Pubblica 2, Nucleare, Illegittimo impedimento.

L’obiettivo è quello di ottenere che tutti e quattro i referendum superino il Quorum.

Non sarà facile, perché la legge sui referendum nasconde uno sporco trucco: esaminiamolo.

Fatti cento gli italiani, dalle ultime elezioni sappiamo che una quarantina non vota. Supponiamo che dei restanti 60 ce ne siano 49 per il SI all’abolizione e 11 per il NO (cioè: per conservare lo stato attuale).

Ebbene: l’attuale, scellerata legge sui referendum, impone che vincano i SI soltanto se i conservatori vanno a votare, ma che invece vinca la ridicola minoranza dei NO se – come ormai sempre fanno - i conservatori si astengono.

E’ il nostro parlamento che ha votato questa legge ingiusta, ed è difficile dire quanti dei nostri “onorevoli” fossero scemi e quanti fossero invece dei “furbetti della conservazione”.

E’ giustissimo il principio che un referendum non possa modificare una legge se la partecipazione è troppo bassa, ma questa legge truffaldina abbassa artificialmente la partecipazione per far fallire il referendum.

Se il principio della partecipazione vuole che il referendum interessi almeno la metà dei cittadini, il quorum non va posto sul numero dei votanti, ma sul numero dei votanti a favore, e deve essere del 25%. In questo caso i conservatori sono stimolati ad andare a votare, perché se loro superano il 25% il referendum è respinto, altrimenti è giusto che sia vincente e la legge abolita.

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http://www.agoravox.it/Sfondare-il-Quorum-e-cambiare-le.html

Congedi milionari e pensionati d’oro. Manager e politici durante la crisi

Top manager e politici italiani "vittime" dell'abbondanza d'elite. Un viaggio atroce nell'universo degli sprechi e dei privilegi riservati ai soliti noti.

Il Belpaese, la nostra povera Italia. Povera solo per i tantissimi sventurati che non hanno potuto sedersi al tavolo dei giochi delle caste e dei privilegiati, ma ricca per chi a quel tavolo non solo si è seduto, ma ha vinto tutto, prosciugando il banco che, per questo, non ha più niente da offrire a chi invece avrebbe bisogno di fare una piccola puntatina con l'auspicio di poter semplicemente sbarcare il lunario a fine mese.
Top manager italiani a peso d’oro
La classifica dei liquidati dai rubinetti d'oro (calcolo in valore assoluto eseguito per ogni giorno di permanenza sul posto di lavoro) vede come testa di serie numero uno Cesare Geronzi, di recente dimissionario dal gruppo Generali Spa. Ben 48mila euro al giorno per i 347 giorni che ha trascorso in azienda. Il suo stipendio annuale lordo era di 3,3 milioni di euro all'anno. Non male. Subito dopo fa capolino Roberto Colaninno, poi Franco Bernabè. Al quarto posto Matteo Apre, giovane banchiere - amministratore delegato di Capitalia per 4 anni - vittima di uno scontro di potere con lo stesso Geronzi, si accontenta - si fa per dire - di una buonuscita pari a 37,4 milioni lordi. Via via poi tutti gli altri.
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Ryanair sfotte Silvio e le sue scappatelle

“Solo una cosa mi potrebbe tirare su”. Ormai lo conoscono tutti povero Silvio e lo usano per spot e advertising vari. La fine ingloriosa si avvicina sempre di più: torneremo anche a sentirlo cantare nelle crociere? L’immagine è presente sulla homepage del sito Ryanair.

Berlusconi, gaffe con Juan Carlos e Napolitano lo riprende

Berlusconi, gaffe con Juan Carlos e Napolitano lo riprende

NON SI SMENTISCE MAI IL NOSTRO PREMIER

ROMA - Ancora una volta il nostro Presidente del Consiglio non si smentisce mai, facendo l'ennesima gaffe )anche se non è una gaffe come le altre). Come gli esperti sanno, non è consentito a nessuno, per ragioni di protocollo, toccare i regnanti dei vari Paesi; è considerata scortesia persino stringere loro la mano, a meno che non siano loro a fare la prima mossa. Per questo di solito, in queste occasioni si ricorre all'inchino: l'unico tipo di saluto formale che non richiede contatto fisico.
E naturalmente cosa fa Silvio Berlusconi? Passando vicino al re spagnolo Juan Carlos, lo tocca sul braccio e gli sussurra qualcosa. Il sovrano rimane impassibile, ma si vede che non è certo contento. A rimediare le cose ci pensa il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Che dice qualcosa al premier, mimando il gesto che ha appena fatto, ed evidentemente facendogli presente da una parte la gaffe che ha fatto, dall'altra il lungo legame di amicizia del re spagnolo con le istituzioni italiane. Dopo qualche minuto si vede Berlusconi che si avvicina a Juan Carlos e gli dice qualcosa a bassa voce, questa volta senza toccarlo. Sperando che siano state scuse e non un'altra gaffe

E. coli: l'infezione causata da una variante mai vista

E. coli: l'infezione causata da una variante mai vista
Continua l'allarme per l'infezione derivante da un batterio, l'Escherichia coli, che si sta diffondendo in Europa. Come sempre avviene, è stato sequenziato il Dna del batterio, e si è scoperto che si tratta di una variante mai vista. Assomiglia ad un ceppo diffuso nell'Africa centrale, anch'esso molto aggressivo e che provoca diarrea; ma questo produce tossine più tossiche per l'organismo. Chiaramente resta un batterio in grado di uccidere solo persone già colpite da altre malattie o con un sistema immunitario indebolito. Tuttavia già 17 persone sono morte e si stimano 1600 contagi in Europa, di cui 1000 nella sola Germania. Proprio questa situazione ha provocato la decisione dalla Russia di bloccare tutte le importazioni di ortaggi freschi dall'Europa e di sequestrare e distruggere quelli già presenti. Una decisione che ha sorpreso la Ue, che ha deciso di inviare una lettera del Commissario alla Sanità, l'inglese John Dalli, nella quale si definisce "sproporzionata" la misura. Resta intanto alta la tensione all'interno dell'Europa, in particolare tra la Spagna e la Germania, in quanto la seconda aveva accusato la prima di essere il focolaio dell'infezione. Per questo e per i ritardi che l'Unione Europea ha avuto nel verificare le ipotesi tedesche, la Spagna chiederà adeguate spigazioni e risarcimenti, al fine di difendere l'immagine dell'agricoltura spagnola, pesantemente colpita in questi giorni

Ennesima tragedia in mare: 270 clandestini dispersi

Ennesima tragedia in mare: 270 clandestini dispersi

I migranti erano in fuga dalla Libia verso le coste italiane

TUNISI – È di oltre 270 dispersi in mare il bilancio dell’ennesimo viaggio della speranza trasformatosi in tragedia. Siamo nel Mediterraneo, al largo della Tunisia: a nulla sono servite in questo caso le operazioni di salvataggio della Guardia costiera e dell’Esercito tunisino, che pur avendo tratto in salvo da ieri mattina oltre 570 migranti, non sono riusciti a fare in modo che si potesse evitare questo incidente. Secondo la ricostruzione dell’agenzia di stampa Tap, il barcone si è capovolto quando molte persone, impaurite dall’avaria del natante, hanno cercato di mettersi in salvo e di raggiungere i gommoni della Guardia costiera e dell’Esercito. A complicare le operazioni di soccorso è stato anche il maltempo. Il natante con i clandestini, ancora una volta in fuga dalla Libia e diretti verso le coste dell’Italia in cerca di fortuna, è andato in avaria in un punto di acque basse che non ha consentito soccorsi immediati da parte delle navi militari, costrette a restarne lontane. La nave è stata così raggiunta da piccole imbarcazioni e gommoni, che hanno provveduto ai primi soccorsi e alle operazioni di trasbordo, dando la precedenza ai bambini e alle donne. Sarebbe stato proprio in questa fase che molti clandestini, spaventati, hanno cercato di mettersi in salvo, abbandonando la nave, lanciandosi in mare e annegando. Le operazioni di soccorso non sono ancora terminate e l’obiettivo numero uno resta ora, oltre a quello di continuare a sperare nel salvataggio di altre anime, capire realmente il numero di coloro che hanno perso la vita. Come spesso accade in questi casi i dati che arrivano sono allarmanti e al contempo confusi e secondo una prima frammentaria ricostruzione di quanto accaduto il numero di clandestini a bordo della carretta del mare finita in avaria contava oltre le 800 unità. Dato che, qualora dovesse essere confermato dagli accertamenti in corso, testimonierebbe come l’emergenza clandestini in fuga dalle violenze in Libia non sia affatto terminata. MIGRANTI SALVATI TRA TUNISI E OTRANTO Nella notte, invece, altre 193 persone sono state tratte in salvo e sono state trasferite nel campo profughi di Shusha, nei pressi del confine tra la Tunisia e la Libia. Altre 385 dovrebbero aver raggiunto Sfax, per poi essere trasferite nello stesso campo per rifugiati. Anche al largo di Otranto la Guardia di Finanza ha avvistato e soccorso un barcone con oltre 100 persone a bordo. Tutti i migranti, che dichiarano di essere in fuga dalla Libia e dal regime di Gheddafi, sono stati tratti in salvo. Sono in corso indagini per identificare gli scafisti.

Senza giovani rivince Silvio

A Milano è cambiata la politica nazionale e il successo di Giuliano Pisapia è stato costruito grazie al voto massiccio delle giovani generazioni, che hanno regalato un consenso quasi plebiscitario al candidato del centrosinistra. Come rivela l’analisi di Termometro Polititico, l’istituto che ha condotto il sondaggio più preciso sul ballottaggio milanese

il candidato sindaco del centrosinistra è prevalso in tutte le fasce d’età e di istruzione, ma ha costruito il suo successo soprattutto tra i giovani (gli elettori fino ai 35 anni hanno votato Pisapia al 61% e la Moratti al 39%) e gli elettori con titoli di studio più alti(59% per Pisapia tra i diplomati, addirittura 65% tra i laureati), ma anche gli studenti (63% a 37%). Tutte le categorie più «connesse

La coalizione sociale di Pisapia deve essere il punto di riferimento delle forze politiche di centrosinistra nei prossimi mesi. Senza una massiccia mobilitazione dei giovani a favore del futuro candidato premier dello schieramento progressista la sconfitta di Berlusconi, o di chi eventualmente lo sostituirà, non sarà per nulla scontata. Un’agenda politica chiara e netta sui temi centrali per i giovani: diritti civili, lavoro e giustizia. Un utilizzo della rete efficace, un linguaggio meno paludato, e una coalizione dai confini netti e delimitati. Il partito dei giovani è un alleato essenziale, perché come dimostrano le elezioni in tutto il mondo occidentale, senza il loro contributo il centrosinistra è perdente. Basti pensare al 2008, quando l’astensionismo degli under 40 fu determinante per creare il fossato tra Veltroni e Berlusconi.

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Celebrazioni 2 giugno, fischi per Berlusconi all'Altare della Patria

Celebrazioni 2 giugno, fischi per Berlusconi all'Altare della Patria

Ma compaiono anche i manifesti per la Repubblica di Salò.

ROMA - Sono iniziate a Roma le celebrazioni per il 2 giugno, Festa della Repubblica (in questa data nel 1946 venne svolto il referendum tra monarchia e repubblica come forma dello Stato). Manifestazioni che quest'anno vedono un parterre più ricco del solito, dato che festeggiamo anche i 150 anni dalla riunificazione italiana. Oltre 80 delegazioni di altrettanti Paesi, con 40 capi di Stato, dal russo Dmitri Medvedev al palestinese Abu Mazen, dal vicepresidente Usa Joe Biden al re spagnolo Juan Carlos. Per questo le misure di sicurezza prese sono state portate al massimo livello, con oltre 2500 tra poliziotti, Carabinierio, finanzieri, ecc. e con la chiusura al sorvolo dello spazio aereo sopra la capitale. Una manifestazione che però non seppellisce i problemi italiani. Mentre il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, quando è arrivato all'Altare della Patria, è stato accolto da scroscianti applausi, sorte diversa èper il Presidente del Consiglio SIlvio Berlusconi, il cui arrivo è stato subissato dai fischi. Tanto che poi ha deciso di spostarsi in automobile per il resto del tragitto. A Roma sono anche apparsi dei manifesti, che la Digos ritiene riconducibili ad ambienti di estrema destra, con la scritta "2 giugno, l'unica Repubblica è quella Sociale", scritto in caratteri rossi e neri su sfondo bianco. Evidente il riferimento all'ultimo ridotto del fascismo, la cosiddetta Repubblica Sociale di Salò.

Berlusconi minaccia la chiusura di Tv e giornali

ROMA - Al termine dell'ufficio di presidenza del Pdl, conferenza stampa di Silvio Berlusconi ed Angelino Alfano, neo segretario politico del premier (qualunque cosa voglia dire) sul risultato elettorale. Un risultato negativo, anche se, fa presente Berlusconi, è dovuto a cause esterne: innanzitutto il fatto che sono al governo, poi il fatto che c'è la crisi economica (anche se ci tiene a sottolineare che "c'è del miracoloso nell'aver tenuto i conti in ordine senza introdurre misure punitive verso i cittadini"), la lotta all'evasione fiscale (?), la fuoriuscita di Fli. Ma soprattutto, Berlusconi si scaglia contro i mass media: "Ho tutte le tv contro tranne Mediaset una straordinaria tengalia dei media, tutta la stampa e i giornali. Il gruppo Mediaset si è astenuto da trasmissioni politiche, mentre la Rai ha messo in campo dieci trasmissioni che non si sono fermate durante i ballottaggi. Ho visto dei servizi micidiali, uno di Annozero me lo hanno fatto vedere in cassetta: è chiaro che chi non avesse equilibrio critico vedendo quel servizio non avrebbe mai potuto votare per noi a Milano. Ci impegneremo parlamentarmente perché ciò non si ripeta più". Quindi intende presentare una legge per chiudere tutti i programmi che non gli piacciono? Sarebbe interessante saperlo.
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Droga, la svolta dei grandi del mondo "E' il momento di legalizzarla"

Clamoroso cambiamento di strategia nel rapporto della Global Commission on Drug Policy dopo gli anni della repressione che hanno rappresentato un fallimento. "Va trattata come una questione sanitaria". Nell'organismo Kofi Annan, Paul Volcker, Mario Vargas Llosa, Richard Branson

dal nostro inviato ANGELO AQUARO
NEW YORK - Cinquant'anni di guerra alla droga hanno fallito e all'Onu non resta che prenderne atto. Dicendo basta alla criminalizzazione e trattando l'emergenza mondiale per quello che è: una questione sanitaria. Di più: legalizzando il commercio delle sostanze stupefacenti - a partire magari dalla cannabis. Firmato: l'ex presidente dell'Onu che di questa politica fallimentare è stato uno dei responsabili, cioè Kofi Annan. Ma anche Ferdinando Cardoso, George Schultz, George Papandreu, Paul Volcker, Mario Varga Llosa, Branson. I grandi del mondo della politica, dell'economia e della cultura mondiale - che certo nessuno si sognerebbe mai di associare a un battagliero gruppo di fumati antiproibizionisti.
La clamorosa dichiarazione verrà resa nota oggi a New York in una conferenza stampa: il primo atto di una grande campagna mondiale che raccoglie e rilancia tante idee di buon senso che troppi governi (compresi quelli che loro amministravano) continuano a negare. Lo slogan è efficace: "Trattare i tossicodipendenti come pazienti e non criminali". E l'obiettivo è più che ambizioso: cambiare radicalmente i mezzi che Stati e organismi internazionali hanno fin qui inutilmente seguito per sradicare la tossicodipendenza. Il traguardo è una petizione da milioni di firme che verrà presentata proprio alle Nazioni Unite per adottare le clamorose conclusioni dei "saggi": su cui certamente si scatenerà adesso un dibattito internazionale.
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Alfano siede alla destra di Berlusconi, gli ex AN perdono la golden share, Il Pdl diventa un partito (quasi) come gli altri

www.italiainformazioni.com
E’ una mezza rivoluzione, come se il conduttore di uno spettacolo televisivo, mattatore incontrastato, dopo venti anni, di punto in bianco, avesse concesso la parola alla sua valletta, a lungo silenziosa e defilata. Silvio Berlusconi ha regalato a Angelino Alfano la parola nella qualità di capo del suo partito. Il ruolo, non solo la voce, naturalmente. Per chi fonda un partito salendo su un predellino si tratta di un atto di magnanimità, benevolenza e fiducia che sa di straordinario.

Per arrivare a tanto, vuol dire che ha fatto ogni valutazione alternativa possibile e non ne ha trovata una che potesse evitargli il doloroso passaggio, che prevede anche la nascita di una figura tipica dei partiti tradizionale, quella di segretario politico.

Berlusconi l’ha fatto questa “consegna” con il piglio di chi non ha per nulla scelto di lasciare le quinte, ma anche con la convinzione che fosse la cosa giusta da fare per ridare al suo partito esausto per una sconfitta gravosa da sopportare.

Il Ministro della Giustizia, accanto nel corso dell’incontro con i giornalisti a Palazzo Grazioli, è apparso a suo agio ed ha messo in campo tutti gli argomenti utili per cancellare l’ìmmagine di un partito irrimediabilmente sconfitto, ricordando – tra l’altro – i titoli con cui nelle precedenti analoghe circostanze (1995, 2001, 2006), il giornale della sinistra – come lui ha definito La Repubblica – ha annunciato l’irreversibile fine del centrodestra e del partito di Berlusconi. Le cose, ha osservato, non sono andate esattamente così.

Alfano ha anche annunciato la costituzione di un nuovo team al vertice del Pdl, i cui componenti avranno titoli e qualità per esercitare con efficienza e competenza in piena libertà la loro attività.

Angelino Alfano ha voluto precisare comunque che la sua nomina a segretario nazionale del Pdl sarà formalizzata nel corso del consiglio nazionale ed in quella circostanza egli si dimetterà da Ministro della Giustizia per assumere il nuovo incarico. Nel lasso di tempo che gli resta come Guardasigilli, Alfano conta di concludere l’iter della riforma del processo civile con un decreto da portare in Parlamento e proporre il nuovo codice antimafia.

Chi sostituirà Alfano al governo come Ministro della Giustizia? Le candidature sono state esaminate dall’ufficio politico del Pdl ma la decisione non è stata ancora presa. I nomi che si fanno con maggiore insistenza sono quelli di Maurizio Lupi e di Fabrizio Cicchitto. Il primo ha molte più chances del secondo.

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http://www.italiainformazioni.it/giornale/politica/126092/alfano-siede-alla-destra-berlusconi-perdono-golden-share-diventa-partito-quasi-come-altri.htm

Francia, veleni nel governo «Un ex ministro pedofilo»

L'accusa di Ferry: «Orge in Marocco con ragazzini»

L'ex ministro della Cultura francese Jack Lang, 71 anni.
L'ex ministro della Cultura francese Jack Lang, 71 anni.
DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
PARIGI - Il caso Strauss-Kahn ha sconvolto i francesi: dopo le critiche all'omertà della casta politico-mediatica, chi ora goffamente prova a uscire dal silenzio finisce nella diffamazione. «Un ex ministro anni fa si è fatto beccare a Marrakesh in un'orgia con alcuni ragazzini - ha dichiarato il filosofo Luc Ferry in diretta tv su Canal Plus -. Bene, probabilmente sappiamo tutti di chi si tratta». «Veramente no - è intervenuto il conduttore Ali Baddou -, chi è?». «Io lo so e sono certo di non essere il solo. La storia mi è stata raccontata dalle più alte autorità dello Stato, e in particolare dal Primo ministro», ha precisato Ferry, a sua volta ministro dell'Educazione nazionale dal 2002 al 2004. Un altro segreto di Pulcinella quindi, proprio come venne definita l'ossessione sessuale di DSK dopo i fatti del Sofitel. Ma Ferry dice troppo, o troppo poco. «Non faccio il nome perché a finire condannato sarei io», ha detto. La sua maldestra riflessione sulla difficoltà di parlare dei costumi sessuali dei personaggi pubblici, e il suo coraggio a metà, generano un nuovo, gravissimo scandalo. La pedofilia di un ex ministro sarà anche nota da tempo a lui e ai suoi amici politici, ma per milioni di francesi è una scoperta scioccante.
Jack Lang, storico ministro della Cultura di Mitterrand e istituzione della gauche, è stato il primo a essere toccato dal sospetto e ha passato ore d'inferno promettendo di trascinare in tribunale «chiunque metta in causa il mio onore». Ieri sera Ferry ha fatto sapere, tramite un altro ospite alla trasmissione, che non si riferiva a lui. Ma intanto giornali e televisioni si sono risvegliati da una reticenza decennale, rilanciando voci di corridoio - sempre smentite - che accompagnano Lang dagli anni Settanta. Nello spazio di poche settimane, e all'indomani delle dimissioni del vice-ministro Georges Tron appassionato di riflessologia plantare femminile, la Francia rischia di trasformarsi da Paese di libertini a quello di cacciatori di streghe.
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La mappa europea dell’avanzata dei partiti populisti e xenofobi

Gli ultimi sono stati i finlandesi. Un quinto dei quali ha dato il proprio voto alla formazione di estrema destra alle recenti elezioni politiche: iVeri Finlandesi hanno ottenuto 39 seggi, da 5 che ne avevano. Uno sconvolgimento, per il panorama politico della tranquilla e civile nazione scandinava, che ha tuttavia deciso di escludere il partito dalla formazione del goveno, preferendo un’ampia coalizione (sempre moderata e conservatrice).

Il regista danese Lars Von Trier, che a Cannes ha dichiarato di simpatizzare per Hitler e ammirare il suo ministro della propaganda Speer, ha parlato di ‘umorismo danese’ per giustificarsi. Se anche nel suo Paese chiunque stigmatizzerebbe dichiarazioni simili, è pur vero che per fronteggiare l’immigrazione il governo di minoranza ha sospeso il Trattato di Schengen grazie proprio all’appoggio esterno del Partito del popolo di Pia Kiaersgaard. Quest’ultimo ha più che raddoppiato i consensi (passando dal 6,8 del 2004 al 15.3 del 2009, nelle elezioni europee).

Sono solo due delle spie, accese in tutta Europa, che segnalano l’aumento del consenso per ipartiti populisti, conservatori e nazionalisti. I meccanismi ricalcano ormai modelli noti. Se il voto alle destre riflette condizioni diverse da Paese a Paese, ad accomunare tutti è l’identificazione dello stesso nemico, individuato nell’altro, nel diverso, nello straniero. Contro di esso, l’elettorato si chiude, rilanciando nazionalismo e protezionismo. Questo prende forme spesso xenofobe, e influenza l’azione di governo nell’elaborazione di misure anti-immigrati: dalla sospensione di Schengen al divieto di indossare il velo, al bando sulla costruzione di moschee e via dicendo. Dal 2009, anno delle europee, e in quasi tutte le consultazioni successive, le formazioni della destra populista hanno raggiunto e superato ildieci percento in undici Stati: Austria, Belgio, Bulgaria, Danimarca, Francia, Italia, Lituania, Norvegia, Olanda, Ungheria, Svizzera.

Partiti ultraconservatori sono recentemente entrati nelle coalizioni di governo in Belgio, nei Paesi Bassi e in Svezia. Da anni lo sono già in Svizzera e Italia. Ben note le campagne di Svp (con manifesti che effigiano minareti a forma di missile o gli immigrati come pecore nere) e Lega Nord (alle scorse regionali venne distribuito sapone per lavarsi le mani ‘dopo aver toccato un clandestino’). In Francia, l’eredità di Jean-Marie Le Pen è stata raccolta dalla figlia Marine, che alle scorse regionali ha raccolto il 12 percento.

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http://www.improntalaquila.org/2011/05/25/articolo21916/

L'America "bombarderà" gli hacker

Mentre Google denuncia: centinaia di indirizzi gmail, anche di funzionari del governo, violati da cinesi.
Un attacco cibernetico equivale a un atto di guerra e gli Stati Uniti reagiranno di conseguenza: ad attestarlo è il documento strategico sulla «cyberwar» che il Pentagono ha confezionato e la Casa Bianca renderà pubblico entro la fine del mese. La maggiore novità, anticipata dal Wall Street Journal, sta nell’attestazione del principio che «gli Stati Uniti risponderanno ad atti ostili provenienti dal cyberspazio come farebbero nei confronti di ogni altra minaccia contro la nazione». Ciò significa che l'intero arsenale del Pentagono potrà essere adoperato per colpire chi sfrutterà Internet al fine di violare strutture civili o militari di importanza strategica: dalle centrali nucleari alle metropolitane, dal traffico aereo alla rete elettrica fino agli scambi finanziari. In testo vuole essere un monito agli hacker e a chi si cela dietro di loro: «Ci riserviamo il diritto di adoperare tutti i mezzi necessari - diplomatici, militari ed economici - nel rispetto della legge internazionale, al fine di difendere la nostra nazione, i nostri alleati e i nostri interessi». Il colonnello Dave Lapan, portavoce del Pentagono, va oltre: «Deve essere chiaro che in risposta a un attacco cibernetico gli Stati Uniti non si limiteranno a una risposta cibernetica ma valuteranno tutte le opzioni per mettere a segno la risposta». Il riferimento è all’ipotesi che degli hacker tentino di causare «gravi danni alla sicurezza». Se un tale scenario dovesse verificarsi e Internet consentisse un attacco a sorpresa contro gli Stati Uniti, il Pentagono potrebbe dunque rispondere colpendo gli autori con la massima potenza: missili, bombardamenti aereo-navali e ogni altra arma a sua disposizione. Tali indiscrezioni coincidono con le rivelazioni fatte ieri da Google sul fatto che «centinaia di indirizzi gmail, inclusi quelli di alcuni alti funzionari del governo» sarebbero stati violati da hacker che hanno operato dalla provincia cinese dello Jinan. Risale a meno di un anno fa un episodio analogo che vide hacker cinesi aggredire gli indirizzi gmail di dissidenti locali, provocando dure proteste degli Usa.
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I ribelli accusano Gheddafi "Pronto a colpire in Italia"

Arrestati a Perugia due lealisti. E il raiss minaccia gli insorti con le autobomba

GUIDO RUOTOLO

ROMA
Aveva dichiarato guerra all’Italia, il raiss. Tradito dall’«amico» Berlusconi, Muammar Gheddafi voleva vendicarsi. E la sua strategia prevedeva una prima fase: l’occupazione della sua (ex) ambasciata a Roma passata con i rivoltosi. Non è soltanto una ipotesi perché le nostre forze di sicurezza e le indagini della Procura di Perugia hanno sventato il blitz, e arrestato due gheddafiani, Seleh Khalifa Omran Khalifa e Abdel Hadey Salem Adel.
Da quando è iniziata la rivolta in Libia e da quando la Nato è entrata in azione per far rispettare la risoluzione 1973 delle Nazioni Unite, è la prima offensiva all’estero del Colonnello di cui si ha notizia. Offensiva sventata dalle forze di polizia e dalla magistratura di un Paese della coalizione. Domenica notte un gruppo di lealisti doveva occupare l’ambasciata di via Nomentana, a Roma. Una «irruzione violenta» per togliere «la bandiera dell’opposizione a Gheddafi che era stata issata nell’ambasciata», e «cacciare con la forza» l’attuale ambasciatore Hafed Gaddur, «rappresentante in Italia del governo libico di opposizione a Gheddafi».
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