sabato 28 gennaio 2012

COMPASSIONE ...


Ius soli, Di Pietro dice sì "Giusta la cittadinanza"


Il leader dell'Idv: "Se una persona nasce qui, ci paga le tasse e alla fine ci muore pure perché non deve averla?". Della Vedova (Fli): "Se ne discuta in Parlamento"

MILANO - Antonio Di Pietro si schiera a favore dello 'ius soli', il diritto cioè alla cittadinanza per tutti i nati in un certo paese, sistema diverso da quello attualmente in vigore in italia che invece dà il passaporto in base al 'sangue' dei genitori.  "Sì, sì, sì" allo 'ius soli' - dice a Fabio Fazio durante la registrazione di un'intervista che andrà in onda stasera su Raitre a 'Che tempo che fa' - Se una persona nasce qui, ci paga le tasse e alla fine ci muore pure perché non deve avere la cittadinanza?"

LA CAMPAGNA:  MANDATE LE VOSTRE FOTO 1

Favorevole anche  il presidente del Verdi Angelo Bonelli: "Non c'è alcuna ragione perchè ai bambini figli di immigrati che nascono in Italia, crescono in Italia e studiano in Italia non sia concessa la cittadinanza italiana. Lo ius soli in Francia è in vigore dal 1515. La cittadinanza basata sullo ius sanguinis è un archetipo del passato che non considera in nessun modo le modificazioni che ci sono state nella società italiana europea e mondiale".

FOTO: I VOLTI DELLA SECONDA GENERAZIONE
 2


Il capogruppo di Fli alla Camera, Benedetto Della Vedova, invece, chiama in causa il Parlamento: "E' un argomento che esplicitamente non rientra tra gli impegni e i dossier dell'esecutivo, e dunque la sua discussione non comporta alcun contrasto all'interno della maggioranza. Comporta una dialettica, evidentemente vivace, tra le forze politiche e un dibattito altrettanto vivo nel paese. Una cosa è opporsi a una nuova legge. Altra è opporsi pregiudizialmente all'idea che le Camere ne discutano". Ieri Gianfranco Fini, a Repubblica Tv 3, era tornato a chiedere una legge per la cittadinanza ai figli degli immigrati che siano nati in Italia e abbiano frequentato almeno un ciclo scolastico: "Mi auguro che in questa legislatura il parlamento intervenga su una legge che regoli la cittadinanza, non è una questione da tutti condivisa e certamente ci sarà un dibattito anche abbastanza serrato". 

Infine Guglielmo Loy, segretario confederale della Uil, spiega: "Gli stranieri regolari sfiorano ormai 5 milioni in Italia. In una società che cambia così radicalmente, il concetto di cittadinanza non può rimanere quello del 1992 (data della ultima legge in materia ndr) quando gli immigrati erano 500 mila. E non possiamo condannare questi bambini a rimanere nella condizione di immigrato fino ai 18 anni. Sono anche loro il futuro del nostro Paese. Per questo motivo la Uil chiede l'adozione di uno 'ius soli' temperato, concedendo la cittadinanza ai bambini figli di stranieri che completano in Italia  il primo ciclo di istruzione scolastica". 

Giustizia, Italia agli ultimi posti nel mondo: conto da 96 mld per gli arretrati

(Adnkronos)
Milano, 28 gen. (Adnkronos) - La giustizia in Italia? Da record. E' agli ultimi posti nel mondo: meglio di noi Gambia, Mongolia e Vietnam. Ma non solo. Abbiamo oltre 9 milioni di fascicoli arretrati che ci costano, per la parte civile, 96 miliardi in mancata ricchezza. Smaltirli farebbe schizzare il pil del 4,8%, ma basterebbe anche abbattere del 10% i tempi per guadagnare lo 0,8%. E poi i costi per le imprese: spropositati, il doppio che in Germania. Questa in sintesi la radiografia del sistema giustizia Italia che emerge analizzando dati e stime di Confindustria, Cprc e Banca Mondiale.
La lentezza dei processi frena la crescita per cittadini, imprese e investimenti esteri con costi enormi per il Paese. Ai fascicoli accumulati, che superano i 6 milioni, si devono aggiungere i 3,5 milioni circa di procedimenti penali. Le sole pratiche relative ai procedimenti civili pendenti occuperebbero una superficie pari a 74 campi da calcio grandi come San Siro. Una montagna di carta che, in termini economici, si traduce in quasi 96 miliardi di euro di mancata ricchezza.
L'abbattimento del 10% dei tempi della giustizia civile potrebbe determinare un incremento dello 0,8% del Pil, secondo l'ultima stima di Confindustria. "Abbiamo calcolato - spiega all'Adnkronos Edoardo Merlino, segretario generale del Centro per la prevenzione e risoluzione dei conflitti (Cprc) - che questa percentuale corrisponde in termini economici a un milione di cause civili pendenti". Azzerare l'arretrato civile dunque farebbe guadagnare il 4,8% del Prodotto interno lordo pari a poco meno di 96 miliardi. Una missione ritenuta non impossibile se si guarda al 'modello Torino'.
Da Viale dell'Astronomia a Confartigianato sono diverse le associazioni di imprenditori che chiedono un intervento del governo per recuperare competitività. Ma non solo: il presidente della commissione Giustizia del Senato, Filippo Berselli, chiede al ministro della Giustizia, Paola Severino, di affidarsi a magistrati manager contro i ritardi. Nel rapporto 'Doing Business 2012' della Banca Mondiale, l'Italia continua a perdere posizioni. E' fanalino di coda in Ue e non va meglio il confronto con il resto del pianeta: 158esima su 183 paesi. Meglio di noi Gambia, Mongolia e Vietnam, impari il confronto con il Vecchio Continente. In Italia servono 1.210 giorni per tutelare un contratto, contro 394 in Germania, 389 in Gran Bretagna e 331 in Francia. Ben 692 giorni in più - equivalente ad 1 anno 10 mesi e 27 giorni - rispetto alla media di 518 dei paesi Ocse.
In Italia, inoltre, i costi legali sono spropositati. La quota in termini di assistenza legale e spese processuali, rispetto al valore complessivo della causa, è tra le più alte: circa il 30%, contro il 14,4% della Germania e il 9,9% della Norvegia. La Commissione europea sull'efficienza della giustizia calcola che lo Stato italiano spende per la giustizia 70 euro per abitante, a fronte dei 58 della Francia dove, peraltro, la durata media di un processo civile è la metà. Non solo: le aziende straniere incassano i danni nel giro di 12 mesi, mentre quelle del Belpaese devono aspettare in media oltre 3 anni oppure accettare accordi al ribasso, mentre nel frattempo chiedono prestiti per sopravvivere. Abnorme la durata dei fallimenti, più di 10 anni in media, non è da meno la giustizia tributaria. L'incertezza frena così l'economia, oltre che accrescere il senso di ingiustizia.
Stime della Banca d'Italia indicano che "la perdita annua di prodotto attribuibile ai difetti della nostra giustizia civile potrebbe giungere a un punto percentuale". Un deficit pubblico giudiziario tutto da sanare.
Sul Sud Italia pesa la maggior parte dell'arretrato, più di metà del totale nazionale. Qui la giustizia viaggia con il freno a mano tirato. La durata media di un processo civile ordinario di primo grado si triplica da Torino a Messina, da 500 a 1.500 giorni. A Roma i processi civili durano un terzo in più che al Nord dove, comunque, non mancano città 'fuori media'.
Secondo alcune stime elaborate dal Centro studi Confindustria basate sull'eterogeneità geografica nella lunghezza dei processi di primo grado, le ripercussioni sullo sviluppo economico sono "rilevanti": se nella provincia di Bari la giustizia civile avesse "la stessa efficienza che si riscontra nella provincia di Torino (-60% circa di durata dei procedimenti), la sua crescita economica nel periodo 2000-2007 sarebbe stata più elevata di 2,4 punti percentuali".
La spesa pubblica complessiva per tribunali e procure, invece, supera i 7,5 miliardi di euro, la seconda più alta in termini pro-capite in Europa dopo la Germania. L'Ufficio studi di Confartigianato stima che la giustizia-lumaca sottrae agli imprenditori risorse per 2,2 miliardi di euro. Impossibile da quantificare i mancati introiti per la fuga degli investitori esteri, spaventati dai nostri ritmi giudiziari. E ad aumentare il deficit è anche la legge Pinto, applicata se non si rispettano i tempi ragionevoli di un processo. Un trend in pauroso aumento. Nel 2008 il danno per le casse dello Stato è stato di 81,3 milioni di euro, l'anno successivo è lievitato a 267 e nel 2010, assicurano gli esperti, ha superato i 300 milioni. Un rischio oneroso se si considera che le cause in corso, tra penale e civile, superano i 9,5 milioni. E la nostra litigiosità non ha eguali: più del doppio rispetto alla media Ue, da 10 a 20 volte in piu' degli scandinavi.
Se la lentezza del processo sembra non frenare la voglia di giustizia, tra ricorsi, impugnazioni e cavilli cresce il popolo degli avvocati, circa 260 mila. In provincia di Milano ci sono tanti legali quanti nell'intera Francia. E le tariffe premiano chi firma più atti, non chi accorcia i tempi o evita i processi optando per la conciliazione. Così tra eterni rinvii che si rincorrono per i tre gradi di giudizio l'onorario cresce insieme all'arretrato.

La Lega Araba sospende la missione degli osservatori in seguito alle violenze in Siria

(Xinhua)
Il Cairo, 28 gen. - (Adnkronos/Aki/Ign) - Situazione sempre più tesa in SiriaLa Lega Araba ha deciso di sospendere la missione degli osservatori inviati nel Paese per cercare di risolvere la crisi in corso e per valutare l'effettiva applicazione dell'iniziativa di pace. La sospensione momentanea è "per proteggere gli inviati dalle violenze in aumento'', ha detto Adnan al- Khodair, capo dell'ufficio di monitoraggio della missione al Cairo, all'agenzia di stampa Xinhua.
La decisione è stata presa dal segretario generale della Lega Araba Nabil al-Arabi e non dai ministri degli Esteri arabi, ha precisato Khodair. Al momento non è stata fornita alcuna indicazione sulla data in cui la missione riprenderà, ma comunque ''quando la situazione migliorerà'', ha spiegato Khodair.
Intanto, nella sessione speciale del Consiglio di sicurezza dell'Onu, la Russia ha confermato il suo no ad una nuova risoluzione sulla Siria. Secondo quanto hanno riportato fonti diplomatiche nella riunione, a porte chiuse, l'ambasciatore russo Vitaly Churkin ha definito "deludente" la bozza presentata dal Marocco ed elaborata insieme alla Germania. Una bozza che riprende la proposta lanciata dalla Lega Araba per le dimissioni del governo, la fine delle violenze che hanno provocato almeno 5400 morti e l'avvio delle riforme.
La bozza chiede inoltre un embargo alla fornitura delle armi a Damasco. A questa misura si oppone la Russia che ha appena consegnato alla Siria caccia per un valore di 564 milioni di dollari. Senza contare che la Marina russa ha in Siria un'importante base strategica.
Lo scorso ottobre, insieme alla Cina, Mosca ha posto il veto ad un'altra risoluzione contro Damasco. "Il piano della Lega Araba è l'unico modo per evitare il peggio", ha dichiarato l'ambasciatore francese all'Onu, Gerard Araud. E anche il suo collega tedesco, Peter Wittig, ha parlato di "una situazione terribile in Siria che ogni giorno peggiora".
Ancora oggi un tragico bilancio. Undici persone sono state uccise nella repressione sferrata dalle forze governative contro l'opposizione nei pressi di Damasco, denunciano gli attivisti siriani. Le forze di sicurezza e i militari stanno colpendo le zone nei dintorni della capitale e le provincie di Hama e di Homs, nel centro del Paese. La quarta brigata dell'esercito, guidata dal fratello del presidente siriano, Maher al-Assad, sta conducendo ''operazioni sanguinose'', come ha dichiarato l'attivista Ahmed al- Mallah da Damasco all'agenzia di stampa Dpa.
Inoltre, sempre secondo gli attivisti, i cadaveri di 17 uomini arrestati dalle forze di sicurezza del regime ad Hama questa settimana sono stati trovati abbandonati per strada. Tutti uccisi con un colpo d'arma da fuoco alla testa.

Giglio, trovato il cadavere di una donna. 17esima vittima, membro dell'equipaggio

Roma, 28 gen. (Adnkronos) - I sommozzatori hanno trovato un altro cadavere nel relitto della Costa Concordia. La 17esima vittima del naufragio è una donna.
Il corpo, individuato sul ponte 6, è stato trovato senza il giubbotto di salvataggio addosso. ''La donna risulterebbe essere un membro dell'equipaggio in quanto indossava la divisa di servizio''. Lo comunica la struttura del Commissario delegato per l'emergenza del naufragio della Costa Concordia, sulla base ''delle ulteriori informazioni pervenute''.
Intanto, a quanto riferisce, l'unità di crisi della Prefettura di Grosseto, è stata identificata una delle vittime recuperate precedentemente. Si tratta di una cittadina tedesca, di nome Inge Schall.
Anche oggi proseguono le ricerche dei dispersi. Stop momentaneo, invece, alle operazioni preparatorie per lo svuotamento del carburante dai serbatoi. ''Visto il peggioramento delle condizioni meteo marine e per garantire la sicurezza dell'intera operazione, le società Smith e Neri hanno comunicato la temporanea interruzione delle attività di flangiatura e il rientro in porto del pontone Meloria''. Ne dà notizia la struttura del Commissario delegato per l'emergenza del naufragio della Costa Concordia, aggiungendo che ''le operazioni riprenderanno come programmato non appena le condizioni meteo lo permetteranno. Proseguono invece le attività di ricerca delle persone ancora disperse da parte dei soccorritori''.
L'aspirazione vera e propria di combustibile era stata prevista inizialmente per oggi, poi ieri era stata rimandata a domenica, ma a questo punto non è escluso che i lavori slittino a lunedì. Per domani, infatti, viene dato un ulteriore peggioramento delle condizioni meteo, con mare da mosso a molto mosso, venti forti da sud-est e cielo molto nuvoloso o coperto con rovesci.

Torino, diecimila al corteo No Tav Sfilano le 'macerie' di Chiomonte

Torino, 28 gen. (Adnkronos/Ign) - Carriole con le 'macerie' del cantiere della Maddalena di Chiomonte, filo spinato, pezzi di reti metalliche e di legno e bossoli di lacrimogeni hanno aperto questo pomeriggio il corteo No Tav partito da piazza Carlo Felice a Torino e diretto in piazza Castello, in solidarietà con le persone arrestate per gli scontri della scorsa estate in Val di Susa. Dietro, tra le bandiere con il tradizionale treno crociato, lo striscione 'No Tav, garanzia per il futuro' (FOTO).
A sfilare per le vie del centro, sotto un misto di pioggia e neve, alcune migliaia di personediecimila secondo gli organizzatori, arrivate con bus, treni e mezzi privati. Tra loro anche un gruppo di ragazzi Milano con lo striscione 'Dalla Valsusa a Milano paura non ne abbiamo' e i nomi degli arrestati milanesi e un gruppo di anarchici in nero con uno striscione che recitava 'Il tempo dell'attesa è finito. Blocchiamo tutto'.
"Chi pensava che il popolo No Tav si sarebbe spaventato per gli arresti non ha capito niente. Sono vent'anni che abbiamo messo in conto di poter venire arrestati - ha detto Alberto Perino, uno dei leader del movimento - La manifestazione di oggi era prevista da oltre un mese per riportare a casa loro le macerie che hanno fatto in Valle''.
Al corteo ha preso parte anche la Fiom Torino con il segretario provinciale, Federico Bellono. "Tanto più in questo momento - ha sottolineato - è importante ribadire il carattere popolare e democratico del movimento No Tav e le ragioni mai tanto forti come oggi contro quest'opera".
La polizia ha monitorato l'intero percorso della manifestazione e i punti 'a rischio' come le banche. Un gruppo di ragazzi con cappucci e sciarpe nere hanno lanciato dei barattoli di vernice e uovacontro le serrande abbassate della libreria de La Stampa, sede storica del quotidiano torinese. Il gruppo ha urlato slogan contro giornalisti e forze dell'ordine prima di tornare a sfilare.
Il corteo è poi giunto davanti al palazzo della Regione in piazza Castello. Mentre i partecipanti gridavano 'giù le mani dalla Val Susa', altri manifestanti hanno rovesciato, in un improvvisato cantiere allestito nella piazza e protetto da finti militari e delimitato da strisce bianche e rosse con la scritta 'sito di interesse strategico nazionale', le carriole con all'interno le 'macerie' del cantiere della Maddalena. Ad accompagnare il gesto simbolico il gruppo dei clown army no tav che hanno improvvisato un variopinto spettacolo.
Continua ...
http://www.adnkronos.com/IGN/News/Cronaca/Torino-diecimila-al-corteo-No-Tav-Sfilano-le-macerie-di-Chiomonte_312912760793.html

Stefano Cucchi, la perizia shock


Pestato a sangue, dicono i risultati. Poliziotti a processo
Il Messaggero pubblica i risultati della perizia Cucchi presentati ieri in tribunale:
Vittorio Fineschi, 52 anni, docente di Medicina Legale a Foggia,capo del team ingaggiato dai Cucchi, ieri ha detto chiaro e tondo di pensarla in modo sideralmente opposto. Fabio Anselmo, legale della famiglia, ha chiesto che «a questo punto l’imputazione contro gli agenti sia trasformata in omicidio» (ora è lesioni, ndr). «Al di là delle ipotesi – ha detto Fineschi – ci sono i fatti. Medici diversi constatarono le ecchimosi sul volto e alla schiena. Una radiografia ha certificato una frattura a una vertebra lombare e l’autopsia ha confermato tutto questo. Sono elementi incontestabili da cui nasceunaconvinzione: lelesioni subite da Cucchi sono intimamente legate al decesso».
Il pestaggio ricostruito dall’accusa sarebbe dunque l’innesco della tragedia:
«Con il passare delle ore – ha proseguito Fineschi – la lesione alla vertebraha alterato il funzionamento della vescica. In ospedale non ci si rese conto della situazione. Il catetere messo al detenuto finì fuori sede, le urine si accumularono». L’autopsia ha accertato un ristagno: un litro e mezzo. «Questa condizione -  ha sostenuto lo specialista – ha provocato un problema di circolo sanguigno e la morte». Causa ultima: «Edema polmonare acuto in un soggetto politraumatizzato in decubito coatto con quadro di insufficienza cardiaca». Dietro i termini un po’ professorali si nasconde la totale divergenza di vedute tra parte civile e Procura. I periti non concordano su nulla.Quelli del pm ad esempio pensano che la frattura alla vertebra risalisse a molto tempo fa perché «c’era callo osseo» e perché «se ne parla in una vecchia cartella clinica ».
I consulenti dei Cucchi la ritengono così recente da avercausato i danni alla vescica e tutto il resto:
Per i giudici non sarà un gioco districarsi in un tale labirinto. Prossima udienza il 9 febbraio. Di certo quella di ieri ha fornito frecce all’arco dei Cucchi. «Nonso perché i consulenti dell’accusa abbiano certe posizioni – ha detto la sorella di Stefano – Non voglio pensare né a disegni né ad altro. Ma i nostri periti stanno fornendo spiegazioni scientifiche che gli altri non ci hanno dato».

PUNTEGGIATURA


Religione a scuola: quando lo Stato rinuncia al suo ruolo

di Cinzia Sciuto

È tempo di iscrizioni scolastiche, che riguardano milioni di famiglie alle prese con la scelta della scuola per il prossimo anno. Sui moduli delle scuole statali, a partire addirittura dalla scuola dell’infanzia, tra i vari campi da riempire c’è anche quello «per l’esercizio del diritto di scegliere se avvalersi o non avvalersi dell’insegnamento della religione cattolica». Una manifestazione di libertà, si dice. Un’abdicazione dello Stato al suo ruolo, in verità.

I genitori che ritengono che il posto della religione non sia nella scuola (pubblica) ma nelle chiese e nelle case, possono richiedere che il figlio esca dall’aula quando entra l’insegnante di religione. Per andare dove? A fare cosa? Quando va bene, la scuola organizza non meglio specificate «attività sostitutive», quando va male i bambini-ragazzi bighellonano per i corridoi in attesa che finisca l’ora di religione oppure entrano o escono prima da scuola se si tratta delle ore iniziali o finali della giornata scolastica. Per cui l’«alternativa» che si presenta al genitore è una sorta di segregazione: mentre (quasi) tutti i tuoi compagni rimangono in classe, tu (insieme a pochi altri) devi uscire e inventarti qualcos’altro da fare. Scelta di cui poi bisogna in qualche modo rendere conto ai figli, e molto probabilmente è più semplice spiegare a un bambino di 3 anni che l’uomo è un animale venuto fuori dopo centinaia di migliaia di anni di evoluzione naturale, piuttosto che fargli capire perché quando arriva la maestra di religione lui deve uscire dall’aula.

Ora, i casi sono due: o l’insegnamento della religione cattolica è parte integrante della formazione che la scuola pubblica intende dare ai suoi alunni, e allora non può essere consentito a nessuno di rinunciarvi, esattamente come nessun genitore può pretendere che il figlio non segua le lezioni di italiano, matematica e persino di educazione fisica; oppure l’insegnamento della religione cattolica è questione demandata alle scelte della famiglia, e allora non si capisce perché queste scelte debbano essere realizzate a scuola. La formazione dei propri figli è una questione complessa, nella quale entrano diverse «agenzie» formative, con ruoli distinti. Dopo la scuola, ogni famiglia decide in completa autonomia come «integrare» la formazione dei figli e sarebbe del tutto insensato pretendere che la scuola (pubblica) copra interamente lo spettro delle opzioni formative delle famiglie.

Uno Stato confessionale ha il pieno diritto di prevedere nell’ambito dei curricula scolastici della scuola pubblica l’insegnamento della religione, poiché in questo modello statuale essa costituisce non già un aspetto della vita privata delle persone, ma parte integrante (e anzi fondamentale) della formazione «civica» dei cittadini. I Patti Lateranensi, recepiti nell’articolo 7 della nostra Costituzione, fino alla loro revisione del 1984, definivano la religione cattolica «religione di Stato» ed era pertanto comprensibile e, a rigor di logica, persino doveroso che lo Stato la inserisse tra gli insegnamenti obbligatori della scuola pubblica.

Nel 1984 però quella clausola fu abolita e la religione cattolica è (dovrebbe essere) oggi una religione al pari delle altre (sebbene continui a godere di uno status privilegiato, ormai non più giustificato), tanto che proprio quella revisione, abolendo la «religione di Stato», abolì anche l’obbligatorietà dell’insegnamento della religione cattolica. Se non c’è una religione «di Stato», la religione diventa questione privata, personalissima che può rappresentare per molti (al limite: per tutti) un’aspetto centrale della propria vita e che può ovviamente esprimersi pubblicamente in tutte le forme e i limiti garantiti dalla libertà di espressione e associazione di tutti i cittadini, ma non può costituire insegnamento in una scuola pubblica.

E scaricare sui genitori la scelta rivela soltanto la debolezza di uno Stato, incapace di assumersi la responsabilità della formazione dei propri cittadini.

Ue, Fitch taglia rating cinque paesi tra cui Italia ‎


Ue, Fitch taglia rating cinque paesi tra cui Italia ‎
LONDRA - L'agenzia di rating Fitch ha abbassato, ieri, il rating di cinque paesi europei, tra cui quello dell’Italia. I paesi declassati sono: Spagna, Italia, Belgio, Cipro e Slovenia. Il Belgio è passato da "AA +" a "AA", Cipro da "BBB" a "BBB-", l’Italia da "A +" ad "A-", la Slovenia da "AA-" ad "A" e la Spagna da "AA-" ad "A". La cosa era stata preannunciata già nel mese di dicembre a causa del debito di questi sei paesi, che per Ficth hanno ancora un outlook negativo, nel senso che c'è la possibilità di "poco più del 50%” che retrocedano di nuovo nei prossimi due anni. In Italia, Fitch stima che l’economia subirà una contrazione dell'1,7% nel 2012 e una crescita di solo lo 0,2% nel 2013. Fitch è l’unica delle tre principali agenzie di rating mondiali (le altre sono Moody’s e Standard & Poor’s) che non è di proprietà statunitense: anche se le sue sedi principali sono a New York e a Londra, appartiene al gruppo finanziario francese FIMALAC, con sede a Parigi.

I soldi recuperati dall'evasione saranno usati per ridurre l'Irpef


Il piano sgravi del governo. Il Tesoro vuole inserire nella legge delega l'obbligo di destinare il "tesoretto" a misure di detassazione. C'è incertezza sui tempi dell'operazione: potrebbe scattare verso la fine dell'anno. Se arrivano 15 miliardi, aliquota dal 23 al 20 per cento

di VALENTINA CONTE
Obbligo di destinare ogni anno quanto recuperato dal contrasto all'evasione fiscale per la riduzione delle tasse. Una norma di principio, nuova e rivoluzionaria, potrebbe spuntare nella delega fiscale che il governo Monti si appresta a presentare. E aprire così, dopo rigore e crescita, puntualmente tradotte nei decreti Salva-Italia e Cresci-Italia, la "fase tre", tutta dedicata all'equità. 
Una sorpresa gradita ai contribuenti onesti che pagano le tasse. I frutti potrebbero essere visibili presto, già entro l'anno per le feste natalizie, o più probabilmente nel 2013, quando parte del "tesoretto" recuperato con una sempre più intensa e visibile lotta all'evasione ritornerebbe nelle tasche degli italiani, almeno di quelli più bisognosi e a basso reddito. L'ipotesi, allo studio del governo, si sostanzierebbe in una norma di principio da inserire nella famosa delega fiscale da 20 miliardi, eredità della manovra di agosto di Tremonti. Accanto dunque al riordino mirato di agevolazioni e detrazioni - non sarà una rasoiata orizzontale, assicura il ministero dell'Economia - sostenuto dall'aumento dell'Iva a partire dal primo ottobre prossimo (due punti in più), l'ipotesi sarebbe quella di destinare almeno 10-15 miliardi (qualora l'incasso del gettito recuperato lo consentisse) alla riduzione del primo scaglione di Irpef dal 23 al 20%. Oppure di rimpolpare specifiche detrazioni per famiglie, lavoratori e pensionati. 
Una buona notizia che rinsalda il patto sociale Stato-cittadino, eroso da promesse non sempre mantenute, visto che nell'ultimo decennio tutti i governi, senza eccezione, si sono nutriti dell'annuncio più gettonato: "Abbasseremo le tasse grazie alla lotta all'evasione". Annuncio spesso senza seguito. L'ultima importante redistribuzione in tal senso che si ricordi è targata Finanziaria 2000 sotto il breve governo Amato, con sgravi corposi che arrivarono a circa 30 mila miliardi di lire. A distanza, ci fu il bonus incapienti di Prodi-Padoa Schioppa. E poco più. Tuttavia la pressione fiscale non è mai scesa in modo significativo. E la finanza pubblica italiana ha via via anteposto l'obiettivo di risanamento a quello della restituzione. Bastone e carota. Ora ci prova il governo Monti.
Continua ...

Dal G8 a Scajola, da Calciopoli a Parmalat I processi su cui incombe il colpo di spugna


Molti procedimenti sono saltati o corrono questo rischio, come quello che vede imputato Berlusconi. La legge Cirielli ha dimezzato i tempi per perseguire i reati, ora la magistratura propone di riallungarli

di LIANA MILELLA
SULLA PRESCRIZIONE "parlano" i processi - tanti e importanti, dal G8 alla casa di Scajola, alla clinica Santa Rita, ai dossier Telecom, a Calciopoli, a Parmalat, alle stragi per l'amianto di Palermo e Torino, ai rifiuti di Napoli, ai casi Fitto e Tarantini, a Penati - che vivono una vita accidentata, sono saltati o rischiano di saltare, comunque arrancano verso la sentenza. Spesso con il senso di frustrazione di arrivare soltanto fino al primo grado. Quello di Mills non è certo un caso isolato. Un viaggio nelle inchieste e nei dibattimenti sparsi in Italia rivela subito che in pericolo sono soprattutto i processi per corruzione. Che avrebbero vissuto o vivrebbero una situazione diversa se il calcolo dei tempi concessi all'azione penale fosse diverso da quello attuale, stretto nel massimo della pena più un quarto. Alle spalle la legge Cirielli del dicembre 2005 che ha tagliato a metà lo spazio in cui lo Stato può perseguire l'azione penale. Una prescrizione allungata o congelata nel momento stesso in cui il giudice dà il via al rinvio a giudizio, come hanno proposto il vice presidente del Csm Michele Vietti e il primo presidente della Cassazione Ernesto Lupo, cambierebbe la storia delle inchieste. Naturalmente di quelle future. Perché se oggi si facesse una nuova norma, esse non potrebbe valere per i processi in corso, per la stessa ragione per cui le leggi ad personam di Berlusconi non sarebbero dovute valere per le indagini già aperte. A partire dalle sue. 
Continua ...

Il film anti-islam della polizia di New York


La pellicola veniva mostrata alle reclute durante l’addestramento
Terroristi islamici che sparano in testa ai cristiani, autobombe che esplodono, bambini uccisi stesi per terra, una bandiera islamica che sventola sulla Casa Bianca e una voce narrante che tuona: “Questi sono i veri piani dell’Islam in America. Una strategia per infiltrarsi e dominare l’America. Questa e’ la guerra che non conoscete”.
LO SHOW – Queste e altre sono le immagini che 1.489 agenti della polizia di New York hanno dovuto vedere come parte del loro training nel 2010. Sono contenute in “The third Jihad”, un film finanziato da un’associazione no-profit. La storia,raccontata da un’inchiesta del New York Times, era esplosa a gennaio del 2011 scorso ma la polizia aveva provato a negare dichiarando che il film era stato mostrato “qualche volta, per sbaglio”. Un anno dopo, documenti ottenuti grazie alle regole sulla libertà di stampa, hanno rivelato che “The Third Jihad” veniva mostrato “in continuazione” durante tutto il periodo della formazione.
LA REAZIONE – Nel film di 72 minuti anche un’intervista al capo della polizia Ray Kelly, di recente travolto dalle polemiche per le accuse di violenza sessuale rivolte al figlio. Immediata la reazione della comunita’ musulmana di New York: alcuni hanno protestato davanti alla sede del municipio, altri hanno chiesto le dimissioni di Kelly. Il film, di 72 minuti, è stato finanziato dal Clarion Fund, un gruppo no profit che conta tra i suoi membri un antico componente dello staff di Ronald Reagan e un ex componente della CIA.
Continua ...

Famiglie, atenei e carte d'identità L'Italia più facile


Un «voto» per i manager pubblici. Il libretto universitario solo online

Mario Monti (Eidon/Riccardo Antimiani)Mario Monti (Eidon/Riccardo Antimiani)
Il decreto-legge «semplifica Italia» è stato approvato ieri dal Consiglio dei ministri dopo una riunione durata sei ore. È il terzo «pacchetto» di interventi legislativi urgenti adottato in due mesi, per rimettere in moto l'Italia. Si tratta di una riforma strutturale che introduce semplificazioni per i cittadini e per il mondo dell'economia nei loro rapporti con la Pubblica Amministrazione, in linea con le raccomandazioni della Commissione Europea e di altre istituzioni internazionali. Il Paese nel suo complesso risparmierà molto tempo e molto denaro. 
Vantaggi per i cittadini 
Le misure di semplificazione per i cittadini si propongono di migliorare la qualità dei rapporti che ciascuno di noi ha quotidianamente con le strutture pubbliche. Innanzitutto, il cittadino avrà diritto ad ottenere risposte e tempi certi. Non più, dunque, lunghe attese per ottenere un documento, moduli amministrativi complicati e uffici pubblici inaccessibili. Il cambio di residenza, ad esempio, avverrà con modalità telematica e produrrà immediatamente, al momento della dichiarazione, i suoi effetti giuridici in modo da evitare i gravi disagi determinati dalla lunghezza degli attuali tempi di attesa. Una novità che riguarda quasi un milione e mezzo di italiani.
L'iscrizione nelle liste elettorali, i certificati anagrafici o il rinnovo dei documenti di identità (nel giorno del compleanno, per evitare gli inconvenienti che derivano spesso dal non ricordarsi della scadenza), la partecipazione ai concorsi pubblici: oltre 7 milioni di comunicazioni ogni anno verranno effettuate esclusivamente in via telematica. I cittadini avranno tempi più rapidi nella trascrizione degli atti di stato civile (nascita, matrimonio e morte). Inoltre, con la medesima modalità sono previste le comunicazioni tra Comuni e Questure relative ai cartellini delle carte d'identità e alle iscrizioni, cancellazioni e variazioni anagrafiche degli stranieri. Questo consentirà un risparmio quantificabile in almeno 10 milioni di euro all'anno (tenendo conto solo delle spese di spedizione).
Le persone disabili potranno usare il verbale di accertamento dell'invalidità (anziché le attuali plurime attestazioni medico-legali) per ottenere anche i contrassegni per parcheggiare nel centro storico, l'esenzione dal bollo e dall'imposta di trascrizione al Pra, e il regime agevolato di Iva per l'acquisto dell'auto. Sarà più semplice per i guidatori ultraottantenni rinnovare la patente (per due anni). Nuova sperimentazione della social card nei Comuni con più di 250mila abitanti. Il «bollino blu» per le auto, che oggi deve essere rinnovato annualmente, sarà contestuale alla revisione dell'auto che avviene la prima volta dopo quattro anni e poi con cadenza biennale. Viene semplificata la procedura per l'astensione anticipata dal lavoro per le donne in gravidanza. Lo scambio dati tra enti erogatori di interventi e servizi sociali permetterà all'Inps di entrare in possesso delle informazioni sui beneficiari e sulle prestazioni concesse, e di accendere un faro sugli abusi.
Continua ...

Sisma vicino Parma, oggi scuole chiuse


(ANSA) - ROMA - Un sisma di magnitudo 5.4 è stato avvertito ieri dalla Svizzera all'Umbria e ha avuto per epicentro l'Emilia. Alla prima sono seguite altre due scosse di minore intensità. Scuole chiuse oggi in alcune province, fra cui Parma e Carrara. Crolla il tetto in una chiesa a Massa: illesi i fedeli. Slitta a domani il pompaggio del carburante dalla Costa Concordia.