sabato 3 ottobre 2009

Banca rotta del Servizio Sanitario Nazionale. Regione Abruzzo la vergogna

63 miliardi di euro, è la stima dei debiti di Asl e ospedali italiani. Non mancano le differenze e viene confermata la netta sofferenze della sanità meridionale (e Laziale). È quanto risulta dallo studio di Confindustria “Il fabbisogno e il finanziamento della sanità, 2000-2008”. Il debito sommerso da 63,38 miliardi. Un profondo rosso che dal 2003 è cresciuto del 71,5%, che vale il 4,1% del Pil e poco più di mille euro medi procapite. Ma con le eccezioni: il 37% del debito pesa sulle regioni del Mezzogiorno, il 32,8% su quelle del Nord, il 29,9% su quelle del Centro. Ma nel Sud il rapporto debito/Pil precipita al 6,5%, è al 5,7% nel Centro e al 2,5 al Nord. E un debito procapite di 2.625 Euro nel Lazio, 1.929 € in Campania, di 1.744 € in Abruzzo, 989€ in Molise e 956 € in Valle d’Aosta. Lo studio condotto da Confindustria “Il fabbisogno e il finanziamento della sanità, 2000-2008” analizza i primi otto anni della riforma in senso federalista del SSN. Otto anni nel corso dei quali Asl e ospedali hanno accumulato disavanzi per 35,5. Un disavanzo, mette in risalto lo studio, che dimostra “quanto siano stati disattesi gli obiettivi di bilancio in sede di programmazione dei livelli essenziali di assistenza e di quanto sia stato inefficace il meccanismo dei tetti nel contenere la dinamica della spesa sanitaria”. Questa è la situazione catastrofica del SSN, ora parliamo dell’Abruzzo una Regione che ha ospitato l’inutile G8 e i Giochi del mediterraneo, venuta alla ribalta dei media dopo il 6 aprile, certi politici nemmeno sapevano dove si trovava geograficamente ma vale per l’Italia intera anche per il nord della Lega. In questa Regione martoriata dal sisma, la vita continua e ci sono realtà che i media non considerano importanti e non meritano l’attenzione dovuta. Torniamo indietro nel tempo: ricordate il 14 luglio 2008, dopo la denuncia presentata dal proprietario della Clinica Villa Pini di Chieti, gli inquirenti arrestarono il presidente della Regione Abruzzo e esponenti politici e assessori della Regione.
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