martedì 1 novembre 2011

Il mondo ride di noi: non è colpa di Sarkozy

Il nostro è un paese che ha conquistato col lavoro e il sacrificio un posto nel mondo. Una reputazione che la bassezza della politica del presente sta incrinando.

Sgradevole ed inopportuno. Questo è stato il commento del capo dello Stato, Giorgio Napolitano, al riso sarcastico che il presidente francese Sarkozy ha riservato ad un giornalista reo di aver chiesto un commento sulla serietà dimostrata dal nostro presidente del consiglio, Berlusconi nella gestione della crisi finanziaria europea. Mai in ambito ufficiale un paese membro dell’Europa era stato così volgarmente sbeffeggiato e deriso. D’altro canto il presidente francese, spalleggiato dalla cancelliera tedesca, Angela Merkel, altro non ha fatto che unirsi a quell’esercito di milioni di persone che proprio questo fanno tutti i giorni nella rete. Ridere del nostro presidente del consiglio e del nostro paese. Basta infatti digitare il suo nome su qualsiasi motore di ricerca per scoprire che spopolano sull’web giochini, barzellette, video che ritraggono il gioioso e vitale Cavaliere intento a prodursi nell’ormai planetario “bunga bunga” sventolando fra le mani la bandierina italiana. Un siparietto ed un lessico ormai parte del patrimonio mondiale dell’umanità.

Ma non è colpa di Sarkò se il nostro presidente è il gaudente fondatore del partito forza gnocca, non ha colpe neppure se, sempre il cavaliere, ha la tessera numero uno del partito dell’amore ed è, al contempo, l’unico politico al mondo a mantenere un intero postribolo con tanto di maitresse a libro paga e valenti rappresentanti sia in Parlamento che nei consigli regionali. E non è colpa di Sarkò neppure se non passa giorno che qualche quotidiano internazionale, dal Financial Time al Wall Street Journal dall’Economist aStern, giusto per fare qualche nome, non dichiari il nostro presidente un “burattino” o un “incapace” per non dire di peggio, o se la fama del cavaliere è ormai così stellare che ha oscurato quella di Totò. Il povero Sarkò non è colpevole neppure del fatto che la reputazione del nostro paese sia al minimo storico, da terzo mondo insomma, avendo il nostro presidente portato in Europa, non tanto azioni concrete contro la crisi, con date, numeri e obiettivi, bensì barzellette, canzoncine di Apicella o, nel migliore dei casi, letterine di buoni propositi per un futuro remoto, stile Babbo Natale insomma. È la classe inconfondibile del piazzista.

Ma, dal momento che in Europa sanno leggere benissimo, e sanno anche dare un peso alla credibilità, si è preteso dal nostro esecutivo un impegno scritto almeno credibile prima di fare ulteriori danni al sistema o, per dirla in altre parole, l’asse franco-tedesco ha delineato con un diktat i precisi contorni delle azioni da intraprendere nel nostro paese, lasciando all’esecutivo italiano il compitino di colorare gli spazi con gli acquarelli, proprio come all’asilo gli scolaretti un più scansafatiche. E non possiamo che costatare come il nostro eroe, anche per fare questo, qualche difficoltà l’abbia avuta. Altro che pugnalata alle spalle del presidente, la Banca Centrale Europea è semplicemente stanca di buffonate, così come i mercati che penalizzano ingiustamente i titoli del nostro debito.

Continua ...

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