
Divulgo quello che ... non tutti dicono ... / Perchè il male trionfi è sufficiente che i buoni rinuncino all'azione. (Edmund Burke)
giovedì 27 ottobre 2011
Tunisia/partito Ennahda: interruzione completa relazioni con Israele prima azione dopo vittoria ad elezioni

Occupy Wall Street preoccupa Israele

TELAVIV – Il quotidiano israeliano Maariv ha scritto mercoledì che il movimento Occupy Wall Street ha profondamente preoccupato i responsabili del regime israeliano. Secondo Maariv, tra i protestanti di Occupy Wall Street aumentano sempre di più gli slogan e gli striscioni con messaggi anti-sionisti. Maariv scrive: “I video diffuse sulle proteste a Wall Street dimostrano che si stanno verificando fatti ai danni dell’ebraismo ed in queste proteste gli ebrei vengono presentati come responsabili degli squilibri nei mercati finanziari internazionali”. Maariv ammette che i dimostranti di Occupy Wall Street hanno scandito pure slogan contro le politiche del governo di TelAviv e soprattutto contro l’occupazione di Gaza. I protestanti di Occupy Wall Street, notando la supremazia delle lobby ebraiche sui media, sulle banche e su numerose grandi compagnìe Usa hanno contestato nei giorni scorsi il potere eccessivo di questa minoranza nella società americana.
Chi tocca Lady Bossi, è un uomo "morto"

Era successo altre volte, e ieri di nuovo. Come accade nelle migliori organizzazioni, chi tocca la donna del Capo è un uomo morto. A volte è la mamma, a volte è la bambola di turno, questa volta è la moglie: Manuela Marrone, in arte Lady Bossi.
Colei che dalle poche immagini pubbliche che la ritraggono, mi ricorda l’irresistibile mamma della “Banda Fratelli” del celeberrimo film I Goonies. La donna che secondo alcuni, dal giorno in cui Umberto Bossi fu colpito da un devastante ictus, ha preso sempre più potere nel movimento padano, imponendosi ai propri uomini, dettando la linea politica, decidendo alleanze e rapporti con il Governo.
Quella che, in sostanza, per garantire un futuro al figlio Renzo, pluri bocciato ed evidentemente non dotato di particolari meriti e qualifiche, lo ha fatto eleggere come Consigliere Regionale della Lombardia al fianco dell’ex fiamma di Silvio Berlusconi: Nicole Minetti. Tutto a spese, sia chiaro, del contribuente lombardo, italiano e pure padano.
E’ bastato che poche settimane fa “Panorama” scrivesse un ritratto al vetriolo di Manuela Marrone, definita “l’Imperatrice della Padania”, e “l’anima nera del movimento” perché nella Laga Nord montasse una rivolta contro chi aveva osato infangare il buon nome della Famiglia Bossi. Maroni e Calderoli furono costretti a chiedere spiegazioni direttamente a Silvio Berlusconi, che imbarazzato si dissociò dall’articoloprendendo in considerazione la rimozione del Direttore del settimanale di famiglia.
Martedì scorso il Presidente della Camera Gianfranco Fini ha ricordato imprudentemente duranteBallarò come Lady Bossi sia andata in pensione all'età di 39 anni nel lontano 1992 , assumendo un caso celebre per spiegare come i pensionamenti “facili” del passato abbiano generato l’insostenibilità delsistema previdenziale odierno.
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La Chiesa cattolica fa soldi con il porno?
In Germania una casa editrice in mano al clero vende migliaia di prodotti a luci rosse
Una casa editrice posseduta al 100% dalla Chiesa cattolica tedesca fa lucrosi affari con l’erotismo e la pornografia. Weltbild, un’importante catena di librerie attiva anche sul mercato online, ha in catalogo migliaia di titoli inequivocabili, tra i libri che vende, e in più controlla per un terzo un portale dove vengono venduti Dvd pornografici. La notizia non è in realtà una novità, ma ha creato un piccolo grande scandalo al quale i vescovi tedeschi hanno risposto con un’indignazione più che sospetta.
AFFARI COL PORNO – Weltbild è un’importante catena di negozi dove vengono venduti libri, dischi, film, ed è posseduta completamente dalla Chiesa cattolica tedesca. Le quote della societàsono suddivise tra numerose diocesi tedesche, che si dividono i discreti guadagni che Weltbild realizza. L’anno scorso l’azienda ha avuto un fatturato di un miliardo e seicento milioni di euro, una cifra importante che supporta i bisogni finanziari del cattolicesimo tedesco. Un investimento nell’editoria non è in sé strano per il clero, però ha creato scandalo la pubblicazione di quanti titoli a carattere erotico Weltbild avesse in catalogo. La notizia è stata fornita da una rivista cattolica, Pur, che ha evidenziato come più di 2500 titoli tra i libri venduti da Weltbild avessero contenuti erotici. Ma gli affari a luci rosse non finiscono qui: Weltbild controlla per un terzo un portale che vende materiale pornografico, e ha il 50% di una società che produce anche film per adulti. Un business del porno che rende più ricca la Chiesa cattolica, che già beneficia di un munifico finanziamento statale, ma che indigna i fedeli più conservatori.
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http://www.giornalettismo.com/archives/162137/la-chiesa-cattolica-fa-soldi-con-il-porno/
Per l’alluvione in Liguria piovono critiche perfino dalla Cina
Il disastro visto dai media esteri. Salgono a 7 le vittime causate dalla tragica inondazione che ha colpito Liguria e Toscana due giorni fa, molti i dispersi
Tra il 25 e il 26 ottobre le regioni della Toscana e della Liguria sono state travolte da un violento nubifragio. Dal cielo sono caduti 500 millilitri di pioggia. Paesi isolati per via di ponti e strade distrutte, soccorsi costretti a salvare cittadini e turisti solo via mare o con gli elicotteri. La provincia di La Spezia tra le zone più colpite. I giornali da varie parti del mondo raccontano del disastro che ha colpito il nord Italia da varie angolazioni. Fulcro degli articoli le vittime, la devastazione di luoghi patrimonio dell’umanità e le critiche ai tagli del governo.
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Berlusconi e Draghi, il buffone e l’uomo che può salvare l’euro
L’Economist parla di due italian particolari , due uomini agli antipodi
L’Economist torna a parlare del nostro Paese e racconta “la favola di due italiani: uno potrebbe condannare l’euro e uno potrebbe salvarlo”. Si parla di Berlusconi e di Draghi, due uomini agli antipodi.
I RETROSCENA - Citando l’editoriale dell’Economist, in uscita domani, tutto inizia quando ad agosto Silvio Berlusconi ha ricevuto una lettera agghiacciante: lo avvertiva che un intervento di pressing sulle autorità italiane era necessario per riconquistare la fiducia degli investitori. Ne è nato un piano per la privatizzazione e la liberalizzazione economica, esortando i tagli alla spesa pubblica per giungere al pareggio di bilancio nel 2013, l’anno pianificato in precedenza. Il diktat portava la firma di JeanClaude Trichet, presidente della Banca Centrale Europea, e del suo successo italiano, Mario Draghi, che prende l’incarico a partire dell’1 novembre. La minaccia era chiara: la BCE avrebbe aiutato l’Italia solo se il primo ministro avesse reagito per diminuire il debito, troppo vasto. Berlusconi ha quindi preparato un budget di austerity (con cifre che lasciano dubbi), ma non ha fatto virtualmente nulla per accelerare la crescita italiana bloccata. Il 23 ottobre, al primo dei tre summit europei sulla crisi dell’euro, Germania e Francia gli hanno chiesto un piano di riforme credibile da presentare tre giorni dopo. Se l’Italia non si salva, l’euro cola a picco con lei. Se i leader europei sembrano non avere grande influenza in Italia, l’umiliazione sembra aver smosso le acque. L’Economist si riferisce alle risate della Merkel e di Sarkò, che tanto hanno scandalizzato i politici italiani, ma che hanno riscosso consensi all’estero. Nonostante ciò, secondo la prospettiva estera, neanche Berlusconi sembra prendersi sul serio. Si è infatti presentato a Bruxelles con una lettera in cui giustifica se stesso e si spreca in promesse, molte delle quali già vecchie e sentite.
CATENA D’ACCUSE - La coalizione di Berlusconi scricchiola e lui accusa Umberto Bossi per essersi opposto alla riforma delle pensioni. Bossi, a sua volta, accusa Draghi di spodestare il governo e ritiene che la lettera alla BCE “sia stata una fucilata al premier”. Il futuro dell’euro può quindi essere determinato dalle azioni di due italiani: Berlusconi, il buffone che potrebbe affondarlo, e Draghi, il tecnocrate che potrebbe invece salvarlo. Il loro rapporto non sembra iniziare sotto i migliori auspici: il premier ha dichiarato che “la moneta non ha dietro una banca centrale”. Berlusconi viene descritto dall’Economist come un uomo che si è circondato di politici di vecchio ordine passati attraverso la saga di Mani Pulite, impelagato in numerosi processi in un’Italia in cui le frodi e le evasioni sono all’ordine del giorno, riconosciuto come il classico uomo italiano che scherza sul sesso femminile. Lasciando da parte gli scandali, il fallimento più grosso del premier è stato quello di non saper riformare l’economia italiana nonostante la maggioranza dalla sua parte. Il suo liberalismo economico è stato un buco nell’acqua, perpetrando un clientelismo dannoso beneficiato da un’opposizione debolissima e dall’appoggio dei leader legati alla Chiesa, che ora lo stanno abbandonando.
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Annozero: Procura chiede archiviazione per Berlusconi e Masi

Sindacati ed opposizione compatti contro la lettera di Berlusconi all'Ue

Ponte stretto: Misiti, sara' realizzato
Via D'Amelio, lasceranno il carcere sei degli otto condannati all'ergastolo
I giudici hanno dichiarato inammissibile l'istanza di revisione dei processi attenendosi alla giurisprudenza
PALERMO - La Corte d'appello di Catania, chiamata a decidere sull'ammissibilità dell'istanza di revisione dei processi per la strage di via D'Amelio, ha sospeso, come richiesto dal pg Roberto Scarpinato, l'esecuzione della pena per otto condannati, per l'uccisione del giudice Borsellino. I giudici catanesi hanno poi dichiarato «inammissibile» l'istanza di revisione, adeguandosi alla giurisprudenza che ritiene che in presenza di una sentenza definitiva - caso che ricorre nei processi per la strage di via D'Amelio - perchè si possa celebrare un nuovo dibattimento occorre un'altra sentenza definitiva che accerti responsabilità di altre e persone e che quindi contrasti con il primo verdetto.
Lasceranno il carcere sei degli otto condannati all'ergastolo. La procura generale di Caltanissetta sta verificando le posizioni di Gaetano Scotto e Vincenzo Scarantino, che devono espiare pene definitive avute in altri processi. A lasciare il carcere saranno Natale Gambino, Giuseppe La Mattina, Salvatore Profeta, Gaetano Murana, Cosimo Vernengo e Giuseppe Urso, detenuti solo per la strage di via D'Amelio. Scotto e Scarantino, invece, devono scontare il primo una condanna per tentativo di omicidio e un'altra per traffico di droga, il secondo una per droga e un'altra per calunnia. La Procura generale sta verificando se i due abbiano espiato le pene.
«L'istanza di revisione fondata sull'asserita responsabilità di un terzo è inammissibile qualora la responsabilità non sia stata accertata giudizialmente in modo definitivo non potendo la responsabilità di quest'ultimo essere accertata incidentalmente». Così la corte d'appello di Catania, ricalcando peraltro le conclusioni del procuratore generale di Caltanissetta, ha motivato l'ordinanza con cui ha dichiarato inammissibile la richiesta del pg di rifare i processi per la strage di via d'Amelio. In sostanza i giudici etnei, adeguandosi alla giurisprudenza in materia, hanno sostenuto che le nuove rivelazioni del pentito Gaspare Spatuzza, che ribaltano la verità sull'attentato al giudice Borsellino scagionando otto persone condannate per l'eccidio in via definitiva, non bastano da sole a chiedere la revisione di quei verdetti di colpevolezza. Serve infatti che le responsabilità alternative, di Spatuzza che si autoaccusa e di quelli che il pentito tira in ballo, vengano accertate con sentenza passata in giudicato: solo allora, in presenza di due verdetti definitivi contrapposti, si potranno rifare i processi. Ma il ragionamento non impedisce la sospensione dell'esecuzione della pena per gli otto ingiustamente condannati, che altrimenti dovrebbero rimanere in carcere fino a una nuova sentenza definitiva che punisca i veri colpevoli. I giudici hanno messo nero su bianco l'esigenza di sospendere le condanne «ingiuste». Infatti - scrivono - in questo caso «appare verosimile l'accoglimento (futuro; ndr) della domanda di revisione e la conseguente revoca della condanna». La corte infatti parla di «possibile esito favorevole per i condannati derivante dal giudizio positivo di responsabilità dei terzi». Insomma, siccome è probabile che verranno condannati altri colpevoli e che, allora sì, sarà possibile chiedere la revisione, è giusto che nel frattempo gli innocenti escano dal carcere.
Il ponte sullo stretto di Messina non si farà
Il governo, forse per non andare sotto alla Camera, appoggia una mozione Idv che prevede la soppressione dei finanziamenti per gli anni 2012 e 2013
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| Una simulazione del Ponte sullo stretto di Messina (Ansa) |
ADDIO AL PONTE - Alcuni giorni fa del resto anche l'Europa aveva detto un no secco al sogno del ponte dello Stretto, non includendolo tra le opere pubbliche destinate a ricevere finanziamenti comunitari nel nostro Paese. La mozione, approvata con l'astensione della maggioranza, ha ricevuto parere favorevole da parte del governo, nonostante l'Idv non avesse accolto le modifiche chieste dal viceministro Aurelio Misiti. La mozione approvata impegna l'esecutivo «alla soppressione dei finanziamenti che il governo ha previsto per la realizzazione del ponte sullo stretto di Messina, pari complessivamente a 1 miliardo e 770 milioni di euro, di cui 470 milioni per il solo anno 2012 quale contributo ad Anas per la sottoscrizione e l'esecuzione - a partire dal 2012 - di aumenti di capitale della società stretto di Messina». Lo scorso 16 ottobre, il ministro delle Infrastrutture aveva detto che il ponte sullo stretto di Messina verrà realizzato «a prescindere dall'eventuale finanziamento della Ue, in quanto le risorse per il manufatto saranno reperite sul mercato, come previsto dal piano finanziario allegato al progetto definitivo». Il ponte - aveva puntualizzato - per il governo resta «una priorità essenziale per lo sviluppo del sistema dei trasporti dell'Italia».
Licenziamenti facili, è scontro Bonanni: «Pronti allo sciopero»
Allarme sindacati: «Istigazione alla rivolta». Il premier: «Piano sostenibile, l'opposizione non dica sempre no»
| Susanna Camusso, segretario Cgil (Simona Granati) |
MILANO - I sindacati annunciano battaglia dura sui licenziamento facile, la riforma promessa da Silvio Berlusconi ai leader europei. Per il leader della Cisl Raffaele Bonanni «è un' istigazione alla rivolta, una provocazione» e se le mani sulle regole saranno messe senza il consenso delle parti sociali, annuncia, «la Cisl andrà allo sciopero».
CAMUSSO: REAGIREMO - «Una misura da incubo, contro la quale reagire» è anche per la Cgil di Susanna Camusso il provvedimento che di fatto è un attacco all'articolo 18. «Altro che indignados», le fa eco il suo predecessore Guglielmo Epifani. E all'indignazione dei sindacati si uniscono molte voci dell'opposizione a partire da quella del leader dei democratici Pierluigi Bersani: «Inaccettabile».
BERLUSCONI: L'ITALIA NON È LA GRECIA - «L'Italia non è la Grecia» e le misure sul lavoro «sono sostenibili, non porteranno ad alcuna rivolta sociale» aveva detto di primo mattino Silvio Berlusconi lasciando Bruxelles chiedendo tra l'altro all'opposizione di approvare in Parlamento gli impegni assunti con i leader dell'Eurozona e rivendicando il «bel lavoro fatto» con la lettera di intenti e i successivi accordi raggiunti nella maratona salva-euro.
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Crisi, Regioni: sì a taglio vitalizi consiglieri da prossima legislatura
Pedofilia: Parlamento Ue, sanzioni piu' severe per abusi su minori
Stop al Ponte sullo Stretto di Messina, soppressi i fondi per realizzare l'opera

Roma, migliaia in fila per i maxisconti al nuovo store: vetrine rotte, traffico in tilt

Tra fango e detriti si cercano i dispersi. Ancora un paese isolato in Toscana

mercoledì 26 ottobre 2011
Afghanistan, attacco autocisterna Nato, decine di morti e feriti



