mercoledì 1 luglio 2009

Caso Consulta, lite in aula - Di Pietro attacca i giudici

La cena tra il premier, il Guardasigilli e due toghe chiamate a pronunciarsi sul Lodo Alfano: è polemica. L'ex pm attacca: «toghe spregiudicate, si dimettano».
Luigi Mazzella in una immagine del 10 Settembre 2003 (Ansa) ROMA - Scoppia la polemica nell'aula della Camera sulla Consulta e sulla cena, al centro di un'inchiesta de L'Espresso, alla quale hanno partecipato il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, il ministro della Giustizia Angelino Alfano e due giudici della Corte Costituzionale, Luigi Mazzella e Paolo Maria Napolitano, chiamati a pronunciarsi sul Lodo Alfano. «Il governo Berlusconi non ha organizzato nella casa del giudice Mazzella alcuna riunione» ha detto il ministro Elio Vito a Montecitorio, rispondendo a una interrogazione in merito del leader dell'Idv Antonio Di Pietro.
«INCONTRO CONVIVIALE» - «Molte settimane prima della data indicata, a maggio, il presidente Berlusconi, il sottosegretario Gianni Letta, il ministro della Giustizia Angelino Alfano, il presidente della commissione Affari costituzionali del Senato Carlo Vizzini e il giudice costituzionale Paolo Maria Napolitano hanno ricevuto un invio a cena con le rispettive consorti dal giudice costituzionale Luigi Mazzella. Si trattava di un incontro conviviale - ha spiegato Vito - che è conseguenza di rapporti di conoscenza e di stima antica organizzato nella prima metà del mese di maggio. In ogni caso antecedente al 26 giugno, quando la Consulta ha fissato al 6 ottobre la data di inizio della sua discussione sul lodo Alfano nominando il relatore».
«CENA CARBONARA E PIDUISTA» - Parole che non hanno però soddisfatto Di Pietro. Il quale per tutta risposta, ha chiesto le dimissioni del ministro della Giustizia, Angelino Alfano e dei giudici Mazzella e Napoletano, presenti alla cena con il premier, di cui ha parlato L'Espresso. Replicando a Vito, il leader dell'Idv ha giudicato «inaccettabile» la risposta del governo su una «cena - ha detto Di Pietro - carbonara e piduista», con la quale, secondo l'ex pm, è stata «compromessa la credibilità della Corte» che deve essere «talmente indipendente che non dovrebbe in alcun modo essere oggetto di interferenze». Insomma, con quella cena «avete infangato la sacralità della Corte» e ora «qualsiasi decisione presa il 6 ottobre non sapremo mai se sarà frutto di indipendenza» o esito della «cena piduista», ha concluso Di Pietro.
Continua ...
http://www.corriere.it/politica/09_luglio_01/vito_caso_mazzella_3294d38c-6642-11de-8bcb-00144f02aabc.shtml

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