martedì 20 dicembre 2011

La sindrome che ti rende un genio


Nuove teorie sottolineano il ruolo del disturbo di Asperger: Newton, Einstein, Michelangelo, Darwin e Mozart, geni egocentrici e autistici
Il collegamento fra genio e follia è una questione indubbiamente vecchia quanto il mondo: l’espressione, per quanto idiomatica, rischia di essere quantomai appropriata. Ci sono infatti recenti evidenze che rimettono sul tavolo della discussione il ruolo delle disfunzioni del comportamento come veicolo di innovazione e creatività: bisognerebbe addirittura tornare all’età della pietra. C’è un salto, uno scalino nell’evoluzione umana, che finora gli studiosi non sono riusciti a spiegare: e una nuova teoria sostiene il ruolo delle persone con disturbi del carattere, con sintomi di autismo e affetti da quella che oggi viene chiamata sindrome di Asperger.
IL CAMMINO DELL’UMANITA’ – Come ha fatto l’umanità ad evolversi? Come siamo passati da rudimentali utensili di pietra a raffinate macchine utili ad aiutare gli uomini a cacciare, a sopravvivere, a progredire? “I primi strumenti di pietra”, scrive il New Scientist commentando la teoria dell’archeologo di Cambridge Penny Spikins, “sono stati usati per centinaia di migliaia di anni, nei quali i nostri antenati si sono arrangiati con asce a mano, scalpelli e lance di fortuna. Poi, circa 100mila anni fa, c’è stata una rivoluzione tecnologica, con nuovi strumenti che appaiono, molto più sofisticati”. Parliamo di strumenti rivoluzionari come “aste da lancio, archi e frecce, arpioni per pescare, trappole e tranelli che hanno permesso ai cacciatori di distanziarsi dalle prede e cacciare animali più aggressivi”, ricorda il New Scientist; non solo, contemporaneamente a questa rivoluzione tecnologica, c’è una rivoluzione artistica; intorno a 35mila anni fa, i nostri antenati disegnano “stupendi animali praticamente vivi sulle pareti di roccia”. Come spiegare questo fenomeno? La teoria di Spikins si aggiunge alle tante già formulate, e passa appunto per il coinvolgimento dei disturbi autistici: in questi anni i primitivi ominidi riescono a valorizzare e non emarginare i soggetti “ad esempio schizofrenici”, o appunto “autistici”. “Ad un certo punto”, spiega Spikins, “i nostri antenati hanno sviluppato emozioni complesse come compassione, gratitudine e ammirazione. Il che ha aiutato ad accettare e tollerare le persone con mentalità diverse”. E a quel punto, “utilizzando le abilità uniche e gli attributi tipici di un modo di pensare diverso, i primi uomini sono diventati “più inventivi e adattabili, e alla fine hanno superato per abilità gli altri ominidi”. Insomma, per mandare avanti l’umanità, ci sarebbe voluto l’intervento degli emarginati sociali, i soggetti non capaci di relazioni sociali ordinarie ma più inclini ad invenzioni prodigiose: una rivincita sugli ominidi meno in grado di pensare un mondo nuovo che, smettendo di criticarli, hanno imparato ad accettarli e valorizzarli.
Continua ...

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