domenica 31 luglio 2011

Nei verbali la paura del "metodo Boffo"


Tremonti parlò davanti ai pm di Napoli di macchinazioni contro di lui. Il superministro indicò Adinolfi come capo-cordata degli ufficiali vicini a Berlusconi. L'ultimo capitolo innescato dal "pasticcio" sull'ospitalità dal suo ex consigliere.

di MARIA ELENA VINCENZIROMA - C'è un appartamento da duecento metri quadrati nel cuore di Roma che da settimane imbarazza il ministro dell'Economia Giulio Tremonti. Un fastidio crescente che lo spinto a dichiarare a Repubblica di essere stato "seguito e spiato". E di avere per questo deciso di abbandonare gli alloggi della Finanza per trovarsi una casa privata. Nulla di tutto questo è mai stato messo a verbale. Eppure davanti ai pm, per la precisione i pm di Napoli che si occupano della P4, il responsabile del Tesoro si è seduto più volte.

L'AFFITTO E I CONTANTI
Per tutta la legislatura 2001-2006, in cui è stato ministro, Tremonti ha passato le sue notti a Roma in albergo o in alloggi della Guardia di Finanza. Poi, nel 2009, come ha spiegato lui stesso, "ho deciso di accettare l'offerta dell'onorevole Milanese". Una scelta che ora lo mette in difficoltà. Il suo braccio destro per quell'immobile paga 8.500 euro di canone al Pio Sodalizio dei Piceni. Questa la versione ufficiale. Una somma, ha spiegato Milanese nella memoria depositata alla Camera, alla quale il ministro contribuiva con 4 mila euro "in contanti" ogni mese. Non bastasse il cash, a rendere più complicato il quadro ci si è messo anche un imprenditore ai domiciliari per l'inchiesta Enav, Tommaso Di Lernia, che durante il suo interrogatorio di garanzia, l'11 luglio, ha detto: "Cola (consulente del presidente di Finmeccanica Guarguaglini, indagato a Roma, ndr) mi disse che Proietti era il soggetto che Milanese gli aveva descritto come "il tipo che mi dà 10.000 euro al mese per pagare l'affitto a Tremonti"". Angelo Proietti, imprenditore edile e titolare di Edilars, è uno dei principali partner di Sogei. In sostanza: l'affitto non sarebbe stato pagato da Milanese, ma da un imprenditore che voleva ingraziarsi il politico per averne "utilità".

L'EXIT STRATEGY: UNA QUESTIONE DI PRIVACY
Troppe voci, troppi sospetti. Venerdì il ministro decide di parlare. "La verità è che, da un certo momento in poi, in albergo o in caserma non ero più tranquillo. Mi sentivo spiato, controllato, in qualche caso persino pedinato... ". È la conferma a ciò che Milanese aveva raccontato, il 13 giugno, ai pm Woodcock e Curcio: "Ho visto il ministro qualche giorno fa e mi ha detto che ha avuto uno sfogo con il presidente del Consiglio Berlusconi perché aveva saputo che lui, il ministro, era seguito. O comunque, negli ambienti politici, si dice che stanno attuando "il metodo Boffo" anche con nei suoi confronti, utilizzando le intercettazioni fatte a me. E che quindi si utilizzino i miei problemi giudiziari per contrastare l'ascesa politica del ministro Tremonti. Lui mi ha ribadito che ha riferito a Berlusconi che stanno cercando cose per metterlo in difficoltà da un punto di vista politico. Ho capito che faceva riferimento anche alla guardia di finanza e al generale Adinolfi".
Continua ...
http://www.repubblica.it/dal-quotidiano/personaggi/2011/07/31/news/nei_verbali_la_paura_del_metodo_boffo-19831148/

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