lunedì 9 marzo 2009

La mafia, le intercettazioni e le strategie di Berlusconi - di Roberto Morrione

Il disegno di legge sulle intercettazioni prosegue il suo cammino parlamentare, apparentemente inarrestabile, qualcosa che la maggioranza deve a ogni costo condurre in porto perché c’è un ordine a cui non si può dire di no.Rallentato e solo in parte ammorbidito dai dissensi interni della Casa della Libertà, fronteggiato dall’opposizione del PD e dell’Italia dei Valori e da uno schieramento che va dall’ Associazione Nazionale Magistrati e dal CSM alle organizzazioni dei giornalisti e alla stessa Federazione degli Editori, unite in un’insolita alleanza che arriva a superare una difficile trattativa contrattuale, gravato dal sospetto di incostituzionalità, dall’ostilità della stampa internazionale, dal monito delle istituzioni europee, compresa la Corte di Giustizia, il provvedimento ha tuttavia assunto per il premier una centralità strategica.Non a caso Berlusconi diede a questo obiettivo una valenza prioritaria fin dai primi giorni dopo la vittoria elettorale, richiamandosi a quanto il precedente governo aveva già impostato con il decreto Mastella, approvato dalla Camera dei Deputati con soli sette astenuti.E’ evidentemente difficile, alla luce di questa sconcertante trasversalità di obiettivi, non scorgere una sorta di autodifesa del ceto politico, rivolta a esorcizzare, bloccando la pubblicazione delle intercettazioni, la conoscenza e il giudizio dell’opinione pubblica sul proprio operato e sui legami di sottopotere che legano parti o singoli esponenti dei partiti alla ragnatela di interessi affaristici e finanziari, in tanti casi al di là della legalità, che domina la vita del Paese.Che la pubblicazione delle intercettazioni abbia poi spesso tracimato, estendendosi con “rivelazioni” sensazionalistiche ( a volte a comando ) ad aspetti della vita privata che niente hanno a che fare con le inchieste giudiziarie o i comportamenti in vicende di interesse generale, ledendo diritti alla riservatezza e alla privacy, ha costituito la base di una protesta di per sè legittima, ma che costituiva insieme un comodo alibi per coprire e affossare ogni possibilità di fare luce su gravi deviazioni, atti illegittimi, casi di corruzione e quant’altro lede responsabilità pubbliche e diritti dei cittadini.Ed è a questo punto che si innesta la strategia di Berlusconi, volta non tanto o non solo a coprire vicende e risvolti telefonici personali, che pure sono emersi o potrebbero ancora emergere, quanto a fare di questo terreno un pilastro dell’offensiva per condizionare la Giustizia e affermare un assoluto controllo dell’informazione.
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http://www.articolo21.info/8158/notizia/la-mafia-le-intercettazioni-e-le-strategie-di.html

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