sabato 23 aprile 2011

L’affaire Ciancimino

Le città hanno un lato nascosto ed è quasi sempre buio. Sta ai bravi cronisti raccontarlo

Massimo Ciancimino è stato iscritto nel registro degli indagati il 19 novembre 2002, giorno della morte di suo padre Vito, sindaco mafioso di Palermo, esponente della DC. L’accusa era riciclaggio: doveva dare conto del tesoro mafioso di suo padre. Da allora iguai giudiziari sono diventati una costante della sua vita.
Dopo aver scontato una condanna a 3 anni e 4 mesi, nel 2007 si presenta alla Procura di Palermo e inizia a parlare sotto lo sguardo stupito del pm Antonio Ingroia, lo stesso che ha disposto il suo fermo ieri sull’A1, all’altezza di Fidenza e che, in queste ore, lo sta interrogando nel carcere di Parma.

Quando Vito Ciancimino era in fin di vita, Provenzano si alternava, nelle visite, a uomini deiservizi segreti. Tutti avevano lo stesso obiettivo: scovare il memoriale che l’ex sindaco di Palermo stava scrivendo con il figlio e distruggerlo.
Proprio da quelle carte e dall’immenso archivio del padre, Massimo Ciancimino trae i documentiper suffragare le sue affermazioni. Non è un pentito, non è un collaboratore di giustizia: nessuna legge lo tutela o gli concede dei benefici.

In 129 interrogatori ha fatto molti nomi noti che si muovono nelle istituzioni italiane, soprattutto riguardo una presunta trattativa tra Stato e Cosa Nostra nei primi anni ’90 in relazione alle stragi di quel periodo. Così la sua condizione processuale è peggiorata. Fino all’altro ieri era indagato per concorso esterno, corruzione aggravata, in cui è coinvolto anche il neo-ministro Saverio Romano e calunnia nei confronti di 3 personalità tra cui l’ex capo della polizia Gianni De Gennaro oggi direttore del Dipartimento delle Informazioni per la sicurezza. Ieri sono scattate le manette per pericolo di fuga: era sull’autostrada diretto a Saint Tropez per trascorrere le vacanze di Pasqua con la famiglia. Sarebbe rientrato lunedì.

Massimo Ciancimino è accusato di calunnia e truffa pluriaggravata. I pizzini dai quali emergerebbe che De Gennaro era molto vicino a un certo signor Franco, uomo dei servizi segreti che si sarebbe messo in contatto con Don Vito perché facesse da mediatore con i boss di Cosa Nostra all’epoca delle stragi, consegnati dallo stesso Ciancimino ai magistrati, risultano falsificati secondo le perizie della scientifica disposte dalla Dda di Palermo.

Continua ...

http://informarexresistere.fr/laffaire-ciancimino.html

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