domenica 9 ottobre 2011

Intercettazioni, Fini attacca Berlusconi «Una legge per interesse di qualcuno»

Poi aggiunge: «Se il premier amasse l'Italia avvertirebbe l'esigenza di fare un passo indietro»

Gianfranco Fini durante l'esame del ddl sulle intercettazioni a Montecitorio (Ansa)
Gianfranco Fini durante l'esame del ddl sulle intercettazioni a Montecitorio (Ansa)
PALERMO - Per Gianfranco Fini la legge sulle intercettazioni «non è la migliore legge per l'interesse nazionale ma forse per l'interesse personale di qualcuno». Il presidente della Camera, incontrando gli imprenditori siciliani nella sede di Confindustria a Palermo e aprendo il tour nazionale di Fli, attacca Berlusconi. «Non se ne può più di videomessaggi, di annunci e promesse non mantenute. Il governo non governa e il premier è in tutt'altre faccende affaccendato». E rincara. «Un giorno serve il processo breve e un giorno il processo lungo a seconda di quello che conviene».

BERLUSCONI - Poi continua: «Se Berlusconi amasse l'Italia avvertirebbe l'esigenza di fare un passo indietro». «Invito Berlusconi a fare un bagno di umiltà e realismo» ha detto Fini riferendosi alla posizione del premier sulla patrimoniale e sul contributo di solidarietà. «Berlusconi ha detto che se avessero adottato questi provvedimenti avrebbero danneggiato gli interessi dell'elettorato del Pdl - ha aggiunto Fini -. Ma gli elettori del Pdl sono gli operai, gli studenti, i giovani». Comunque, aggiunge Fini «è finita l'era del berlusconismo e del bipolarismo».

LA LEGA - «Quelli della Lega danno il meglio quando a Pontida si vestono da Unni e Barbari». È quanto dice il Presidente della Camera Gianfranco Fini parlando della Lega di Umberto Bossi e dell'ipotesi più volte annunciata della secessione dell'Italia.

«ANDATI VIA» - «Ce ne siamo andati perché dal Pdl perché non ce la sentivamo di difendere l'indifendibile. Siamo stati messi alla porta perchè ponevamo alcune questioni. Non ci convince e non ci convinceva la necessità di assecondare Bossi quando parlava di secessione o di rinunciare alla legalità come valore senza il quale non ci può essere democrazia e libertà» ha detto davanti alla folla del teatro Politeama.

LA POLITICA - Poi ha concluso: «La politica oggi usa lo specchietto retrovisore, si concentra sul presente ma non guarda al futuro. Non ci si chiede quale sarà lo scenario tra 10 anni». «Non è difficile capire le sfide che abbiamo davanti - ha aggiunto -, se non si affrontano ci travolgeranno. Occorre una strategia di ampio respiro».

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