domenica 11 settembre 2011

Anche la Polverini vuole cacciare Silvio

11 settembre 2011

“Il premier ha perso credibilità e reputazione”

Il presidente del Consiglio ‘ha perso credibilita’ e reputazione’. Lo afferma al Messaggero il governatore del Lazio, Renata Polverini, che invita ‘le persone illuminate del Pdl, se ce ne sono, a dire in faccia al premier che esiste una soluzione alternativa’, ma precisa: ‘Sia chiaro che fintanto che ha i numeri in Parlamento solo Berlusconi puo’ decidere di fare un passo indietro’.

IL GRANDE CENTRO – ‘In un momento come questo – aggiunge Polverini – certamente c’e’ bisogno di lavorare tutti insieme ma che i tempi siano maturi per un governo di larghe intese mi sembra improbabile. Sarebbe pero’ un grande gesto per tutti gli italiani che ci osservano se le forze politiche riuscissero a dare una risposta univoca’. Sull’ipotesi di Angelino Alfano a Palazzo Chigi e Gianni Letta al Quirinale, Polverini osserva: ‘Ho grande stima per entrambi ma naturalmente questo lo decideranno da un lato il Pdl e la coalizione che andra’ alle elezioni, dall’altro il Parlamento’.

“Uno sfregio comunista a Padre Pio”

Antonio Socci su Libero si arrabbia per i mosaici del cittadino di San Giovanni Rotondo

Sulla prima pagina di Libero di oggi campeggia il pericolo comunista. Ancora una volta, gli orridi rossi passano all’attacco sfregiando una delle icone del cristianesimo mondiale: Padre Pio di Pietrelcina. Per fortuna che c’è Antonio Socci a salvarci:

Sono milioni ogni anno i pellegrini che si recano a San Giovanni Rotondo. E negli ultimi tempi si trovano davanti a sorprese che lasciano sconcertati, nel nuovo edificio di Renzo Piano dove è stato portato il corpo di san Pio. Per esempio i mosaici (che a me non piacciono) realizzati da Marko Rupnik proprio per il sepolcro del Padre. In tutto il ciclo delle raffigurazioni c’è una testata giornalistica italiana che viene mostrata e di conseguenza viene – per così dire – pubblicizzata. Una sola: l’Unità. È davvero molto sorprendente perché nel mosaico si vede padre Pio che addirittura benedice una tizia che ha inmano appunto«l’or – gano del Partito comunista italiano». Il messaggio inequivocabile è quello di una benedizione alla stessa Unità e all’appartenenza comunista.

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http://www.giornalettismo.com/archives/146721/uno-sfregio-comunista-a-padre-pio/

Test per l'Hiv: dopo quanto si può esser certi di un risultato negativo?

Con i test di quarta generazione, tre mesi sono sufficienti per affermare che l'infezione non è avvenuta.

Questa estate sono stato imprudente e adesso sono spaventatissimo all’idea di aver contratto l’Hiv. Naturalmente intendo sottopormi al test e, ovviamente, vorrei mettermi il più presto possibile il cuore in pace. Ma qui sorgono altri dubbi: dopo quanto tempo "dall’episodio" posso fare il test ed essere certo che il risultato sia davvero "definitivo"? C’è chi mi dice che dovrò aspettare addirittura un anno prima di essere sicuro di non essere stato infettato. C’è chi parla, invece, di sei mesi, chi di tre mesi, chi di due soltanto. Qual è la verità, a chi devo credere?

Risponde Massimo Galli Responsabile III Divisione Malattie Infettive Ospedale Sacco, Milano

Test per l'Hiv: tre mesi sono sufficienti
Test per l'Hiv: tre mesi sono sufficienti
Utilizzando i test sierologici di quarta generazione, un risultato negativo a 3 mesi da un'esposizione probabile o presunta al virus Hiv, consente di affermare con ampio margine di sicurezza che l'infezione non è avvenuta. I test di quarta generazione consentono l'identificazione sia degli anticorpi sia dell'antigene p24, un "sottoprodotto" della replicazione del virus che, in caso di infezione, compare nel sangue tra la seconda e la quarta settimana dall’esposizione (e poi sparisce, per ricomparire dopo mesi o anni). Gli anticorpi invece compaiono dalla quarta settimana e rimangono presenti indefinitamente. Questi intervalli di tempo non sono però immutabili: ci sono variazioni, di regola non molto ampie, che dipendono da fattori individuali, dalla quantità di virus a cui si è stati esposti e dalle modalità di esposizione. È per questo che ci si concede un margine di sicurezza, considerando chiusa la "pratica" se il risultato del test è negativo a tre mesi.
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Svezia, 4 arresti per allarme terrorismo Sono accusati di preparare un attacco. Evacuate 400 persone dal centro delle arti di Gotoborg

Il centro Roda Sten evacuato nella notte (Ap)
MILANO- Quattro persone sono state arrestate a Goteborg, in Svezia, con l'accusa di preparare un attacco terroristico. Lo ha riferito la polizia svedese.

IL CENTRO- Gli arresti sono avvenuti dopo che attorno a mezzanotte la polizia di Goteborg ha ordinato l'evacuazione del centro per le arti Roda Sten a causa di una minaccia terroristica. A quel momento nel centro si trovavano circa 400 persone che stavano partecipando all'inaugurazione di un festival di arte contemporanea. L'evacuazione si è resa necessaria «alla minaccia di un grave pericolo per la vita e la salute delle persone, così come della completa distruzione dell'edificio». Polizia svedese non ha al momento voluto diffondere dettagli sulla vicenda, ma una portavoce ha precisato che vi sono «forti sospetti» contro i quattro arrestati.

Attacco a base Nato: 2 morti e 77 feriti

Controlli a Herat subito dopo gli attentati (Epa)

Autobomba è esplosa nell'anniversario dell'11 settembre. Altri ordigni esplodono su strade uccidendo 10 civili.

MILANO- Nel decennale dell'11 settembre, in Afghanistan scorre il sangue. Ci sono stati attacchi in diverse parti del Paese. Il più grave si è verificato davanti a una base Nato a causa di un'autobomba, nella provincia di Wardak. Quasi 80 soldati americani sono rimasti feriti, due persone uccise, tra cui una bambina di tre anni. E non è finita qui: alcuni ordigni sono esplosi sulle strade: almeno 10 le vittime, tutti civili.

L'ALLARME- Gli attenti sono stati tutti rivendicati dai talebani. In particolare quello alle forze dell'Alleanza. Secondo una prima ricostruzione un kamikaze si è fatto saltare in aria su un camion proprio davanti alla base. Intanto a Herat sono stati arrestati tre uomini, sospettati di essere legati agli attentati.

La scuola dei tagli a rischio "implosione"

La cura Tremonti-Gelmini, l'esercito di precari in attesa di un posto, istituti accorpati e risorse all'osso: il sistema è vicino al collasso

MICHELE BRAMBILLA

Domani le insegnanti della scuola elementare Aristide Gabelli di Torino riceveranno un testo di Roberto Benigni. S'intitola «Amare il proprio lavoro». è il regalo di primo giorno di scuola della loro direttrice, Nunzia Del Vento, che spiega: «L'ho scelto perché noi insegnanti possiamo continuare solo se c'è quello: l'amore per il nostro lavoro. Non ci rimane altro». L'anno scolastico che sta per partire è il primo dopo la serie di cure - qualcuna da cavallo - somministrate da almeno tre ministri - Moratti, Fioroni e Gelmini - con l'ausilio di uno specialista, il dottor Tremonti. Tagli e ristrutturazioni: tutto per far quadrare i conti che non tornano. «La cura è finita e la scuola è depressa», dice Nunzia Del Vento, che oltre che dirigere la Gabelli e altre tre scuole è vicepresidente dell'Asapi, l'associazione delle scuole autonome della sua regione. «In Piemonte», dice tanto per fare un esempio, «mancano 182 dirigenti su 650 scuole». è l'effetto della manovra economica di luglio: sono stati decisi gli accorpamenti di molte scuole, così parecchi direttori o presidi ne avranno più di una da gestire. Classi ridotte Se ci mettiamo a spiegare nel dettaglio provvedimenti e interventi delle varie riforme che ora arrivano tutte a regime, non ne usciamo più. Troppo complicato: roba da specialisti. La sintesi è che molto è stato tagliato, per cui per forza di cose il «prodotto» offerto dalla scuola non può essere migliorato. Anzi. «Lei mi chiede quali sono i motivi di sofferenza che ci si presentano quest'anno?», dice il professor Roberto Pellegatta, presidente nazionale DiSal (dirigenti scuole autonome e libere). «Ma il suo giornale non basterebbe a contenerli tutti!». E comincia il cahiers de doléances: «I tagli sono stati fatti in modo indiscriminato: come se un giardiniere tagliasse tutto alla stessa altezza, senza tenere conto che oltre all'erba ci sono le rose e i gerani. Hanno ridotto le ore di lezione. Hanno aumentato il numero di alunni per classe per ridurre il numero delle classi. Hanno ridotto il numero dei dirigenti: un terzo delle scuole italiane non avrà un preside a tempo pieno. Tutto questo cambierà le relazioni interne alle scuole, che da comunità educative diventeranno apparati burocratici. La didattica ne risentirà».

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http://www3.lastampa.it/scuola/sezioni/news/articolo/lstp/419623/

Lampedusa, Gheddafi dietro gli sbarchi la procura antimafia apre un'inchiesta

Il pubblico ministero Teresi: "I migranti costretti a partire dall'esercito del raìs". Il procuratore aggiunto in visita alla base Loran dell'isola: "Andrebbe chiusa"

di ROMINA MARCECAAmmassati in migliaia sui barconi. I loro corpi incastrati come tessere di un puzzle. Assetati, piangenti, senza più identità e costretti a forza da un'organizzazione di militari libici fedeli a Gheddafi ad una spedizione per invadere le coste siciliane camuffata da "viaggio della speranza". I più riottosi, i rivoltosi, vengono buttati in mare. Non si guarda in faccia a nessuno. In acqua finiscono anche mamme e bambini. Legati mani e piedi. I loro corpi si disperdono tra le onde. Di loro non si sa più nulla. Per chi riesce ad arrivare vivo a Lampedusa, comincia un'altra trafila infernale. Quella legata alla permanenza all'interno dei centri di accoglienza e ad altri viaggi, organizzati da altri trafficanti per lasciare l'Italia. Su questi viaggi infernali la Direzione distrettuale antimafia di Palermo ha aperto un'inchiesta. In dieci sono già sotto inchiesta. Sono libici. Tra loro ci sono anche degli scafisti. Il procuratore aggiunto Vittorio Teresi ha voluto vedere con i suoi occhi cosa accade a Lampedusa, dipinta come la terra dell'approdo per chi fugge dalla guerra. Da anni il magistrato si occupa di reati legati al fenomeno dell'immigrazione. "L'inferno inizia lì, ma il dramma - spiega il magistrato - ha origine molto prima dell'imbarco. Gli immigrati scappano dalla Libia, dalle zone subsahariane, dove c'è la guerra, e finiscono nelle mani dei trafficanti. Non vengono informati su ciò che li aspetta. Consegnano i loro documenti, spogliandosi dell'identità. Hanno un'unica assicurazione: l'arrivo a Lampedusa". L'inchiesta della Procura si concentra su tre sbarchi drammatici tra il primo e il sei agosto. I clandestini erano provenienti tutti dalla Libia. In uno dei tre sbarchi in 25 sono arrivati cadavere sulle coste di Lampedusa. I soccorritori hanno trovato i corpi dentro una stiva, accanto alla sala motori. L'ipotesi che la Procura adesso sta vagliando è che quegli uomini siano stati costretti ad entrare in quel locale. "Il sospetto è che i viaggi della speranza - spiega il procuratore aggiunto Teresi - siano in realtà l'espressione della politica di Gheddafi di invadere le nostre coste, in risposta all'intervento militare in Libia. Alcuni migranti hanno raccontato che non volevano partire - continua Teresi - e che sono stati minacciati da un'organizzazione che opera nei porti libici. I viaggi sono gratis e hanno lo scopo di riunire un'enorme quantità di persone. La navigazione avviene in condizioni disumane. Sui barconi salgono anche in 500". Le indagini sono iniziate da pochissimi giorni. Ai primi di settembre il procuratore aggiunto Teresi è arrivato a Lampedusa. Ha visitato la base Loran, che ospita i minori. È andato al Cie. Ha raccolto voci, racconti pieni di dolore. "Non potevamo rimanere fermi davanti a tanta sofferenza. C'è terrore nei loro occhi - racconta il magistrato - perché non sapevano di finire in uno scoglio in mezzo al mare. Loro hanno paura dell'acqua. I ragazzini, poi, hanno le braccia piene di punture di insetti. In un paese civile la base Loran dovrebbe essere chiusa". A Lampedusa l'emergenza non si ferma. Ieri, sono arrivati altri sei barconi, con circa 400 migranti a bordo. Il centro di accoglienza, che già ospitava 568 persone, è nuovamente in difficoltà.

L'arte della fuga

di CONCITA DE GREGORIONON può ricevere i pm a palazzo Chigi, perché deve andare a Strasburgo. È stata una ricerca frenetica, venerdì sera, a Palazzo Grazioli: tutti lì a cercare fra la posta già buttata le mail cancellate gli inviti nemmeno aperti. Ci sarà pure un invito istituzionale, no? Trovatelo, guardate anche nel cestino. Eccolo presidente, ci sarebbero Barroso e Van Rompuy disponibili. Chi? Van Rompuy, il presidente del Consiglio europeo. Va bene, funziona. Prendete appuntamento con questo. Preparatemi una scheda personale. "Van Rompuy, fiammingo, cultore di poesia ed esperto di Haiku giapponesi, amante dell'ornitologia, nel tempo libero solito ritirarsi in preghiera in un'abbazia benedettina". Sarebbe bello assistere al colloquio riservato, sì. Caldamente sconsigliate battute ornitologiche. Meglio, nel caso, la zia suora. Meglio improvvisare un haiku piuttosto che spiegare ai due magistrati napoletani perché tiene a libro paga due ceffi del calibro di Lavitola e Tarantini. Parte offesa, certo. In questo caso Silvio B. è la vittima: ricattato, si suppone. Ma la figura del ricattato in giurisprudenza, glielo avrà spiegato Ghedini, è diversa da quella del concusso. È una tipologia precisa e di confine. Un ricatto si esercita su qualcuno che sa di essere ricattabile: si chiede a chi si sa che dovrà dare, per qualche motivo noto ad entrambi. Infatti il ricattato dà: paga. In caso contrario, se non ha niente da temere, denuncia il tentativo e fa arrestare i malfattori proclamando la sua estraneità al motivo del ricatto. Questo non è avvenuto, assolutamente no. Al contrario: i due stipendiati avevano con lui un filo diretto, accesso continuo al suo numero di telefono privato del resto in possesso di moltitudini di transessuali brasiliane e giovani bisognose di aiuto di varie nazionalità. Al contrario, all'impressionante direttore dell'Avanti! già visto in azione nel reperimento di carte sul conto di Fini e assai spesso in viaggio di lavoro per conto della vittima del ricatto medesimo, ha detto proprio al telefono: "Resta dove sei". Non tornare in Italia, ti stanno per arrestare, non hai letto Panorama? Te lo dico io: resta lì, lontano da questo "Paese di merda". Il telefono, che dannazione. Si convochi subito una riunione a Palazzo per scrivere questa maledetta legge bavaglio. Presto, Verdini. Presto Lupi, Alfano, che vi ho nominati a fare? Vogliamo smetterla di leggere sui giornali quel che dico? Sono due anni che ve lo chiedo, e allora? Perché vedete, se uno è parte lesa - vittima di un ricatto, appunto - non rischia nulla in teoria ma c'è sempre la possibilità che cada in contraddizione durante il racconto, che so?, che non sappia spiegare bene perché Marinella dava i soldi a quel tipo o perché gli ha detto di non tornare, appunto, se era vittima di un sopruso. E allora, in flagranza di reato, ti arrestano. Scoprono che menti, e non ci sono immunità che tengano. E' automatico, proprio. Meglio non rischiare. Meglio gli uccelli di Van Rompuy.
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La trasferta-rifugio che imbarazza la Ue "Io quei giudici non li voglio vedere"

Il Cavaliere tentato di inviare un memoriale invece di farsi interrogare. Il "patto" di fine legislatura offerto da Casini alletta i big del Pdl. "È il momento di offrirgli il Quirinale, Silvio dovrebbe convincersi"

di FRANCESCO BEI SONO i pubblici ministeri di Napoli, non l'attacco all'euro, lo scontro interno alla Bce o la paura per il debito italiano ad avere indotto palazzo Chigi a comporre il numero del presidente della Commissione europea. A dare certezza ai dubbi sollevati dall'imprevisto tour del Cavaliere tra Bruxelles e Strasburgo sono le voci che arrivano proprio dalla capitale comunitaria, dove gli uffici di Barroso confermano che è stato Berlusconi a richiedere l'incontro. Di più lo staff del presidente della Commissione Ue non rivela. Ma ci vuol poco a scoprire che la telefonata è partita da Roma mercoledì scorso, proprio lo stesso giorno in cui i legali del premier e la procura di Napoli avevano fissato (per martedì prossimo, appunto) l'interrogatorio di Berlusconi a palazzo Chigi. Una coincidenza. E tuttavia basta riavvolgere il nastro della settimana scorsa per rendersi conto che mercoledì 7 settembre, il giorno in cui palazzo Chigi fa "pressante" richiesta a Barroso per una visita lampo per discutere della crisi finanziaria e della manovra, sui mercati internazionali non accade nulla che possa giustificare tanta fretta. Anzi. Le dimissioni dell'arcigno Juergen Stark dal board della Bce sono ancora di là da venire e saranno rese note dalla Reuters solo due giorni dopo. L'Italia, al contrario, ha faticosamente varato la sua manovra e, per una volta tanto, i risparmiatori possono tirare un sospiro di sollievo. La Borsa di Milano quel giorno addirittura svetta fra le piazze europee e arriva a chiudere con un sonoro +4,24%. Persino lo spread fra Btp e Bund manda a dormire tranquilli gli uomini del Tesoro, con una discesa a 330 punti, una cinquantina in meno rispetto al giorno prima. E dunque perché questa maratona a sorpresa fra Strasburgo e Bruxelles in un solo giorno, con il faccia a faccia con il presidente permanente del consiglio Ue, Herman Van Rompuy e poi, nel pomeriggio a Strasburgo, con il presidente della commissione Barroso e persino con il presidente del Parlamento Buzek? Tanta sollecitudine per evitare l'incontro con i pm di Napoli oltretutto ha rischiato di ficcare il premier in un serio caso internazionale, visto che il galateo comunitario impone ai capi di governo in visita a Strasburgo di presentarsi davanti al Parlamento riunito in seduta plenaria. Un'audizione in piena regola insomma, che avrebbe tuttavia messo il premier di fronte a personaggi poco duttili, come il capogruppo dei socialisti Martin Schulz. Da qui l'affannosa ricerca di una via d'uscita diplomatica per salvare la forma e la faccia del premier, che alla fine incontrerà soltanto "in visita privata di cortesia" il presidente dell'Assemblea Jerzy Buzek. Tante capriole e forzature sono imposte dall'angoscia con cui il capo del governo sta vivendo il possibile incontro-scontro de visu con gli uomini della procura di Napoli. "Dovete trovare voi il modo di non farmeli vedere" ha ingiunto a Ghedini e Longo. A qualsiasi costo. L'ultima idea è quella di spedire un memoriale ai pm, senza presentarsi. E se la procura obietterà, Berlusconi contesterà l'obiezione. A qualsiasi costo, appunto pur di "guadagnare tempo e cercare un'altra via d'uscita". Ma la tenaglia giudiziaria che, da Napoli a Bari, lo stringe alla gola minaccia di avere conseguenze catastrofiche anche sulla tenuta del governo. Ai capi del Pdl, convocati ieri a palazzo Grazioli per discutere dei prossimi congressi locali del partito, il Cavaliere si è mostrato determinato a resistere. E ha lasciato intendere di voler vendere cara la pelle: "Non vi preoccupate, ci vogliono buttare gambe all'aria ma io sto lavorando ad allargare la maggioranza. Presto saprete... Ci saranno nuovi ingressi". L'aver risentito il tormentone dell'allargamento della maggioranza, mentre fuori "Roma brucia", ha contribuito tuttavia a deprimere ulteriormente i presenti. I più sono infatti convinti che soltanto l'arrivo di Casini nel centrodestra possa ormai salvare la situazione. Tanto che alcuni uomini di punta del Pdl hanno preso accordi con il leader centrista per un incontro segreto, da tenersi lunedì, per cercare di capire cosa davvero abbia in mente Casini. Le parole pronunciate ieri in chiusura della festa Udc di Chianciano fanno sperare i big di via dell'Umiltà. Che stanno cercando di convincere in tutti i modi il premier a imbarcare Casini, con un'offerta che il leader centrista farebbe fatica a rifiutare: il Quirinale. "Il Pdl, il partito più grande, non può rinunciare a candidare un suo uomo a palazzo Chigi - argomenta un ministro del Pdl - e poi la Lega non accetterebbe la leadership di Casini. Invece, per il Quirinale, Pier sarebbe perfetto".

Berlusconi si difende in un video "Sulla mia persona infinite falsità"

Messaggio ai "promotori della libertà" in occasione dell'11 settembre. Ma soprattutto difende la manovra "è equa", attacca i catto-comunisti e soprattutto rilancia l'attacco contro le inchieste su di lui

ROMA - Sono state dette "infinite falsità" sul conto di Silvio Berlusconi: lo dice lui stesso concludendo un messaggio ai promotori della libertà, nel quale, dopo aver commemorato il decimo anniversario dell'11 settembre, rivendica il merito di aver approvato la manovra economica e incoraggia i 'promotori della libertà' a spiegarne i meriti: "Dovete spiegarlo a tutti, ai nostri sostenitori, ai vostri amici, ai vostri colleghi di lavoro. Forse non basterà quello che abbiamo fatto e quello che voi farete a riequilibrare le infinite falsità che vengono scritte in questi giorni, anche su di me come persona, ma io credo che sarà di certo sarà una missione positiva, una missione di verità". IL VIDEO 1 Torna ad attaccare di prima mattina il premier, in un messaggio che si annunciava per l'anniversario dell'11 Settembre. Ma soprattutto lo usa, appunto, per difendere la manovra e se stesso. "L'Italia ha vissuto per troppo tempo al di sopra delle proprie risorse, soprattutto per il suo debito causato dal consociativismo catto-comunista che dal 1980 al 1992 ha moltiplicato il debito", esordisce. Forse dimenticando che l'esplosione del debito coincide con gli anni del governo Craxi, suo sponsor sul versante politico. E il premier passa poi alla difesa, ripetitiva, della manovra:"Grazie alla manovra di agosto il governo ha salvato in nostri conti, e in definitiva abbiamo salvato i risparmi dei cittadini italiani, abbiamo salvato l'Italia". Quindi il ricordo dell'attentato alle Torri Gemelle: "Ho inviato una lettera al presidente americano, per rinnovare i sentimenti di vicinanza, amicizia e solidarietà al popolo degli Stati Uniti".

PD: BERSANI, IL 5 NOVEMBRE MANIFESTAZIONE NAZIONALE A ROMA

(ASCA) - Roma, 10 set - ''Chiamo il partito a un impegno e a una mobilitazione che portino a una manifestazione nazionale il 5 novembre a Roma, a sostegno dell'Italia, delle nostre idee dell'Italia e della necessaria svolta politica''. Lo afferma il segretario del Pd, PierLuigi Bersani, nel suo intervento alla festa del Pd di Pesaro. Bersani invita quindi a ritrovarsi ''a Roma tutti assieme per dare fiducia all'Italia''. Il segretario del Pd annuncia quindi ''entro la fine dell'anno'' la stesura della ''convenzione nazionale per la ricostruzione'', vale a dire ''il progetto del Pd per l'Italia di domani''.

“Facebook è più potente delle guerre”

Secondo l’Osservatore Romano l’esportazione della democrazia è meno efficace del social network

Facebook cambia il mondo con maggiore forza ed efficacia degli eserciti. E’ questo il senso di uno degli articoli che l’Osservatore Romano dedica all’11 settembre. L’impegno bellico degli Stati Uniti seguito all’attacco alle Torri Gemelle avrebbe avuto meno efficacia nel mutare le società arabe rispetto al social network di Zuckerberg. E’ grazie a Facebook, sostiene il quotidiano della Santa Sede, che c’è stato il riscatto della popolazione dei Paesi che vivono sotto la dittatura. Scambiarsi gli opinioni online è più importante delle bombe.

10 ANNI DI GUERRE, E POCHI RISULTATI - ‘Facebook e’ stato piu’ potente di un esercito’: scrive cosi’ oggi l’Osservatore Romano, in uno dei numerosi articoli e commenti dedicati al decimo anniversario dell’11 settembre. ’Seimila soldati uccisi; centotrentasettemila civili morti tra Iraq, Afghanistan e Pakistan; quasi otto milioni di sfollati; una spesa, di quattromila miliardi di dollari, pari al deficit di bilancio complessivo degli anni tra il 2005 e il 2010. Sono i costi – ricorda Giuseppe Fiorentino – della guerre lanciate dagli Stati Uniti all’indomani dell’11 settembre 2001, secondo uno studio diffuso in questi giorni dalla Brown University’. ‘In occasione del decennale – prosegue l’articolo -, oltre a guardare al futuro, e’ anche lecito cercare di proporre un bilancio, per quanto parziale.Cosa rimane di questi dieci anni di guerra nei Paesi raggiunti dagli Stati Uniti e dai quali la stessa amministrazione di Washington mostra ora una certa fretta a disimpegnarsi’?’. Se l’Iraq e’ ‘sicuramente un posto migliore’ rispetto a 10 anni fa, malgrado le ‘immagini della prigione di Abu Ghraib o della crudele impiccagione di Saddam Hussein’, ‘l’antiamericanismo nei Paesi musulmani sarebbe piu’ diffuso oggi che negli anni di George W. Bush’.

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“Scusa, posso buttare un cadavere nella tua spazzatura?”

Un omicida chiede ai vicina di casa di poter buttare nella loro immondizia l’uomo che ha appena ucciso CADAVERE DA BUTTARE - I colpi di sparo non avevano allertato una famiglia di Tacoma, città dello Stato di Washington, perchè sembravano fuochi di artificio. In realtà a pochi metri dalla loro abitazione un uomo era ucciso, e l’autore del crimine si è rivolto a loro per buttare il cadavere. Il vicino omicida aveva chiesto poco prima se poteva ricevere una mano nello spaccio di crack, un’affermazione che sommata alla richiesta in merito al cadavere aveva fatto pensare ad uno scherzo. Niente di tutto questo, perchè poche ore dopo la famiglia di Tacoma ha ritrovato un uomo morto nella cassa della spazzatura. La scoperta shock ha così fatto capire la verità, e il vicino è stato subito denunciato alle forze dell’ordine.

I rapporti tra vicini di casa possono essere di molti tipi, però i favori vengono spesso chiesti a chi vive accanto a noi, anche se non si va oltre il ciao. Chissà come si devono essere sentiti i vicini di un uomo di Tacoma, che ha bussato alla loro porta per chiedergli se poteva buttare un cadavere nella loro cassa della spazzatura. Uno scherzo, avevano pensato i vicini, per poi trovare davvero un uomo morto nel posto dove buttano i rifiuti. L’omicida è stato arrestato, ed ha confessato il crimine.

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Soter Mule’, l’ingegnere del ‘caso Shibari’

Con la passione per la fotografia, era molto conosciuto tra gli ambienti sadomaso

La vicenda accaduta stanotte nella Capitale è fin troppo nota ormai, come racconta l’Adnkronos:

Un gioco erotico spinto fino a conseguenze imprevedibili, secondo i riti dell’antica pratica giapponese dello Shibari: legarsi con delle corde finche’ un principio di soffocamento non provochi un piacere simile all’orgasmo. Una scena che richiama la tradizione sessuale della letteratura e del cinema del Sol Levante si e’ invece trasformata la notte scorsa in una tragedia. Una ragazza di appena 23 anni e’ morta per asfissia e una sua coetanea e’ finita in gravi condizioni, mentre erano appese con una corda a una tubatura del vano caldaie di un garage in via di Settebagni, a Roma. A partecipare al ‘gioco’ un ingegnere di 42 anni, Soter Mule‘, che poi, quando qualcosa e’ andato storto non ha avuto la prontezza di intervenire. ‘E’ accaduto tutto all’improvviso’, ha detto agli investigatori. Il 42enne e’ stato arrestato con le accuse di omicidio preterintenzionale e lesioni volontarie. L’uomo e le due ragazze avevano passato la serata insieme in un noto locale in via Casilina. Avevano bevuto, fumato, forse assunto altre sostanze. Poi hanno deciso di andare a fare qualcosa di estremo come era gia’ successo altre volte.
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Perché Silvio parla con i giudici

Ecco perché il premier usa Strasburgo per non parlare con i magistrati di Napoli

Il rischio concreto è quello di una nuova incriminazione. Per questo Silvio Berlusconi martedi’ non presenzierà all’incontro con i pubblici ministeri di Napoli e il procuratore Lepore, che volevano sentirlo nell’affare Tarantini. Liana Milella su Repubblica ci spiega il perché:

Il premier nelle vesti di chi dà i soldi al imprenditore barese Tarantini per garantirsi una versione favorevole sulla vicenda. Estate 2008, notti calde a Roma e in Sardegna. Una versione in cui risulti che solo lui, il medesimo Tarantini, pagava le donne, mentre il capo del governo non ci ha messo una lira. Pensava, questo finora ha raccontato Tarantini ed è scritto nei verbali di Bari, che le ragazze erano «amiche sue» e non escort di professione. Versione preziosa, un salvavita per il Cavaliere. Se Tarantini cambiasse versione e dicesse che Berlusconi sapeva tutto e ha pagato, si aprirebbero subito due porte: quella dell’incriminazione per favoreggiamento della prostituzione e quella delle dimissioni da palazzo Chigi.

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http://www.giornalettismo.com/archives/146695/perche-silvio-non-va-dai-giudici/

Gioco erotico: legate con le corde donna muore, altra ricoverata grave

Tragedia in un parcheggio dove due ragazze di 24 e 23 anni hanno partecipato al rito giapponese «shibari». Arrestato ingegnere 43enne: è accusato di omicidio.

ROMA - Una ragazza di 24 anni è morta e un'altra di 23 è finita in ospedale in gravi condizioni a Roma dopo essere state legate con delle corde durante un gioco erotico giapponese in un garage in affitto all'Agenzia delle Entrate e all'Enav. A chiamare i soccorsi, intorno alle 4.45 della scorsa notte, è stato un ingegnere romano di 43 anni che stava partecipando con loro alla «costrizione erotica» dello «shibari». L'uomo, sentito dapprima come testimone, è stato poi arrestato con lp'accusa di omicidio. Lo shibari è un rito che deriva da un'antica forma artistica di legatura giapponese. Il fatto è avvenuto in via di Settebagni 384, in zona Bufalotta alla periferia di Roma.
MODO DI LEGARE I PRIGIONIERI - Le due ragazze erano state legate con più corde che immobilizzavano anche le mani e i piedi, ai tubi della caldaia di un garage. «Shibari» nell'antichità era una maniera di legare i prigionieri con corde sottili di fibra naturale che formavano disegni geometrici sul corpo come una tela, oggi è utilizzata come tecnica sadomaso. La corda che avvolgeva le due ragazze, ancora vestite, aveva dei piccoli nodi. La 24enne, studentessa fuori sede di Lecce, è morta per soffocamento, mentre la 23enne, usciere del garage, è stata portata in codice rosso all'ospedale Sant'Andrea. Sulla vicenda indagano gli agenti del commissariato Fidene.

OMICIDIO VOLONTARIO - L'ingegnere romano 43enne, non sposato , è un appassionato di tecniche del genere e noto membro della comunità sadomaso. L'uomo avrebbe legato le due giovani con cui, secondo le prime ricostruzioni, si era già incontrato ed aveva condotto simili esperienze in passato. Ha anche raccontato che le due ragazze stavano volentieri al gioco, poi finito male. Nella sua macchina sono state trovate alcune corde ed un kit completo di 'sex toys', una specie di magazzino sadomaso portatile. L’uomo è stato arrestato con l’accusa di omicidio volontario con dolo eventuale. Secondo gli inquirenti, pur non avendo l’intenzione di uccidere, era consapevole che con quel gioco erotico le ragazze avrebbero potuto rischiare la vita. L’ingegnere avrebbe comunque cercato di tagliare la corda con un coltello una volta resosi conto di quanto stava avvenendo.

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http://roma.corriere.it/roma/notizie/cronaca/11_settembre_10/gioco-erotico-muore-grave-1901495788653.shtml