sabato 3 settembre 2011

Aereo scompare nel Pacifico a bordo troupe di giornalisti tv

Il velivolo era diretto all'arcipelago Juan Fernandez e in fase di avvicinamento e sparito dai radar. Le condizioni meteo erano difficili. Alcuni rottami trovati in mare. Il gruppo di giornalisti, guidati da un popolare conduttore televisivo, dovevano realizzare un servizio sulla ricostruzione post-tsunami

SANTIAGO - Un aereo dell'aviazione militare cilena è scomparso ieri con ventuno persone a bordo, mentre era diretto all'arcipelago Juan Fernandez, nel sud del Pacifico, a 670 chilometri dal continente. Lo ha annunciato l'esercito in un comunicato. "Un aereo di questa istituzione si dirigeva verso l'isola Juan Fernandez" e "mentre si avvicinava è scomparso e la comunicazione via radio si è interrotta", ha spiegato il comunicato. "L'aviazione e la marina hanno lanciato operazioni di ricerca", ha aggiunto. L'aereo, un Casa 212, ha provato due volte ad atterrare sull'isola senza riuscirci: "E' stato perso il contatto, e l'aereo è dunque ritenuto disperso", ha spiegato il ministro della Difesa, Andres Allamand, durante una conferenza stampa. "Le condizioni sono particolarmente difficili", ha aggiunto, affermando che una vasta operazione di ricerca per via aerea e via mare è stata lanciata. Il sindaco dell'isola, Leopoldo Gonzalez, ha dichiarato alla rete televisiva Tvn che i resti dell'apparecchio sono stati trovati in mare. L'aereo, partito da Santiago, trasportava tre membri dell'equipaggio e diciotto passeggeri, fra i quali una troupe della tv di Stato Tvn, guidata dal popolare giornalista Felipe Camiroaga. La troupe era diretta a Juan Fernandez per realizzare un servizio sulla ricostruzione di una località dell'arcipelago duramente colpita dallo tsunami, seguito al terremoto del 27 febbraio 2010 in Cile.

Usa e Gb: la gente pensa che l'11/9 e' stato un "lavoro interno"

Usa e Gb: la gente pensa che l'11/9 e' stato un

WASHINGTON - Un americano su sette sostiene che il suo governo era dietro gli attacchi dell’11 settembre 2001.

Lo rivela un sondaggio effettuato dal Daily Mail second cui questa e' l’opinione diffusa anche tra i cittadini britannici. Il giornale ha intervistato 1.000 persone facendo questa domanda: "L’11/9 e' stato l’opera di al-Qaeda? Oppure era frutto di un vasto complotto di cui faceva parte il governo degli Stati Uniti?". Secondo il sondaggio il 14% dei cittadini statunitensi e il 15% dei britannici ritiene che il George W. Bush ha messo in scena gli attentati mentre l’idea piu' comune tra il il 24% giovani di eta' compresa tra i 16 e 24 anni, e' quella che gli attacchi a Torri Gemelle e al Pentagono siano stati un ‘inside job’.

Gordon Duff, marine veterano del Vietnam, ha paralto dell’11/9 durante un'intervista con la Press TV. “E 'molto doloroso per gli ex militari degli Stati Uniti sapere che il loro governo era responsabile di quel disastro. I nostri politici continuano mentirci”, ha detto Duff, adesso un noto giornalista per le frequenti partecipazioni a discussioni politiche in programmi radio e Tv e per gli articoli che appaiono nelle maggiori testate di news sul web. È stato un diplomatico presso le Nazioni Unite, in veste di esperto in questioni di difesa militare. Attualmente e' l’editore capo della nota testata online Veterans Today.

L'ira di Berlusconi contro Bruxelles "Il problema è Giulio, non garantisce più"

Il Cavaliere: ho chiarito con Merkel e Barroso. Allarme del Colle. della manovra Il timore che la Bce non intervenga più nell'acquisto dei titoli di stato italiani. Palazzo Chigi torna a studiare l'ipotesi di alzare l'Iva per coprire tutti i saldi di CARMELO LOPAPA

ROMA - "La verità è che Giulio ormai non è più una garanzia in Europa, non possiamo contare su di lui come lasciapassare per i palazzi di Bruxelles". Un Silvio Berlusconi sempre più assediato nel fortino di Arcore non nasconde, a chi gli ha parlato, tutta la sua preoccupazione. Preoccupazione per i dubbi piovuti dalle autorità Ue sulla manovra salvaconti che il governo italiano sta faticosamente, confusamente portando avanti. Sorpreso, raccontano, ancor prima che irritato, il Cavaliere lo è soprattutto perché meno di 24 ore prima aveva tentato di rassicurare di persona i leader europei. A margine del conferenza di Parigi sulla Libia. "Io su questa manovra ci ho messo la faccia, ne ho parlato ancora con la Merkel, con Herman Van Rompuy, con Barroso, loro si fidano di me e ho promesso che faremo bene e in fretta" ripete il presidente del Consiglio. A Palazzo Chigi, da un lato, sono portati a minimizzare l'uscita del portavoce del commissario Ue agli Affari economici e monetari Olli Rehn. Ma quell'allarme sull'eccessivo ricorso alle misure antievasione per recuperare risorse è ponderato, nasce da consultazioni e briefing informali tra le autorità a Bruxelles. D'altronde, andava in quella direzione anche l'avvertimento a "non annacquare le misure adottate ad agosto", lanciato dal presidente uscente della Bce Jean-Claude Trichet nell'intervista di ieri al Sole24ore in cui si legge una chiara minaccia sulla possibilità che Francoforti non compri più i nostri bot. In ogni caso, Berlusconi si ritiene responsabile fino a un certo punto della situazione di incertezza generata anche oltre confine. Se c'è un "artefice" dei tentennamenti che hanno generato confusione, quello è il suo ministro dell'Economia. È stato l'inquilino di via XX Settembre a fare della sterzata sulla lotta all'evasione il marchio di questa manovra. Tanto più dopo le correzioni apportate proprio da Tremonti due giorni fa con i "suoi" emendamenti depositati in commissione al Senato. "Non ha la bacchetta magica e lo hanno capito anche in Europa" è una delle considerazioni più amare che alti dirigenti Pdl hanno sentito pronunciare dal premier in queste ore. E tanto basta a questo punto per convincere ancor più il presidente del Consiglio del fatto che non sia rinviabile oltre un intervento sull'Iva. Aumentare di uno-due punti l'imposta con un blitz della presidenza del Consiglio, come lo stesso Berlusconi ha ipotizzato da Parigi. Ma non nei prossimi mesi, come preferirebbe il responsabile dell'Economia. "Non c'è altra strada per recuperare risorse certe e in tempi rapidi per rassicurare l'Europa e i mercati", va ripetendo il capo del governo ai ministri più fidati. Tutto questo mentre non solo a Bruxelles maturano i primi dubbi sulle misure antievasione che pure - assicurano dal Tesoro - garantirebbero un gettito quantificato dalla Ragioneria. Ma già il vicecapogruppo al Senato Gaetano Quagliariello invita per esempio a riflettere meglio sulla pubblicazione dei redditi dei contribuenti on line. Misura che sembra non abbia fatto esultare di gioia lo stesso Berlusconi. Ma queste sono davvero ore di grande concitazione. Lo scontro che poi in serata si fa frontale tra Roma e Bruxelles chiude un venerdì già di suo abbastanza nero. Segnato dal nuovo tonfo di Piazza Affari, che perde quasi il 4 per cento, e dal differenziale tra i buoni del Tesoro i Bund tedeschi che torna a superare quota 330 punti, come nelle giornate d'agosto più infauste per la borsa italiana. Mentre la maggioranza è già andata sotto in un'occasione sull'esame della manovra in commissione Bilancio. Una situazione complessiva che il Quirinale tiene sotto controllo ora dopo ora, con una buona dose di preoccupazione. I moniti lanciati dalle autorità comunitarie non sono stati presi affatto sotto gamba al Colle. Non fosse altro perché il rigoroso rispetto dei saldi della manovra, l'obiettivo dell'azzeramento del deficit, le riforme per favorire la crescita sono i paletti che già il presidente Napolitano ha richiamato a più riprese nelle scorse settimane. Invitando le forze politiche a un dialogo e a un confronto sui conti da risanare che invece non è mai decollato. E rischia di non decollare mai, se è vero - come ipotizzavano ieri sera a Palazzo Madama - che un governo che vuol fare quanto più in fretta possibile si prepara a porre la fiducia al decreto non solo alla Camera, ma anche la settimana prossima in aula al Senato.
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Il nuovo lessico del premier da regressione a grottesco tramonto

La frase del Cavaliere: "Mi mettono le spie dove vogliono, mi controllano le telefonate, ma non me ne fotte niente. Io tra qualche mese me ne vado via da questo Paese di merda, di cui sono nauseato" di FILIPPO CECCARELLI

"ALL'ERTA, all'erta, siamo nella merta" cantava Mino Maccari in un'epistola in versi al suo amico Flaiano. Erano gli anni cinquanta, a loro modo spensierati, ma quando più tardi il ministro delle Finanze Visentini si ritrovò a ripetere questa buffa filastrocca, già le condizioni finanziarie dell'Italia si erano aggravate e la constatazione di Maccari aveva acquistato realismo. "Chi la fa, la copra" esortava del resto Amintore Fanfani negli anni sessanta. Ma anche qui, a parte l'antica arguzia di storpiare o addirittura di silenziare quella parola così evocativa, si avverte una vertigine non solo linguistica, ma anche di senso rispetto al berlusconismo fecale. Che ormai del tutto sganciato dalla sua stessa affettatissima tele-cortesia ("mi consenta") si risolve in scontato vittimismo e banale volgarità. Per cui, astutamente rifornito di scheda telefonica panamense intestata a un cittadino peruviano, il presidente del Consiglio ha confidato al suo personale consigliere per la Sicurezza Lavitola, ai pm di Napoli che l'ascoltavano in presa diretta e a milioni di cittadini e spettatori che l'Italia è un paese di ... Esatto, di quella cosa lì. L'innominabile argomento suscita una cupa allegria, al solito rinforzata dalle giustificazioni berlusconiane del giorno dopo: "Sono cose dette a tarda sera" (in analoga circostanza di autocommiserazione intercettatoria il Cavaliere fece prezioso riferimento a una presunta "sfera onirica"). Sennonché l'irruzione nel discorso pubblico della materia organica più ripugnante, dello scarto per eccellenza, del prodotto meno trattabile del metabolismo costringe i più diligenti e spregiudicati fra gli osservatori dell'immaginario politico a immolarsi alla ricerca delle ragioni per le quali, insomma, da qualche tempo quella cosa lì stia saturando, per non dire che ha già abbastanza imbrattato, ammorbato e intasato la vita pubblica italiana non solo sul piano astratto delle parole e dei simboli, ma anche nella sua pratica e disgustosa concretezza. E si potrà a tale proposito richiamare Freud, la regressione di un intero paese a livello anale; come pure si potrebbe continuare almanaccando attorno al realismo grottesco e carnevalesco o all'abbassamento della festa stultorum teorizzato dal grande critico russo Michail Bachtin. Ogni opinione è libera, come s'intuisce d'altra parte soffermandosi su alcuni passaggi del discorso di Bossi a Pontida: "Berlusconi si era cacato addosso"; come pure a quell'altra recentissima perla barese di Gianpi Tarantini secondo cui lo stesso presidente, al pensiero che certi altarini venissero fuori, "stava cacato nelle mutande".
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SALUTE: LAZIO SU TBC, OGGI 13 NUOVI NEONATI POSITIVI. 109 IN TOTALE

(ASCA) - Roma, 2 set - Oggi sono emersi 13 nuovi casi positivi alla Tbc, su 138 test effettuati, relativi ai controlli che si stanno ultimando, in questi giorni, in relazione agli ultimi appuntamenti programmati. Si tratta di 2 femmine ed 11 maschi, le famiglie dei quali sono state gia' avvisate. I bambini risultati positivi ai test sono nati 5 nel mese di gennaio, 2 a febbraio, 4 a maggio, 1 a giugno ed 1 a luglio. Complessivamente sono 109 i casi di positivita' su 1266 risultati pervenuti, con una media dell'8,6%. Lo riferisce, nel bollettino quotidiano, la Regione Lazio sottolineando che oggi ''e'' tornata a riunirsi, come previsto, l'Unita' di coordinamento della Regione Lazio, presieduta dalla presidente Renata Polverini, chiamata a gestire l'attivita' di controllo sui nati al Policlinico Gemelli inseriti nel programma di sorveglianza sulla tubercolosi e che ha fatto il punto della situazione sulle operazioni di verifica e prevenzione''. L'Unita' di coordinamento, attraverso i suoi esperti, ricorda che ''la positivita' al test non significa malattia ma esprime l'avvenuto contatto con il bacillo. Pertanto, anche sui nuovi 13 neonati positivi sono stati gia' programmati ulteriori controlli e sara' proposta la profilassi prevista dal protocollo predisposto dall'Unita' di coordinamento regionale. La profilassi, definita anche dalle linee guida internazionali, evita il rischio di sviluppare la malattia a seguito dell'avvenuto contatto con il micobatterio. L'Unita' di coordinamento precisa, inoltre, che dei neonati risultati positivi fino ad oggi e sottoposti agli ulteriori controlli previsti nessuno e' risultato ammalato''. L'Unita' di coordinamento sottolinea inoltre, che ''gli ambulatori delle tre strutture sanitarie coinvolte (San Camillo, Bambino Gesu' e Policlinico Gemelli) rimarranno aperti fino a domani, con i test che proseguiranno fino al totale monitoraggio dei soggetti inclusi nel programma di sorveglianza e controllo. Dal 5 settembre invece rimarra' operativo solo l'ambulatorio dedicato del Policlinico Gemelli per tutte le famiglie che per motivi personali hanno voluto posticipare l'appuntamento per la visita. Viene confermato che i bambini che hanno iniziato il trattamento di profilassi in una delle altre strutture, Ospedale Bambino Gesu' o San Camillo, continueranno ad essere seguiti nelle stesse strutture dal un punto di vista medico''.

La segretaria tradisce B.

Marinella Brambilla ha raccontato di aver dato soldi a Lavitola e Tarantini

Le foto erano in realtà soldi. Nelle tre ore in cui è stata ascoltata in Procura come persona informata dei fatti dai sostituti Vincenzo Piscitelli, Francesco Curcio e Henry John Woodcock, Marinella Brambilla, segretaria storica di Silvio Berlusconi, ha ammesso che le foto di cui si parlava, da stampare e ritirare, erano in realtà soldi. Ne parla Fulvio Bufi sul Corriere della Sera:

Un linguaggio in codice, ritengono i magistrati, che tenta di nascondere il vero argomento di quelle telefonate: i soldi estorti a Berlusconi. Quei cinquecentomila euro che il premier avrebbe pagato, oltre a ripetuti versamenti di ventimila euro almese, per evitare che Tarantini cambiasse strategia difensiva nel processo per sfruttamento della prostituzione in cui è imputato a Bari, provocando così la diffusione di nuove rivelazioni circa i rapporti del premier con le escort che l’ex imprenditore barese gli procurava per le feste a Palazzo Grazioli e a Villa Certosa.
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Capire Fido e comunicare con lui. Lezioni di 'lingua' all'asilo per cani di Roma

Foto del Centro Cinofilo DogMind
Roma, 2 sett. - (Ign) - Se scodinzolano di felicità o ringhiano rabbiosi, non c'è problema. Ma spesso i proprietari dei cani si trovano di fronte ad altri piccoli segnali difficili da interpretare. Per avere qualche 'dritta' basterà partecipare domenica 11 settembre al seminario 'Il linguaggio del cane ': l'appuntamento è dalle 15 alle 18 all'Asilo per Cani Associazione Culturale 'Cico & Co' di via Fosso della Castelluccia 146/44 a Roma. Vera alternativa al dog sitter, l' 'asilo diurno' per i nostri amici a quattro zampe è aperto dalle 8 alle 20. Qui gli animali possono giocare liberi con gli educatori e senza gabbia in un giardino di circa un ettaro. "Ci sono dei comportamenti - spiega l'esperto cinofilo, Gabriella Decandia a Ign, testata online dell'Adnkronos - che spesso vengono fraintesi. Quando, per esempio, sgridiamo il nostro cane e lui gira la testa o sbadiglia, non è un segnale di disattenzione come pensiamo, ma l'animale vuole far capire che 'sì, ha capito' e intende calmarci".

Sui cani piccoli poi è tutto un capitolo a parte. "Si vedono spesso chihuahua e pincherini abbaiare forsennatamente - aggiunge l'educatrice -, ma l'errore è spesso del proprietario che li tratta come se fossero dei bambini, Li prendono in braccia, non gli permettono di esprimersi in modo naturale. Il cane vede che il suo linguaggio non funziona più e smette di comunicare come i suoi simili. Da qui nascono piccoli e grandi problemi".

Manovra, si salvano le feste laiche

Roma - (Adnkronos/Ign) - Salve le feste laiche della Repubblica 2 giugno, 1 maggio e 25 aprile, mentre non si salvano le feste patronali. E' stato approvato all'unanimità dalla commissione Bilancio del Senato un emendamento del Pd alla manovra che conferma, inoltre, il salvataggio delle feste concordatarie.

Salve anche le accademie della Crusca e dei Lincei. Con un emendamento bipartisan, approvato all'unanimità, viene infatti cancellata la soppressione (prevista dal decreto legge) degli enti di ricerca e culturali sotto i 70 dipendenti.

E' passata in commissione Bilancio anche una misura 'salva tredicesime' dei dipendenti pubblici, presentata da Pasquale Viespoli, capogruppo di Coesione nazionale al Senato. Il mancato raggiungimento degli obiettivi di risparmio nelle pubbliche amministrazioni non dovrà comportare il differimento del pagamento delle tredicesime dei dipendenti ma "la riduzione della retribuzione di risultato dei dirigenti responsabili nella misura del 30 per cento'' è quanto prevede l'emendamento presentato da Viespoli. La misura, spiega Salvo Fleres di Coesione nazionale-Io Sud-Forza del Sud, "ha avuto il parere favorevole del governo ed è passata con il consenso delle opposizioni". Alla fine l'emendamento ha avuto l'unanimità.

I lavori in commissione Bilancio, che ha approvato circa 10 emendamenti, sono stati sospesi. Nel corso delle votazioni c'è stato anche uno scivolone del governo, che è andato sotto su un emendamento di Forza sud, appoggiato dalle opposizioni. I senatori si incontreranno alle 9.30 per esaminare gli emendamenti dall'articolo due in poi, mentre in serata sono state approvate tutte le proposte di modifica all'articolo uno e aggiuntivi.

Intanto però ci sono le prime reazioni. L'emendamento del Pd che 'salva' le feste laiche della Repubblica ma non le feste patronali ''comporta il rischio di veder affievolire progressivamente la devozione verso i santi patroni'' sottolinea all'Adnkronos don Antonio Mazzi. ''E' un aspetto da non sottovalutare, anche se al di là del problema specifico delle date, bisognerebbe interrogarsi sulla fede in generale: fino a che punto è genuina, autentica? La 'candela del Santo', insomma, non vale più del profondo significato religioso della ricorrenza''.

Una misura "deleteria" per la nostra cultura e per le nostre tradizioni, ma anche "poco intelligente" perché "non porta alcun risparmio" è la bocciatura del deputato del Pdl e sindaco di Viterbo, Giulio Marini. Una notizia che arriva proprio alla vigilia della tradizionale Festa di Santa Rosa, che da oltre 750 anni attrae visitatori nella cittadina laziale per assistere al trasporto della Macchina della Santa, una "torre" illuminata alta 28 metri e pesante 50 quintali portata a spalla per le vie della città da 100 uomini.

Una misura che "non porta niente, non è molto intelligente - commenta Marini all'Adnkronos - E' deleterio per la nostra cultura. Abbiamo abdicato la nostra produzione alla Cina e Paesi orientali, abbiamo dismesso il nostro know how e adesso ce la prendiamo con i Santi patroni. E' una follia. Ritengo sia più opportuno lavorare di più durante la settimana ma non abbandonare la tradizione delle feste patronali".

venerdì 2 settembre 2011

Indigniamoci ma non fermiamoci

indignatissimidi Giorgio Airaudo.

Indignarsi non basta ma cominciamo a farlo!

La manovra non è solo sbagliata perché non prevede la possibilità di investimenti per il rilancio dell’ economia, non è solo ingiusta perché colpisce i soliti cittadini che pagano tutte le tasse (tra questi tutti i lavoratori dipendenti e i pensionati) e mantengono il sistema pubblico di questo paese e la sua coesione sociale, ma è anche inutile e vendicativa.

Inutile perché non affronta strutturalmente il problema del debito proponendo, ad esempio, agli italiani un nuovo patto fiscale in cui tutti progressivamente paghino le tasse a partire da chi ha di più, azzerando evasione ed elusione fiscale. Vendicativa perché continua ad accanirsi sulle nuove generazioni espropriandole definitivamente della possibilità di avere prima o poi un contratto nazionale di lavoro che dia un minimo di certezza e di sicurezza nel lavoro e nella vita, perché svuota l’articolo 18 dello statuto dei lavoratori aprendo la strada ai licenziamenti a maggioranza, per accordo sindacale, facendo pagare a tutti i lavoratori Italiani le promesse d’investimento della ex azienda nazionale Fiat.

Il 5 settembre, quando dovrebbe essere quasi concluso l’iter della manovra al Senato e dovrebbe iniziare la discussione alla Camera dei deputati, la Fiom-Cgil, come annunciato, promuove l’occupazione simbolica di alcune piazze per far sentire la voce dell’indignazione dei cittadini, delle lavoratrici e dei lavoratori privati e pubblici, dei pensionati e dei giovani, precarie e precari per questo furto di futuro. Ci troveremo a partire dalle ore 18 in piazza Carignano a Torino (sede del primo Parlamento italiano), davanti alla borsa di Milano, a Bologna e in altre città italiane, mentre il 6 toccherà a Roma in piazza Navona

E’ ora di farci ascoltare unendo le differenze di tutti quei movimenti che resistono nella crisi, che cercano soluzioni alternative per uscire dalla crisi con giustizia ed equità . Dobbiamo farci ascoltare! Dobbiamo immaginare di durare e di ritornare anche in modo permanente e continuativo nelle nostre piazze, con appuntamenti settimanali o giornalieri, facendole vivere anche tutta la notte.

Il Parlamento deve sentire la presenza e le richieste delle italiane e degli italiani mentre discute, non possono decidere da soli! Serve un’alternativa che non usi l’ emergenza per colpire i più deboli e limitare diritti e libertà come vuol fare la manovra economica e in particolare l’articolo 8.

Queste iniziative possono incontrare i sindaci e le loro comunità lasciate sole e disarmate nella crisi, far incontrare la generazione di chi ha costruito la democrazia del nostro paese anche con il 25 aprile, il 1 maggio e il 2 giugno che non valgono meno delle riconosciute feste religiose, con i giovani di San Precario e ancora accompagnare e dare continuità allo sciopero generale della Cgil del 6 settembre che non è un “rituale” isolato ma il possibile punto di partenza di un cambiamento, di un’alternativa di governo necessaria.

Il protagonismo, la partecipazione del popolo dei referendum sui beni comuni, che si è protratta in mille dibattiti estivi molto partecipati, deve e può farsi pratica sociale e soggettività politica, supplire alla fragilità dell’opposizione, ridare linfa all’esausta nostra democrazia. Facciamolo, indigniamoci adesso! E non fermiamoci, non basta!

INTERCETTAZIONI: DONADI, STRUMENTO INDISPENSABILE CONTRO MAFIE E CASTA

(ASCA) - Roma, 2 set - ''Le intercettazioni sono uno strumento d'indagine indispensabile per scoprire reati e individuare i criminali. Sono indispensabili per combattere la criminalita' organizzata e il malaffare. La privacy va certamente tutelata, ma in Italia troppo spesso la si invoca non per difendere un principio e un diritto, ma per eliminare le intercettazioni e proteggere la Casta e i criminali. Con questa maggioranza e' impossibile discutere seriamente di questo delicato argomento''. Lo afferma in una nota il capogruppo Idv alla Camera, Massimo Donadi.

Drill, Obama, drill

Impennata di nuove perforazioni di petrolio sotto l’amministrazione di Barack. Cresce il malcontento nel mondo ambientalista

Trivella, Obama, trivella, si potrebbe scherzosamente affermare. Si perché nel 2010 negli Stati Uniti le perforazioni petrolifere sono schizzate in alto con una straordinaria crescita del 60%, il numero più alto dal 1987, da quando Baker Hughes Inc., una delle maggiori società del mondo operante nel settore dei servizi petroliferi, ha cominciato a tenerne traccia.

E’ BOOM - I dati sono stati riportati dal Wall Street Journal che ha piazzato in bella mostra sul suo blog un grafico che non lascia adito a dubbi circa il trend in corso. Solo nella settimana finale di agosto sono entrati in azione 1.069 impianti di perforazione. Il boom è stato determinato da una molteplicità di fattori concomitanti. L’innovazione tecnologica ha consentito lo sfruttamento di nuove riserve in stati come Nord Dakota, Texas e Ohio. Anche la tendenza all’aumento dei prezzi del petrolio ha contribuito a spostare gli investimenti delle compagnie verso l’oro nero a discapito del gas i cui prezzi invece sono in discesa.
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Inchiesta Tarantini, pm di Lecce aprono indagine sull’operato della procura di Bari

Gianpi Tarantini

Manovre per insabbiare le indagini di Bari suPatrizia D’Addario e il giro di escort a Palazzo Grazioli? Per tentare di rispondere a questa domanda la procura di Lecce ha aperto una indagine preliminare sull’operato della procura di Bari nell’inchiesta che riguarda Gianpaolo Tarantini, arrestato ieri e da tempo indagato nel capoluogo pugliese con l’accusa di sfruttamento della prostituzione, per aver procurato prestazioni sessuali di giovani escort al presidente del Consiglio. La procura salentina, infatti, è competente ad indagare su fatti che riguardino magistrati in servizio nel distretto della Corte d’appello di Bari. L’inchiesta è affidata al pm Antonio De Donno, il quale oggi sarebbe a Roma proprio per lo svolgimento di attività legate all’indagine. Nei giorni scorsi la Procura di Lecce avrebbe ricevuto documenti ed intercettazioni telefoniche dai pm di NapoliVincenzo Piscitelli, Francesco Curcio e Henry John Woodcock che indagano sull’estorsione al premier, reato per il quale hanno chiesto ed ottenuto un’ordinanza di custodia cautelare in carcere contro Tarantini, la moglie Angela Devenuto e Valter Lavitola. Non è noto se siano già state fatte iscrizioni nel registro degli indagati, né quali intercettazioni siano ora all’esame dei pm salentini. Di certo, nelle carte che accompagnano l’ordinanza di custodia cautelare di Tarantini e Lavitola, ci sono diversi passaggi di conversazioni in cui i due sostengono di avere una sorta di santo in paradiso tra gli inquirenti. In particolare Tarantini racconta di quando il suo avvocato Nicola Quaranta avrebbe incontrato “il capo”, che si sarebbe dimostrato preoccupatissimo (“è cacato nelle mutande”) per il contenuto dell’ultima informativa della Guardia di Finanza consegnata alla procura di Bari. Nel documento, ancora oggi coperto da segreto, secondo Tarantini sarebbero state trascritte tutte le sue intercettazioni, comprese quelle con il premier. E questo riaccendeva pericolosamente il rischio che il caso D’Addario riesplodesse diventando di nuovo pericolosissimo per Berlusconi e per lo stesso Tarantini. Ecco cosa si dicevano Lavitola (V) e Tarantini (G) al telefono.
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Cosa c'e di Interessante sulla casta italiana nell'archivio di Wikileaks

Wikileaks Oggi ha Deciso di pubblicare Tutto il Suo archivio su Internet, chiedendo Agli utenti di Ricercare notizie interessanti NELLA talpa dei Documenti Che SI possono ora consultare attraverso il sito: http://cables.mrkva.eu/
Il sito attualmente e raggiungibile, ma non e Dato Sapere Ancora Quanto al.
Motivo per This sarebbe opportuno spulciare i Documenti per cercare Qualcosa di Interessante sulla "casta italiana" Che prima l'archivio diventi irrangiungibile.
DOPO la polemica tradi Assagne e il The Guardian, Wikileaks ha Deciso di pubblicare Tutto l'archivio Senza Filtri, vieni e finora avvenuto attraverso la Selezione di Una Ventina di organizzazioni di stampa internazionali (in Italia SI era affidato a La Repubblica) un CUI periodicamente venivano inviati Una altera parte dei Documenti riservati Servizio.
Ora l'archivio Intero e di Dominio pubbilco, Senza Filtri, purtroppo non ho Molto tempo, per CUI Chiedo uno Tutti di spulciare e pubblicare quello del Che SI riesce di trovare uno Interessante.
Per Il Momento vi giro ONU Documento Che mi sembra abbastanza sintomatico della DeGenerazione Politica italiana. Gli STATI UNITI erano entusiasti della Legge votata NEL 2008 in parlamento sul Ritorno del Nucleare in Italia, also Perchè i signori italiani dell'atomo avevano gia sottobanco Deciso di adottare la Tecnologia americana dei AP1000, Una tipologia di megareattore di III Generazione prodotta Dalla Toshiba- Westinghouse Electric Company. Gli Affari delle multinazionali Nucleari dovevano pero Sposarsi con l'italianissima cura del Proprio orticello elettorale, tant'è Che i Documenti evidenziano Gli Interessi "liguri" dell'allora Ministro allo Sviluppo, Claudio Scajola .
In Pratica governi, Ministri e Servizi Segreti lavoravano in Quei Giorni affinchè andasse in porto il matrimonio tradizio l'Ansaldo Nucleare e la Toshiba Westinghouse
Il referedum popolare Subito DOPO il disastro di Fukushima, ha fermato i Loro Affari ma non e Detto Che prima o poi non tornino all'attacco.
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Ecco le telefonate tra Berlusconi e il (latitante) Lavitola – Testo integrale

La Repubblica ha pubblicato il testo integrale delle telefonate tra Silvio Berlusconi e il direttore dell’Avanti, attualmente latitante Valter Lavitola, un documento di straordinario valore, da diffondere:

Berlusconi: «Eccomi.. ciao.. dimmi». V.: «Allora.. buona sera… senta.. io.. come le ho scritto. Ce l’ha la nota che le ho fatto?». B.: «Sì sì, l’ho letta almeno». V.: «Allora.. guardi.. dottore.. a comprova di questo.. ci sta il fatto di ieri… sui giornali… che Bisignani». B.: «Ma non capisco… perchè io… mi debba occupare di queste cose… scusa… io non c’entro niente… sono lontano da tutto.. ma perchè devo stare a parlarne?». V.: «Dottore… ma come.. perché… devo starne a parlarne?… « B.: «E scusami… non ho niente a che vedere con questa storia… Bisignani l’ho conosco da lontano.. l’avrò visto una volta in vita mia… Perché m’hai telefonato?». V.: «Ma non c’entra nulla il telefonato.. questo stronzo qua.. sapeva sempre in anticipo.. le questioni che potevano riguardare lei… e anche per quelle robe che potevano riguardare me… dalla questione di Fini… in avanti.. fino agli ultimi giorni.. quando lui le disse.. quando Letta le disse che io ero il centro di questa cosa… E invece era Bisignani… io le dico una cosa… questo qui.. secondo me… ci stanno due ipotesi. La prima.. lei la esclude.. giustamente che Letta potesse in qualche modo essere d’accordo con questo, e la cosa è da escludere. Ma l’altra cosa che non è assolutamente da escludere, è che questo delinquente qui strumentalizzasse Letta. Allora siccome questo adesso finirà nei guai fino al collo perché come ci sono le anticipazioni di oggi già sui giornali… Questo lo rimettono in carcere, questo qui che è un mascalzone, andrà a raccontare.. tutte le vicende di Letta… che è riuscito a sapere». B.: «Ma non sa niente delle vicende di Letta… (incomprensibile). Perché Letta è la persona più pulita e più onesta del mondo, quindi.. io non ho.. nessun timore di nulla… che riguardi Letta». V.: «Dottore… Bisignani è senza dubbio uomo di Letta. Tramava contro Berlusconi.. e teneva rapporti operativi con nemici vero.. forse veri… Bocchino, D’Alema, Montezemolo». B.: «Teneva rapporti con tutti.. non.. con ogni mio nemico.. Non ha mai fatto niente.. contro di me». V.: «No.. dottore.. non è così.. È credibile, secondo lei, che Letta non sapesse.. quanto meno… delle costanti prese di distanza e affermazioni lesive… della sua personalità?.. è credibile?». B.: «Ma lei, sono tutte cose… così… dici… cazzo… non fa niente… non si sbriga… che cosa sono?… niente… son descritti… sì.. circa il mio modo di comportarmi.. e allora? ».

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http://letteraviola.it/2011/09/ecco-le-telefonate-tra-berlusconi-e-il-latitante-lavitola-testo-integrale/

11 Settembre: nuovo video, Gordon Duff, fu missile a colpire Pentagono (guarda video)

11 Settembre: nuovo video, Gordon Duff, fu missile a colpire Pentagono (guarda video)

WASHINGTON – Alla vigilia del decimo anniversario dell’11 Settembre un nuovo video è stato pubblicato sulla rete che mostra immagini inedite riprese dalla tv americana che dimostrano che molto probabilmente, fu un missile cruise e non un aereo a colpire il Pentagono. Gordon Duff, editorialista di Veterans Today ha spiegato alla rete satellitare Press TV che il nuovo video che si aggiunge agli 85 precedenti, dimostra, insieme ai dati, che ciò che ha colpito il Pentagono non poteva essere un aereo di linea. Duff ha ricordato: “I reporters della CNN accorsi sul luogo hanno detto di non aver visto nessuna carcassa di aereo; secondo i migliori piloti dell’aviazione e della marina, un aereo di linea non può volare in quel modo. “Abbiamo ingegneri alla Boeing, ha detto, che dicono che un aereo di linea non è in grado di volare così veloce e così a bassa quota ed effettuare manovre così velocemente”. Il giornalista investigativo ha spiegato: “Il nuovo video mostra che l’oggetto che colpisce contro il Pentagono è di 17 o 20 piedi, vola a velocità supersonica, non ha ali ed ha una coda piccola. Duff ha spiegato che è chiaro che quindi non si tratta di un aereo.

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Movimento 5 Stelle a rischio implosione?

Il malcontento popolare ha premiato i nuovi movimenti come l'Italia dei Valori e il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo. Così come è nato e si è sviluppato, il Movimento 5 stelle, per la maggior parte sui Meetup ma anche su Facebook e ultimamente su Twitter, ha solo poche regole e tutte elencate nel "non Statuto".

Pur essendo nato nell'era di Internet e usandone tutte le potenzialità come i "social network" soffre dinuovi e antichi mali collegati alla politica e sono sorte delle rivalità all'interno del movimento stesso.

Attivisti che volevano diffondere la bontà dell'idea, sono stati "pregati" dai legali di Grillo di non utilizzare simboli riconducibili al Movimento 5 Stelle: alcunisimpatizzanti del Lazio hanno dovuto cambiare nome e logo su Facebook per non andare incontro a problemi legali.

"Parlatene, anche male, purchè se ne parli", magari usare questo tipo di logica sarebbe stato più utile ai fini del movimento stesso, i cui componenti spesso si scagliano contro tutto ciò che incontrano pensando che sia il "Male" sotto mentite spoglie.

Che accadrebbe se il PD diffidasse tutti quelli che vanno in giro con la maglia del "Che", o la Ferrari, la Nike o altri marchi conosciuti a livello mondiale, diffidassero tutti quelli che portano in giro i rispettivi emblemi?

La sola iscrizione ai Meetup appare limitativa per chi vuol fare attivismo. All'interno del movimento poi i giovani che partecipano tendono a diffondere l'idea che gli "anziani" (gente che ha più di 45 anni) non siano validi o da scartare, sprecando esperienze che per forza di cose, si formano con gli anni.

Inoltre, appare come movimento verticistico e non orizzontale con Grillo all'apice di questa piramide perchè è Grillo il proprietario del Movimento, ne ha i diritti di copyright proprio come una canzone o un film, e può non essere in grado di dirimere conflittualità interne, rischiando di fare la fine degli altri movimenti che sono "secolarizzati", staccati dalle reali esigenze del cittadino, e attenti ai "diktat" interni.

Può accadere che un movimento, riconducibile a una sola persona e senza personalità di spicco sul territorio, che potrebbe essere destinato al successo per la diffusione di nuove e valide idee, possaimplodere su se stesso.

L’Iran nel mirino di Sarkozy: terza guerra mondiale?

Mentre il conflitto in Libia è ancora in pieno svolgimento, Nicolas Sarkozy già pensa al prossimo obbiettivo, l'Iran. Possibile che si tratti solo di uno stratagemma, per distrarre l'opinone pubblica francese e porre così in secondo piano le accuse di corruzione che lo riguardano. Tuttavia la determinazione mostrata dal presidente francese nella guerra libica, farebbe presupporre che alle parole potrebbero seguire i fatti. Ma con tre fronti di guerra ancora attivi (Libia, Afghanistan e Iraq), un intervento contro Teheran apre scenari da terza guerra mondiale.

Nicolas Sarkozy, sotto accusa per aver percepito mazzette nell'affaire Bettencourt, si dichiara pronto ad effettuare azioni di guerra preventiva contro l'Iran. Contemporaneamente lancia pesanti accuse contro il governo siriano. Il presidente francese parla di "minaccia crescente" riferendosi all'Iran, e si sofferma sull'eventualità di colpire i siti nucleari. Secondo l'inquilino dell'Eliseo il governo di Teheran si rifiuterebbe di collaborare, lanciando insopportabili provocazioni. Sarkozy ha inoltre sottolineato la necessità che l'Unione europea si presenti con una voce unica davanti alla Comunità internazionale, mostrando compattezza e determinazione sulla questione iraniana. Resta da capire se si tratta di minacce serie oppure è una tecnica efficace per offuscare gli scandali interni, che stanno travolgendo il presidente francese. La memoria recente del conflitto in Libia, lascerebbe intendere che alle minacce la Francia potrebbe presto far seguire le manovre belliche. Personalmente ritengo inopportuno aprire un altro fronte di guerra, dal momento che sono ancora attivi i conflitti in Iraq, Afghanistan e Libia. Diventa quindi imprescindibile l’esigenza di valutare tutte le possibilità di trattativa, prima di iniziare un nuovo conflitto dall'esito quanto mai incerto. L'apparato militare iraniano è di gran lunga superiore a quello libico, inoltre Ahmadinejad è un presidente eletto democraticamente, non un dittatore come Gheddafi giunto al potere attraverso un colpo di stato. Non sarà facile per Sarkozy convincere l'Europa e la Comunità internazionale ad imbarcarsi in nuova guerra, preventiva o meno, ma di certo dolorosa. Probabilmente stati come Russia e Cina non saranno ben disposti ad accettare un'eventuale intervento della Nato, per ovvi interessi geopolitici. Esistono altissimi rischi che un simile conflitto possa degenerare ed estendersi, trasformandosi nel tanto temuto scontro di civiltà.