venerdì 1 agosto 2008

La politica, le spie e i mandanti di GIUSEPPE D'AVANZO

MASSIMO D'Alema affronta l'affaire Telecom e preferisce guardare alla luna e non al dito. In questi giorni, molti, troppi hanno ritenuto di dover affrontare il "caso" dalla coda. Confondendo l'effetto con la causa, si sono occupati soltanto di quel dossier illegale - ora nelle mani della procura di Milano - che coinvolge Piero Fassino, come beneficiario di un fondo estero per conto dei Ds. Nessuno ha avuto voglia curiosamente di porsi le domande più utili e necessarie: chi e perché ha commissionato quel dossier (a maggior ragione, se falso)? Un largo fronte istituzionale e politico (per la prima volta, in questa legislatura, bi-partisan) ha voluto esprimere una calda solidarietà a Fassino e l'ha chiusa lì. Come se l'affare fosse stretto (e si esaurisse) alla vittima dello spionaggio e della manipolazione e non riguardasse soprattutto lo spionaggio, gli spioni, i loro padroni, le ragioni nascoste della manipolazione. È il cuore del problema che finalmente, con lucidità, D'Alema indica. Dice: "Questa montatura è stata costruita da qualcuno. Vorremmo capire chi è. Sicuramente hanno operato spie, provocatori. Hanno cercato di danneggiare la nostra immagine, infangarci, colpirci. Anche perché la vicenda Telecom ha toccato interessi forti nel Paese. C'era una volontà di vendetta, senza che mai si concretizzasse nulla. Perché non c'è nulla da trovare. Adesso però vogliamo che sia chiarito molto bene chi ha messo su questi dossier, chi ha fatto queste indagini". Il nodo da sciogliere è dunque questo: chi ha ordinato alla rete spionistica della Telecom il diffuso e meticoloso lavoro di dossieraggio?
Continua ...

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