domenica 6 novembre 2011

La guerra distrugge anche l'ambiente. Dai pozzi di petrolio in fiamme in Kuwait alla siccità che colpisce i profughi in Somalia

MILANO - In guerra la prima a morire è la verità. E la seconda vittima è l'ambiente, si potrebbe chiosare la precedente sentenza di Eschilo. Tutti hanno ancora negli occhi le terribili immagini dei pozzi di petrolio in fiamme nel deserto del Kuwait, incendiati dai soldati iracheni di Saddam Hussein in ritirata nella prima guerra del Golfo nell'inverno del 1991. Oppure i gorilla di montagna uccisi e crocifissi dai bracconieri e dalla soldataglia dei signori della guerra in Ruanda e nel Congo occidentale.

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ONU - Per questo motivo le Nazioni Unite hanno istituito nel 2001 la Giornata internazionale contro lo sfruttamento dell'ambiente nelle guerre e nei conflitti armati, che ogni anno si commemora il 6 novembre. «Nel commemorara la giornata internazionale, riconosciamo le conseguenza ad ampio raggio e a lungo termine all'ambiente, sia in tempi di pace che di guerra», ha detto il segretario generale dell'Onu, Ban Ki-moon, nel suo messaggio. «Ribadiamo il nostro impegno per la gestione sostenibile delle risorse naturali come elemento critico per una pace e una sicurezza durature».

DANNI - Danni all'ambiente che proseguono anche oggi con i conflitti armati, specialmente in Africa. Che sommati ai problemi climatici in una delle zone più a rischio del mondo, acuiscono le difficoltà di milioni di profughi in zone come il Darfur, la Somalia e il Sahara occidentale con il popolo saharui.

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