mercoledì 9 novembre 2011

Dimissioni? L'ennesima buffonata di Berlusconi

Dimissioni? L'ennesima buffonata di Berlusconi
Evviva, Berlusconi si dimette. Anzi no, resta almeno per un mese... Questa la doccia scozzese che si è avuta ieri dalle agenzie che seguivano la situazione politica italiana. Ma ne siamo sicuri? Certo, che se Berlusconi avesse voluto dimettersi, a che scopo aspettare l'approvazione della legge di stabilità (quella che una volta era la Legge Finanziaria)? Anche con un governo dimissionario, il Parlamento può funzionare, almeno nella prima fase, quando il Presidente della Repubblica fa le consultazioni e non ci sono i comizi elettorali. In realtà, appare evidente che il premier non ha nessuna intenzione di lasciare il posto. Ma il progetto è fin troppo manifesto: prendere tempo per agire su due fronti. Il primo sarà il tentativo di comprare altri parlamentari, altri Scilipoti disposti ad entrare nel governo in cambio del voto favorevole, per raggiungere nuovamente i 316-320 voti favorevoli. Il secondo invece è più tattico, in vista delle elezioni. Cioè presentare una legge di stabilità con dentro manovre "scomode" (eliminazione dell'articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori per facilòitare i licenziamenti, per esempio) oppure leggi ad personam (come la legge sulle intercettazioni), sostenendo che ci sono imposte dall'Europa. E quindi, chi voterà contro, vota contro l'Italia e contro l'Europa. La cosa metterebbe gravemente in difficoltà, dal punto di vista mediatico, il Pd al cui interno ci sono molte anime, alcune delle quali apertamente schierate in appoggio a Berlusconi (come la coppia Veltroni-D'Alema e come lo stesso Napolitano). Una volta portati avanti i due progetti e rallentata l'approvazione della legge di stabilità (c'è tempo fino al 31 dicembre, per farlo), approvata questa legge Berlusconi presenterebbe le proprie dimissioni, salvo chiedere immediatamente il reincarico: se gli va bene, crea un altro governo raccogliticcio per andare avanti fino al 2013; se gli va male, si è procurato molti elementi per la campagna elettorale. Elementi che debitamente pubblicizzati su 7 Tv nazionali (completamente ai suoi ordini) e su gran parte dei quotidiani (da lui controllati direttamente o indirettamente), possono consentirgli il recupero rispetto al centrosinistra. E naturalmente il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano non oppone obiezioni. Come fece in occasione della sfiducia nel novembre dell'anno scorso, e come ha fatto in decine di altre occasioni, si sta muovendo per consentire a Berlusconi di guidare ancora il governo, nonostante i disastri compiuti. Intanto i mercati non hanno gradito questa buffonata del premier. Crollo della Borsa, spread alle stelle, titoli di Stato tutti al di sopra del 7%, considerato un livello di guardia da non superare. Una incertezza che ci costa miliardi di euro al giorno.

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